Piccolo spaccio, «pene da ridurre» da: il manifesto.it

Droghe. Viene dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione, l’ultimo colpo all’incostituzionale legge Fini-Giovanardi. Da scarcerare almeno 4 mila detenuti ma senza amnistia i tribunali si intaseranno

Antiproibizionisti contro la legge Fini-Giovanardi

«Affer­ma­tiva». È que­sta la rispo­sta delle Sezioni unite della Cas­sa­zione alla domanda se fosse diritto delle per­sone con­dan­nate per pic­colo spac­cio in via defi­ni­tiva, anche se reci­di­vanti, chie­dere uno sconto della pena in ese­cu­zione dopo la recente sen­tenza della Con­sulta che dichiara inco­sti­tu­zio­nale la legge Fini-Giovanardi e che va ad aggiun­gersi all’altro pro­nun­cia­mento emesso dalla Corte costi­tu­zio­nale nel 2012 con­tro una norma con­te­nuta nella cosid­detta ex Cirielli, la legge ad per­so­nam nata per sal­vare Pre­viti e Berlusconi.

Per avere infor­ma­zioni più pre­cise sulla moda­lità del rical­colo biso­gnerà atten­dere il dispo­si­tivo com­pleto, ma nell’«informazione prov­vi­so­ria» dira­mata ieri dal primo pre­si­dente Gior­gio San­ta­croce i giu­dici supremi hanno rispo­sto chia­ra­mente, acco­gliendo il ricorso pre­sen­tato dalla pro­cura di Napoli con­tro una sen­tenza che aveva negato ad un con­dan­nato per spac­cio di poche dosi di cocaina e di can­na­bis l’attenuante della lieve entità sull’aggravante della reci­diva. Al momento, stima l’amministrazione peni­ten­zia­ria, sono circa 3 o 4 mila i dete­nuti che potreb­bero bene­fi­ciare degli effetti di que­sta sen­tenza, tra i 14 mila in car­cere per la sola vio­la­zione dell’articolo 73 della legge sulle dro­ghe («23 mila, di cui il 40% stra­nieri, quelli per vio­la­zione dell’intera nor­ma­tiva», secondo il sin­da­cato di poli­zia peni­ten­zia­ria Sappe) pre­sen­tendo però al giu­dice dell’esecuzione la richie­sta di revi­sione della pena.

«Il giu­dice dell’esecuzione, ove ritenga pre­va­lente sulla reci­diva la cir­co­stanza atte­nuante», scrive la Cas­sa­zione a Sezioni unite, ai fini della ride­ter­mi­na­zione della pena dovrà pren­dere in con­si­de­ra­zione il testo di legge pre­ce­dente alla Fini-Giovanardi, can­cel­lata nel feb­braio scorso, «senza tenere conto di suc­ces­sive modi­fi­che di legge». Ossia, senza con­si­de­rare il “decreto Loren­zin” che tra­sforma la cir­co­stanza atte­nuante dello spac­cio di lieve entità in fat­ti­spe­cie auto­noma di reato, innal­zando però le pene edit­tali per le dro­ghe leg­gere. In que­sto modo, i giu­dici supremi di Piazza Cavour smen­ti­scono l’orientamento giu­ri­spru­den­ziale che vor­rebbe le sen­tenze pas­sate in giu­di­cato intangibili.

Il ver­detto della Cas­sa­zione «inci­derà signi­fi­ca­ti­va­mente» sul sovraf­fol­la­mento car­ce­ra­rio, ha detto ieri il mini­stro di Giu­sti­zia, Andrea Orlando. «Non sap­piamo dire esat­ta­mente con quali numeri», ha aggiunto il Guar­da­si­gilli, ma «que­sto ci fa dire che l’uscita dall’emergenza sarà pro­ba­bil­mente più rapida». In realtà, senza un inter­vento poli­tico si dila­tano a dismi­sura i tempi per la libe­ra­zione di chi ingiu­sta­mente sta scon­tando una con­danna per effetto di una norma penale dichia­rata inco­sti­tu­zio­nale anche se, come spiega l’informativa della Cas­sa­zione, «diversa dalla norma incri­mi­na­trice ma che incide sul trat­ta­mento san­zio­na­to­rio». «Aumen­te­ranno a dismi­sura i cari­chi dei giu­dici ordi­nari che dovranno affron­tare i pro­ce­di­menti came­rali attra­verso i quali si dovrà rical­co­lare al ribasso la pena di migliaia di dete­nuti», avverte Rita Ber­nar­dini. La segre­ta­ria dei Radi­cali ita­liani invita le isti­tu­zioni ad «atti­varsi imme­dia­ta­mente per un prov­ve­di­mento di amni­stia e di indulto che, libe­rando le scri­va­nie dei magi­strati, con­sen­ti­rebbe di indi­riz­zare mag­giori forze per per­se­guire i reati gravi e farebbe uscire dal car­cere chi deve scon­tare gli ultimi due o tre anni di deten­zione fra i quali le migliaia di reclusi vit­time della Fini-Giovanardi». Anche l’Unione delle camere penali parla di «sovrac­ca­rico sul sistema giu­di­zia­rio» e sot­to­li­nea la dispa­rità di trat­ta­mento che si potrebbe creare a causa della discre­zio­na­lità dei giu­dizi. Per i pena­li­sti «l’applicazione di que­sta sen­tenza non risolve» il pro­blema del sovraf­fol­la­mento car­ce­ra­rio e «non spo­sta nulla rispetto alla neces­sità di un prov­ve­di­mento di cle­menza generalizzato».

