Appello dell’Anpi per europee e amministrative

Appello dell’Anpi per europee e amministrative

Qui di seguto gli appelli che l’Anpi lancia a tutti gli elettori in vista delle prossime elezioni per il rinnovo di numerosi consigli comunali e del Parlamento europeo.

Appello dell’ANPI per le elezioni amministrative del 25 maggio
Per  un’Italia rinnovata, nei valori della Costituzione, dell’antifascismo e della democrazia

Il 25 maggio, in molti Comuni d’Italia, ci sarà il rinnovo dei Consigli Comunali e l’elezione dei Sindaci.
Un voto importante, non solo perché concomitante con quello “europeo”, ma anche perché potrà incidere positivamente sul tessuto democratico del Paese, proprio negli organismi più vicini alle esigenze ed alle necessità delle cittadine e dei cittadini..
L’ANPI – in assoluta indipendenza ed autonomia rispetto ai programmi ed alle persone che ognuno dei partiti riterrà di presentare agli elettori – ritiene doveroso, in primo luogo, invitare tutte le cittadine e i cittadini a partecipare al voto. La sovranità popolare si esprime – prima di tutto – votando; e non è accettabile che, proprio in un momento così complesso e difficile della vita del Paese, delle istituzioni, degli enti locali, si rinunci a questo diritto, che – nel contempo – è anche assunzione di responsabilità e condizione per esigere dagli eletti il rispetto degli impegni assunti.
Ma riteniamo anche doveroso riflettere su alcuni princìpi fondamentali ed essenziali per il futuro dell’Italia, in tutte le sue articolazioni democratiche:
è necessario che la politica torni, ovunque, alla sua funzione essenziale, che è quella di perseguire l’interesse collettivo come meta fondamentale e imprescindibile, nei modi e nelle forme indicate da tutta l’esperienza democratica;
è necessario restituire effettività all’art. 97 della Costituzione, che richiede il “buon andamento” e “l’imparzialità” dell’amministrazione pubblica;
è indispensabile anche creare le condizioni perché i cittadini eletti a cariche pubbliche adempiano alla loro funzione “con disciplina e onore” e con precisa osservanza della Costituzione e delle leggi (art. 54 Cost.);
le amministrazioni che verranno elette dovranno garantire correttezza, trasparenza e rigore morale, escludendo ogni interesse privato nella gestione della cosa pubblica; dovranno altresì favorire la partecipazione;
le amministrazioni devono considerare come prioritaria la lotta per la legalità e per il rispetto delle regole di convivenza civile, nonché l’impegno  contro la criminalità organizzata;
i candidati dovranno indicare specificamente agli elettori gli strumenti che metteranno in campo – se eletti – per realizzare gli obiettivi di cui al punto che precede;
deve essere, da parte delle amministrazioni locali, realizzato un impegno diffuso contro il razzismo, e le discriminazioni in ogni forma, nonché contro ogni rigurgito di fascismo-nazismo e/o di propensioni populistiche ed autoritarie;
al centro della politica delle future amministrazioni comunali devono essere collocati: il lavoro, l’attenzione per le esigenze sociali  delle donne (la cui realizzazione è indispensabile perché si possa parlare di parità e di pari opportunità); una particolare attenzione nei confronti dei giovani, che vanno in tutti i modi aiutati a realizzarsi e ad occupare, nella società, il posto che loro spetta.

Su queste linee chiediamo ai partiti di privilegiare, nella formazione delle liste (paritarie) candidati che accettino questa impostazione e questi impegni, che siano non solo incensurati, ma anche privi di condanne giudiziarie, che non abbiano conflitti di interesse attuali o  potenziali con le Amministrazioni che dovrebbero guidare e che, per le loro qualità di indipendenza, preparazione, autonomia, probità, correttezza possano  riscuotere la fiducia dei cittadini; che infine si impegnino a praticare concretamente l’antifascismo e la democrazia, adempiendo anche al dovere della memoria.

