La sporca guerra dello Stato contro i No Muos da: www.resistenze.org

 

Antonio Mazzeo | antoniomazzeoblog.blogspot.it

13/03/2015

Pur d’installare il MUOS in Sicilia, hanno violato perlomeno tre articoli della Costituzione e un’infinità di norme urbanistiche, ambientali e antimafia. Ministri e sottosegretari, governatori, assessori e funzionari regionali hanno mentito spudoratamente e impunemente; giudici, prefetti, questori e commissari hanno rispolverato leggi liberticide, fasciste e fascistoidi. La realizzazione a Niscemi (Caltanissetta), all’interno di una straordinaria area protetta, del terminale terrestre del nuovo sistema di telecomunicazioni della Marina Usa, passerà alla storia per le innumerevoli, gravi e insanabili illegalità perpetuate dai poteri dello Stato e per aver sperimentato sulla pelle di centinaia di attivisti No war, principalmente giovani e donne, la scientifica brutalità, l’arbitrarietà e la spregiudicatezza degli apparati repressivi dello Stato.

Cariche e manganellate contro i manifestanti che bloccavano il via vai dei camion e dei mezzi militari; arresti, carcerazioni, espulsioni, condanne, sanzioni e multe per migliaia di euro. Difficilissimo tenere il conto degli atti lesivi del diritto e delle libertà personali prodotti dalle autorità in poco meno di tre anni per tentare di spezzare la resistenza No MUOS. L’esordio delle pratiche repressive in nome e per conto degli interessi geostrategici degli alleati d’oltreoceano risale all’8 settembre 2012, quando furono denunciati 17 attivisti che si erano recati di notte davanti ai cancelli della base di Niscemi per disturbare il sonno dei moderni cavalieri dell’apocalisse con mestoli e padelle. L’accusa fu di radunata sediziosa, manifestazione non autorizzata e danneggiamento di beni della Difesa, ma per l’inconsistenza dei rapporti di polizia il procedimento è stato poi archiviato. Grazie alle vecchie leggi contro il “terrorismo”, il 14 marzo 2013 furono effettuate irruzioni e perquisizioni nelle abitazioni di una decina di niscemesi, che diedero esito negativo. Nel successivo mese di aprile, i controlli, i fermi e le perquisizioni delle forze dell’ordine si fecero estenuanti specie sulle persone che più animavano il presidio permanente No MUOS realizzato nei pressi della grande installazione militare di proprietà e uso esclusivo delle forze armate a stelle e strisce. Furono emanati contravvenzioni e fogli di via; quando poi giorno 22 aprile, 7 giovani attivisti fecero ingresso all’interno della base per arrampicarsi su alcune antenne utilizzate per le trasmissioni ai sottomarini nucleari in immersione negli oceani, scattarono gli arresti per due di loro, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Quando il GIP decise di non convalidare i fermi, la Procura di Caltagirone presentò ricorso in Cassazione e ottenne una decisione favorevole che legittimò l’operato della polizia. L’8 maggio 2013, durante un sit-in, furono arrestati altri due attivisti con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale ed uno anche per danneggiamento aggravato. Due minori catanesi furono denunciati per lesioni e violenze e iniziò un lungo e doloroso calvario giudiziario per le famiglie. Il procedimento a carico di uno di loro fu archiviato, mentre l’altro fu rinviato a giudizio e infine assolto per non aver commesso il fatto. Un altro arresto avvenne il 10 luglio 2013 a Gela in occasione delle proteste contro la commemorazione in pompa magna dello sbarco degli americani in Sicilia del 1943.