Una sen­tenza, que­sta, che «mette l’Italia al passo con la giu­ri­spru­denza di Stra­sburgo –ha spie­gato Giu­seppe Maria Ber­ruti, diret­tore dell’Ufficio del Mas­si­ma­rio della Cas­sa­zione – e, insieme alle due sen­tenze della Con­sulta, ci mette più in regola con la Carta di diritti dell’uomo. Il diritto non è immo­bile – ha aggiunto – cam­bia a seconda del qua­dro sto­rico di rife­ri­mento e que­sta vicenda dimo­stra che il qua­dro sto­rico è mutato rispetto a quando la legge Fini-Giovanardi venne ema­nata». Otto anni, migliaia di con­dan­nati e per­fino qual­che morte fa.

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Altro che Italicum, la Cassazione a Napolitano: tornare subito al voto da: affaritaliani.it

Altro che Italicum, la Cassazione a Napolitano: tornare subito al voto

ESCLUSIVO AFFARITALIANI.IT/ Sentenza clamorosa della Cassazione. Dopo la Consulta, che a gennaio aveva dichiarato incostituzionale l’attuale legge elettorale, arriva il pronunciamento decisivo della Suprema Corte. Che mette nero su bianco una serie di considerazioni che potrebbero portare, secondo gli avvocati che hanno patrocinato la causa, addirittura a una impossibilità da parte del Parlamento a cambiare la legge elettorale

Mercoledì, 30 aprile 2014 –

Sentenza clamorosa della Cassazione. Dopo la Consulta, che a gennaio aveva dichiarato incostituzionale l’attuale legge elettorale, arriva il pronunciamento decisivo della Suprema Corte. Che mette nero su bianco una serie di considerazioni che potrebbero portare, secondo gli avvocati che hanno patrocinato la causa, addirittura a una impossibilità da parte del Parlamento a cambiare la legge elettorale. Insomma, l’Italicum di Renzi potrebbe essere approvato solo a fronte di nuove elezioni. Gli avvocati Aldo Bozzi e Claudio Tani, in una lettera al presidente della Repubblica, scrivono: “Vorremmo attirare la Sua attenzione sulla importantissima recente sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione, n. 8878/14 del 4 aprile 2014, nella quale, con l’efficacia del “giudicato erga omnes ” è stato accertato e dichiarato che “…i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale, per la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi, intrinsecamente alterato dal premio di maggioranza disegnato dal legislatore del 2005, e a causa della impossibilità per i cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento…”.

Dopo questa premessa, arriva la parte decisiva: “Il principio di continuità dello Stato non può legittimare fino alla fine della legislatura le Camere elette in violazione della libertà di voto e che sono il frutto della grave ferita inferta “alla logica della rappresentanza consegnata dalla Costituzione”. Ciò comporterebbe una grave violazione del giudicato costituzionale e di quello della Corte di Cassazione, nonché una persistente inammissibile violazione della Costituzione. Si tratta di pronuncia che è destinata a spiegare i propri effetti proprio per il futuro e che, quindi, non può essere ignorata, poiché ha accertato con forza di giudicato l’avvenuta violazione del diritto di voto di tutti gli elettori italiani, non soltanto dei ricorrenti. Ne consegue che l’attuale Parlamento, stante ” la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, non ha alcuna legittimazione democratica per apportare modifiche alla vigente Costituzione, né per  modificare la legge elettorale risultante dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale. Auspichiamo, pertanto, che Lei, preso atto dell’ineludibile giudicato e dell’obbligo giuridico di darvi pronta attuazione, promuova gli atti necessari affinché il Popolo Italiano sia finalmente messo in grado di “esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale”.

