Inno Unione Sovietica con testo tradotto in italiano

Oktober, Sergei Eisenstein – 1927

Luciana Castellina, comunista (TRAILER) – un film di Daniele Segre

la mia Costituzione-IN DIFESA DELLA NOSTRA COSTITUZIONE REPUBBLICANA! CANTANO E SUONANO EZIO CUPPONE E MARTINA MISCIOSCIA. “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione” (Piero Calamandrei, discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955). La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano, ovvero il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto, e fondativa della Repubblica Italiana. Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Della Carta Costituzionale vi sono tre originali, uno dei quali è conservato presso l’archivio storico della Presidenza della Repubblica. Video realizzato per la sezione dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) di Crescenzago Zona 2 Milano

Granarolo: parlano i migranti di coordinamentomigranti 6 novembre 2013

Questa mattina si è svolto in Prefettura l’ennesimo incontro sulla vertenza dei licenziamenti arbitrari alla Granarolo della scorsa primavera, incontro al quale hanno partecipato gli stessi lavoratori migranti della Granarolo e il loro sindacato SiCobas. Dopo il mancato rispetto dell’accordo di fine luglio, firmato dallo stesso Prefetto, la situazione è ancora colpevolmente irrisolta: nove migranti sono stati riassunti fino a questo momento, c’è l’impegno ad assumerne altrettanti entro metà mese, mentre per gli oltre trenta rimasti ancora in sospeso, il Prefetto e i signori della Granarolo e della Lega Coop non hanno saputo far meglio che dire che se ne riparlerà a metà dicembre. Conosciamo bene la Lega Coop e non siamo stupiti. Non ci stupisce il Prefetto, e neanche un Questore che con le sue minacce e denunce annunciate a mezzo stampa qualche giorno prima dell’incontro odierno sa bene da che parte stare.

Granarolo bastaNon solo. In attesa del reintegro, l’accordo di luglio prevedeva una cassa integrazione che non è mai arrivata, come se quella norma della Bossi-Fini che vieta ai migranti di ritirare i loro contributi una volta perso il permesso o dopo aver deciso di lasciare il paese venisse applicata fin dentro il rapporto di lavoro. Come dicono Hicham, Youssef, Khalifi Midani, Abe nell’intervista che pubblichiamo, è del tutto evidente l’assoluta mancanza di volontà dei padroni delle cooperative di risolvere una situazione che loro stessi hanno prodotto licenziando in modo arbitrario i migranti che avevano scioperato per conquistare salario e diritti. Ma, è altrettanto evidente che i lavoratori migranti della Granarolo non abbasseranno la testa: non si sono lasciati intimidire dalle forze dell’ordine che agli scioperi e ai picchietti chiedono i documenti ricordandogli che sono migranti, non si faranno intimidire dalle minacciose e infondate parole del Questore. Sanno che la loro lotta sul posto di lavoro è immediatamente una lotta politica contro il ricatto del permesso di soggiorno.

179 denunce e la minaccia della Questura di usarle per impedire il rinnovo dei permessi di soggiorno per i migranti che lottano nella logistica. Sappiamo che si tratta di una minaccia infondata secondo la legge, ma cosa pensate delle parole del questore?

Noi non abbiamo paura: il questore non ha detto niente di nuovo. È da quando abbiamo messo piede in Italia che conviviamo con il pericolo di perdere il permesso di soggiorno. Prima delle parole del questore, ci aveva già pensato la Granarolo a mettere a rischio il nostro permesso con i licenziamenti. Non è poi la prima volta che usano il permesso per intimidirci. Più di una volta durante i blocchi e durante i picchetti ci hanno chiesto i documenti, ricordandoci che siamo migranti. Lo sappiamo che secondo la legge non possono usare le denunce contro i nostri permessi. Sappiamo anche, però, che secondo la legge non possono licenziare una cinquantina di persone perché hanno scioperato per i loro diritti. Eppure hanno fatto anche questo. Ma questa è l’Italia dove la legge è uguale per tutti, ma la legge la gestiscono “loro” contro noi migranti. Ma anche questo lo sapevamo prima dell’intervento del Questore e, come prima, vogliamo continuare a lottare.

