Grecia, Krugman: “Votate No”. Forenza si scaglia contro Schultz: “Ingerenze intollerabili” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“La Grecia deve votare ‘no’ e il governo greco deve essere pronto, se necessario, a lasciare l’euro”.Così Paul Krugman in un commento sul New York Times in cui argomenta che le ragioni che lo spingono a sostenere il no – in una situazione in cui la “Grecia appare aver raggiunto il punto di non ritorno, con le banche chiuse e il controllo sui capitali” – sono di natura economica e, soprattutto, politica. Oggi in molti si sono spesi per invitare i greci a votare “sì”, a cominciare dal presidente della Commissione europea Juncker. A scendere in campo sono stati anche Shultz, presidente del Parlamento europeo, e Merkel. Tutti si sono “esercitati” sul dossier greco sottolineando le forti critiche a Tsipras.

Per Krugman, invece, dalla troika “alla Grecia è stata presentata un’offerta prendere o lasciare effettivamente non distinguibile dalle politiche degli ultimi cinque anni”. Per Krugman quella dei creditori internazionali era una mossa calcolata per “distruggere la ragione d’essere politica” di Tsipras e toglierlo dal governo “cosa che molti probabilmente succederà se i greci dovessero votare sì al referendum”. Ma – aggiunge l’economista liberal – vi sono tre ragioni che dovrebbero spingere i greci in direzione contraraia: “la prima, noi sappiamo che politiche di austerity ancora più dure sono un vicolo cieco: dopo cinque anni la Grecia sta peggio di prima. La seconda – argomenta ancora – il temuto caos del Grexit sta già succedendo”.
“Ed infine, accettare l’ultimatum della troika sarebbe l’abbondono finale di ogni pretesa di indipendenza greca”. Sarebbe la vittoria definitiva di “tecnocrati che sono in realtà degli illusionisti non tengono conto di niente di quello che sappiamo di macro economia e che finora hanno sbagliato tutti i passi”.
E finora hanno sempre esercitato il potere minacciando di “staccare la spina all’economia greca” minaccia che persiste fino a quando “l’uscita dall’euro viene considerata impensabile”. “Così è venuto il momento di mettere fine a questo impensabile – conclude – altrimenti la Grecia dovrà fronteggiare austerity senza fine e una depressione senza segnali di ripresa”.

A rispondere a Martin Schulz a proposito della mancanza di fiducia verso Varoufakis e quindi verso il governo greco è Eleonora Forenza, deputata europea dell’Altra Europa con Tsipras – gruppo GUE/NGL – ; che parla di parole “gravissime”. “Una figura istituzionale del suo calibro – aggiunge Forenza – non dovrebbe permettersi di scendere in campo contro un governo eletto dal popolo greco, che sta cercando in ogni modo una soluzione, nel rispetto del suo mandato. Tali ingerenze sono intollerabili”. “Chiedo che il Parlamento Europeo, di fronte a queste parole del presidente e vista l’importanza di queste giornate – aggiunge Forenza – si riunisca in una sessione plenaria prima del referendum che si terrà in Grecia domenica 5 luglio. Il voto del popolo greco è cruciale per il futuro dell’Unione Europea tutta: noi stiamo dalla parte dei popoli e vogliamo che quest’Europa sia democratica, non fondata sui ricatti e sulla speculazione”.

Reazioni positive al referendum di Atene arrivano anche da M5S. “La Grecia sfida la cecità degli euro-burocrati, si prepara a un passo storico in direzione della democrazia”, si legge in una nota congiunta dei gruppi M5S di Camera e Senato. “Con il referendum voluto dal M5S, anche in Italia daremo presto il primo pugno nello stomaco a questi sacerdoti dell’austerity. Faremo capire loro la differenza tra una Unione di banche e una Comunità di cittadini”, concludono i parlamentari M5S.

Persecuzioni ai danni dei candidati sindacalisti del KKE da: www.resistenze.org – popoli resistenti – grecia – 14-01-15 – n. 526


Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/01/2015

Lo Stato borghese sta portando avanti una persecuzione ai danni dei sindacalisti militanti del KKE, in un momendo di aspro confronto elettorale del Partito contro la borghesia, l’UE e i suoi partiti.

Una richiesta per la revoca dell’immunità del eurodeputato e candidato parlamentare del KKE nella regione di Salonicco, Sotiris Zarianopoulos, è stata presentata al Parlamento Europeo dai persecutori greci.

L’eurodeputato comunista è perseguito perché, come segretario della Camera del Lavoro di Salonicco e quadro del PAME, il 3/4/2010, alla vigilia di uno sciopero generale, insieme ad altri rappresentanti e sindacalisti, ha promosso le posizioni del movimento di classe sulle onde del canale televisivo, al tempo di proprietà pubblica, ET-3. Questi fatti sono stati sistematicamente nascosti e distorti dai mass media pubblici e privati. A Sotiris Zarianopoulos sono addebitate accuse con risvolti penali per questo intervento nel telegiornale di mezzogiorno di ET-3. Le accuse sono “violenza e disturbo della quiete pubblica”.