Venezuela, presentate le intercettazioni sul tentato golpe Fonte: Il Manifesto | Autore: Geraldina Colotti

“Biso­gna eli­mi­nare que­sta por­che­ria, comin­ciando dalla testa, appro­fit­tando del clima mon­diale con l’Ucraina e ora con la Thai­lan­dia. Prima si fa, meglio è”. Parole di Maria Corina Machado, ex depu­tata vene­zue­lana di estrema destra. Le avrebbe scritte all’ex amba­scia­tore all’Onu Diego Arria, espo­nente del car­tello di oppo­si­zione Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud).Ancora più espli­citi i mes­saggi rivolti da Machado ai nazi­sti del gruppo Juven­tud Activa Vene­zuela Unida (Javu), finan­ziati da Hen­ri­que Salas Romer, eco­no­mi­sta e fon­da­tore del par­tito Proyecto Vene­zuela, ex gover­na­tore dello stato Cara­bobo: “La lobby inter­na­zio­nale è nel suo miglior momento”, avrebbe scritto Machado aiz­zando gli oltran­zi­sti. Il governo vene­zue­lano ha pre­sen­tato le inter­cet­ta­zioni nel corso di una con­fe­renza stampa coor­di­nata ieri sera dal sin­daco del muni­ci­pio Liber­ta­dor, Jorge Rodri­guez. Un’occasione per denun­ciare “il colpo di stato” delle destre durante la quale è emersa una rete di com­pli­cità che include, tra gli altri, il ban­chiere Eli­gio Cedeno, l’avvocato costi­tu­zio­na­li­sta Gustavo Tarre Bir­ceño (della locale Demo­cra­zia cri­stiana) e diplo­ma­tici Usa (in par­ti­co­lare l’ambasciatore in Colom­bia, Kevin Whitaker).

Intanto, negli Stati Uniti, 14 depu­tati demo­cra­tici hanno espresso il loro disac­cordo al pro­getto di legge per imporre san­zioni al Vene­zuela. Lo hanno fatto con una let­tera aperta al pre­si­dente Barack Obama prima che si aprisse la discus­sione sul tema alla Camera dei rap­pre­sen­tanti. Il testo che pre­vede di bloc­care i visti e i beni ai fun­zio­nari del governo vene­zue­lano “che hanno vio­lato i diritti umani” è già stato appro­vato dalla Com­mis­sione esteri della camera e del Senato. I 14, gui­dati dal rap­pre­sen­tante per il Michi­gan John Conyers, chie­dono invece a Obama di ripri­sti­nare le rela­zioni bila­te­rali fra i due paesi, con­ge­late da quat­tro anni. Come gesto di disten­sione, il pre­si­dente del Vene­zuela, Nico­las Maduro, si è detto pronto a inviare un nuovo amba­scia­tore, già nomi­nato. Nes­suna rispo­sta, però, da Washing­ton, anche se John Kerry ha recen­te­mente usato toni distensivi.

Le destre vene­zue­lane pre­mono per l’intervento esterno attra­verso i loro fidi a Miami e tuo­nano con­tro “il castro-madurismo”. Nella let­tera a Obama, i depu­tati demo­cra­tici espri­mono invece il loro soste­gno all’azione intra­presa dall’Unione delle nazioni suda­me­ri­cane (Una­sur), che sta mediando nel con­flitto in corso da feb­braio tra governo e oppo­si­zione (42 morti e oltre 800 feriti). Un con­flitto che regi­stra il rifiuto della Mud di pro­se­guire senza prima aver otte­nuto “l’amnistia” per gli arre­stati. Fra que­sti, il com­mis­sa­rio Ivan Simo­no­vis, coin­volto nel colpo di stato con­tro Hugo Cha­vez del 2002, che ha ini­ziato uno scio­pero della fame.

Il mini­stro degli Esteri, Elias Jaua, ha denun­ciato l’ingerenza degli Stati uniti davanti ai rap­pre­sen­tanti del Movi­mento dei paesi non alli­neati (Mnoal), nel ver­tice che si con­clude oggi in Alge­ria: “Il popolo vene­zue­lano merita di vivere in demo­cra­zia”, ha detto davanti agli 80 dele­gati dei 120 paesi che for­mano l’organismo inter­na­zio­nale. L’anno pros­simo, il sum­mit si terrà a Cara­cas e il Vene­zuela assu­merà la pre­si­denza del Mnoal fino al 2018. Jaua ha pre­sen­tato una denun­cia ana­loga nella riu­nione straor­di­na­ria della Una­sur, che si è tenuta in Ecua­dor lo scorso 22 e 23 maggio.

