L’OMOFOBIA CHE UCCIDE, INSEGNANTE DI RELIGIONE SHOCK A OSTIA da: gaynet.it

 

 

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Pubblichiamo l’intervista a Cristina Alunni, docente del Liceo Anco Marzio di Ostia e consigliere del X Municipio di Roma, oggi agli onori della cronaca sull’edizione locale del Messaggero per un grave caso di omofobia da parte di un docente di Religione.

 

Come è iniziata la vicenda?

 

Una settimana fa ho ricevuto la segnalazione di alcuni ragazzi di un liceo di Ostia, nel quale un insegnante di religione si è lasciato ripetutamente andare ad affermazioni omofobe. I ragazzi mi hanno segnalato che il professore sta conducendo un percorso, che dura dall’inizio dell’anno scolastico, sul tema dell’omosessualità. Una delle tappe di questo percorso è stata che “l’omosessualità è uno squilibrio”.

 

Come ha agito dopo la segnalazione dei ragazzi?

 

In seguito alla notizia, mi sono attivata presso la dirigente scolastica. La preside era completamente ignara. Conseguentemente alla mia rivelazione in merito, il docente è stato chiamato a rispondere delle sue affermazioni. Alla preside, egli ha replicato, testuali parole, che “porta avanti le posizioni della Chiesa” e che “sta facendo questo percorso in tutte le classi”.
La dirigente scolastica gli ha chiesto/intimato/pregato/ordinato (non lo sapremo mai) di non fare più queste affermazioni.
In ogni caso, mi sono attivata con la preside per pianificare un incontro con i ragazzi della scuola sul tema dell’omofobia. Inoltre, ho sollecitato la Commissione Scuola, della quale faccio parte, a predisporre dei progetti antiomofobia nelle scuole del Municipio.
Nel frattempo, mi è parso urgente impegnarmi per organizzare una mobilitazione sul territorio di Ostia, poiché proprio negli stessi giorni in cui si verificava il fatto, il ragazzo gay di Roma si suicidava gettandosi dal palazzo dell’ex Pantanella.

 

Tutto questo ha sortito degli effetti?

 

Purtroppo la situazione si sta aggravando. A quanto i ragazzi mi riferiscono, il professore in questione persevera su tutta la linea. Oggi, in particolare, ho visto gli appunti presi durante la sua ora, ed è allarmante. “non si può contravvenire alla propria identità, se sei una donna nel corpo, devi essere una donna anche nella mente. Se sei un uomo nel corpo, devi essere un uomo anche nella mente. Non puoi tradire te stesso”. Da lì, gli appunti successivi portano direttamente alla definizione di peccato e a quella di pedofilia (perché accostarla all’omosessualità?).

 

Quanti anni avevano più o meno gli studenti coinvolti?

 

I ragazzi che mi riferiscono la situazione provengono da una quarta classe. Tuttavia, il docente porta avanti, a quanto sembra, questo progetto in tutte le sue classi. E se, in queste, ci fosse un ipotetico numero di adolescenti omosessuali che non hanno ancora metabolizzato la propria condizione? Se, inoltre, in questi gruppi di lavoro, fossero presenti, d’altra parte, animi invece condizionabili in senso inverso, e si alimentasse, caso affatto fantascientifico, il pregiudizio e la cultura omofoba in alcune giovani menti? Non dimentichiamo che queste parole vengono dette da dietro una cattedra, non davanti una tazzina di caffè al bar.

 

Cosa farete ora?

 

Siamo pronti ad una mobilitazione, insieme, su questo territorio, contro ogni discriminazione, contro la cultura omofoba da chiunque provenga, contro la violenza tutta, compresa quella delle parole? Prima di tutto quella delle parole. E’ la più insidiosa.
La mobilitazione ad Ostia potrebbe essere già la prossima settimana.
In ogni caso urge, a mio avviso, anche una sensibilizzazione a livello nazionale. Non possiamo pensare che il legislatore provveda a sanare il deficit normativo a tutela dei diritti dei gay, se poi alimentiamo una cultura omofoba e violenta concettualmente nelle scuole. Nelle menti tenere dei nostri ragazzi. Dobbiamo dire no, prima, molto prima.