Il 12/1 il Presidente della Camera del Lavoro di Larissa, quadro del PAME e candidato parlamentare del KKE, Tasos Tsiaples, si è trovato sul banco degli imputati a causa della sua partecipazione alla mobilitazione per l’abolizione dei pedaggi stradali. Il processo è stato rinviato al gennaio 2016.

Il sistema borghese sta dimostrando la sua spietatezza contro i comunisti: alcuni mass media borghesi internazionale presentano SYRIZA, forza ben nota in Grecia per il suo contributo a minare le lotte nel corso degli ultimi due anni, come una presunta forza “sovversiva” e “radicale”.

Nessun ulteriore commento è necessario…

 

Lettera di Barbara Spinelli alla lista L’Altra Europa con Tsipras dopo i vergognosi attacchi subiti Autore: Barbara Spinelli da: controlacrisi.org

Cari amici,

di fronte ai reiterati attacchi alla Lista, che ancora una volta si sono concentrati sulla mia persona, è stato volutamente deciso di tenere un profilo minimo: si tratta di provocazioni, cui è bene non dare corda. Dico questo pur essendo consapevole del disorientamento che può nascere nel nostro movimento e tra i nostri elettori. È il motivo per cui i fatti sono stati precisati con comunicati scarni ed essenziali, inviati ai giornali da cui son partite le aggressioni. Tuttavia non può sfuggire che l’attacco è di natura politica – e non solo comunicativa – volto a ostacolare il faticoso processo di costituzione di un soggetto unitario di opposizione sociale che si contrapponga nettamente, in Italia e in Europa, ai governi di larghe intese e alle politiche di austerità; un progetto  che, pur fra mille difficoltà, ha avuto successo alla sua prima prova elettorale.

I fatti, cui è bene riportare i discorsi, sono davanti a tutti.

Fin dal primo giorno del mio insediamento al Parlamento europeo, ho partecipato a tutte le attività parlamentari: sessioni plenarie, riunioni di due commissioni, riunioni di gruppi e di delegazione.

Il Parlamento europeo si è riunito a luglio in due sessioni plenarie, il 2 e 3 luglio, e poi dal 15 al 17 (e non solo il 16 e 17). Ho partecipato attivamente alla sessione del 2 e 3 luglio, anche con un intervento in aula sulla presidenza italiana, prendendo parte a tutte le votazioni della sessione costitutiva.

Ho partecipato ai lavori della seconda sessione plenaria di luglio, nelle giornate del 15 e del 16, prendendo parte a tutte le votazioni del 16 e in particolare al dibattito e al voto di fiducia sul presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker (con un mio testo depositato presso la presidenza del parlamento). :

Non sono stata presente solo il 17, insieme agli altri due deputati della nostra Lista, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, per la riunione italiana con il leader europeo Tsipras, che si è tenuta a Roma. L’incontro, organizzato ben prima della sessione di voto a Bruxelles, era molto importante perché era la prima volta, dopo le elezioni, che si cominciava a discutere congiuntamente delle prospettive e degli indirizzi di lungo periodo della politica europea e internazionale del gruppo parlamentare della sinistra europea. Il 18 ho tenuto un comizio con Alexis Tsipras, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, che precedeva il primo incontro plenario della Lista, il 19 luglio.

A fine giugno ho partecipato, in sostituzione del Presidente della Gue-Ngl Gaby Zimmer, a un incontro a Roma con il Presidente del Consiglio e con i parlamentari italiani, per discutere i compiti dell’imminente presidenza di turno affidata all’Italia.

Nel mese di luglio ho promosso, con Guido Viale e Daniela Padoan, un appello   circostanziato « Per una strategia europea in materia di migrazione e asilo», in occasione del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea appena cominciato.

Il prossimo immediato impegno istituzionale sarà la riunione informale del Consiglio Affari generali dell’Unione Europea che si terrà a Milano il 28 e 29 agosto, nella quale mi è stato chiesto di rappresentare la Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo.

Un caro saluto e un augurio di buon lavoro a tutti

Barbara Spinelli

Eleonora Forenza, diario dalla Palestina | Autore: Eleonora Forenza da: controla crisi.org

Il diario dalla Palestina dell’eurodeputata Eleonora Forenza, capo delegazione dell’Altra Europa con Tsipras al Parlamento Europeo (Gue/Ngl) –

L’europarlamentare Eleonora Forenza, eletta nella lista L’Altra Europa con Tsipras, è partita il primo agosto per una visita in Medio Oriente con una delegazione di parlamentari italiani. Eleonora è al momento l’unica europarlamentare italiana che si trova in Palestina. Il “diario dalla Palestina”, che terremo su questo spazio per tutto il tempo del viaggio, sarà aggiornato con le notizie e le foto che Eleonora ci farà avere). Stay human.

1 agosto, Gerusalemme.