Queste votazioni devono costituire la prima dimostrazione di una nuova politica  e di un nuovo impegno personale dei candidati, improntati al rigore morale, alla trasparenza, alla correttezza, al rispetto delle esigenze delle cittadine e dei cittadini, al rispetto di una Costituzione, che è profondamente e intrinsecamente democratica e antifascista; è dunque dovere primario di chi riveste cariche elettive di far rispettare i valori fondamentali della nostra convivenza civile, così come espressi nella Carta Costituzionale, respingendo – nell’azione quotidiana di governo – ogni tentativo di metterli in discussione con iniziative che richiamino al fascismo di qualunque tipo ed al nazismo.

Appello dell’ANPI per le votazioni europee

Il 25 maggio si voterà, in Italia e in altri Paesi, per le istituzioni dell’Unione europea. Si tratta di un voto di straordinaria importanza, prima di tutto per il particolare momento politico in cui si svolge; in secondo luogo perché recenti vicende, come quelle della Francia, dove l’avanzamento della destra (anche se meno vistoso e uniforme di quanto si creda), rappresenta comunque un segnale rilevante, assieme al diffondersi di manifestazioni nazifasciste e razziste a livello europeo e di incontri tra esponenti della destra più nera, a livello europeo, devono indurre tutti a particolare attenzione ed allarme ed a valide scelte per contrastare un pericolo attuale e reale; infine perché è l’occasione per cambiare l’Europa, dando alle sue istituzioni un volto nuovo, davvero unitario ed efficace e un indirizzo sociale diverso da quel liberismo sfrenato che ha costituito finora la base dell’azione dell’Unione europea, in tutti i suoi organismi.

Si tratta di dar vita ad un Parlamento con più ampi poteri, compreso quello di eleggere il Presidente della Commissione; si tratta altresì di riordinare gli altri organismi, rendendo più efficace ed unitaria l’azione dell’Unione Europea. Ma soprattutto si impone una svolta nella politica, che deve essere forte, unitaria, ma anche sociale, senza rigorismi inutili e dannosi e proiettata, anziché alla semplice difesa contro la crisi, al rilancio, allo sviluppo, all’incoraggiamento della crescita ed alla creazione di nuovi posti di lavoro “dignitoso”.

Contro questa Europa ci sono tendenze centrifughe e negative; cresce anche la spinta, in diversi Paesi, verso una destra non tanto liberale, quanto e soprattutto conservatrice, autoritaria e, spesso, razzista. Queste tendenze, che minerebbero alla base la stessa unione fra gli Stati europei e la sua forza, vanno respinte, perché, se riuscissero a prevalere, non solo produrrebbero la disgregazione dell’Europa, ma  farebbero rinascere, in vari Paesi, pericolose forme di nazionalismo. Questa è l’occasione giusta per rafforzare l’unità con lo strumento fondamentale: il voto. In una fase così delicata e complessa della vita del nostro Paese e dell’Europa sarebbe davvero assurdo rinunciare all’esercizio di un diritto fondamentale, in cui si esprime la sovranità popolare.

L’esigenza, tutta politica, di rinnovamento e di svolta anche di carattere economico-sociale, che ridia al lavoro il suo vero valore e la sua dignità, come elemento fondamentale per lo sviluppo della persona, deve essere dunque colta dalle cittadine e dai cittadini, esprimendo un voto fortemente partecipato ed orientato al cambiamento nel senso suindicato, perché l’Europa possa contare di più, sul piano economico e sul piano politico, in un mondo attraversato da venti di guerra e colpito da violente spinte discriminatorie, nel quale prosperano ed aumentano le disuguaglianze, le privazioni di libertà, la perdita della dignità umana.

L’ANPI chiede fin d’ora un cambio di indirizzo del Governo europeo, soprattutto nei confronti di Governi nazionali (come l’Ungheria) apertamente filo-fascisti; nonché una politica estera nei confronti dell’Ucraina, che pretenda il rispetto delle regole democratiche e il rifiuto delle forme risorgenti di fascismo e nazismo.
L’ANPI chiede altresì l’impegno dell’Europa per una politica di accoglienza per quanti fuggono da guerre, dittature e carestie.
L’ANPI, insomma, invita tutti i cittadini a partecipare attivamente e consapevolmente al voto; invita altresì tutti a privilegiare le tendenze innovatrici nella politica e nell’economia, nell’intento di dare vita ad un’Europa unita, sociale e antifascista.

