Liceo Classico Nicola Spedalieri col patrocinio Provincia Regionale – Catania organizza il convegno 1943 – 2013 A settant’anni dallo sbarco in Sicilia Ricostruzione storica e narrazione pubblica

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Politica sotto il vulcano, Giuseppe Caudo (Megafono): “il congresso del Pd? Entro novembre. Enzo Napoli? Faccia un passo indietro” da: iene sicule

caudo

Intervista con il coordinatore dei “crocettiani” che parla di quanto accaduto nelle ultime settimane in “casa democratica” e non solo…

 

di iena politica marco benanti

 

Caudo, com’è finita in casa Pd? E’ finita 1-1?

 

È finita o a o zero.

 

Quindi non ha vinto nessuno?
Non ha vinto assolutamente nessuno.
 Non ha vinto nessuno o qualcuno ha vinto?
Ha perso la politica, perché si poteva immaginare un percorso unitario prima di arrivare a quanto successo anche se penso che quello è successo non è nulla di pù di quello che è successo in tutta Italia, le regole era assai strane, i congressi sono stati assai strani.
Nulla di grave o nulla di diverso…
Nulla di diverso dal resto d’Italia, quelle regole erano sbagliate, non erano né di un congresso né delle primarie
Nulla di grave, è successo qualcosa di grave?
Io penso che non è successo nulla di grave, io penso che è successo tutto dentro le regole.
I tesseramenti “gonfiati”, le truppe cammellate.
Perché le regole erano quelle, bisognava vincere..
Le truppe cammellate… 
Ma perché nelle primarie cosa avviene?
Ma le truppe cammellate?…
Ma ci sono , certo che ci sono, c’era una partita, bisognava vincere da una parte e dall’altra, è stato sbagliato pensare che c’era un segretario che poteva vincere con il 50% più uno.
Quanto accaduto a Misterbianco, normale pure quello?
No, quel circolo va commissariato, non si può bloccare un congresso perché un circolo non lo vuole fare perché sta perdendo.
Nell’ultima conferenza stampa nel Pd si respirava un clima da “vogliamoci tutti bene”. E così?
Il partito democratico è un partito che ha un grande senso di responsabilità e quindi, è giusto che ci si fermasse. Quello che è avvenuto è -secondo me- il meglio che poteva avvenire, la classe dirigente si è fermata, ha deposto le armi e sta ragionando. Attenzione però a non fare passare il ‘vogliamoci bene’ a  ’finisce a tarallucci e vino’ ”
C’erano coltellate fino a poco prima…
Non mi piace né l’ipotesi delle ‘coltellate’ né l’ipotesi dei ‘tarallucci e vino’. Un processo democratico deve portare comunque  a qualcuno che vince e qualcuno che perde.
Chi ha perso allora?
La democrazia.

 

Enzo Bianco ha vinto o perso nel congresso?

 

Non credo che Enzo Bianco fosse interessato a vincere o perdere, io penso che Enzo è interessato ad avere un partito forte e al suo fianco nella rivoluzione di questa città e onestamente sta facendo tutto quello che può nella città maltrattata e violentata che gli ha fatto trovare Stancanelli.

 

Qualcuno ha detto che avrebbe perso la Cgil, d’accordo?
No, la Cgil è un grande sindacato.
Non ha perso la Cgil?
Non ha perso la Cgil.
Non ha perso Jacopo Torrisi?
Jacopo Torrisi ha perso nell’ottica in cui pensava di di poter fare il segretario di una parte del partito, a Catania c’è una città dove c’è un grande sindaco con Enzo Bianco, ci sono deputati regionali, deputati nazionali. Non si può pensare di fare il segretario con un parte del partito.
Ma  Mauro Mangano ha vinto o ha perso?
Mauro Mangano è partito sconfitto, è arrivato dove è arrivato, ad un filo dalla vittoria, secondo me ha avuto un grande risultato, ma soprattutto si è dimostrato un uomo di partito perchè poteva vincere, sapeva di vincere, invece ha scelto di non fare male al partito.
Secondo taluni ci vorranno forse sei mesi per andare di nuovo al congresso del Pd di Catania…
No assolutamente, la classe politica del partito democratico la conosco bene, è una classe politica di altissimo spessore, io penso che fra un mesetto di può fare il congresso, bisogna semplicemente  fare tornare la politica e  mettere le bande da parte.

