Lettera dell’ANPI nazionale a don Ciotti. I beni confiscati ai mafiosi non devono tornare alla criminalità.

A.N.P.I.
 

A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A

COMITATO NAZIONALE ____ 00192 Roma – Via degli Scipioni, 271 – Telefoni 06/3211949 – 3212345 –3212807 – Fax 06/3218495 Ente Morale Decreto Luogotenenziale n. 224 del 5 aprile 1945 – c/c p. 36053007 – Cod. Fisc. 00776550584 http://www.anpi.it

Prot. 335 Roma, 27 novembre 2009
                                      Don Luigi CIOTTI

                                      Presidente

 

                                      Libera Carissimo,

i 3213 beni confiscati, frutti miliardari di crimini mafiosi e camorristi e pagati da tanti morti, non debbono tornare ai criminali. Chiediamo che la Camera dei Deputati cancelli la norma vergognosa votata al Senato. Continua a leggere
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I siciliani nella Resistenza e nei lager. Per non dimenticare

Pubblicato sul mensile dell’ANPI nazionale “Patria Indipendente” , 25 maggio 2008

 

I siciliani nella Resistenza e nei lager

Per non dimenticare…

Sono una docente di storia e vorrei segnalare l’incontro

con Nunzio Di Francesco, partigiano “Athos” nelle

Brigate Garibaldi, nella mia scuola, il Liceo Scientifico

Leonardo di Giarre (Catania).

L’incontro è stato molto interessante grazie soprattutto

a Nunzio, che ha saputo coinvolgere e appassionare i

nostri studenti, trascinandoli nelle drammatiche vicende

vissute. Una mia alunna ha raccontato questa esperienza.

Mi premeva segnalare il prezioso contributo alla vostra

associazione, e ringrazio tutti voi per l’insostituibile

apporto alla memoria storica così importante oggi per

tutti e in particolare per le nuove generazioni.

(Grazia Messina)

* * *

L’agghiacciante decisione di sterminare gli ebrei che

vivevano in Germania e in Europa venne presa nel

gennaio 1942 durante una riunione segreta dei più alti

funzionari della Germania nazista al Grosser Wannsee,

nei pressi di Berlino, nel corso della quale venne

programmata nei minimi dettagli la “soluzione finale”

della razza ebraica. Tale “soluzione” fu la tragica conclusione

della politica persecutoria antisemita avviata

da Hitler sin dal suo avvento al potere.

Sei milioni e mezzo di uomini, donne, bambini scomparvero

così dal mondo solo perché appartenevano ad

una “razza inferiore”. Furono deportati nei lager più

di 7.000 ebrei italiani, dei quali solo circa 600 sopravvissero.

Anche gli zingari, i dissidenti politici, i partigiani,

gli omosessuali, i testimoni di Geova, furono

annientati dalla spietata barbarie nazista. Si arrivò così

ad un totale complessivo che viene oggi stimato tra

13 e 18 milioni di vittime.

Non bisogna dimenticare ciò che è accaduto. Non dimenticare

vuol dire sapere a cosa portano alcuni atteggiamenti

dettati da sete di potere, egoismo o, semplicemente,

superficialità,

assenza di

pensiero, come

ebbe a dire la studiosa

Hannah

Arendt. Ad esempio,

sapere come

va a finire l’umanità

quando decadono

valori fondanti

come il rispetto

per la dignità dell’uomo,

la solidarietà,

l’amicizia, la

fratellanza, l’ospitalità.

O come va a

finire il mondo

quando sul buon

senso prevale l’uso

della forza, intesa

come guerra o come sopraffazione. Non dimenticare

vuole dire fare sforzi per non ripetere errori che possono

togliere la libertà, portare la morte. Non dimenticare

vuole dire anche capire meglio quello che accade

ogni giorno a ciascuno di noi. Capire che non si

può fare finta di non vedere. Che si diventa complici

oggi come ieri quando si tace davanti alla violenza, alla

censura, davanti alla manipolazione della verità, davanti

alle bugie più sfrontate. Tali sono quelle che ci

propina chi sostiene che la guerra può essere una missione

umanitaria, che la guerra può, a volte, essere necessaria.

Sabato 26 gennaio abbiamo incontrato a scuola, in

occasione del Giorno della Memoria, un ex deportato

politico nel campo di Mauthausen, Nunzio Di Francesco,

il partigiano “Athos” delle Brigate Garibaldi in

Piemonte, con l’intento di comprendere ancor più la

drammaticità della realtà di emarginazione e di brutale

violenza nella quale queste vittime erano costrette a

vivere quotidianamente e che strappava loro ogni forma

di dignità umana, annullandole come persone.

Nunzio Di Francesco

lascia Linguaglossa

per la

guerra e si trova

sul fronte all’annuncio

dell’armistizio

dell’8 settembre

1943. Decide

di unirsi ai

partigiani piemontesi

per lottare

contro i nazisti

che avevano occupato

l’Italia centro-

settentrionale.

