COMUNICATO STAMPA : “IL BOLSCEVICO” INDAGATO da: il bolscevico

  1. “Il Bolscevico”, organo del PMLI, è indagato dai carabinieri di Firenze su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Firenze.
    L’indagine riguarda l’articolo intitolato “Squadristico presidio di poliziotti contro la madre di Aldrovandi” pubblicato sul n. 14 dell’11 aprile 2013 de “Il Bolscevico” e riportato sul sito del PMLI.
    La Direttrice responsabile del settimanale marxista-leninista, Monica Martenghi, ha trasmesso via fax alla Sezione di polizia giudiziaria – Aliquota Carabinieri i dati che sono stati richiesti.
    Si tratta di una intimidazione nel vano tentativo di tappare la bocca a un giornale che non fa sconti a nessuno, nemmeno alla polizia, per difendere i diritti delle masse e delle persone calpestati dalle istituzioni borghesi e capitaliste.
    I governanti si riempiono la bocca con la libertà di stampa, ma quando si arriva al dunque, e qualcuno ha il coraggio di denunciare le malefatte delle istituzioni, la negano.
    Il PMLI e “Il Bolscevico” non godono nemmeno del diritto di essere menzionati. I media, infatti, si guardano bene dal citarli, anche quando difendono i diritti costituzionali democratici borghesi. Sarà così questa volta?

    L’Ufficio stampa del PMLI

    Firenze, 29 ottobre 2013

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L’addio di Luciano Lama alla Cgil

Grillo spiega la linea ai parlamentari M5S Fonte: Giornalettismo

 

Il Fatto Quotidiano, oltre a raccontare alcuni degli incontri con i senatori a 5 Stelle, spiega cosa ha detto Grillo ai cittadini a 5 Stelle:

“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione politica per far capire da che parte stiamo”. Beppe Grillo parla ai suoi in un’aula della Camera. È una conversazione che nessuno conosce, quella che il Fatto ha in esclusiva, tra il leader e i deputati. Lui, il grande capo, in piedi, spalle al muro, la voce pacata e i toni concilianti. Gesticola, ride poco e dà pacche sulle spalle. E parla. “Sono qui per sostenervi”. Non alza mai la voce. Il Grillo a porte chiuse non è nemmeno parente del comico sul palco, quello che urla e lancia parole come spade. C’è da spiegare la scomunica ai senatori Cioffi e Buccarella, colpevoli di aver presentato un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina. C’è da spiegare chi comanda. Che non è lui, ma il Movimento. Perché forse gli eletti se lo sono dimenticati, ma i voti vengono dal basso e seguono le emozioni: “Con la presentazione dell’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, abbiamo perso voti a iosa. Il post del blog, forse un po’ duro, siamo stati costretti a farlo”.

“Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”. Perché il rischio era molto grosso: “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.

[nota di controlacrisi.org: il Fatto nella titolazione ha evidenziato la questione impeachment. a noi sembra più rilevante l’esplicitazione del grillo-pensiero]

Cagliari, disoccupato col cappio al collo. “Morire ammalato senza lavoro con moglie e figlio: è una società civile?”. Autore: g.m. da: controlacrisi.org

 

Le varie espressioni della disperazione. Oggi si e’ arrampicato sulla terrazzina srtretta che si trova sopra l’ingresso del Consiglio regionale della Sardegna e si è arrampicato con una corda al collo.
Si tratta di un vero gesto di disperazione legato non solo alle sue condizioni di salute, ma anche alla disoccupazione.

Protagonista di questo atto è Raffaele Tiru, 40 anni, di Perdaxius, che da 16 giorni “vive”, comprese le notti, in una tenda messa sotto i portici di via Roma proprio davanti al palazzo regionale. Tiru chiede un posto di lavoro per mantenere sé e la sua famiglia.

Questa mattina, evidentmeente stanco e in preda a un forte sconforto, si e’ sistemato sul tettuccio a due metri e mezzo circa di altezza con la corda pericolosa legata al collo.
Sono stati inutili i tentativi per farlo scendere: anche un imprenditore si è espresso con l’intenzione di trovargli un lavoro.

solo poi convinto anche dalla moglie il signore ha accettato di farsi portare in strada dai Vigili del fuoco.
L’ambulanza del 118 lo ha trasportato all’ospedale Santissima Trinita’.

