BENINCASA SALVATRICE PARTIGIANA STAFFETTA UCCISA IL 18 DICEMBRE 1944 – documenti archivio storico

Benincasa benincasa_archivio storico 002 benincasa_archivio storico_pag2 benincasa_archivio storico_pag1 Dichiarazione madre S.Benincasa 001 Dichiarazione madre S.BenincasaNacque a Catania il 5 gennaio 1924. All’età di 2 anni si trasferì con la famiglia a Trieste per motivi di lavoro
del padre. Nel 1939 ci fu un ulteriore spostamento a Milano dove Salvatrice cominciò a lavorare presso la
Montecatini. Di famiglia antifascista, da parte di madre erano da sempre socialisti. Nel luglio 1944 aderì alla
Resistenza ed entrò a far parte delle Brigate Matteotti. Sorpresa a Monza mentre eseguiva un incarico che le
era stato affidato, fu fermata e torturata dalla SS nei locali della G.I.L. Dopo aver rifiutato ogni forma di
collaborazione, fu portata sul ponte di Via Mentana, a poche decine di metri dall’edificio ancora esistente.
Era il 17 dicembre 1944. Il giorno successivo il suo cadavere venne rinvenuto senza documenti nel cimitero
urbano di Monza. Venne inumata come “sconosciuta” e tale restò fino all’aprile del 1945, quando la madre
Lucia Blancato, ne riconobbe il corpo. Una lapide la ricorda in Via Mentana a Monza.
Intervista a Mirella Torchio 10/12/2011
Mirella Torchio è nata a Monza nel 1933. Abitava coi genitori, due sorelle e due fratelli a Monza, proprio nel
palazzo a fianco dell’allora Casa della G.I.L.; il papà di Mirella era ferroviere e l’edificio era appunto adibito
dalle Ferrovie dello Stato ad abitazioni per i dipendenti. I genitori, entrambi antifascisti, iscrissero Mirella alle
Canossiane per evitare che dovesse indossare la divisa da Piccola Italiana. Mirella rammenta che il padre
venne processato per una frase pronunciata negli spogliatoi delle FS in ricordo di Matteotti e che la mamma,
Carla Arrigoni, era in contatto con la famiglia di Gianni Citterio, in particolare le sorelle Elena e Ida – che
Mirella ha conosciuto. Carla nascondeva i volantini antifascisti nella cartella di scuola di Mirella e li
recuperava prima che Mirella entrasse a scuola. In largo Mazzini c’erano spesso perquisizioni, ma a
nessuno veniva in mente che nella cartella di una bambina potessero esserci documenti contro il regime.
Dopo l’8 settembre nella sua casa rimasero nascosti cinque militari meridionali in fuga e, in un’altra
occasione un partigiano. La mamma di Mirella praticava le iniezioni a domicilio e pur non essendo
esattamente un’infermiera, aveva qualche nozione in fatto di medicazioni. La sera del 17 dicembre il custode
della G.I.L., che conosceva bene la mamma di Mirella, le chiese di fare qualcosa per una giovane donna che
versava in gravi condizioni per i pestaggi subiti; Mirella ricorda che la mamma disse che era una partigiana e
che era “conciata”…La mattina dopo quella giovane donna giaceva per terra sul ponte, uccisa. Era
Salvatrice Benincasa.

 