Ci vorrà qualche tempo per riordinare informazioni, immagini, pensieri. Par dare forma a quello che ci hanno raccontato il console generale di Italia a Gerusalemme
e uno dei medici del St. John Eye Hospital, che ora sta accogliendo alcuni dei feriti che riescono ad uscire da Gaza, quasi tutti bambini. Ma a quello che ho visto in quell’ospedale una forma non si può dare. L’orrore della guerra che genera dolore e rabbia. Non immagini di corpi, ma persone straziate davanti ai nostri occhi.
Qui mi fermo.
Oggi a rafah hanno bombardato un ospedale. La striscia è completamente sigillata, 8 delle 10 linee elettriche sono distrutte. 5000 case rase al suolo. Emergenza acqua ormai drammatica. Chiamano tregua quello che è un assedio, senza via d’uscita.
Noi dobbiamo chiamarlo genocidio. #freepalestine #stayhuman

Parlamento Europeo: Pablo Iglesias vs Martin Shultz Fonte: lista Tsipras | Autore: Pablo Iglesias

Il gruppo della Gauche Unitaire Européenne/Nordic Green Left (quello di cui fa parte L’Altra Europa con Tsipras) ha designato lo spagnolo Pablo Iglesias di Podemos. come proprio candidato alla presidenza del Parlamento Europeo contro la coalizione di socialisti e popolari.

La candidatura di Iglesias è alternativa a quella del tedesco Martin Shultz sostenuto dalla coalizione dei Socialisti e dei conservatori che hanno concordato l’alternanza alla presidenza tra due anni e mezzo.

La candidatra di Iglesias è un riconoscimento del successo di Podemos sulla scena politica spagnola e europea. Podemos ha aderito al gruppo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica (GUE-NGL) solo due settimane fa. Più giovane di Shultz di quasi 25 anni, Iglesias cercherà di raccogliere il sostegno tra gli altri gruppi parlamentari e gli indipendenti in nome di un’ progetto europeo alternativo radicalmente contrapposto alle politiche economiche che stanno danneggiando e impoverendo i popoli dell’Europa meridionale.

Questa è la lettera con cui Iglesias spiega la sua candidatura.

Cari amici,
vi scrivo in qualità di candidato della Gauche Unitaire Européenne/Nordic Green Left alla presidenza del Parlamento.
L’eccezionale situazione politica odierna in Europa richiede una risposta eccezionale, e non il perdurare di politiche fallimentari. La lezione più importante che forse possiamo trarre dall’esito delle elezioni europee è che i cittadini europei hanno rigettato ovunque lo status quo. Si è preso atto che il modello economico neoliberista, basato sull’austerità, sui principi di libero mercato e sulla protezione ad ogni costo degli interessi finanziari, è responsabile della devastazione economica nei paesi periferici, in particolare nell’Europa del Sud, facendo piazza pulita delle faticose conquiste in materia di diritti sociali, principi democratici, eguaglianza e sovranità popolare.
Oggi noi tutti, membri eletti, abbiamo il dovere e la responsabilità di difendere tali conquiste, e fermare il modo in cui l’Europa viene governata alle spalle dei cittadini. Sappiamo tutti fin troppo bene che questi metodi non hanno funzionato: abbiamo un continente governato da un un gruppo auto-referenziale di élite finanziarie mentre la maggioranza della popolazione dei paesi meridionali continua a essere punita con la povertà, la diseguaglianza e la perdita di sovranità.
Abbiamo dinanzi a noi un’opportunità straordinaria per iniziare un nuovo capitolo di cambiamento politico, per difendere i nostri diritti sociali e per rendere il processo decisionale europeo più democratico e trasparente. Questa è la ragione della mia candidatura.
Mi appello a tutte le forze progressiste in Parlamento, e in particolare quelle elette nei paesi meridionali, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Cipro, nonché Irlanda e Francia, in quanto conoscete la realtà delle conseguenze sociali ed economiche dei programmi di aggiustamento nei vostri stessi paesi.
L’austerità decisa da pochi ha falcidiato la democrazia, rovinato il tessuto sociale nei paesi meridionali e distrutto le norme di tutela del lavoro. Avete constatato che la sottomissione ai diktat della Troika è economicamente inefficiente e drammatica in relazione ai diritti umani e sociali e alla povertà.
Ora vi chiedo, avete intenzione di votare per i vostri paesi, per il vostro popolo, o di votare per lo status quo, per le stesse facce che ci hanno portato sull’orlo del baratro? Avete intenzione di schierarvi con la democrazia e di ascoltare la voce dell’elettorato che chiede giustizia sociale, o di schierarvi con i meccanismi fallimentari che tutti conosciamo fin troppo bene?
Grazie,
Pablo Iglesias

video conferenza stampa: http://www.guengl.eu/media-channel/video/pablo-iglesias-for-a-presidency-that-seeks-dignity-for-the-european-periphe

Rossana Rossanda: Tutte le ombre del voto europeo Fonte: sbilanciamoci | Autore: Rossana Rossanda

Lo spostamento a destra del Parlamento europeo ha di fatto annullato lo spazio politico per la candidatura di Tsipras a guidare la Commissione Ue. Mentre in Italia è fallito l’obiettivo della Lista Tsipras di utilizzare la campagna elettorale come un cantiere per tentare una riunificazione di tutti i frammenti delle sinistre radicali

Il mio giudizio negativo dell’esito delle elezioni europee ha suscitato una serie di cortesi contestazioni che mi obbligano a riflettere e precisare. Ingenerosa è apparsa soprattutto la mia critica alla gestione della Lista Tsipras, che ha mobilitato molte forze da tempo paralizzate o anche nuove, fino a superare lo sbarramento del 4 per cento, pur nel silenzio opposto da tutti i media.

