Lettera inviata al Provveditore degli studi di Catania e al Ministro della Pubblica istruzione sui fatti avvenuti all’assemble del liceo Principe Umberto di Savoia durante la giornata della memoria per le vittime del nazifascismo.

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                                                                                        Al Provveditore degli Studi di Catania

E p.c.               Al Signor Presidente della Repubblica

Al Signor Ministro della Pubblica Istruzione

Al Direttore Generale Ufficio  Scolastico Regionale per la Sicilia

Illustrissimo Provveditore,

l’ANPI di Catania si dichiara addolorata e costernata di quanto accaduto al complesso fieristico delle Ciminiere, il giorno 25 gennaio 2013, in occasione dell’assemblea indetta dagli Studenti del Liceo Scientifico “ Principe Umberto” di Catania, per celebrare la giornata della Memoria per le vittime del nazifascismo.

Le narro velocemente i fatti accaduti: gli studenti del Liceo “Principe Umberto”, come già avvenuto nel passato anno scolastico, hanno contatto la nostra Associazione per celebrare la Giornata della Memoria. Viene pertanto da noi programmato un incontro che avrebbe dovuto comprendere gli interventi del Prof. Rosario Mangiameli, docente di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania, del Prof. Felice Rappazzo, docente di Letteratura italiana presso la Facoltà di Lingue del medesimo Ateneo, della Presidente dell’ANPI, nella persona della sottoscritta, sig. Santina Sconza, nonché la testimonianza  della sig. Antonietta Garufi, figlia del partigiano Antonino, arrestato e deportato in vari lager nazisti.

Agli interventi dei relatori era previsto facesse seguito la proiezione del film “La zona grigia” e

poiché la durata del film è di 104 minuti, l’inizio dell’assemblea era stato fissato per le ore 9.00, mentre la conclusione dei lavori era prevista per le 13.30 circa.

Sembrava che tutto potesse procedere come programmato, quando il Consiglio d’Istituto del Liceo, riunito il 17 gennaio, decideva  che l’assemblea degli studenti non poteva essere plenaria, ma avrebbe dovuto svolgersi, per questioni economiche, (appellandosi a una circolare del 1974) in due turni, il primo dalle 8.00 alle 11.30, il secondo dalle 11.30 alle 13.30.
Ciò veniva deciso senza preventivo  contatto con i relatori, ai quali le decisioni del Consiglio d’Istituto sono state riferite da uno dei Rappresentanti degli Studenti, qualche giorno prima della data fissata per l’Assemblea.

Mi sono premurata di telefonare alla Scuola per far notare che la doppia turnazione sarebbe risultata massacrante e che, in special modo, per la figlia del partigiano sarebbe stato assai doloroso ripetere due volte nello stesso giorno la terribile storia del padre. Facevo inoltre notare che non mi sembrava   corretto saltare la proiezione del film che, inserito dopo gli interventi di professori di così alto livello culturale, avrebbe certamente  avuto una grande ricaduta didattica; ho persino consigliato alla Preside di non fare ‘muro contro muro’ con gli alunni, di usare l’autorevolezza piuttosto che il pugno di ferro: alle mie osservazioni, la Preside dava una risposta evasiva, farfugliando che  “la colpa di tutto” era di un singolo studente…

Nonostante queste premesse, decidiamo che non si può far saltare una manifestazione così importante, per la scelta, in verità opinabile, del Consiglio d’Istituto e, accettandone le decisioni, il 25 gennaio ci rechiamo alle Ciminiere.

Nel corso dell’Assemblea, mi accorgo che gli alunni sono costretti a firmare sugli elenchi delle rispettive classi per rilevare  le presenze e mi stupisco  che, in un’assemblea degli studenti, il Preside possa imporre delle regole di partecipazione: conoscendo il testo dei Decreti Delegati e ricordando le mie passate esperienze di Presidente del Consiglio d’Istituto e membro del Distretto Scolastico, non mi pare accadesse nulla di simile!!

Entrati in sala gli studenti, uno dei loro rappresentanti, alla presenza della Preside e di alcuni docenti,  legge le motivazioni contrarie all’assemblea su due turni e chiede ai relatori di pronunciarsi in proposito; essendo io la coordinatrice dell’Assemblea, mi è sembrato opportuno intervenire, chiedendo, ovviamente in maniera retorica, la dimissione dei genitori e dei docenti da un Consiglio d’Istituto che non è in linea coi decreti di legge.

