ANPInews 107

 

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

 

Dal 7 al 16 febbraio, su iniziativa del Comitato Provinciale ANPI del Verbano Cusio Ossola, e con l’orazione ufficiale di Carlo Smuraglia: 70esimo anniversario della Battaglia di Megolo 

ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

Verrebbe voglia di dire, di fronte alla “fatidica” data del 20 febbraio: ma facciano quello che vogliono, purché lo facciano e soprattutto purché si scenda sul concreto e si affrontino i problemi reali, grandi come case, della “gente”. Mi permetto di proporre un’agenda…

Si è creata, in tutto il Paese, un’atmosfera di attesa per la “fatidica” data del 20 febbraio, in cui una riunione della Direzione del PD dovrebbe sciogliere tutti i nodi e indicare le vie del nostro futuro. Francamente, sono poco interessato a tutte le  illazioni, invenzioni, soluzioni che si leggono sui giornali e si ascoltano (per chi riesce ancora a farlo) nei talk-show. Verrebbe voglia di dire, di fronte a queste chiacchiere più o meno sommesse: ma facciano quello che vogliono, purché lo facciano e soprattutto purché si scenda sul concreto e si affrontino i problemi reali, grandi come case, della “gente”. Ma sarebbe troppo comodo, ed allora mi proverò io, povero “untorello”, direbbe il Manzoni, a indicare l’agenda, così come per un sogno che poi morirà all’alba, come diceva Montanelli (oggi sono in vena di citazioni!). Ecco la mia “suggestione”: (…)

Un nuovo polverone sul Presidente della Repubblica e un’inedita alleanza tra berlusconiani e grillini?

(ultim’ora). La news era già pronta, quando è  scoppiato l’ennesimo   polverone, a seguito della pubblicazione di un libro del giornalista Alan Friedman. Non c’è il tempo, adesso, per addentrarsi in una questione di cui si attendono ancora gli sviluppi. Ma l’immagine del polverone è già evidente; e l’idea di un connubio tra i berlusconiani e i grillini per sostenere l’impeachment del Presidente Napolitano è già sul campo. Possiamo solo porci qualche interrogativo: si rendono conto, questi signori, di cosa vuol dire la messa in stato d’accusa di un Presidente della Repubblica (secondo l’art. 90 della Costituzione, l’ipotesi è quella di “alto tradimento o attentato alla Costituzione”)? (…)

  ANPINEWS N.107-1

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Abbiamo ripetutamente preso posizione sul progetto di riforma costituzionale d’intesa con altre Associazioni, a partire dalla più nota e significativa (“Salviamo la Costituzione”). Abbiamo approvato e fatto nostro un documento, proprio sull’art. 138 e sul percorso per le modifiche alla Costituzione, predisposto dai Comitati Dossetti e indirizzato a tutti i Senatori.

 

 

La nostra mobilitazione continua
In Parlamento, si sta procedendo a tutta velocità, nell’esame del disegno di legge
Costituzionale, che contiene gli indirizzi per la progettata riforma e una modifica anche
dell’art. 138 della Costituzione.
Una celerità incomprensibile e sospetta. Abbiamo ripetutamente preso posizione, su tutto
questo, d’intesa con altre Associazioni, a partire dalla più nota e significativa (“Salviamo la
Costituzione”). Abbiamo approvato e fatto nostro un documento, proprio sull’art. 138 e sul
percorso per le modifiche alla Costituzione, predisposto dai Comitati Dossetti e indirizzato a
tutti i Senatori.
Continua la nostra mobilitazione; e speriamo che lo sia anche nelle sedi periferiche dell’ANPI,
dove sono necessarie manifestazioni, incontri con parlamentari, ecc. Qualunque iniziativa può
essere utile per fermare l’inaccettabile percorso che si sta seguendo in Parlamento.
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Il Movimento 5 Stelle di Catania aderisce alla manifestazione del 25 aprile nel nome della Resistenza e dell’Antifascismo, quale valori fondanti della nostra democrazia

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Minacce alle Femen: “Vi taglieremo i seni. Li mangeranno i nostri cani”. Un’attivista: “Non ci fermeremo!”| Autore: isabella borghese da: controlacrisi.org

Ci ha lasciati esterrefatti la notizia del 2 aprile che riguarda l’internazione della giovane diciannovenne delle Femen, Amina Tyler. Ma a questa disumana ingiustizia la reazione esterna è stata altrettanto chiara e forte.
Tre attiviste del gruppo hanno manifestato a Milano davanti al consolato tunisino a Milano. Una protesta che è stata proclamata a livello internazionale: in Francia 15 attiviste che erano riunite davanti all’ambasciata tunisina sono state arrestate: avevano incitato donne a inviare foto a seno nudo. Numero anche le minacce rovolte a loro sulla pagina internet.

E anche l’Italia risponde a questo dramma umano con l’idea di creare un gruppo Femen nel nostro paese. “Stiamo organizzando il movimento e ci sono ancora cose da sbrigare a livello logistico – raccontano due delle ragazze italiane che hanno partecipato al presidio davanti all’ambasciata – Di noi c’è bisogno anche qui: siamo attiviste femministe che lottano per l’uguaglianza tra donne e uomini, vogliamo la fine di ogni cultura patriarcale, siamo contro le dittature, la religione e lo sfruttamento sessuale. In Italia c’è un bel po’ di lavoro da fare”.

