BENINCASA SALVATRICE PARTIGIANA STAFFETTA UCCISA IL 18 DICEMBRE 1944 – documenti archivio storico

Benincasa benincasa_archivio storico 002 benincasa_archivio storico_pag2 benincasa_archivio storico_pag1 Dichiarazione madre S.Benincasa 001 Dichiarazione madre S.BenincasaNacque a Catania il 5 gennaio 1924. All’età di 2 anni si trasferì con la famiglia a Trieste per motivi di lavoro
del padre. Nel 1939 ci fu un ulteriore spostamento a Milano dove Salvatrice cominciò a lavorare presso la
Montecatini. Di famiglia antifascista, da parte di madre erano da sempre socialisti. Nel luglio 1944 aderì alla
Resistenza ed entrò a far parte delle Brigate Matteotti. Sorpresa a Monza mentre eseguiva un incarico che le
era stato affidato, fu fermata e torturata dalla SS nei locali della G.I.L. Dopo aver rifiutato ogni forma di
collaborazione, fu portata sul ponte di Via Mentana, a poche decine di metri dall’edificio ancora esistente.
Era il 17 dicembre 1944. Il giorno successivo il suo cadavere venne rinvenuto senza documenti nel cimitero
urbano di Monza. Venne inumata come “sconosciuta” e tale restò fino all’aprile del 1945, quando la madre
Lucia Blancato, ne riconobbe il corpo. Una lapide la ricorda in Via Mentana a Monza.
Intervista a Mirella Torchio 10/12/2011
Mirella Torchio è nata a Monza nel 1933. Abitava coi genitori, due sorelle e due fratelli a Monza, proprio nel
palazzo a fianco dell’allora Casa della G.I.L.; il papà di Mirella era ferroviere e l’edificio era appunto adibito
dalle Ferrovie dello Stato ad abitazioni per i dipendenti. I genitori, entrambi antifascisti, iscrissero Mirella alle
Canossiane per evitare che dovesse indossare la divisa da Piccola Italiana. Mirella rammenta che il padre
venne processato per una frase pronunciata negli spogliatoi delle FS in ricordo di Matteotti e che la mamma,
Carla Arrigoni, era in contatto con la famiglia di Gianni Citterio, in particolare le sorelle Elena e Ida – che
Mirella ha conosciuto. Carla nascondeva i volantini antifascisti nella cartella di scuola di Mirella e li
recuperava prima che Mirella entrasse a scuola. In largo Mazzini c’erano spesso perquisizioni, ma a
nessuno veniva in mente che nella cartella di una bambina potessero esserci documenti contro il regime.
Dopo l’8 settembre nella sua casa rimasero nascosti cinque militari meridionali in fuga e, in un’altra
occasione un partigiano. La mamma di Mirella praticava le iniezioni a domicilio e pur non essendo
esattamente un’infermiera, aveva qualche nozione in fatto di medicazioni. La sera del 17 dicembre il custode
della G.I.L., che conosceva bene la mamma di Mirella, le chiese di fare qualcosa per una giovane donna che
versava in gravi condizioni per i pestaggi subiti; Mirella ricorda che la mamma disse che era una partigiana e
che era “conciata”…La mattina dopo quella giovane donna giaceva per terra sul ponte, uccisa. Era
Salvatrice Benincasa.

 

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