 

Si può fare il congresso o si deve fare il congresso?

 

Io dico che visto che c’è il congresso nazionale l’8 dicembre sarebbe il caso che si deve fare.

 

Prima?

 

Sì.

 

Con quale candidato?

 

Penso che se si torna alla politica si potrebbe anche arrivare ad una candidatura unitaria.

 

Quale l’identikit di questa candidatura unitaria?
Un uomo filogovernativo per la città e che abbia un grande interesse di mantenere unito il partito.

 

Età?
Io non sono tra quelli secondo cui  gli anni fanno vecchi o fanno giovani, io penso però che se sia una faccia nuova, un volto nuovo, è meglio.
Deve essere di storia comunista o socialista?
Su questo non ho particolari dubbi, deve essere un uomo del Pd.
Ma chi comanda oggi nel Partito Democratico a Catania?
Da quello che si è visto nessuno.
Si parla di almeno quattro o cinque correnti…
Quindi nessuno.
Il Megafono che fa? Osserva?
Non ha  preso una posizione a Catania, anche se nel resto della regione per esempio l’ha presa.
Qui ci sono state delle personalità -io non sono tra questi perchè ad esempio non ho firmato nessuno delle mozioni- che hanno scelto di correre in questo congresso. Io ho chiesto a qualcuno di andare a votare e penso di aver fatto bene perché ci sono delle persone dentro il Megafono che sono elettori del Pd alla Camera.

 

Qualcuno pensa che il Megafono avrebbe portato le persone a votare e poi si sarebbe tirato indietro…

 

No, questo assolutamente non è vero. Non mi pare che io abbia immaginato o abbia trattato il ritiro del congresso, io non c’ero in quella riunione.

 

Ma Gianni Villari è un uomo vostro

 

È il segretario del Pd di Ognina-Picanello.

 

Ma è un uomo del Megafono?

 

Assolutamente si, ma anche è uno che ha preso 14 mila voti.

 

Ma come li presi tutti questi voti?

 

A Picanello io penso che li ha presi per due ordini di ragioni: il primo perchè è Gianni Villari cioè una persona conosciuta.
Il secondo perché notoriamente in quel quartiere c’è un pezzo importante del Megafono che gli vuole bene.
Qualcuno dice Bottino?
Daniele Bottino è il capogruppo del Megafono, ha convissuto in questi mesi con Gianni Villari e con altri dirigenti del Megafono. E’ probabile che lui abbia chiesto ai suoi amici di andare a votare, ma io non credo che lui ci sia andato.

 

E Giuseppe Berretta, come lo vedi?

 

Credo che è stata una risorsa per questa città e stia dimostrando in questi ultimi mesi di essere una risorsa che vuole bene a questa città,  perchè anche l’atteggiamento assolutamente  filogovernatico verso Bianco che ha impostato in questi mesi dimostra grande maturità politica.

 

Qualcuno parla sempre degli “ex lombardiani” dentro il Megafono? Ma è una leggenda o hanno un ruolo?
Gli ‘ex lombardiani’ ormai sono dappertutto, per esempio il Pd ha il primo degli eletti che è un ex lombardiano, persona rispettabilissima come l’on. Anthony Barbagallo, il Megafono ha delle personalità dell’Mpa ma non possiamo parlare di cose che ormai sono vecchie come il cucco, oramai ci sono persone del Megafono e persone del Pd.
Il segretario della Cgil Giacomo Rota che ruolo può avere nel Pd?

 

Credo che sia un iscritto del Pd e una persona di grande valore.

