Etna, affari e potere Nicolosi: la battaglia della funivia di Fernando Massimo Adonia catanialivesicilia.it

 

I candidati sindaco di Nicolosi si sfidano sul più grande affare: gestire il vulcano attivo più alto d’Europa.

CATANIA – La città di Nicolosi si confronta da sempre con una questione spinosa: la gestione monopolitistica del vulcano più grande d’Europa. Una questione che accende gli schieramenti in vista delle elezioni e che era stata sollevata già nel febbraio dello scorso anno dall’Agcm. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva evidenziato “distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato” in merito alla gestione delle vie di accesso alle zone sommitali dell’Etna.

I vari servizi esistenti sui due versanti del Vulcano (funivia, impianti di risalita, trasporto su gomma), sono gestiti da due società riconducibili a un unico soggetto privato. Ovvero a Francesco Russo Morosoli, amministratore unico di Funivia dell’Etna Spa che si è difeso sottolineando il suo impegno per far funzionare ogni cosa (LEGGI).

La geografia della questione è lo stesso garante a definirla. “Risulta – si legge nella relazione dell’Antitrust – che la società Star Srl gestisce le vie di accesso alle zone sommitali dell’Etna del versante Nord (Provenzana), ricadenti nei Comuni di Castiglione di Sicilia e Linguaglossa. La società Funivia dell’Etna Spa – prosegue l’Agcm – che indirettamente e interamente controlla Star, gestisce le vie di accesso del versante Sud (Rifugio Sapienza), ricadenti nel Comune di Nicolosi e, in particolare, alcuni impianti di proprietà comunale e altri di proprietà della società stessa, nonché, fra l’altro, sulla base di una concessione prorogata dal 2006 al 2022, servizi pubblici di trasporto di persone, sia nella stagione sciistica invernale sia nella stagione escursionistica estiva, comprendenti anche l’accompagnamento dei turisti con 20 mezzi fuoristrada, sempre di proprietà della società. In particolare, essa gestisce gli impianti comunali di accesso alle zone sommitali dell’Etna in virtù di una concessione rilasciata dal Comune di Nicolosi nel 1991 alla società Sitas Spa, successivamente incorporata dalla società Etna Tur Spa, che ha contestualmente assunto l’attuale denominazione di Funivia”.

Insomma, una questione che tocca direttamente la politica etnea. Il consiglio comunale di Nicolosi ha già approvato una delibera affinché la questione della concorrenzialità del settore segua i principi di libertà. Non un’entrata a gamba tesa, ma un richiamo a quello che dovrà essere uno degli obblighi del civico consesso nicolosita nei prossimi anni. Nel 2022 scadrà infatti la concessione comunale di gestione dell’impianto funiviario; un’operazione che verrà portata a compimento del sindaco e dal consiglio che usciranno dalle prossime consultazioni di Primavera. E se da un lato il primo cittadino in scadenza, il crocettiano Nino Borzì, vuole concludere il mandato inaugurando un percorso di sostanziale liberalizzazione del mercato; tutta l’attenzione è sulle spalle dei candidati sindaco già in campo.

Tant’è che la battaglia per Nicolosi si è trasformata, anche in maniera involontaria, in una caccia alle streghe. L’accusa da schivare è quella di essere nelle attenzioni di Francesco Russo Morosoli. Non lo è Marisa Mazzaglia, donna di cultura politica progressista e attualmente a capo dell’ente Parco dell’Etna, che a Paesi Etnei Oggi ha sottolineato la necessità riformulare l’organizzazione degli impianti sciistici: “Potrebbero essere gestiti potenziando l’offerta in maniera sostenibile con meno impatto ambientale e più prestazioni”. Non lo è Antonio Rizzo, già vice presidente del consiglio Provinciale per il Pd, ed erede diretto dell’esperienza Borzì: “Dobbiamo tener conto di quanto già stabilito dal Consiglio comunale e dal garante della concorrenza” – ha detto a Live Sicilia.

Rizzo tuttavia ritiene che la questione Etna non debba essere intesa contro qualcuno, ma entro una visione economica di sviluppo territoriale: “Bisogna armonizzare la presenza turistica tra Nicolosi Paese e Nicolosi Nord. E pensare al turismo come sistema Etna, potenziando l’offerta invernale, migliorando quindi tutta l’offerta turistica e i servizi resi. Insomma, va ripensato tutto il sistema, sia turistico che commerciale, ma non in funzione di uno solo operatore, bensì a supporto di tutti coloro che operano sul Vulcano”. Un’impostazione che nel concreto così si realizza: “Lamia idea è di acquisire i terreni su cui insiste la seggiovia e trasformare tutto il servizio in una funivia low cost. Così si creano i tasselli della concorrenza”.

Non ci sta a essere annoverato tra i prediletti di Russo neanche il chirurgo vascolare in forza all’ospedale Garibaldi Centro di Catania, Angelo Pulvirenti, la cui proposta civica piace al centrodestra ma anche alla segretaria del circolo Pd di Nicolosi, Maria Grazia Torre. “Bisogna chiedere a Russo se gli sono gradito: non sta a me saperlo. Anzi – dichiara al nostro giornale – Sarebbe opportuno che lui prendesse posizione ufficialmente, che si facesse vivo. Di mio posso dire che non sono sicuramente un portatore d’interessi, non ho terreni sull’Etna, o implicazioni di qualsiasi tipo sul Prg. Sono fuori da questo dibattito ”. Sul contratto di gestione della funivia, il programma di Pulvirenti è in linea con gli altri candidati in campo: “Non farei altro che seguire le indicazioni dell’Agcm. E metterei in opera – conclude – tutti quegli strumenti che possono favorire la libera concorrenza del settore”.