Le tre italiane sono Giorgia, Elvire e Tiziana le tre protagoniste della manifestazione che conoscevano Amina e con cui stavano programmando un’azione in Tunisia.
“Stavamo preparando un’azione delle nostre, in topless, da fare in Tunisia con lei –  dichiara Elvire – Lei avrebbe voluto farla da sola ma noi le abbiamo detto di aspettare. Lei ha deciso, nel frattempo, di pubblicare la sua foto a seno nudo coperto dalla scritta “il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno” ma la situazione da lì è degenerata. Per cinque giorni non abbiamo più saputo nulla di lei. Poi ci siamo messe in contatto con due giornalisti che l’hanno intervistata e che ci hanno detto che è segregata in casa e non sta bene: il cugino l’ha picchiata e i genitori le danno tranquillanti per non farla reagire. Non la mandano nemmeno a scuola. Dicono che è pazza e che si fatta manipolare da persone esterne. Ma non è vero: è lei che è venuta da noi”.

Le Femen attraverso vari contatti locali si stanno muovendo affinché Amina venga liberata e possa così espatriare.
“Non siamo però ancora riuscite a parlare con lei. Ci hanno detto che lei forse non vuole andarsene ma restare in Tunisia e lottare da lì per la libertà delle donne arabe – continua Elvire – E’ la prima volta che una ragazza araba viene sequestrata dopo un’azione. Ci sono delle Femen che avevano fatto manifestazioni in Tunisia ma mai a seno scoperto. Noi siamo qui perché ci rendiamo conto che la situazione è difficile e vogliamo lottare per lei. Lei non è sola e deve essere liberata”.

Ma le Femen non hanno paura e proseguono con il loro credo e la loro attività.

“Ma noi non ci facciamo intimidire – ribadisce Elvire. – Anzi, le nostre azioni diventeranno sempre più radicali proprio a causa delle reazioni violente dell’Islam nei confronti del corpo femminile. Un comportamento come quella che c’è stato contro Amina è una dichiarazione di guerra”.

ANPInews n. 68 – 18/25 marzo 2013 Periodico iscritto al R.O.C. n.6552

 