Roma, 27 novembre 2013 Ai familiari di Raimondo RICCI

Carissimi,
la Segreteria Nazionale ha appreso con estremo dolore la notizia della scomparsa di
Raimondo, da tempo affetto da problemi di salute ma fino all’ultimo indomito come
sempre.
Raimondo ha avuto una vita complessa e importante di cui una parte ha voluto raccontare
in un suo prezioso libro. Ma in realtà c’è stato, nella sua vita, un impegno così come una
passione morale senza eguali. Combattente per la libertà, deportato, strepitoso avvocato,
giurista finissimo, parlamentare, ovunque ha svolto la sua attività, Raimondo si è fatto
apprezzare da tutti per il suo impego, per la sua capacità professionale, per la sua fedeltà
a valori e ideali inopponibili.
Ha dedicato lavoro e impegno ad Istituti storici ed infine – in modo particolare – all’Istituto
Ligure per la Storia della Resistenza; infine, anche in condizioni non facili, si è dedicato
con la consueta passione all’ANPI, diventandone poi Presidente Nazionale.
Con un curriculum simile, è logico che Raimondo Ricci lasci un grande vuoto e un grande
dolore e il rimpianto di quanti l’hanno conosciuto o hanno lavorato con lui.
Per noi, Raimondo, è stato maestro e per lungo tempo amico. Per questo lo piangiamo,
assicurando che non lo dimenticheremo mai.
L’ANPI Nazionale ha delegato Marisa Ferro che l’ha conosciuto, ha lavorato con lui, ha
mantenuto rapporti amichevoli anche nell’ultimo, difficile periodo. Marisa, però ci
rappresenta tutti nell’inviare alla famiglia, alla figlia Marina, al figlio Emilio, ai nipoti, la
nostra commossa ed affettuosa partecipazione che ci sentiamo di esprimere anche a
nome dell’intero Comitato Nazionale.
Vi siamo particolarmente vicini, con tutto l’affetto con cui ricordiamo Raimondo e con la
commozione di un distacco particolarmente doloroso.
Un caro abbraccio a tutti voi.
La Segreteria Nazionale ANPI

ANPINEWS 98/13

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

Segnaliamo due significative iniziative ANPI a difesa della Costituzione che vedranno la partecipazione e l’intervento del Presidente Smuraglia:

30 novembre, Genova – Palazzo Ducale:  La Costituzione va difesa non snaturata

2 dicembre, Monza – Sala Maddalena: La Costituzione è il nostro futuro. Difendiamola insieme

Il 30 novembre, a Osimo (AN), col patrocinio, tra gli altri, dell’ANPI Nazionale: decima edizione del Premio Nazionale Renato Fabrizi

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

In occasione di un recente Convegno storico sul 1943 ho incontrato  un gruppo di giovani, iscritti e non iscritti all’ANPI: quando si arriva a loro ci si accorge che davvero non tutto è perduto. Se riusciranno, quelli disponibili, a conservare la loro freschezza, la loro curiosità e la loro voglia di capire, non ci sarà quella “terra di nessuno” che molti temono. Bisogna solo frequentarli, questi ragazzi, il più possibile, aprire e tenere aperto il dialogo e il confronto; e sono certo che non ci deluderanno

A margine di un importante Convegno storico, sul 1943, organizzato dall’Istituto Veneto di storia della Resistenza, dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e dall’ANPI (andato benissimo), con l’aiuto della Presidente ANPI di Padova e del Coordinatore regionale del Veneto, ho incontrato  un gruppo di giovani, iscritti e non iscritti all’ANPI. Ancora una volta, l’incontro è stato molto bello, sono stato subissato di domande e di interrogativi di ogni genere e a  tutti ho cercato di rispondere in modo adeguato (spero di esserci riuscito). Più di due ore, di quelle che alimentano le speranze e la fiducia che in “futuro”  ci sarà, anche per merito di  questi giovani aperti e disponibili al confronto ed alla riflessione (…)

Stiamo assistendo a discorsi ed atti che assumono connotati sempre più eversivi, come la stessa manifestazione preannunciata per il 27, in pratica contro l’applicazione di una legge del Parlamento, approvata da tutti i maggiori gruppi parlamentari (e dunque anche da quelli che oggi protestano). Che un Paese civile debba tollerare tutto questo e che il quadro che si offre ai cittadini e alle nuove generazioni sia di questo tipo, è davvero insopportabile

 