Leggi anche l’operazione “verità” di Francesco Russo Morosoli

Porto: c’è l’esercitazione della Nato, vietati gli scatti Fotografo: «Cancellate immagini e chiesti documenti» da: meridionews.it di Luisa Santangelo

CRONACA – Il professionista Salvo Puccio è stato fermato dai poliziotti mentre, dal molo di Levante, realizzava foto delle dieci imbarcazioni militari ormeggiate nel capoluogo. Le navi dell’Alleanza atlantica ripartiranno lunedì per quella che la Marina definisce «la principale esercitazione nel Mediterraneo». Guarda le foto

«Sono navi militari, non solo italiane ma anche di altre nazioni. Visto il momento storico che stiamo attraversando, è vietato fotografarle per motivi di sicurezza». È l’unica spiegazione che arriva dalla Capitaneria di porto di Catania a proposito del divieto imposto al fotografo catanese Salvo Puccio di immortalare nei suoi scatti lo scenario che in questi giorni si può osservare al porto etneo. Dove, per tutto il fine settimana, rimarranno ormeggiate le imbarcazioni dell’operazione Dynamic manta 2017, un’esercitazione della Nato che si svolgerà – dal 13 al 24 marzo – al largo del mar Mediterraneo. «Erano circa le 11.30 e mi trovavo sul molo di Levante – racconta Puccio – Stavo facendo foto a navi e montagna quando arriva una pattuglia di polizia, un uomo e una donna, e mi dicono che non potevo farlo».

In realtà questa mattina erano tanti i cittadini che si trovavano sulla nota passeggiata. Eppure l’unico a subire il controllo delle forze dell’ordine sarebbe stato proprio il fotografo catanese. «Mi dicono che devo cancellare i file, mi chiedono i documenti e mi controllano per dieci minuti», continua. Gli agenti poi gli spiegano che per fare quel genere di immagini è necessaria un’autorizzazione della Capitaneria «o chi per loro» e che nel frattempo è necessario rimuovere il materiale già scattato. Vale a dire una ventina di immagini.

Salvo Puccio e i poliziotti le cancellano insieme, salvando soltanto quelle che immortalano l’Etna o le cupole di Catania, senza che le imbarcazioni da guerra si intravedano. «È la procedura corretta – conferma il contrammiraglio Nunzio Martello, comandante della Guardia costiera etnea – Il porto è sempre una zona sensibile, in questo momento ancora di più. È chiaro che non si possa impedire una fotografia con un’imbarcazione da diporto, ma immagini che abbiano per soggetto le navi impegnate nell’operazione della Nato devono essere autorizzate, non possono essere realizzate da chiunque».

In totale, le banchine dell’infrastruttura portuale etnea ospitano dieci tra navi e sommergibili dell’Alleanza atlantica. Si tratta di imbarcazioni militari di Francia, Grecia, Inghilterra, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti, che rimarranno ferme fino a lunedì mattina, quando riprenderanno il mare per dirigersi intanto verso la zona di Augusta. E da lì dare il via a quella che la Marina militare italiana definisce «la principale esercitazione della Nato nel Mediterraneo, dedicata all’addestramento anti sommergibile», si legge in una nota della Marina militare italiana. Una serie di simulazioni che avranno l’obiettivo di «incrementare la capacità di combattimento in contesti operativi multinazionali». E in questo senso, nei prossimi giorni, sarà attivata anche la base aerea di Sigonella.

Bianco in Consiglio, pioggia di critiche e poche difese «Basta con questo narcisismo davvero esasperante» di MATTIA S. GANGI da: meridionews.it

POLITICA – Dopo il discorso in aula fatto dal primo cittadino arriva il momento, tanto atteso, degli interventi dei consiglieri comunali. Un fuoco incrociato tra maggioranza e opposizione che denota la probabile fine di un’era. Tiepidi i sostegni dai banchi del centrosinistra, anche se restano fedeli gli amici di sempre. Guarda il video

Ci sono riusciti. Dopo quasi quattro anni, i consiglieri comunali di Catania – da destra a sinistra – hanno forzato la mano del sindaco Enzo Bianco, portandolo a relazionare il suo operato e ad ascoltare le loro voci durante l’ultima riunione del senato cittadino. Un momento che molti aspettavano da tempo, un’occasione per poter guardare il primo cittadino negli occhi ed esporre le istanze, i problemi dei quartieri, le rimostranze delle categorie. Ripetute come un mantra dai diversi protagonisti della politica locale, durante le diverse sedute andate a vuoto, i momenti di stasi, le votazioni interminabili in cui, spesso, si è riuscito a racimolare la maggioranza solo per pochi voti. Cavalli di battaglia ma anche dure critiche personali, una timida difesa dagli scranni che ancora lo sostengono ma, in generale, lo spettacolo al quale si è assistito ieri sera sembrava il momento finale di un’epoca, una presa della Bastiglia in salsa etnea in cui forze contrastanti si stringono a coorte per organizzare il regicidio. E il primo a farsi avanti, in modo netto, è il vicepresidente vicario del Consiglio Sebastiano Arcidiacono, che punta al cuore della sindacatura di Bianco e lo incalza su quella che, secondo lui, è la caratteristica principale di quest’esperienza: la vanità.

«Voglio vivere in una città dove nessuno possa sentirsi al di sopra della legge, neanche il sindaco di Catania – arringa Arcidiacono – Ho letto e ascoltato la sua relazione, signor sindaco, e l’ho trovata di scarso profilo. Lacunosa. Non si parla di commercio, delle partecipate, delle casse comunali. Se non per spot, si parla della differenziata. Una rappresentazione autocelebrativa che rischia di essere un’offesa per il Consiglio che ha dovuto richiamarla per essere qui questa sera». «Lei parla di soldi e posti di lavoro – continua piccato – e mi ricordava quel film interpretato da Antonio Albanese, si sono persi tremila posti di lavoro durante questa sindacatura. Ha citato il libro Le memorie di Adriano ma questa città sognata, questo desiderio del bello stride molto con la realtà». E aggiunge, tra il serio e il faceto: «Io più modestamente le cito le mie memorie, quelle di Sebastiano, e negli ultimi 28 anni lei è stato sindaco per oltre la metà. È un testo più grande di quasi un triplo della sua relazione. Gliela consegnerò alla fine con pagine a colori per una più semplice lettura», aggiunge impietoso.