A luglio in Prefettura vi era stata promessa la cassa integrazione, ma non avete visto ancora un soldo. Da quando siete in Italia avete pagato contributi, le vostre buste paga ogni mese sono “alleggerite” da soldi che vanno allo Stato, ma dove vanno a finire i soldi dei migranti?

Viviamo e lavoriamo qui da 5-6 anni. Abbiamo dato soldi allo Stato ma anche alla Granarolo, perché da quando ha dichiarato lo stato di crisi si è intascata una parte del nostro stipendio. Né lo Stato né il padrone però hanno pensato di anticipare una parte della cassa integrazione. Dicono che non ci sono soldi, che se non arrivano fondi in Regione non possono darci la cassa integrazione. E a chi sono andati allora i soldi che abbiamo versato in questi anni lavorando? Di sicuro non a noi, che siamo ormai a secco. È assurdo che la cassa integrazione a dicembre finisca e noi non abbiamo ancora preso niente.

Le cooperative oggi al tavolo in Prefettura hanno promesso di assumere altre 9 persone entro la metà del mese, mentre per il resto delle persone rimaste senza lavoro se ne parlerà a metà dicembre. Che ne pensate?

Pensiamo che vogliono prendere tempo e bloccare la lotta. Vogliono far credere che daranno un lavoro a quelli che in questi mesi non hanno alzato la voce, che sono più facili da controllare. Non siamo così ingenui da credere che un gigante come la Lega delle Cooperative non abbia la capacità di assumere una cinquantina di persone. Non vogliono mollare perché darebbero l’impressione di aver ceduto di fronte a noi. Anche dopo l’incontro di oggi non abbiamo niente in mano. Abbiamo solo la nostra forza e la nostra capacità di lottare.

Melilla, 200 migranti cercano di superare il confine con Spagna: 1 morto. Governo: “Installeremo lame trancianti” Autore: i.b. da: controlacrisi.org

Melilla è una delle località autonome spagnole situate in territorio marocchino. Qui 200 subsahariani circa hanno preso d’assalto la barriera dell’enclave spagnola che è situata sulla costa orientale, hanno tentato di scavalcarla per entrare in Europa.

Quattro migranti ne sono tuttavia rimasti feriti, una persona invece è morta perché è cascata da sei metri di altezza nell’intento di scavalcare la rete messa al confine.

Gli immigrati che sono dunque riusciti a entrare nel territorio spagnolo sono stati fermati, poi portati in un centro d’identificazione e Verranno espulsi.

Il governo spagnolo ha così deciso di installare di nuovo, lungo la frontiera, lame trancianti, che sono state rimosse nel 2007 a seguito delle pressioni delle associazioni e ONG di difesa dei migranti, che di queste ne denunciavano proprio la pericolosità.

Le recinzioni verranno rinforzate su 6 km dei 9 totali, anche dal filo spinato e la loro installazione dovrebbe essere effettuata entro la fine del mese di novembre. Arenderlo noto è Abdelmalik El Barkani, il delegato del governo spagnolo sulle questioni che riguardano le migrazion

Bangladesh, reclamavano aumento paga. Tribunale condanna a morte 152 soldati ribelli da: controlacrisi.org

 

Erano 150 i soldati che sono stati coinvolti in un ammutinamento sanguinoso in una caserma di Dacca quattro anni fa circa e sono stati condannati a morte proprio in Bangladesh dai giudici del tribunale speciale di Dacca.

Una sentenza da record.

Sono stati accusati di aver massacrato, torturato e poi gettato in fosse comuni 80 superiori durante in un assedio nel quartiere generale della forza paramilitare dei Fucilieri del Bangladesh nella capitale.

La rivolta risale al 25 febbraio 2009, durò 30 ore circa, 6.000 soldati si sono dunque scatenati nell’insurrezione minacciando la sopravvivenza del governo di Sheikh Hasina, la premier appena salita al potere.