Va in scena, mentre scrivo, l’ultimo atto della prima vicenda di Berlusconi che sia riuscita ad arrivare fino ad una sentenza definitiva. Saranno giorni di fuoco, perché c’è tutto un bombardamento di accuse, di richieste (ancora la grazia!), di provocazioni, di minacce. Discorsi ed atti che assumono connotati sempre più eversivi, come la stessa manifestazione preannunciata per il 27, in pratica contro l’applicazione di una legge del Parlamento, approvata da tutti i maggiori gruppi parlamentari (e dunque anche da quelli che oggi protestano). Che un Paese civile debba tollerare tutto questo e che il quadro che si offre ai cittadini e alle nuove generazioni sia di questo tipo, è davvero insopportabile. Io continuo a sperare che questa vicenda si concluda e che si torni a parlare dei problemi reali del Paese, quelli che si aggravano d’ora in ora, mentre a Roma si parla d’altro (…)

 

Tra sabato 23 e domenica 24 novembre 180 piazze in tutta Italia con i gazebo dell’ANPI, i nostri materiali, le nostre presenze. Un fiorire di confronti, di informazioni e di coinvolgimento di massa, che dovrebbe far riflettere chi sta ancora litigando su sciocchezze e chi insiste su riforme costituzionali sbagliate

Si è svolta la nostra “giornata del tesseramento”, dedicata alla Costituzione ed alle riforme costituzionali. 180 piazze, con i nostri gazebo, i nostri materiali, le nostre presenze. Un fiorire di confronti, di informazioni e di coinvolgimento di massa, che dovrebbe far riflettere chi sta ancora litigando su sciocchezze e chi insiste su riforme costituzionali sbagliate. Ho sentito ripetere in questi giorni l’affermazione che ci sarebbero le condizioni per fare almeno tre riforme (diminuzione del numero di parlamentari, differenziazione del lavoro delle due Camere,  aggiustamento del sistema delle autonomie). Tutti d’accordo, sembra; ed anche noi, su questo, siamo pienamente disponibili, a condizione che si facciano bene, ragionando sulle soluzioni migliori e confrontandosi apertamente sulle (poche) questioni che, al riguardo, si prospettano (…)

Il  25 novembre si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’ANPI è fortemente impegnata, anche su questo fronte. Vogliamo che non ci sia più una donna maltrattata, perseguitata, sfregiata, uccisa per presunte ragioni affettive, che in realtà si fondano sul concetto del “possesso”, per di più di una persona considerata come oggetto

C’è stata, ieri, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un tema attualissimo e da affrontare quotidianamente, perché i rimedi approvati per legge non possono essere sufficienti da soli a contrastare un fenomeno  così grave e complesso. La questione è, soprattutto e prima  di tutto, culturale. E dunque ben vengano queste “giornate” per richiamare l’attenzione, ma nella consapevolezza che occorre un lavoro quotidiano e assiduo per superare convinzioni e concezioni inveterate e dure a morire, non solo nella società, ma anche e soprattutto nella famiglia (…)

Il  Convegno storico cui ho accennato sopra ha visto tra gli organizzatori anche l’ANPI: questo è un giusto motivo di orgoglio, perché uno stretto rapporto con gli Istituti storici ed una ridefinizione del concetto stesso di memoria sono tra i più importanti obiettivi che ci siamo posti nell’ultimo Congresso

Come accennato all’inizio, a Padova, all’Università si sono svolte tre giornate (20-22 novembre) di riflessione e di discussione sul tema “1943: l’anno della svolta”, con particolare riferimento alla caduta del regime ed all’inizio del riscatto. Il Convegno era di carattere internazionale ed i relatori erano tra i più significativi e conosciuti studiosi di storia contemporanea, e tra di essi, anche illustri studiosi tedeschi e inglesi. Una sessione è stata presieduta e introdotta da me, in qualità di docente e Presidente nazionale dell’ANPI (…)

Putin in visita a Roma: In questo contesto, in cui bisognerebbe chiedere a Putin che cosa ne fa dei diritti umani, l’economia impone il silenzio e , magari, perfino il rispetto