Di seguito, apro la mia relazione, parlando dell’importanza della Giornata della Memoria, ricordando la tragedia dei lager, commemorando il professor Carmelo Salanitro, morto a Mathausen, perché denunciato dal preside fascista del Liceo Cutelli…

Al termine della prima assemblea, chiede d’intervenire una delle Collaboratrici della Preside che mi  accusa di aver offeso la Scuola, i Genitori e i Docenti e mi minaccia di querela. Inoltre, l’ aver regalato il libro” La Costituzione ieri, oggi, domani”, edita dall’ANPI, agli Studenti per la biblioteca della scuola, viene preso come un’offesa perché “nella biblioteca c’era già una copia della Costituzione”!

Illustre Provveditore, immagini il mio grande dolore!: non ho risposto per buona creanza e perché per me è più importante il rapporto con gli Studenti, affinché ricordino le stragi del nazifascismo. Mentre gli studenti del primo turno uscivano,  sono stata ulteriormente aggredita da questa collaboratrice e da altre due professoresse che hanno minacciato di denunciarmi,  non mancando di usare parole offensive nei miei confronti, davanti agli alunni. Lei può immaginare lo sgomento!… e dire che mi conoscevano bene, perché l’anno precedente, noi dell’ANPI avevamo, sempre con il meccanismo dell’assemblea degli studenti, ricordato la giornata della memoria.

Illustre Provveditore, è offensivo regalare un libro sulla Costituzione?

E’ offensivo donare la tessera dell’Associazione a due studenti, come amici dell’ANPI?

L’ANPI  da anni celebra la giornata dell’olocausto nelle scuole e nulla di ciò è mai accaduto!

Spero nella sua preziosa e autorevole collaborazione  perché fatti del genere non abbiano mai più ad accadere, per non sminuire il valore della giornata della Shoa e soprattutto per non ottundere la coscienza di quella gioventù che tutti amiamo e nella quale riponiamo le nostre speranze!

Coi migliori  e più  distinti saluti

Catania 31/01/2013

Santina Sconza

Presidente Provinciale ANPI Catania

In allegato il comunicato stampa degli studenti

COMUNICATO STAMPA

 

Domani, 25 gennaio 2013 dalle ore 8,15 alle ore 13,30 gli Studenti del Liceo Scientifico e Linguistico Statale “Principe Umberto di Savoia” di Catania svolgeranno un’Assemblea d’Istituto-dibattito di analisi e approfondimento storico-culturale sull’Olocausto, nell’approssimarsi della ricorrenza del Giorno della Memoria delle vittime del nazifascismo (27 gennaio). L’Assemblea tematica avrà luogo presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (viale Africa, 170 – Catania).

Nel corso dell’Assemblea interverranno i seguenti esperti esterni:

Santa Sconza, presidente della sezione provinciale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia);

Prof. Rosario Mangiameli, docente di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Catania;

Prof. Felice Rappazzo, docente di Letteratura italiana presso la Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi di Catania;

Antonietta Garufi, figlia del deportato Antonino Garufi.

L’Assemblea prenderà spunto dalla lettura di alcuni brani del libro “Diario di un deportato. Da Dachau a Buchenwald comando Ohrdruf”, di Antonino Garufi, partigiano catanese deportato in un primo momento nel famigerato lager di Dachau, in seguito, a Buchenwald.

Gli Studenti del Liceo, riconoscendo l’importanza della memoria storica e dell’antifascismo come valori fondanti della nostra democrazia, imprescindibili per evitare che simili tragedie si ripetano in futuro, hanno organizzato, in piena autonomia dall’Amministrazione scolastica, la suddetta iniziativa, in ottemperanza dell’articolo 2 della Legge 211/2000, che istituisce tale ricorrenza.

Gli Studenti desiderano altresì esprimere il proprio rammarico per la decisione  dell’Amministrazione scolastica di svolgere l’Assemblea in due turnazioni distinte, divise per gruppi di sezioni, nonostante l’espressa richiesta della componente studentesca di svolgere l’Assemblea in un’unica sessione. L’Amministrazione non ha deliberato, durante il Consiglio d’Istituto del 17 gennaio scorso, il pagamento della somma di euro 250,00 (spese di sicurezza per il sopralluogo dei vigili del fuoco, necessario visto l’elevato numero di alunni del Liceo) che ci avrebbe permesso di svolgere l’Assemblea senza dover dividere le sezioni in due turni, con una maggiore qualità della stessa e un unico dibattito. Gli Studenti ritengono che l’Assemblea sia un momento collettivo di dialogo e confronto reciproco tra tutti gli Studenti dell’Istituto; dividere la scuola, specialmente in una simile occasione di riflessione comune e di formazione civica, in cui tra l’altro sono presenti degli ospiti che garantiscono una ricaduta didattica ed educativa all’iniziativa, è un gesto che non accettiamo e che ci sentiamo di condannare. Inoltre, le tempistiche ristrette dovute all’ingresso e all’uscita degli Studenti e alla rilevazione delle presenze nei due turni, potrebbero non garantire la possibilità di svolgere il dibattito con gli Studenti, e non permetteranno di proiettare il film “La zona grigia” diretto da Tim Blake Nelson, come inizialmente richiesto dagli Studenti. Nonostante questa problematica interna, alla quale ci siamo opposti fermamente in tutte le sedi, istituzionali e non, gli Studenti si adopereranno affinché l’Assemblea riesca nella maniera più proficua e costruttiva possibile.