Tuttavia mantengo un giudizio sfumato. Il primo obiettivo che la Lista si era posta era di svolgere un ruolo nell’elezione del presidente della Commissione europea; per questo occorreva un successo politico assai più ampio, raccolto in diversi paesi, lavoro che non è stato neanche cominciato. Fuori dalla Grecia e dall’Italia le forze delle sinistre radicali hanno continuato a presentarsi ognuno con la propria sigla, impegnando semplicemente i propri eletti a far votare Alexis Tsipras come presidente, quando sarà venuto il momento. Di più, la previsione di un testa a testa fra Juncker e Schulz è caduta per l’avanzata delle forze di centrodestra e di destra estrema nell’intero parlamento, e siamo già a una diversa interpretazione dei trattati perché il Parlamento europeo vuole essere non solo l’elettore (a maggioranza qualificata), ma l’organismo che propone gli eleggibili, mentre la Germania esige che questo sia il Consiglio degli stati europei.

E qui gioca la mia convinzione, sviluppata dopo le elezioni cui concorremmo come Manifesto nel 1972, senza ottenere nessun seggio e disperdendo circa seicentomila voti: è utile partecipare alle elezioni in un sistema rappresentativo solo dopo aver bene calcolato il rapporto fra le forze in campo. La sinistra partiva dalla premessa che il candidato del centrodestra, Juncker, sarebbe stato superato da quello socialista, ma Schultz è stato abbattuto dallo spostamento a destra del Parlamento europeo. Lo spazio politico per la candidatura di Tsipras a guidare la Commissione europea si è così annullato. Sul fronte italiano, il secondo obiettivo che si poneva la Lista Tsipras era di utilizzare la campagna elettorale come un cantiere per ricostruire attorno a una nostra Syriza una unificazione dei frammenti delle sinistre radicali. Questo secondo obiettivo avrebbe presupposto una discussione responsabile ma aperta dei maggiori punti di consenso e dissenso nell’arcipelago a sinistra del Pd, ma questo non è stato nemmeno tentato, ogni discussione essendo giudicata pericolosa ai fini della raccolta dei voti. Per cui a elezioni concluse il quadro italiano è rimasto quello di prima. Perdipiù ostacolato dal clima diffuso dai grillini, per cui la Lista Tsipras doveva essere indenne da qualsiasi residuo della vecchia politica, inclusi i moltissimi consiglieri comunali, anche dei comuni minuscoli. Con il risultato di aver disperso un grande serbatoio di esperienze, difficile da accusare di formare la famosa “classe politica privilegiata e separata dalla gente”. E lasciamo perdere l’orientamento dei dirigenti più noti di sottrarsi esplicitamente a un’elezione per cui chiedevano il voto, una scelta dovuta allo scrupolo di abbattere ogni sospetto di essersi dati da fare per sé – salvo poi cambiare idea a voto avvenuto – dando all’elettore l’ennesima prova di non contare nulla.

Alle “larghe intese” in arrivo al parlamento di Bruxelles si opporranno anche i Verdi europei, ma non si vedono ancora tentativi di convergenza tra loro e la sinistra.

Mantengo anche il rifiuto di considerare Matteo Renzi un candidato di sinistra. La sinistra non si misura se non nei contenuti e nel metodo. Non hanno nulla a che fare con la sinistra la propensione del giovane segretario del Pd di essere un uomo solo al comando assieme ai suoi fidi, né il merito delle sue proposte, sempre ultimative. Così è quella di avere rapidamente una legge elettorale, l’Italicum avendo difficoltà a passare, anche di fronte alle indicazioni della Corte costituzionale, così sono le riforme del mercato del lavoro delineate nel Jobs Act, che liquidano fin dall’inizio il contratto a tempo indeterminato in un mare di precariato, più volte ripetibile, così è l’intenzione di passare la formazione del Senato dalla elettività alla designazione da parte delle maggioranze regionali. “Tutto e subito”, dichiara Renzi, “ci metto la faccia”, ma non per caso quel che egli propone non si realizza nei tempi previsti, poiché implica di fatto delle modifiche nello spirito e nella lettera della Costituzione. La confusione non è poca e finirà col rafforzare la diffidenza verso la politica, non meno che del curioso argomento “non sono d’accordo con Renzi ma auguriamoci che non fallisca nei suoi intenti, perché non c’è alternativa”.

