Catania 29 luglio 2013 “Siamo tutti Di Matteo”

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Lettera del Prof. Gabriele Centineo indirizzata al Coordinatore Regionale Sicilia Ottavio Terranova sugli eventi dell’ANPI Catania

A Ottavio Terranova

                                                      ANPI Coordinamento Regionale

                                                      ANPI Segreteria Nazionale

                                                      ANPI Comitato Provinciale Catania

 

 

Caro Ottavio,

 

Nel corso dell’ultima riunione del Comitato Provinciale dell’ANPI ho letto la fitta corrispondenza tra te, Nicola e l’ANPI catanese e nazionale. Non la conoscevo perché non ho ancora imparato l’uso di internet, non posseggo un computer e sono ancora legato ai vecchi metodi di comunicazione. Ma al di là delle tecniche vedo in te qualche nostalgia dell’antico. Nello stile delle tue lettere risuona un eco familiare delle vecchie circolari del comintern di quel centralismo burocratico che richiede il concitato imperio ed il celere ubbidire, così l’ANPI di Catania è confusa ed incapace di una linea unitaria, per fortuna tu puoi indicarla: una linea che scende dai rami di una implacabile gerarchia che da te promana.

Noi, io, ci chiediamo chi sia mai tu per giudicare o meno dell’esistenza di una linea unitaria e per imporla a partire a quanto pare da un rapporto personale tra te e Nicola di cui assumi le tesi.

Neppure il centralismo più autoritario può fare a meno di un confronto negli organismi ed imporre che la opinione minoritaria di un compagno possa diventare quella prevalente. Né basta l’autorevolezza di chi coordinatore regionale, è chiamato appunto a coordinare, non a giudicare, a comporre divisioni non ad acuirle.

Sulle basi di queste considerazioni ho scelto di scriverti personalmente ed sconsigliare un documento di dura risposta , in quest’ultimo caso, sia pur in negativo, ti avremo riconosciuto un’autorità che, a norma di statuto, non ti compete.

Torniamo però alle opinioni che si sono confrontate nei comitati provinciali e che hanno dato luogo alla corrispondenza. Prima ancora chiediamoci se sia lecito ed opportuno che una opinione non condivisa decida comunque di procedere, usando il logo dell’ANPI, ad organizzare a Mascalcia, dove non esiste alcuna nostra sezione, e per conto del comune, una iniziativa che vuole avere addirittura una valenza nazionale.

Sono stati infatti inviatati, ognuno ha i suoi gusti, il Presidente della Regione, quello della Repubblica, i rappresentanti dei Bersaglieri in quel momento compagni d’armi dei nazisti e l’Ambasciata Germanica. Si sono accontentati di un sottosegretario alla giustizia, ad ognuno il suo.

Comunque nel comitato provinciale si sono confrontate due opinioni:

1-    Moltiplicare le iniziative locali con le amministrazioni comunali di tutta la zona pedemontana. Il ricordo delle stragi naziste e le insorgenze cittadine sarebbe servito a rafforzare la tesi che la resistenza sia nata in Sicilia, ed infatti nel documento a firma di Nicola Musumarra ( logo ANPI e logo Comune di Mascalcia) si scrive testualmente: “ Valorizzare il contributo dei siciliani combattendo in Sicilia il nazifascismo prima e dopo lo sbarco delle truppe della “ grande alleanza nazifascista”. “Se ancora l’ANPI continua a sostenere che ….la Resistenza iniziarono dopo l’otto settembre del 1943…. Perde una occasione per diventare un’organizzazione nazionale” .

2-    Concentrare tutte le forze e le relazioni per una iniziativa in autunno che riflettesse sugli avvenimenti che dagli scioperi operai del ’43 all’otto settembre avevano costituito le basi sociali, politiche ed ideali della lotta di popolo che sarà a fondamento della Costituzione Repubblicana.

I fatti di Sicilia avrebbero naturalmente avuto il ruolo che loro spetta. Musumarra sostiene la prima tesi e nel tentativo di arruolare nuove forze, per sostenere il primato siculo,cita perfino i sabotaggi dei gruppi legati ad Antonio Canepa, fondatore dell’EVIS. Un tentativo di allargare lo schieramento antifascista a tutti, scecchi e picciriddi, anche a chi al separatismo fa riferimento: Lombardo e l’MPA. Non a caso il sindaco di Mascalcia, Leonardi, da quella esperienza proviene.

Ma se Nicola vede bene assieme separatisti e partigiani, allontana da noi compagni che da lungo tempo hanno collaborato, anche a partire da specifiche competenze storiografiche, alle attività non piccole né irrilevanti, dell’ANPI catanese.