 

Pardon, Rota non è il segretario, forse lo sta per diventare
Questo non lo so, non mi occupo della Cgil, è un iscritto del Pd e una persona di valore.
Non ha altri ruoli?
Nella Cgil non lo so, non me ne occupo. Credo che nella Cgil sia segretario dei trasporti.
E Concetta Raia che ruolo può avere?
Concetta Raia è un deputato donna tra le più elette in Sicilia, Concetta Raia indubbiamente ha un ruolo, è una grande risorsa per questa città.
La commissione provinciale di garanzia del Pd cosa dovrebbe fare?
Si deve dimettere.
Ma ancora non si è dimessa?
Sbaglia, si doveva dimettere il giorno dopo che è stata smentita dalla commissione regionale.
Chi ha condotto, gestito il congresso?
Se una macchina è guidata male e va a sbattere, l’autista si cambia. Enzo Napoli è una persona che voglio bene, che stimo, grandissima capacità organizzativa, ha sottovalutato il congresso a Catania, penso che deve fare un passo indietro.
Si deve dimettere Enzo Napoli?
Penso che deve fare un passo indietro.
E i candidati uscenti

 

I candidati uscenti hanno rappresentato centinaia di iscritti, devono essere i primi a cercare una soluzione unitaria che rimetta insieme il partito.

 

Giuseppe Caudo che farà da grande?

 

Giuseppe Caudo fa quello che fa, il coordinatore del Megafono e cerca di creare un muro sempre più spesso attorno a Rosario Crocetta e alla rivoluzione che Rosario sta portando in essere, continuerà a fare quello che ha fatto,  a mettere insieme gente di idee uguali ma non per forza identiche per aiutare Rosario in questa rivoluzione.

Disoccupazione, è boom: 12,5%! Ferrero (Prc): “Subito il piano per il lavoro, patrimoniale e reddito minimo” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Sono quasi 3,2 milioni i disoccupati in Italia. Secondo la stima provvisoria dell’Istat, a settembre il numero dei disoccupati è salito a quota 3milioni 194mila, in aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente (+29mila) e del 14% su base annua (+391mila). Viene così toccato un nuovo massimo per i senza lavoro in Italia. Intanto, il tasso di occupazione, a settembre, torna ai livelli di 13 anni fa. Secondo le stime provvisorie dell’Istat è sceso al 55,4%, come nel secondo trimestre del 2000.

E, per quanto riguarda i giovani, meno di due su 10 lavorano. A settembre il tasso di occupazione giovanile (15-24 anni) è calato al 16,1%, in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto ad agosto e di 2,1 punti su base annua. Sono 654 mila i giovani disoccupati a settembre, in calo dell’1,5% su agosto (-10 mila) ma in aumento del 5,4% rispetto a dodici mesi prima (+34 mila). L’Istat ha anche spiegato che nell’ultimo mese la crescita del tasso di disoccupazione a fronte del calo dell’incidenza dei giovani disoccupati sulla popolazione (da 11,1% a 10,9%) deriva dalla diminuzione del numero di occupati, piu’ forte del calo dei disoccupati. A settembre, infatti, e’ salito il numero di giovani inattivi. Secondo la Coldiretti, in questo autunno ben sette italiani su dieci (70 per cento) si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro anche per effetto delle situazioni di crisi e delle difficolta’ di mercato in cui si trovano le aziende in cui sono occupati. La perdita del lavoro e’ il rischio piu’ temuto dagli italiani in una situazione in cui per una famiglia su quattro (22 per cento) e’ – sottolinea la Coldiretti – un autunno di sacrifici economici. Se il 42 per cento degli italiani vive senza affanni, quasi la meta’ (45 per cento) invece riesce a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi, mentre oltre 2 milioni di famiglie (10 per cento) non hanno oggi – continua la Coldiretti – reddito a sufficienza neanche per l’indispensabile a vivere. In questa situazione la famiglia – precisa la Coldiretti – e’ la principale fonte di welfare. Il 37 per cento degli italiani e’ stato costretto infatti a chiedere aiuto economico per arrivare alla fine del mese ai genitori, il 14 per cento a parenti e il 4 per cento addirittura ai figli. Solo il 14 per cento si e’ rivolto a finanziarie o banche mentre l’8 per cento agli amici. Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficolta’ della crisi moltissimi cittadini.

Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi, rispettivamente Segretario nazionale e responsabile lavoro del Prc, propongo una soluzione: “Il record negativo del tasso di disoccupazione dimostra ancora una volta come il lavoro che non c’è sia la prima, gravissima e urgente, emergenza nazionale: serve subito un piano pubblico per il lavoro, da finanziare tagliando le spese inutili, come la Tav e le spese militari (che sono rimaste invariate rispetto all’anno scorso), mettendo un tetto a pensioni e stipendi d’oro. Va eliminata la controriforma Fornero che ha vergognosamente allungato l’età pensionabile e serve una tassa su grandi patrimoni e rendite. Il governo delle larghe intese pensa solo a stabilizzare sè stesso e ignora i milioni di disoccupati italiani, soprattutto tra i giovani: sono degli irresponsabili che portano il Paese alla rovina”.

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Ilva, Vendola tra gli indagati Fonte: Il Manifesto | Autore: Gianmario Leone TARANTO

 

Si è conclusa dopo un lavoro durato oltre quattro anni, l’inchiesta della Procura di Taranto sul disastro ambientale prodotto dall’Ilva: 53 gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati ieri dalla Guardia di Finanza. «Associazione a delinquere finalizzata ai reati ambientali»: questa l’accusa nei confronti di Emilio, Nicola e Fabio Riva, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento, Girolamo Archinà, ex consulente Ilva, Francesco Perli, legale dell’azienda, e di Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone, i «fiduciari» dei Riva nel siderurgico. «Provvedevano ad intrattenere costanti contatti al fine di individuare le problematiche che non avrebbero consentito l’emissione di provvedimenti autorizzativi per Ilva, concordando possibili soluzioni, individuando soggetti di vari livelli (politico-istituzionale, mass media, organizzazioni sindacali, settore scientifico, clero) da contattare, disposizioni da impartire a funzionari e incaricati di vari uffici, concordando in anticipo il contenuto di documenti ufficiali da inviare all’Ilva al fine di ridimensionare problematiche anche gravi in materia ambientale, per consentire la prosecuzione dell’attività produttiva in totale violazione e spregio della normativa vigente», si legge nel provvedimento della magistratura.
Nel lungo elenco degli indagati figurano anche politici di primo piano. Tra tutti, il governatore della Puglia Nichi Vendola. Il quale, «abusando» della sua funzione, «mediante implicita minaccia della mancata riconferma nell’incarico ricoperto, costringeva il direttore di Arpa Puglia ad ‘ammorbidire’ la posizione di Arpa nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva, consentendole di proseguire l’attività produttiva ai massimi livelli, senza perciò dover subire riduzioni e rimodulazioni». Questo scrivono i pm nell’avviso notificato a Vendola, a cui è contestato il reato di concussione aggravata in concorso. I coindagati di Vendola sono tutti uomini Ilva: gli ex manager Archinà e Capogrosso, il vicepresidente di Riva FIRE Fabio Riva e l’avvocato Perli. Per il reato di favoreggiamento nei confronti di Vendola, sono invece indagati l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, il parlamentare di Sel Nicola Fratoianni (all’epoca assessore regionale), il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia, l’ex capo di gabinetto di Vendola, Francesco Manna, l’attuale capo di gabinetto, Davide Pellegrino, e il dirigente del settore Ambiente della Regione, Antonello Antonicelli. Nel registro degli indagati figurano anche lo stesso dg di Arpa Puglia Assennato e il direttore scientifico dell’ente regionale, Massimo Blonda, per l’identico reato: aver eluso le indagini dell’autorità giudiziaria «fornendo dichiarazioni mendaci e reticenti al fine di assicurare l’impunità a Vendola».
Ricevuto l’avviso, Vendola ha dichiarato di essere «profondamente turbato», ma sicuro del fatto che «non sarà difficile poter dimostrare che la mia amministrazione è senza ombre». Vendola ha ricordato quanto fatto durante la sua amministrazione: dal raddoppio dell’organico dell’Arpa nel 2006 (ma a tutt’oggi i tecnici adibiti al campionamento degli oltre 1000 camini in Puglia sono appena due), alla legge antidiossina del 2008 (che prevedeva un campionamento in continuo h24 mai realizzato), dalla legge sul benzo(a)pirene a quella sulla Valutazione del danno sanitario. Vendola ha concluso dichiarando che «abbiamo tenuto la schiena dritta di fronte ad Emilio Riva, sul cui libro paga non ci siamo mai stati».
Tra gli indagati, anche il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno che, per la procura, «ometteva di adottare provvedimento contingibile ed urgente al fine di prevenire ed eliminare i gravi pericoli» derivanti dall’attività dell’Ilva. I pm parlano di «impunità» per i reati ambientali pur avendo «piena conoscenza» delle criticità avendo presentato il 24 maggio 2010 una denuncia in procura «evidenziando un’allarmante situazione». Avvisi anche per l’ex presidente della Provincia Gianni Florido e l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, ai domiciliari da mesi.
Tra gli indagati l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, presidente del Cda dell’Ilva da luglio 2012 ad aprile scorso. «Abuso e rivelazione di segreti d’ufficio in concorso» è l’accusa mossa a Dario Ticali, capo della commissione Ippc che il 4 agosto 2011 rilasciò all’Ilva l’Autorizzazione integrata ambientale. Insieme a lui, indagati Luigi Pelaggi (ministero dell’Ambiente) e Pierfrancesco Palmisano (Regione Puglia). Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere ai pm di essere ascoltati. Dopo di che i pm presenteranno le richieste di rinvio a giudizio al gup , azione che precede il processo vero e proprio.