Cosi’ il “trionfo” sventolato in Italia dalle forze che si autodefiniscono di sinistra non ha avuto alcun effetto sugli equilibri europei, ha semmai rafforzato l’importanza tedesca e quella della Nato. Lasciando irrisolti tutti i problemi di quale Europa si sarebbe dovuta ottenere: oggi come oggi non si vede come invertire la scelta dell’austerità, che pure fa soffrire non solo i paesi dell’Europa del sud. Le sole voci che moderatamente gli si oppongono sono quelle, appunto, di una Syriza forte in Grecia ma isolata e quelle, non senza ambiguità, del governatore della Bce, Draghi.

E non parliamo delle irresponsabili nostalgie di guerra fredda, a direzione americana, tedesca e polacca, emerse dal nodo ucraino, proprio nei giorni in cui si celebra lo sbarco in Normandia.

Smuraglia: “Cosa ci aspettiamo dal governo Renzi” :l’analisi del risultato elettorale per le votazioni europee da parte del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia.

Smuraglia: “Cosa ci aspettiamo dal governo Renzi”

Qui di seguito l’analisi del risultato elettorale per le votazioni europee da parte del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia.

Su tutta la stampa imperversano i commenti ai risultati delle recenti votazioni. Non spetta a noi unirci al coro delle diagnosi, delle prognosi e delle valutazioni politiche. Noi possiamo fare soltanto alcune considerazioni, in modo rapido e consono alle nostre finalità riservandoci – semmai – di tornare sui vari aspetti in una sede più adatta.

Ecco, dunque, le nostre prime, essenziali notazioni:

a)   Queste erano votazioni europee. Quindi, i risultati vanno applicati prima di tutto alla realtà europea e poi (ma solo virtualmente) a quella italiana, come indici di una tendenza, che non corrisponde tuttavia ai “numeri” esistenti tuttora in Parlamento;

b)  Su un piano generale, non c’è dubbio che il Partito Democratico abbia riportato un grande successo, di cui è ben difficile trovare i (remoti) precedenti. Un successo in termini di voti, in modo addirittura imprevisto; e un successo – su un terreno più immediato – per la riconquista di due regioni importanti (Piemonte e Abruzzo) e di molti Comuni di rilievo, col consolidamento anche di posizioni acquisite da tempo.

c)   Si registra, conseguentemente, un arretramento (tre milioni di voti in meno) del Movimento 5 stelle, con la dimostrazione palese che il grido e l’insulto, alla fine, non pagano, a fronte di un Paese che spera di avere risposte e soluzioni positive.

d)  Ci sono partiti (minori) addirittura scomparsi ed altri – invece – che compaiono, raccogliendo una parte della “sinistra”, che trova una prima ricomposizione.

e)   Tutto questo, a livello europeo, è importante perché assegna all’Italia un ruolo preminente, tanto più a fronte del disastro accaduto in Francia, per il partito socialista (letteralmente crollato) e per l’affermazione di Marine Le Pen (e non solo).

Resta sempre in testa il PPE, ancorché un po’ indebolito, e avanza il partito di Schultz. Non vincono, come si temeva, le forze antieuropeiste, anche se occorrerà costruire un fronte compatto per contrastarle e cambiare.  Molti pensano ad un’intesa tra socialisti e popolari, speriamo per dar vita ad una politica nuova; le premesse ci sono e a questo fine anche l’Italia potrà esercitare un ruolo importante, contro il rigore e l’austerità a tutti i costi. Resta l’incognita della Presidenza della Commissione, che si giocherà tra Schultz e Junker; e ne vedremo i risultati nei prossimi giorni.

Si rafforza il ruolo della BCE, che nel prossimo periodo dovrà vincere alcune timidezze e adottare provvedimenti che agevolino il rilancio, lo sviluppo e la crescita.

f)    In Europa, si confermano le tendenze favorevoli ad una destra nera, forse non nella misura da loro sperata, ma sempre in modo preoccupante (perfino l’ingresso di un nazista nel Parlamento europeo). Anche questo è un problema che le nuove istituzioni europee dovranno affrontare, assieme a quello dei crescenti populismi e autoritarismi ed alla complessa e delicata problematica relativa all’Ucraina.

Per quanto riguarda, più direttamente il nostro Paese,  ho detto che non è il caso di entrare nell’analisi e nella prospettiva di nuovi (o vecchi) scenari.

E’ indubbio che l’affermazione del Partito democratico dà al partito stesso e al suo segretario, che è anche il Capo del Governo, responsabilità nuove e maggiori, che richiedono precise risposte se si vorrà, come è ovvio, consolidare il risultato e trasferirlo sul piano politico interno. Noi possiamo dire soltanto ciò che ci aspettiamo dal “nuovo corso” che sembra uscire da questa valutazione:

–        Un cambiamento radicale della “politica”; quella che va mandata in soffitta è la vecchia politica, quella che allontana i cittadini, e si è fatta detestare per la mancanza di valori e per il perseguimento di finalità non sempre corrispondenti all’interesse della collettività; deve affermarsi, invece, un nuovo “costume” politico e un nuovo modo di essere dei  partiti;

–        Un programma concreto e preciso d’azione, concomitante con la svolta da imprimere all’Europa, che aiuti ad uscire dalla crisi e favorisca la creazione di nuove attività produttive, di nuovi posti di lavoro, di una nuova dignità delle persone, sia che lavorino, sia che abbiano cessato ogni attività lavorativa.