 

A cura di Rosario Coco
Portavoce Gaynet Roma

Politica Piddì e congressi, il “caso Misterbianco”, Natale Falà (segretario del circolo Pd): “ecco come sono andate davvero le cose…”da: iene sicule

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Intervista  dopo le dichiarazioni di Giuseppe Caudo (Megafono)….

di iena politica marco benanti

Natale Falà (nella foto), il coordinatore del Megafono di Catania Caudo propone il vostro commissariamento. Avete paura?
Si. siamo addirittura terrorizzati…… tra l’altro vista la precisa ricostruzione dei fatti fornita dall’ottimo signor Caudo non c’è dubbio, ci ha proprio incastrato, siamo i soliti controrivoluzionari antidemocratici traditori di regole e processi….. in definitiva solo Totò con qualche sua celebre battuta potrebbe rispondere a tante sciocchezze messe in fila in appena 21 parole. … che pochezza. L’ottimo signor Caudo è talmente lontano dalle sezioni dei nostri circoli che non riesce a capire perché ci possa essere gente che liberamente e senza padroni decida di fare politica con la testa e con il cuore nel solco di un partito di cui dovrebbe avere più rispetto.
Ma qualcuno ha bloccato il congresso nel vostro circolo quando qualcuno stava per perdere? Davvero?
Sia chiaro è una menzogna senza fine, una bugia di cui sconosciamo i fini. Il segretario di circolo è stato eletto all’unanimità dall’assemblea degli iscritti e la candidatura era unica ed i veri iscritti al circolo pur democraticamente schierati con Torrisi o con Mangano, che ringrazio per l’onore che mi danno, mi hanno voluto affidare la segreteria di questo partito che frequento da quando avevo 15 anni. Quindi, tornando alla tua domanda Marco, assolutamente NO, nessuno perdeva o vinceva. Il congresso a Misterbianco si è fermato proprio per amore della democrazia e per l’amore che i veri 100 tesserati Misterbianchesi hanno dimostrato nei confronti di questo partito, orgogliosi di essere stati i primi a drizzare la schiena e difendere il partito democratico da quella deriva, dico i primi perché visto poi come sono andati i fatti e la sospensione totale del congresso provinciale ne è l’evidente conclusione. Il congresso si è fermato perché gli iscritti, quelli Veri , protestavano davanti allo svilimento della politica e del nostro partito costretto a logiche lontane dalle nostre. Un partito, quello democratico catanese, non più deciso a confrontarsi sul pensiero ma costretto a misurarsi sui numeri di correnti come nelle peggiori tradizioni andate.

Cosa è accaduto? Ci spieghi in sintesi l’accaduto? Ci sono state tessere “gonfiate” o altro?

Veniamo ai fatti quelli veri e non inventati dall’ottimo Signor Caudo: succede che mentre nessuno perdeva e nessuno vinceva, 200 persone frutto della lotta correntizia in maniera totalmente trasversale si presentavano all’apertura dei seggi con la precisa intenzione di votare il candidato che la corrente gli aveva richiesto; succede che da un momento all’altro questo partito si mette all’asta scalabile a destra ed a manca dal miglior offerente. Succede che un circolo vivo che fa politica tutto l’anno con sacrificio ed autofinanziandosi dice: non se ne parla! Succede che 100 veri iscritti del Partito democratico dicono “ noi a questo schifo non ci stiamo” e supportati dalla presenza dei due candidati che si erano democraticamente confrontati sul palco di quel congresso e presenti ed avviliti quanto noi di fronte a quello spettacolo indecente dicono semplicemente NO! Oggi noi qui non partecipiamo all’uccisione di questo partito. Analizzate regole e condizioni tutti abbiamo deciso che quello scempio andava fermato, non potendo stabilire non solo chi erano quelle persone ma neppure se queste persone nei giorni successivi si potessero recare in qualsiasi altro circolo catanese e rivotare con estrema libertà. Caro ed ottimo signor Caudo per fortuna c’è chi dice NO, lo facciamo anche per lei stia sereno, lo facciamo in nome di quella democrazia di cui lei si vanta ma che evidentemente sconosce, siamo stati quegli anticorpi vigili che hanno estirpato dal corpo di questo partito quel cancro che rischiava di inghiottirlo.
Che ne pensate, in generale, di quanto accaduto al congresso Pd?

