indesit.Azienda verso la mobilità da. diritti distorti

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Scritto da DirittiDistorti
Mercoledì 20 Novembre 2013 07:14
E’ saltata ieri la trattativa sulla vertenza Indesit dopo l’incontro tra azienda, istituzioni e sindacati presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico.   Ne ha dato notizia la stessa Indesit company che in una nota spiega che ”dopo una notte di confronto, questa mattina ha dovuto constatare l’impossibilita’ incomprensibile di raggiungere un accordo con le Organizzazioni Sindacali”. Nella nota si legge che ”data l’importanza del piano per la competitivita’ dell’Azienda nel medio-lungo periodo, dopo oltre 5 mesi di ricerca di un dialogo costruttivo e di fronte ad un nuovo no da parte sindacale, Indesit e’ pertanto costretta a portare avanti unilateralmente il piano. Il mancato accordo impedisce pero’ l’accesso agli ammortizzatori sociali e penalizza i lavoratori comportando l’apertura della procedura di mobilita”’. L’azienda dovrebbe mantenere in Italia due stabilimenti su quattro.   Per la Fiom Cgil “la trattativa in corso al ministero dello Sviluppo economico e’ stata interrotta a seguito della decisione dell’azienda di respingere la proposta avanzata unitariamente dal Coordinamento sindacale che, valutando le proposte dell’azienda non sufficienti a garantire il futuro di tutti gli stabilimenti e la salvaguardia dell’occupazione, aveva proposto un aggiornamento della trattativa per permettere al sindacato di svolgere le assemblee in tutti gli stabilimenti del Gruppo e chiedere ai lavoratori un mandato a concludere sulla base di una posizione unitaria”. ”Indesit ha ritenuto non praticabile questo percorso democratico e ha annunciato l’apertura unilaterale della procedura di mobilita’, rinunciando a un confronto che avrebbe permesso l’avvio di una fase conclusiva del negoziato, sciogliendo i nodi ancora presenti nel rapporto con i lavoratori -continua la nota sindacale-. Inoltre l’azienda, nonostante le richieste sindacali, non ha chiarito quali sono le scelte che la famiglia Merloni, azionista di riferimento, sta facendo e che prevedono l’entrata di altri soggetti nell’assetto societario”.

Lo scandalo dei 4,3 miliardi: mai spesi i fondi Ue per il suolo | Fonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Di fronte alla tragedia che ha colpito la Sardegna, all’alto numero dei morti causato dall’alluvione, i dati che vengono da Roma gridano davvero vendetta. Sono ben 4,3 miliardi di euro i fondi disponibili per la messa in sicurezza dei territori meridionali – stanziati da Ue, Stato e Regioni – e che scandalosamente non sono mai stati spesi. Un «tesoretto» che fa parte dei poco più di 5 miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc) programmato per il periodo 2007-2013 e di cui finora è stato investito soltanto un miliardo, lasciando inutilizzati, appunto, ben quattro quinti del totale.
Intanto il governo ha messo subito a disposizione 20 milioni di euro, e ieri il presidente del consiglio Enrico Letta, a Olbia, prendendo atto del fatto che «i sindaci chiedono giustamente l’esclusione dal patto di stabilità di quello che sarà la ricostruzione», ha promesso che «sicuramente sarà così».
La denuncia sui 4,3 miliardi non spesi viene dall’audizione del ministro per la Coesione Carlo Trigilia, ieri alla Commissione Bilancio della Camera: ma Trigilia aveva già presentato gli stessi dati in una precedente audizione, il 5 novembre, davanti alla Commissione Ambiente della Camera.
Il numero sarà forse un inedito per l’opinione pubblica, ma certo sia a Roma che soprattutto nelle regioni è più che noto il fatto che i fondi (perlopiù europei, integrati poi da co-finanziamenti statali e regionali) destinati alla manutenzione idro-geologica del territorio finiscano purtroppo per essere spesso sprecati: perché non si mette in campo la programmazione, le conseguenti gare e l’esecuzione, con il risultato che alla fine del singolo ciclo l’Europa ce li chiede puntualmente indietro.
Già nel periodo 2000-2006, come ha spiegato lo stesso Trigilia, «per la difesa del suolo, nelle sole regioni del Mezzogiorno sono stati avviati progetti per oltre 2 miliardi di euro, ma con un effettivo assorbimento del 50% delle risorse finanziarie programmate». Uno spreco imperdonabile, in un paese come l’Italia, che ha assoluta «fame» di interventi per la messa in sicurezza del territorio: se è vero che, come denunciavano ieri i dati diffusi dal Corpo forestale dello Stato, sono ben 5,8 milioni i nostri concittadini esposti a rischio idrogeologico, in una superficie pari al 10% dell’Italia.
«Un evento come quello che purtroppo ha investito la Sardegna non era evitabile – spiega Trigilia – ma ricordo, come ho fatto oggi (ieri per chi legge, ndr) con il premier Letta a margine del Consiglio dei ministri, che il Fondo di sviluppo e coesione prevede 4 miliardi di risorse appostate per lo sviluppo idrogeologico che finora non si sono potute spendere per la complessità dei meccanismi, ma anche perché la spesa delle Regioni pesa sul loro patto di stabilità». Uno dei punti cardine sta proprio qui: le spese per la messa in sicurezza del territorio non sono purtroppo scomputate dal patto di stabilità, e questo è un fattore che frena le spese delle Regioni su questo fronte.
Anche se non è solo questo il punto: già i passati ministri (Fabrizio Barca, e Raffaele Fitto, che dagli Affari regionali aveva la delega) hanno avuto enormi difficoltà a valorizzare questi fondi, che spesso finiscono incastrati nell’inerzia degli enti locali: progetti mal scritti o che arrivano in ritardo, attesa dell’ultimo momento (per esempio i fondi 2007-2013 possono essere spesi fino al 2015, ma la programmazione e l’impegno vincolante dovrebbe concludersi entro dicembre di quest’anno), la mancanza di una regia centrale che monitori e solleciti gli investimenti. Spesso quando il ministero chiede la restituzione delle risorse non spese, le Regioni si rifiutano e li tengono in cassa finché non è l’Europa stessa a richiederle. Non a caso, quest’anno è stata istituita l’Agenzia per la Coesione, ente che farà capo al ministero dello Sviluppo, e che centralizzerà a Roma tutto questo sistema.
Trigilia però vuole evitare, per il futuro, che i vincoli del Patto di stabilità frenino questi investimenti, e così ieri ha proposto un apposito emendamento alla Legge di stabilità, relativo agli anni 2014-2020 (il prossimo ciclo), che vede ben 54 miliardi di euro stanziati per la messa in sicurezza del territorio italiano. L’emendamento, inoltre, servirà a mettere al sicuro i fondi dall’«aggressione» degli altri ministeri, perché non siano un «bancomat»