Le due turnazioni avranno luogo dalle ore 8,15 alle ore 10,45 (1° turno) e dalle ore 11,00 alle ore 13,30 (2° turno).

Preghiera di pubblicazione.

Catania, 24 gennaio 2013.

NOMUOS – Terranova (ANPI SICILIA): I manifestanti non sono delinquenti

Il movimento che si è sviluppato in Sicilia anche con la presenza dell’ANPI, contesta da tempo in modo pacifico, la istallazione a Niscemi del Muos. Essendo il Muos strumento di guerra e di inquinamento per un vasto territorio così come dimostrato da validi studi e malgrado il nuovo Governo Regionale  presieduto dal Presidente Crocetta a seguto di un voto dell’Assemblea Regionale, avesse deciso la sospensione dei lavori, i lavori non sono stati mai sospesi.

 Contro chi continua questa civile e pacifica lotta, le forze dell’ordine hanno provveduto a notificare un foglio di via.

 L’ANPI Sicilia protesta sia contro questo incredibile provvedimento, che paragona liberi cittadini a comuni delinquenti, che contro l’atteggiamento del Governo Nazionale che continua a ignorare  quanto deciso dal Governo Regionale e le giuste motivazioni  di chi protesta contro l’istallazione di uno strumento di morte, che anche per la sua vicinanza e  interferenza,  impedisce  l’apertura dell’aeroporto civile di Comiso, simbolo di pace per cui lottò e morì Pio La Torre.

Ottavio Terranova

Coordinatore ANPI Sicilia

Palermo 28 gennaio 2013

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ANPI
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
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L’ultimo Discorso al Parlamento DI Giacomo Matteotti

Immagine di Carmelo Salanitro dall’archivio del prof Rosario Mangiameli pubblicate sul libro “Pagine del diario di Carmelo salanitro”

 

Carmelo Salanitro a 22 anni

Carmelo Salanitro a 22 anni

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Carmelo Salanitro con la sua famiglia lui è al centro

Carmelo Salanitro con la sua famiglia lui è al centro

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Carmelo Salanitro con gli studenti del Gulli Pennisi

 

Si celebra oggi la giornata della Memoria, istituita nel 2000 in ricordo della Shoah (annientamento, sterminio) e di tutte le vittime del nazismo. Anche a Catania ci fu chi pagò il suo antifascismo con la vita. Fu il professore Carmelo Salanitro che osò diffondere le sue idee contro il regime all’interno dell’allora fascistissimo liceo Cutelli. Così lo ricorda, aiutandoci a non dimenticare, Anna Marano, docente di storia e filosofia nonchè curatrice, tra il 2003 e il 2009, del premio Salanitro, da lei stessa voluto per contrastare l’oblio che minacciava questa figura.

Era il 1940, l’Italia era entrata in guerra e dal Ministero dell’educazione nazionale giungevano alle scuole le indicazioni specifiche per l’attivazione di un’educazione patriottico-fascista che avrebbe dovuto sostenere la causa bellica, integrando quella educazione ideologico-fascista che accompagnava l’istruzione pubblica italiana, con gli adattamenti necessari al profilo della cultura classica nel caso dei Regi Licei come il Cutelli di Catania.

Le adunanze del Collegio dei professori del Cutelli cominciavano con il saluto al Duce al quale si rispondeva con un vibrante “A Noi!” e al Segretario Federale si rivolgevano applausi altrettanto “vibranti”. Il preside Rosario Verde raccomandava ai professori del Cutelli di controllare che gli alunni salutassero “romanamente” i “superiori” anche fuori di scuola.

E’ certo possibile che non tutti i docenti del Cutelli condividessero realmente l’entusiasmo per il Fascismo registrato nei documenti, ma si può pensare che in ogni caso fosse autentica l’intenzione di compiacere o almeno di non dispiacere al regime.

Prescindendo dall’eventuale conformismo dei docenti, risulta innegabile il particolare zelo del preside Verde nel vigilare sull’educazione fascistizzata  dei giovani, anche per non trovarsi in imbarazzo nel caso di una eventuale visita dei gerarchi fascisti che avesse colto impreparati gli alunni  su ciò che riguardava il Duce e le vicende del Fascismo, con conseguente valutazione negativa del suo operato prima ancora che di quello dei docenti.