«Abbiamo un’anticipazione di tesoreria annua di 150 milioni di euro – continua il vicepresidente – ma non si parla di partecipate, non le ha citate. In questi tre anni, hanno avuto perdite d’esercizio per circa 10 milioni di euro, con perdita del patrimonio netto di 12milioni di euro. Non si può criticare per quattro anni un bando per la differenziata che non funziona e prorogarlo per due, o si è incapaci o vuol dire che vi sta bene». Vola infine una stoccata su legalità e trasparenza. «L’accesso agli atti è complicato in questo periodo, anche per i consiglieri comunali, non si riescono ad avere i documenti in tempo – commenta –  Anche dal punto di vista della comunicazione istituzionale, non si capisce chi fa comunicati, chi li firma»«Il tentativo di raccontare cose false – conclude – fa il paio con quel’altro tentativo di condizionare il voto dei consiglieri e mi riferisco all’avvocato GirlandoUn fatto gravissimo per tutta la politica cittadina. La città sprofonda tra sorrisi di autocompiacimento e i sorrisi degli amici potenti, oltre alla pista ciclabile non abbiamo visto altro. Un narcisismo esasperato e esasperante che farebbe impallidire lo stesso Narciso».

La voce dei quartieri popolari, invece, si leva dai banchi dell’opposizione tramite l’intervento di Tuccio Tringale. Che, in un misto di commozione e rabbia, denuncia la sordità dell’amministrazione nei confronti di San Cristoforo e delle periferie, parlando senza peli sulla lingua di «fallimento».«I ragazzi, come me, che sono nati in queste aree non hanno la possibilità di usare spazi sociali, di crescere in condizioni che favoriscano un buon livello di educazione e di possibilità lavorative. Io sono stato presidente di un’associazione sportiva, nata nove anni fa, e oggi l’80 percento di quelli che una volta erano bambini si trova in carcere o ha già avuto problemi con la giustizia». Un dato che il consigliere definisce allarmante e che decreta «il mio fallimento ma anche quello dell’amministrazione». «Quest’anno la mia associazione chiuderà e sono stato sconfitto – conclude – Non mi piace dire di essere lasciato solo ma sicuramente in questa città ci si vanta di fare l’antimafia ma lei non è mai sceso a capire cosa vuol dire crescere in un quartiere come il nostro».

A rievocare il fantasma della partitocrazia è invece Santi Bosco, capogruppo di Forza Italia, che accusa il primo cittadino di aver continuato un’opera di spartizione delle presidenze delle società partecipate «in nome di interessi politici e non di merito». «La sua maggioranza è stata in continua fibrillazione – arringa Bosco – lei ha resistito ma poi ha ceduto alle pressioni di un gruppo di potere che si è mosso per avere assessorati e nomine nelle partecipate. Sappiamo che un sindaco deve rendere conto, ha tutto il diritto di destinare le persone idonee. Ma nomine frutto di un gioco politico, della partitocrazia, andrebbero evitate in nome di meriti ed efficenza». Ad ultimare l’attacco sul mancato rispetto della legge è Manlio Messina che, come prevedibile, affonda sulla questione legata al fallimento della Simei. «Il sindaco che parla di legalità perché non ha preso il suo addetto stampa abusivo e gli ha detto: scusate, questo assessore ha fatto una cosa infamante per l’amministrazione? A prescindere dalla questione processuale, lei non ha speso una parola per l’azienda che è fallita, prima partita Iva di Catania. Poteva dire “ci rammarichiamo”. Questo non può funzionare, siete degli impuniti»

Una bordata arriva anche dalle file della maggioranza, dove Niccolò Notarbartolo si ricollega alla lettura del collega Bosco e parla di una politica che incapace di guardare oltre sé stessa. «Ci spieghi il perché in questo momento storico molti dei nominati alla presidenza delle società partecipate alla fine rinunciano – La politica non sa andare oltre, non riesce a riempire quelle caselle che mancano. Questo denota un chiaro momento di debolezza politica di questo sindaco, ostaggio di logiche partitocratiche inattuali». Agatino Lanzafame, da Catania Futura, sottolinea infine la mancanza di politiche per l’imprenditoria giovanile e, in generale per evitare la cosiddetta fuga dei cervelli dalla nostra città. «I miei compagni di scuola e di università sono stati costretti a lasciare la nostra città non per scelta ma per necessità. Non possiamo permetterci il lusso di ritenere un successo il fatto di aver fatto il nostro dovere. Dobbiamo permettere ai giovani di creare lavoro – conclude – di fare impresa, non quello delle grandi multinazionali che ci danno numeri poco attendibili».

Una timida difesa, non priva di qualche criticità, viene delegata a Lanfranco Zappalà, del Partito democratico, unico insieme al capogruppo Giovanni D’avola e ad Alessandro Porto, che difende l’amministrazione guidata da Enzo Bianco. «Se la metropolitana è attiva è grazie a Bianco – spiega Zappalà – Stesso discorso per l’inizio dei lavori in corso dei Martiri e per tante altre opere oggi finalmente in cantiere. Ho ascoltato tantissime critiche oggi in quest’aula ma non ho sentito nulla riguardo le proposte che i miei colleghi hanno pensato per migliorare l’azione della giunta. Voglio anche dare qualche consiglio al sindaco – conclude – soprattutto sul settore del turismo. Noi stiamo facendo tanto ma dobbiamo riuscire a trattenere i turisti con azioni diverse. Grazie a questa sindacatura sono tornate le navi da crociera ma manca un percorso turistico in questa città, le informazioni non ci sono e molti turisti sono sbandati. E, infine, rivolgendosi a Sebastiano Arcidiacono, aggiunge: «Il suo è un discorso inaccettabile, se non si sente parte di questa maggioranza faccia una scelta coerente e si dimetta».