–        L’assunzione di una linea (di principio e di azione) nettamente democratica e antifascista, che blocchi nostalgie, speranze di ritorno al passato, tendenze autoritarie e populistiche, venti di razzismo e discriminazione;

–        L’avvio di una seria riforma dell’Amministrazione pubblica e della burocrazia, confrontata o concordata con le Organizzazioni sindacali;

–        La modifica della legge elettorale (“Italicum”) per garantire più democrazia, più possibilità e libertà di scelta per  i cittadini, maggiore espansione della rappresentanza;

–        Una riforma costituzionale che – nel differenziare il lavoro delle due Camere – conservi, tuttavia, al Senato la funzione di garanzia e di equilibrio; un  Senato elettivo e qualificabile davvero come “Camera Alta”, dotata di poteri reali e di competenze sostanziali, nel solco del complessivo disegno costituzionale;

–        Una riforma del titolo V della Costituzione, correggendo i difetti della riforma del 2001 e ricostruendo un quadro di autonomie reali, nel contesto complessivo di una Repubblica veramente unita.

–        Una riforma istituzionale e costituzionale che aumenti gli spazi di democrazia, attribuendo maggiori ed effettivi poteri alla volontà popolare, soprattutto per ciò che attiene alle varie forme di iniziativa popolare  (e relative garanzie di effettiva presa in considerazione da parte del Parlamento).

–        Un impegno reale per la diffusione della “cultura della cittadinanza”, attraverso strumenti di formazione e di apprendimento moderni, aggiornati e finalizzata soprattutto a creare cittadini partecipi, responsabili e solidali.

–        Un impegno veramente forte e deciso contro la illegalità e contro la corruzione, nella consapevolezza che non basta la normativa penale (ancorché rinnovata, come si spera, ripristinando il reato di falso in bilancio e l’autoriciclaggio e riconducendo ai livelli “normali” la disciplina della prescrizione), ma occorre puntare sulla prevenzione, sui controlli (senza deroghe) e soprattutto su un clima di “tolleranza zero” rispetto a qualsiasi atto o comportamento in contrasto con l’etica pubblica e privata.

Sono soltanto, come ho detto, sommarie indicazioni – rigorosamente fondate sui princìpi e sui valori costituzionali – che ci permettiamo di sottoporre alla responsabilità ed all’attenzione di chi, “premiato” dal consenso di molti cittadini, ha la possibilità e il dovere di utilizzarlo – al Governo, nel Parlamento e nella vita politica – come una vera opportunità di cambiamento e rinnovamento del Paese.

Carlo Smuraglia

12 maggio 1977, Amato: “Renzi tolga il segreto sull’assassinio di Giorgiana Masi” Autore: redazione da: controlacrisi.org

Oggi 12 maggio sono 40 anni della vittoria degli italiane e delle italiane nel referendum sul divorzio ma al contempo ricordiamo l’assassinio di Giorgiana Masi, la giovane studentessa uccisa durante una pacifica manifestazione che voleva festeggiare quella vittoria il 12 maggio 1977″. Lo afferma Fabio Amato, candidato al parlamento europeo per L’Altra Europa con Tsipras nella circoscrizione Centro.«Renzi nei giorni scorsi – scrive Fabio Amato, candidato al parlamento europeo per L’Altra Europa con Tsipras nella circoscrizione Centro, in una nota – ha parlato di rimuovere il segreto di Stato dalle stragi che hanno insanguinato il Paese. Oggi chiediamo al Presidente del Consiglio di desegretare ogni atto che riguarda la sanguinosa repressione di piazza di quel maledetto 12 maggio 1977. In particolare vorremmo sapere chi erano quegli uomini in borghese, che armi in pugno si muovevano liberamente tra i cordoni delle forze dell’ordine e che vennero fotografati da diversi quotidiani. Per il Questore dell’epoca non erano “né poliziotti, né carabinieri”. La domanda che da allora è senza risposta è: chi erano e chi li comandava?».

Per l’esponente de L’Altra Europa con Tsipras «la richiesta di verità e giustizia per Giorgiana Masi non è venuta meno con il trascorrere degli anni. In un’intervista al Corriere della Sera del 25 gennaio 2007 Cossiga disse di essere tra le cinque persone a conoscere il nome dell’assassinio di Giorgiana. Per questo bisogna scoperchiare gli archivi, rendere noti i rapporti di polizia e dei servizi di quei giorni perché fino ad oggi la magistratura nell’indagare si è scontrata con il muro di omertà dello Stato».