anpinews

Su iniziativa della Sezione ANPI di Tolentino (MC) e del Comune, si svolgeranno, a partire dal
22 marzo, delle iniziative pubbliche per commemorare il 69° anniversario dell’eccidio di
Montalto (MC), in cui persero la vita, per mano nazifascista, 26 giovani.
Pubblichiamo di seguito il programma della giornata conclusiva, domenica 24 marzo, dove
prenderà la parola il Presidente Nazionale ANPI:
ore 8.00
Una delegazione ANPI deporrà corone di alloro a San Severino Marche, Borgiano, Muccia,
Caldarola, Vestignano e Montalto;
Piazza Libertà, ore 9.00
Raduno e formazione del corteo che si dirigerà verso il Cimitero accompagnato dal Gruppo
Bandistico “Nicola Simonetti” dell’Ass. “Nazareno Gabrielli – Città di Tolentino”;
Famedio dei caduti, ore 9.30
Celebrazione della Santa Messa (in caso di pioggia la Santa Messa sarà celebrata presso la
Basilica di San Nicola);
Piazza della Libertà, ore 10.30 (in caso di pioggia Sala Consiliare)
Deposizione corona alla lapide dei Caduti Saluto del Sindaco di Tolentino – Saluto del
Presidente ANPI di Tolentino – Intervento del Sindaco del Consiglio dei Ragazzi e di un
rappresentante delle Scuole Superiori – Orazione ufficiale di Carlo Smuraglia, Presidente
Nazionale dell’ANPI.
Piazza Libertà, ore 11.40
Partenza in pullman per Montalto con sosta a Caldarola per onoranze al Cippo della Medaglia
d’Argento Aldo Buscalferri.
Ulteriori info su:
http://www.comune.tolentino.mc.it
http://www.anpitolentino.it
http://anpimarche.wordpress.com
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► Pubblichiamo di seguito il messaggio di cordoglio della Presidenza e della
Segreteria Nazionale ANPI per la scomparsa di Teresa Mattei, Partigiana e
Costituente
Ci ha lasciato Teresa Mattei, partigiana combattente, Costituente, per anni componente
della Presidenza onoraria dell’ANPI.
Un lutto gravissimo per tutti i sinceri democratici e antifascisti: Teresa è stata il simbolo di
una lotta autentica e appassionata per l’uguaglianza nei diritti di tutti i cittadini, senza alcuna
distinzione: proprio l’articolo 3 della Costituzione porta la sua firma.
Una vita di battaglie, la sua, a cominciare dall’esperienza partigiana – fu valorosa
combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù con la qualifica di
Comandante di Compagnia – fino all’attività nell’Assemblea Costituente, di cui a 25 anni fu la
più giovane componente, alle battaglie successive per i diritti delle donne, per non
dimenticare il suo impegno nell’educazione dei minori: fu lei a fondare la Lega per i diritti
dei bambini alla comunicazione che promosse in tutto il mondo campagne per la pace e
la non violenza, come anche la Cooperativa di Monte Olimpino, la cui attività era tesa a
far realizzare – in piena autonomia – ai bambini delle scuole elementari e degli istituti per
handicappati, dei documentari e cortometraggi. Alcuni di questi furono ospitati nel 1969 dalla
mostra del Cinema di Venezia.
Il cinema, una passione che l’ha accompagnata per anni. Ma la più grande fu forse quella per
i giovani. La trasmissione della memoria alle nuove generazioni è stata un’altra “battaglia”
che ha segnato buona parte della sua esistenza. Memoria attiva, che guarda al futuro. Ci
piace oggi ricordare e riportare uno dei suoi ultimi messaggi – accorato, pieno di senso di
responsabilità e tenacia morale seppure pronunciato con voce ormai flebile – rivolto ai
giovani dell’ARCI di Mesagne (Brindisi): “Siete la nostra speranza, il nostro futuro. Custodite
gelosamente la Costituzione. Abbiamo bisogno di voi in modo incredibile. Cercate di fare voi
quello che noi non siamo riusciti a fare: un’Italia veramente fondata sulla giustizia e sulla
libertà”.
Porteremo con noi – e non cesseremo mai neanche un giorno di trasmetterla alle ragazze e ai
ragazzi – la forza di queste parole, la loro carica di futuro e di limpido e inossidabile amore
per il Paese.
LA PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 13 marzo 2013
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ARGOMENTI
NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI
CARLO SMURAGLIA:
Stiamo vivendo una fase molto complessa e difficile della vita politica, in cui si alternano
momento di preoccupazione e spesso di rabbia a momenti addirittura esaltanti. Vedrò di
esaminare rapidamente gli uni e gli altri, pur essendo costretto ad una relativa brevità per il
numero, appunto, degli eventi da prendere in considerazione.
► E’ motivo di soddisfazione e di speranza che la scelta del nuovo pontefice sia
caduta su un uomo molto più incline ad esaltare la povertà piuttosto che gli
splendori della Chiesa. Così come conforta l’idea che il nuovo Pontefice usi parole
e adotti comportamenti che rappresentano, per tutti, un segnale positivo.
L’elezione del nuovo Pontefice riguarda essenzialmente la Chiesa ed i credenti; ma in qualche
modo finisce per riguardare tutti, soprattutto quanti in questa occasione intravedono segni di
cambiamento e di rinnovamento, sentendo riecheggiare parole ed espressioni che
sembravano dimenticate. In effetti, è motivo di soddisfazione e di speranza che la scelta sia
caduta su un uomo molto più incline ad esaltare la povertà piuttosto che gli splendori della
Chiesa. Così come conforta l’idea che il nuovo Pontefice usi parole e adotti comportamenti
che rappresentano, per tutti, un segnale positivo. La solidarietà, l’attenzione agli umili ed ai