Pesce, solfiti e additivi per farlo sembrare fresco La nuova frode alimentare e i ricoveri in ospedale MATTIA S. GANGI da: meridionews.it

CRONACA – Due diversi casi di pescatori finiti al pronto soccorso del Vittorio Emanuele di Catania puntano i riflettori sui metodi di alterazione del pescato nell’area etnea. Come spiegano alcune fonti e i veterinari dell’Asp, i prodotti ittici vengono elaborati fino a diventare pericolosi per la salute dell’uomo

Due pescatori diversi, in due occasioni separate, finiscono al Pronto soccorso del Vittorio Emanuele di Catania spiegando ai medici di essere entrati in contatto con una sostanza che – sostengono – viene utilizzata per mascherare la freschezza del pesce. Il primo, arriva nei locali del reparto d’urgenza per una forte intossicazione, dichiarando di avere ingerito accidentalmente un liquido che, essendo incolore e contenuto dentro a una bottiglietta, l’uomo aveva scambiato per acqua. Per identificare l’agente tossico, vista la forte reticenza del paziente nell’ammetterne la natura, il personale di guardia ha chiesto l’intervento del Centro veleni. Il secondo, invece, presenta delle lacerazioni nella pianta dei piedi. Un prodotto che viene usato «’ppo coluri re pisci», racconta ai sanitari, gli ha corroso gli stivali da lavoro, fino bruciargli lievemente gli arti inferiori.

A prescindere dall’entità di entrambi i danni fisici denunciati, gli episodi rivelano un problema che – nonostante la discussione informale – punta i riflettori su un fenomeno prima di oggi più o meno sconosciuto, quantomeno nell’area etnea: quello della sofisticazione del pesce fresco. Che, al pari della carne, viene trattato da un lato con sostanze legali in modo improprio, dall’altro con prodotti vietati dalle normative europee, provocando – in egual misura – potenziali pericoli per la salute di chi lo mangia. Come risulta da alcuni studi, dalla testimonianza degli ufficiali che si occupano di frodi alimentari, e dal racconto di alcuni pescatori che hanno deciso di parlare, le sostanze in questione potrebbero essere principalmente di due tipi. Da una parte il Cafodos  un additivo che viene mescolato con il ghiaccio e consente di dare freschezza apparente al pescato – dall’altra i solfiti. Particolarmente dannosi per la salute, soprattutto per chi è allergico.

«Il Cafodos – spiega Alessandro Giuffrida, ordinario del dipartimento di Scienze veterinarie dell’università di Messina – è un prodotto utilizzato in Spagna, una sostanza al limite della legalità, che è fondamentalmente una miscela di acidi organici e acqua ossigenata, perossido di idrogeno. Quest’ultimo – continua lo specialista – ha un’attività antimicrobica, è un disinfettate. A cui si aggiunge anche l’acido citrico e quello ascorbico che sono antiossidanti». Il naturale deperimento della carne del pesce è dovuto all’azione dei batteri quindi, come illustra il veterinario, «riducendo la carica batterica il prodotto è chiaramente più conservabile. L’antiossidante inoltre ha un’attività sui pigmenti che li mantengono più vivi per più tempo». Insomma, chiarisce, «una triglia che si mantiene rossa è sicuramente piùappetibile». La sostanza potrebbe essere la stessa descritta da un pescatore che, preferendo restare anonimo, ha parlato – forse impropriamente – di «un colorante che viene buttato sul pesce spada per farlo sembrare più chiaro e più vivo».

Mascherare lo stato di freschezza del pesce, soprattutto se quest’ultimo è quasi marcio, è chiaramente una frode. «Se io prendo del tonno – spiega ancora Alessandro Giuffrida – e lo tratto con un additivo che di per sé non fa male, non fermo la produzione di istamina, che è tossica per l’uomo. Proprio su questo pesce inoltre, si è rilevato l’utilizzo di monossido di carbonio che lo fa diventare rosso ciliegia». La legge, per completezza di informazione, consente l’utilizzo del Cafodos per i prodotti ittici congelati. «Recentemente, da meno di un anno, Federpesca ha spinto il ministero a utilizzarlo per i cefalopodi congelati (polpi, seppie ndr) – conclude il ricercatore – e il ministero lo ha autorizzato per il trattamento di sbiancamento, che è perfettamente legale». L’illegalità consiste, però, nell’utilizzarlo sui pesci freschi.

Ma tra i trattamenti proibiti a quanto pare questo sarebbe il meno grave. Altre sostanze, come i solfiti che – come dimostrano molte operazioni di polizia – vengono usati per la carne vaccina o suina, si usano impropriamente anche nei crostacei, o come sbiancanti del baccalà. «Questi sono tossici – conclude il veterinario –  specie per chi è allergico». La guardia costiera di Catania, a tal proposito, ha affermato di non avere mai sequestrato prodotti ittici trattati in questo modo, né rilevato questo tipo di problematica durante i controlli che, regolarmente, vengono svolti all’interno area etnea. Anche Il comandante del Nas dei carabinieri, contattato dalla nostra redazione, ha affermato di non essere a conoscenza della questione. «Non è mai capitato di avere informazioni di questo tipo di patologie. Non mi sento di escluderlo, però non è mai successo». Chi invece conferma e restituisce un quadro dettagliato della vicenda è Emanuele Farruggia, responsabile dei servizi veterinari per il controllo degli alimenti dell’Asp di Catania: «Ci sono casi di questo tipo a Catania come in tutt’Italia – spiega lo specialista a MeridioNews – Noi, in questi anni, abbiamo dato regolare comunicazione alla procura di reati collegati soprattutto all’aggiunta dei solfiti nei molluschi e nei crostacei, come il calamaro o il gambero».