Gli imputati oggi erano circa 800, ognuno con diverse accuse a suo carico, tra queste omicidio, stupro e incendio. “152 sono stati condannati alla pena di morte per impiccagione, mentre altri 162 sono stati condannati all’ergastolo, tra cui due ex parlamentari. La sentenza del tribunale, che ha assolto altri 160 imputati per mancanza di prove, è lunga circa 10.000 pagine”.

Nella rivolta nella caserma di Pilkhana, hanno perso la vita 74 persone, tra cui 57 ufficiali. I ribelli reclamavano l’aumento della paga e un miglioramento delle condizioni pessime di vita delle Guardie di Frontiera.

Il passo del gambero della sinistra | Fonte: sbilanciamoci | Autore: Walter Tocci

 

Che cosa impedisce alla sinistra di «fare popolo» proponendo una vita collettiva più felice? Un estratto dal libro di Walter Tocci, appena uscito per Donzelli editore

Fino a quando sopporteremo una sinistra senza popolo? Da qui bisogna ripartire con un salto teorico e pratico per intendersi meglio sul concetto di «popolo». La prima battaglia che deve vincere il concetto è con se stesso, deve liberarsi cioè della tradizione idealistica che lo intende come un insieme organico e senza differenze. Il popolo non esiste in natura. Non è un aggregato sociale e tanto meno una classe. È prima di tutto una costruzione politica (1)

Ecco il compito teorico, ripensare il popolo accordando la musica di un doppio movimento.. Da un lato bisogna affacciarsi sull’abisso, cogliere il perturbante della forma di vita, immergersi nell’estrema differenziazione. Dall’altro lato però non si deve rinunciare al costruttivismo politico tracciando un confine nel magma sociale per definire il campo: con chi e contro chi, per cosa e anti che cosa.

Prender parte in una lotta, ma con il pensiero rivolto al tutto è la funzione originaria di un partito. Essa non solo non scompare, ma viene esaltata nella lotta per l’immaginario che caratterizza la postmodernità. Scompaiono invece i modelli, le strutture e le forme che hanno contraddistinto il partito novecentesco. La destra lo ha usato prevalentemente come strumento di contenimento, senza mai innamorarsene, ed è perciò più pronta a liberarsene, ma sa anche riscoprirne la tensione originaria tra parte e tutto mediante le attuali forme populistiche. Al contrario, la sinistra sente la nostalgia verso questo strumento perché è stato decisivo nella sua lotta per l’eguaglianza e per l’ampliamento della democrazia, ma non ha saputo ritrovare una soggettività politica capace di interpretare sia la parte sia il tutto.

Ce ne sarebbe l’occasione proprio nella crisi attuale che rimette in discussione le certezze del passato. La fine del ciclo liberista crea nuove linee di frattura sul destino dell’Occidente, sulle promesse del capitalismo, sulle forme della Decisione. Sui nuovi cleavages del secolo appena cominciato la sinistra potrebbe «fare popolo» meglio dei comici postmoderni, mettendoci più solidarietà e più cultura. Potrebbe farlo riscoprendo l’attualità delle proprie ragioni dell’eguaglianza, del lavoro, della democrazia . Non basta tornare a declamarle, come si è preso a fare negli ultimi tempi, occorre renderle vincenti.

L’Inganno (liberista) non cadrà solo perché la crisi lo ha svelato. Occorre un altro discorso che risolva l’irrequietezza gramsciana, che eviti tutte le attuali ipocrisie: chi vuole continuare come prima, chi si limita ai pannicelli caldi e chi sposta l’attenzione sulle cause fittizie. È maturo il tempo per elaborare un’altra teoria che vada d’accordo con la vita reale delle persone. La chiama un «programma massimo della sinistra» Salvatore Biasco, non senza timore di essere frainteso, per dire che a un’egemonia durata trent’anni si risponde solo con un’altra egemonia, non con i mugugni, i distinguo e le chiose ( 2) .