L’ANPI si rivolge ai partiti perché mettano da parte gli interessi particolari e pensino soprattutto all’interesse collettivo, creando,  in una nuova Europa politica e sociale, la fondamentale garanzia della pace, del superamento delle disuguaglianze e del rigetto di ogni spinta populista ed antiunitaria. A questi princìpi ed indirizzi dovrà ispirarsi la formazione delle liste, con candidati noti per la loro probità e preparazione, privi di precedenti penali e di pendenze giudiziarie, disposti concretamente a dedicarsi appieno alla realizzazione degli obiettivi sopraindicati.

Si rivolge, infine, ai candidati, perché accettino le prospettive di cui sopra e le facciano proprie, impegnandosi a realizzarle, se eletti, nelle istituzioni europee e nelle proprie sedi, nella convinzione che solo una nuova politica, un nuovo rigore morale ed un impegno effettivo, potranno creare le condizioni per la sconfitta di tanti che, più o meno in silenzio, stanno lavorando per la disgregazione dell’Europa, per l’uscita dalle sue istituzioni e dall’euro e di tutti coloro che cercano di favorire una svolta a destra, che ci ricondurrebbe ad anni bui e tristi, che vogliamo che siano superati per sempre.

Insomma, le votazioni europee devono svolgersi all’insegna dell’antifascismo e della democrazia; e per questo fine devono impegnarsi non solo i partiti, ma anche i cittadini che aspirano ad un futuro civile, sociale, democratico e di pace.

Invalsi, chi li conosce li evita da: il manifesto.it

Riec­coli! Chi? I test Invalsi. Cosa sono? A cosa ser­vono? Nella scuola pri­ma­ria si sono svolti il 6 e 7 mag­gio. Ma pochi sono i geni­tori di stu­denti e alunni che li cono­scono, che sanno di cosa si tratta. Anche se abi­tano insieme ai loro figli, nella stessa scuola dei pro­pri figli, da più di dieci anni.
Chi invece li cono­sce bene sono le case edi­trici sco­la­sti­che che di fronte a ogni novità o pseudo novità, anche se nociva per i ragazzi, cer­cano soprat­tutto il busi­ness. I docenti della scuola Iqbal Masih di Roma e il blog geni​to​reat​tivo​.word​press​.com stanno pro­vando a far cono­scere di più ai geni­tori dei loro stu­denti la natura e il fun­zio­na­mento di que­sti test. Con una con­vin­zione: se li cono­sci, li eviti. Di più: se li cono­sci, li com­batti. Per­ché fanno male alla scuola e ai ragazzi.

La cosa aber­rante? La tipo­lo­gia tutta a quiz delle prove. La loro assur­dità ed estra­neità a qual­siasi per­corso di cono­scenza. E le moda­lità della «som­mi­ni­stra­zione» ai ragazzi: può esi­stere, all’interno dell’istituzione sco­la­stica, parola peg­giore di que­sta: som­mi­ni­stra­zione? Si prenda per esem­pio un dato: il tempo con­cesso agli stu­denti per lo svol­ge­ri­mento, leg­gere i testi e met­tere le cro­cette, per­ché di poco di più si tratta.
Come sanno tutti i bam­bini che hanno svolto le prove, come sanno gli inse­gnanti che le hanno «som­mi­ni­strate», il tempo per scri­vere tutte le rispo­ste nelle prove di ita­liano è di 45 minuti. Un lavoro deci­sa­mente al di sopra delle pos­si­bi­lità della media di un bam­bino che sta finendo la seconda ele­men­tare. E’ evi­dente che le prove nel loro insieme non sono solo l’esito di una pur col­pe­vole improv­vi­sa­zione, o di sciat­te­ria, ma una mani­fe­sta­zione di scarsa cono­scenza dei pro­cessi di appren­di­mento o di voluta dimen­ti­canza di ciò che ne costi­tui­sce l’aspetto com­plesso, dif­fi­cil­mente valutabile.