Una volta riscontrata la presenza «si procede a denunciare gli operatori del settore», continua il veterinario, che spiega inoltre: «La legge consente l’utilizzo fino a una certa quantità, se superata diventa notizia di reato, come se non regolarmente dichiarata per la tutela dei soggetti allergici». Il medico spiega inoltre che questo tipo di sostanze, vengono aggiunte nelle prime ore della pesca, sulle barche, «quindi il responsabile del reato quasi sempre è il pescatore stesso». «Per esempio vengono messi per non fare annerire il gambero (processo cosiddetto di black spot) – aggiunge – Cosa che avviene normalmente per reazione chimica quando viene portato in superficie, mentre quello additivato rimane chiaro». Nel 2015, su un campione di 35 prodotti ittici controllati sette sono risultati positivi, mentre nel 2016 su 36 in quattro è stata riscontrata la presenza di solfiti.

Sulla possibilità di trattamento con sostanze riconducibili agli acidi organici, il professionista non esclude l’ipotesi anche se ammette l’impossibilità di poterlo dire con certezza. «I nostri laboratori non sono attrezzati per la rilevazione del Cafodos, è difficile rilevarlo senza analisi specifiche». Data la scarsezza di risorse dei mari locali però – ricchi ormai solo di pesce azzurro – molti prodotti vengono importati dal Senegal o dalla Spagna, «dove vengono sicuramente trattati», conferma. «L’istituto superiore di Sanità sta mettendo a punto una metodica accreditata per il riconoscimento, ma parliamo di un ritrovato molto moderno al quale se ne possono sostituire sempre di nuovi». Un altro tipo di frode, infine, è quella cosiddetta per sostituzione. «Vengono venduti totani per calamari o pezzi di squalo al posto del pesce spada – conclude Farruggia – il trancio è indistinguibile per l’occhio del consumatore ma per noi è facile da individuare».

Sant’Agata, padre Resca a gamba tesa: «Questa festa non è cristiana, va cambiata radicalmente» da: lascilia.it

di Padre Salvatore Resca

Il vice parroco della Chiesa di Santi Pietro e Paolo interviene sulle celebrazioni della Patrona e propone una serie di modifiche

Ecco l’intervento di padre Salvatore Resca, vice parroco della Chiesa di Santi Pietro e Paolo, pubblicato su LA SICILIA di oggi 6 febbraio.

 

Cittadini! Viva Sant’Agata! E’ significativa questa acclamazione che non chiama i devoti, cristiani, cattolici, fedeli, ma “cittadini”; e pensavo a quanto bisogno di “cittadinanza” vera, autentica, ci sia in questa città, purtroppo priva di senso civico, di spirito di collaborazione, di interesse al bene comune, di cura per le cose di tutti, dal verde della aiuole, alla pulizia delle strade, dal rispetto del codice stradale, alle più elementari regole di convivenza, una città in cui spesso sono sotto processo amministratori che hanno fatto uso disinvolto del pubblico denaro e manca l’essenziale soprattutto per la gente particolarmente priva di assistenza e di servizi umanamente decenti… Una “cittadinanza” assente che però, si materializza numerosissima ed entusiasta dietro il fercolo della santa, gridando: “W Sant’Agata”.

 

La festa di Sant’Agata non è cristiana! Non sono d’accordo con il titolo de “la Sicilia” di ieri e con molti passi dell’articolo di Padre Zito. La festa di Sant’Agata, come quella di San Gennaro, di San Giorgio, o di qualunque altro santo non è da abolire perché è in mano alla mafia, perché si fanno le scommesse sull’orario di rientro, o perché la cera seminata per le strade crea disagi alla circolazione a partire dal 6 di febbraio.

 

Non bisogna abolirla! Tutt’altro! Bisogna solo “ridefinirla”, “rinominarla! Non è fuor di luogo, per un cristiano interrogarsi sul significato di questa festa partendo proprio dalla santa, dalla festeggiata.

 

Agata, secondo la tradizione che parla di lei, è stata una ragazza forte e decisa, una vera cristiana! Nei tempi in cui si dice sia vissuta, essere cristiani, testimoniare Cristo non era una cosa facile e scontata.

 

Il contesto religioso e sociale del tempo non accettava i cristiani i quali erano spesso, se coerenti con la loro fede, soggetti alla persecuzione fino al martirio. Il loro modo di vivere, il loro modo di pensare, il loro modo di fare era diametralmente opposto al modo di fare, di vivere, di pensare comune. La fede cristiana, a quei tempi era una testimonianza di speranza, di amore, di impegno, spesso di segno contrario al modo di vedere e di pensare e di agire di tutti gli altri.

 

Anche i riti, le processioni, le feste religiose pagane non attiravano per nulla i cristiani, essi li consideravano come superstizioni indegne della vera fede in Dio. Agata è stata testimone di tutto questo. Per questo è stata imprigionata. Per questo è stata torturata. Per questo è stata uccisa. Per questo la chiamiamo “santa”… Io non lo so, non ho contatti diretti con il paradiso.