Stessa cosa intende fare davanti ad altri orga­ni­smi inter­na­zio­nali, molti dei quali sono già in pos­sesso di un cor­poso fasci­colo che docu­menta “il colpo di stato stri­sciante” ad opera della destra vene­zue­lana. Il 14 e il 14 giu­gno par­lerà al G77 + Cina in pro­gramma a Santa Cruz, in Boli­via e davanti alla Comu­nità degli stati lati­noa­me­ri­cani e carai­bili (Celac) che riu­ni­sce 33 paesi lati­no­ca­rai­bili. Oggi, Jaua va a Mosca per incon­trare il suo omo­logo Ser­gei Lavrov, per con­so­li­dare i mec­ca­ni­smi di coo­pe­ra­zione e le rela­zioni poli­ti­che con la Russia.

Dal ver­tice del Mnoal, il pre­si­dente boli­viano Evo Mora­les ha pro­te­stato con­tro “i ten­ta­tivi inva­sori degli imperi” e ha difeso il Vene­zuela socia­li­sta. “Il cam­mino delle san­zioni è un fal­li­mento come lo è stato il blo­queo e la per­se­cu­zione degli Stati uniti con­tro Cuba – ha detto Maduro durante il suo pro­gramma tele­vi­sivo set­ti­ma­nale — spe­riamo che Obama ascolti il cla­more dei popoli e instauri nuove rela­zioni di rispetto, per­ché qua­lun­que san­zione si espor­rebbe al ripu­dio internazionale”

Precari storici traditi dal D.M. 356? Fonte: La Tecnica della Scuola | Autore: Lucio Ficara

Molti si erano fidati delle rassicurazione della stessa moglie del premier Renzi. Ma adesso si torna al punto di partenza. Per svuotare le graduatorie ci vorrà sempre più tempo.

Ma che fine ha fatto Agnese Landini, che avrebbe dovuto consigliare il marito Matteo Renzi per il bene della scuola pubblica e in modo particolare dei precari storici?

L’attenzione della first lady al mondo del precariato storico della scuola è dovuta alla sua conoscenza del problema, essendo lei stessa un’insegnante precaria di italiano e latino inserita nelle graduatorie ad esaurimento della provincia di Firenze e in prima fascia per le graduatorie d’istituto.

Ricordiamo alcune dichiarazioni recenti della moglie di Renzi, che affermava: “Quello della scuola è un argomento molto importante, di cui parlo con mio marito. In questo modo posso portare ai suoi occhi la piena conoscenza di tante aspettative che, specialmente i precari, hanno sulla scuola e sull’operato del Governo in tal senso”.

Queste parole hanno rassicurato molti precari storici, inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, che hanno creduto in una fase politica che avrebbe risolto definitivamente il problema atavico di quel limbo chiamato “precariato storico”. Ed invece ecco arrivare una cocente delusione per tutti quei precari che da anni, se non da decenni, stanno aspettando il fatidico ruolo. Di quale delusione stiamo parlando? Si tratta del decreto ministeriale n. 356 del 23 maggio, composto da un solo articolo che penalizza le graduatorie ad esaurimento a vantaggio dei docenti idonei, ma non vincitori, del concorso bandito con D.D.G. n. 82 del 2012. Altro che svuotamento in quattro anni delle graduatorie ad esaurimento promesse dal primo Ministro Renzi!

Con il decreto n. 356 del 23 maggio 2014, le graduatorie ad esaurimento non riusciranno a svuotarsi prima di qualche decennio. Nel provvedimento c’è scritto che il candidati inseriti a pieno titolo nelle graduatorie di merito del concorso ordinario per il reclutamento di personale docente bandito con il decreto del Direttore generale per il personale scolastico 24 settembre 2012 n.82, ma non collocati in posizione utile tale da risultare vincitori, hanno titolo, a decorrere dall’anno scolastico 2014/15 ad essere destinatari di contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato, in subordine ai vincitori, fermo restando il vincolo della procedura autorizzatoria di cui all’art. 39, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nei limiti del 50 per cento dei posti previsti per il concorso ai sensi dell’articolo 399, comma 1, del decreto legislativo n. 297 del 1994 e fermo restando quanto previsto dell’articolo 400 del suddetto decreto legislativo”.

Questo significa che la destinazione del 50% dei posti per le immissioni in ruolo non potrà, una volta esauriti i posti decretati per i vincitori del concorso bandito ai sensi del D.D.G. n. 82 2012, tornare alle graduatorie ad esaurimento, ma resterà a disposizione dei docenti idonei al suddetto concorso che quindi potranno entrare in ruolo senza magari essere mai entrati in una classe a fare anche un solo giorno di supplenza.

I precari storici sono furiosi per questa decisione che ha cambiato le regole del gioco durante lo svolgimento della partita e si chiedono dove è finita Agnese consigliera maldestra di un Premier, che di scuola e precariato storico non capisce proprio nulla.