A via Roma e’ rimasto un cartello: “Morire giorno per giorno gravemente ammalato senza lavoro con moglie e figlio: questa e’ una societa’ civile?”.

Ilva di Taranto, 53 persone indagate: Vendola accusato di concussione da: il fatto quotidiano

Concluse le indagini preliminari dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Secondo la Procura, il governatore avrebbe fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, su richiesta dei Riva, perché si ammorbidisse nei confronti del siderurgico tarantino. Coinvolto anche il sindaco Ippazio Stefano

Nichi Vendola

 

C’è anche il governatore di Puglia Nichi Vendola tra i 53 indagati nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Concussione ai danni del direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato. È questa l’ipotesi di reato contestata dal pool di inquirenti guidati dal procuratore Franco Sebastio che ha notificato gli avvisi di conclusione dell’indagine nella quale sono accusati del disastro ambientale e sanitario di Taranto Emilio, Nicola e Fabio Riva, i vertici della fabbrica e, con capi d’imputazione differenti, anche politici, funzionari ministeriali e locali, membri delle forze dell’ordine, un ex consulente della procura, un sacerdote e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano.

Negli atti dell’inchiesta “Ambiente svenduto” condotta dalla Guardia di finanza di Taranto, il governatore era stato indicato come protagonista di una “vicenda concussiva in danno del direttore regionale di Arpa Puglia Giorgio Assennato” e chiamato in causa per l’ipotesi di “mancato rinnovo nell’incarico, in scadenza nel febbraio 2011, per effetto delle sollecitazioni rivolte al governatore Vendola ed ai suoi più stretti collaboratori — tra gli altri l’allora capo-segreteria, Manna — proprio dai vertici Ilva”. In sostanza Vendola avrebbe fatto pressioni su Assennato, su richiesta dei Riva, perché si ammorbidisse nei confronti del siderurgico tarantino. Nelle diverse informative i finanzieri, guidati dal colonnello Salvatore Paiano e dal maggiore Giuseppe Dinoi, hanno infatti spiegato che “all’esito di quella vicenda concussiva e per effetto di essa, in realtà il prof. Assennato ridimensionerà (nei confronti dell’Ilva, ndr) il proprio approccio, fino a quel momento improntato al più assoluto rigore scientifico”.

Il suo intervento, secondo l’accusa, su richiesta dei Riva avrebbe permesso all’Ilva di neutralizzare le ostilità del direttore generale dell’Arpa che, secondo quanto riferito in un intercettazione captata dai militari, dopo l’intervento di Vendola “si è molto… responsabilizzato”. Una “responsabilizzazione” che spinge l’avvocato Franco Perli a suggerire a Fabio Riva di non intervenire oltre per la sua sostituzione perché “potremmo trovarcene anche uno molto peggio”. Il nome di Vendola, secondo le indiscrezioni, era già finito nel registro degli indagati da tempo, ma era rimasto segreto perché il presidente della regione Puglia non era mai stato destinatario di alcuna misura cautelare. Ma il lungo elenco di indagati è un vero e proprio terremoto per l’intera Regione Puglia.

Nel registro degli indagati sono finiti infatti anche l’assessore regionale all’ambiente ex ex magistrato Lorenzo Nicastro, l’ex assessore alle politiche giovanili Nicola Fratoianni, accusati di favoreggiamento nei confronti nei confronti di Vendola. Non solo. Dello stesso reato dovranno rispondere il direttore generale dell’Arpa Assennato e il direttore scientifico Massimo Blonda. Secondo il pool di inquirenti, anche dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dai sostitutiti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano (che ha coordinato le inchieste di due operai morti nell’Ilva ora confluite nell’inchiesta per disatsro ambientale) i vertici della Regione Puglia e dell’Arpa nell’interrogatorio dinanzi ai finanzieri come persone informate sui fatti, avrebbero negato le pressioni del governatore tentando così di coprire l’operato di Vendola.

