Saluti

Care compagne e compagni amiche e amici

Vi voglio ringraziare per il supporto che mi avete dato in questi anni di presidenza dell’ANPI Provinciale Catania.

La mia scelta di lasciare la presidenza è dovuta ad una riflessione presa da circa un anno, ho resistito fin al Refendum perché avevo a cuore la vittoria del No. La mia scelta è dovuta sia perché non sarò a Catania per lunghissimi periodi ma soprattutto perché credo che ad una certa età si ha il dovere di lasciare che altri più giovani e più in gamba si assumano il dovere di prendersi le loro responsabilità di cittadini e di militanti.

Mi auguro che le critiche siano sempre costruttive e che nessuno possa pensare di usare l’associazione dei partigiani per motivi personalistici.

Desidero ringraziare il nostro presidente nazionale Carlo Smuraglia, la segreteria nazionale e coloro che mi sono stati di grande aiuto, desidero dimenticare per sempre i nomi di chi ha  cercato con motivi sterili di colpirmi  in modo sleale ma hanno sbagliato bersaglio .

Affettuosi saluti

Santina Sconza

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HATIKVA, LA SPERANZA MILLENARIA DEGLI EBREI

 

La melodia che fa da sfondo all’HaTikva, molto commovente e in grado di creare un piacevole coinvolgimento emotivo, altro non è se non un adattamento della canzone popolare del XVI secolo “ fuggi, fuggi, fuggi “ anche conosciuta come “ballo di Mantova”, come arrivò in Israele? Sappiamo bene che in Israele un’ampia fetta di popolazione agli albori, ma tutt’oggi, è rappresentata da ebrei ashkenazi (Ebrei esteuropei) Si racconta che alcuni dei fondatori, riuniti in un hotel a Tel Aviv, durante discussioni e trattative per la fondazione del futuro stato, udirono da una finestra le note di questo motivo musicale. Così si decise di adottarlo, in un primo momento, come inno ufficiale del movimento sionista. l’ HaTikva divenne poi ufficialmente l’inno nazionale di Israele.
Il titolo di questo inno “ speranza “ rappresenta il sogno, il desiderio del popolo ebraico a seguito delle persecuzioni e delle deportazioni di ritornare nella propria terra, da uomini liberi. Il testo richiama spesso questo concetto: “ Liyot am hofshi be arzenu” ovvero “ vivere liberi nella nostra terra” L’inno di Israele è un grido, il nostro grido di liberazione- L’attaccamento alla nostra terra riecheggia in ogni nota e in ogni parola del testo. E’ un inno da ascoltare ad occhi chiusi e ripercorrendo con la mente i momenti di dolore del nostro popolo, la sofferenza, ma più di tutto la nostra volontà di continuare ad esserci.

(Alexandra Cohen).

https://youtu.be/IBIvPkdIOT8
“Non abbiamo perso la speranza
Per duemila anni,
di essere un popolo libero nella nostra terra,
la terra di Sion e Gerusalemme”.

PER NON DIMENTICARE 27-01-2017 ISTITUTO COMPRENSIVO “G. VERGA” DI FIUMEFREDDO DI SICILIA insieme con ANPI Catania

Giornata della memoria 27 gennaio 2017
Ringrazio la preside, il corpo docente per l’accoglienza data all’associazione ANPI e gli alunni per aver partecipato con attenzione e commozione .

