L’insurrezione contro i tedeschi in difesa della roba da La Sicilia Sabato 11 Agosto 2012 OggiCultura di Salvatore Scalia

Il titolo del libro è perentorio “La Resistenza italiana in Sicilia. I martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara. ” Il testo lo è altrettanto. L’autore Nicola Musumarra, che si avvale della presentazione di Rosario Mangiameli e della prefazione di Graziano Motta, non ha dubbi sul fatto che il 3 agosto del 1943 nei due paesini etnei si verificarono episodi di lotta ! partigiana e che i protagonisti meritino con l’assegnazione di una medaglia d’oro un riconoscimento nazionale per il contributo alla liberazione dal nazifascismo. La sua tesi, dovuta a carità di patria e passione civile, è che se quella data non è entrata nell’epopea resistenziale ciò si deve al trasformismo delle classi dirigenti, transitate dal fascismo alla democrazia senza colpo ferire, nonché alla consuetudine degli storici di far cominciare la Resistenza dopo l’otto settembre del ‘43.
La sicurezza e l’enfasi con cui l’autore sostiene la sua idea sono elementi essenziali alla costruzione di una memoria resistenziale che di fatti nasce a posteriori, molti anni dopo gli avvenimenti, e che diviene narrazione unitaria in cui tutto converge a creare martiri ed eroi. In realtà la prima commemorazione dei fatti di Mascalucia e Pedara come atti di Resistenza risale al 1977. Fino ad allora se ne aveva una memoria frantumata e confusa. E nessuno, benché esistesse localmente ! una cultura resistenziale e benché ci fossero state delle ammi! nistrazioni di sinistra, collegava quegli avvenimenti alla guerra partigiana contro fascisti e nazisti che insanguinò il Nord Italia dal settembre del ‘43 all’aprile del 1945. A Mascalucia neanche i militanti del Pci avevano inglobato nella loro memoria bellica quell’episodio che pure vantava una consistente tradizione orale. La Resistenza appariva altra cosa rispetto all’insurrezione spontanea durata una giornata.
E infatti Rosario Mangiameli, docente di storia all’università di Catania e studioso della Resistenza, inserisce quegli avvenimenti nel clima di confusione seguito allo sbarco degli alleati in Sicilia, il 10 luglio del ‘43, e alla conseguente caduta di Mussolini il 25 luglio. Badoglio aveva annunciato che la guerra continuava, ma nell’aria c’era il sentore della disfatta. Davanti agli alleati l’esercito italiano si è squagliato. I tedeschi sconfitti dagli inglesi nella piana di Catania sono in ritirata, diffidano degli italiani, fanno razzia di qualsiasi cosa! e soprattutto, per raggiungere Messina, tentano di impadronirsi di ogni mezzo di trasporto, dagli autocarri ai muli.
A Mascalucia si imbracciarono le armi per difendere la roba. Non si sparò in generale ai tedeschi, che restavano formalmente ancora alleati degli italiani, ma solo a quelli di loro che l’avidità o la necessità avevano trasformato in predatori. Né tantomeno furono presi di mira i fascisti, anzi il podestà fece da mediatore.
Ci furono tre morti italiani, il numero dei tedeschi è approssimativo, le testimonianze sono discordanti, comunque Musumarra accredita la tesi che ne siano stati uccisi quattordici, ma non sono mai stati trovati altrettanti cadaveri.
Si cominciò di buon mattino con il tentativo di due tedeschi di impadronirsi di un autocarro a cui, prudentemente, era stata tolta la batteria. L’intervento del soldato Francesco Wagner, originario di Mantova e addetto alla fotoelettrica antiaerea collocata tra Mascalucia e Gravina, fece fallire la! requisizione. Più tardi fu egli stesso derubato della moto Gilera in d! otazione, ma andò a recuperarla con le armi in pugno. Poi fu assassinato da un tedesco, sorpreso a rubare, che stava portando in caserma senza averlo disarmato.
Il tentativo di impadronirsi di tre cavalli causò la sparatoria intorno alla villa degli Amato Aloisio, armieri di Catania sfollati in paese. Fu ucciso Giovanni Amato, un ottantenne che, parlando il tedesco, era uscito per parlamentare con i soldati del Reich. La terza vittima italiana fu il soldato Giuseppe La Marra ammazzato perché tentava di opporsi all’incursione in una villa. Nella tradizione orale entrarono anche improbabili tentativi di violenze alle donne e qualcuno ha chiamato in causa anche l’intervento miracoloso dei cani, protetti da San Vito, patrono del paese.
Ci furono altre sparatorie e tentativi di ritorsione. La mediazione del maresciallo Francesco Gringeri e del comandante dei vigili del fuoco Orazio Szmankò evitarono che il paese fosse messo a ferro e a fuoco. Restarono nella memoria i no! mi di quanti si distinsero quel giorno: Sebastiano e Francesco Sottile, Andrea Consoli, Ascenzio Reina, il parroco Arcangelo Longo, il barbiere Gaetano Fragalà e il pompiere Tommaso Nicolosi che disarmò un ufficiale tedesco. Quella pistola il figlio Severino la conserva ancora. In seguito l’unico a essere riconosciuto come l’eroe della giornata fu il soldatino ventunenne Francesco Wagner. Per anni mani pietose portarono fiori alla sua tomba nel cimitero di Mascalucia.
A Pedara Alfio Venturo uccise un tedesco che gli aveva sottratto il mulo e poi, per paura, fuggì in campagna. Qui i tedeschi presero tredici ostaggi che rilasciarono sia per intercessione delle autorità ecclesiastiche sia perché tra loro c’erano dei fascisti.
La strategia delle rappresaglie, da esercito occupante e non più alleato, i tedeschi la inaugurarono pochi giorni dopo, il 12 agosto, a Castiglione di Sicilia uccidendo sedici persone. Furono anche presi trecento ostaggi che poi furono lasciati li! beri. Fu la prima strage nazista, la cui memoria fu rimossa e occultata! nell'”Armadio della vergogna”, in cui sono rimasti nascosti i fascicoli sui crimini dei nazisti. Ciò per effetto della Guerra Fredda e per non turbare le nuove alleanze internazionali. Nessuno è stato processato o indagato per quella sanguinosa rappresaglia.
La ribellione di quel 3 agosto del 1943 merita di essere ricordata, ma senza sovrapporre modelli posteriori. La Resistenza, come organizzazione ideologica e lotta armata di lungo periodo, fu altra cosa. Quel giorno a Mascalucia e a Pedara non ci si ribellò al nazifascismo ma all’arroganza e ai saccheggi dei soldati tedeschi in fuga.

11/08/2012

 

 

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