poveri, il richiamo ad un Santo passato alla storia come il “poverello di Assisi” mostrano
un’attenzione importante al malessere, ai disagi sociali, ai drammi di una società in grave
crisi, da cui quale bisogna uscire non solo con una nuova economia e una nuova politica, ma
anche con una nuova etica. Per questo, abbiamo considerato l’avvento di Papa Francesco
come un’indicazione che conforta le attese e le speranze di tutti coloro che aspirano ad una
società più giusta ed equa. Che tali aspirazioni provengano anche dall’autorevole voce del
Papa incoraggia gli sforzi di coloro che si adoperano per il cambiamento e soprattutto
lavorano perché la solidarietà umana prevalga finalmente, sugli egoismi. In questo contesto,
anche noi laici possiamo dare un sincero benvenuto al nuovo Pontefice.
► L’elezione di Laura Boldrini e Pietro Grasso: si tratta di persone, in un certo
modo, nuove per la politica, ma di larga esperienza nel campo della socialità, la
prima, e dell’impegno contro la criminalità organizzata e in favore della legalità, il
secondo. La loro storia personale è di per sé significativa e rappresentativa di una
reale volontà e possibilità di rinnovamento
L’elezione dei due Presidenti della Camera e del Senato, nella persona di Laura Boldrini e
Pietro Grasso, rappresenta un ulteriore motivo di soddisfazione e addirittura di entusiasmo. Si
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tratta di persone, in un certo modo, nuove per la politica, ma di larga esperienza nel campo
della socialità, la prima, e dell’impegno contro la criminalità organizzata e in favore della
legalità, il secondo. La loro storia personale è di per sé significativa e
rappresentativa di una reale volontà e possibilità di rinnovamento. Le parole che
hanno pronunciato in occasione dell’insediamento sono di ulteriore conforto e
speranza. Il richiamo ai disoccupati, agli esodati, agli imprenditori strangolati dalla crisi, agli
emigranti , agli esclusi, fatto dalla Boldrini, riempie il cuore e suscita nuove speranze. Ancor
di più ci conforta e soddisfa l’auspicio che la Camera diventi la “Casa della buona politica”, e
l’attenzione dedicata agli emigranti, alle donne colpite dalla violenza, agli esclusi, cioè a tutto
un mondo che non è quello dei poteri, dell’arroganza, dell’abuso, della corruzione, ma
piuttosto quello della sofferenza, della correttezza, della trasparenza. Si legge, nelle parole
della Boldrini, l’immagine di un mondo pulito e giusto. E finalmente nell’aula del
Parlamento che un tempo si volle “sorda e grigia” ma poi per troppo tempo è
apparsa dimentica dalla nostra storia nella sua parte migliore, si sente dire che “i
diritti sono stati scritti in Parlamento ma sono stati costruiti liberando gli italiani
dal fascismo”. Parole di grande rilievo e ricche di significato, cui fanno eco quelle
pronunciate da Grasso, nuovo Presidente del Senato, che parla di legalità e di
impegno contro le mafie, e sottolinea la necessità della verità per le tante stragi
impunite che l’Italia ha subìto in questo dopoguerra. Parole che hanno di per sé
un grande significato, ma sono corroborate e irrobustite dalla storia di questi due
Presidenti, che le fa ritenere parole di vita e di impegno e non di semplice rito.
E poi ci si lasci esultare all’idea che una donna venga eletta ad una carica così importante,
nella quale – certo – è stata preceduta da altre due donne, negli anni passati, ma in cui il
cammino femminile verso la parità anche ai vertici sembrava essersi arrestato. Anche questo
fa ben sperare che parole come libertà ed uguaglianza tornino a risplendere, acquistando
concreta effettività, nel firmamento non solo del Parlamento, ma di tutto il Paese.
Non entriamo nel dibattito politico sulla durata di queste cariche e sulle prospettive
istituzionali per il prossimo futuro; e neppure vogliamo andare al di là di una felice presa
d’atto di quella libertà di opinione e di azione che si è manifestata al Senato. Vedremo nei
prossimi giorni e nei prossimi mesi quali saranno i frutti; intanto riempiamoci gli occhi e il
cuore di questa fioritura primaverile.
► Al richiamo di “Libera”, 150.000 mila persone, cittadini e cittadine, in gran
parte giovani, si sono riunite ed hanno sfilato per le vie di Firenze, per ricordare le
vittime della mafia, anzi delle mafie. E’ un fatto estremamente significativo, che ci
mostra un Paese che non vuole arrendersi all’inciviltà, alla barbarie della
criminalità organizzata
Poiché siamo in tema di vicende di alto significato, non posso fare a meno di ricordare che, al
richiamo di “Libera”, 150.000 mila persone, cittadini e cittadine, in gran parte giovani, si
sono riunite ed hanno sfilato per le vie di Firenze, per ricordare le vittime della mafia, anzi
delle mafie. E’ un fatto estremamente significativo, che ci mostra un Paese che non vuole
arrendersi all’inciviltà, alla barbarie della criminalità organizzata e neppure alle offese che il
tempo reca alla memoria. Sono stati letti, a Firenze, novecento nomi di caduti in questa
“guerra” implacabile, che ha colpito e colpisce ancora commercianti, sindacalisti, sacerdoti,
imprenditori, carabinieri, poliziotti, sindaci, magistrati, giornalisti e tante persone comuni,
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uomini e donne, colpevoli solo di non aver subìto e di aver cercato di reagire, rivendicando il