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Anche quest’anno l’I.C. Verga di Fiumefreddo di Sicilia ha voluto ricordare il “Giorno della memoria” attraverso una serie di iniziative volte a fare conoscere ai suoi giovani studenti una delle pagine più dolorose della storia dell’umanità.
Dopo avere nei giorni precedenti parlato nelle classi del significato della parola Shoah, gli alunni della scuola secondaria di primo grado hanno assistito giorno 27 gennaio 2017 alla proiezione del film “Il viaggio di Fanny”.
Il film racconta la storia vera della protagonista Fanny, una ragazza ebrea di tredici anni che durante l’occupazione nazista del proprio paese da parte dei nazisti si vede costretta, assieme ad altri ragazzini come lei, a doversi separare dai genitori e affrontare un viaggio pieno di pericoli in cerca della libertà. Fanny e i suoi compagni di sventura alla fine riusciranno a rifugiarsi in Svizzera ma come si apprende dai titoli di coda non rivedrà più i propri genitori.
Il film riesce con immagini delicate a fare sentire ai ragazzi tutta l’angoscia e la sofferenza dei bambini ma fa riflettere anche sull’umanità e il grande coraggio di chi ha aiutato tanti ebrei a fuggire rischiando e talvolta sacrificando la propria stessa vita.
Alla fine della proiezione ha preso la parola la signora Santina Sconza, presidente dell’ANPI Catania e ha invitato i ragazzi a riflettere sul valore della diversità come elemento distintivo di ogni essere umano.
Contro tale diversità si sono invece accaniti i nazisti che hanno deportato nei lager tutti coloro che erano considerati diversi, ebrei, rom, testimoni di Geova, malati, omosessuali, dissidenti politici.
La vergogna delle leggi razziali ha riguardato anche noi italiani e la signora Sconza ha citato il caso di Liliana Segre, testimone delle atrocità naziste, esclusa dalla scuola a sei anni perchè ebrea e poi deportata nei campi con tutta la famiglia.
La signora Sconza ha anche ricordato il coraggio dei tanti partigiani che hanno lottato per la democrazia, il signor Nunzio di Francesco di Linguaglossa e il signor Garufi di Altarello sono stati tra i pochi sopravvissuti di Mauthausen.
Sempre a Mauthausen ha trovato la morte il professore Salanitro, denunciato alle autorità dal preside della scuola in cui insegnava perché accusato di insegnare idee di libertà ai propri alunni. Anche Fiumefreddo ricorda un partigiano sopravvissuto ai campi di concentramento, il signor Mangano, fino a pochi anni fa presente in questa ricorrenza.
La signora Sconza, infine, ha invitato i nostri alunni ad allargare il proprio sguardo vero quelle terre martoriate dalla guerra, ai migranti che a migliaia muoiono in mare e ci ha sollecitato ad accogliere chi è rifugiato, a considerarci tutti cittadini dello stesso mondo e infine a lottare per avere un mondo senza la guerra dove regni la pace e l’amore per i nostri simili

“Giorno della memoria”, a scuola per non dimenticare di Andrea Toscano da:tecnicadellascuola.it

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Presso il Liceo artistico “Emilio Greco” di Catania si è svolto nella mattinata del 26 gennaio un seminario, che ha fatto seguito ad un interessante e articolato progetto sviluppato da alcuni alunni.

 

Dopo i saluti del Dirigente scolastico, Antonio Alessandro Massimino, un preside sempre pronto a stimolare e valorizzare le iniziative formative degli studenti, le classi quinte (ed una quarta) dei diversi indirizzi del Liceo artistico “E. Greco” del capoluogo etneo hanno seguito con attenzione gli interventi dei relatori del seminario “Per non dimenticare – 27 gennaio Giorno della memoria”.

Unica delusione per i ragazzi la mancata presenza di un partigiano catanese, il novantaquattrenne Santino Serranò, che avrebbe dovuto essere presente all’incontro e portare la sua testimonianza sugli eventi che contraddistinsero quegli anni di conflitto, ma che per ragioni di salute non ha potuto presenziare.

Nella sala conferenze del liceo catanese campeggiava un bellissimo cartellone di 70 cm. di altezza allestito dagli alunni della 5ª E – sezione di grafica, nel quale accanto a foto che riproducono l’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia e la liberazione di un gruppo di bambini dopo l’abbattimento dei cancelli del lager, avvenuto il 27 gennaio 1945, da parte delle truppe sovietiche che avanzavano verso Berlino, sono stati riportati, nel cartellone, il testo della poesia introduttiva del romanzo “Se questo è un uomo” di Primo Levi, il testo della canzone “Auschwitz (La canzone del bambino nel vento)” di Francesco Guccini, la copertina di un libro riguardante il “Diario” di Anna Frank, nonché l’immagine di alcuni partigiani in montagna e una serie di dati inerenti l’Olocausto e le finalità del “Giorno della memoria”.

Peraltro, gli allievi della 5ª E erano stati preparati all’incontro dalla loro insegnante di Storia e Italiano, Sara Gulino, che ha curato il progetto insieme ad un’altra docente di Discipline grafiche, Susanna Leonardi, la quale ha seguito i ragazzi durante tutte le fasi di ideazione e realizzazione del suddetto cartellone e della locandina del seminario, sino alla fase di stampa, coadiuvata dal prezioso lavoro anche degli assistenti tecnici Stefania Di Vita e Antonino Patanè.

