Pio La Torre ucciso il 30 Aprile 1982

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/pio-la-torre/946/default.aspx

“Questa è casa mia”. Fiandaca sfratta Di Matteo dall’ateneo da: il fattoquotidiano.it

di-matteo-20150718-barbagalloda Il Fatto Quotidiano – 29 aprile 2015
“Dogmatici e poco critici”. E il tradizionale convegno di ANTIMAFIADuemila su Falcone salta
I relatori? “Dogmatici e poco critici, tranne Morosini”’. Il tema del convegno Ibridi connubi tra mafia e pezzi dello Stato? “È un concetto indefinito, quand’è che Falcone pronunciò quella frase?”. E alla fine la richiesta di scuse per le frasi, ritenute ingiuriose, del pm Nino Di Matteo, che alla scorsa edizione del convegno, in quella stessa aula magna, lo aveva bollato come “negazionista e poi giustificazionista” della trattativa stato mafia: “Questa (la facoltà, ndr) è casa  mia – ha urlato Giovanni Fiandaca, il penalista  del Pd trombato alle europee, in faccia ad un allibito redattore diAntimafia Duemila – e dopo 15 anni non avrete più carta bianca”. Risultato? Una vera e propria censura preventiva di una commemorazione di Giovanni Falcone: per la prima volta dopo 15 anni il tradizionale convegno organizzato dalla rivista antimafia non verrà ospitato dalla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, la stessa in cui Falcone si laureò.

“Un’entrata a gamba tesa del professor Giovanni Fiandaca”, delegato del rettore Roberto Lagalla “per le attività a sostegno dello sviluppo delle politiche a sostegno della legalità e della trasparenza” scrive il direttore Giorgio Bongiovanni nell’editoriale in cui spiega il gran rifiuto, chiarendo che il titolo del convegno è tratto proprio dall’intervento di Falcone al convegno dal titolo “La legislazione premiale” svolto nell’aprile del 1986 a Courmayeur. Al professor Fiandaca non è piaciuto il tema ma neanche i relatori, i magistrati Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita e la scrittrice Stefania Limiti moderati dal nostro collega Giuseppe Lo Bianco, tutti “dogmatici e poco critici”.

C’è il sospetto che sul tema della trattativa al professore non piaccia neanche il contraddittorio: un anno fa le Agende Rosse gli proposero un dibattito a due voci con il direttore di questo giornale, Marco Travaglio, ma il penalista rifiutò sostenendo che “un uomo di legge non si confrontava con un giornalista”.
A dicembre gli proposero come avversario dialettico l’avvocato Fabio Repici, ad un dibattito alla presentazione del film di Sabina Guzzanti “la trattativa”. Ma Fiandaca rispose: “Non mi interessa”. “E oggi – conclude il direttore Bongiovanni – resta la profonda  amarezza nel  constatare l’arroganza di chi è abituato a gestire il potere a suo uso e consumo, a discapito degli studenti che in quella scuola studiano”.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2015

Foto di copertina: il pm Nino Di Matteo relatore alla conferenza “Trattative e depistaggi” organizzata presso l’Università di Giurisprudenza di Palermo il 18 luglio 2012 (© Giorgio Barbagallo)

Il Centro di cultura e documentazione Popolare, Via Pisa 41 – Torino, ti invita alla lettura delle notizie pubblicate sul sito www.resistenze.org nell’ultima settimana: da: controlacrisi.org

Movimento Comunista Internazionale

– Iniziativa comunista europea sul diritto al lavoro e alla tutela dei disoccupati
– No alle politiche migratorie assassine dell’UE

Movimento operaio internazionale

– FSM: 1° Maggio 2015, con determinazione, internazionalismo e lotta
– Il movimento sindacale al bivio?
– La settimana di 30 ore: alla conquista del tempo perduto…

Transizione – analisi e prospettive

– Libertà per chi? La base di classe delle libertà civili

Della guerra

– Dall’Iraq allo Yemen, la trappola confessionale (seconda parte)
– I droni dei serial killer

Mondo – politica e società

– America latina e Stati Uniti: Una relazione asimmetrica

Mondo – salute e ambiente

– EXPO e TTIP: Le manette della dittatura capitalista che occorre combattere
– Devastazione e saccheggio