E’ in corso,  in pompa magna (5 aerei e 50 macchine, con un vistoso seguito) la visita di Putin a Roma. Otre alla visita al Papa ed all’incontro con l’ “amico” Berlusconi, c’è tutto un fervore di incontri economici, trattative e stipulazione di contratti (…) 


Informiamo che su  

http://www.anpi.it/a1077

è possibile scaricare il formato per la stampa tipografica del vademecum:

La posizione dell’ANPI sulle riforme costituzionali

 

  ANPINEWS N.98

Ballata del Anarchico Pinelli

La storia siamo noi -Ideato e realizzato all’interno progetto APOFIL “Corti di Memoria” dai ragazzi del Liceo Classico “Giuseppe Solimene” di Lavello (PZ) con la collaborazione del Liceo Artistico “M. Festa Campanile” di Melfi e l’Istituto Tecnico Commerciale “Giuseppe Solimene” di Lavello. TRAMA. Un viaggio al contrario partendo dall’epilogo per arrivare all’inizio della storia ed alla sua probabile e naturale evoluzione. Ma qualcosa, inaspettatamente, determina il cambiamento. La storia, ambientata ai giorni d’oggi, richiama indirettamente la vicenda e i momenti che hanno portato, settanta anni fa, alla nascita di un’ideologia che ha negato il diritto fondamentale di un popolo alla sua esistenza

Minacce a Said Chaibi. Ma lui: “lavoriamo per cambiare questo paese”. da: cronache di ordinario razzismo

 

crisisperanzadi Cinzia Gubbini

L’allarme, pochi giorni fa, correva su Facebook. “Sono negli studi di rete veneta e qui fuori ci sono 30 esponenti dell’estrema destra che sono venuti a darmi il “benvenuto”! “, scriveva il 20 novembre sulla sua bacheca. E la sera al telefono: “Sentiamoci domani, perché oggi è stata una giornataccia”. Lui è Said Chiabi e lo avevamo cercato per capire come sia possibile che, ancora oggi, un ragazzo di origine marocchina nato e cresciuto in Italia, votato in Consiglio comunale in una città come Treviso dove è capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà possa essere oggetto di continue minacce, aggressioni – queste ultime non continue, ma neanche sporadiche – e, allo stesso tempo, rappresentare uno dei volti più avanzati e partecipativi della città veneta.

Questo è Ben Chaibi, in qualche modo una contraddizione vivente. Il travaglio di un paese in cambiamento fatto ragazzo. Chaibi ha 23 anni e da poco tempo ha cominciato la sua esperienza nelle istituzioni di Treviso, dove vive con la sua famiglia da quando aveva un anno. Le porte del Comune si sono spalancate a questo giovane “capellone” e con una incredibile vitalità in un momento di grosso cambiamento a Treviso: per la prima volta da 20 anni, nelle elezioni dello scorso giugno, ha vinto una coalizione di centrosinistra. E il più votato di Sel è stato lui, Said Chaibi che si è guadagnato così il ruolo di capogruppo (quello di assessore lo ha rifiutato “sono troppo giovane”).

Nella città che per decenni è stata la patria incontrastata della destra e della Lega, Said è cresciuto. Mentre Gentilini costruiva dal fortino di Treviso l’ideologia razzista del Carroccio, il giovane Said diventava grande senza particolari problemi. Andava a scuola e aveva un sacco di amici. Il pensiero che fosse “diverso” non lo sfiorava. Ma il suo incontro con la politica nasce a causa di un episodio di razzismo. Aveva quindici anni. “Stavamo suonando con il mio gruppo – ricorda Said – Ne facevamo parte io e il mio migliore amico. A un certo punto io entro in ritardo su una strofa, o almeno il mio amico mi accusa di questo, anche se ci tengo a dire che non era affatto vero!! E lui mi fa: “vai a ritmo, negro di merda” “.