Molto disponibile al dialogo con gli insegnanti, Verde non sembrava voler abusare della sua autorità, ma si mostrava intransigente nelle questioni connesse all’interesse politico del regime. Da perfetto preside fascista nel marzo 1940 si preoccupava che i programmi di Cultura Militare fossero svolti con particolare cura.

Del resto quei giovani da studenti sarebbero divenuti soldati e quindi per far loro sviluppare un adeguato spirito militare occorreva inculcare la dedizione completa al Duce e al Regime. Gli studenti dovevano saper cantare gli inni della “Rivoluzione fascista” accanto a quelli patriottici ed erano autorizzati ad assentarsi per partecipare, fieri d’indossare la divisa fascista, alle manifestazioni della G.I.L. e del P.N.F.

Il preside Verde relazionava al Ministro “sullo svolgimento dei programmi delle singole discipline che debbono avere inizio e fine a Mussolini e questo non solo per la storia in cui occupa il posto che è a tutti noto, per la filosofia in cui ha lasciato orme indelebili con una nuova concezione della vita, per l’italiano a cui ha dato origine ad un nuovo stile letterario, ma anche per la matematica, le scienze, il latino, il greco”.

Le direttive didattiche erano che nell’ambito della lezione, ove possibile, gli insegnanti parlassero agli alunni della dottrina e della storia del Fascismo, traendo sempre occasione non solo dagli argomenti delle lezioni, ma anche dagli avvenimenti nazionali e internazionali per illustrare agli alunni l’operato del Fascismo e la “prodigiosa” attività del suo Capo”, dando il massimo rilievo al processo formativo dello stato unitario italiano ed evidenziando il suo confluire nel Fascismo.

Avvicinandosi l’entrata in guerra dell’Italia, nel maggio del 1940 il preside Verde esortava gli insegnanti del Cutelli a dichiararsi pronti a servire il partito e a mettersi a disposizione del Segretario Federale. Pare che i docenti esortati approvassero “per acclamazione”.

In questo clima di zelo entusiastico e/o conformismo, nella scuola fascista, nel Cutelli fascistizzato, Carmelo Salanitro, professore di latino e greco, maturò la sua scelta coraggiosa di far circolare clandestinamente un messaggio anti-fascista, libertario e pacifista, scelta che lo portò all’arresto nel novembre 1940.

Le precise circostanze della denuncia che portò all’arresto e alla condanna di Carmelo Salanitro a 18 anni di carcere furono rese pubbliche solo nel settembre 1945, grazie ai provvedimenti di rimozione dall’incarico e di confino a tre anni presi dall’AMGOT in relazione all’attività spionistica svolta dal preside Verde in collaborazione con l’OVRA.

Della sorte di Salanitro, invece, si seppe solo tra il maggio e il giugno del 1946, più di un anno dopo la sua morte nella camera a gas del campo di concentramento di Mauthausen.

Occorrerà che i residui di fascismo interiorizzato, anche perché coerente con una visione della società che lo precedeva e lo aveva reso possibile, siano evidenziati da un fenomeno dirompente come il Sessantotto, perché si arrivi a riscontrare un gesto in memoria di Salanitro: la lapide commemorativa apposta il 24 aprile 1968 nell’atrio della scuola.

Il testo dell’iscrizione fu formulato dal prof. Salvatore Stella, docente incaricato dei rapporti con la GIL in epoca fascista, docente al quale un’aula scolastica verrà intitolata – si suppone – senza troppe difficoltà, forse anche grazie a quella lapide. In essa si dice che egli, il professore Salanitro, quel professore che non aveva più voluto la tessera del Partito e quindi poteva contare solo sul minimo stipendiale ormai da molti anni, quel professore, “con Platone e Tacito aveva insegnato ad amare la libertà e la giustizia”.

Forse un’ulteriore auto-accusa a nome di tutti per non avere provato la medesima “ansia incoercibile di libertà e giustizia” che aveva condotto Carmelo Salanitro alla morte.