Relatori del seminario sono stati Concetto Martello, docente universitario presso il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Ateneo di Catania, e Santina Sconza, presidente dell’Anpi Catania (Associazione nazionale partigiani d’Italia).

Il tema trattato dal prof. Martello è stato “Comprendere, giustificare, negare. La storiografia e la filosofia complici del nazi-fascismo”. L’intervento del docente ha preso le mosse dalla necessità “che la memoria del male assoluto e radicale, quale è stato lo sterminio programmato dai nazisti con la complicità dei suoi alleati, deve essere integrata dalla storiografia, cioè dalla raccolta di documenti e testimonianze (scritte e/o audiovisive), che ne tengano viva la cognizione, nel quadro di una prospettiva morale e politica che alimenti la speranza che non si ripeta”.

Il prof. Martello ha voluto evidenziare il concetto che la memoria storica che si ricava da tale integrazione è in grado con la forza della verità di opporsi validamente al “revisionismo”, cioè la pratica storiografica che giustifica lo sterminio pur non negandolo, e al “negazionismo”, che addirittura sostiene, anche contro l’evidenza, che non ci sono prove dello sterminio.

Riguardo al revisionismo e al fenomeno del negazionismo Concetto Martello precisa che “si tratta di una vera complicità, morale e politica, di una parte del ceto intellettuale col razzismo e le pratiche eugenetiche del nazismo, prima, durante e dopo il ventennio caratterizzato dalla sua ascesa e dalla sua conquista del potere in Germania”.

La presidente provinciale catanese dell’Anpi si è soffermata sul tema “L’orrore dei lager”, ricordando che il primo campo di sterminio in Germania, a Dachau, risaliva già al 1933, anche se all’inizio lo scopo era quello “di schiacciare l’opposizione interna”, compito affidato ad Himmler capo delle SS. Eliminati gli oppositori, vennero reclusi quelli che con ferocia criminale “venivano considerati dai nazisti gli ‘scarti della società’ e su di questi furono effettuati sperimentazioni per produrre la nuova razza ariana, c’erano almeno 15mila campi sparsi fra la Germania e la Polonia, i più grandi furono costruiti nel 1942 per la ‘soluzione finale’.Tra questi fu istituito anche un lager, quello di Ravensbruck, per sole donne. In 6 anni vi furono rinchiuse 130mila donne. Negli ultimi mesi di guerra il lager divenne un campo di sterminio,  dove vennero trucidate decine e decine di migliaia di donne, molte con i loro bambini”.

Santina Sconza ha ricordato che ci furono campi di concentramento anche in Italia, a Fossoli e Bolzano dove i prigionieri venivano torturati e uccisi, oltre al campo di sterminio della Risiera di San Sabba, a Trieste. La presidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia ha ricordato che nel nostro Paese si calcola siano stati deportati 47mila uomini, donne e bambini. Tra i deportati italiani, Santina Sconza ha voluto espressamente ricordare la bambina ebrea Liliana Segre, Carmelo Salanitro professore del Liceo catanese “Cutelli” e cattolico pacifista nonché Nunzio de Francesco partigiano siciliano.

Prima degli interventi dei due relatori, il giornalista Andrea Toscano, che ha coordinato l’incontro, ha brevemente illustrato il significato del “Giorno della memoria”, rammentando che nel nostro Paese è stato istituito dal Parlamento italiano con la legge n. 211/2000 (cinque anni prima che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite scegliesse, con risoluzione 60/7 del 2005, la stessa giornata del 27 gennaio), per ricordare le leggi razziali in Italia (introdotte nel 1938 dal regime fascista e firmate dall’allora re d’Italia), la Shoah e le persecuzioni subite da tutti i deportati nei campi nazisti, anche da omosessuali, dai sinti e dai rom, da altre minoranze, anche religiose, e dai deportati militari e politici.

Ma la ricorrenza del 27 gennaio serve anche per ricordare il ruolo di coloro che si sono opposti al progetto di sterminio e a rischio della propria incolumità hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Andrea Toscano ha ricordato che “la scuola è uno dei luoghi più idonei per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della memoria e per diffondere i valori contenuti nella Carta costituzionale e nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo, al fine di mantenere vigile la memoria per impedire che possano ripetersi la tragedia del nazi-fascismo e gli orrori delle deportazioni e dell’Olocausto, il cui ricordo rappresenta un monito per il presente ed il futuro, in un periodo in cui affiorano nuovamente in Europa preoccupanti rigurgiti nazi-fascisti, e permette di far maturare nei giovani un’etica della responsabilità individuale e collettiva, dando un contributo alla promozione di una cittadinanza attiva e consapevole ed alla realizzazione di una pacifica convivenza, contrastando il pregiudizio e il razzismo”.