Pensiamo che bene hanno fatto i due candidati, entrambe persone stimabili e capaci, a ritirare le proprie candidature evitando che la propria disponibilità venisse messa a disposizione solo da una parte del partito. Pensiamo che la Nostra scelta di fermare tutto sia solo antesiniana della scelta che è stata fatta a livello provinciale consci che solo macerie sarebbero rimaste. Abbiamo detto: “Che il caso Misterbianco sia d’esempio per fermare lo scempio” ed al contrario di quello che dice l’ottimo signor Caudo siamo stati ascoltati. Pensiamo infine che le primarie a pagamento (e solo per ricchi) per scegliere i dirigenti del partito siano un autogol incredibile, altro che apertura del partito qua si rischia di distruggerne le fondamenta. Una cosa è scegliere un candidato premier, un Sindaco e un Presidente, cosa ben diversa è scegliere i dirigenti.

Secondo voi, ci vorrebbero le dimissioni di chi ha gestito il congresso oppure un premio o una medaglia?
Nessuna medaglia, le responsabilità sono collettive e trasversali, la commissione di garanzia ha patito della composizione correntizia che l’ha strutturata. E le regole che hanno ingolosito tanti, troppi anche lontani anni luce dal nostro sentire politico hanno fatto il resto. Piuttosto l’intervento dell’ottimo Caudo mi suggerisce una questione più urgente, quella del ruolo del megafono nel PD ne è una corrente, è un movimento esterno? E se è un movimento esterno perché intende decidere linea e dirigenza di questo partito? Perché in periodi elettorali i signori del megafono possono non solo concorrere con il PD ma addirittura schierarsi contro questo partito e poi presentarsi amabili ed affabili al nostro congresso?

Il governo Crocetta sta lavorando a favore dell’ambiente in tema di discarica di Tiritì?
Secondo noi NO da quando è in carica i comitati ed i cittadini non sono mai riusciti ad incontrarlo. A maggio l’ARS ha votato all’unanimità una mozione che chiedeva al governo regionale di bloccare l’ampliamento e nulla è stato fatto. Negli stessi giorni l’assessore Marino istituiva una commissione che in un mese avrebbe dovuto verificare l’iter di autorizzazione all’ampliamento, ma ormai sono passati 6 mesi ed ancora attendiamo i risultati.

Se viene Crocetta al circolo come lo accoglierete?

Lo accoglieremmo chiedendo impegni precisi sulla discarica.