Dopo che il 9 agosto 2013 migliaia di persone occuparono pacificamente per alcune ore la base di Niscemi, le forze dell’ordine smistarono in tutta l’Isola decine di denunce per ingresso in luoghi dove l’accesso è vietato per interessi militari e ad alcuni anche per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Gli attivisti che il giorno prima dell’occupazione si erano arrampicati sulle antenne di trasmissione degli ordini di guerra del Pentagono, furono pure denunciati per interruzione di pubblico servizio. A fine luglio 2014 sono state emesse 29 ordinanze di misure cautelari nei confronti degli attivisti indagati per resistenza e violenza per l’occupazione del 9 agosto 2013. le ordinanze disponevano contestualmente il divieto di ingresso e dimora nel Comune di Niscemi, ma sono state annullate il 23 settembre dal Tribunale di Caltanissetta. Altre 9 persone risultano indagate per adunanza sediziosa, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per le proteste al presidio No MUOS del 24 agosto 2013, mentre nel successivo novembre sono state eseguite due perquisizioni domiciliari e due sequestri per un lancio di uova ad un convoglio di soldati statunitensi. Per un incatenamento collettivo ai cancelli della base, il 25 gennaio 2014, dopo l’innalzamento delle parabole del MUOS, ancora avvisi per due attivisti, mentre dopo una seconda invasione non violenta della base, il 9 agosto 2014, sono state notificate una settantina di denunce anche contro manifestanti che si erano tenuti a debita distanza dall’infrastruttura militare. Per esplosioni pericolose, a fine gennaio 2015, cinque attivisti No MUOS sono stati denunciati per aver “salutato” con fuochi d’artificio il lancio da Cape Canaveral del terzo satellite MUOS.

“Agli attivisti, le autorità di polizia hanno pure contestato reati come l’attentato alla sicurezza dei trasporti, il porto di oggetti atti ad offendere, ecc.”, denuncia Paola Ottaviano, componente del pool dei legali dei Comitati No MUOS. “Inoltre continuano ad essere emanati fogli di via obbligatori ex art. 2 del decreto 159/2011 che prescrivono il divieto di ingresso a Niscemi per tre anni. Uno dei due impugnati al Tar è stato annullato perché ritenuto illegittimo per violazione di legge, carenza d’istruttoria e difetto di motivazione. Per i sit-in fatti tra l’aprile e il giugno 2013 davanti i cancelli della base per denunciare l’ingresso degli operai al cantiere mentre era in vigore l’atto di revoca della Regione siciliana delle autorizzazioni ai lavori, sono state notificate decine di sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 2.500 a un massimo di 10.000 euro. Per quei blocchi sono state rinviate a giudizio anche due rappresentanti del Comitato Mamme No Muos di Niscemi, procedimento che pende avanti il tribunale di Caltagirone. La legge prevede tra le cause di non punibilità, l’esercizio di una facoltà legittima, come il diritto ad esprimere il proprio pensiero e a manifestare, diritto costituzionalmente garantito. In quei mesi, ogni attività all’interno dei cantieri del MUOS era illegittima, e mentre nulla veniva fatto per impedire il prosieguo dei lavori, le autorità perseguitavano i cittadini e gli attivisti che ne denunciavano l’illegittimità e la presenza di aziende a cui la stessa Prefettura di Caltanissetta aveva negato la certificazione antimafia perché ritenute vicine ai boss mafiosi locali”.

Avvocati in tribunale per il processo al Muos da: argo catania

MUOSDubbi sulla cosituzionalità degli accordi tra Governo italiano e USA, vizi e lacune nelle autorizzazioni, legittimità delle sanzioni contro gli attivisti. Queste e altre le questioni che verranno discusse nel convegno, MUOS e No MUOS a giudizio, che si terrà sabato 15 novembre nell’Aula delle Adunanze del Tribunale di Catania. Ce ne parla oggi Nello  Papandrea, avvocato impegnato a fianco del Coordinamento regionale dei Comitati No Muos.

Il convegno, organizzato da Legambiente, circolo Città Ambiente di Catania, ha lo scopo di far conoscere le problematiche giuridiche che riguardano l’Installazione Militare ad uso esclusivo delle Forze Armate Statunitensi collocata in Contrada Ulmo a Niscemi.

Ma perché parlare di MUOS in Tribunale e perché giova l’apporto di Internazionalisti e Costituzionalisti?

Negli ultimi anni, quello dei movimenti di protesta relativi ad opere di particolare incidenza su assetti di vaste zone del territorio è divenuto un fenomeno di particolare rilevanza.

Si pensi al movimento NO TAV, ma accanto a questo, in ambiti territoriali a noi più vicini, ai movimenti No Ponte, No Triv, No MUOS. Quest’ultimo ha propri analoghi sul territorio nazionale nei movimenti No Radar (Sardegna) e No Dal Molin (Vicenza), solo per citarne alcuni.

Le problematiche giuridiche poste da tali movimenti si rivelano di particolare importanza e complessità. Quasi tutti questi movimenti, infatti, sono stati occasione di avvio di accese contese giudiziarie, riguardanti da un lato le impugnazioni degli atti autorizzativi e la tutela dei diritti dei soggetti coinvolti (sotto forma, di volta in volta, di tutela della salute, diritti reali o di godimento ed altro).