Per Said è un pugno in piena faccia. Molla tutto, se ne va, scappa. Fa la strada verso casa con il viso rigato di lacrime. Passa davanti alla sede di Rifondazione Comunista: “C’era un manifesto contro il razzismo – racconta – sono entrato e ho detto: mi voglio iscrivere”. Nella sede c’è il segretario dei giovani comunisti. Ascolta la sua storia, lo consola. Gli dice: “Aspetta prima di iscriverti, torna a casa e pensaci su”. Ma lui insiste: vuole quella tessera. Da allora la politica per Said diventa un modo per affermare se stesso, la sua identità, il suo essere trevigiano, italiano, figlio di marocchini. Da subito il suo è un impegno a tutto tondo. Le politiche di “seconda generazione” lo appassionano: “Fanno parte di me”. Ma è uno dei leader dei movimenti studenteschi contro i tagli alla scuola pubblica della Gelmini. E’ in prima linea nella difesa dell’ambiente della sua città. Forma la sua coscienza pensando che “la politica è un modo per cambiare il mondo, e per cambiarlo in meglio”. Insomma, per cambiare lo stato delle cose.

La sua faccia nera, la sua militanza politica a sinistra, ne fanno un bersaglio ideale. Ma non tanto per la Lega, quanto per la destra fascista. Di cui ha assaggiato più volte la violenza squadrista. Proprio l’altro giorno era in tribunale per un processo contro alcuni fascisti che lo hanno aggredito sotto casa, dopo una manifestazione per la scuola pubblica. “Mi hanno aspettato, teso un agguato. E io quel giorno alla manifestazione neanche c’ero”. Il giudice ha ritenuto congruo un risarcimento di 1000 euro. “Fatto sta che uno di loro stava alla manifestazione del 20 novembre contro di me fuori dalla tv locale, dove ero stato invitato per un dibattito”. In questi giorni Said è sotto tiro perché ha proposto di inserire l’insegnamento della lingua e della cultura araba nelle scuole, progetto velocemente riscritto e propagandato come “lezioni di burqa” da una parte della Lega. Il partito di Maroni ufficialmente non si è mai dissociato da queste ostentazioni verbali, che creano terreno buono per chi passa alle mani. “Ma il rappresentante della Lega in Consiglio comunale sì”, dice Chaibi “non ho mai fatto sconti a loro e alle loro politiche razziste. Ma conoscono il mio lavoro in consiglio comunale, conoscono me. E i nostri rapporti sono franchi e civili”.

Possibile? Evidentemente sì, anche quando il razzismo è teorizzato e non solo praticato quotidianamente al bar o sul bus. Said è consapevole del cuore cangiante del razzismo, che alza muri invalicabili e si sgretola di fronte a quella singola persona che conosci e impari a apprezzare. “Ma certo, questo non basta”, soprattutto in un paese che sta cronicamente rimandando i conti con la realtà mutata della composizione della sua popolazione. “Mi hanno votato in tanti, e mi hanno votato anche quelli che durante la campagna elettorale mi parlavano male dei ‘negri’. Per questo penso che il mio ruolo sia importante”. Un sassolino nell’ingranaggio mentale di chi raffigura gli “altri” come intrinsecamente diversi e da allontanare.

Ma questo non è sufficiente per dare una svolta progressista a un paese imprigionato da paure e vecchi retaggi. “L’unica via per abbattere i pregiudizi è la via dei diritti. Riconoscere diritti, con convinzione e spiegandone le ragioni. Questo è un paese che ghettizza, esclude, impoverisce, mette ai margini e toglie pari opportunità alle persone di origine immigrata. Questo è il problema. Bisogna aprire i concorsi pubblici alle persone straniere, bisogna riconoscere il diritto di voto, bisogna riconoscere come cittadino chi nasce e cresce qui. Queste sono cose che dovrebbero essere ovvie”. Invece non lo sono, e il tarlo del razzismo, dell’inferiorizzazione dell’altro lavora indisturbato anche in un clima di apparente calma. E esplode davanti alla prima “stonatura”, come è capitato al miglior amico di Said.