Datagate, i tedeschi “arruolano” Snowden. Lo scandalo si allarga: protesta anche la Cina | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Mentre lo scandalo Nsa si allarga letteralmente a tutto il mondo coinvolgendo anche Cina e Indonesia, i tedeschi fanno la classica mossa del cavallo “arruolando” Edward Snowden. Per il momento ci si muove sul filo della formalità delle regole; ma, ammesso che le regole in questa incredibile storia possano ancora valere, l’aria chetira è che sarà una partita senza esclusione di colpi. Snowden, infatti, potrebbe testimoniare davanti alla giustizia tedesca nel caso dello spionaggio americano sul cellulare di Angela Merkel. A far filtrare la notizia sono stati, manco a farlo apposta, i russi, che tengono “sotto tutela Snowden. L’ex tecnico dell’Nsa, anche se non potrebbe essere fisicamente presente in un tribunale tedesco perche’ cosi’ perderebbe il suo status di rifugiato in Russia, potrebbe rispondere comunque alle domande di Berlino per iscritto oppure incontrare i pm tedeschi a Mosca.
Intanto, ad incontrare Snowden è stato il deputato dei Verdi tedeschi Hans-Christian Stroebele, che ha preso in consegna una lettera indirizzata al governo e alla procura tedesca. I dettagli dell’incontro e dei contenuti della missiva saranno rivelati oggi ma il deputato, che fa parte che fa parte della commissione del Bundestag per i servizi di intelligence, ha gia’ anticipato che secondo lui Snowden “sa molte cose” sull’intercettazione del cellulare della Merkel. Il 18 novembre il parlamento tedesco si riunira’ per discutere delle intercettazioni e i Verdi e la sinistra della Linke chiedono che si indaghi a fondo, anche ascoltando la testimonianza di Snowden. Sempre dalla Germania (dal quotidiano Der Spiegel, fonte Snowden) arriva un documento segreto che illustra come l’Australia utilizzasse ben sei siti tra la Cina e l’Indonesia per intercettare telefonate e altri dati. La Cina e l’Indonesia hanno reagito con irritazione anche perché sulla vicenda c’è la conferma, pubblicata sul Sydney Morning Herald, da parte di un anonimo ex funzionario dell’intelligence militare australiana.
La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chuning, citando le rivelazioni secondo cui le missioni diplomatiche Usa e australiana venivano usate per quel livello di spionaggio, ha dichiarato che ”la Cina e’ estremamente preoccupata e domanda chiarimenti e spiegazioni. Chiediamo che le ambasciate straniere in Cina e il loro personale rispettino la Convenzione di Vienna e gli altri trattati internazionali”. Ha aggiunto che ”Cina e Australia concordano nell’obiettivo di rafforzare la cooperazione e si considerano reciprocamente come opportunita’ di sviluppo”. Piu’ decisa la reazione dell’Indonesia, che oggi ha convocato e ricevuto l’ambasciatore australiano Greg Moriarty, mentre un portavoce del presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha definito ”potenzialmente dannoso” l’uso di un’ambasciata per tali fini.
Secondo l’ ex funzionario dell’intelligence militare australiana, i servizi del top secret Australian Defence Signals Directorate utilizzano strutture di spionaggio segrete nelle ambasciate di Pechino, Giakarta, Bangkok, Kuala Lumpur, Hanoi, Port Moresby in Papua Nuova Guinea e Dili a Timor est. Il documento della Nsa fatto trapelare da Snowden precisa che queste strutture ”sono segrete e la loro vera missione non e’ conosciuta dalla maggioranza del personale diplomatico nelle sedi in cui sono collocate”. E sono accuratamente nascoste: ”ad esempio le antenne sono talvolta celate in falsi elementi architettonici o in capannoni di manutenzione sul tetto’