Sia, sotto altro aspetto la difesa degli attivisti colpiti da procedimenti penali o sanzioni amministrative e, specularmente, le denunce della popolazione nei confronti di alcune amministrazioni coinvolte.

Si tratta di un’attività difensiva complessa che richiede una preparazione specifica e la conoscenza ampia ed approfondita delle problematiche coinvolte. Quanto sopra vale in special modo per la vicenda che riguarda il MUOS di Niscemi.

Si tratta di una tematica poco conosciuta della quale, generalmente, vengono indicati gli aspetti relativi alla tutela della salute e dell’ambiente rispetto all’inquinamento elettromagnetico.

Ma esistono altre problematiche, relative alle autorizzazioni, al regime urbanistico, all’applicabilità della normativa sui contratti pubblici, alla difesa degli attivisti da procedimenti penali e sanzioni amministrative, etc.., che richiedono una conoscenza complessiva dei presupposti di diritto internazionale e costituzionale, oltreché amministrativo.

MUOS Un esempio può essere chiarificatore. Il 9 agosto 2013, alcuni attivisti si arrampicarono sulle antenne di trasmissione del preesistente impianto di comunicazione denominato NRTF (Naval Radio Trasmitter Facility). A questi attivisti è stato contestato il reato di interruzione di pubblico servizio (Art. 340 c.p.).

A prescindere dalle questioni di fatto sottese, una problematica che può porsi è se l’impianto svolgesse effettivamente un pubblico servizio.

In proposito, occorre verificare la qualificazione della base secondo il diritto internazionale. Abitualmente, infatti, siamo portati a pensare che le Basi Militari Straniere presenti sul nostro territorio siano dipendenti dal Trattato NATO.

In realtà, ciò non è vero, in quanto il trattato NATO non prevede l’ospitalità di Basi Militari di paesi partner. Tale presenza è quindi originata da accordi bilaterali. Tali accordi, prevedono la compresenza sul nostro territorio sia di Basi NATO o Basi ad Uso Misto, sia di Basi esclusivamente USA, le cui funzioni sono regolate da un accordo del 1995.

Un accordo bilaterale del 6 aprile 2006 classifica la base di Niscemi fra quelle ad uso esclusivo USA. Da ciò discende la disciplina della Base e la disciplina giuridica ed amministrativa delle infrastrutture ivi presenti.

Ma a monte sorge altra problematica di natura prettamente Costituzionale. Gli accordi in questione non sono mai stati approvati dal Parlamento né ratificati dal Capo dello Stato come previsto dagli artt. 80 ed 87 della Costituzione per ogni trattato internazionale che riveste natura politica.

Sorge, quindi, il problema della regolarità, vincolatività e vigenza di tali trattati ai quali non può non attribuirsi natura politica posto che consentono la permanenza sul nostro territorio di militari ed armamenti stranieri.

Ma la questione richiede anche un approfondimento di tematiche di Diritto Amministrativo e, in particolare, di alcune norme del D.lgs. 15 marzo 2010 n. 66 – “Codice dell’ordinamento militare”. L’Art. 232 del “codice” equipara, infatti, alle opere per la difesa le installazioni militari di Paesi partner NATO, ma solo “ai fini urbanistici, edilizi, ambientali e al fine dell’affidamento ed esecuzione di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”.

Questo esempio, che riguarda solo una delle tematiche che saranno trattate, dimostra quanto complesso sia il lavoro degli Avvocati che si occupano di tali problematiche e come richieda l’intervento di competenze diverse.

Competenze che si sono volute riunire in Tribunale per una riflessione corale su un tema sicuramente appassionante per l’operatore del diritto ma che riguarda molto da vicino qualsiasi cittadino.

Si pensi che il MUOS, è un sistema di comunicazione globale ad “uso esclusivo” delle Forze Armate Statunitensi che, quindi, dalla sua messa in funzione coinvolgerà l’Italia in tutta l’attività bellica degli Stati Uniti, rendendo la nostra isola obiettivo sensibile di primaria importanza.