Amnesty accusa: ai rom vietate le case popolari | Fonte: Il Manifesto | Autore: Domenico Romano ROMA

 

Discriminati nell’assegnazione di una casa popolare perché rom. Accade un po’ in tutta Italia, ma in modo particolare a Roma dove una circolare della passata amministrazione Alemanno ancora oggi nega alle famiglie di etnia rom la possibilità di accedere alle graduatorie per l’assegnazione di un alloggio pubblico, costringendole così a vivere confinate in campi spesso fatiscenti e isolati.
La denuncia arriva da Amnesty international che sulla condizione abitativa dei rom ha preparato un rapporto significativamente intitolato «Due pesi e due misure. Le politiche abitative dell’Italia discriminano i rom». «Il comune di Roma sta tenendo migliaia di rom ai margini della società», spiega John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty. «Ciò avviene con la tacita complicità del governo italiano che a livello nazionale non sta garantendo uguale accesso agli alloggi pubblici per tutti».
Sono 4.000 i rom che nella capitale vivono in campi autorizzati. E non certo per loro volontà. Aldilà dei luoghi comuni che li vorrebbero restii ad abbandonare baracche e roulotte, alla stragrande maggioranza di loro non dispiacerebbe affatto vivere in una casa come tutti, permettendo ai loro bambini di frequentare una scuola. «Etichettati come ‘nomadi’ dalle autorità, sono collocati in questo sistema alloggiativo separato, pensato unicamente per loro», denuncia il rapporto. E che siano gli unici a essere trattati così non ci sono dubbi. Chiunque altro si trovi a non avere un tetto sopra la testa, infatti, sia italiano che immigrato, può contare sulla possibilità di essere ospitato in un dormitorio o in un centro di accoglienza gestito dal Comune. Tutti tranne i rom. «Un container prefabbricato o una roulotte all’interno di un campo segregato, circondato da recinzioni, lontano dai quartieri abitati e dai servizi essenziali è l’unica opzione abitativa messa a loro disposizione», dice ancora Amnesty.
Una sorta di apartheid, anche se mai nessuno l’ha dichiarato ufficialmente. O quasi. Vivere in una città per un rom non è mai stato facile, ma nella capitale le cose sono cominciate a peggiorare nel 2008, quando sempre la giunta del sindaco Gianni Alemanno decise di affrontate «l’emergenza rom» soprattutto sotto i profilo dell’ordine pubblico. Seguirono una serie di sgomberi dei campi abusivi e il trasferimento forzato di circa mille rom, quasi tutte famiglie con bambini al seguito. Del tutto inutili le domande presentate da alcuni di loro per avere un alloggio popolare. Negli ultimi 13 anni il Campidoglio ha pubblicato due bandi generali per l’assegnazione di case popolari, nel 2000, la cui graduatoria si è chiusa nel dicembre del 2009, e uno più recente che si è aperto a dicembre del 2012. Nel 2.000 si decise di privilegiare le famiglie che avevano subito uno sfratto. Scelta giusta, ma che di fatto tagliò fuori i rom visto che gli sgomberi forzati non venivano considerati equivalenti a uno sfratto. Il bando di dicembre del 2012 sembrò invece aprire una possibilità. Tra i criteri fissati questa volta si è deciso infatti di dare la priorità alle famiglie in grave disagio abitativo e non solo agli sfrattati. «Decine di famiglie rom residenti nei campi hanno presentato domanda di alloggio. Per molte di loro questa era la seconda o terza volta», prosegue sempre Amnesty.