Spagna, in arrivo una legge per imbavagliare gli indignados | Fonte: Il Manifesto | Autore: Giuseppe Grosso

Il governo conservatore del Partido popular teme il dissenso e porterà in parlamento una proposta di legge studiata per mettere il bavaglio alle proteste, che in Spagna si susseguono sempre più numerose.
Nell’ultimo anno, infatti, non solo indignados, ma anche medici, studenti, professori e lavoratori della pubblica amministrazione sono scesi ripetutamente nelle piazze del paese per dire no alle politiche di austerità che il governo sta applicando in tutti i settori. Una tendenza che, però, potrebbe cambiare drasticamente.
+Se il pacchetto di norme «per la sicurezza cittadina» firmato dal ministro degli Interni Jorge FernándezDíaz dovesse passare (com’è probabile), partecipare a una manifestazione potrebbe, infatti, costare molto caro: da 30mila a 600mila euro, nel caso, ad esempio, di una protesta non autorizzatanei pressi diun edificio istituzionale.
Una misura, questa, disegnata ad hoc, per impedire che si ripetano le manifestazioni che l’anno scorso, in più occasioni, hanno radunato alle porte del parlamento migliaia di cittadini.
Ma i 55 articoli che, se approvati, sostituiranno la normativa socialista del 1992, prevedono dure sanzioni amministrative per quasi ogni tipo di protesta: gli escraches – i presidi pacifici sotto casa dei politici – saranno considerati un’infrazione grave dell’ordine pubblico e potranno essere multati anch’essi fino a 600.000 euro, in quanto, secondo il ministro, «atti minacciosi che si collocano al margine della legge pur non essendo finora classificati come reati».
Inoltre, con il fine implicito di prevenirli, la nuova normativa concede alla polizia la facoltà di istituire zone di sicurezza inaccessibili a mezzi e persone. Una limitazione delle libertà personali che i socialisti del Psoe hanno definito «un calcio in bocca alla democrazia degno di altri regimi».
A un mese dalla denuncia del commissario europeo per i diritti umani Nils Muinieks, che aveva richiamato il governo spagnolo «per l’uso eccessivo della forza durante le manifestazioni cittadine», arriva anche il giro di vite anche sulla diffusione di immagini riguardanti le forze dell’ordine.
La nuova normativa – che stride anche con il recente caso di ottopoliziotti catalani imputati, proprio grazie a un video, per la morte di un ragazzo a Barcellona – prevede multe di svariate migliaia di euro per chi diffonda foto, riprese o dati personali di agenti di polizia con la finalità di violare la loro privacy o di compromettere il loro operato.
Amnesty International, già a gennaio, aveva sollevato perplessità questo punto, recapitando le sue proteste al ministero degli Interni insieme a 60.000 firme per chiedere un’inchiesta sulla repressione della polizia durante l’accerchiamento del parlamento del 25 settembre del 2012.
«Con questa misura- ha dichiarato Ricardo Sixto di Izquierda Unida – il governo vuole dare una veste legale alla condotta violenta delle forze dell’ordine». «Tuttavia – ha proseguito il deputato -non bisogna dimenticare che la volontà di mettere la sordinaalle proteste,si scontra con la costituzione, che garantisce il diritto a manifestare».
Un diritto che, comunque, esce ridimensionato dal testo della proposta di legge, che il governo è già pronto ad attuare: nell’ultima finanziaria il budget del ministero degli Interni è stato aumentatodell’1,3%, in controtendenza rispetto agli altri dicasteri, che hanno subito, in totale, un taglio alle risorse economiche pari al 4,7%.