 

Ma sarei tanto curioso di sapere che ne pensa la stessa Sant’Agata di questa festa che, per gli strani scherzi del destino, ricalca, come molte feste dei santi ai nostri giorni, le feste pagane dei suoi tempi. Perché questa festa, stiamo attenti, è una festa religiosa, anzi religiosissima. La festa religiosa più bella del mondo, la definiscono, con un pizzico di esagerazione i “devoti”. Il culto, il voto, la processione, la candela, il cero, gli evviva a Sant’Agata o a San Gennaro quando rinnova il miracolo, sono uno stupendo fenomeno religioso, popolare, spontaneo, umano.

 

Se andate su Internet, li potete vedere, questi riti, con alcune trascurabili varianti, in India come nel Tibet, in Africa o in Mongolia come espressione della sincera religiosità di quei popoli. Assicurarsi la protezione dei santi, (o degli dei) onorarli, pregarli, far loro dei voti, accendere lumini e candele per impetrarne la protezione, trasportarne i simulacri e le statue urlando dietro la propria devozione è un modo di fare comune a tutte le feste religiose in ogni parte del mondo.

 

Fanno parte della religiosità umana. Io faccio qualcosa per Dio, faccio un sacrificio, come facevano gli ebrei, un bue, una capra o una pecora, esprimo un voto, accendo una candela… più grossa è la candela più grande è la mia religiosità…, e la divinità o i santi, nel nostro caso, fanno qualcosa per me, vengono incontro ai miei bisogni, soddisfano le mie necessità, risolvono i miei problemi.

 

A volte, ma qui è truffa, come avete certamente letto nei giornali di qualche anno fa, è possibile acquistare una bottiglietta di acqua miracolosa, l’acqua alla luce bianca, che ha delle potenzialità straordinarie, proveniente da Lourdes o da Medjugorje, come diceva di aver scoperto una dottoressa che si chiama Enza Maria Ciccolo, 71 anni e una laurea in biologia: Sette gocce di Fatima al mattino, sette gocce di Medjugorje la sera: 200 euro al flacone.

 

Questa è religione, e come religione va benissimo. Il guaio è che il cristianesimo, quel cristianesimo che Agata ha vissuto, che ha fatto di lei una martire, una santa, è un’altra cosa. Agata lo sapeva bene che Cristo è venuto per indicarci strade completamente diverse per realizzare il nostro rapporto con Dio. Lei ha capito che Cristo non ci insegna a mettere al sicuro noi stessi. Lei ci ha detto e ancora ci dice, che è necessario perdersi per salvarsi, che è necessario portare la croce, affrontare anche la morte per testimoniare Cristo, farsi carico, mettersi sulle spalle i mali del mondo non le vare dei santi. Offrire a Dio non le candele per ottenere una grazia, ma, giorno per giorno, la propria vita per essere vicini agli altri.

 

Lei certamente avrà conosciuto e meditato quelle parole di Cristo nel vangelo di Matteo: “Non fate come i pagani che quando pregano sprecano molte parole, credendo di essere esauditi a furia di parole”. (Immaginiamo le urla dietro la vara…) “Il padre vostro celeste sa di che cosa avete bisogno. Cercate anzitutto il regno di Dio, e vedrete che tutto il resto, tutte le altre cose, vi saranno date in più…” C’è moltissima religiosità, nella migliore delle ipotesi, nei devoti che vestono il sacco e vanno dietro a Sant’Agata per tre giorni.

 

Ma spesso, non c’è la fede cristiana. La fede è un’altra cosa. La religiosità dice a Dio: “Che cosa puoi fare tu per me? La fede chiede a Dio: Che cosa posso fare io per te? L’uomo religioso dice a Dio: “Ecco il mio voto, la mia offerta, la mia candela… tu, in cambio mi devi benedire, mi devi aiutare, devi risolvere i miei problemi, devi cambiare la testa della gente…, devi farmi trovare l’amore, quello giusto, il lavoro, la casa, devi farmi vincere un terno al lotto, devi guarirmi dalla malattia… L’uomo di fede dice a Dio: “A Te, Signore, affido la mia vita… Sono al tuo servizio… Io lo so che tu mi vuoi bene… Se sono al tuo servizio i miei problemi li affido a te…, tu conosci meglio di me le mie necessità… Io voglio che tu mi benedica, che dica bene di me, non ti chiedo di liberarmi dai guai, li voglio affrontare i guai, come ogni donna, come ogni uomo di questo mondo, come hai fatto Tu, come ha fatto Agata… Io non ti offro né sacrifici, né olocausti, un corpo mi hai dato… Ecco, per questo io vengo, Signore, a fare la tua volontà… La religione o la religiosità è il tentativo di liberarsi dei guai servendosi di Dio.

 

La fede è il coraggio di affrontare i guai per servire Dio, è la capacità di affrontare con la forza che viene da Dio, i guai della nostra vita, di dare prova di speranza anche quando le cose non vanno per il verso giusto, di non cessare mai di amare, con l’amore e la carità di Dio giorno per giorno nella nostra vita.

 

Mi hanno chiesto, di far parte di un comitato che cerca di correggere le cose storte di questa festa: le infiltrazioni mafiose, la cera dalle strade, gli “arrusti e mancia” ad ogni angolo di via Etnea, i ritardi del rientro… Ho rifiutato.

 

Perché questa festa non bisogna correggerla. Bisogna cambiarla radicalmente. Come? Io non dico di abolirla. Si perderebbe un patrimonio di credenze, di tradizioni, di folklore, di cultura: tutte cose che fanno parte di un popolo. Io vorrei che si distinguesse, da parte della comunità cristiana la religione dalla fede. Fate pure la festa, le processioni, sparate tutte le bombe che volete, mangiate tutta la carne di cavallo che vi piace, ma distinguete la fede dalla devozione dei “devoti.