E’ preoccupante sapere che la sua realizzazione è dovuta a trattati bilaterali conclusi in assenza dell’approvazione parlamentare prevista dall’art. 80 della Costituzione

avv. Sebastiano Papandrea

“Da Gaza a Niscemi, resistenza”. I No Muos sfilano in migliaia intorno alla base Usa | Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Alcune migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione No Muos che oggi pomeriggio si è svolta nella contrada Ulmo nei pressi di Niscemi. Sindaci e amministratori di una decina di comuni, cittadini, ragazzi dei centri sociali, lavoratori, hanno sfilato per raggiungere i cancelli della base americana di trasmissione Muos, il sistema satellitare di telecomunicazioni ad altissima frequenza, e chiederne la chiusura.
In tre delle 46 antenne del presidio statunitense ci sono ancora, arrampicati ai tralicci, i sette attivisti “No Muos” che dalla mezzanotte di giorno 6 manifestano il loro dissenso alla presenza degli americani a Niscemi. Massiccio lo schieramento di forze dell’ordine con un elicottero della polizia che ha sorvolato per tutto il tempo la zona.

Lungo il corteo di oggi, tra bandiere e cartelli, numerosi gli striscioni di solidarieta’ con il popolo palestinese. In uno si legge : da Niscemi a Gaza, Resistenza (Al Murawam). Tra le varie associazioni scese in piazza, presente anche il comitato “Mamme no Muos”. ”Siamo a fianco dei pacifisti che anche oggi, manifestando contro il Muos, dicono ‘no’ alla guerra e dimostrano che non è vero che se se vuole la pace bisogna preparare la guerra”, afferma il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando.
In testa al corteo, intanto, in un secchio, sono stati bruciati i provvedimenti della magistratura di divieto di dimora emessi nei confronti di 29 attivisti indagati resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
“Questi divieti di dimora e in generale tutti questi provvedimenti repressivi – affermano – altro non sono che divieti di vivere e difendere la nostra terra esposta a enormi e gravi rischi ai danni dell’ambiente e della salute”. “Il movimento ha dimostrato ancora una volta che non teme – sostengono – la repressione e che lottera’ sempre e in maniera compatta con la stessa caparbieta’ per il diritto all’autodeterminazione della popolazione autoctona e a vivere una vita dignitosa nella propria terra senza il pericolo di incorrere a danni irreparabili per la salute”.

Ma la battaglia contro il Muos si è spostata anche all’europarlamento, il pentastellato Ignazio Corrao, infatti, sbarcato a Bruxelles da Palermo ha presentato un’interrogazione per far luce sull’inquinamento della falda acquifera di contrada Polo (una di quelle che rifornisce il comprensorio niscemese), nei pressi della base americana. ”Il Muos? Se lo mettano davanti alla Casa Bianca, noi non lo vogliamo”, dichiara Corrao. Le analisi effettuate, infatti, testimonierebbero la presenza di idrocarburi pesanti ben oltre i limiti di legge, che poco si sposano con una riserva naturale come quella della sughereta. Le attività della base Usa potrebbero giocare un ruolo rilevante in questo senso? E’ quello che mira a scoprire l’interrogazione, che alla Commissione europea chiede se è a conoscenza di questi fatti e, in caso affermativo, quali azioni intende avviare per salvaguardare la salute e i diritti del cittadini.
”La gravità della situazione – dice Corrao – sarebbe confermata da un comunicato ufficiale della base di Sigonella che nel 2012 vietava al personale militare che presta servizio a Niscemi di bere l’acqua dai rubinetti per la presenza di inaccettabili livelli di bromato, classificato dall’organizzazione mondiale della sanità come possibile cancerogeno per l’uomo. Non si può fare finta di nulla – conclude l’europarlamentare – di fronte a pericoli che sono ben più che teorici, specie ora che si avvicina l’attivazione del temuto mega impianto radar. C’erano già le antenne e una intensa attività della base a turbare le notti della gente, ora pure il Muos. Queste parabol le portino oltreoceano. Noi non siamo una colonia americana”.

riunione NoMuos lunedì 9 giugno alle 19,30 in via Caltanissetta 4 catania

Riunione NoMuos lunedì 9 giugno

In seguito alla riunione del coordinamento regionale dei comitati NoMuos del 31 maggio a Niscemi ed alla l uce del percorso concordato per un’estate di lotta contro la militarizzazione della Sicilia, che culminerà con la manifestazione del 9 agosto a Niscemi, indiciamo una riunione lunedì 9 giugno alle 19,30 in via Caltanissetta 4.