diritto di essere liberi. C’è ancora in Italia chi non si limita a protestare, ma opera,
partecipa e si impegna per la convivenza civile, per la libertà, per i diritti sanciti
dalla Costituzione.
Ho presenziato anch’io ad una delle manifestazioni preparatorie a Milano, e già
ero stato convinto partecipe di questa voglia complessiva di non arrendersi; la
manifestazione di Firenze e i tanti giovani che vi hanno partecipato mi convincono
ancora di più che se ci sono tanti aspetti negativi nelle vicende che stiamo
vivendo, c’è tuttavia una forte volontà di costruire un mondo nuovo. Una volontà
con cui l’ANPI non può che essere in piena assonanza, perché questo è anche il nostro
intento e il nostro sforzo, per il ricordo dei caduti e delle vittime e per l’orgoglio e l’impegno
di lavorare perché a tutti sia restituita la dignità e la libertà di vivere secondo le regole
elementari della correttezza e dell’equità e nel reale rispetto dei valori fondanti del nostro
sistema costituzionale.
► Grande attenzione, approfondimento, ma anche passione al Convegno
dell’ANPI Nazionale del 16 marzo a Milano. Ed è questo il segno più importante,
così come il fatto che il pubblico non fosse solo femminile ma registrasse anche la
presenza di molti uomini: a riprova del fatto che la battaglia per la libertà,
uguaglianza e parità non è riservata al genere femminile, ma impegna, nello
stesso modo, tutti, indipendentemente dal sesso
Anche se, in questo caso, si tratta di un fatto almeno in parte di minore rilievo rispetto ai
precedenti di cui ho parlato, voglio dedicare qualche parola alla magnifica riuscita del
Convegno Nazionale promosso dall’ANPI e organizzato dal coordinamento donne dell’ANPI. Il
Convegno si è svolto a Milano, nella bella cornice del Salone degli Alessi a Palazzo Marino,
nella giornata di sabato 9, con relatori illustri (Menapace, Lunadei, Gagliani, Mantegazza), un
intervento del Presidente Nazionale dell’ANPI e le splendide conclusioni di Marisa Ombra. La
sala era piena di un pubblico strabocchevole. E tale è stato per l’intera giornata. Al mattino
c’erano anche molti giovani, ragazze e ragazzi, studenti, che hanno partecipato con estrema
attenzione anche se costretti a sedere per terra perché non c’erano più posti e hanno
proposto anche interessanti ed intelligenti domande dopo le prime relazioni. Il tema era “La
violenza e il coraggio” (donne, fascismo, antifascismo, Resistenza, ieri ed oggi). Si
voleva esplorare quale sia stato il comportamento e l’ideologia del fascismo nei
confronti delle donne, come esse abbiano reagito e quanto di quelle ideologie e
della resistenza femminile sia riuscito a superare la soglia del tempo, restando
presente e vivo anche ai giorni d’oggi.
Si è discusso, dunque, non solo di memoria e di comportamenti passati, ma anche
di ciò che accade nel presente, di quanti pregiudizi restano in piedi contro le
donne e quanto ancora sopravvive delle peggiori concezioni proprietarie, in casa e
fuori, da parte degli uomini. Lo si è fatto con attenzione e approfondimento, ma
anche con passione. Ed è questo il segno più importante, così come il fatto che il
pubblico non fosse solo femminile ma registrasse anche la presenza di molti
uomini: a riprova del fatto che la battaglia per la libertà, uguaglianza e parità non
è riservata al genere femminile, ma impegna, nello stesso modo, tutti,
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indipendentemente dal sesso: per la semplice ragione che si tratta di una
battaglia di civiltà.
Rimarchevole anche il fatto che i partecipanti fossero non solo milanesi ma provenienti da
molte parti d’Italia, alcune perfino dalla Calabria e dalla Sicilia: un fatto di rilevante entità,
che rivela attenzione e volontà di partecipazione e di approfondimento.
A tutti quelli che hanno partecipato, talvolta con particolare e personale sacrificio, va
doverosamente rivolto un ringraziamento sincero. Così come un forte ringraziamento va
rivolto ai relatori e a tutti coloro che hanno contribuito con letture, grafici, audiovisivi a
determinare una cornice significativa per l’intero evento; alle compagne e amiche del
Coordinamento donne dell’ANPI, che hanno materialmente e con fatica organizzato, con
estrema cura, il Convegno e tutti gli aspetti logistici e comunicativi, col contributo saliente
anche dell’Ufficio stampa nazionale dell’ANPI; alla Segreteria dell’ANPI milanese, il cui
apporto è stato determinante per garantire presenza e successo all’iniziativa. Alla fine è “il
gioco di squadra“ che vince sempre; anche se, purtroppo, ancora una volta si deve
riscontrare la scarsissima volontà di parteciparvi da parte degli organi di comunicazione e di
informazione, che palesemente hanno sottovalutato la rilevanza della discussione e del
Convegno stesso, imperniato su temi che riguardano non tanto e solo la memoria, ma anche
e soprattutto il presente. Anche su questo dovremo fare una riflessione attenta, perché il
fenomeno si ripete ed è incredibile che in questo Paese si tardi ancora a comprendere che il
progresso complessivo è dovuto soprattutto alla composizione di tanti fatti concomitanti, di
tanti eventi, insomma di tanta partecipazione, della quale è opportuno ed utile che sia dato
conto.
► Avevo parlato la settimana scorsa degli sforzi del “Cavaliere”, per evitare i
processi. Adesso, alle malattie più o meno consistenti ed agli impegni politici
addotti per ottenere rinvii dei processi, si è aggiunta una nuova pagina, davvero