 

I preti sulla vara o sul fercolo, a raccogliere soldi e candele, no! Confonde! La mescolanza delle messe mattutine o vespertine con le bombe, no! Confonde! Le autorità che hanno ridotto questa città al lumicino, dietro la vara a sorridere alla gente per farsi applaudire e far dimenticare le loro magagne, no! Confonde! Le scommesse sull’ora di rientro della santa, con i relativi risvolti affaristici e mafiosi, insieme alle preghiere in cattedrale, no! Confonde! Forse la religiosità potrebbe diventare l’anticamera della fede, ma, perché questo avvenga è necessario distinguere ed educare, pigliare le distanze e sottolineare le differenze, altrimenti regna la confusione; e lo si vede seguendo in diretta le trasmissioni locali, dove, conduttori laici e ecclesiastici, non sono mai riusciti a evidenziare questa distinzione.

 

Ma non possono farlo! Perderebbero l’ascolto, perderebbero l’audience. Voi siete il sale della terra! sembra che abbia detto Gesù Cristo. Voi siete la luce del mondo! Se il sale diventa scipito, a che serve? Penso che queste parole di Cristo, riportate nel vangelo di questa domenica, potrebbero far riflettere quanti hanno a cuore il vero significato della fede cristiana!

L’inchiesta e lo tzunami al Comune Liotta: “Questo deve saltare” di Melania Tanteri da: livecatania.it

CATANIA – Un vaso di Pandora. L’inchiesta della Procura a carico dell’ex assessore Giuseppe Girlando, per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per tentata concussione aggravata, sembra svelare altro, oltre gli aspetti puramente giudiziari. Da importanti documenti firmati al buio dai dirigenti, al “potere” di alcuni amministratori, alla poca trasparenza nelle attività di Palazzo. Fino alla volontà di allontanare chi si pensa possa non allinearsi. Pare proprio il caso di Roberto Politano, dirigente del Personale, prestato alla Ragioneria dopo la scadenza dell’incarico dell’ex ragioniere generale, Ettore De Salvo e ragioniere generale ad interim fino a maggio, quando il 23 dello sesso mese ufficialmente entra in malattia.

Un malanno “fortuito”, almeno stando alle intercettazioni dei carabinieri che evidenziano, nelle note in calce dell’informativa, come, sia l’ex assessore Girlando che l’attuale segretario generale di Palazzo degli Elefanti, Antonella Liotta, non si fidassero del ragioniere ad Interim. “In particolare – scrivono gli inquirenti – l’operato del ragioniere generale, è stato più volte oggetto di discussione tra l’assessore Girlando, il segretario generale e il rag. Roberto Sebastiano Giordano, all’indomani della sua escussione presso questi uffici”.

E’ tutto scritto nell’intercettazione del giorno 19 maggio 2016 tra Girlando e la Liotta “la quale – si legge ancora nell’informativa – gli riferiva che il ragioniere generale si era chiuso nella sua stanza in riunione e non faceva entrare nessuno, neanche il rag. Giordano Roberto Sebastiano. La donna aggiungeva che era stata costretta ad inviare nell’ufficio del ragioniere generale, con una scusa, i vigili urbani ai quali aveva detto che il dott. Politano non le rispondeva”.

Antonella: Pronto?

Girlando: Antonella, mi hai cercato?

Antonella: sì sì no mi sono fatta un …(incomprensibile)..con l’avvocato Liuzzi.

Girlando: sì

Antonella: ..e poi ho saputo incidentalmente, non ti dico come l’ho saputo, che pare che nella stanza del Ragioniere ci fossero la Cicchello, la Mancuso eee…l’altra la, insomma le tre donne

Girlando: sì

Antonella: Pare che il ragioniere abbia detto che non vuole essere disturbato, a Giordano non lo hanno fatto entrare e poi anche dice che c’era Bruno.. io quando l’ho saputo, ho mandato i vigili dicendo non mi risponde Politano. Per favore andate voi perché ho bisogno urgente di parlargli…ma quando dei vigili sono arrivati

Girlando: sì c’era Bruno, l’ho visto io Bruno. L’ho visto io che c’era Bruno.

Antonella: cioè ma a te ti pare normale

Girlando: non non mi pare …non …non so che cosa…ora chiedo alla Cicchello che cosa caspita c’era questa riunione ora lo faccio subito…va bene no io ho visto io…no io non ho visto la riunione con loro due ho visto che c’era Bruno…(incomprensibile)

Antonella: ma Bruno…però io ho bisogno di sapere perché se questo esercitava come dire è un suo diritto cioè della serie se tu non mi hai pagato i 100.000 euro che lui ritiene un suo diritto, benissimo …(incomprensibile)…ma se tu gli fai vedere le carte del comune…

Girlando: ora te

Antonella: …e cambia tutto

Girlando: ora mi accerto sono qua ora che passo dalla Cicchello glielo chiedo alla Cicchello

Antonella: ok

Si salutano.

Cinque minuti dopo si verifica una nuova telefonata tra i due, anche questa intercettata. Secondo quanto scrivono i carabinieri, è questa l’occasione in cui la Liotta e Girlando decidono di fare rimuovere Politano dal suo incarico di ragioniere generale.

Antonella: pronto

Girlando: allora lui era qui per problemi…per problemi suoi …punto…e va be..l’unico problema suo e quello…quella vicenda che ci riguarda…e non si e poi le signore sono entrate perché il do…a quanto mi si viene riferito il dottore Politano gli ha detto che dato che gli avevano fatto delle domande sul bilancio sulle cose nei giorni scorsi lui ne ha approfittato per farsi dare lumi da cotanta scienza

Antonella: e se li doveva fare dare proprio da Bruno?

Girlando: si

Antonella: va bene questo deve saltare allora da lì…non si può aspettare neanche un giorno ancora

Girlando: esattamente

Antonella: qua e quello gli porta le carte a Caserta, ma è cretino?