 Rosario Mangiameli, docente di storia contemporanea  all’Università di Catania, così risponde all’invito di Musumarra: “ Non ho voglia di venire e partecipare a una riunione in cui si dica che i separatisti e i partigiani erano la stessa cosa… i separatisti erano quelli che volevano impedire che il vento del nord, ovvero i progetti e lo spirito della Resistenza arrivassero in Sicilia”.

Quindi non un incertezza di linea politica, ma l’affermazione netta che in Sicilia non si possa parlare di Resistenza e che ad essa assimilare le stragi naziste e le insorgenze in alcuni paesi non fa altro che diminuire la prima e non cogliere le ragioni, certo da celebrare, delle altre.

Questo sosteniamo. Se fosse un semplice dibattito storiografico potremmo anche affrontarlo con la tua presenza, uguale tra gli uguali, umile tra gli umili. Sarebbe un contributo gradito, assai meno gradito il ruolo che hai assunto tu e Ficarra presenziando ad iniziative che l’ANPI provinciale non ha promosso , liberi certamente di aderire a qualsiasi sciocchezza ma rigorosamente a titolo individuale, come forse avrai compreso non si tratta di decidere dove e quando è nata la resistenza.

Basta consultare il “Dizionario sulla Resistenza” 2 volumi Einaudi 2001, anche se siamo aperti a qualsiasi revisionismo storiografico alla Musumarra.

In ogni caso si tratta di difendere questa nostra Rivoluzione dall’uso strumentale che istituzioni comunali possono farne accomunando vinti e vincitori, tedeschi ed americani, in una qualche riconciliazione nazionale che in Sicilia potrebbe trovare il suo terreno ideale proprio perché la Resistenza non c’è stata.

Qualcosa di simile sembra essere avvenuto a Mascalcia con l’invito all’ambasciata germanica e la “Ideale partecipazione” dell’innominabile (Grasso, Boldrini) Presidente della Repubblica che da custode della Costituzione si appresta a divenirne il carnefice.

Gabriele Centineo

Del Comitato Provinciale dell’ANPI Catania

COMUNICATO contro OMOFOBIA e TRANSFOBIA dell’ARCIGAY COMITATO TERRITORIALE DI CATANIA ENNA CALTANISSETTA

 

La Commissione Giustizia della Camera dei deputati ha terminato la discussione e licenziato il testo base per la discussione alla camera.

 

 

Il testo base che è uscito dalla commissione giustizia, pur mantenendo l’inserimento del reato di omofobia e transfobia, ha perso dalla formulazione originaria una parte fondamentale, ovvero la piena equiparazione con le altre discriminazioni tutelate dalla legge Reale – Mancino (n.205/93) nella parte delle sanzioni accessorie (o aggravanti) ex art.3 della medesima.

 

 

Questo testo base è in se paradossale, atteso che mentre dovrebbe essere una legge antidiscriminatoria , in realtà contiene al suo interno una discriminazione di fondo, trattando le discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere in maniera più leggera rispetto alle altre di cui si occupa.

 

 

È, altresì, da evidenziare che la nuova formulazione della legge, ove non si provvedesse adeguatamente e con chiarezza a fornire una esatta definizione della fattispecie “omofobia e transfobia” indicando, quindi, espressamente la dicitura “orientamento sessuale” e identità di genere”, oltre a mantenere l’elemento discriminatorio nel suo seno, renderebbe la legge stessa non applicabile, configurandosi, pertanto, come una scatola vuota del reale contenuto che da anni tutte e tutti noi ci aspettiamo e che le tante vittime, numerose vittime, si aspettano legittimamente.

 

 

Già ora la legge Mancino-Reale risulta poco applicata essendo stata di fatto svuotata dal governo Berlusconi nel 2005 solo per salvare Bossi dai procedimenti penali a suo carico in corso presso la Procura di Verona.

 

 

L’attuale testo, poi, così come licenziato, verrebbe a costituire un ulteriore depotenziamento per quanto riguarda le persone transessuali e omosessuali, venendosi a configurare un doppio binario dove i reati per orientamento sessuale e identità di genere sarebbero certamente meno gravi di quelli commessi per questioni etniche, nazionali, razziali e religiose.

 

 

Non sono né pensabili né tantomeno accettabili discriminazioni di serie A e discriminazioni di serie B, essendo ogni e qualunque forma di discriminazione parimenti grave e parimenti sanzionabile, come, peraltro, ben previsto dalla nostra Carta Costituzionale che espressamente sancisce la piena parità di tutti i cittadini e la tutela della loro dignità e diritto davanti alla legge, essendo compito dello Stato “rimuovere gli ostacolo di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art.3 della Costituzione).