Sono invitati a partecipare anche i comitati NoMuos della provincia di Catania per organizzare le tappe, ovunque lo si richieda, del NoMuos tour in Sicilia , che partirà il 19 giugno da Pozzallo, luogo simbolo della frontiera Sud della fortezza Europa, in adesione al Noborders train ( https://www.facebook.com/events/672131766157226/?ref_newsfeed_story_type=regular ) ed a conclusione della marcia europea dei Sans Papiers( http://freedomnotfrontex.noblogs.org/post/category/italian/ ).

Alla riunione si discuterà anche del contributo che da Catania verrà dato alle varie iniziative in cantiere in Sicilia ed a Niscemi, in vista del Campeggio Resistente NoMuos del 6/12 agosto al presidio in c/da Ulmo, nel corso della riunione su proposta della rete antirazzista si discuterà delle iniziative da organizzare contro il corteo di Forza Nuova indetto a Catania per il 14/6   https://www.facebook.com/events/1434900176769069/

Domani volantineremo dalle 16 ad Augusta di fronte i cancelli della base della marina militare di Terravecchia, in Via Caracciolo, chi volesse partecipare per un passaggio in auto da Catania lo comunichi al 3803266160     

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                                                                                                                                                                                                 Comitato di base NoMuos/NoSigonella

Gli esperti lanciano l’allarme: “Muos, rischio rilevante” da: livesiciliacaltanissetta

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NISCEMI (CALTANISSETTA)-  “Il rischio Muos è rilevante” per gli abitanti di Niscemi ”dal punto di vista dei campi elettromagnetici. Ne sconsigliamo l’installazione”. Lo ha affermato Massimo Zucchetti, professore di protezione delle radiazioni del Politecnico di Torino, presentando un rapporto di oltre 170 pagine elaborato da un gruppo di scienziati di cui fa parte. Vi sono ”rischi di esposizione cronica degli abitanti e di disturbo della navigazione aerea”. Lo ha detto in audizione nelle commissioni riunite Sanità e Ambiente.

Illustrando la relazione relativa al Muos, l’impianto di comunicazioni satellitari ad alta frequenza composta da quattro satelliti e la cui installazione è prevista a Niscemi, Zucchetti ha sottolineato come sulla base delle rilevazioni fatte dal gruppo di dieci scienziati indipendenti che ha redatto il rapporto, “i valori dei campi elettromagnetici stimati per effetto del Muos superano i limiti di sicurezza in relazione ad effetti acuti già ad una distanza di 17 chilometri”. Dunque, ha sottolineato, “il rischio Muos è rilevante: vi sono rischi a breve termine e lungo termine per esposizione cronica ai campi elettromagnetici da parte dei cittadini, ma anche rischi di interferenze con apparecchiature elettromedicali e disturbi per la navigazione aerea”.

In relazione alla presenza di campi elettromagnetici, a Niscemi e zone limitrofe, ha avvertito Zucchetti, “ci sono già valori prossimi o superiori ai livelli di attenzione previsti dalla legge. Abbiamo dati per cui già le antenne attuali superano i valori previsti”. L’esperto ha quindi rilevato come “per poter autorizzare l’installazione di un apparato come il Muos, la legge prevede la messa a punto di un modello previsionale per i campi elettromagnetici, ma questo non è mai stato fatto. Non avendo tale modello – ha puntualizzato – non è possibile nè dare un parere nè autorizzare l’impianto Muos in mancanza di quanto la legge prescrive”.

Il rapporto di conformità redatto dalla Us Navy in merito all’installazione del Muos, l’impianto di comunicazioni satellitari, a Niscemi, ”è di una superficialità che ho trovato imbarazzante”. Lo ha affermato Marcello D’Amore, professore emerito presso la facoltà di Ingegneria e ordinario di elettrotecnica all’università La Sapienza di Roma, in audizione alle commissioni riunite Sanità e Ambiente al Senato. Non si tiene conto, ha detto, della sismicità dell’area e della vicinanza di tre aeroporti.La relazione della Us navy, ha sottolineato D’Amore, ”non considera le caratteristiche altamente sismiche del territorio”, che avrebbero un impatto sull’installazione Muos. Inoltre, il Muos sorge in prossimità di tre aeroporti: ”Gli aerei in atterraggio a Comiso ad esempio – ha affermato l’esperto – possono essere investiti dal fascio satellitare”, con prevedibili effetti, ”ma di questo non si parla”. Ancora: ”C’è un calcolo di campo elettromagnetico – ha rilevato D’Amore – per una zona lontana, mentre interessa sapere cosa avviene nelle aree vicine, ad un massimo di 20 km dalla stazione”. Tra le altre ”carenze” indicate anche il fatto che il rapporto indica che l’antenna Muos ”punta verso il cielo”, ma l’assenza di effetti a terra non è certa. Infine, ha rilevato l’esperto, i rilevamenti elettromagnetici per l’impianto già esistente risultano già ”alti”.