ONLUS Fascista ed eversiva “Popoli”, impediamo il definitivo sdoganamento di questi ratti mercenari

in missione umanitaria i fascistoni di Nerozzi

Dopo aver praticamente ma non in toto gettato la maschera la destra continua con il suo processo lento e paziente di infiltrazione e legittimazione a tutto campo. E dopo aver finanziato i CSOA di estrema destra come Casa Pound e Gens Romana, aver apposto il logo capitolino a iniziative sedicenti onlus a cui viene destinato anche l’otto per mille, fra cui quella patrocinata da Mambro & c. dal nome accattivante SPQR per i bambini più disagiati, il Comune di Roma nella persona di Alemanno e la Provincia in quella di Zingaretti dovrebbero rispondere sulla legalità di quel progetto umanitario “Popoli” ormai presente anche nelle nostre piazze, abituato a mimetizzarsi dietro frasi d’effetto e attività filantropiche non a fini di lucro. Ma da definirsi truffa morale a danno della gente che le si avvicina magari ignara di tutto questo retroscena inquietante e fuori ogni contesto di legalità.
Dovremmo chiedere spiegazioni visto che dietro queste onlus si nascondono ma né fanno gran mistero personaggi dal curriculum eversivo di estrema destra, indiziati di golpismo fascista in Paesi stranieri, come le Comore, la Birmania e il Congo, in un’internazionale nera che vede reclutare mercnari in una guerra che di umanitario, come sempre in questi casi non ha niente.

A titolo di cronaca ed informativo si illustrano alcuni dettagli ed articoli sull’organizzazione fascista ed evesriva POPOLI:

Da carpe-diem, così, a caso:
In Paradiso, nel Whaalla, con gli Dei, insieme a tutti i Martiri e i Caduti per l’Onore d’Italia
I Camerati
Segue elenco di neofascisti morti ammazzati.

Possiamo trovare, tra le tante, immagini “né di destra né di sinistra” di:
mussolini, bandiera di combattimento della RSI, legione straniera spagnola, jose antonio primo de rivera (fondatore della falange spagnola)

Possiamo ascoltare anche buona musica, tra cui:
preghiera del legionario, inno dei giovani fascisti italiani, giovinezza, decima!, sangue e onore

Oppure dilettarci nella lettura di testi. Ad esempio:
la dottrina del fascismo di tal benito mussolini, considerazioni sulla tradizione, breve storia della folgore, Evola, Leon Degrelle

