Intervento tenuto all’incontro del 9 novembre 2013 a Milano, sul tema delle violenze contro le donne nella storia della siniistra e del persistere di una mentalità patriarcale (anche) nei movimenti di sinistra Il dibattito è stato sollecitato in seguito all’evento soprannominato “lo scherzo della bandiera”, di cui si parla qui: http://politicafemminile.blogspot.it/… Intervento di Lidia Menapace

IL CORPO DELLE DONNE – VERSIONE INTEGRALE – Questa è la versione originale e integrale, in alta qualità, del nostro documentario sulla rappresentazione del femminile nella TV italiana. Ha avuto 2 milioni di visioni sulla rete, attraverso il nostro blog: www.ilcorpodelledonne.com

Reati ambientali e mafia, convegno a Catania L’assessore Marino attacca Confindustria da:ctzen

 

 

Si parla di Ecomafie in Sicilia, in un incontro organizzato dall’associazione antiestorsione Asaec. E l’assessore regionale all’Energia, tra i relatori, è incontenibile: attacca l’associazione degli imprenditori per la «gestione monopolistica delle discariche» e non esclude l’ipotesi inceneritori per risolvere l’emergenza rifiuti. Presente all’incontro, moderato dal giornalista Giovanni Tizian, anche il procuratore di Catania Giovanni Salvi, che ha ricordato l’impegno per l’abbattimento delle case abusive nell’Oasi del Simeto. Ricevendo forti critiche da Legambiente e Lipu

asaec_convegno_interna

«Confindustria ha impedito le modifiche volute dal governo regionale sulle quattro grandi discariche siciliane. Che funzionano come sistema di arricchimento, ad appannaggio di politica ed imprenditoria». Nicolò Marino, assessore regionale all’Energia, non trattiene le sue pesanti critiche all’associazione degli industriali nel corso del convegno che l’Asaec, associazione antiestorsione etnea Libero Grassi, ha tenuto ieri all’università di Catania. Tenendo traccia del tema dell’incontro, le connessioni tra estorsioni e i reati ambientali operati dai grandi gruppi criminali, l’ex magistrato e componente della giunta di Rosario Crocetta dichiara: «E’ facile parlare di antimafia, noi stiamo cercando di farlo». Poco prima il giornalista Giovanni Tizian, moderatore dell’incontro, aveva ricordato come «‘Ndangheta, Cosa Nostra e clan dei casalesi oggi siano principalmente “fornitori di servizi”, offrendosi sul mercato per la gestione dei rifiuti con prezzi di mercato competitivi. Per un giro di affari da 6,6 miliardi l’anno», e che la Sicilia è la terza regione italiana per reati ambientali. Problema che, per Marino, deve essere affrontato con determinazione, anche a costo delle critiche.

Come quelle arrivate da Legambiente dopo la decisione di dichiarare lo stato d’emergenza sui rifiuti a Palermo, a causa del «monopolio della gestione delle discariche come Bellolampo e Siculiana», dichiara l’assessore regionale. Dopo un intervento tecnico del direttore sanitario dell’Asp 8 di Siracusa Anselmo Mededdu, che ha ricordato come «il più alto numero di tumori si registra nelle aree urbane di Catania e Palermo, prima che nelle aree di Augusta, Gela e Milazzo», il dibattito non va oltre a un generico riferimento alla criminalità organizzata parlando di temi ambientali.

La mafia, tuttavia, è «presente e radicata nel territorio, con attività non sempre facili da dimostrare», ricorda il sindaco di Catania Enzo Bianco. Mentre il Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi cita «l’impegno in collaborazione con l’amministrazione comunale per l’abbattimento delle case abusive nell’Oasi del Simeto». Nella riserva naturale a Sud di Catania, sono attualmente «sessanta gli ordini di demolizione. Il costo maggiore di queste, però, è lo smaltimento dei materiali», spiega Salvi parlando della competitività delle aziende illegali nella gestione dei rifiuti. Contestato, in parte, da Renato De Pietro, presidente di Legambiente Catania. «Ci sono almeno 300 abitazioni abusive nell’Oasi, di proprietà comunale ma abitate come se nulla fosse. Perché non si fa nulla?», chiede l’ambientalista. «E’ sempre facile dire che non facciamo nulla», risponde il procuratore Salvi.