Erri De Luca: “Il sostegno spontaneo contro la mia incriminazione va alla lotta della Val di Susa” Autore: isabella borghese.da: controlacrisi.org

Attenzione, preoccupazione e solidarietà in questi giorni per Erri De Luca, da parte di attivisti, lettori, operatori culturali e tutti coloro che come lo scrittore si sono sempre dichiarati contro la Tav. Siamo infatti tutti in attesa del 5 giugno quando, presso il Tribunale di Torino, si terrà l’udienza preliminare del processo allo scrittore.
Ripercorriamo in breve i passaggi salienti della vicenda che ha come protagonista Erri De Luca sulla questione Tav e che ha portato lo stesso scrittore a ricevere una denuncia. Poi lasceremo spazio a un’intervista che oggi ci ha concesso con la sua solita e impeccabile disponibilità.

E’ stato proprio De Luca a Ottobre 2013 ad aver dichiarato: “Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene, per questo anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in Val di Susa”. Di lì a poco è arrivata la denuncia della Lyon-Turin ferroviaire (Ltf), la società che dovrebbe realizzare la tratta comune della linea a alta velocità Torino-Lione. Ed è stata proprio la procura di Torino ad aprire un fascicolo contro lo scrittore Erri De Luca.
Alberto Mittone, avvocato della società francese, a suo tempo ha dichiarato: “Riteniamo che De Luca abbia quantomeno istigato a commettere sabotaggi”. Lo scrittore in questione ha subito tenuto a precisare: “Il termine sabotaggio fa parte di una lunghissima tradizione di lotte del movimento operaio e sindacale – ha spiegato – Ho fatto una constatazione: in una valle che vive uno stato d’assedio e militarizzata per difendere un’opera inutile e dannosa, e dove non ci sono altri modi per farsi ascoltare, si ricorre al sabotaggio. Io non uso le parole a caso. Le parole hanno un peso”.

“Da scrittore – ha poi dichiarato – essere denunciato per aver espresso pubblicamente le mie convinzioni, rappresenta un riconoscimento, una sorta di premio letterario. Si tratta di un procedimento che ribadisce la giustezza delle mie convinzioni”.

Intervista a Erri De Luca 

Il 5 giugno presso il Tribunale di Torino si terrà l’udienza preliminare del processo per istigazione al sabotaggio in merito alla questione Tav di cui già ne avevamo parlato insieme (collego intervista passata). Di recente hai dichiarato, in merito: “Se mi condannano per istigazione alla violenza non farò ricorso in appello. Se dovrò farmi la galera per avere espresso una opinione, allora la farò”. Mancano pochi giorni al 5, cos’altro vuoi/puoi aggiungere…

La piazza è il luogo della democrazia quanto lo è un’ assemblea. Il diritto di manifestare non è revocabile né trattabile. Da noi si torna a praticare repressione di movimenti di massa che interferiscono con lo spreco di denaro pubblico. Questa opposizione non è ammessa dall’intreccio di politica e affari, di appalti truccati e gonfiamento di costi. Da qui la repressione che ha una catena di comando unificante tra polizia, magistratura, prigione. A Torino per la repressione della NOTAV in Val di Susa si è costituita per la prima volta, dopo gli anni ’70 e ’80, questa macchina repressiva. La differenza è che in quegli anni un ceto intellettuale e artistico si schierava aperta e militante con le lotte pubbliche, mentre oggi è inerte come un surgelato.

In Italia vige la repressione e si vuole ammutolire il dissenso. lo racconta quanto è accaduto a te e lo conferma quanto sta accadendo ai movimenti per il dirtto alla casa: gli arresti dei leader, di nuovo ai domiciliari dal 22 maggio, non fanno che confermare questa pratica che vuole mettere a tacere l’opposizione. La piazza resta ancora l’unica forma di protesta per dare voce alle lotte dei cittadini?

Non è la piazza a stare dalla mia parte, ma io dalla parte di qualche buona piazza e delle sue ragioni. Il sostegno spontaneo del 4 giugno va alla lotta della Val di Susa, della quale la mia incriminazione è un piccolo episodio, ma utile a dimostrare il livello di intransigenza della macchina di affari che governa la vita pubblica.

Siamo in un momento politico in cui per la sinistra, chi lo sa, speriamo anche italiana!, si intravede della speranza. Il superamento dello sbarramento da parte della lista Tsipras e la sua entrata dunque nel parlamento europeo, chiarisce la volontà, di una parte della sinistra italiana di voler andare verso un’unità. Si tratta di un percorso che fino ad oggi non è stato possibile praticare. Come giudichi questo momento politico? nonostante la spaccatura di Sel di cui si sta già parlando.
Intanto mi fa piacere che gli italiani siano diventati insondabili e che mentiscano ai sondaggi. Questo strumento che sostituisce la politica, il sondaggio appunto, deve essere sabotato. Le elezioni europee non significano granché, non coinvolgono gli interessi locali che sono quelli che maggiormente formano pacchetti di voti. Inoltre, più che quello che succede nella sinistra, mi interessa la disarticolazione della destra.

