ANPI Nicolosi e Coordinamento per la democrazia

Incontro sulle ragioni del NO al referendum sulla riforma Costituzionale
Introduce: Giacomo Milazzo sez. ANPI Nicolosi
Intervengono: prof. Felice Rappazzo docente Università di Catania
on. prof. Carmelo D’Urso giurista
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No al Referendum, Nino Di Matteo: “La Costituzione va applicata, questo è l’unico cambiamento necesario” da: inuovivespri.it

Il magistrato simbolo del processo sulla trattativa Stato-mafia, ieri a Palermo, ha ribadito le ragioni della sua opposizione alla riforma costituzionale: “Rappresenta una svolta autoritaria che limita i poteri dei cittadini e risponde ai dettami dei poteri finanziari”. Senza dimenticare che questa idea di Stato già la sognava la P2…

“Questa riforma si muove su un percorso di sostanziale restaurazione perché con lo sbilanciamento dei poteri a favore dell’esecutivo rappresenta una svolta autoritaria”. Torna  a parlare in pubblico Nino Di Matteo, il magistrato palermitano simbolo del processo sulla trattativa Stato-mafia e lo fa in occasione de “Le nostre ragioni del no”, dibattito organizzato dal segretario regionale della Cgil Michele Pagliaro e da Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi dinnanzi ad una platea di studenti.

Il magistrato aveva esposto le sue ragioni in favore del No al referendum nel corso di una iniziativa a Villa Filippina  qualche settimana fa, e ieri ha ribadito i punti salienti del suo ragionamento.

“Quando si parla di Costituzione, non possono prevalere criteri di opportunità legati dalla necessità di appoggiare, ad esempio, un governo in carica”.  In altre parole, non si può appoggiare questa riforma solo per consentire al Governo Renzi di sopravvivere, né per consentire al PD di rafforzare il suo potere, perché in ballo ci sono valori fondamentali per tutti i cittadini italiani.

Anzi a volerla dire tutta, i Governi  dovrebbero proprio rimanere fuori da ogni proposta di riforma costituzionale, perché sono di parte per antonomasia. Concetto espresso, ad esempio, da Pietro Calamandrei che Di Matteo ha citato letteralmente leggendo un passaggio di uno scritto del giurista: Nella preparazione della Costituzione il Governo non ha alcuna ingerenza.Nel campo del potere costituente non può avere alcuna iniziativa neanche preparatoria. Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione i banchi del Governo dovranno essere vuoti. Estraneo del pari deve rimanere il Governo alla formulazione del progetto se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’Assemblea sovrana.

A ciò si aggiunge la constatazione di un Parlamento “di nominati sulla base di una legge elettorale dichiarata dalla Corte costituzionale illegittima”.

Per il magistrato, l’unico cambiamento necessario, l’unico atto davvero rivoluzionario sarebbe “applicare la Costituzione, non stravolgerla perché fa comodo a qualcuno”.  E ha ribadito che nel caso di vittoria del Sì “c’è il rischio di modificare il principio della separazione e l’equilibrio dei poteri dello Stato, sbilanciandolo a favore dell’esecutivo”.

Perché Di Matteo ha deciso di esternare il suo pensiero? Per il più logico dei motivi:

“Ho giurato fedeltà alla Costituzione e non obbedienza ai governi, né tanto meno a soggetti che a mio parere rivestono, alcune volte anche indegnamente, incarichi istituzionali”. E di persone indegne che rivestono cariche istituzionali, il magistrato più osteggiato d’Italia per un processo che tocca i fili dell’alta tensione, può certamente parlare.

Quindi, per Di Matteo, la riforma costituzionale altro non è che il tentativo di limitare il potere dei cittadini, rafforzare quello dell’esecutivo e agevolare il partito che la sta sponsorizzando.