IV edizione Premio Immagini Amiche. Istituto Vaccarini di Catania premiato da: udi catania


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L’Istituto Vaccarini di Catania premiato dalla IV° Edizione del Premio Immagini Amiche

in Sicilia 42 le scuole che hanno accompagnato votazioni e percorsi didattici

Si è tenuta a Venezia la cerimonia conclusiva del premio Immagini amiche. La città è stata scelta per il lavoro condotto in questi anni nelle scuole del territorio per promuovere tra le giovani ed i giovani, la libertà nella costruzione delle identità personali.


Obiettivo del premio, arrivato alla sua quarta edizione, è passare dalla denuncia di ciò che non va alla visibilità di pratiche ed esempi positivi. Valorizzando quella comunicazione per immagini che non abusa del corpo delle donne utilizzando stereotipi e compie uno sforzo di creatività e rispetto.

L’iniziativa promossa dall’UDI Nazionale, dal Parlamento Europeo e dalla Città di Venezia, attraverso l’Assessorato alla Cittadinanza delle Donne con il servizio Europe Direct, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica.

La cerimonia di premiazione, condotta dall’attrice Giorgia Cardaci, si è svolta a Venezia presso l’Ateneo Veneto, alla presenza della giornalista e scrittrice Daniela Brancati, presidente del premio, di Vittoria Tola responsabile dell’Udi Nazionale, di Bruno Marasà dell’Ufficio italiano del Parlamento europeo, dell’assessora alle Pari opportunità del comune di Venezia Tiziana Agostini, e della senatrice Cecilia Guerra.


I premi

“San Crispino” e “Edison” per la categoria pubblicità televisiva; “Riconosci la violenza”, “Meno giallo più rosa” e “Avon Cerchi d’acqua” per le affissioni; “Novolac” e “Avon” per la pubblicità cartacea; “Rai news 24” per la televisione; “InGenere” e “Toponomastica femminile” per il web; il Comune di Formia quale città virtuosa, e infine l’istituto Venturi di Modena e l’istituto Vaccarini di Catania, tra le scuole in concorso. Il Comune di Venezia ha ricevuto la menzione speciale fuori concorso.


La selezione

La giuria ha selezionato tre finalisti per ogni categoria in base alle segnalazioni arrivate sul sito www.premioimmaginiamiche.it. La commissione è presieduta dalla giornalista e scrittrice Daniela Brancati e composta da Vittoria Tola – Responsabile Nazionale UDI, Clara Albani – Cofondatrice del premio, Bruno Marasà – Ufficio italiano del Parlamento Europeo, Monia Azzalini – Ricercatrice, Gioia di Cristofaro Longo – Docente Antropologia Università La Sapienza, Loredana Lipperini – scrittrice e giornalista, Valeria Monti – esperta di comunicazione d’impresa.

Le elezioni europee e i trattati da rifare | Fonte: micromega | Autore: Luciano Gallino

Sulle condizioni di vita dei cittadini europei, già afflitti dalle politiche di austerità, incombono altri rischi presenti in alcuni trattati che la Ue si accinge a varare o sono appena entrati in vigore. Riguardano i salari pubblici e privati; i diritti del lavoro; le politiche sociali; lo stato della sanità pubblica; il sistema previdenziale; la sicurezza alimentare; infine la possibilità di una crisi economica ancora più grave dell’attuale. Le prossime elezioni europee offrono una importante occasione sia per cominciare finalmente a discutere in pubblico di tali rischi, sia per fermare un paio dei trattati ancora non sottoscritti perché su di essi il Parlamento europeo ha diritto di veto.

Un trattato che potrebbe venire subito bloccato da Strasburgo è quello sull’Unione bancaria. L’idea alla base era valida: impedire che in futuro l’eventuale dissesto di grandi banche private sia di nuovo caricato sul bilancio pubblico dello Stato in cui hanno sede, com’è avvenuto dal 2008 in poi. Ma la bozza varata nel dicembre scorso contiene gravi difetti. L’autorità per accertare se una banca è in difficoltà e avviare al caso una procedura di fallimento o amministrazione controllata (resolution) sarebbe affidata alla sola Bce. Il che da un lato attribuisce alla Bce un potere enorme, dall’altro lascia fuori dall’Unione bancaria il Regno unito, poiché non fa parte dell’Eurozona; il quale non solo è la maggior area finanziaria del continente, con tre banche sulle prime venti (Hsbc, Barclays e Royal Bank of Scotland) che totalizzano 7 mila miliardi di dollari di attivi; è pure il Paese in cui nella primavera 2008, quindi prima ancora che in Usa, si verificarono i maggiori disastri bancari.

Inoltre il meccanismo di risoluzione è complicatissimo, e può richiedere mesi per venire attivato, mentre una banca può entrare di crisi in un paio di giorni, e in altrettanti deve essere salvata o lasciata fallire. Il capitale che le banche stesse dovrebbero accantonare — con calma, entro il 2026 — per salvare le consorelle in crisi è di 55 miliardi: somma ridicola, se si pensa che il solo crollo della Hypo Real Estate nel 2009 costò al governo tedesco 142 miliardi. Ma il difetto peggiore della bozza dell’Unione bancaria consiste nell’avallare l’idea che la crisi apertasi nel 2008 fosse dovuta a difetti di regolazione del sistema bancario, piuttosto che a un modello d’affari fondato sulla creazione esponenziale di debito. Sulla strada di questo trattato si profila al momento un grosso ostacolo. Infatti il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, ha già dichiarato che lo considera un pessimo errore, per cui il Parlamento voterà no. Ma di certo il suo compatriota-avversario Schäuble insisterà per ripresentarlo dopo le elezioni.