Lo stesso che, poco dopo, ascolta la denuncia di Giuseppe Rannisi, coordinatore Lipu per la provincia di Catania. «Il genio civile, con dei lavori eseguiti male senza una pianificazione, ha causato la desertificazione di una buona parte della riserva», denuncia Rannisi. «In Italia ci vogliono venti anni per eseguire un’opera, perché arriva sempre un oscuro gruppo di ambientalisti che vogliono proteggere gli uccelli, poi un’altro che protegge le erbette di campo. Siamo schiavi della burocrazia», commenta l’onorevole Andrea Vecchio. Ultimo intervento, quello di Danilo Pulvirenti, presidente regionale dell’associazione Rifiuti zero. All’assessore Marino ricorda: «Prima del problema delle discariche, dovremmo pensare a produrre meno rifiuti, Siamo gli ultimi in Italia per raccolta differenziata», dichiara Pulvirenti. «E’ vero, ma dobbiamo risolvere l’emergenza prendendo decisioni subito, non possiamo perdere tempo», risponde l’assessore Marino. Che conclude: «In Sicilia ci vuole tutto quello che serve per ridurre i rifiuti. Ricordo che a Copenaghen c’è un inceneritore nel centro cittadino»

Amianto alla Olivetti, la Fiom apre sportello informativo a Torino Fonte: rassegna

“Come Fiom, insieme con la Cgil, da mesi stiamo lavorando per ricostruire quanto è avvenuto in Olivetti, in rapporto con i nostri legali, allo scopo si svolgere un innanzitutto quel ruolo di servizio e assistenza ai lavoratori che ci è proprio e che ci porterà ad aprire uno sportello informativo a partire da martedì prossimo 12 novembre”. Ad annunciarlo in una nota è il segretario provinciale della Fiom torinese, Federico Bellono, che, in merito all’ inchiesta aperta della procura di Ivrea su 20 morti sospette per amianto, aggiunge: “proprio per questo, però – trovo incredibile che alcuni diano l’impressione di avere come prima preoccupazione quella di ‘assolvere’ i vertici aziendali, dimenticando, o facendo finta di non sapere, che la magistratura nell’unico procedimento ad oggi arrivato a sentenza ha già riconosciuto la colpevolezza dell’azienda”.

“Non si può, di fronte ad una tragedia come questa che peraltro è destinata a non rimanere circoscritta ai casi oggi oggetto di indagine, preoccuparsi innanzitutto che venga offuscata l’immagine del ‘mito’ olivettiano o la storia industriale di un’azienda la cui straordinarietà nessuno mette in discussione – prosegue l’esponente sindacale – è vero invece che un atteggiamento eccessivamente celebrativo rischia di essere acritico e di non aiutare un’adeguata comprensione della realtà, che è sempre più cruda delle mitizzazioni”.

“Semplicemente l’azienda ideale, perfetta non esiste – conclude Bellono – per molti aspetti l’Olivetti era un’azienda come tante altre, con problemi simili. Anche lì ci si poteva ammalare e si poteva morire di lavoro, e pure una dirigenza ‘illuminatà’ per definizione ha avuto le proprie responsabilità, al di là della rilevanza penale che i giudici dovranno, e in parte l’hanno già fatto, verificare. Dire però, come ho letto stamattina, che il nome Olivetti non può essere macchiato mi sembra una stupidaggine: di una storia industriale non si possono prendere solo le parti che  convengono”