Non dovrà essere una fuga nell’impossibile, ma una guida per procedere alla rovescia del mondo attuale, per progettare idee nuove nel lavoro, nella cultura, nella salute, nella natura, nella città e nei tempi, per fare le riforme che davvero cambiano la vita dei cittadini, per aiutare i riformatori che già sono all’opera, per prendere decisioni generative di nuovi legami sociali.

E il tono dovrebbe diventare più positivo che in passato. Mentre il discorso capitalistico si fa sempre più cupo tra crisi, debiti e disoccupazione, la novità sarebbe una sinistra che riprendesse a parlare di felicità. Ci provò Prodi nell’ultima battuta del confronto televisivo del 2006, per contrastare le promesse di meno tasse per tutti, ma rimase un colpaccio mediatico non pienamente riuscito. Con più teoria Magri si spinse a preconizzare una «società signorile di massa», ma rimase una mozione congressuale inesistente. Eppure coglieva un punto essenziale: «l’arricchimento dei bisogni propriamente umani, della personalità, delle relazioni, da sempre connotato del privilegio signorile, potrebbe per la prima volta nella storia rappresentare l’obiettivo dell’intera società». Dovrebbe essere possibile in astratto se la ricchezza prodotta dalla formidabile capacità di conoscenza dell’homo faber del XXI secolo fosse coniugata con l’eguaglianza e con la libertà. Non ci sarebbe ragione per l’impoverimento dei lavoratori, per il furto di futuro ai giovani, per la mancanza di solidarietà verso chi soffre, per il respingimento dei migranti nelle acque del Mediterraneo. Basta questa critica ingenua all’attuale capitalismo per richiamare la sua insostenibilità e la rottura di un rapporto durato tanto tempo tra sviluppo e benessere. Le esperienze della vita e le analisi sociali più attente segnalano che nelle società mature il miglioramento economico si accompagna spesso a un malessere nelle relazioni tra le persone. Solo un «manifesto per la felicità» può spiegare il ribaltamento di politiche che è necessario per uscire davvero dalla crisi (3) .

Che cosa impedisce alla sinistra di «fare popolo» proponendo una vita collettiva più felice? Che cosa impedisce di inventare un «populismo» sereno, creativo, solidale a sostegno delle riforme che migliorano la vita dei cittadini? C’è un impedimento che attiene al lungo processo di statalizzazione della politica. Da quella posizione non riesce a parlare ai tormenti e ai bisogni della vita. Ma qui c’è un’altra differenza tra la destra e la sinistra, soprattutto in Italia. La prima ha saputo mantenersi in una posizione anfibia tra l’occupazione di potere nell’amministrazione e l’agitazione vitalistica della polemica antistatale. La seconda, invece, ha interpretato fedelmente il processo fino a insediarsi senza residui nello Stato. Il Pd, almeno nei quadri intermedi e dirigenti, è un esempio da manuale del modello del party in office descritto dalla politologia: un partito di amministratori, gestore delle compatibilità economiche, adagiato nelle pieghe della spesa pubblica, incapace di parlare ai tormenti della società e tanto meno di parlare di felicità.

Tuttavia accanto a questa struttura sterile abitano due risorse preziose: i militanti che costituiscono oggi il più ricco patrimonio italiano di volontariato politico, erede delle migliori tradizioni popolari; un elettorato intelligente e disponibile a mobilitarsi per vincere come ha dimostrato tante volte.
Fare esodo dalla statalizzazione è il primo passo per utilizzare a meglio queste risorse e ricollocare l’organizzazione di sinistra nel vivo della società.
1 A. Mastropaolo, La democrazia è una causa persa? cit., pp. 50-3.

2 S. Biasco, Ripensando il capitalismo. La crisi economica e il futuro della sinistra , Luiss University Press, Roma 2013, p. 9 e p. 43.