L’illusione però è durata poco. Il 18 gennaio del 2013 il dipartimento politiche abitative pubblica una circolare in cui si precisa che le case saranno assegnate a turno a coloro che si trovano in testa alla vecchia graduatoria, ancora un vigore, e a quella nuova. Specificando perdipiù che i campi nomadi non possono considerarsi come una situazione di grave disagio abitativo (come dormitori, centri di raccolta ecc.) in quanto strutture permanenti. E il 30 gennaio di quest’anno l’allora vicesindaco Sveva Belviso precisa: «Per sgomberare il campo da equivoci, mi vedo costretta a dover ribadire e sottolineare che questa amministrazione, fin dall’inizio del suo mandato e ancora oggi, non ha previsto alcuna corsia preferenziale o accesso diretto alla casa per i cittadini rom».
La speranza è che ora la nuova amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino cambi indirizzo. Le premesse perché ciò avvenga ci sono: a settembre l’assessore alle politiche sociali Rita Cutini ha promesso di voler integrare i rom puntando soprattutto su quattro fronti: istruzione, casa, lavoro e salute. Un buon inizio. Peccato però, denuncia sempre Amnesty, che intanto anche la giunta di centrosinistra continui con gli sgomberi forzati dei campi.

Blocco sfratti? Dal governo solo chiacchiere. De Cesaris: “Pronti alla mobilitazione in oltre 50 città” | Autore: isabella borghese da: controlacrisi.org

 

Per il diritto alla casa ancora “un nulla di fatto” e arriva oggi dalla riunione della conferenza unificata dedicata alle politiche abitative. Di certo non sarà quest’altra delusione ad arrestare la lotta dei movimenti e dei sindacati né tanto meno di chi vive il disagio della precarietà abitativa.

Di fatto movimenti e sindacati erano stati chiari durante l’incontro al ministero lo scorso 22 ottobre chiedendo il blocco degli sfratti. Ma “dal prossimo 1 gennaio partiranno due fondi operativi per l’emergenza abitativa grazie ai quali verranno stanziati 100 milioni come sostegno agli affitti delle famiglie meno abbienti, e 50 milioni per le cosiddette “morosità incolpevoli” – ha dichiarati Maurizio Lupi, il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi – alla Conferenza unificata sulla casa”. Queste alcune delle risposte di oggi.

“La mia impressione – si è poi espresso Walter De Cesaris, Segretario Nazionale Unione Inquilini commentando i risultati della riunione – è che il governo agisce solo a chiacchiere. Di fatto non ha presentato nessun provvedimento, ma ha solo parlato. Allo stato attuale per i fondi di sostegno alla morosità incolpevole parliamo di 20.000.000 di euro. E non sono sufficienti. Infatti – aggiunge – bisogna tener presente che parliamo di 70.000 famiglia sfrattate per morosità e solo nel 2012″.