 

 

In definitiva questa proposta di legge, senza l’emendamento che reintroduca le aggravanti e le necessarie indispensabili definizioni dei concetti di orientamento sessuale e identità di genere al posto di omofobia e transfobia rischia di essere null’altro che uno spot elettorale che non risponde alle promesse fatte in campagna elettorale e soprattutto non costituisce uno strumento adeguato per rispondere ai bisogno di gay, lesbiche, bisessuali, trans e transgender che vivono in un paese che ancora li disprezza, li insulta, li aggredisce e li uccide.

 

 

Noi non possiamo credere che qualcuno intenda ancora l’omofobia come un fatto inesistente o peggio ancora legittimato da credenze personali. Su questo è utile, oltre al buon senso, ricordare cheIl diritto alla libera manifestazione del pensiero, tutelato dall’art. 21 cost., non può essere esteso fino alla giustificazione di atti o comportamenti che, pur estrinsecandosi in un’esternazione delle proprie convinzioni, ledono tuttavia altri principi di rilevanza costituzionale ed i valori tutelati dall’ordinamento giuridico interno e internazionale” come affermato dalla Corte di Cassazione (Cass. pen., sez. I, 28 febbraio 2001, n. 341, in Foro it. 2001, II, 457).

 

 

SIGNORI L’OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA NON SONO UNA OPINIONE MA REATI PENALI, FACCIAMOCENE UNA RAGIONE!

 

I nostri diritti non sono in vendita, chiediamo l’estensione integrale della legge Mancino alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, aggravanti incluse, atteso che la libertà di opinione non è e non può essere libertà di insulto, ingiuria, istigazione all’odio, nei confronti delle minoranze e delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.

 

 

Questa legge, nella integralità del suo spirito e assunto coerente alla Carta Costituzionale costituirebbe davvero il PRIMO PASSO MINIMO per provare a mettere l’Italia sulla giusta via e noi e Voi non possiamo permettere che sia un PASSO FALSO, pena le rispettive credibilità.

 

 

Chiediamo, pertanto, alle Sigg. Loro Ill.me di volersi attivare con qualunque mezzo a Loro disposizione, dalle dichiarazioni pubbliche, alle Vostre attività nei rispettivi incarichi istituzionali, sino ai Vostri contatti affinchè le istanze di questo segmento della popolazione che Voi gestite e anche rappresentate, ognuno per la propria competenza, non siano ancora una volta disattese e beffate da una legge che sicuramente apparirebbe come frutto dell’ennesimo inciucio, ribadendo noi anche e ancora in questo contesto che I NOSTRI DIRITTI NON SONO IN VENDITA!

 

E in chiusura conveniamo con il Circolo Mario Mieli nel rivolgere a tutte e tutti voi il seguente appello:

 

 

·Se sei una cittadina o un cittadino che crede che la democrazia sia fondata anche sulla difesa e sulla promozione dei valori della diversità, della tutela delle minoranze e dei diritti civili e umani,

 

 

·se sei un’elettrice o un elettore del Centro Sinistra , del Partito Democratico o di SEL che credi che queste forze debbano trovare finalmente coraggio e coerenza di portare avanti con determinazione la battaglia dei diritti civili per tutte e tutti e dei diritti per le persone omosessuali e trans in particolare,

 

 

·se sei un’elettrice o un elettore del Movimento 5 Stelle che credi che sui diritti civili si possa fare la differenza superando gli steccati tra maggioranza e opposizione,

 

 

·se sei un’elettrice o un elettore di Centro Destra o di Centro, che non pensi che questo voglia dire necessariamente essere omofobi e razzisti, ma può far rima con l’allargamento dei diritti civili e umani,

 

 

soprattutto, SE SEI LESBICA, GAY, BISESSUALE, TRANS, INTERSESSUALE, QUEER e sei STUFO di una POLITICA IMMOBILE e INCAPACE DI OFFRIRE RISPOSTE VERE ED EFFICACI. SE PENSI CHE SIA GIUNTO IL MOMENTO DI FARE APPROVARE LE LEGGI GIUSTE, solo perché SONO GIUSTE, e non perché conviene. SE PENSI CHE I NOSTRI DIRITTI NON POSSONO ESSERE MESSI IN VENDITA, fa sentire LA TUA VOCE

 

 

ARCIGAY COMITATO TERRITORIALE DI CATANIA ENNA CALTANISSETTA

 

giovanni caloggero

 

presidente

 