poco esaltante: la richiesta di trasferimento dei processi ad altra sede (Brescia)
per “legittimo sospetto”
Poiché non mancano mai gli aspetti negativi, debbo soffermarmi, sia pure brevemente, su
almeno due fatti che in questi giorni ci hanno colpito, e tutti negativamente. Avevo parlato la
settimana scorsa degli sforzi del “Cavaliere”, per evitare i processi. Adesso, alle malattie più o
meno consistenti ed agli impegni politici addotti per ottenere rinvii dei processi, si è aggiunta
una nuova pagina, davvero poco esaltante: la richiesta di trasferimento dei processi ad altra
sede (Brescia) per “legittimo sospetto”. La legge prevede che tale richiesta (che se accolta,
comporterebbe il rischio di ricominciare tutto daccapo) possa essere avanzata quando “gravi
situazioni locali” possano turbare lo svolgimento dei processi, pregiudicando la libera
determinazione e determinando eventualmente motivi di “legittimo sospetto”. Ora, di gravi
situazioni locali non se ne sono viste davvero, a Milano, fatta eccezione per la eversiva
manifestazione dei parlamentari del PDL, davanti e dentro il Palazzo di Giustizia. Ma di questo
avvenimento non si parla, nella richiesta di rimessione, per la ovvia ragione che ne sono stati
protagonisti gli stessi che, in definitiva hanno proposto, sempre a nome e per conto del
“Cavaliere” la richiesta di trasferimento dei processi. Per il resto, non c’è stata altro che
qualche legittima critica, del resto formulata e formulabile in qualunque parte di Italia,
riguardo a ciò che stava avvenendo al palazzo di giustizia di Milano, in cui lo sforzo degli
imputati e dei loro sostenitori non era quello di difendersi nel processo ma quello di
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difendersi dal processo, dunque dalla stessa giustizia. E allora resta la tesi del “legittimo
sospetto” che i Magistrati di Milano non siano imparziali. E perché mai? E perché tutti, visto
che ormai non si tratta più solo dei Pubblici Ministeri ma dei Giudici del Tribunale anche in
diversa composizione dei Collegi e dei Magistrati della Corte d’Appello di Milano? Tutti toghe
rosse? “Ma va là”, direbbe uno dei difensori di Berlusconi, noto per questo tipo di
esclamazioni. Ma chi può credere davvero a queste tesi? E perché ci si dovrebbe
scandalizzare perché di fronte a una ininterrotta serie di richieste di rinvio per mille diverse
ragioni, quando si è addotta una malattia, i giudici hanno disposto la “visita fiscale”, come si
fa con qualunque cittadino? Siamo sempre allo stesso punto: alla pretesa di
Berlusconi di essere diverso dagli altri, di avere una sua giustizia, che non lo
disturbi, che rispetti i suoi tempi e le sue occupazioni. Una pretesa assurda, che
chiaramente viola di per sé il principio di uguaglianza, oltreché la logica più
elementare. E tuttavia, forse Berlusconi qualcosa otterrà ancora una volta: magari la
possibilità di guadagnare quel mese che gli preme di salvare, per poi ritrovarsi ,dopo un po’,
con tutti i suoi processi da definire, salvo a lamentarsi del loro accumulo. Ma quanto potrà
ancora durare tutto questo? Ce lo chiediamo in tanti, nella speranza che una buona volta
riescano a prevalere il buon senso e la ragione, e soprattutto la giustizia.
► Alla scuola di fanteria di Cesano è stato chiamato a svolgere una lezione un
personaggio come Mario Merlino, noto per i suoi trascorsi (e non solo) fascisti,
amico di Delle Chiaie e di Erich Priebke ed oggi legato ai principali leader del
l’estremismo nero italiano. Si è trattato di una scelta vergognosa
Alla scuola di fanteria di Cesano è stato chiamato a svolgere una lezione un personaggio
come Mario Merlino, noto per i suoi trascorsi (e non solo) fascisti, amico di Delle Chiaie e di
Erich Priebke ed oggi legato ai principali leader del l’estremismo nero italiano. Si è trattato di
una scelta vergognosa; e a quanto narrano giornali insospettabili come il Messaggero, lo
svolgimento della “lezione” è stato ancora peggiore: della stessa idea; alla “manifestazione”
ha preso parte anche una ex appartenente al servizio ausiliario femminile della Repubblica
sociale italiana, ci sono stati momenti di esaltazione, il dono di un mazzo di fiori e così via.
Insomma, una manifestazione fascista in una scuola militare! E’ davvero il colmo.
E’ vero che lo Stato Maggiore dell’esercito, chiamato in causa da interpellanze parlamentari,
si è impegnato ad un approfondimento della vicenda, ha negato l’esistenza di qualsiasi forma
di revisionismo storico e si è dichiaro disponibile ad ospitare manifestazioni e convegni di
taglio completamente diverso. Ne prendiamo volentieri atto, ma il fatto resta ed è gravissimo,
perché rivelatore di inclinazioni assai pericolose anche all’interno delle Forze Armate e in
particolare in chi ha consentito una simile manifestazione. L’ANPI Provinciale di Roma ha
preso una netta, chiara e tempestiva posizione, con ripetuti interventi e
comunicati sulla vicenda. Ora resta da vigilare perché gli impegni assunti dallo
Stato maggiore dell’esercito vengano mantenuti e non accada che tutto finisca (anche
le promesse) nell’oblio, come spesso avviene, disgraziatamente, in questo Paese.
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Per comunicazioni e informazioni scrivere a:
ufficiostampa@anpi.it
L’ANPI è anche su:
http://www.anpi.it/facebookhttp://www.anpi.it/twitter