Null’altro. Non semplifica nemmeno il processo legislativo, “semmai lo complica con una formulazione astrusa del nuovo articolo 70 che  crea le condizioni per un clima di perenne conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato”. Il Senato? “Non verrà abolito, continuerà ad esistere. Il meccanismo che si viene a creare è di confusione istituzionale totale”. “Se davvero il problema fossero i costi della politica si potrebbe ridurre semplicemente proporzionalmente il numero dei deputati e dei senatori senza stravolgere l’assetto costituzionale”

Ma c’è di più. Il magistrato è convinto che la riforma sia profondamente compromessa da due potenti ‘virus’. Il primo: l’influenza dei poteri finanziari sul nuovi disegno costituzionale, in particolare la JP Morgan che ha delineato la sua forma ideale di Stato nel documento ‘Alla narrazione su come gestire la crisi’ in cui lamenta il ‘problema’ diGoverni deboli rispetto i Parlamenti e Stati centrali deboli rispetto alle Regioni”. Il riferimento è ai Paesi che risentirebbero di una influenza socialista, tra cui l’Italia, che dovrebbero impegnarsi a riformare questo assetto.

“Sarà poi il Governo Renzi – osserva Di Matteo- a condurre disciplinatamente in porto le riforme mettendo mano alla Costituzione su due dei punti essenziali suggeriti da JP Morgan. Mi pare che la riforma costituzionale, sarà forse un caso, risponda a queste due indicazioni date nel documento che vi ho letto”.

In buona sostanza, i poteri finanziari, dopo essersi spolpati i Paesi europei, per soddisfare la loro voracità debbono sbarazzarsi di quel che resta della democrazia: Parlamento e Regioni. Ricordiamo che nel 2013 JP Morgan pagò al Governo degli Stati Uniti una gigantesca multa di tredici miliardi di dollari dopo avere ammesso di avere venduto a piccoli investitori prodotti finanziari inquinati. E questi dettano l’agenda politica.

Altro elemento: la coincidenza (?) dei contenuti di questa riforma con i desiderata della P2:

“L’attacco alla Costituzione comincia prima del Governo Renzi- ha detto Di Matteo- questa idea di Stato per la prima volta nel dopoguerra venne delineata nel Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli che in una intervista del 1980 conferma il progetto”. 

Un bel viatico, non c’è che dire. 

L’intervento del magistrato è stato molto applaudito. Succede quando a parlare è un uomo sulla cui credibilità e sul cui coraggio nessuno ha dubbi.

All’incontro, oltre a Di Matteo, sono intervenuti: Armando Sorrentino (dirigente dell’ANPI Sicilia), Salvatore Savoia (segretario generale della Società Siciliana per la Storia Patria), Giusi Vacca (componente della Segreteria Provinciale dell’ANPI di Palermo), Ottavio Terranova (coordinatore dell’ANPI Sicilia), Michele Pagliaro (segretario generale della Sicilia, Confederazione Generale Italiana del Lavoro),, Carlo Smuraglia (presidente dell’ANPI)

Domenica 4 settembre a Chianciano per impedire il raduno di Casa Pound. Appello dell’Anpi Autore: redazione da: controlacrisi.org

Domenica 4 settembre, alle 16.30 dai Giardini a Piazza Matteotti l’Anpi (qui l’appello) promuove una mobilitazione dell’intero territorio per rispondere collettivamente alla prossima riunione nazionale di Casa Pound che si terrà proprio a Chianciano Terme dal 9 all’11 settembre. Parteciperanno alla manifestazione, oltre a numerose realtà locali e nazionali, esponenti di Yaku, del Circolo Anpi Renato Biagetti – Roma e della Campagna “Io Non Dimentico” che presenteranno “Ultima fermata: una storia per Renato Biagetti” libro a fumetti di Zerocalcare e Erre Push, per ricordare Renato Biagetti dopo 10 anni dall’assassinio fascista.Secondo quanto prevedono gli organizzatori, i militanti di Casa Pound saranno tra i mille e i tremila. Numeri a parte (più o meno gonfiati), e nonostante le pressioni di parte della società civile per indurre Prefetto e Sindaco di Chianciano a impedire l’evento per motivi di ordine pubblico, l’incontro si farà al Palazzetto dello sport della cittadina termale.