Gioventù comunista

– Il ruolo dei comunisti nella Resistenza

Grecia

– Manifestazione del PAME presso gli uffici UE di Atene contro la politica europea sugli immigrati

Spagna

– PCPE: 1° Maggio, unire la classe operaia e rinforzare le fila comuniste

Ucraina

– Un regime all’insegna del revisionismo e del negazionismo

Vietnam

– La grande vittoria della Primavera 1975
– Vo Thi Thang: la ragazza del sorriso della vittoria

Italia – politica e società

– Milano: Il PD cancella il corteo del 25 Aprile
– 1° Maggio: parliamo di lavoro, non c’è niente da festeggiare

Scuola

– Smantellamento della scuola pubblica. Una cronistoria per capire quando è cominciato

Lettere

– 70 anni dalla resistenza: scaduti i diritti d’autore

www.resistenze.org

L’ANPI non cambia verso Tutti i no all’Italicum dal fatto quotidiano del 28/4/2015

anpi noncambio verso

 

cazziata burtone

 

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ANPI news 161

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

Oggi 28 aprile seduta del Consiglio Regionale della Lombardia con intervento del Presidente nazionale dell’ANPI sul tema 70esimo della Liberazione

 

Dal 30 maggio al 2 giugno, a Carpi (MO), quarta Festa Nazionale dell’ANPI

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Breve cronaca di un 25 aprile straordinario

 

Durerà?

 

La tragedia del Mediterraneo: come uscirne?

 

Il caso “Mori”

 

Anpinews n.161

NEPAL, OLTRE DIECIMILA I MORTI, DUE MILIONI DI MINORI COLPITI DAL SISMA da:famiglia cristiana.it

28/04/2015  Lo afferma un drammatico comunicato di Save the Children. Un’emergenza umanitaria di proporzioni colossali: almeno un milione i senzatetto, quattrocentomila edifici distrutti. Il Paese ormai è un’immensa tendopoli. Manca tutto, dal cibo alle medicine.

Il terremoto in Nepal potrebbe aver provocato 10 mila vittime. Lo dice il premier Sushil Koirala che invoca un intervento internazionale. Finora i morti accertati sono 4.485, i feriti 8.235, ma sotto le macerie ce ne sarebbero almeno altri seimila.  Quattro le vittime italiane. Ci sono 39 italiani ancora non rintracciati ma “questo non vuol dire che siano dispersi”, ha precisato il ministro degli Esteri Gentiloni. Il sisma dello scorso 25 aprile ha spostato il terreno sotto l’area di Kathmandu fino a tre metri verso sud. I senzatetto, secondo il Centro nazionale delle operazioni di emergenza (Neoc), sono almeno un milione, mentre  6,6 milioni di persone sono state colpite in varia misura dal terremoto. Gli edifici distrutti completamente sono almeno 400 mila. Una catastrofe umanitaria di proporzioni bibliche.

Ma le notizie che si hanno da quello che è diventato un inferno sono ancora frammentarie. Il Paese è estremamente tortuoso e frastagliato e le difficoltà di comunicazione sono enormi. Diverse localita’, nelle vallate piu’ remote, sono ancora isolate e non sono state raggiunte dai soccorsi. Il governo stima inoltre che ci siano 400 mila edifici distrutti. Le vittime italiane – Renzo Benedetti e Marco Pojer sono state travolti da una frana mentre stavano facendo trekking a 3500 metri di quota nella Rolwaling Valley. Lo raccontano due compagni di spedizione, Iolanda Mattevi, ferita, e Attilio D’Antoni, illeso, ricoverati entrambi all’ospedale di Kathmandu. Sono morti anche Oskar Piazza, del Soccorso alpino del Trentino Alto Adige, e Gigliola Mancinelli, 51 anni, di Ancona, due dei 4 speleologi dispersi. Sono quasi due milioni i minori in Nepal che hanno bisogno di aiuto. Lo rende noto Save the Children calcolando 30 su 75 i distretti colpiti dal grave sisma, soprattutto nella regione occidentale e centrale.