La libertà diventa

la sua speranza, la

sua forza. L’11

gennaio del 1945

arriverà al campo

Nunzio Di Francesco mentre parla agli studenti.

Il fazzoletto con il numero che a Nunzio Di Francesco era stato assegnato nel campo di

Mauthausen.

di Mauthausen in Austria, prigioniero politico dei nazisti

e qui vivrà i mesi più terribili della sua vita.

Il 5 maggio del 1945 il lager viene liberato. Nunzio è

malato, pesa solo 30 chili, riceve dunque le prime cure.

Si riprende lentamente, anche ingoiare un boccone

è un tormento infinito.

Rientrato in Sicilia, trova scarsa comprensione tra la

gente che non aveva vissuto il dramma dell’occupazione

nazista e tuttavia continua ad impegnarsi come

sindacalista per difendere gli ideali di libertà che lo

avevano portato ad accostarsi alla lotta partigiana e il

suo impegno civile e morale continua tuttora, come

presidente onorario dell’ISSICO (Istituto Siciliano

per la Storia dell’Italia Contemporanea), dirigente

ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani),

consigliere nazionale ANED (Associazione Nazionale

Ex Deportati), e con la testimonianza che offre ai giovani

e agli studenti nelle scuole, affinché non si dimentichi

il buio che abbiamo attraversato.

Questo incontro è stato diverso da ogni tipo di documentario

storico o rappresentazione cinematografica

dell’accaduto che spesso ci viene presentato. È stato

diverso perché questa volta era uno di loro a raccontare,

uno che aveva vissuto sulla propria pelle la barbarie

e la brutalità dei carnefici nazisti. L’emozione era

forte ed era suscitata soprattutto dall’intensità e dall’enfasi

che Nunzio metteva nell’esposizione della

propria esperienza. Mentre parlava mi scorrevano dinanzi

agli occhi le immagini

dei campi di

sterminio, della tragica

situazione in cui si trovavano

le vittime, e cresceva

sempre più un

sentimento di indignazione

per tutto ciò che

è accaduto e che nessuna

persona di buon

senso poteva, nemmeno

lontanamente, immaginare

avvenisse

realmente. Non si può

rimanere indifferenti a

tali eventi, e non bisogna

rimanere distanti se

vogliamo che la storia

sia davvero maestra di

vita e che la consapevolezza

dei fatti accaduti

possa aiutare a non

commettere più i medesimi

errori. La testimonianza

di questi superstiti

riveste un ruolo

fondamentale per riferire

a coloro che, come

noi, non erano ancora

nati, di cosa l’uomo è

stato capace e, se davvero

“la storia insegna”,

perché non si verifichi

mai più un simile assurdo massacro di innocenti.

Il 27 gennaio è il “Giorno della Memoria” che la legge

italiana nel 2000 ha istituito “al fine di ricordare la

Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali,

la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani

che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la

morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti

diversi, si sono opposti al progetto di sterminio

e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite

e protetto i perseguitati”.

Un giorno speciale per tutti, perché bisogna ricordare

che i morti hanno un nome e un cognome, progetti,

affetti, che avevano la nostra stessa voglia di vivere.

Anche noi vogliamo ricordare le vittime, dei regimi

politici e religiosi, i martiri dell’odio e del terrore,

coloro che sono straziati nel fisico e nell’anima fino

ad essere non persone. Vogliamo ricordare per dire

mai più.

Ogni articolo, ogni filmato, ogni contributo alla Memoria

risulta essere una piccola cosa rispetto a ciò che

è accaduto ma, a parer mio, ogni piccola cosa diventa

preziosa se può contribuire a rendere sempre viva la

memoria del genocidio e a non dimenticare affinché,

come ha scritto Nunzio Di Francesco nel suo libro, Il

costo della libertà, «il sacrificio di coloro che non ritornarono

non incontri il tramonto».

Valentina Zarbano, 5a H

–   patria indipendente l 25 maggio 2008 l XXIII

Donne, antifascismo e democrazia: Roma, 29 novembre

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

 

 

“Donne, antifascismo e democrazia”

Dalla memoria al futuro, ricordando Nilde Iotti

 Interverranno:
ELETTA BERTANI, MARISA OMBRA, MARISA RODANO, LIVIA TURCO

 

Condurrà:
 

CONCITA DE GREGORIO (direttore de l’Unità

 Saranno presenti personalità del mondo politico, culturale e sindacale 

 

 Sabato, 28 novembre 2009 • ore 15,00

 
 Palazzo Valentini • Aula del Consiglio Provinciale 
 
 * ROMA

  

 

 

Graziella Giuffrida: giovane martire catanese nella Lotta di Liberazione

Rocca dei Corvi (Fegino)
Nei giorni della Liberazione in località Barabini di Teglia, a Fegino in Val Polcevera, vennero ritrovate alcune fosse ricoperte di terra nei pressi di una capanna, in Via Rocca dei Corvi. Da quelle fosse furono estratti i corpi di 5 persone, torturate e uccise dai tedeschi che nella zona avevano un comando e che soprattutto nel mese di marzo 1945 avevano intensificato le azioni di polizia volte a terrorizzare la popolazione. Continua a leggere

Giù le mani dall’Acqua: Incontro dell’Anpi, Catania 26 novembre

Giù le mani dall’ACQUA

Acqua: Bene comune.