Casa Pound è un partito politico, perché si è presentato alle elezioni, è un movimento con numerosi sedi, palestre biblioteche, sparse in tutta Italia, (la prima a Roma) e dunque secondo la posizione dell’amministrazione comunale ha diritto di cittadinanza anche in un paesino turistico e toscano come Chianciano. Ma Casa Pound, per chi conosce l’articolo, non è né un partito né un movimento come tutti gli altri.

“E’ quindi sorprendente, ma in questo Paese non ci sorprendiamo ormai più di nulla – si legge in una nota di Yaku – che un movimento/partito come Casa Pound non sia stato ancora sciolto per apologia di reato (si dichiarano apertamente fascisti del terzo millennio), per le loro ideologie e pratiche xenofobe, violente e intolleranti, senza contare i precedenti penali e le violenze a carico di tanti loro militanti e simpatizzanti. Fuori da qualsiasi tentativo di ricomposizione partitica a sinistra, oltre la diatriba politica destra-sinistra, o alla riproposizione seriale del nostalgico dualismo comunismo-fascismo, parteciperemo alla manifestazione del 4 settembre per sostenere i principi della democrazia, dell’inclusione sociale, della tolleranza e della solidarietà militante, senza muri ne steccati”

Alleghiamo ultimo numero di Notizie Resistenti da: ANPI Ravenna

Anpi Ravenna

Alleghiamo ultimo numero di Notizie Resistenti
Sommario:
Escursioni & Progetti ANPI: Posti liberi per l’Isola degli Spinaroni – 9 settembre 2016
Pubblicazioni ANPI: Disponibile Resistenza Libertà #4-2016Commemorazioni ANPI: 25 agosto 2016 – 72° Anniversario Eccidio Ponte dei Martiri
Documenti ANPI: Forte solidarietà e vicinanza dell’ANPI agli abitanti delle zone colpite dal terremoto

Documenti ANPI: L’ANPI si oppone alla commemorazione di Ettore Muti

 

Eventi ANPI: Pedalata della Memoria 2016 – Sant’Alberto

Eventi ANPI: 72° anniversario battaglia di Puro Cielo

Eventi ANPI: Monte Battaglia, luogo di Storia e di PacePubblicazioni ANPI: ANPINews #212

Bolzano, prove d’intesa fra Pd e CasaPound. Ma l’Anpi insorge da: larepubblica.it

Scontro nel capoluogo altoatesino fra i partigiani e il sindaco dem che apre ai consiglieri neofascisti: “Siamo distanti, ma nessuna preclusione a priori”
di PAOLO BERIZZI

22 giugno 2016

Bolzano, prove d’intesa fra Pd e CasaPound. Ma l’Anpi insorge
Il sindaco Pd di Bolzano Renzo Caramaschi
BOLZANO – Ha ancora salde radici a sinistra un partito che elegge un sindaco che, in nome del “fare”, appena insediato apre a un movimento dichiaratamente neofascista? Se lo stanno chiedendo in molti, in questi giorni, a Bolzano. In primis l’Anpi locale, che esprime “allarme” e “sconcerto”. La storia è questa. Il primo cittadino Renzo Caramaschi, Pd, eletto con il 55,2% alle recenti amministrative grazie anche al sostegno di Svp e Verdi, sdogana CasaPound, l’outsider della tornata elettorale che in consiglio comunale è riuscita a piazzare ben tre consiglieri (cinque anni fa era uno solo). “Nessuna preclusione a priori, sono stati eletti”, ha dichiarato il sindaco a margine della sua seconda giunta. Durante la seduta, a riprova del “disgelo” tra la guida dem di Bolzano e i “fascisti del terzo millennio” come amano definirsi i militanti di CasaPound Italia, era emerso un dato sorprendente: anziché votare contro la maggioranza che sostiene il sindaco, i tre consiglieri “neri” si sono astenuti. Un voto insomma non sfavorevole che ha fatto pensare ad accordi sottobanco. Subito esclusi da Caramaschi: “Si, il voto mi ha sorpreso. Ma non c’è nulla…”.