Legge di stabilità, prossima settimana le mobilitazioni di Cgil, Cisl e Uil Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Con la prossima settimana entra nel vivo la mobilitazione unitaria, promossa da Cgil Cisl Uil, per cambiare la legge di Stabilita’. A partire da lunedi’ 11 novembre, e fino a venerdi’ 15, tutte le province d’Italia saranno interessate dallo sciopero nazionale proclamato dai sindacati confederali lo scorso 21 ottobre contro la ex legge Finanziaria. Un programma intenso, fatto di quattro ore di sciopero che coinvolgeranno i lavoratori di tutti i settori e che si articoleranno a livello territoriale, con decine di iniziative in programma nei prossimi giorni.
Le rivendicazioni alla base della mobilitazione Cgil Cisl Uil, sintetizzate in una piattaforma, mirano a colpire sprechi e rendite per dare piu’ risorse ai lavoratori e ai pensionati. I sindacati chiedono infatti misure per diminuire le tasse sui lavoratori e sui pensionati, cosi’ come risorse per rivalutare le pensioni, insieme all’adozione di iniziative per affrontare i nodi irrisolti nella Pa e dare efficienza alla spesa pubblica. Il tutto attraverso un dettagliato ventaglio di proposte che mirano, tra le altre cose, al taglio degli sprechi e dei costi della politica. Proposte quindi per cambiare radicalmente la legge di Stabilita’ e dare cosi’ quelle risposte necessarie per far ripartire il Paese. Come ha ricordato, infatti, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il varo della legge di Stabilita’ e’ ‘il banco di prova delle politiche del governo’, ovvero ‘se si danno delle risposte positive, oppure no’. Parallelamente alle iniziative di protesta, sempre dalla prossima settimana prenderanno il via gli incontri tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, con i gruppi parlamentari. Incontri richiesti dagli stessi sindacati per ‘formalizzare’ le critiche alla legge di stabilita’ e sostenere le ragioni, nonche’ le proposte, per un cambiamento necessario al provvedimento che gia’ dalla prossima settimana entrera’ nel vivo dell’iter parlamentare di conversione in legge. Gia’ a partire da lunedi’, infatti, sono in calendario appuntamenti con i gruppi parlamentari di Sel, Pd e Fratelli d’Italia.
Al momento il quadro della mobilitazione che partira’ lunedi’ prossimo – al termine della quale una riunione degli organismi unitari di Cgil, Cisl e Uil valutera’ i risultati ottenuti ed eventuali nuove iniziative da mettere in campo – prevede che in tutte le regioni i lavoratori si fermeranno per 4 ore, con alcune eccezioni territoriali dove la fermata sara’ di 8 ore. Decine le manifestazioni in programma a partire da inizio settimana per arrivare a venerdi’ quando, a Milano, il leader della Cgil, Susanna Camusso, partecipera’ alla manifestazione promossa dai sindacati confederali del capoluogo lombardo in piazza della Scala a partire dalle ore 9.30.

L’esclusione dei cittadini “stranieri”: l’inciviltà del Servizio civile nazionale | Fonte: Sbilanciamoci.info | Autore: Fiorella Farinelli

 

Non sono neppure 600, al momento, i ragazzi impegnati nel Servizio civile nazionale. Per tutto il 2012 i soldi per emanare il bando non ci sono stati, e solo i 65 milioni raggranellati nel 2013 ne hanno permesso il decollo lo scorso ottobre. Pochissimi i posti – 15.461 di cui 502 per attività all’estero – e in più il timore di una sospensione per gli eventuali effetti del ricorso presentato giorni fa al Tribunale di Milano da due associazioni che contestano l’esclusione dei ragazzi senza cittadinanza italiana. Asgi (Associazione di studi giuridici per l’immigrazione) e Apn (Avvocati per niente ), in verità, quella causa l’hanno già vinta già due volte, con una prima sentenza favorevole, e con il successivo rigetto del ricorso della Presidenza del Consiglio che l’ha resa definitiva. L’imposizione del requisito della cittadinanza italiana, per i giudici milanesi, è senza alcun dubbio «discriminatoria», e proprio perché il Servizio civile nazionale, così come è regolamentato, non è ascrivibile a un’attività di «difesa della Patria» ma piuttosto ad attività di «solidarietà sociale». E però da noi non è scontato, checché se ne dica, che le sentenze della magistratura si debbano sempre e comunque onorare. Dipende. Questo è appunto uno di quei casi che danno ragione alla lucidità di Ennio Flaiano a proposito di un’Italia che essendo «la patria del diritto è anche la patria del rovescio». Perché dopo un bel po’ di discussioni si è scelto di non farne niente. Non è stata seguita la via delle modifiche amministrative, ritenuta troppo impervia anche dal ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, e neppure quella legislativa ritenuta dal governo ancora più impervia. Niente di niente, insomma, la solita inconcludenza incapace di grandi riforme, e anche di piccoli passi. Ad andare avanti, intanto, è il tradizionale doppio binario, con un Servizio civile nazionale sbarrato anche a chi è nato in Italia o ci studia da anni, e il Servizio civile promosso da molti Comuni grandi e piccoli che invece le seconde generazioni le fa partecipare. Che dire? Innanzitutto che c’è una enorme confusione, e non da ora, su un Servizio civile nazionale che si è voluto fin dall’inizio volontario invece che obbligatorio, e che viene stiracchiato come un elastico a seconda dei contesti. Come si vede, fra l’altro, dal fatto che ci sia anche il Servizio civile nell’elenco delle opportunità di inserimento sociale e lavorativo che lo Stato, nella versione italiana del programma europeo 2014-2015 «Youth Guarantee» (1,2 miliardi tra fondi europei e nazionali ), si impegna ad offrire ad almeno 204.000 giovani a quattro mesi dall’uscita dal sistema di istruzione. Di che si tratta, allora? È un lavoro, un’occasione formativa, un’attività patriottica, che altro? Ma il bando di ottobre è soprattutto l’ennesima dimostrazione di una cecità politica insostenibile nei confronti dell’immigrazione e della necessità di una sua migliore integrazione. Di qui a un paio di decenni i figli di genitori stranieri saranno una parte numericamente decisiva, per lo sviluppo economico e civile del paese, della popolazione più giovane. (…) *La versione completa dell’articolo su http://www.sbilanciamoci.info