Verona ospita la base dei signori della guerra da esportazione per poi sviluppare investimenti turistici in un piccolo paradiso naturale che è anche un inferno di povertà.
E il veronese Franco Nerozzi, 40 anni, giornalista free lance, volontario dell’associazione «Popoli» e da ieri agli arresti domiciliari, è considerato dalla polizia uno specialista in colpi di stato attraverso il reclutamento di mercenari. Punta i riflettori su questo oscuro mondo d’affari e di morte l’inchiesta della Procura che ieri è approdata ad una quindicina di perquisizioni in tutta Italia (la maggior parte a Verona) e all’arresto, oltre che di Nerozzi, anche di un cittadino di origini croate, Fabio Leva, 42 anni, nato a Lussimpiccolo e abitante a Muggia in provincia di Trieste.
Sullo sfondo di un imponente lavoro di intercettazioni telefoniche, di pedinamenti e di controlli con i contatti francesi, c’è la preparazione di un golpe alle isole Comore, a largo del Mozambico, un Paese poverissimo nel quale, negli ultimi venticinque anni, sono stati tentati o portati a termine diciannove colpi di stato. Tra i registi di questo progetto, gli investigatori della Digos che hanno condotto l’indagine, coordinata dal procuratore Guido Papalia, individuano un altro personaggio del romanzesco e violento mondo dei mercenari: l’uomo d’affari francese Bob Denard, considerato il mandante per l’operazione Comore perché in quel Paese lui ha una serie di investimenti bloccata dall’attuale governo del presidente Azzali Assoumani, in sella dal 1999 nonostante uno dei numerosi gruppi avversari abbiano tentato ancora una volta di roversciarlo nella primavera scorsa.
I controlli hanno portato gli investigatori della Digos anche a casa di Carlo Nerozzi, fratello di Franco, presidente della Veronamercato e imprenditore di successo, personaggio pubblico molto conosciuto. Nell’indagine entrano sette veronesi e nella lista degli indagati c’è Giulio Spiazzi, figlio del generale Amos, anche lui vicino all’associazione «Popoli». Cadono tutti dalle nuvole, c’è chi dice che l’attività svolta è solo umanitaria o di studio per la realizzazione di reportage. Ma la Procura non la pensa così, anche se non ritiene che tutti gli associati di «Popoli» vadano considerati collusi con queste operazioni militari. Per esempio, l’indagine sta accertando quale sia stato uno degli scopi della recente missione in Birmania nei primi giorni dello scorso settembre, quando il gruppo di una decina di volontari fu arrestato. In quell’occasione, gli otto medici al seguito di Franco Nerozzi non sapevano nulla di contatti con i guerriglieri e si dedicarono solo alle cure degli ammalati o dei feriti della popolazione Karen, da anni in forte contrapposizione con il governo birmano.
Ed anche su questa missione, ieri, gli investigatori della Digos hanno raccolto documentazione fotografica nelle case degli indagati. In alcuni scatti Nerozzi è vicino a mitragliatori, poi ci sono le fotografie di granate e mortai ed anche di campi d’addestramento di guerriglieri. È tutto materiale che solitamente un giornalista conserva dopo i viaggi in Paesi martoriati dai conflitti, ma l’indagine riserva altri atti, per il momento ancora coperti dal segreto istruttorio, tra i quali si consolida la convinzione della Procura e del giudice per le indagini preliminari Stefano Sernia che ha emesso le ordinanze di custodia cautelare.
A Franco Nerozzi e a Fabio Leva è contestato il fatto di aver costituito un’associazione con lo scopo di violare la legge che punisce il terrorismo internazionale e il sovvertimento degli ordinamenti democratici e la norma sul divieto di reclutare mercenari per combattimenti all’estero. Il primo reato è lo stesso contestato agli organizzatori degli attentati dell’11 settembre perché introdotta proprio dopo gli attacchi a New York e Washington.
Bob Denard invece non è nella lista degli indagati dalla Procura di Verona e su di lui, recentemente assolto a Parigi dall’accusa di essere il mandante dell’uccisione del penultimo presidente delle Comore, pende una procedura di rogatoria internazionale.
Il prossimo passo dell’inchiesta sarà verso i finanziamenti ricevuti da Franco Nerozzi per le sue missioni. Se lo scopo di certi viaggi era preparare il terreno per un golpe che a sua volta avrebbe spianato la strada a floridi affari, chi ha consegnato soldi per queste operazioni non dormirà sonni tranquilli. Gli investigatori credono che la barriera corallina delle Comore, il clima e la possibilità di far arrivare il turismo di massa anche in quell’angolo di mondo politicamente instabile sia un motivo più che sufficiente per scatenare l’ennesimo massacro di povera gente.
Franco Nerozzi sarà interrogato nei prossimi giorni dal giudice Sernia. Ieri ha nominato come suo difensore l’avvocato Paolo Tebaldi. Anche altri indagati hanno scelto i legali. L’avvocato Roberto Bussinello assiste Giulio Spiazzi, Enrico Bastianello è stato invece nominato difensore da un giovane che vive in Valpolicella e che partecipò ad alcune missioni di «Popoli».
L’inchiesta è nata l’anno scorso quasi per caso. Durante alcuni controlli sui possibili autori di scritte antisemite davanti alla Sinagoga, un’intercettazione telefonica portò il dirigente Fernando Malfatti e gli investigatori della Digos sulla pista del reclutamento di mercenari. Ieri, il dottor Alessandro Meneghini, nominato recentemente a capo della Digos, ha spiegato che il fascicolo dell’inchiesta è pieno di documenti.

Le guerre del pensionato Leva in un articolo del 1968

E il maggiore disse al soldato «Avrò ancora bisogno di te»
di Luigi Grimaldi
Nel 1968 lasciò l’«Armée congolaise» perché voleva dedicarsi alla tenuta in Spagna comprata con i soldi guadagnati durante le guerre africane con i salari da mercenario. Ma il suo capo, il maggiore Schramme, gli disse: «Non è finita qui. Avremo ancora bisogno di te». È un pezzo della storia di Fabio Leva, anche lui agli arresti domiciliari per l’inchiesta sul progetto di golpe alle Comore. La sua vita fino al 1968 è riportata in un articolo del quotidiano Il piccolo di Trieste che lo descrisse come un soldato di ventura. È un pezzo giornalistico indicato negli atti dell’inchiesta del procuratore Guido Papalia.
In quell’articolo si parla di Fabio Leva e degli anni tra il 1965 e il 1968 trascorsi in Congo, Paese raggiunto con un volo da Bruxelles come un normale turista che invece andò poi ad affollare le truppe del maggiore Schramme. Sua moglie, Josephine Mukabutera, immortalata con lui in una foto sul giornale, era una ragazza ruandese conosciuta nel 1967 in una missione cattolica. Decise di sposarlo e di seguirlo fino nelle trincee. E, durante un attacco nemico, la donna fu anche ferita.
Sommozzatore, paracadutista e mercenario, Fabio Leva trovò un posto come impiegato all’Ente Porto di Trieste e lì lavorò per oltre vent’anni. Oggi è un pensionato e vive in un appartamento in via Commerciale, dove l’altro ieri gli investigatori della Digos gli hanno perquisito la casa per sequestrare tutto il materiale che potrà essere utile all’inchiesta. Computer, dischetti, agende e numeri di telefono che saranno esaminati per cercare di capire qual è stato il ruolo di Leva nell’affare del tentato golpe alle Comore.
Dalla sua storia passata, documentata sempre dall’articolo de Il Piccolo, emerge che anche all’epoca il mercenario non era un soldato qualunque che, disperato, si arruolava nella legione straniera. C’è scritto: «Fra breve i coniugi Leva si trasferiranno in Spagna dove, per gli uffici di una banca, il denaro che veniva regolarmente depositato, è stato saggiamente amministrato ed investito in beni immobili: oggi, infatti, Fabio Leva è diventato proprietario di una bella tenuta dove, con ogni probabilità, si dedicherà all’allevamento del bestiame».
Il giornale non diede per certa la conclusione della carriera del mercenario, sollevando ipotesi sul possibile ritorno di Leva nel continente nero per un «mal d’Africa» e per un inguaribile spirito di avventura.