A SOSTEGNO DI ERRI DE LUCA IL 4 GIUGNO SI TERRANNO NUMEROSE LETTURE, PER INFO CONSULTARE L’EVENTO DI FACEBOOK:
https://www.facebook.com/events/247911452067176/

LUOGHI ED EVENTI FISSATI AL MOMENTO DOVE PARTECIPARE:
Roma: Casetta Maribel Rossa spa, Via Giovanni Battista Magnaghi, 14, (06 8936 0511), Carmen Iovino, Sergio Palumbo;
Roma: Refugee ScART, “I Rifugiati leggeranno “Solo andata” di Erri De Luca, Via Montagnola 39;
Montecelio (Rm), Piccolo Teatro dei Sassi, Compagnia Degli Innamorati Erranti;
Maccarese (Rm), Sala del Buttero, via del Buttero 3
Formia (LT) Sede SPSF _ Via Maiorino, 31
Rieti, Libreria Gulliver, via Roma 61, Ines Millesini
Ancona: Casa delle Culture, via Vallemiano 46
Catanzaro:Libreria Ubik Via del Progresso
Piacenza: Libri d’altri tempi Book Bank, Mecgele Dabergami;
Castiglione delle Stiviere (Mn) Libreria MR Libro, Via Garibaldi 6, Antonella Auzino;
BRESCIA Caffè Letterario di Brescia (Francesca Garioni, Gianluigi Bergognini e Barbara Favaro ) con la collaborazione di Claudia Capra. In arrivo la locandina;
Bologna, Libreria Trame, Via Goito 3 c, Alessandra Gruppioni e Chiara Burani;
NAPOLI:
Libreria Dante & Descartes, Piazza Gesù Nuovo, 14 (081 4202431) Giancarlo Di Maio;
Libreria di U’; Via Consalvo Carelli 19 (Vomero), Valentina Castellano;
Libreria L’Ibrido, via Nilo 29 (081 55 20 798) Roberto;
Il Mantegno, Vineria, Piazzetta Nilo 19, Gigi Esposito;
Evaluna, Caffè Letterario, Piazza Bellini, Lia Polcari;
Libreria Berisio, Via Port’Alba, Rosaria De Angelis;
Avellino: Libreria L’Angolo delle Storie, Fosso S. Lucia 4 (0825 628256) Consiglia;
Benevento: Cinema San Marco, Elide Apice;
Aversa, Caserta: Letti Sfatti e Associazione Bianca D’Aponte all’AUDITORIUM Bianca D’Aponte, Letti Sfatti Sfatti;
Salerno: Gianni Sciancalepore da definire lo spazio;
Piscinola (NA)Teatro Area Nord di Piscinola
Termoli, Libreria Fahreneit, via Cina 34
MATERA: a Casa Cava, Titti Santabarbara;
Potenza: Libreria Ubik, Via Pretoria, Luca Rando;
Bari: Mariella Soldo da definire lo spazio;
Bitonto (BA) Libreria SECOPSTORE
Grumo Appula (Ba), Il Presidio del Libro, Maria Amoruso;
Barletta (Ba) Concerto di testi Libreria Cialuna, Via Nazareth 24, Cosimo Damiano Damato;
Isole Tremiti, al Cafè Wine RA ORA, Lettura pubblica per Erri De Luca,
Sant’Agata di Militello, Messina, : Libreria Francesco Zuccarello, via Generale Liotta Aurelio 19, (0941 702748), Claudio Masetta Milone;
Cagliari: in preparazione…;
Alghero: Libreria “Il Labirinto” – Mondadori, via Carlo Alberto n. 119,dalle ore 19.00 Pier Luigi Alvau, Claudia Soggiu, Anna Borghi e Davide Casu;
Genova, Mauro Milani…;
Pistoia: Libreria Feltrinelli, in Via degli ORAFI 31-33,
AOSTA – c/o Espace Populaire – Via Mochet, 7
Torino: Libreria Feltrinelli Piazza C.L.N. 51, Bibiana Rizzo;
MILANO: Libreria del Mondo Offeso, Corso Garibaldi 50, Laura Ligresti (02 365 20 797);
COMO: La Feltrinelli Libreria, via Cesare Cantù 17
FRANCIA, Lyon, Grande Giusi Aliperta, mercredi 4 juin Atelier de création libertaire 1er ore 19;
INGHILTERRA, London Mercoledì 4 giugno alle ore 18.30 in UTC+01
L’orecchietta – Coffee Shop & Restaurant a London, United Kingdom