Un’altra minaccia pendente sulla testa degli europei è il Ttip (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti). La Ce ha tenuto centinaia di riunioni riservate con gli americani per varare un accordo che offre allecorporationsUsa mano libera nella Ue, scavalcando qualsiasi legge che ostacoli le loro attività in Europa, e a quelle europee di fare altrettanto in Usa. Basti pensare che gli Usa non hanno mai sottoscritto le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro concernenti la libertà di associazione sindacale; il diritto a contratti collettivi in tema di salari; la parità di retribuzione uomodonna; il divieto di discriminazione sul lavoro a causa di differenze di etnia, religione, genere, opinione politica. Se il Ttip fosse approvato, le migliaia di sussidiarie americane operanti in Europa potrebbero rifiutarsi di applicare tali convenzioni. Le medesime società potrebbero anche ignorare la legislazione europea in tema di ambiente, controlli sui generi alimentari, divieto di usare ogm, sostanze nocive negli ambienti di lavoro; una legislazione che nell’insieme è assai più avanzata di quella americana. Pertanto il Ttip è stato accusato da numerose Ong di essere un progetto politico inteso ad asservire ancor più i lavoratori ai piani dellecorporations, privatizzare il sistema sanitario, e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire.

Contro la minaccia del Ttip si ergono fortunatamente degli oppositori di peso. Uno potrebbe essere di nuovo il Parlamento europeo, visto che questo ha già bocciato nel 2012 un progetto analogo che si chiamava Acta (Accordo commerciale contro la contraffazione). Esso avrebbe esteso grandemente la sorveglianza elettronica non solo sui siti web, ma perfino sui pc dei privati. Un altro oppositore è nientemeno che il Senato Usa, dove il leader della maggioranza demo-cratica, Harry Reid, pochi giorni fa ha respinto la richiesta del presidente Obama di aprire all’esame del Ttip (e di un trattato gemello con l’Asia) una “pista veloce” (fast track). Ciò comporterà un cospicuo allungamentodei tempi per la discussione del Ttip, piaccia o no a Bruxelles.

Poi c’è il Patto fiscale, cheda quest’anno obbliga gli stati contraenti a ridurre il debito pubblico al 60 per cento del Pil o meno, al ritmo di un ventesimo l’anno. Il Pil italiano 2013 è stato di 1560 miliardi. Il debito si aggira sui 2060 miliardi, pari al 132 per cento del Pil. Gli interessi sul debito superano i 90 miliardi l’anno, con tendenza a crescere, di cui 80 pagati con l’avanzo primario (la differenza tra le tasse che lo stato incassa e quello che spende in stipendi, beni e servizi). Per scendere alla quota richiesta dal Patto, che varrebbe 940 miliardi, bisognerebbe quindi recuperare 1.120 miliardi. Divisi per venti, fanno 56 miliardi l’anno. Dove li prende tanti soldi, per quasi una generazione, uno stato che ha incontrato gravi difficoltà al fine di trovare due o tre miliardi una tantum per eliminare l’Imu? Naturalmente, ecco levarsi il ditino ammonitore degli esperti neoliberali: ciò che conta non è il valore assoluto del debito da scalare, bensì il rapporto debito/Pil. Certo, se il Pil crescesse in termini reali del 4 per cento l’anno, pari a oltre 62 miliardi nel 2014 e poi via a crescere, il Patto fiscale farebbe meno paura. Accade però che le previsioni più ottimistiche non vadano al di là dell’1 per cento o meno per molti anni a venire. Con questo tasso di crescita, risulta impossibile far fronte all’impegno assunto.

Le soluzioni potrebbero essere diverse, tra le quali chiedere alla Ue di ridiscutere il trattato escludendo dal rapporto debito/Pil la colossale spesa per interessi. Ma in fondo il problema non è il suddetto rapporto. È l’idea che a forza di contrarre la spesa pubblica si arrivi a ripagare il debito. Grazie a tale idea perversa, lo stato italiano sottrae all’economia 80 miliardi l’anno, a causa di un iugulatorio avanzo primario usato solo per pagare gli interessi (e non tutti), facendo così precipitare il Paese in una spirale inarrestabile di deflazione. In altre parole, l’austerità imposta da Bruxelles sta soffocando l’economia italiana, dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna. Sarebbe un grande tema da sottoporre al più presto a una discussione pubblica, insieme agli altri indicati sopra, e adattissimo per l’agenda del Parlamento europeo; a condizione, ovviamente, di mandarci qualcuno il quale non pensi che l’austerità e il resto siano una cura mentre sono il malanno.