Alla fine di questa costruttiva esperienza, gli alunni presenti al seminario potranno approfondire in classe la riflessione su questi temi, supportati dal lavoro sempre prezioso ed infaticabile dei loro insegnanti. E anche se magari spesso non c’è la possibilità di organizzare “eventi strutturati”, l’importante è non far cadere nel silenzio il ricordo del genocidio pianificato e perpetrato dal nazismo e le riflessioni sulle complicità, anche soltanto trovando il tempo per momenti di riflessioni che sono assai utili e auspicabili per gli studenti di tutte le classi nelle varie scuola d’Italia.

ANPI Provinciale Catania: COMUNICATO STAMPA PER L’INIZIATIVA DEL COMUNE DI S. GREGORIO AD INTITORALE UNO SLARGO AD ALMIRANTE.

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ANPI PROVINCIALE DI CATANIA

COMUNICATO STAMPA

PER L’INIZIATIVA DEL COMUNE DI S. GREGORIO AD INTITORALE UNO SLARGO AD ALMIRANTE.

L’ANPI di Catania è indignata per la proposta da parte del consiglio comunale di S. Gregorio uno slargo a Giorgio Almirante. L’intitolazione di una strada o di una piazza indica alle future generazioni un esempio, un modello di vita e di cittadinanza. La scelta dei nomi da dare ai luoghi pubblici è dunque occasione per una riflessione sulla storia e sulla identità di una nazione, sul suo passato e sul suo futuro.

Per queste ragioni, ci sembra del tutto improponibile intitolare una via nei paesi etnei a un uomo come Giorgio Almirante che ha partecipato come protagonista alla rivista del nascente razzismo fascista (La difesa della razza, di cui è stato segretario di redazione). Ha quindi contribuito in prima persona a quella persecuzione antiebraica.

Ha svolto un ruolo importante nella Repubblica di Salò, in cui è stato capo di gabinetto del Ministro Mezzasoma. Firmò allora anche il bando di fucilazione dei giovani italiani che rifiutavano di arruolarsi nell’esercito della Rsi per combattere assieme ai nazisti.

E fu proprio Giorgio Almirante, il fascista in doppio petto, quello rispettabile, quello con il senso dello Stato, a proteggere uno degli autori della strage di Peteano, dove furono uccisi il 31 maggio 1972 tre carabinieri con un’autobomba, Ciò è processualmente provato. Mentre Eno Pascoli il mediatore di Almirante fu condannato, il capo dell’MSI godendo dell’immunità parlamentare evitò di essere interrogato. Finché non intervenne un’amnistia praticamente ad personam, della quale beneficiava in quanto ultrasettantenne. Giorgio Almirante, dovette chiedere per sé l’amnistia perché il dibattimento lo avrebbe condannato mentre il suo complice fu condannato per il reato di favoreggiamento aggravato degli autori della strage.

Per tutti questi fatti L’ANPI si oppone con fermezza come già aveva fatto che il 12 febbraio venga intitolato lo slargo ad Almirante.

Chiede che questo sia intitolato non ai terroristi ma alle loro vittime: il brigadiere Antonio Ferraro e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Bongiovanni.

Inoltre ci pare impossibile che gli abitanti dei paesi etnei debbano dedicare vie e piazze a personaggi abbietti e non ci sono uomini e donne che possano rivendicare un ricordo per il loro impegno al fianco dei loro concittadini.

Catania 22/1/2017

La presidente provinciale Santina Sconza

Catania 14 gennaio Assemblea ANPI Provinciale Catania relazione della presidente Santina Sconza

Il 2016 per l’ANPI di Catania è stato caratterizzato interamente per la grande campagna per il NO al referendum costituzionale che ha avuto specialmente in Sicilia e a Catania un successo che ha superato le più ottimistiche valutazioni. Una grande campagna è stata fatta per il Referendum abbiamo collaborato con i Comitati per Il No, ma soprattutto con il Coordinamento per la Democrazia di cui insieme con altre associazioni siamo stati a Catania fra i fondatori.