Le com­pe­tenze non sono una sequenza di fatti misu­ra­bili, ma pro­cessi che, come dimo­strano gli attuali ripen­sa­menti degli esperti di oltreo­ceano sul testing, abbi­so­gnano ancora di molta ricerca sul campo per essere ana­liz­zati e valu­tati. Ricerca che dovrebbe tor­nare nell’alveo del lavoro uni­ver­si­ta­rio e che, sicu­ra­mente, l’Invalsi non sta svol­gendo.
I geni­tori degli stu­denti difen­de­ranno i loro figli da chi sta facendo loro del male? La rispo­sta è tri­ste­mente nota: no. Per­ché sono impe­gnati e distratti in cose che sem­brano oggi molto più impor­tanti dell’attenzione alla salute men­tale dei pro­pri figli e del loro benes­sere sco­la­stico. Per­ché dalla scuola-azienda sono stati ridotti al ruolo di sem­plici clienti-consumatori. Per­ché quasi sem­pre i geni­tori dei minori sono peg­gio dei loro geni­tori. Per­ché i docenti e la scuola pub­blica ita­liana, da tempo, si è persa i geni­tori dei pro­pri stu­denti. E senza il recu­pero di un patto forte con loro i docenti ita­liani, spol­pati in que­sti anni dei loro diritti e delle loro libertà ed edu­cati a una dif­fi­denza pro­gram­ma­tica nei con­fronti della pro­pria “utenza”, non hanno alcuna spe­ranza di miglio­rare la situazione.

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ANPI news n. 120

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

 

“70 ANNI, CON LA LIBERTA’ NEL CUORE”: il 6 e 7 giugno a Roma celebrazione del 70esimo anniversario della fondazione dell’ANPI

 

ARGOMENTI

 

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

Dunque, la Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ho detto “definitivamente” non per caso(…)

Quello che è accaduto in questi giorni, a Milano, è semplicemente colossale. Non mi interessa disquisire sul fatto se si tratta di una nuova Tangentopoli o della stessa. L’unica cosa che appare certa è che  adesso sembrerebbe trattarsi di Comitati di affari che lavorano per sé; e ci riescono, nonostante che ci sia stato assicurato, fin dall’inizio, che  in vista dell’Expo ci sarebbero stati controlli particolarmente intensi soprattutto sugli appalti(…)

A Milano, sabato scorso, sono state asportate tre corone collocate di recente sotto le lapidi dedicate a caduti per la Libertà. Un altro atto di inequivocabile matrice fascista (chi altro potrebbe anche solo concepire un atto del genere?), che fa il paio – del resto – con la manifestazione prettamente fascista svoltasi, ancora a Milano, pochi giorni fa(…)

 

 ANPINEWS N.120

mercoledì 14 maggio alle ore 17 a Palagonia in piazza Garibaldi nel Palazzo Blandini La Rete Antirazzista Catanese e le altre realtà che operano a favore dei diritti dei migranti contro le politiche di segregazione e di militarizzazione del territorio si incontreranno in assemblea

La Rete Antirazzista Catanese e le altre realtà che operano a favore dei diritti dei migranti contro le politiche di segregazione e di militarizzazione del territorio si incontreranno in assemblea
mercoledì 14 maggio alle ore 17 a  Palagonia in piazza Garibaldi nel Palazzo Blandini. Verranno discussi i recenti fatti avvenuti a Caltagirone
che hanno coinvolto centinaia di minori arrivati  da poco in Sicilia e  smistati in un centro allestito ad hoc in strutture inidonee. Una improvvisata gestione del fenomeno migratorio che sconta la
>mancanza di un piano di accoglienza regionale e nazionale surrogato da improvvisate misure emergenziali messe in campo da leggi razziste (dalla Turco- Napolitano sino alla Bossi-Fini) che si
traducono sempre più in pratiche segregazioniste e in business della (non)accoglienza sulla pelle dei migranti. Si esporrà inoltre  quanto è emerso dalla prima assemblea di Augusta, tenutasi l’11
>maggio, che ha avviato un primo confronto nel siracusano tra le singole realtà ed  esperienze  territoriali dal fronte della difesa dei diritti dei migranti, affinché le  stesse possano
>raccordarsi facendosi promotrici di un comune percorso auto-organizzato – democratico, antirazzista e antimilitarista – che diventi  laboratorio dal basso di solidarietà attiva e contaminazione
culturale ed etnica, al fine di contrastare il formarsi di monopoli speculativi sull’accoglienza . Un percorso che, da  Siracusa a Trapani, faccia della Carta di Lampedusa la propria cartina di tornasole,
per affermare e difendere:
>LA LIBERTA’ DI MOVIMENTO e di costruire e realizzare il proprio progetto di vita per tutti gli esseri umani, scegliendo il luogo in cui stabilirsi e ricongiungersi con i propri cari;
>LA LIBERTA’ DI RESTARE come libertà di tutti/e di non essere costretti/e ad  abbandonare il proprio paese in cui si nasce o che si abita quando non si sceglie di farlo, e come libertà di abitare qualsiasi luogo;
>LA LIBERTA’ DI RESISTENZA a politiche tese a creare divisione, discriminazione, sfruttamento e precarietà degli esseri umani, e che generano diseguaglianza e disparità;
>LA SMILITARIZZAZIONE DEI CONFINI con la completa riconversione delle risorse investite in operazioni militari per assicurare percorsi di arrivo garantito per le persone che migrano per necessità,
>nonché per scopi sociali rivolti a tutte e tutti.
>Verrà infine concordato il programma della manifestazione regionale che si svolgerà il 24 maggio davanti al Cara di Mineo (vedi volantino allegato).
>
>PER UN MEDITERRANEO PONTE DI PACE, SOLIDARIETA’ E CONTAMINAZIONE  TRA POPOLI E  CULTURE

