di iena giudiziaria marco benanti

Sono passati sette anni, ma la giustizia sembra avere intrapreso il suo corso. Di cosa parliamo? Di un “ordinario” caso di malasanità: la morte di due neonati, nella stessa nottata. Ne accadono tante di queste tragedie, ma forse questa ha qualcosa di veramente assurdo: quella che vi raccontiamo ha avuto inizio il 27 settembre del 2009 ed ora conosce i primi riscontri in Tribunale (in composizione monocratica, davanti al giudice Laura Benanti), dove la Pubblica Accusa ha chiesto la condanna degli imputati (due medici e un’ostetrica) a tre anni per i medici e due per l’ostetrica.

Quel 27 settembre 2009 Rossella Lanza, in compagnia del marito Leone Angelo (nella foto), si reca al Pronto soccorso dell’Ospedale S. Bambino di Catania per algie pelviche e contrazioni. La signora era alla 37ª settimana di gravidanza ed aveva avuto in precedenza quattro parti: uno spontaneo, uno abortivo e due cesarei. Dopo la somministrazione del miolene con successiva cessazione delle contrazioni, Lanza Rossella viene mandata in reparto. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 2009, la donna, però, accusa nuove contrazioni, placate con un’altra dose di miolene. La situazione precipita:

da mezzanotte alle 04 e quaranta del 29 settembre,infatti, la signora Lanza rimane in reparto accusando vomito, dolori e sudorazione finché, dopo esser andata in bagno, si accorge di una perdita di sangue.

Portata d’urgenza in sala operatoria, la donna partorisce il piccolo Aleandro Michele, che dopo poco muore per ipossia fetale: lo si evince dall’autopsia. Una tragedia.

Analoga situazione per il feto della signora Sonia Triolo. Nullipara, alla 41° settimana +5, a cui erano state già eseguite quattro preinduzioni al parto. Durante la notte fra il 28 e il 29 settembre 2009 i medici di turno, secondo l’Accusa, non avrebbero valutato correttamente “…i segni clinici (stato febbrile, tachicardia fetale, prolungamento della fase di latenza) e lo stato della signora Triolo, omettendo di disporre e di seguire in maniera costante controlli cardiotocografici e m onitoraggio della temperatura corporea, nonché –sempre secondo l’Accusa- omettendo di disporre e di eseguire ulteriori accertamenti (quali esame emocromocitometrico)”. Una serie di mancanze che avrebbero provocato la “…mancata tempestiva diagnosi di insufficienza acuta dell’unità feto-placentale instaurata a seguito di corionamnionite e funicolite (che determinava il decesso del feto)”. Per questi fatti sono imputati i medici Rosaria Scuderi e Giacomo Rizzari, assieme all’ostetrica Giuseppa Clelia D’Amico (rimasta sola a monitorare la signora Triolo).

Nel caso della signora Lanza, i medici di turno non avrebbero valutato “…correttamente i segni clinici e lo stato della signora (paziente già cesarizzata 2 volte, con algie pelviche), omettendo di disporre e di eseguire in maniera costante il controllo cardiotocografico e il monitoraggio della ripresa del travaglio e dei suoi effetti slla pregressa cicatrice isterotomia; così concorrendo a determinare la manca tempestiva diagnosi di pericolo di rottura della parte uterina; rottura poi avvenuta con conseguente schok emorragico e lipotimia, e successiva grave sofferenza ipossica a danno del fetto, che ne determinava il decesso”. Per questi sono fatti sono imputati i medici Rosaria Scuderi e Giacomo Rizzari.

 

Dopo anni di battaglie giudiziarie, il relativo processo –con l’accusa di omicidio colposo- è in dirittura d’arrivo. Ma non solo: sono state riscontrate responsabilità per il danno cagionato in capo all’A.O.U. “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania (di cui fa parte il “S. Bambino”), responsabile civile citato in giudizio. Sono parti civili, con gli avvocati Maria Caltabiano, Lucia D’Anna, Maria Platania e Mary Chiaromonte, i genitori delle due piccole vittime: Rossella Lanza e Angelo Leone, Sonia Triolo e Giovanni Manna.

Durante l’istruttoria dibattimentale si è appurato, infatti, da un lato la modalità dell’intervento effettuato e le condotte dei singoli medici e del personale parasanitario dall’altro le disfunzioni organizzative del personale sanitario in servizio e l’indisponibilità di attrezzature utili nella fase di primo soccorso.

Non a caso, secondo i consulenti del Pm, in linea con un orientamento scolastico, la signora Lanza avrebbe dovuto partorire il 27 settembre 2009 in quanto il feto era già formato e la sua situazione clinica lo permetteva.

Il verificarsi del tragico evento, per i consulenti, è da addebitarsi soprattutto al mancato monitoraggio tra la mezzanotte e le 4 e 40’ del 29 settembre 2009.

Non solo: una volta riportata in reparto, Lanza Rossella non è stata correttamente osservata e curata.

Inoltre, nelle quattro ore precedenti la morte del piccolo Aleandro Michele non è stata eseguita alcuna attività diagnostica o terapeutica.

Solo dopo aver avuto la perdita di sangue, gli infermieri allertati hanno contattato i medici. E che dire poi del comportamento tenuto verso il padre? Costui non solo è venuto a conoscenza del parto tramite i familiari della compagna di stanza della moglie: inoltre, non gli è mai stato chiaramente comunicato lo stato di salute della moglie e del bambino. Intollerabili, poi, le lacune gravi mostrate dall’ospedale: è stato accertato che l’ecografo del Pronto Soccorso era privo di sonda transaddominale e quindi inutilizzabile. L’ecografo permette di realizzare un’analisi completa degli organi presenti nell’addome. In questo caso avrebbe garantito la possibilità di verificare le condizioni del feto e dell’utero in ordine allo spessore della parete uterina, all’eventuale assottigliamento delle ferite e della cicatrice.

La disfunzione ha riguardato anche la carenza di personale in quanto quello addetto al reparto era lo stesso poi di quello del pronto soccorso e quello di sala parto.  Si evince dalla denuncia del 30 settembre 2009 del padre che il personale presente erano quattro unità – due infermieri e due medici – e che nella notte del 29 settembre 2009 si occupavano contemporaneamente di due parti. Con esito infausto.

Nel caso della signora Triolo, invece, i consulenti del Pm hanno sottolineato carenze in tema di monitoraggio della temperatura corporea e del battito fetale.

Prossima udienza il 27 ottobre ( ce ne sarà un’altra il 3 udienza), quando parleranno gli imputati