Il debito nei bilanci | Fonte: Il Manifesto | Autore: Piero Maestri

In campagna elettorale capita anche di sentire candidati sindaci promettere che «il debito non lo pagheremo”, e ancora che “bloccheremo le privatizzazioni per favorire il bene comune».
A volte capita anche che questi candidati diventino sindaci, ma a quel punto la musica cambia.
Lo ha sperimentato per esempio il sindaco cinque stelle di Parma, che nei due anni della sua amministrazione non ha fatto nulla per contestare il debito che le/i cittadine/i sono costrette a subire (e pagare) e ha proseguito nell’opera di sottrazione di sovranità a cittadine/i, mantenendo e allargando le prerogative della principale «municipalizzata» – Iren Spa – che rappresenta il vero «governo» municipale, controllando i principali servizi economici locali.
Il sindaco si è trovato però di fronte le denunce, le analisi e il lavoro di indagine della «Commissione audit» di Parma, che in questi anni ha saputo leggere nelle pieghe di bilancio e far risaltare i sacrifici che tutti paghiamo non solo sull’altare del debito, ma anche su quello delle privatizzazioni – un vero e proprio fallimento se viste con gli occhi (e i bisogni) di cittadine e cittadini (al contrario, un ottimo affare per banche e imprese privatizzate…).
Proprio la Commissione Audit di Parma (in collaborazione con il Forum per una nuova finanza pubblica e sociale) ha promosso lo scorso weekend un interessante seminario dal titolo «No alla trappola del debito: se il debito è pubblico, tutti dobbiamo poter decidere!», che ha affrontato in termini di formazione e autoformazione le ricadute del debito pubblico sugli enti locali – molti dei quali alle prese proprio in questi giorni con i bilanci preventivi del 2013 (sic!). Ricadute ben esemplificate dal patto di stabilità il quale rappresenta la forma specifica delle politiche di austerità scaricate sugli enti locali.
Mettere in discussione la logica del patto di stabilità, delle privatizzazioni e della svendita del patrimonio pubblico per fare cassa è però possibile e la proposta dell’indagine indipendente sui bilanci, sui debiti, sulle forme di accesso al credito e sui prodotti derivati utilizzati dai Comuni è uno strumento molto utile.
Uno strumento che non può essere pensato come arma in mano a esperti di economia e finanza, ma che deve assumere un carattere popolare, sociale e conflittuale. Le lotte territoriali, l’opposizione a grandi opere e grandi eventi inutili, le vertenze sul lavoro e nella società si scontrano sempre con il mantra del «pagamento del debito» e della «salvezza del paese»: a queste esperienze è rivolta la proposta di istituire indagini (audit) sul debito pubblico, nazionale e locale, e più in generale dei bilanci pubblici.
Il seminario di Parma (i cui materiali si potranno trovare tra qualche giorno all’indirizzo http://www.perunanuovafinanzapubblica.it) ha rilanciato questa campagna di audit, che porterà ad elaborare proposte di delibera di iniziativa popolare e ad una giornata nazionale di informazione e denuncia contro il debito e le politiche che in suo nome ci vengono imposte

Sta per eplodere in Sicilia la bomba del precariato: quasi ventimila a rischio dopo la legge nazionale Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Si riunira’ lunedi’ prossimo l’unita’ di crisi istituita in Sicilia per ‘disinnescare’ la bomba precari. Dopo la conversione in legge del decreto sul pubblico impiego, infatti, e’ a rischio la stabilizzazione di 18.500 precari degli Enti locali siciliani. Nel pomeriggio di ieri il governatore ha incontrato le parti sociali per discutere delle possibili soluzioni alla vertenza. Al tavolo siederanno oltre agli stessi rappresentanti sindacali, anche il presidente della Regione e gli assessori competenti (Funzione pubblica, Economia, Lavoro) e l’Anci. Gia’ lunedi’ verranno messe sul tappeto le proposte dei sindacati, da avanzare in occasione di un incontro a Roma nei prossimi giorni. Un incontro nel quale i sindacati discuteranno della questione col ministro D’Alia, il governatore Crocetta, i ministri e i parlamentari siciliani.E i sindacati hanno gia’ indicato al governo la strada da seguire: ”La Regione dovra’ presentare un proprio piano di razionalizzazione delle spese, una vera e propria ‘spending review’ per via amministrativa, cosi’ come richiesto dalla Ragioneria dello Stato – dicono le parti sociali -, vincolando gli enti locali a un piano di risparmio e stabilizzazione triennale, che dovra’ vedere un progressivo processo di recupero delle risorse messo a disposizione dalla Regione stessa per le stabilizzazioni”. Per la Cgil erano presenti Mimma Argurio e Michele Palazzotto, per la Cisl Maurizio Bernava e Gigi Caracausi; e Giorgio Magaddino per la Uil.

“Rivendichiamo – hanno detto i sindacalisti – maggiore concretezza e coesione in una vicenda di estrema gravità e delicatezza, che coinvolge migliaia di siciliani”.
“Il presidente della Regione – hanno commentato unitariamente Cgil, Cisl e Uil – ha accolto le nostre preoccupazioni, dopo l’approvazione della legge nazionale. E ha fatto propria la nostra proposta. Per far ‘rientrare’ l’emendamento cancellato dalla Camera nella prossima legge di stabilità – spiegano i sindacalisti – bisogna che la Sicilia presenti una proposta credibile”.