E non basta che la politica dia spazio a questi temi, è necessario che siano le persone a diventare protagoniste, prendere parola, essere capaci di parlare per loro stessi. “E’ un lavoro lungo, difficile – dice Said Chaibi – Ma senza dubbio è reso ancora più difficile da organizzazioni di partito sclerotizzate, che non riescono a aprire spazi, dare fiducia. Rischiamo, anche a sinistra, di cadere nella politica del ‘santino’, del nero giusto al posto giusto. Io sono felicissimo che la ministra Kyenge sia stata nominata, ma sarei mille volte più contento se fosse stata nominata ministro della Sanità, visto che è un medico. Invece lei che è nera fa la ministra dell’Integrazione e alla Sanità abbiamo Lorenzin, che non mi risulta abbia particolari competenze”.

Su entrambi gli aspetti Chaibi è un esempio di come dovrebbe e potrebbe essere: è stato capace di sbaragliare qualsiasi tipo di schema; parla di sé ma anche di altro; ha le idee chiare e una grande passione: la politica. Però Chaibi è soprattutto un’eccezione: “E’ vero, ma sto lavorando insieme ad altri perché diventi una normalità”.

Attività all’ex collegio dei Gesuiti occupato «Lasceremo il posto soltanto agli operai» da: ctzen

 

Un’aula studio serale, aperta dalle 18 a mezzanotte, e una galleria d’arte permanente. Oltre alle assemblee organizzative e agli aperitivi già in corso da tre giorni. Sarà questo il futuro del gioiello di via Crociferi, patrimonio Unesco, secondo gli occupanti. Membri del collettivo Aleph ma anche studenti medi superiori. Almeno fino a quando la soprintendenza non si deciderà a ristrutturare l’immobile, abbandonato da anni, con i fondi da tre milioni di euro già disponibili. Guarda le foto

 

Al terzo giorno di occupazione, i chiostri interni dell’ex collegio dei Gesuiti sono stati ripuliti. Via le erbacce, il fango, i detriti. Dentro il gioiello di via Crociferi, dichiarato patrimonio Unesco ma chiuso e abbandonato da ormai quattro anni, fervono i lavori da parte degli occupanti: in larga parte attivisti del collettivo Aleph, a cui si sono aggiunti alcuni studenti degli istituti superiori in stato di agitazione proprio in questi giorni. La Digos ha già fatto una prima visita chiedendo di abbandonare l’immobile, in precarie condizioni strutturali. «Ma noi lasceremo questo posto solo agli operai che verranno realmente incaricati di ristrutturarlo. Fino ad ora sono state sprecate troppe parole, ma neanche un euro è stato speso», spiega Federica Frazzetta, protavoce degli occupanti che presidiano l’edificio notte e giorno.

Armati di scope, rastrelli e palette, il gruppo del Cso Collegio – com’è stato ribattezzato – ha reso fruibili due stanze al piano terra, dove in questi giorni si sono svolte le assemblee organizzative e gli aperitivi serali aperti a tutti. «Stiamo lavorando anche al primo piano per mettere in sicurezza una stanza che adibiremo ad aula studio serale», aggiunge Frazzetta. L’inaugurazione è prevista per mecoledì, l’aula sarà aperta dalle sei del pomeriggio a mezzanotte. In programma anche un doposcuola per i bambini del quartiere e una galleria d’arte permanente per chiunque abbia opere da esporre. «Iniziamo dalle piccole cose per aggregare quante più persone possibili, siamo qui per vivere questo posto e restarci a lungo», spiegano gli occupanti, che puntano il dito contro i progetti della soprintendenza ai Beni Culturali di Catania, attualmente retta da Fulvia Caffo. All’inizio di novembre è stata ufficializzata la notizia dello sblocco di un vecchio finanziamento di tre milioni e 600mila euro da parte della Protezione Civile per la messa in sicurezza dell’immobile. Fondi che derivano dalla legge relativa al terremoto di Santa Lucia, nel dicembre del 1990. E’ previsto il ripristino degli impianti, la realizzazione di nuove coperture per evitare infiltrazioni d’acqua, l’eliminazione delle parti pericolanti e l’utilizzo del cortile interno. La soprintendente ha annunciato anche il coinvolgimento dei privati per l’apertura, all’interno della struttura, di caffè e bookshop. Ed è proprio contro questa iniziativa che il collettivo Aleph porta avanti la sua battaglia.