Girlando: esattamente

Antonella: nooo…tu che sai …uno una persona la difende fino a quando è difendibile…ma questo sonooo…

Girlando: no ha …non ha…non ha

Antonella: quella porta le carte a Caserta!!! Cioè noi in una situazione come questa che stiamo sca…scalando le montagne lisce!! …Giuseppe incominciamo a puntare chi ci mettiamo provvisoriamente eh!…a questo punto..le nostre carte…

Girlando: meglio Gullotta guarda, meglio Gullotta

Antonella: a questo punto le nostre carte sono nella mani di nessuno

Girlando: assolutamente meglio Gullotta guarda…meglio il cliente tranne ee…

Antonella: cioè non…mi metto io

Girlando: …(incomprensibile)…non è comu

Antonella: ma se noi momentaneamente ci mettiamo a Belfiore, anche se c’è quel problema dell’anticorruzione?

Girlando: ma lui non ha una inchiesta in corso..com’è combinato?

Antonella:  abbiamo il problema che finiamo sulle pagine dei giornalisti

Girlando: no no no grazie che che c’è dopo a lui che ha …(incomprensibile)…

Antonella: e allora gli si da la direzione per un mese e lo si alleggerisce a Politano perché…

Girlando: sì

Antonella: sì ma dopo di che a Gullotta gli si deve dire che non si deve chiamare a Franco Bruno va

Bomba sulla giunta Bianco: ex assessore Girlando accusato di tentata concussione di PIERLUIGI DI ROSA da: sudpress.it

Accuse pesantissime formulate dal PM Fabio Regolo che sarebbe in possesso di una registrazione audio che proverebbe la minaccia ai danni di un imprenditore da parte dell’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando che pretendeva di silenziare le opposizioni. “Bianco riferisca alla città” è la richiesta che si alza dai social. INDISPENSABILE L’ACCESSO PREFETTIZIO RICHIESTO DALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA E NEGATO DAL PREFETTO MARIA GUIA FEDERICO

Dopo il caso dei 42 milioni della vecchia AMT, il piano di riequilibrio ancora sub iudice, l’approvazione del bilancio preventivo 2016 per come l’abbiamo raccontato e tante, troppe vicende che ammorbano l’aria di  Palazzo degli Elefanti, arriva clamorosa la bomba che rischia di far deflagrare tutto, accelerando quella necessità di rinnovamento della compagine amministrativa da tanti invocata.

Il fatto.

La cosa strana, stranissima, è che di una notizia così rilevante, che coinvolge ai massimi livelli l’amministrazione della nona città d’Italia, se ne abbia notizia solo 4 mesi, ben oltre 100 giorni dopo che si sia verificata!

Infatti, già lo scorso 11 ottobre del 2016 il Sostituto Procuratore Fabio Regolo, dopo aver concluso complesse indagini delegate al Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catania, ha richiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Girlando, potente assessore al Bilancio della giunta Bianco.

L’accusa è pesantissima e prevede la reclusione da 6 a 12 anni: tentata concussione aggravata dal fatto di avere cagionato alla persona offesa un danno di rilevante gravità (art. 56, 317 e 61 n.7 del codice penale.)

In pratica, si legge nella richiesta del PM Regolo,”nella qualità di Pubblico Ufficiale ed in particolare di Assessore al bilancio e alle società partecipate, abusando della sua qualità nell’ambito della definizione della transazione dell’importo di euro 3.989.633, 39 tra l’Ente Pubblico e l’Ati costituita da Enel Sole srl-Siram spa-Simei spa e Cogei srl, compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere Chirieleison Salvatore Gianluca, direttore generale della Simei spa, a promettere la propria indebita intercessione nei confronti del Consigliere Comunale di minoranza Manlio Messina affinchè lo stesso non ostacolasse l’approvazione da parte del Consiglio comunale della delibera di Giunta cd “Sostare” proposta da Girlando. Evento non verificatosi per cause esterne alla sua volontà ed in particolare per la resistenza della persona offesa. Con l’aggravante di aver cagionato alla persona offesa, Chirieleison Salvatore Gianluca, un danno patrimoniale di rilevante gravità consistito nell’ammontare della transazione suddetta non stipulata, pari ad euro 3.989.633, 39.”

E’ una storia complessa, che si riferisce ad un debito ultra milionario del Comune di Catania con l’ATI che gestiva la pubblica illuminazione.

Nonostante le azioni giudiziarie da parte del creditore, l’amministrazione comunale non provvedeva ai dovuti pagamenti, riducendo sul lastrico l’azienda SIMEI con la probabile conseguenza del licenziamento di 65 padri di famiglia.

Dopo lunghe trattative si addiveniva alla possibilità di una transazione che sbloccasse la situazione, peraltro con evidente vantaggio per le casse comunali.

E qui si innesta la minaccia: la vicenda del grosso debito e le condizioni precarie del lavoratori della SIMEI aveva suscitato l’attenzione dei consiglieri di opposizione, in particolare di Manlio Messine di Fratelli d’Italia che aveva presentato numerose interrogazioni molto dure in Consiglio Comunale.

L’assessore Girlando, questa l’accusa, avrebbe subordinato il pagamento del debito ad un intervento dell’imprenditore sul consigliere Messina, non è chiaro a che titolo e con quali mezzi, per tacitare la vicenda.

Di questa minaccia vi sarebbe una registrazione audio prodotta agli atti del procedimento penale.

La notizia delle gravissime accuse sta scatenando in queste ore durissime reazioni che chiedono con forza un immediato chiarimento da parte del sindaco Bianco e l’intervento delle autorità preposte a garantire un minimo di legalità nella gestione della cosa pubblica, in primis il Prefetto della città Maria Guia Federico che a questo punto diffcilmente potrà sottrarsi alla pressante richiesta formulata anche in commissione Nazionale Antimafia di accesso prefettizio a tutti gli atti compiuti dall’amministrazione comunale.