3 Sono linee di ricerca che ormai producono diversi contributi sia in sede scientifica sia nel dibattito politico, ad esempio: S. Bartolini, Manifesto per la felicità , Donzelli, Roma 2010; M. Toaldo, Le riforme che cambiano la vita , in Italia 2013 , a cura di C. D’Elia e M. Toaldo, Ediesse, Roma 2013.

(il testo, gentilmente concesso dall’editore, è un estratto del libro “Sulle orme del gambero. Ragioni e passioni della sinistra”, Donzelli editore, pp. 133‚ 18,50 euro)

Amnetsy: “Liberate 17enne in sciopero della fame. E’ in carcere per una t-shirt contro il governo” | Autore: i.borghese da: controlacrisi.org

 

E’ in sciopero della fame Manuel Chivonde Nito Alves, il giovane di 17 anni del Movimento Giovani Rivoluzionari dell’Angola, arrestato per avere stampato magliette dove definiva il presidente Jose Eduardo dos Santos un ‘dittatore’. “Zedù dittatore schifoso” era la scritta da una parte, dall’altra: “Quando la guerra è necessaria e urgente”.

A riferirlo è il suo avvocato in protesta contro il suo trattamento giudicato nonsolo ingiusto ma anche disumano. Alves aveva stampato magliette per una manifestazione contro il governo e che si è svolta a settembre. Proprio pe rqueste magleitte però è stato accusato di insulti al presidente, alla guida del Paese dal 1979.Va detto che nonostante l’economia sia in crescita li più dei cittadini vive con meno di un euro e 50 centesimi al giorno.

E’ Amnesty InternationalChiede il “rilascio immediato e incondizionato” per Nito Alves. “Nito Alves e’ stato arrestato e detenuto mentre esercitava il suo diritto di espressione – scrive Amnesty – esprimiamo preoccupazione per le condizioni della sua prigionia, Alves e’ stato infatti posto in una cella con adulti e non gli vengono assicurati trattamenti medici”.

Alves e’ stato arrestato secondo la legge sui crimini contro la sicurezza dello stato che prevede che chi “oltraggia malignamente la repubblica dell’Angola o il suo presidente pubblicamente, in riunione o mediante la diffusione di parole, immagini, scritti o suoni” puo’ essere punito con il carcere fino a tre anni. Questa legge è stata già criticata dalle organizzazioni per i diritti umani perché limita la liberta’ di espressione.

Le autorità hanno agito contro questo giovane anche per la rievocazione della guerra, e per l’appellativo con cui il giovane ha deciso di farsi chiamare. Nito Alves non e’ il suo vero nome. Nito Alves era il ministro dell’interno dell’Angola dopo l’indipendenza dal Portogallo, nel 1975. Alves provò un golpe nel 1977 contro Agostino Neto, il leader del Mpla e primo presidente dell’Angola libera ma fallì.

Dopo Neto nel 1979 divenne presidente Dos Santos, del Mpla, in carica anche oggi.

Protesta autisti Atac. Dopo il sit in in Campidoglio Marino si rifiuta di riceverli. La diretta Autore: is. bo. e fa. se. da: controlacrisi.org

Prosegue e con forza la mobilitazione degli autisti Atac in protesta contro quelle che loro stessi infatti definiscono “pesanti condizioni di lavoro”, e che con altrettanta determinazione si rifiutano di di coprire con ore di straordinario. La mobilitazione sta proseguendo proprio oggi e fino al 9 novembre. Gli autisti si sono ritrovati in divisa a piazza Venezia per “assediare” al Campidoglio.

In capo alla protesta Micaela Quintavalle, di 33 anni, autista in servizio presso la rimessa di Tor Pagnotta. E’ stata proprio lei a lanciare l’idea della rivolta degli straordinari. “Ho sempre fatto battaglie in Atac, per le linee, per i bagni, ma questa iniziativa è cresciuta all’improvviso – spiega Micaela -. Poi lunedì della scorsa settimana ho creato questo gruppo segreto su Facebook, ‘Protesta autisti’, e nel tempo di andare al bagno c’erano già 500 contatti. Ora ammetto che sento crescere la pressione, ho ricevuto minacce di ogni tipo, ma faccio tutto questo per il bene dei lavoratori”.