“E’ l’ora per i nuovi partigiani di salvare questo paese”. Intervento di Paolo Andreozzi da: controlacrisi.org

Ancora ieri quel pericoloso cialtrone di Salvini, in tour pre-elettorale stavolta nelle Marche, ha fatto in modo di essere bersaglio – davanti a cronisti, microfoni e telecamere – di lanci di pomodori e uova. Sembra ormai questo il suo solo cliché, come quello di vecchie e bollite band di heavy metal che non credendo più in niente – se non nella saccoccia – esagerano col satanismo (pagliaccesco, beninteso) e sbarcano il lunario offrendosi a spettatori in vena di tirar mondezza sul palcoscenico.
Con la differenza, però, sostanzialissima, che mentre tutto il pubblico di quei tristi buffoni si esaurisce nelle piccole platee dei c’era-una-volta tour, quello dei guitti politici sulla breccia come Salvini è esteso quanto l’intero bacino mediatico nazionale ed è continuamente alimentato dalla rincorsa all’audience tra canali e tra testate (per far salire il prezzo da richiedersi ai rispettivi inserzionisti pubblicitari, ovviamente).Inoltre, considerate questa differenza ulteriore – ancor più importante, decisiva: a differenza del povero chitarrista imbolsito davvero e dannato per finta, che gli spettatori alla fine non prendono sul serio (stanno lì solo per divertirsi un po’, e dopo si torna alla vita vera), nel caso del cialtrone leghista i destinatari di tutto quel suo marketing razzista e inumano (i destinatari del marketing, non i bersagli degli slogan: cioè gli italiani-medi, non i migranti o i rom o in generale i povericristi) sono davvero dannati alla stupidità da un paio di generazioni di decerebrazione indotta, tanto che gli è ormai estraneo il principio di realtà (quello con cui un adulto sa separare la verità dalla finzione), e per di più si ritrovano l’anima bolsa e priva di quei nervi basici che chiamiamo empatia, dignità, coraggio, civiltà.

Il risultato è che per ogni uovo o pomodoro lanciato verso Salvini – meglio: per ogni uovo o pomodoro di cui stampa, tv e web narrano al grande pubblico italiano la traiettoria – da parte di una ridottissima minoranza di persone sveglie, attive e indignate dai suoi slogan che si danno appuntamento nei luoghi del suo tour (e purtroppo cadono nella sua trappola teatrale, che scatta solo se lui suscita reazioni così plasticamente mediatizzabili), ebbene ci sono dieci nuove adesioni alle sue tesi tra la stragrande maggioranza degli italiani-medi, dalla mente che russa sodo e lo spirito che rutta al più. Dieci voti virtuali nuovi contro un reale uovo che vola!

Salvini lo sa, ci conta (ci conta che volino uova, al più, mai sampietrini), politicamente vive di questo e per questo soltanto.
Perché sa che gli italiani svegli, attivi e indignati dal suo razzismo e dalla sua inumanità (in cui, ripeto, non crede probabilmente nemmeno lui stesso) sono davvero pochi; mentre tantissimi sono gli indifferenti ai moti dell’anima e dell’intelletto, e all’azione conseguente da essi, che però si solleticano a sentire qualcuno in televisione così sfacciato da dire con voce ferma ciò che essi pensano in cuor loro ma che si vergognano pure di sussurrare in famiglia: le frattaglie dell’egoismo sociale più gretto.

Gli indifferenti.
Ieri era l’anniversario della morte di Gramsci, del 1937. E per fausta coincidenza, quasi un contrappasso, esattamente otto anni dopo veniva arrestato dai partigiani, definitivamente, Mussolini: il mandante di un’infinità di nefandezze – compresa quella morte precoce e funestissima.

“Odio gli indifferenti,” scriveva Gramsci nel ’17, “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della Storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la Storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Compagne e compagni, date retta: odiamo con maggior costrutto, risparmiamo uova e pomodori!
Voltiamo le spalle al teatro e lavoriamo pazientemente – determinatissimi, da nuovi partigiani – per un’egemonia di classe che salvi questo Paese (e noialtri gente per bene) anzitutto da se stesso.