Alla vigilia aveva giocato duro: “Per noi – aveva detto – vincere con il 50% più uno sarebbe una sconfitta”. Poi, dopo che al primo turno si era fermato a sorpresa soltanto al 40%, aveva aggiustato il tiro, non sacrificando neanche un grammo di sicurezza : “Mi preparo per questo secondo turno non preventivato e, visto il risultato delle mie liste, sarà un ballottaggio semplice e avremo anche il premio di maggioranza”. E invece il peggio per Mirello Crisafulli doveva ancora arrivare: al ballottaggio il suo storico feudo elettorale lo ha sonoramente bocciato per la prima volta. Il nuovo sindaco di Enna infatti è Maurizio Dipietro, candidato di alcune liste civiche (sostenute anche da Forza Italia), che si è imposto con il 51,9% dei voti, mentre l’ex impresentabile del Pd si ferma al 48,1.

Un risultato storico dato che Crisafulli è da più di vent’anni il ràs di Enna, l’unica provincia di Sicilia dove il centro sinistra ha sempre vinto, anche ai tempi dello strapotere di Totò Cuffaro e Silvio Berlusconi. Tutti i grandi domini, però, hanno un inizio e una fine: e oggi la città al centro della Sicilia ha chiuso definitivamente la carriera di Crisafulli come viceré locale. Una vera batosta per l’ex senatore, dato che Dipietro è un ex esponente dei Ds e del Pd, espulso dal partito proprio a causa delle sue battaglie contro Crisafulli. “Enna cambia verso”, esulta Angelo Argento, leader dei Renziani ennesi, che aveva fatto convergere su Di Pietro i voti degli anti-Crisafulliani locali. A spingere verso la vittoria Dipietro era arrivato tra le polemiche anche l’endorsment di Davide Solfato, il candidato del Movimento Cinque Stelle.

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Al netto dei flussi elettorali, però, l’impressione è che nel capoluogo più alto d’Italia sia andato in onda un referendum sull’ex impresentabile: e alla fine ha vinto a sorpresa il pollice verso. Una sconfitta inimmaginabile soltanto pochi mesi fa, quando Crisafulli aveva tirato dritto candidandosi sindaco contro il volere dei dirigenti nazionali del suo partito. Cancellato con un rapido colpo di penna dalle liste per le politiche del 2013, bollato come “impresentabile” dal comitato dei garanti del Pd, Crisafulli era tornato su piazza nel 2014, quando si era fatto eleggere con il consueto plebiscito coordinatore provinciale dei democratici. Poi era stato messo nel mirino dal regista Pif durante la Leopolda di Renzi (“Voi siete il partito di Pio La Torre, cacciatelo a calci nel sedere”), e da Davide Faraone, luogotenente renziano di Sicilia, che aveva lamentato brogli durante le ultime primarie.

Proprio per sfidare l’establishment renziano, Crisafulli non aveva ceduto di un millimetro. “Io niente ho: perché non mi devo candidare”, diceva dopo che il suo processo per abuso d’ufficio era finito in prescrizione. Lontana nel tempo anche l’archiviazione per mafia, scattata dopo che le telecamere della Dia lo avevano sorpreso in compagnia di Raffaele Bevilacqua, considerato il boss di Enna, che chiedeva informazioni su un appalto e riceva in cambio un “fatti i cazzi tuoi” dall’esponente del Pd. Un’immagine che aveva accompagnato nel tempo la scalata politica di Crisafulli, promosso nel 2006 dall’Assemblea Regionale Siciliana alla Camera dei Deputati e poi a Palazzo Madama.

Nonostante la prescrizione e l’archiviazione, però, la candidatura a sindaco di Crisafulli continuava a non piacere al giglio magico renziano, e alla fine l’ex senatore si era dovuto candidare senza il simbolo del partito: al suo posto ecco spuntare la lista Enna Democratica, con un contrassegno praticamente identico a quello del Pd. Sembravano soltanto piccoli particolari senza importanza, dato che Crisafulli nel suo feudo elettorale è sempre stato capace di vincere in ogni condizione. Ed è per questo motivo che nonostante i mal di pancia del Nazareno il segretario siciliano del Pd Fausto Raciti aveva comunque appoggiato fortemente la candidatura di Crisafulli. “A Enna io vinco col maggioritario, col proporzionale e anche col sorteggio”, è lo storico leit motiv dell’impresentabile. Che in assenza di sorteggio è andato a sbattere sul più semplice dei sistemi di voto: il ballottaggio, tomba elettorale dell’ultimo viceré di Sicilia, primo impresentabile cacciato dalle liste del Pd e oggi sonoramente bocciato dai suoi storici elettori.

Twitter: @pipitone87