Forza Nuova: «Sono innocenti»
Solidarietà al volontario da un noto inviato in zone di guerra
«Assoluta ed incondizionata solidarietà» arriva da Forza Nuova agli indagati e
all’associazione «Popoli» per l’inchiesta sul reclutamento di mercenari. «È un’incredibile azione giudiziaria», è riportato in un documento del movimento di estrema destra, e senza entrare nel merito della vicenda strettamente processuale, che peraltro presenta allo stato lati poco chiari (uno su tutti, indice della spettacolarità dell’azione, la stampa avvertita dell’arresto di un indagato ore prima dell’esecuzione dell’ordinanza), Forza Nuova ritiene che la presente operazione sia l’ennesimo tentativo della Procura di Verona destinato a colpire organizzazioni non incanalate nella logica perversa della globalizzazione e del mondialismo». Il movimento difende anche le iniziative dell’associazione «Popoli» ritenendo che siano state orientate «alla difesa a favore delle genti o delle etnie che lottano per il mantenimento della propria identità».
«Forza Nuova» conclude il documento, «è assolutamente convinta dell’estraneità degli indagati ai fatti ed auspica che, quanto prima, venga accertata la verità, dimostrando l’assoluta inconsistenza del teorema accusatorio, così come è già avvenuto in altri processi veronesi relativi alla repressione delle idee e dei pensieri, attuata con l’uso indiscriminato del cosiddetto decreto Mancino».
Solidarietà personale a Franco Nerozzi è invece espressa da Ugo Tramballi, inviato speciale per gli affari internazionali del quotidiano Sole 24 Ore, con una lettera a L’Arena . «Per quanto possa essere inutile», scrive il giornalista, «vorrei esprimere la mia solidarietà personale a Franco Nerozzi. Niente mi lega a lui, dalle convinzioni politiche opposte a quelle calcistiche, ad eccezione di una profonda amicizia. Un legame costruito sul campo esercitando il nostro mestiere di giornalisti, sulle montagne afghane o nelle township nere sudafricane. Qui posso testimoniare che Franco è stato un giornalista appassionato, scrupoloso, solidale. Trovo curioso», continua Tramballi, «che ora sia indagato per i suoi viaggi a scopo umanitario in Birmania insieme ad altre sette persone che erano con lui. In quel gruppo avrei dovuto esserci anch’io: solo la crisi in Medio Oriente mi ha costretto a cambiare destinazione. E sono convinto che se fossi andato con Franco avrei esercitato solo il mio diritto-dovere d’informare».
Anche Giovanni Perez della Fiamma Tricolore esprime solidarietà all’associazione «Popoli» e critica le notizie per «sbattere ancora una volta i mostri in prima pagina».
Infine, scrive anche il presidente dell’associazione «Popoli» Pietro Caruana. «Tengo a precisare che le donazioni ricevute dagli associati o da semplici cittadini interessati alla nostra attività di volontariato, sono correttamente iscritte nel bilancio dell’associazione e vengono utilizzate esclusivamente per gli scopi previsti dallo statuto. Tutte le spese sostenute per le missioni umanitarie vengono registrate nel medesimo bilancio che è a disposizione degli associati». Caruana contesta una frase di un articolo pubblicato su L’Arena che, comunque, non si riferiva ai soldi versati legittimamente per le missioni umanitarie legittime, ma agli eventuali finanziamenti per presunte operazioni illegali teorizzate dall’accusa e ancora da provare davanti ad un tribunale.