Putin contestato a Roma, davanti all’hotel: “Vacci tu in Siberia” | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Alcune decine di manifestanti hanno contestato il presidente russo Vladimir Putin. Sia davanti al Quirinale, sia all’ingresso dell’albergo che ospita il leader, hanno chiesto a gran voce la liberazione delle Pussy Riot rivendicando i diritti delle donne proprio nella Giornata mondiale contro il femminicidio. Al Quirinale le manifestanti sono state presto allontanate, ma subito dopo si sono recate al Grand Hotel St. Regis intonando cori anti-Putin come “in Siberia vacci tu” o “Pussy Riot libere”. Gli impegni diplomatici di Putin, prima l’udienza da Papa Francesco, con la crisi siriana al centro del colloquio, poi l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano.
In mezzo, l’appuntamento con una vecchia conoscenza come Romano Prodi e a, chiudere la sua permanenza romana, il rendez-vous serale con l’amico di sempre, Silvio Berlusconi, forse nel momento piu’ difficile per il Cavaliere.

Portogallo, prosegue l’ondata di scioperi contro l’austerità Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Prosgue in Portogallo l’ondata di scioperi contro la manovra anticirsi del Governo conservatore di Pedro Passos Coelho e la finanziaria 2014 nella quale sono previsti numerosi tagli di personale e la diminuzione di stipendi e pensioni. Ieri hanno scioperato i pubblici ministeri, gli addetti ai servizi delle frontiere e ai trasporti fluviali di Lisbona.
Il sindacato che rappresenta i Pm portoghesi (SMMP) parla di “crollo dello stato sociale di diritto” e chiede che venga garantito “il rispetto per la Costituzione e le Corti di giustizia”. Lamenta il ” deterioramento dello status socio-professionale dei Pm” e chiede “un sistema di remunerazione dei giudici che garantisca la loro dignita’ e la loro indipendenza dai poteri legislativo ed esecutivo”. Per 12 ore – a partire dalla mezzanotte di ieri – hanno incrociato le braccia i lavoratori della societa’ Trastejo che gestisce nella capitale il trasporto sul fiume Tago. A mezzogiorno si e’ conclusa la protesta, cominciata l’altro ieri, degli addetti ai servizi delle frontiere di porti e aeroporti,indetta dai sindacati del servizio stranieri e frontiere (SEF) e della polizia doganale (CCPD). In tutte le manifestazioni sono stati garantiti i servizi minimi.
Nonostante la Troika (UE, BCE, FMI) indichi che il Portogallo, con le misure adottate dal Governo, si stia incamminando verso l’uscita dalla crisi, sindacati, cittadini e partiti di opposizione criticano la politica governativa sostenendo che sta “portando alla fame il popolo portoghese”.
Tra le altre misure impopolari figurano la riduzione dei salari nel pubblico impiego e l’aumento di 5 ore settimanali dell’orario di lavoro, l’aumento dell’eta’ pensionabile a 66 anni, il blocco delle pensioni di reversibilita’ se il cumulo supera i duemila euro mensili e tagli per le pensioni superiori ai 600 euro.
Il bilancio prevede una manovra di 3,9 miliardi (il 2,3% del PIL) per rispettare i paramenti imposti dalla Troika per la concessione di 78 miliardi nel 2011, e che per il 2014 prevedono un disavanzo del 4%.