Il parere dell’Ispra
”In nessun caso le emissioni elettromagnetiche superano i limiti di legge”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Stefano Laporta, in audizione alle commissioni riunite Sanità e Ambiente al Senato in relazione all’installazione del Muos, l’impianto di comunicazioni satellitari ad alta frequenza, a Niscemi.Tali condizioni, ha detto, sono rilevate anche in postazioni ”più critiche perchè più vicine all’impianto”. Riferendosi quindi ai dati dell’Arpa Sicilia, che rilevano invece emissioni oltre i limiti, Laporta ha sottolineato che ciò si spiega per un errore nella metodologia di calcolo. Nell’ambito dell’impianto Muos, ha quindi precisato Laporta, ”le antenne attive, a bassa ed alta frequenza, sono 21 ed i trasmettitori attivi per alta frequenza sono 22. Le altre 23 antenne in alta frequenza – ha affermato l’esperto – sono inutilizzate e verranno dismesse appena ci saranno i necessari fondi economici da parte degli Usa”. Le misurazioni fatte dall’Ispra nel 2013 avevano proprio l’obiettivo di ”verificare l’impatto delle 21 antenne” sul territorio e l’indagine ha interessato 17 siti: ”Le misurazioni – ha detto Laporta – hanno consentito di quantificare l’impatto elettromagnetico” nella zona di Niscemi.

No Muos, il 22 febbraio e il primo marzo ancora in piazza Autore: antonio mazzeo da: controlacrisi.org

 

Svettano spettrali su una collina della riserva naturale di Niscemi le tre mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che guiderà le guerre globali delle forze armate Usa. Anni di mobilitazioni popolari, decine di cortei, sit-in, azioni dirette nonviolente, blocchi stradali, uno sciopero generale autogestito, invasioni di massa di una delle più grandi installazioni della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo, non sono stati sufficienti a impedire la conclusione dei lavori del quarto terminale terrestre di uno dei programmi strategicamente più rilevanti del Pentagono. Politici e ministri di centrodestra e centrosinistra, generali, manager e azionisti del complesso militare, industriale e finanziario nazionale hanno fatto fronte comune con la borghesia mafiosa contro la popolazione siciliana e i numerosi comitati di base locali sorti in opposizione alle logiche di guerra e in difesa della salute, dell’ambiente e del territorio. Le azioni dei militanti No MUOS sono stato brutalmente represse dalle forze dell’ordine, centinaia di giovani e donne sono stati oggetto di vergognosi provvedimenti penali e sono fioccate multe e sanzioni per migliaia di euro. Nell’Isola sempre più fortezza armata, sono stati pesantemente ridotti gli spazi di agibilità politica e democratica e limitati le libertà e i diritti d’espressione.

I governi succedutisi alla guida del paese nell’ultima decade hanno fatto a gara per accontentare qualsivoglia richiesta strategica del partner d’oltreoceano. L’Italia ha contributo alle guerre permanenti in Iraq, Afghanistan e Corno d’Africa; ha autorizzato il trasferimento della brigata aviotrasportata Usa dalla Germania a Vicenza e la creazione della grande base al “Dal Molin”; ha legittimato la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale dei droni; ha trasformato il Nord-Est e la Sicilia in piattaforme avanzate per gli interventi armati di USAFRICOM nel continente africano; ha acquistato i famigerati cacciabombardieri a capacità nucleare F-35; ha spianto la strada al MUOS di Niscemi. Né impavido filo-atlantismo né supina subordinazione allo strapotere economico di Washington quello delle classi dirigenti italiane. Ma solo e semplicemente una logica di scambio ineguale sulla pelle, la salute e le tasche degli italiani, in nome del perseguimento di facili profitti da parte dei produttori bellici di casa nostra – a capitale pubblico e/o privato – come Finmeccanica, Fincantieri, Beretta, Iveco, ecc.. Un do ut des che ha consentito l’apertura del mercato statunitense ai mercanti di morte del Bel Paese, favorendo intrepide e dispendiose alleanze con i giganti del complesso militare industriale Usa. Prima fra tutte Lockheed Martin, poco meno di 50 miliardi di dollari di fatturato l’anno, artefice di fittissime reti d’interessi corruttivi in più di un continente, produttrice del MUOS e degli F-35, nonché partner di Finmeccanica nell’affaire dei cacciabombardieri, del sistema missilistico “anti-missili” MEADS e, da qualche giorno, di un sofisticato sistema di controllo e comunicazioni per il nuovo comando Nato di Bruxelles.