L’ANPI di Catania, prima ancora che il nazionale si schierasse, ha combattuto per la difesa della Costituzione, ricordiamo il mio intervento davanti alla lapide del Comune, il 25 Aprile del 2015, che produsse pesanti critiche dal mondo politico che vedeva in modo negativo la posizione intransigente dell’ANPI di Catania, e che ebbe un grande risalto sulla stampa a livello nazionale.

Noi non siamo intransigenti ma rispettiamo lo Statuto e in particolare l’articolo due che cita la difesa della Costituzione.

Abbiamo organizzato e partecipato a dibattiti, convegni, comizi in piazza, volantinaggi, porta a porta e partecipato alle manifestazioni regionali e nazionali dell’ANPI in difesa della Costituzione.

La forza ci è stata dal nostro presidente Carlo Smuraglia, che alla sua giovane età di 93 anni, è stato non solo il più attivo di tutti noi, ma è riuscito ad accendere nei nostri animi quella fiamma che anima i partigiani che hanno fatto la Resistenza.

Ricordiamoci che questi No non sono tutti frutti raccolti per la difesa della Costituzione, molti se vogliamo fare un’attenta analisi politica, sono No di cittadini che hanno bocciato le politiche di austerità del governo Renzi, ma anche di coloro che appoggiano il populismo e il razzismo. I numerosi interventi di Renzi e ministri a Catania si sono caratterizzati per le politiche repressive nei confronti dell’opposizione.

Anche in queste occasioni l’ANPI si è mobilitata abbiamo protestato con il Comune che non aveva dato l’autorizzazione di fare un banchetto davanti alla villa Bellini ed inoltre come presidente con una lettera a tutti i giornali le affermazioni della giornalista Meli sui fatti accaduti a Catania.

Noi tutti che abbiamo fallito la raccolta delle firme contro l’Italicum abbiamo mostrato la nostra debolezza, non abbiamo saputo far rete con le associazioni che raccoglievano le firme contro la buona scuola e con la CGIL. Una parte di sinistra che non voleva rompere il patto con il Pd di Renzi ignorava in maniera miope il Referendum.

Siamo sicuri che chi verrà dopo questo governo non attaccherà pesantemente la Costituzione?

La battaglia per la difesa della Costituzione non solo non è conclusa ma dobbiamo prepararci ideologicamente e politicamente alla creazione di un grande movimento per arginare e debellare pericoli antidemocratici.

La forza dell’ANPI sta nel fatto che coinvolge tutte e tutti colori che credono nei valori della Resistenza, della Libertà e della Democrazia, guai schierarsi con uno o l’altro partito, proficua è stata l’alleanza con la CGIL, ARCI e Giustizia e Libertà.

Non è vero che aver difeso la Costituzione, contrariamente alla polemica della ministra Boschi su veri o falsi partigiani, ha allontanato gli iscritti, anzi al contrario moltissimi si sono avvicinati ringraziandoci di esistere e per l’impegno profuso.

Dopo la vittoria del No al referendum l’ANPI si ritira dai comitati perché noi non siamo un partito è chiaro che a livello personale ognuno farà le proprie scelte ma non in nome dell’associazione.

Se ci saranno altri referendum come l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori o altri che riguardano la Costituzione o la difesa della democrazia la nostra associazione sarà sempre in prima linea.

Altre iniziative sono state svolte durante l’anno in corrispondenza della giornata della Memoria, 8 Marzo e del 25 Aprile.

A  livello internazionale e nazionale è in pericolo la democrazia, basta pensare che con il terrorismo di matrice islamica e l’esodo dei migranti è aumentato in modo esponenziale il razzismo.

L’arroganza delle banche, la crisi economica ha impoverito larghe fasce di popolazione.

La crisi dei partiti di sinistra ha lasciato il campo all’avvento di nuovi populismi di estrema destra in tutta Europa e in Italia con Lega e Movimento 5 stelle.

Gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che esiste un reale pericolo per la democrazia.

Non vorrei che l’Italia diventasse, la nuova America, dove basta avere il colore della pelle un po’ più ambrata per spararti addosso, con la scusa del terrorismo attuare leggi sempre più antidemocratiche, aumentare il potere militare non solo con la militarizzazione del territorio ma soprattutto aumentandone il potere decisionale ed economico.