Respingere l’indifferenza, la rassegnazione, la “distrazione”, in nome di quei giovani che a partire dal 1943 ebbero il coraggio di riprendere in mano il loro destino e il loro futuro

Intervento del Presidente Nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, in
occasione della manifestazione di apertura del 70° anniversario della
Resistenza, a Torino, al Teatro Carignano, per ricordare gli scioperi
del marzo 1943

Si avvia qui, oggi, nella splendida cornice di un bellissimo e glorioso
Teatro, gremito, un lavoro che ci impegnerà per i prossimi tre anni, per
ricordare degnamente l’anniversario della Resistenza. Un avvio felice,
bisogna dire, poiché oltre al ricordo ed alla rievocazione degli scioperi del
marzo 1943, che saranno tenuti dal Sindaco di Torino, Fassino, da un
illustre storico come il Prof. Della Valle e dal Presidente Nazionale
dell’Anpi a nome di tutte le Associazioni partigiane, ci sarà anche una
importante tavola rotonda con i tre Segretari Generali delle
Confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, da cui dovrà nascere non solo
un giudizio su quei fatti, ma anche un’attualizzazione.
E’ bene, infatti, che ci impegniamo tutti a fare in modo che le
“celebrazioni” del 70° riescano ad evitare il connotato “liturgico” e di
pura celebrazione. E’ doveroso, certamente, ricordare gli scioperi del ‘43,
un atto di enorme coraggio e di grandissimo impegno politico; è doveroso
anche ricordare le vittime, perché vi furono arrestati e deportati e non
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pochi persero la vita. Ma è altrettanto, e forse più, doveroso cogliere
l’occasione per cercare di recare un contributo alla conoscenza ed alla
valutazione dei fatti, da molti – ancora oggi – ignorati, per una riflessione
sul loro significato e valore, anche alla luce del presente e del futuro.
E’ stata, dunque, una scelta positiva quella di abbandonare il carattere
celebrativo che troppe volte ha contraddistinto le nostre manifestazioni
sulla Resistenza, per cercare di comprendere appieno ciò che è avvenuto in
Italia tra il ’43 e il ’45 e per cogliere il ruolo rappresentato dagli scioperi,
nel contesto complessivo della Resistenza; nel quale essi si inseriscono a
buon diritto, anche perché quelli del marzo 1943 furono solo l’avvio di un
movimento, che continuò con gli scioperi dell’estate, dell’autunno,
dell’inverno del ’43, per poi arrivare ai grandissimi scioperi della
primavera 1944, in concomitanza con le iniziative della Guerra di
Liberazione e in particolare della Resistenza armata.
La Resistenza, infatti, è stata una vicenda straordinaria, forse la più bella e
significativa della storia d’Italia; una vicenda che colpisce anche per la
sua complessità, perché la lotta armata si coniugò con la resistenza non
armata, nelle sue mille forme e manifestazioni, perché – per la prima volta
nella storia – si trovarono a reagire alla dittatura fascista e poi alla
occupazione tedesca, persone di varie ideologie, di varie professioni e
mestieri, uomini e donne uniti nella stessa ansia di libertà e di democrazia.
Anche se è ormai pacifico che gli scioperi, anche quelli del marzo 1943,
furono contrassegnati da una forte carica politica, è altrettanto sicuro che
essi furono effettuati da tanti lavoratori diversi per idee e per
consapevolezza, ma concordi nel cercare non solo la protesta ma anche il
riscatto. Così, in tutta la Resistenza, poterono operare insieme comunisti,
socialisti, cattolici, liberali, perfino monarchici e molti anche
semplicemente contrari al fascismo e ansiosi di libertà.
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E’ in questo contesto che si inserisce l’esplosione del 5 marzo 1943 e dei
giorni seguenti, che lasciò stupiti e impreparati molti cittadini e molti
fascisti, questi ultimi – poi – pronti a reagire con la violenza del potere.
Ed è questa la ragione per cui sono contrario a ridurre la Resistenza ai
venti mesi che vanno dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 ed a
valorizzare soltanto gli aspetti della lotta armata.
La Resistenza fu un insieme di atti e di comportamenti, armati e non, diretti
a contrastare la prepotenza fascista, a liberare il Paese dalla dittatura e
dall’occupazione tedesca, a preparare un futuro di democrazia. Ed è in
questo complessivo contesto che vanno considerati anche gli scioperi,
come parte integrante di un movimento di liberazione estremamente
complesso e ricco.
Di questo quadro, intendo sottolineare prima di ogni altra cosa un dato
che è la costante di tutto ciò che è stata la Resistenza: il coraggio e la
responsabilità delle scelte.
Per meglio capirlo, occorre partire dalla contestualizzazione degli scioperi
del marzo 1943, che aprirono – appunto – una fase di lotta e di impegno
civile che si concluse solo con l’insurrezione del 25 aprile.
Quando i lavoratori di Torino incrociarono le braccia, alle 10 del 5 marzo,
da più di 20 anni erano spariti l’associazionismo, la solidarietà di classe,
lo sciopero. Era dal 1926 e più ancora dal 1930, con l’avvento del nuovo
codice penale, che lo sciopero era diventato un reato. E quale reato! Il
codice penale lo puniva, soprattutto se collegato a finalità politiche, con
pene severe, che – considerata anche l’aggravante dello stato di guerra e
quella della finalità coercitiva dell’Autorità – prevedevano una sanzione
fino a 2 anni di carcere per i partecipi e fino a 4 anni per i capi e
promotori.
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Ma il fatto, inconcepibile per il fascismo, era di per sé inseribile anche fra
i reati contro la personalità dello Stato; e in questo caso si passava
dall’associazionismo sovversivo, punito da 5 a 12 anni, al disfattismo
politico o economico, punibile con pena non inferiore a 5 anni. La
competenza non era più del Tribunale ordinario o della Corte di Assise, ma
del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, (organismo più politico che
giudiziario) o addirittura dei Tribunali Militari.
Ma c’è ancora di più: essere considerato sovversivo, allora, significava
essere esposto a qualcosa di più immediato delle sanzioni penali: dopo
l’arresto, l’invio ai campi di concentramento o di sterminio, dove il
trattamento è a tutti noto.
Di fatto, chi entrò in sciopero, sapeva a quali conseguenze andava
incontro; e non era un’ipotesi teorica, perché, in effetti, furono centinaia
gli arrestati o deportati; e di essi, non pochi non fecero più ritorno.
Eppure, al suono delle sirene, a partire dal 5 marzo, decine di migliaia di
lavoratori entrarono in sciopero a Torino, a Milano, a Sesto S. Giovanni e
in tanti altri luoghi (217 aziende e oltre 150.000 scioperanti, solo tra
marzo e luglio).
Scioperi determinati da motivi economici, ma che contenevano qualcosa di
molto più rilevante, dimostrando una frattura irreversibile rispetto alla
continuità del regime fascista.
E furono soprattutto i fascisti a coglierne l’aspetto politico. Fu il
comandante dei C.C. Hazon, fu il questore di Torino, fu il Capo della
polizia Senise a cogliere lo sfondo politico e, a loro dire, “sedizioso” degli
scioperi, perfino al di là della consapevolezza dei singoli manifestanti.
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D’altronde, le parole d’ordine “pane e pace”, come la richiesta di fine
della guerra erano incompatibili con l’accettazione della sopravvivenza
del regime fascista.
Ebbene, la caratteristica fondamentale di questi scioperi, fu – appunto – il
coraggio, l’accettazione dei rischi gravissimi e facilmente prevedibili.
E’ questo che dobbiamo ricordare, prima di ogni altra cosa, anche per far
conoscere una realtà spesso dimenticata e sottovalutata, soprattutto da
parte di generazioni abituate a sentire parlare dello sciopero come di un
diritto e ad esercitarlo liberamente.