Roma, l’assemblea di movimento protrae l’assedio: il 20 contro il duo-Tav Hollande & Letta.Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

“L’assedio continua” e culminera’ il 20 novembre con iniziative di protesta a Roma in occasione del vertice Italia-Francia in cui il premier Enrico Letta e il presidente Francoise Hollande discuteranno anche del completamento della tav in val di Susa. La lunghissima assemblea nell’aula I di lettere alla fine qualche altro appuntamento è riuscita a metterlo giù. Doveva essere un primo momento di valutazione della due-giorni del 18 e 19 ottobre. E questo è stato, con in più l’invito alla partecipazione alle due scadenze di Napoli, sul biocidio, e di Torino contro la Tav, entrambe il prossimo 16 novembre, passando per la manifestazione degli studenti del 15.
Un punto sembra dominare su tutti: il legame con la battaglia in Val di Susa, piuttosto che l’articolazione delle varie occupazioni territoriali del patrimonio abitativo, sottolineano che lo scontro politico con il Governo e con la lobby imprenditoriale, è sull’allocazione delle risorse finanziarie in una fase di forte crisi economica. Un’acquisizione che il movimento sembra aver registrato chiaramente. Ora la sfida si gioca sulla capacità di tematizzarlo politicamente e di mettere in campo soluzioni organizzative di volta in volta all’altezza della situazione. E, soprattutto, fuori dal tiro di eventuali smanie egemoniche di questo o di quello.
Ecco perché anche il linguaggio si fa meno fumoso e, per certi versi, meno “politicista” anche se ancora troppo “autocentrato”. “Centinaia di attivisti giovani – sottolinea Guido Lutrario – si stanno misurando sul piano dell’organizzazione, e questo ci pone davanti a un universo che ha i suoi tempi”. Un compito che se da una parte lascia fuori il “cappello politico”, dall’altra non può non porsi il nodo dell’adeguatezza. Per dirla con le parole di Gianluca di Askatasuna, “oggi il problema dell’egemonia non si pone. Si pone piuttosto che si lavori sulle condizioni dello stare insieme e del comporre i vari pezzi”. Quindi, il discorso sulla costruzione delle varie piattaforme trova sicuramente un audience maggiore: abitare, austerity, reddito e precarietà, infatti, sono stati i tavoli della mattina di domenica.Insomma, per gli “spiriti liberi senza regia”, per dirla con le parole di Paolo Di Vetta, che ieri hanno usufruito di interventi non contingentati per scelta, si pone almeno il nodo dell’intreccio delle rivendicazioni. E il mese di dicembre potrebbe essere l’occasione per mettere in campo “la pratica della riappropriazione” insieme ai temi del lavoro e della precarietà. Tenendo conto anche del fatto, come sottolinea Lutrario, che le lotte concrete vanno allargate ad altri settori sociali, come quelli che non riescono a pagare il mutuo e hanno l’impellenza di “aprire un conflitto organizzato con le banche”. “La pista di lavoro è quella che mette insieme le pratiche della riappropriazione con l’organizzazione collettiva delle forme di neomutualismo e di autorganizzazione che in vario modo si sono sviluppate nei territori non traslasciando il tema del lavoro”, puntualizza Francesco Piobbichi, della Rap –. E domandarsi come tutto questo possa trasferirsi a livello generale nella questione politica capitale, quella che mette in discussione le politiche dell’austerity”. Per Giorgio Cremaschi, infine, che ieri era presente ma non è intervenuto, da Roma arriva “un buon segnale. Adesso però bisogna andare avanti contro l’Europa delle banche e del fiscal compact”.

