Violenza sulle donne: mostre, poesia e musica a Piazza Stesicoro.

‘Ministro, le sue parole mi mettono tristezza’. Lettera di un’insegnante da: epressonline napoli

Pubblichiamo di seguito la lettera, scritta da una Professoressa di un Liceo della provincia di Napoli, al Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Una lettera che sottolinea l’imperfezione delle ultime riforme del sistema scolastico dal punto di vista del corpo docente, offrendo un contributo in termini di idee e proposte.

Caro Ministro dell’Istruzione,

Le scrivo mentre riascolto la Sua introduzione al convegno “Uno, nessuno, centomila. Libri di testo e risorse digitali per la scuola italiana in Europa”, tenutosi presso la Scuola Normale di Pisa. È apprezzabile il Suo sforzo nel mettere a fuoco le idee, ma si avverte la fatica di annaspare nel vuoto ideale. Il Suo discorso segue la retorica disordinata, calcata dall’enfasi della captatio benevolentiae. Sono una insegnane anagraficamente vecchia, ma ancora giovane nella mente e nel cuore. Siccome non ho disdegnato l’alfabetizzazione digitale, sono in grado di avvalermi delle nuove tecnologie nello svolgimento del mio lavoro. Ancora non mi è consentito di andare in pensione, ma non me ne rammarico, perché mi piace insegnare.

Ministro, mentre la ascolto, avverto la Sua ansia di formare gli insegnanti, colgo il disappunto, da Lei espresso con gentilezza, nel denominare “più conservatori” quei docenti (ma sono veramente pochi, mi creda) ostili al digitale. Le Sue parole, il Suo tono mi trasmettono disagio e tristezza. Mi rendo conto di sembrare una sciocca, perché Lei non mi conosce, non sa neppure che io esisto, ma non posso fare a meno di sentirmi punta nel vivo.

Lei, Ministro, è molto più giovane di me, quindi più confidente nel nuovo, ma, forse a causa della stessa giovane età, Le manca l’empatia, quella straordinaria capacità umana che, oggi, in seguito alle ricerche e agli esperimenti del neurobiologo Giacomo Rizzolatti, è stata riconosciuta, scientificamente (so che questo avverbio e tutto il suo campo semantico Le piace moltissimo), come una attività cerebrale promossa dai cosiddetti neuroni specchio.

Ebbene, Lei, Ministro, non conosce e non comprende la situazione reale degli insegnanti e, come del resto i Suoi ultimi predecessori, è in grave difetto verso gli insegnanti, i quali si sono formati sul campo, studiando e meditando su tutta la loro esperienza cognitiva, anche su quella di quando erano discenti, integrando quella parte del viaggio nel sapere con il percorso compiuto come docenti. Se di formatori c’è bisogno, questi devono essere reperiti sul campo e devono essere ascoltati sia da Lei, Ministro, che da quegli esperti che ogni tanto piombano nelle scuole e pretendono di insegnare ad insegnare, quando, magari, non vivono l’insegnamento da anni o, addirittura non l’hanno mai vissuto.

E a questo punto interviene la questione basilare della comunicazione tra Istituzioni e cittadini, tra Ministeri e lavoratori. In tale questione è rilevante il problema della presenza di filtri che impediscono la conoscenza della realtà. Questi filtri possono essere i vari staff vicini alle dirigenze, gli stessi dirigenti, o le agenzie di monitoraggio e valutazione, che trasmettono soltanto dati numerici, inadeguati ad illustrare la complessità del reale. Nelle stesse scuole, Ministro, si lavora ipocritamente sul burocratico, perché, in verità, i dipartimenti disciplinari non funzionano come sarebbe necessario, ma si limitano ad una produzione meramente burocratica.

Pertanto è urgente, innanzitutto, la conoscenza della realtà, per capire come sono e che cosa fanno realmente gli insegnanti sul campo, dei quali non si comprende nulla se ci si ferma ad esaminare i risultati tabellati dalle agenzie di monitoraggio. È difficile, lo so. Tuttavia si potrebbe tentare qualcosa. Penso all’incentivazione, non formale, della ricerca dipartimentale e interdipartimentale, e alla produzione di veri e propri diari di bordo da trasformare in materiale didattico condivisibile mediante quella digitalizzazione che Le sta così a cuore.

Inoltre, ritengo ineludibile la necessità di rivedere la legge dell’Autonomia Scolastica che ha depauperato culturalmente la scuola, favorendo un protagonismo docente generalmente svuotato di contenuti autentici, e ha creato fratture nocive tra gli insegnanti, la maggior parte dei quali partecipa alla vita scolastica con silenziosa frustrazione, e subisce ormai passivamente le scelte oligarchiche.