Un coraggio che accomuna queste azioni che oggi ricordiamo, a tutto il
resto della Resistenza e colloca gli scioperi all’interno di essa.
L’impostazione che a lungo ha prevalso e di cui ho fatto cenno, pur
comprensibile, non coglie tutti gli aspetti della Resistenza ampiamente
intesa, che è composta da tutto ciò che è stato reazione e rivolta contro il
fascismo e impegno contro l’occupazione nazista e contro la R.S.I., e
comprende un insieme di atti e di comportamenti che hanno tutti alla base
il coraggio delle scelte e la responsabilità.
E’ coraggio quello di chi intraprese e condusse la resistenza armata, ben
conoscendo i propri limiti di preparazione e di esperienza militare e ben
conoscendo l’enorme disparità di mezzi, strumenti ed uomini rispetto ad un
esercito attrezzato e organizzato come quello tedesco. Eppure, quei
combattenti – che spesso pagarono il loro coraggio con la morte – non
esitarono ad affrontare i rischi, con la ferma volontà di ottenere la
liberazione del Paese, a qualunque costo ed a qualunque prezzo.
E’ coraggio quello degli scioperanti del ‘43, consapevoli dei gravi rischi
cui andavano incontro.
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E’ coraggio quello dei giovani renitenti alla leva, che, al richiamo della
R.S.I., si trasformarono in “sbandati” per sottrarsi all’arresto ed alle
peggiori conseguenze e, molti, finirono poi per aderire alle bande che
intanto si erano formate nelle montagne, oppure operavano nelle città.
E’ coraggio quello dei circa 600.000 militari che, dopo l’8 settembre,
rifiutarono di aderire all’invito dei tedeschi e dei repubblichini a
collaborare e in effetti, furono trattati – molti – non come prigionieri di
guerra, ma come schiavi, alcuni finirono nei lager, e molti non fecero
ritorno.
E’ coraggio quello del complesso di azioni e comportamenti che è stato
giustamente inserito non già nel concetto di resistenza passiva, troppo
riduttivo, ma in quello di “resistenza non armata”, che comprende tutti
coloro che rifiutarono la guerra e contribuirono alla liberazione nei mille
modi che la storia ci ricorda: dalle donne che, non solo combatterono con
le armi, ma affrontarono il pericolosissimo mestiere di staffetta o furono
amorevoli soccorritrici di prigionieri e feriti e misero in campo – nelle
repubbliche partigiane – un complesso di “intendenza”, come scrivono
alcuni storici, che andava al di là di qualunque esperienza del passato, ai
contadini che spesso aiutarono i partigiani ben sapendo che se li avessero
scoperti, tedeschi e fascisti, li avrebbero fucilati, e incendiate le loro case;
ai sacerdoti che cercarono di difendere le popolazioni dalle violenze e
brutalità, pagando spesso con la loro vita.
Questa è, dunque, la Resistenza, che oggi dobbiamo ricordare nella sua
interezza, proprio partendo da una vicenda, come quella degli scioperi
della primavera del ‘43, così diversa dalla lotta armata, ma così ricca di
implicazioni, di significati, di valori.
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Questa è la Resistenza che dobbiamo non solo ricordare, ma prima di tutto
far conoscere, contro ogni forma di negazionismo, di revisionismo o anche
di semplice sottovalutazione. Una Resistenza da ricordare ad un Paese
smemorato, che troppo spesso preferisce dimenticare o rifiuta di conoscere
anziché menarne vanto ed esserne orgoglioso, come accade, invece, in ogni
Paese a riguardo delle pagine più straordinarie della sua storia.
Perchè da questa Resistenza nasce non solo un ricordo e neppure solo una
memoria che stenta a diventare collettiva, ma viene un grande
insegnamento, di cui dovremmo fare tesoro. In quel coraggio delle scelte,
degli scioperanti come degli altri, armati o non armati, c’è la forza di un
esempio. Se negli scioperanti, così come in tutti i combattenti per la libertà,
gli internati militari, le donne, i contadini, i sacerdoti, ci fosse stato un
calcolo sui rischi, la Resistenza non ci sarebbe stata, il nostro Paese si
sarebbe coperto di disonore ed a questo avremmo aggiunto il discredito di
essere stati liberati da altri.
Quel coraggio, che non è fatto di spregiudicatezza e di sterile ardimento,
ma di consapevolezza e di volontà politica, dev’essere per noi un simbolo
ed un incitamento.
Viviamo in tempi difficili e duri e stiamo attraversando una crisi che
assume sempre di più caratteri drammatici e preoccupanti, riguardando –
insieme – l’economia, la vita sociale, la politica e la stessa democrazia. Ma
ne abbiamo viste tante, in questo dopoguerra, dagli attacchi alla
Resistenza e alla Costituzione, alle iniziative e manifestazioni neofasciste,
ai tentativi di golpe, alle stragi di cittadini inermi, fino al terrorismo. E
siamo riusciti a vincere le difficoltà, a superarle, con fatica, ma ritrovando
ogni volta la solidarietà, la volontà di libertà e di democrazia, l’impegno
collettivo.
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Oggi, nell’affrontare le dure difficoltà di una crisi gravissima e l’incertezza
che colpisce intere generazioni e soprattutto i giovani, dobbiamo riferirci a
quegli esempi, richiamarci alle scelte ed al coraggio di chi seppe resistere,
ai combattenti per la libertà, ai valori che li ispiravano e che poi sono
stati trasfusi in una Costituzione molto avanzata, ma troppo esposta ad
attacchi, insidie e pericoli. Nelle peggiori difficoltà, nei momenti più
difficili, dobbiamo pensare a quegli uomini , a quelle donne che, a partire
dal marzo 1943, ebbero il coraggio di riprendere in mano il loro destino e
il loro futuro, assumendo le proprie responsabilità e considerando
l’impegno civile e l’obiettivo finale superiori di gran lunga ai rischi che
potevano correre.
In loro nome dobbiamo respingere l’indifferenza, la rassegnazione, la
“distrazione” che ancora permea troppi cittadini del nostro Paese e ad
esse contrapporre la volontà di riscatto, per uscire dalla degenerazione
economica, sociale e politica in cui versa il nostro Paese. Dobbiamo anche
ricordare che la Resistenza non è nata solo da una sterile protesta contro i
fascisti e i tedeschi, ma è stato coraggioso impegno, sforzo di volontà per
compiere scelte decisive e vincenti.
E’ con questa ispirazione che dobbiamo procedere alle celebrazioni del
70° anniversario della Resistenza; restando ancorati fermamente al
passato, a quegli anni straordinari, a quel movimento complesso che
abbiamo definito “Resistenza”, a quelle aspirazioni non solo alla libertà,
ma anche alla democrazia; ma nello stesso tempo dobbiamo sapere
guardare al futuro, con il coraggio e il senso di responsabilità di chi si
rende conto di avere un grande debito nei confronti di coloro che si sono
impegnati per la nostra libertà, e un forte dovere verso quanti , da noi, si
aspettano di ricevere sicurezza, libertà, uguaglianza e democrazia. Lo
dobbiamo soprattutto ai giovani, che si trovano a vivere in una società
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ingiusta ed hanno il diritto di aspirare ad un presente e ad un futuro
migliore di quello attuale e, infine, più degno di essere vissuto.
Torino – 9 marzo 2013

LUNEDI’ 11 MARZO L’ANPI ASSOCIAZIONE PARTIGIANI D’ITALIA SEZIONE DI CATANIA ORGANIZZA UN INCONTRO PRESSO LA SEDE DI ARCIGAY IN VIA VITTORIO EMANUELE 245 ALLE ORE 18,30 PER DISCUTERE: LA RESISTENZA OGGI: I VALORI DELLA COSTITUZIONE

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LUNEDI’ 11 MARZO L’ANPI ASSOCIAZIONE PARTIGIANI D’ITALIA SEZIONE DI CATANIA ORGANIZZA UN INCONTRO PRESSO LA SEDE DI ARCIGAY IN VIA VITTORIO EMANUELE 245 ALLE ORE 18,30 PER DISCUTERE:

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LA RESISTENZA OGGI: I VALORI DELLA COSTITUZIONE

AL TERMINE DELL’INCONTRO, IL COMITATO ARCIGAY CATANIA OFFRIRA’ AI PRESENTI UN APERITIVO.