La legge 270 per colpire il terrorismo internazionale è entrata in vigore dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 a New York e Washington. Il procuratore Guido Papalia contesta la violazione di questa norma ai due indagati arrestati durante l’inchiesta sul tentato golpe alle Comore, mentre gli altri indagati sono sospettati di aver violato un’altra legge speciale che proibisce di reclutare mercenari per combattimenti all’estero. Questa legge è la numero 210 del 12 maggio 1995 che ratificava una convenzione internazionale adottata all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 4 dicembre 1989. La legge prevede la condanna da due a sette anni per chi, dietro compenso, promessa o altra utilità, combatte un conflitto armato nel territorio controllato da uno Stato estero di cui non ne sia cittadino stabilmente residente. Nel caso di questa inchiesta è stato applicato il comma che punisce «chi recluta, finanzia o istruisce persone con lo scopo» di combattere in un territorio straniero.

DA INDYMEDIA ITALIA http://charminggiulia.spaces.live.com/blog/cns!EA30E398D19EC5D7!2003.entry

Turbativa d’asta: sospeso comandante vigili urbani nel catanese da: zenzeroquotidiano

Scritto da Patrizia Maltese

Turbativa d’asta: sospeso comandante vigili urbani nel catanese

E’ stato sospeso dalle funzioni, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Catania sull’affidamento del servizio di sosta a pagamento “Strisce blu” alla cooperativa “Porto dell’Etna”, il comandante della polizia municipale di Riposto, Giuseppe Ucciardello.
Le ipotesi di reato – contestate a vario titolo a sei indagati, fra i quali anche il sindaco di Riposto Carmelo Spitaleri e l’ex assessore comunale Michele D’Urso – sono di abuso in atti d’ufficio in concorso e turbativa d’asta.
Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza che ha pure sequestrato le quote societarie della cooperativa, riguarda reati che si sarebbero consumati tra la fine del 2008 ed il giugno 2011 ed è scaturito da una precedente inchiesta, avviata nel 2009, che si era conclusa con l’arresto del pluripregiudicato Mario Di Bella e dell’ex assessore comunale Giuseppe Tropea, entrambi condannati con sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione per usura ai danni di un operatore commerciale che per sottrarsi agli usurai aveva tentato il suicidio.
Durante le indagini, gli inquirenti accertarono che Di Bella era socio della cooperativa (il cui rappresentante legale era Salvatore Tropea, figlio dell’assessore comunale) e che la società non aveva i requisiti di legge per ottenere l’affidamento del servizio.
Gli investigatori scoprirono che la cooperativa era di fatto gestita dal carcere di Caltanissetta da Di Bella, attraverso la moglie, che avrebbe riscosso i proventi delle soste all’interno delle strisce blu e delle multe.

Catania, classe dirigente “special”: il sindaco Stancanelli a fare discorsi in Camera di Commercio, mentre in Tribunale lo processano da:ienesicule

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Mattinata di impegni del primo cittadino, a parlare davanti alle associazioni di categoria, mentre alla ex Pretura era in corso un procedimento -anche contro di lui- per quanto accaduto nel 2008 a pochi giorni dalle elezioni che lo videro vincitore…

di iena giudiziaria Marco Benanti

Stamane, il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli ha partecipato, con grande attenzione (guardate foto), in Camera di Commercio a Catania, alla giornata di mobilitazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia. Dapprima seduto accanto al deputato regionale Pdl Salvo Pogliese (nella foto), successivamente Stancanelli è intervenuto, ricordando -tanto per cambiare- la propria opera di risanamento di conti del comune. Niente male, anzi fondamentale.

Nello stesso tempo, quasi contemporaneamente, però, alla ex pretura si è tenuta una nuova udienza, davanti al giudice monocratico Rosalba Recupido della terza sezione penale del Tribunale di Catania, per il processo che vede imputati l’ex presidente della Provincia Regionale di Catania e leader regionale del Pdl (candidato alla Camera), Giuseppe Castiglione, il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli (propri lui), l’ex direttore generale dell’azienda ospedaliera “Garibaldi” Giuseppe Navarria e il figlio Francesco, consigliere comunale a Catania. L’azienda ospedaliera si è costituita parte civile.

Sono tutti imputati in concorso -per violazione della legge elettorale e turbamento di pubblico servizio- nell’ambito di un processo scaturito da un presunto comizio elettorale tenuto all’interno dell’ospedale etneo, a pochi giorni dalle elezioni amministrative del 2008. Oggi, sono stati sentiti alcuni testi della Difesa. In particolare, uno ha detto, fra l’altro, che la visita di candidati politici -non ha specificato chi- agli uffici dell’azienda “Garibaldi” è avvenuta anche altre volte.

Insomma, la campagna elettorale “in camice” è un fatto normale -ci chiediamo noi? Proprio così. Fuori dall’ipocrisia, sarebbe ora di dire tutto, ma tutto su quel avviene nella sanità dalle nostre parti.

Prossima udienza l’11 marzo. Verrà il sindaco o ci sarà qualche sagra per un nuovo comizio?