Questo è accaduto anche per l’assenza dei movimenti pacifisti, che negli anni  60 erano nati dal ricordo dell’orrore delle guerre e che erano un’opposizione dura alle politiche belligeranti.  Gli insuccessi del pacifismo con l’incremento delle guerre negli ultimi decenni hanno fatto in modo che si esaurisse la loro forza critica.

L’attacco alla Costituzione non è solo dato dalla modifica dei suoi articoli, ma smontando pezzo per pezzo lo stato sociale, l’eliminazione della sanità pubblica, gli enormi finanziamenti alla scuola e alla sanità privata, il taglio alle politiche sociali riporta l’Italia e l’Europa agli anni 50.

L’assenza totale di un’opposizione reale a queste politiche in parlamento incide fortemente.

Governo e falsi opposizioni sono funzionali all’arricchimento di gruppi privati, banche, mafie, multinazionali a spese della popolazione.

Da chi è colmato questo vuoto?

Fortemente dall’ANPI, il compito per i prossimi anni e dopo la vittoria del Referendum, dovrebbe essere l’acquisizione di tutte queste battaglie che, di fatto, sono un’unica battaglia, l’applicazione della Costituzione di cui l’ANPI per statuto ne è garante.

Occorre che negli organi direttivi vi sia la presenza di dirigenti politici che si prendono a cuore i compiti dell’ANPI e che siano svincolati da condizionamenti politici e associativi e che facciano dell’ANPI il loro primo interesse, molti, prima fanno parte di partiti ed associazioni vari e poi alla fine sono anche negli organi dirigenziali dell’associazione.

Chiedo che questa situazione sia ribaltata è che prioritariamente si sia dirigenti dell’ANPI, la nostra associazione non può essere strumentalizzata da nessuno perché ne perde di credibilità e non può assumere questo oneroso compito.

Una pagina molto dolorosa è stata per me la giornata del 25 Aprile, nonostante che l’ANPI avesse organizzato una serie di riunioni con la volontà di far svolgere la giornata in modo più unitario e sereno non ha avuto l’effetto sperato.

Il giorno della Liberazione, una festa condivisa da tutti, tranne i fascisti, a Catania accade che i vari partecipanti partiti, associazioni e altri fanno del 25 Aprile una giornata di scontro politico! La frattura delle forze antifasciste da spazio ai nuovi fascismi.

Non abbiamo partecipato alle riunioni indette dal Prefetto per la preparazione del 70 anniversario della Liberazione e della festa della Repubblica,  perdendo l’opportunità di indirizzare l’organizzazione di queste manifestazioni nel modo più idealmente vicino alla visione dell’ANPI questo perché c’è sempre stato un veto nel dialogo con le istituzioni.

Non accorgersi della grave situazione nazionale ed europea è un gravissimo errore, attaccare l’ANPI pur facendo parte degli organi direttivi sul tema dell’antifascismo significa favorirlo.

L’ANPI è l’unica associazione che si è caratterizzata per una lotta alle attività dei fascisti.

Vi ricordiamo gli interventi presso il prefetto e il questore per vietare le manifestazioni di forza nuova, gli esposti alla magistratura per le messe celebrate in onore di Mussolini e per finire la lotta contro le pagine di fb che inneggiano all’olocausto, battaglia vinta con l’aiuto di circa 30 mila amici che indignati abbiamo segnalato ai gestori le violazioni della legge Scelba.

Nonostante tutto questo in nome non si sa di quale antifascismo (forse quello di una bottiglia di urina) gravi attacchi sono stati fatti alla mia persona come presidente ANPI.

Nonostante che le manifestazioni organizzate abbiano avuto successo spesso alcuni dirigenti hanno usato metodi denigratori sulla presidente, metodi squallidi normalmente utilizzati da questa sinistra per una lotta di potere.

Addirittura qualcuno ha chiesto  che la mia testa fosse consegnata su un piatto mi auguro non di plastica?

A qualcuno pur sapendo di essere in torto i miei metodi per la verità sono apparsi aggressivi.

Se difendere l’ANPI è essere aggressiva non solo non mi pento, ma penso che con alcuni, questo è l’unico metodo da usare.

Propongo che sia l’ANPI a organizzare la giornata del 25 Aprile.

La nostra debolezza sta: nel non avere una sede per essere presente quotidianamente nel territorio, nella mancanza di preparazione storica di alcuni, altri affaccendati in altre cause, considerano l’associazione un terreno di scontro politico con gli altri aderenti, si è logorato il rapporto di fiducia e di stima per questi motivi, chiedo che sia rinnovata la segreteria su una reale attività d’impegno dei singoli.