Prima dell’Autonomia e delle “innovazioni” di Luigi Berlinguer e dei suoi successori – mi sia concessa la nostalgia – quando si incontravano, animati dal desiderio di confrontarsi, gli insegnanti si raccontavano le esperienze, i problemi, si chiedevano scambievolmente pareri sui compiti assegnati, sulle verifiche, sulle metodologie, si confidavano persino le scoperte delle ultime letture. A quel tempo nella scuola c’era vivacità dialogica.

Dai discorsi si percepiva il sentimento comune di svolgere un lavoro importante per la vita dei singoli ragazzi e per tutta la società civile. Oggi, invece, nelle scuole si ascolta un balbettio di acronimi e si assiste a un annoiato girare e rigirare di griglie, tabelle e test a crocette. E il risultato di tutto questo è il disastro dell’eloquenza e, pertanto, del pensiero, in tutte le sue possibilità, soprattutto quella creativa, da Lei ritenuta importanissima, di insegnanti e allievi.

Infine, sono convinta, come Lei del resto, Ministro, che la scuola può molto per risollevare le sorti dell’Italia. E proprio per questo ritengo che non ci si possa basare su analisi sommarie, per conoscere la realtà. Concordo con Lei anche quando afferma che non si può avere un feedback “diretto, empirico, immediato delle scelte che facciamo”. E allora, cara Ministro, le chiedo come si possa conoscere hic et nunc, con un test a crocette, il feedback dell’azione didattica.

Quante volte ci interroghiamo sulla validità del lavoro svolto! L’etica del ruolo ci impone questo interrogativo. Quante volte ci capita di essere contenti e di sussurrare – sì, oggi la lezione è stata efficace, abbiamo lavorato bene -. Quante altre, presi dallo sconforto e dal dubbio, temiamo di non essere stati in grado di intercettare la mente e il cuore dei nostri allievi! In queste occasioni mi sale alle labbra quel verso famoso di Orazio: “Tu ne quaesieris, scire nefas…”.

Ecco, Ministro, non sarebbe male tessere ogni tanto un elogio della imperfezione didattica.

Cordiali saluti

Giuseppina Imperato
(docente di Italiano e Latino presso il Liceo “E. Medi” di Cicciano)

La Brigata Garibaldi

“F35? No grazie, servono treni per i pendolari”. Via alla campagna Rete disarmo da: contro lacrisi.org

 

Una serie di video promossi dalla campagna “Taglia le ali alle armi” renderanno visibile, con una dose di ironia, le contraddizioni e i problemi connessi alla scelta di investire miliardi di euro per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35

E’ per questo che ha preso il via una nuova iniziativa di comunicazione della Campagna “Taglia le ali alle armi” pensata con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su questo tema: da non circoscrivere solo ai momenti di voto parlamentare.

Una campagna comunicativa si snoderà attraverso una serie di “lanci” di video da qui alle prossime settimane e che potrà diventare un successo solo con il rilancio da parte di tutti i sostenitori e simpatizzanti della nostra mobilitazione.

Con trovate spiritose e divertenti si cercherà di sottolineare la preoccupante inutilità dei soldi investiti negli F-35 e rendere visibile la contrarietà degli italiani – ormai diffusa e maggioritaria – nei confronti di questi cacciabombardieri. In ogni scena uno “stratagemma” comunicativo farà cogliere un utilizzo differente, ben più importante e ancora possibile, dell’ingente quantità dei soldi pubblici ad essi dedicati. Il primo dei quattro video (attualmente) previsti è ambientato in una stazione ferroviaria, situazione quotidianamente molto familiare – non sempre in senso positivo – a milioni di pendolari nel nostro paese.

Grazie al supporto di un gruppo di artisti video, che hanno prestato la propria opera gratuitamente, da oggi la campagna “Taglia le ali alle armi” avrà uno strumento in più nella propria opera di sensibilizzazione e pressione nei confronti del Parlamento.

Il video è visibile sul canale youtube della Rete Italiana per il Disarmo: http://www.youtube.com/user/ReteItalianaDIsarmo

Berlusconi strapazza Napolitano che gli rifiuta la grazia. E grida al golpe | Fonte: liberazione.it | Autore: Dino Greco

 