Espropriate democrazia e Costituzione

 

       Giorno 19 novembre, con l’ulteriore comando del voto di fiducia, il governo Berlusconi, con l’art 15 del decreto 135, ha imposto ai cittadini italiani la privatizzazione della gestione dell’acqua.  

     Hanno votato compatti i partiti della maggioranza, dai grandi del Pdl e Lega, ai regionalisti siciliani, autodefinitosi “autonomisti”, dell’Mpa.

     L’ ACQUA, a partire da quella che esce dai rubinetti, è il principale Bene comune dei cittadini, come l’aria. Continua a leggere

Il contributo dei siciliani alla Resistenza

 Ricerca a cura di Carmela Zangara , pubblicata da 

ISTITUTO STORICO PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE IN ITALIA

– INSMLI –

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La ricerca di partigiani siciliani caduti in Alta Italia durante la guerra di liberazione 1943-1945, ha lo scopo di evidenziare il contributo dei Siciliani alla Resistenza al fine di onorarne la memoria e sfatare il luogo comune che vuole la Resistenza geograficamente e umanamente delimitata. Al Nord fu fatta, del Nord è l’appartenenza.

Non fu così, o almeno non fu sempre e soltanto così, perché ad essa contribuirono Continua a leggere

Donne, antifascismo e democrazia

Donne, antifascismo e democrazia

Roma, 28 novembre 2009

“Donne, antifascismo e democrazia”
Dalla memoria al futuro, ricordando Nilde Iotti


Campagna nazionale dell’ANPI

L’ANPI promuove per sabato 28 novembre, alle ore 15, presso l’Aula Consiliare della Provincia di Roma sita in Palazzo Valentini, via IV novembre 119, un evento pubblico per annunciare una campagna nazionale sul rapporto donne e democrazia, in ricordo di Nilde Iotti nel decennale della scomparsa.
•Condurrà Concita De Gregorio (Direttore de l’Unità)
•Sono previsti interventi e testimonianze di Marisa Rodano, Livia Turco, Marisa Ombra, Eletta Bertani. Saranno presenti personalità del mondo della cultura, della politica, del sindacato.
•Porterà il saluto della Provincia la Presidente del Consiglio Provinciale Giuseppina Maturani, sarà presente l’Assessore alle Politiche Culturali Cecilia D’Elia e ha annunciato un suo messaggio il Presidente Nicola Zingaretti.
Protagoniste saranno le donne.
Dignità, rispetto di sé, libertà e coraggio delle proprie scelte, responsabilità verso se stesse e gli altri; difesa e potenziamento dei diritti sociali e di cittadinanza, a cominciare dal diritto al lavoro e ai servizi sociali, alla parità nella politica e nelle istituzioni; condivisione dei problemi e degli obiettivi da raggiungere, pari dignità di donne e uomini: sono i valori e gli obiettivi che le donne dell’ ANPI vogliono affermare e promuovere.
Tutto ciò ha radici profonde nell’antifascismo, nella Resistenza e nella Costituzione, nel percorso dell’Italia repubblicana che ha portato le donne a superare esclusione e soggezione, a “raddrizzare la schiena”, a risalire verso la libertà, a realizzare nuovi diritti e conquiste.
Valori, e voglia di affermarsi e contare, che appartengono alla maggioranza delle donne e delle ragazze che giorno per giorno con fatica e dignità cercano di realizzarsi: lavorando, studiando, costruendo i propri progetti di vita alla pari con gli uomini e al loro fianco.
LE DONNE DELL’ANPI SONO IN CAMPO per liberare e valorizzare intelligenze e competenze ancora inerti o svilite, che rappresentano una risorsa decisiva per rigenerare la democrazia e le istituzioni per una società migliore.
E’ per queste ragioni che l’iniziativa è dedicata, nel decennale della scomparsa, a Nilde Iotti che ha saputo essere, in una società ancora in ritardo, una donna “nuova”. Ha avuto il coraggio di scegliere. Si è assunta la responsabilità delle sue idee e dei suoi sentimenti. Ha saputo raggiungere i livelli più alti del “successo” politico e personale. Ha condiviso sempre con le donne il faticoso cammino di emancipazione e liberazione.
E’ sempre stata dalla loro parte.