Quale sarebbe dovuta essere oggi, dunque, la risposta del governo? “Dati i numeri della precarietà abitativa, nel caso specifico degli sfratti, se il governo decide di volerli risolvere con i fondi, dovrebbe aumentali di 10 o venti volte. 50.000.000 non sono sufficienti. Pr questo proseguirà la nostra battaglia contro gli sfratti – aggiunge – A novembre in oltre 50 città italiane faremo mobilitazioni straordinarie contro gli sfratti per favorire il passaggio da casa a casa.”

Era per questa mattina a piazza Montecitorio l’appuntamento dato dai Movimenti per il diritto all’abitare, e per i loro sostenitori, studenti, studentesse, precari, migranti e per tutte le realtà sociali scese in piazza il 19 ottobre, rimaste più che deluse dopo che gli stessi movimenti del diritto all’abitare e i sindacati, in due differenti appuntamenti, hanno incontrato il Ministro Maurizio Lupi, del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.
Da Lupi anche in quell’occasione infatti è arrivato “il no al blocco degli sfratti” e dai movimenti la loro risposta: “E’ inutile stare qui davanti a un ministero che non sa ascoltare le esigenze – aveva dichiarato Paolo Di Vetta dei Blocchi Precari Metropolitani – perché non c’è la volontà di mettersi in relazione con la piazza. Il 31 ottobre saremo in Parlamento”.
E così oggi è stato. Dopo circa un’ora e mezza di corteo il presidio partecipatissimo sotto Montecitorio ha scelto di aggirare lo sbarramento pesante di forze di polizia muovendosi in corteo proprio per le strade del centro di Roma.
I movimenti sono riusciti a raggiungere via del Tritone, ma proprio qui sono stati bloccati dalle forze dell’ordine che hanno impedito di avvicinarsi all’incrocio con via della Stamperia, dove c’è la sede del Ministero degli Affari Regionali dove era in corso la riunione.
Lanci di lacrimogeni da parte della polizia. I movimenti hanno così mostrato forte preoccupazione all’interno del corteo e proprio per questo avrebbero esortato gli altri manifestanti: “Venite tutti qui davanti, non abbiate paura e non cadete adesso in provocazioni”.
La reazione di un gruppo di attivisti – non il più numeroso – è stata il lancio di uova, bottiglie e frutta contro gli agenti.
Fumogeni accesi anche in piazza Montecitorio quando è giunto il corteo di manifestanti. In migliaia hanno riempito la piazza proprio davanti all’obelisco, tutti compatti e schierati con in pugno i loro striscioni: “Alzatevi dalle poltrone”, “Basta con le grandi opere inutili”, “Stop sfratti, sgomberi e pignoramenti”.

“Il 9 e il 10 novembre ci ritroveremo qui a Roma. Siamo pieni di rabbia. L’assedio e’ solo cominciato”, ha dichiarato Paolo Di Vetta. Qualcuno ha parlato di violenza, che rischia di mettere a repentaglio la lotta dei manifestanti, in queste circostanze, ma Di Vetta non ha lasciato adito a fraintendimenti: “La violenza la fa chi ci ha messo in queste condizioni. Faccio un esempio: guadagnava 1080 euro al mese. Non ce la faceva a mandare i figli a scuola. Quando uno si vede buttato per la strada, come e’ accaduto a una signora coi suoi tre bambini – ha aggiunto – mandati via con sei blindati, diverse macchine e gli agenti in tenuta antisommossa, be’ quella e’ la violenza, non la nostra. Qui accadono cose che trasformano le persone. Anche quelli che fino a ieri non ci pensavano a scendere in piazza adesso lo fanno perché non ci sono altre strade”. E’ chiaro il riferimento di Di Vetta allo sfratto di ieri avvenuto all’alba a Roma nella zona di Centocelle, e che ha messo per strada una famiglia con tre figli minori.

Insomma, per la lotta per il diritto alla casa non è questo il tempo di arretrare.