IL Caimano, ormai del tutto privo dei pur labili freni inibitori che in qualche occasione gli avevano consigliato tattica prudenza, sta rivelando la natura fascista ed eversiva che gli è intimamente connaturata. L’aggressione a Napolitano, responsabile di non avergli concesso una Grazia che persino al Colle è parsa impraticabile, ha assunto il carattere di un invito sedizioso alla mobilitazione. L’anima nera di Berlusconi, il suo disconoscimento e vilipendio delle istituzioni, di tutte le istituzioni, dalla magistratura al parlamento alla presidenza della Repubblica, lo stanno trascinando in un delirio pronto a violare ogni regola. Stracciando la sentenza che lo condanna alla decadenza e proclamandosi nuovamente innocente, ora annuncia una nuova adunata dei suoi manipoli per il giorno in cui il Senato sarà chiamato a ratificare – attenzione, a ratificare, come dovuto –il responso definitivo di tre gradi di giudizio che lo hanno riconosciuto colpevole di gravissimi atti contro la comunità. Se non vivessimo in una fase storica della vita del Paese in cui la trama democratica si è così sfibrata, bisognerebbe che quella manifestazione di impronta golpista fosse impedita e sciolta dalle forze dell’ordine, per una volta impiegate non contro lavoratori e cittadini impegnati a difendere insieme ai propri diritti anche la Costituzione, ma contro chi della Carta e di ogni principio di legalità vuole fare scempio. Ma troppe omertose distrazioni, troppe complicità concorrono in quest’opera demolitrice, perché improvvisamente si trovi la forza di recidere il grumo nero che Berlusconi rappresenta. I partiti della Seconda Repubblica in putrefazione, distanti anni luce dalla società, sono impegnati in disfide per il potere del tutto prive di contenuto reale, mentre le condizioni di vita del popolo peggiorano di giorno in giorno senza che nessuno, dico nessuno, dia prova di occuparsene.
Il comunicato con cui il Quirinale ha risposto al violento attacco di Berlusconi conferma quello che sin dall’inizio avevamo sospettato. “Su tutti i problemi relativi alla sentenza definitiva di condanna pronunciata l’1 agosto scorso dalla Corte di Cassazione nei confronti del senatore Berlusconi – recita la nota – il presidente della Repubblica si è in questi mesi sempre espresso e comportato in coerenza con la sua ampia dichiarazione pubblica del 13 agosto. Nulla è risultato però più lontano del discorso tenuto sabato dal senatore Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati. Non solo non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni”. Dunque, da queste parole si capisce che Napolitano aveva davvero preso in considerazione la possibilità di concedere al Caimano l’agognato salvacondotto “ove se ne fossero via via create le condizioni”. Ed è più che verosimile che nei conciliaboli segreti questa speranza fosse stata abbondantemente alimentata, sino a scatenare la reazione di B. e dei suoi tirapiedi quando l’attesa è stata per forza di cose delusa. Ora il presidente della Repubblica lancia “un pacato appello a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e di una normale, doverosa legalità”. Acqua fresca. Sandro Bondi, che a quei colloqui improvvidamente concessi dal Capo dello Stato aveva partecipato, ora grida senza senso del grottesco al “colpo di Stato” e minaccia sfracelli. Guglielmo Epifani, ancora per qualche giorno segretario del Pd, parla di “frasi sgangherate”.E lì si ferma il suo sforzo. Una volta, per molto, molto meno, si sarebbe chiamato il popolo alla mobilitazione. Ma di un simile “riflesso” democratico in quel partito non c’è più neppurela più pallida reminiscenza. Dovremmo provarci noi a suonare la sveglia.

Violenze e femminicidi, un’impressionante escalation | Fonte: redattoresociale.it

 

In Italia le donne vittime di una qualche forma di violenza, nella fascia di età compresa fra i 16 e i 70 anni sono secondo l’ultima indagine dell’Istat  6 milioni 743 mila : circa   il 32 per cento del totale delle donne italiane . Più di un milione di donne l’anno finiscono nella rete dei soprusi al maschile, che si ripetono più volte arrivando a sommare la vergognosa cifra di 14 milioni di atti di violenza (dallo schiaffo allo stupro), mentre gli episodi di stalking, da quando esiste lo strumento legislativo, vengono segnalati all’autorità di polizia al ritmo di oltre 25 casi al giorno. È il quadro ricordato dalla prima indagine nazionale sui costi economici e sociali della violenza sulle donne realizzata da Intervita Onlus con il patrocinio del Dipartimento per le Pari Opportunità e presentata nei giorni scorsi.
Si tratta però di dati che, secondo i ricercatori, “rischiano di non spiegare fino in fondo la gravità del fenomeno, perché  soltanto il 7,2 per cento delle vittime denuncia l’accaduto ”, solo il 18,2 per cento delle donne che hanno subìto violenze li considera reati, mentre un terzo delle donne che hanno subito violenza trascorre una vita senza parlarne mai con nessuno.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel mondo la violenza tra le mura domestiche è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne (14 – 50 anni), il 13 per cento degli omicidi nel mondo (pari a 1 su 7) è commesso tra le mura di casa, da parte del partner della vittima, mentre il 42 per cento di coloro che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da uomini con cui avevano avuto una relazione intima ha riportato danni alla salute. (ga)