Sciopero del trasporto aereo, la denuncia del sindacato: “Meridiana ha noleggiato aerei ed equipaggi esterni”Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Dalla mezzanotte è in atto il nuovo sciopero dei trasporti di 24 ore, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Ugl Trasporto Aereo, che interessa il gruppo Meridiana, ma anche gli assistenti di volo di Easyjet e Alitalia. Secondo quanto denuncia il sindacato, l’azienda, che ha intenzione di procedere a licenziamenti di massa, sta ricorrendo all’affitto di vettori ed equipaggi esterni pur di effettuare il servizio. La Cgil in una nota parla di comportamento sindacale e si dice pronta a denunciare il tutto alla magistratura. “Si celebra oggi l’ennesima pagina nera della vita di un’azienda in piena deriva antisindacale e dalla quale ormai ci si può aspettare di tutto”, dice il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi, spiegando che “l’azienda, avendo stimato un adesione praticamente totale allo sciopero, peraltro verificatasi, ha noleggiato equipaggi e aeromobili di altre compagnie, anche straniere, ed i passeggeri che oggi riusciranno a volare Meridiana si troveranno su aeromobili di altre aziende e probabilmente senza nessuno dell’equipaggio che parla la lingua italiana”.
Secondo il dirigente sindacale della Filt nazionale “i costi vertiginosi di queste iniziative, gli aeromobili Meridiana a terra, gli atti sempre più in spregio delle normative vigenti segnano un punto di non ritorno e siamo costretti a denunciare quanto in atto alla Magistratura e all’Ente Nazionale Aviazione Civile. La dirigenza di questa azienda è pericolosa – denuncia infine Rossi – ed evidentemente ha mandato dall’Aga Khan di procedere alla distruzione di una realtà economica irrinunciabile per la Sardegna e per il trasporto aereo nazionale”. A Cagliari-Elmas i dipendenti Meridiana hanno esposto uno striscione per richiamare l’attenzione sulla vertenza dei 1.200 esuberi annunciati dalla compagnia aerea dell’Aga Khan.

Borsellino quater, ascoltato il pentito Romeo: “Le stragi furono volute da Berlusconi” da: giornale siracusa

 

pentito-romeo

Si è appena conclusa un’udienza durata quasi 8 ore, presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia di Roma, del processo Borsellino quater, nel quale i pubblici ministeri di Caltanissetta Sergio Lari, Domenico Gozzo, Stefano Luciani e Gabriele Paci, indagano sulla morte del giudice Paolo Borsellino, ucciso nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992 insieme agli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina .

Tra gli imputati Salvatore Madonia, Vittorio Tutino, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci.

Oggi sono stati ascoltati i pentiti Gaspare Mutolo, Agostino Trombetta e Pietro Romeo.

Gaspare Mutolo ha delineato uno scenario, che rimanda immediatamente al clima dei racconti di Leonardo Sciascia, di tacito accordo e di pacifica convivenza fra mafia, forze dell’ordine e chiesa cattolica. In questo periodo storico durato fino ai primi anni ‘80, i mafiosi non erano visti come delinquenti ma, semplicemente, come persone in grado di mantenere un ordine incutendo una giusta dose di timore, motivo per cui ci si guardava bene dall’arrestarli. Poi le cose iniziarono a cambiare e Mutolo, che ha ancora un retaggio che vede sopravvivere il mito di un’etica della mafia, ha dichiarato di aver iniziato a collaborare “quando i corleonesi iniziarono a uccidere le donne e i bambini che non si toccano e io non mi sentivo più un uomo d’onore”. All’inizio della sua collaborazione, Mutolo avrebbe voluto affidarsi a Falcone, che stava però già a Roma, per parlare soprattutto del coinvolgimento del giudice Signorino e di Contrada, ma da Falcone stesso viene rimandato a Borsellino, che era a Marsala.

“L’incontro, inizialmente ostacolato da Giammanco, avvenne il giorno 1 luglio del 1992 e fu tormentato. Io dissi che dovevamo partire dall’indebolire il potente ‘esercito armato della mafia’ che metteva in pericolo perché controllava tutti i rioni. Doveva essere un incontro segreto, ma il dottor Borsellino riceve una telefonata dal ministro Nicola Mancino che, quindi, sapeva dov’era e interrompiamo l’interrogatorio perché Borsellino va da Mancino” continua Mutolo “Al ritorno, Borsellino era agitato e nervoso al punto di avere acceso due sigarette, una in bocca e una nella mano. Mi porta i saluti di Contrada, che aveva incontrato all’uscita del ministero, e mi riferisce che gli ha detto, con tono sarcastico, che per qualsiasi cosa mi potevo rivolgere a lui, ma in verità voleva dirmi di non parlare”. Mutolo, che è il collaboratore con il quale nasce la Dia e che ne diventa consulente, durante l’udienza di oggi, ha fatto riferimento, per la prima volta, a personaggi importanti di Palermo dai quali lui stesso cercava informazioni e che spingeva a collaborare fra il 1991 e il 1992. “Non posso fare i nomi così pubblicamente” ha risposto a una richiesta di ulteriore approfondimento “li farò se me li chiede un giudice. Comunque, non li cercavo per favori personali ma allargavo il mio campo d’azione per la Dia” e, su di loro, ha aggiunto soltanto che “sono professionisti pacifici che oggi continuano a lavorare, persone per bene che già allora rischiavano”.