Le “colpe umane” sotto l’effetto serra Fonte: Il Manifesto | Autore: Luca Fazio

 

Poco più di un mese fa, a Stoccolma, è stato pubblicato l’ultimo rapporto sul clima dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu. Adesso ci sono più di duemila pagine – una sintesi delle circa diecimila pubblicazioni scientifiche più recenti – che confermano il riscaldamento globale e indicano il colpevole. Gli scienziati di tutto il mondo, tranne la nutrita schiera dei negazionisti, foraggiati dalla potente lobby delle industrie e dei combustibili fossili, da tempo aspettavano la pubblicazione di questo prezioso volume. Per i non addetti ai lavori, e per i politici, sono stati preparati riassunti divulgativi tradotti in tutte le lingue. Sicuramente ce ne sarà uno a disposizione per i 192 rappresentanti dei paesi che da domani al 22 novembre parteciperanno alla 19esima Conferenza delle parti (Cop 19) sul cambiamento climatico di Varsavia; un appuntamento decisivo per preparare la conferenza di Parigi del 2015, l’ultima chiamata per negoziare un nuovo accordo internazionale sul clima dopo il 2020. In quest’ultimo rapporto Ipcc (il primo risale al 1990), gli scienziati sostengono che è «estremamente probabile che l’influenza umana sul clima abbia provocato più della metà dell’incremento osservato nella temperatura media della superficie terrestre dal 1951 al 2010». Dubbi non ce ne sono: gli ultimi trenta anni sono stati i più caldi dal 1850 e l’ultimo decennio è stato il più bollente in assoluto, gli oceani si sono riscaldati molto dal 1971 ad oggi (fino a 700 metri di profondità). Davanti a questa evidenza scientifica, sullo sfondo dell’ultimo catastrofico «evento naturale» che ha sconvolto le Filippine, l’obiettivo del vertice di Varsavia non può essere che uno: ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020. L’Unione europea ne produce l’11% del totale, la Cina il 22%, gli Stati Uniti il 13%, l’India il 5%, la Russia il 5%, tutti gli altri paesi inquinatori il restante 44%. Il Parlamento europeo si presenterà in Polonia con la proposta di ridurre le emissioni del 30% in sette anni, un obiettivo che difficilmente verrà sottoscritto dai paesi cosiddetti emergenti ma anche da Usa, Canada, Russia e Giappone. Dunque, nonostante l’allarme lanciato dalla comunità scientifica, la politica potrebbe continuare a brillare per l’incapacità di agire anche di fronte alla catastrofe. Matthias Groote, europarlamentare socialista tedesco, guiderà la delegazione del parlamento europeo. Si aspetta una settimana difficile. «Abbiamo già un accordo sulla riduzione delle emissioni delle automobili e per ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 – ha spiegato prima della trasferta in Polonia – e adesso vogliamo impegni concreti in tutte le regioni del mondo, ora e non nel 2018». Groote ha anche fissato un obiettivo minimo per dichiararsi soddisfatto, «mi piacerebbe che i paesi sviluppati dimostrino in questa occasione una volontà forte per la costituzione del Fondo verde per il clima, altrimenti i paesi sottosviluppati perderanno la fiducia, ci aspettano discussioni fino a tarda notte, ma dobbiamo trovare una soluzione». Altrimenti, gli scenari delineati dal volume dell’Ipcc sono piuttosto chiari. Lo sguardo è rivolto alla fine del secolo. Nel più drammatico, il livello delle acque del mare potrebbe salire di 62 centimetri e la temperatura potrebbe crescere di 3,7 gradi rispetto a quella rilevata tra il 1986 e il 2005 (4 gradi in più rispetto alla temperatura registrata nell’era preindustriale, 1750 circa). Nella migliore delle ipotesi formulate dagli scienziati, invece, i mari crescerebbero di 24 centimetri e la temperatura salirebbe di 1 grado rispetto allo stesso periodo preso in esame (quindi 1,7 gradi in più rispetto a tre secoli e mezzo prima). In questo caso si resterebbe di poco entro i 2 gradi in più, una soglia che tutte le pubblicazioni scientifiche individuano come limite da non oltrepassare mai per scongiurare il moltiplicarsi di eventi estremi. Il punto è che se la vocazione inquinante del genere umano dovesse proseguire così com’è, quel limite tra dieci anni sarà già superato e gli «eco scettici» non dovranno attendere la fine del secolo per ammettere di aver sottovalutato l’allarme. L’unica cosa da fare per abbattere la produzione di combustibili fossili implica una riconversione profonda del sistema di produzione e di pensiero. Del capitalismo stesso, dicono gli «eco ottimisti». Servono nuove politiche globali condivise per rivoluzionare il sistema energetico, per produrre meno cemento e per fermare la deforestazione. Ma anche gesti più semplici alla portata di tutti, come lasciare a casa l’automobile.

Lo sbarco alleato del 43, in un convegno didattico -formativo del liceo Spedalieri alle Ciminiere da “La Sicilia”

Cattura