I dati di Telefono Rosa . Sono 128 le donne che sono state uccise in Italia dall’inizio dell’anno. Un’impressionante escalation di violenza che il più delle volte esplode tra le mura domestiche. Un fenomeno sempre più diffuso, come dimostra il fatto che nei primi sei mesi del 2013 le richieste di aiuto di donne vittime di stalking al numero del Telefono Rosa sono aumentate di circa il 10%. Nella loro freddezza i numeri danno un’idea dell’emergenza. Secondo il Rapporto Eures, tra il 2000 e il 2012 in Italia sono state assassinate 2.220 donne, una media di 171 omicidi l’anno, uno ogni due giorni. E il 70,7% dei delitti è avvenuto “nell’ambito familiare o affettivo”.

Legge di Stabilità, tra uno scossone e l’altro salta la rivalutazione delle pensioni | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Legge di stabilità senza più nel caos, ormai. Mentre slitta il Consiglio dei ministri che era stato annunciato per domani e che avrebbe dovuto varare i decreti con l’abolizione della seconda rata dell’Imu e la rivalutazione delle quote di Bankitalia, salta in commissione l’emendamento sulla rivalutazione delle pensioni. L’esecutivo, che non intende correre alcun rischio, dichiara quindi di puntare dritto alla fiducia. Solo così sarà in grado di affrontare poi lo scoglio della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi in calendario mercoledi’ a Palazzo Madama e successivamente varare il decreto che elimina il pagamento della seconda rata dell’Imu, dopo aver ultimato le coperture. Un bel rebus,anche perché i sindacati fanno sapere di ritenere insufficienti le poste sugli sgravi fiscali. E domani stesso riuniranno gli esecutivi unitari per decidere le nuove iniziative di mobilitazione a sostegno delle modifiche richieste. “Mi sembra – spiega la leader della Cgil Susanna Camusso – che siano stati apportati dei correttivi per la riduzione fiscale, pero’ la quantita’ rimane insufficiente. Rimangono quindi le cose dette in questi giorni e che diremo domani agli esecutivi comunitari. La nostra iniziativa continua, sia rispetto alla legge di stabilita’ che per avere certezza normativa che le risorse della spending review e del contrasto all’evasione vadano al lavoro. Cottarelli ci ha annunciato un incontro che non si e’ concretizzato, cosi’ come con Letta. E’ da capire se il percorso si conclude con la fiducia o se continua”.

Che il giudizio verso la legge di Stabilità vada molto al di là di un semplice mal di pancia lo scrive perfino il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano americano gli italiani temono che la stabilita’ che Enrico Letta sta garantendo si riveli mortale. Nell’articolo, con un richiamo in prima pagina, si sottolinea la possibilita’ che il governo tenga fino al completamento del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea nella seconda meta’ del 2014 e si analizzano le conseguenze positive di questa stabilita’ sui mercati.

Al tempo stesso pero’, si legge nell’analisi, “molti esponenti di spicco italiani del mondo dell’impresa considerano la prospettiva di altri 18 mesi di governo Letta seriamente allarmante”. “Ritengono -scrive il Wsj – che il governo sia stato solo capace di restare in carica tentando poco e riuscendo a fare ancora meno”.

Legge di stabilità, la porcata del Governo per coprire i buchi della sanità privata | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Un emendamento proposto dal Governo sulla legge di stabilita’ prevede un finanziamento di 50 milioni di euro per il 2014 e 35 milioni all’anno per i prossimi dieci anni (2015 – 2024) in favore dei policlinici universitari gestiti da universita’ non statali (leggi, Vaticano). Immediata la protesta del sindacato. La segretaria nazionale della Cgil, Vera Lamonica sottolinea che mentre “con una mano si taglia la sanita’ pubblica e con l’altra si finanziano i policlinici privati”. Le risorse per la sanita’, per la formazione e per la ricerca pubblica subiscono tagli pesantissimi, specifica la dirigente sindacale, e nello stesso tempo ”si finanzia la sanita’ privata con risorse dello Stato e si coprono, in alcuni casi, i buchi di bilancio dei policlinici privati”. “L’emendamento – conclude La Monica – va ritirato perche’ ben altre sono le priorita’ su cui investire per garantire il diritto alla salute e alle cure, la ricerca e la formazione di personale sanitario. E, in ogni caso, i dissesti finanziari di aziende private non possono essere scaricati sui cittadini”.