Un’incomparabile differenza di forze in campo: il Golia a stelle e strisce con i suoi mercenari a Roma e nel governo regionale della Sicilia (fra tutti, gli ultimi due presidenti-governatori, l’“autonomista” Raffaele Lombardo e l’“antimafioso” Rosario Crocetta, più l’intero stato maggiore del Pd isolano); i cento-mille David che non si sono piegati neanche di fronte le intimidazioni e le minacce delle cosche più efferate di Cosa Nostra, le cui imprese sono state chiamate a realizzare le piattaforme di cemento armato per i tralicci e antenne satellitari nella “Sughereta”, in palese violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia. Intorno, l’indifferenza delle forze politiche, sociali e sindacali e i silenzi interessati o le omissioni dei grandi network editoriali e radiotelevisivi. L’esito del primo round del conflitto contro il MUOStro di Niscemi, in fondo, era scontato. Ma le mega-antenne montate (ma non ancora funzionanti) non rappresentano la fine dell’Utopia di una Sicilia ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Quello in atto è uno scontro epocale, per la stessa sopravvivenza della specie umana, mai come adesso minacciata dai folli piani di totale automatizzazione, dronizzazione e robotizzazione dei conflitti armati. Comitati e attivisti sanno bene che la mobilitazione non può che essere a medio e lungo termine e che sarà necessario affiancare il No al MUOS al No ai Droni e il NO alle guerre alle migrazioni scatenate dall’Italia e dall’Unione europea con l’Operazione Mare Nostrum e il trasferimento in Sicilia e a Lampedusa e Pantelleria di un enorme dispositivo militare aeronavale e di velivoli senza pilota anti-migranti. Un impegno a 360 gradi contro militarizzazioni, militarismi e guerre, in rete con tutte le soggettività in lotta contro il neoliberismo, le brutali politiche di austerità e annientamento della spesa sociale e i tagli all’occupazione, all’istruzione e alla sanità.

Il Movimento ha fissato le prossime tappe per la controffensiva No MUOS. Depositato in Parlamento il testo di una mozione per la sospensione immediata del progetto, nei prossimi giorni si rafforzerà il pressing perché finalmente le Camere, in ottemperanza agli articoli 11, 80 e 87 della Costituzione, deliberino contro l’installazione di un sistema di distruzione di massa, di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa. Sabato 22 febbraio, a Caltanissetta, un corteo e un presidio No MUOS ribadiranno il sacrosanto diritto ad opporsi ai piani di morte Usa, Nato e Ue, denunciando altresì il ciclone repressivo scatenato dalle forze di polizia e dall’autorità giudiziaria – dalla Val di Susa a Niscemi – ai danni dei singoli e delle realtà auto-organizzate che si oppongono alle Grandi Opere e ai processi di militarizzazione dei territori. L’appuntamento per tutti, infine, è per sabato 1 marzo ancora una volta a Niscemi, per una manifestazione di fronte la megastazione di radiocomunicazione NRTF e satellitare MUOS. “L’installazione all’interno della riserva naturale di Niscemi è da oltre vent’anni attiva con le sue 46 antenne apportando gravi danni all’ambiente e alla salute delle persone” denunciano i Comitati No MUOS. “Il primo di marzo ci muoveremo ancora una volta tutte e tutti verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite. Determinati come abbiamo imparato ad essere, torneremo a riprenderci ciò che è nostro, sempre più convinti che l’occupazione militare non sia più tollerabile e che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano e non dai disegni geopolitici delle potenze economiche”.