Dopo la morte di Borsellino – che Mutolo ha definito uno che non sentiva le redini – i giudici Natoli e Lo Forte continuano a indagare con l’inchiesta ‘Golden Market’, così denominata a partire dalle iniziali del nome e cognome di Gaspare Mutolo.

Il secondo teste di oggi è Agostino Trombetta che apparteneva al mandamento di Brancaccio ed era l’autista di Gaspare Spatuzzagaspare-spatuzza-2009-12-4-17-41-43che all’epoca era capomandamento di Brancaccio – e lo proteggeva durante la sua latitanza cercandogli posti sicuri.

Trombetta decide di collaborare con la giustizia dall’aprile del 1996, la sera stessa in cui viene arrestato.

Interrogato a proposito delle sue attività lecite, dichiara: “avevo un’autofficina e un’autolavaggio in società con Maurizio Costa; lui era il vero e proprio meccanico, io facevo rubare o rubavo le macchine per montare i pezzi e poi rivenderle”. Trombetta viene ascoltato soprattutto in merito alla Fiat 126 e racconta che “una mattina cercavo Maurizio nei vari bar del quartire perché non riuscivo a trovarlo, poi lo vedo arrivare da una stradella di campagna che collega un magazzino dove facevamo riparazioni e smontavamo macchine rubate. Mi dice che è stato in giro a comprare cose che gli aveva commissionato Gaspare Spatuzza dandogli anche centomilalire: doveva sistemare i freni di una Fiat 126 vecchissima che aveva la carrozzeria malridotta e pure un fanale rotto. Mi dice pure che aveva notato qualcosa di strano, tipo un ripetitore sotto il sedile e che Spatuzza lo aveva bruscamente tirato fuori dalla macchina. Spatuzza diceva che la macchina voleva ripararla per la sorella, ma era strano che non mi avesse coinvolto e che, tirchio com’era, avesse uscito anche centomilalire”.

Purtroppo, è chiaro immediatamente a tutti di quale Fiat 126 stiamo parlando.

Per concludere, Trombetta ha risposto affermativamente alle domande riguardanti la sua conoscenza di Vincenzo Scarantino, del quale ha detto essere “uno spacciatore che si sentiva  un grande mafioso ma era un grande infamone” e di Vittorio Tutino che “era il killer della famiglia Graviano”.

Agostino Trombetta ha concluso la propria dichiarazione con delle forti lamentele riguardanti la sua attuale situazione di collaboratore di giustizia che dal 2004, essendo stato capitalizzato, non ha più diritto al programma di protezione.

Come ultimo collaborante è stato ascoltato Pietro Romeo, appartente al gruppo di fuoco di Brancaccio che, poi, dal 1995 ha deciso di collaborare con la giustizia perché “mi volevo liberare da tutto quello che avevo fatto e volevo cambiare vita”.

La sua dichiarazione vale tutte le 8 ore dell’udienza di oggi.

Interrogato a proposito delle motivazioni delle stragi del 1993 e sui rapporti fra Cosa nostra e gli esponenti politici, ha raccontato che “dopo che Pasquale De Filippo aveva fatto arrestare Nino Mangano e Bagarella, io ho assistito a un incontro fra Francesco Giuliano e Gaspare Spatuzza durante il quale Giuliano chiese: «Chi è il politico che ha fatto mettere le bombe, Andreotti o Berlusconi?» e Spatuzza rispose «Berlusconi, quello di canale cinque». In effetti, Berlusconi era in contatto diretto con i fratelli Graviano, i quali andavano a Milano per discutere con lui di queste cose” e sui motivi di questo contatto, Romeo ha dichiarato: Berlusconi aveva promesso ai Graviano che si sarebbe interessato per le questioni del 41 bis”.

Il processo è stato rinviato all’udienza di domani, 27 maggio, alle ore 9.30 sempre presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia di Roma e verranno ascoltati Ferrante, Grigoli, Sinacori e Drago.