 

 

No Muos, Niscemi in marcia il 9 agosto | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il prossimo 9 agosto, Niscemi marcerà contro il Muos, da contrada Vituso conduce fino ai cancelli della base militare statunitense. La decisione è emersa al termina di un’assemblea cittadina svoltasi fino a tarda sera ieri nella piazza principale antistante il municipio dopo il ritiro dello stop ai lavori da parte della Regione Sicilia. Intanto, mentre prosegue l’occupazione del municipio, e’ stato annunciato che per il momento non ci saranno ne’ blocchi, ne’ manifestazioni. Il primo cittadino, Francesco La Rosa ha lanciato un appello, affinché tutti i comuni del circondario si mobilitano per condurre insieme a Niscemi la battaglia per bloccare la ripresa dei lavori della stazione satellitare di comunicazione statunitense. “Quella che condurremo per il momento – ha spiegato il primo cittadino – sarà solo una battaglia giudiziaria. Ho già dato mandato ai miei legali di andare a ripescare un ricorso risalente al 2011 e che giace al Tar con il quale il Comune di Niscemi chiedeva il blocco dei lavori”.

Imagine-John Lenon

All’ombra del Fuhrer-La Grande Storia

Val di Susa, venti sindaci firmano un documento per lo stop alla Tav | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

Venti sindaci valsusini, il vicesindaco di Rivoli e il presidente della Comunita’ montana valle Susa firmano un documento per chiedere la “sospensione immediata dei lavori preparatori del Tav per frenare lo spreco di denaro pubblico e le tensioni, sempre piu’ preoccupanti nel contesto attuale di grave crisi economica, sociale e politica”. Avigliana, Sant’Ambrogio, Villardora, Chiusa San Michele, Vaie, Villarfocchiardo, San Giorio, San Didero, Chianocco, Bussoleno, Mompantero, Venaus, Caprie, Giaglione, Oulx, Caselette, Bruzolo, Mattie, Rivalta e Moncenisio sono i comuni i cui primi cittadini hanno sottoscritto questo documento, che sara’ inviato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ai presidenti delle due Camere. Dichiara Angelo Patrizio, sindaco di Avigliana: “La presenza dei sindaci c’e’ e c’e’ sempre stata seguendo i percorsi istituzionali ma comunque all’interno della lotta alla Torino-Lione.

“Opera inutile e dannosa”
Oggi in maniera piu’ forte che mai ci opponiamo a quest’opera che e’ inutile e dannosa”. Gli amministratori sottolineano che e’ necessario spostare l’attenzione dal problema di ordine pubblico al reale problema di opportunita’ di realizzazione del Tav. “Ci preoccupano gli episodi di violenza – prosegue Patrizio – ma se si dispongono gli agenti fuori dal cantiere significa che si vuole alzare la tensione. La colpa non sta solo da una parte ma e’ sicuramente figlia dell’assenza della politica”. Il documento chiede anche “la ripresa di un sereno confronto politico sui contenuti e sui dati tecnici del progetto, superato e non aggiornato alle esigenze di oggi” nonche’ “l’individuazione di un piano organico e complessivo per la valle non legato alle compensazioni per un danno ma alle vere ed urgenti esigenze”.

Il movimento è non violento”
Accanto alla richiesta di sospendere i lavori al cantiere Tav di Chiomonte, facendo “ritornare la parola alla politica”, i sindaci esaminano gli scontri della scorsa settimana e la prospettiva per la manifestazione popolare di sabato, che li vedra’ nuovamente presenti. “I sindaci non sono scomparsi e continuano a far parte del movimento – puntualizza Dario Fracchia, sindaco di Sant’Ambrogio – Noi non vogliamo gente che tira le pietre e chiediamo a chiunque voglia tirarle di tornare a casa, perche’ il movimento torni ad essere popolare e non-violento come e’ sempre stato. Ci siamo sempre stati e ci saremo anche sabato. Insieme rappresentiamo piu’ di centomila persone e chiediamo che le nostre richieste siano ascoltate”. In merito alla vicenda di Marta e delle presunte molestie subite da parte delle forze dell’ordine, il sindaco di San Didero, Loredana Bellone dice: “Sono una donna e come donna mi sento offesa per gli oltraggi a cui veniamo sottoposte, come quello avvenuto a Marta venerdi’ notte. Domani, alle 12, davanti al palagiustizia di Torino ci sara’ un presidio di solidarieta’ con Marta, che sara’ sentita dai Pm. Io ci saro’ come tante altre donne valsusine”