Muos, 15 denunce per l’invasione della base I legali: «Vogliono spaccare il movimento» da. ctzen

 

 

Nuove accuse per gli attivisti che protestano contro la costruzione dell’impianto satellitare Usa: in quindici dovranno rispondere del reato di invasione di suolo militare, in occasione del corteo del 9 agosto. «A quella manifestazione eravamo in centinaia, ma vengono colpiti solo i membri del presidio permanente», sottolineano dal comitato di Niscemi. Anche gli avvocati che li difendono prendono posizione con una nota: «Si reprimono fatti sanzionabili per isolare soggetti ben individuati»

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Quindici denunce per invasione di suolo militare sono state recapitate ieri mattina ad altrettanti attivisti No Muos residenti a Niscemi. Inizia così il nuovo anno per alcune tra le centinaia di persone che lo scorso 9 agosto sono entrate nella base americana a Niscemi, in un corteo di solidarietà per i manifestanti che il giorno prima erano saliti su quattro delle 46 antenne radio già presenti nel territorio. E’ a questa manifestazione infatti che si riferiscono le accuse che si aggiungono alle dieci denunce perchi era salito sui tralicci, e alle altre che hanno ricevuto gli attivisti in questi mesi. Il lavoro per gli avvocati che li difendono si annuncia lungo e complesso, tanto da preparare un documento per denunciare una stategia di «repressione».

«Siamo convinti che questa pioggia di denunce non sia altro che una persecuzione delle persone, peraltro già colpite da atti repressivi a vario titolo, più che dei reati – afferma Fabio D’alessandro dei No Muos di Niscemi -. Ci vogliono tagliare le gambe perché stiamo organizzando nuove iniziative». Le denunce subite, secondo i No Muos, sono dirette solo ai niscemesi del presidio, a fronte di un’invasione di moltissime persone quel giorno nella base Usa, sono dei «veri e propri atti intimidatori per metterci paura. Un evidente attacco politico», continua l’attivista.

Ieri pomeriggio nella sede di No Muos del paese si è svolto un incontro con la cittadinanza «per fare il punto e capire dove vogliamo andare», racconta D’Alessandro. Per giorno 6 il comitato delle mamme No Muos ha già deciso di distribuire carbone all’ingresso della base americana, con un travestimento da befane. Giorno 11, in occasione dell’anniversario del passaggio, nel cuore della notte e scortata da un ingente numero di forze dell’ordine, della gru atta a completare la costruzione delle antenne satellitari militari e che i No Muos hanno aspettato per giorni, sono tante le iniziative previste. «Sarà una giornata importante, ricca di eventi tra cui una grande assemblea in piazza», comunica D’Alessandro.

Gli avvocati che si occupano della difesa dei No Muos accusati di vari reati, sono convinti che ci sia un disegno preciso dietro a questa crescita di denunce. «Si assiste ad una escalation della repressione operata dalle forze di polizia ed in parte dall’autorità giudiziaria nei confronti degli attivisti, in particolare durante le manifestazioni svoltesi nel territorio di Niscemi», scrivono in un documento congiunto gli avvocati Goffredo D’antona, Paola Ottaviano, Emanuela Fragalà, Valentina Buonadonna, Luigi Cinquerruni, Carmelo Picciotto, Nello Papandrea, Giuseppe Carnabuci, Salvo Cannata, Francesco Aurichiella e Nicolò Vignanello. Le denunce, secondo i legali, mirerebbero quindi «a reprimere condotte riconducibili a fatti reati o comunque sanzionabili, ma per indebolire e dividere il fronte degli oppositori. Denunce – continua la nota – a macchia di leopardo per dividere i gruppi, isolando e mettendo in difficoltà soggetti ben individuati».

I legali ribadiscono la disponibilità «all’assistenza legale dei soggetti ai quali vengono contestati azioni di disobbedienza civile contro un atto, che appare assolutamente illegittimo, quale è la costruzione del Muos». Il documento degli avvocati si conclude con un auspicio: «Che la solerzia e la celerità poste in essere da varie autorità giudiziarie per verificare eventuali responsabilità penali e amministrative dei singoli manifestanti durante i vari momenti di protesta, sia applicata ugualmente a tutti gli esposti presentati in questi mesi alle varie Procure competenti». Il riferimento è soprattutto alla denuncia presentata a Palermo dall’associazione antimafie Rita Atria nei confronti di Gaetano Gullo, il dirigente regionale che ha firmato l’annullamento della revoca delle autorizzazioni per l’impianto Usa, che sta andando avanti.