Ma non è tutto. Perché nell’ultimo atto delle indagini preliminari spuntano anche i nomi di Donato Pentassuglia, consigliere regionale Pd accusato di favoreggiamento nei confronti di Archinà, e quelli del capo di Gabinetto Francesco Manna, del dirigente del settore Ambiente Antonello Antonicelli, dell’ex direttore dell’area Sviluppo economico della regione Puglia, Davide Filippo Pellegrino. Per i pm, insomma, un intero apparato al servizio dell’Ilva che scende anche nelle amministrazioni provinciali e comunali. Tornano infatti i nomi dell’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, e l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva arrestati entrambi a maggio scorso con l’accusa di aver fatto pressione su alcuni dirigenti perché concedessero all’Ilva l’autorizzazione all’utilizzo delle discariche interne (poi autorizzate con decreto del governo) e del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, accusa di non aver messo in atto come primo cittadino le misure necessarie per bloccare i danni alla salute dei tarantini causati

In allarme gli assistenti sociali: “Poveri lasciati soli. Sostegno all’infanzia e all’adolescenza” da: controlacrisi.org

 

“In un periodo di grave crisi economica e sociale come quella che stiamo vivendo oggi in Italia, con oltre 4,8 milioni di poveri secondo i dati Istat appena resi noti è necessario cambiare radicalmente le politiche sociali a favore dei soggetti più deboli, per non compromettere il capitale umano e sociale del nostro Paese”.

Ad affermarlo è Edda Samory, il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, che tra le altre ricorda anche le parole del ministro Giovannini sul sostegno al reddito e guerra alla povertà.

“Coincidono con quanto l’Ordine degli assistenti sociali va affermando da sempre, e con quanto Lorena Rambaudi, assessore alle Politiche sociali della Regione Liguria, ha condiviso con l’Ordine nazionale in seguito alla Conferenza Stato-Regioni sugli stessi temi. Non ci si può fermare ai 900 milioni previsti nella legge di stabilità – continua Samory- perché i nuovi poveri necessitano di politiche più forti di sostegno e di integrazione sociale. Servono più risorse, ma soprattutto serve una maggiore programmazione degli interventi sul territorio per ottimizzare le risorse disponibili. Distribuire risorse a pioggia, come per esempio nel progetto della Social Card, è retaggio di una politica assistenziale che non costruisce per il futuro, e anzi può avere degli effetti opposti alle intenzioni”.”Per rendere realmente indipendenti e autosufficienti le famiglie oggi in difficoltà abbiamo bisogno di politiche di intervento mirato, basate su progetti concreti di sostegno individuale e famigliare. Serve inoltre attivare un monitoraggio costante degli interventi per sostenere e, nel caso, ridefinire passo dopo passo il progetto di inclusione sociale ed economica dei cittadini in difficoltà, compito e obiettivo primario del Servizio sociale professionale”, continua Samory.

“Il Sia, sostegno per l’inclusione attiva, può essere un utile strumento -spiega Samory- di nuova progettazione degli interventi di Servizio sociale. L’Ordine degli assistenti sociali auspica quindi con favore il suo avvio fin dalla legge di stabilità per il 2014 e ribadisce la sua piena disponibilità a collaborare con il ministero e con le altre istituzioni, fin dalla fase progettuale, per trovare l’organizzazione più efficace del Servizio e per dare maggiore concretezza alle azioni di inclusione sociale e di lotta alla povertà”.

“Non bisogna poi, per nessun motivo – conclude – trascurare il sostegno all’infanzia e all’adolescenza. E invece vediamo che la legge di stabilità prevede ulteriori tagli al fondo nazionale dedicato. Tagli che rischiano di rendere ancora più difficile la vita delle famiglie e che, come assistenti sociali, non possiamo non denunciare”.

Un altro NO all’embargo | Fonte: il manifesto | Autore: red.

BloqueoCuba2012

188 voti a favore, 2 contro, 3 astenuti. Votazione da record ieri alle Nazioni unite, per chiedere l’abolizione dell’embargo degli Stati Uniti contro Cuba. Contro la fine del «bloqueo» si sono espressi solo gli Stati Uniti e Israele. Il voto dell’Assemblea Generale sull’embargo a Cuba si tiene ogni anno da 21 anni, come un rituale al quale non seguono mai i fatti. Però il fronte dei paesi critici nei confronti delle misure restrittive che gli Usa mantengono ormai da oltre 50 anni cresce di anno in anno e stavolta la novità è rappresentata dal numero dei «sì». Il progetto di risoluzione che è stato sottoposto all’Assemblea richiama all’eliminazione delle sanzioni che danneggiano enormemente l’economia dell’isola, con effetti sociali devastanti in settori come quello della salute e dell’educazione.
Oltre 40 capi di stato si sono espressi sulla necessità di eliminare l’embargo, definendolo una forma di «genocidio» e una «reliquia della guerra fredda».

 

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