La piattaforma degli auto organizzati prevede i seguenti punti: “Vetture funzionanti, tempi di percorrenza adeguati. Ferie certe di cui usufruire. Rispetto del codice stradale. Sblocco dei paramentri per avanzamenti di carriera. corresponsione dell una tantum. Se la delegazione verrà ricevuta questo è quanto porterà al lavolo con Marino”.

ore 15,30 Piazza del Campidoglio circa 1000 autisti autorganizzati in protesta. Nella piazza è invece flop di cgil cisl uil. Gi autisti stanno protestando sotto il Campidoglio contro il Comune di Roma e contro i sindacati Cgil Cisl Uil.

 

ore 15,35 Una delegazione di questi al momento si trova al tavolo del confronto con il Sindaco Marino. Gli autisti autorganizzati sono quelli che da due giorni tengono in piedi lo sciopero dello straordinario”, ovvero si rifiutano di effettuare ore aggiuntive al normale orario di lavoro “perché – dicono – l’azienda in questo modo copre buchi organico effettuando così il 30% del servizio”.
Tra di loro molta esasperazione. Gli auto organizzati si sono allontanati da venti sindacalisti con le bandiere e ora stanno al centro della piazza intenti nel contestare la rappresentanza sindacale. Dietro uno striscione “auto e ferrotramvieri oggi piu di ieri uniti e fieri”.

 

Con loro anche i lavoratori interinali delle linee esterne che hanno dichiarato volersi incatenare e restare lì tutta la notte.

ore 15,42 “Vergogna! Marino, in italia è così: per lavorare devi essere raccomandato! Vergonga! – grida un interinale – il diritto è un lavoro! non siamo biciclette noleggio…”

ore 15,50 “E’ possibile che nel 2013 uno si deve incatenare per avere un lavoro? Non abbiamo da mangiare. andremo a mangiare a casa sua. Restiamo qui fino a che non ci riceve. non stiamo elemosinando, noi vogliamo lavorare!”

ore 15,56 Per essere moltissimi in piazza e non potendo utilizzare lo sciopero hanno raggiunto il Campidoglio dopo il turno di lavoro.

ore 16,00 In coda all’incontro con la delegazione sindacale verrà ricevuta delegazione autisti Atac.

ore 16,25 Autisti interinali si sono incatenati al Campidoglio.

ore 16,30 autisti autogranizzati si sono spostati in massa sotto l’entrata del Campidoglio. Premono per essere ricevuti dal Sindaco.

ore 17,00  Il consigliere Athos De Luca è salito portando la richiesta dell’incontro.

ore 17,05 “Marino tiranno sei peggio di Alemanno”, i cori degli autisti auto organizzati dopo che Marino ha deciso di non riceverli percHé non sono rappresentati. “Al massimo, dice Marino, possono essere ricevuti dai capigruppo”.

ore 17,13 “Ce ne andiamo – dichiara Micaela Quintavalle – ma la lotta non finisce qui”. I lavoratori continuano l’assemblea.

ore 17,19 “Siamo qui per i nostri diritti. Politica cinica e spietata con il sindacato che ne è complice”. I lavoratori leggono un comunicato.

ore 17,20 Se l’Atac avesse investito invece di sperperare i soldi sarebbe di livello europeo. questo è l’inizio della primavera dei tramvieri. Marino, migliaia di voti l’hai presi da noi…”.

ore 18.00 Gli autisti stanno via via abbandonando piazza del Campidoglio. L’assemblea ha deciso di continuare con il rifiuto dello straordinario fino a domenica, come stabilito. Il giorno dello sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil, invece, in segno di protesta effettueranno gli straordinari. “Non abbiamo voluto accettare le briciole di un incontro con i capigruppo del Consiglio comunale. Ce ne andiamo”, dichiara Quintavalle