Il primo cittadino si è subito affrettato a rimarcare le differenze e la distanza con CP: “I nostri valori di riferimento sono distanti come il Polo nord e il Polo sud”. Ma dietro le dichiarazioni di facciata ci sono i fatti. Il primo nell’amministrazione a aprire a CasaPound per ricucire la città divisa è stato il vicesindaco Christoph Baur (Svp): “Voglio capire la ragione del loro successo nei quartieri, e, perché no, parlare anche con i loro consiglieri. E scambiarci impressioni”. È seguito lo sdoganamento da parte di Caramaschi. Loro, i neofascisti casapoundini, non aspettavano altro. Sentite il capogruppo Maurizio Puglisi Ghizzi, già candidato sindaco che alla prima seduta del consiglio si è presentato in camicia nera: “Se il comportamento del sindaco Caramaschi o del vice Baur è costruttivo, se da settimane non ci sbattono la porta in faccia come altri in passato, perché non dobbiamo collaborare?”. E dunque, ecco l’astensione di CasaPound. Tre “no” in meno per la giunta. Una sorta di indiretto appoggio esterno. Insomma nella città che ha versato un doloroso tributo di vittime alle dittature, l’aria sembra cambiata. In nome del “fare” e del superamento delle divisioni ideologiche. “Siamo la giunta del “fare”, aveva detto il sindaco. E se qualcuno propone di “fare qualcosa” perché non ascoltarlo anche se marcia sul Comune, decidendo di volta in volta se merita una convergenza?”.

Inevitabili, sono scoppiate le polemiche. Dice Maria Laura Lorenzini (Verdi): “In consiglio si ascolta tutti. Ma io vorrei si mantenesse una discriminante ideale, più che ideologica verso questa destra. Sui profughi, che è tema che mi sta molto a cuore, siamo distanti anni luce. E vorrei evitare – aggiunge l’assessora – che a CasaPound, per dirne una, venisse assegnata la presidenza di qualche commissione consiliare”. Un punto, questo, piuttosto delicato. A conclusione della sua seconda seduta di giunta, il sindaco Caramaschi ha mostrato la disponibilità a valutare le situazioni per quello che sono e ad accettarle caso per caso. “Le presidenze delle commissioni – ha spiegato – saranno decise dai gruppi e dai capigruppo riuniti. Alcune le vorrei riservare alle opposizioni. Dunque se un gruppo di opposizione si accorda (devono essere almeno 4 consiglieri ndr) potrà capitare che CasaPound possa ottenere una presidenza. Se accadesse ne prenderei atto e sicuramente non potrei oppormi. CasaPound siede in consiglio, ha tre consiglieri, ha ottenuto tanti voti: dunque, quale sarebbe il problema?”. Più duro Arno Kompatscher, presidente della provincia autonoma di Bolzano, che mette un freno: “Non sarà mai possibile per noi, per la Svp, collaborare con chi si ispira a un’ideologia totalitaria”.

Glielo indica Orfeo Donatini, presidente dell’Anpi di Bolzano. “Sono sconcertato e allarmato per lo sdoganamento di CasaPound. Nessuna intesa ma anche nessun ipotetico dialogo con partiti neofascisti e figli del populismo perché si possono ricreare mostri. L’Anpi è sempre al fianco di Innerhofer, Egarter e Thaler, delle vittime sudtirolesi delle dittature”. Lo scontro, insomma, è aperto. Va ricordato che in Trentino Alto Adige, in particolar modo nella provincia autonoma di Bolzano, sono numerosi i gruppi di estrema destra attivi sul territorio. Tra manifestazioni xenofobe, raid anti immigrati e aggressioni politiche. L’ultimo episodio pochi giorni fa a Lana. Una decina di naziskin armati di mazze, bottiglie e una chiave inglese, vestiti di nero con guanti di pelle, ha assaltato un gruppo di ragazzi, individuandoli come antifascisti ma che non erano iscritti a

nessun partito ne associazione, all’uscita della discoteca “Exclusiv”. BIlancio: due feriti. Dopo la rissa è stato licenziato un buttafuori del locale colpevole di aver dato manforte agli aggressori.

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