Alla fine dovrò lasciare la presidenza ma non voglio lasciare che l’ANPI s’identifica con la mia persona, perché questo nonostante tutto sarebbe il mio fallimento personale, vorrei che da oggi in poi l’ANPI non sia identificata con me ma abbia un team di persone in cui l’associazione s’identifica.

Propongo che siano organizzati durante l’arco del nuovo anno almeno tre convegni: sull’articolo 11 della Costituzione, sulla sanità pubblica e sulla scuola.

Solo in questo modo l’ANPI attualizza il suo mandato di difesa e dell’applicazione della Costituzione.

Santina Sconza

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27 gennaio Giornata della Memoria

 

I sopravvissuti all’olocausto sono rimasti in pochi
Sarà compito nostro tenere viva la Memoria

Liliana Segre (Milano, 10 settembre 1930) è una reduce dell’olocausto italiana, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e testimone di essi.

Biografia da: Wikipedia

Nata a Milano in una famiglia ebraica, Liliana Segre visse insieme a suo padre, Alberto Segre, e ai nonni paterni, Giuseppe Segre e Olga Loevvy.[1] La madre, Lucia Foligno, era morta quando lei non aveva ancora compiuto un anno. Di famiglia laica, la consapevolezza di essere ebrea giunge a Liliana attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali viene espulsa dalla scuola.

Dopo l’intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani suo padre la nascose da amici utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 cercò, assieme al padre e due cugini, di fuggire in Svizzera, ma furono respinti dalle autorità svizzere. Il giorno dopo la Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù in Provincia di Varese; a quel momento aveva soltanto 13 anni. Dopo sei giorni nel carcere a Varese fu trasferita a Como e alla fine a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo. È subito separata dal padre, che non rivedrà mai più, morto ad Auschwitz il 27 aprile 1944. Nel giugno del 1944 anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo (Como) il 18 maggio 1944, furono deportati e uccisi al loro arrivo ad Auschwitz il 30 giugno.[1]

Alla selezione Liliana Segre riceve il numero di matricola 75190 tatuato sull’avambraccio. Fu impiegata nel lavoro forzato nella fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens, lavoro che svolse per circa un anno. Durante la sua prigionia subì ancora tre altre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945 affrontò la marcia della morte verso la Germania dopo l’evacuazione del campo.

Liliana venne liberata il primo maggio 1945 al campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati al Campo di concentramento di Auschwitz, Liliana è tra i soli 25 sopravvissuti.[2]

Dopo lo sterminio nazista vive con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conosce Alfredo Belli Paci, cattolico, anch’egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale. I due si sposano nel 1951 e hanno tre figli.

Della sua esperienza, per molto tempo, Liliana non ha mai voluto parlare pubblicamente. Ha deciso di interrompere questo silenzio nei primi anni ’90 e da allora si è resa disponibile a partecipare a decine e decine di assemblee scolastiche e convegni di ogni tipo per raccontare ai giovani la propria storia anche a nome dei milioni di altri che l’hanno con lei condivisa e che non sono mai stati in grado di comunicarla.[3]

Nel 2004 è, con Goti Herskovits Bauer e Giuliana Fiorentino Tedeschi, una delle tre donne ex-deportate intervistate da Daniela Padoan nel volume Come una rana d’inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani, Milano).

Nel 2005 la sua vicenda è ripercorsa con maggiori dettagli in un libro-intervista di Emanuela Zuccalà: Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah (Milano: Paoline Editoriale Libri).

Nel 2009 la sua voce è inclusa nel progetto di raccolta dei “racconti di chi è sopravvissuto”, una ricerca condotta tra il 1995 e il 2008 da Marcello Pezzetti per conto del Centro di documentazione ebraica contemporanea che ha portato alla raccolta delle testimonianze di quasi tutti i sopravvissuti italiani dai campi di concentramento allora ancora viventi.[4]

Sempre nel 2009 partecipa al film/documentario di Moni Ovadia, diretto da Felice Cappa, che si ispira al poema del poeta di origine russa Yitzhak Katzenelson “Il canto del popolo ebraico massacrato”.

Il 27 novembre 2008 l’Università di Trieste le ha assegnato la laurea honoris causa in Giurisprudenza.[5] Il 15 dicembre 2010 L’Università degli Studi di Verona le ha assegnato la laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.