riProposta per una buona scuola da: Like @ Rolling Stone Mauro Presini

riProposta per una buona scuola

9 maggio 2014

La legge di iniziativa popolare “Una SeiUnaBravaScuolabuona scuola per la Repubblica” è una proposta di legge presentata nel 2006 (dopo aver raccolto ben 100.000 firme) ma i cui contenuti sono assolutamente innovativi.
Si tratta della proposta più ampia e organica mai prodotta dal mondo della scuola. Presenta l’esito di un dibattito e di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa.

In contraddizione con gli enunciati propagandistici di tutti i Governi che si sono succeduti, di attuare riforme condivise o “dal basso”, anche questa legge di iniziativa popolare, è stata “abbandonata in un cassetto”. Quegli stessi Governi che, ora come allora, dichiarano di voler fare riforme condivise, ascoltando il paese, non l’hanno mai discussa.
Per questo motivo il mondo della scuola lancia un appello ai parlamentari della Repubblica affinché sottoscrivano e ripresentino a loro nome la legge “Per una buona scuola per la Repubblica”, impegnandosi a portarla di nuovo all’attenzione del Governo e del Parlamento.

LA SCUOLA NELLA LEGGE:

intestaUna scuola pubblica, laica e pluralista: capace di garantire a tutte e tutti il diritto all’istruzione.
Risorse certe ed adeguate: il 6% del Pil, perché una buona scuola è la base della democrazia e del futuro di una società
Estensione dell’obbligo scolastico ai 18 anni.
Vivibilità delle classi e qualità della relazione educativa: non più di 22 alunni per classe e continuità didattica dei docenti.
Integrazione vera: dotazione organica aggiuntiva per il sostegno, l’alfabetizzazione, la lotta alla dispersione scolastica.
Programmi moderni, efficaci, condivisi.
Funzione docente: unicità, pari dignità, qualificazione.
Partecipazione di tutti alla gestione della scuola: rilancio ed estensione degli organi collegiali elettivi.
Autovalutazione delle scuole per un miglioramento continuo.
– Un piano straordinario di edilizia scolastica

Sul sito http://adotta.lipscuola.it/ il testo integrale della Legge, la sua storia, la campagna per rilanciarla
facebook.com/adottalalipscuola per condividere e seguire l’iniziativa

Contro la devastazione della scuola pubblica, rilanciamo la Legge di iniziativa popolare
per la buona scuola disegnata dagli art. 3, 33, 34 della nostra Costituzione.

Adottiamone le parole, le idee, le speranze, condividiamola e facciamola condividere
Vai e fai andare sul sito:

http://adotta.lipscuola.it/

Clicca sulla/e parola/e (max 3) che vuoi adottare e se vuoi spiegane brevemente il perché.
Facciamola diventare tutta colorata, poi cercheremo deputati che la riportino in Parlamento.

Test Invalsi da girls & boy…cottare da: Like @ Rolling Stone Mauro Presini

12 maggio 2014

no-alle-prove-invalsi_mediumRicevo e diffondo molto volentieri questo comunicato dell’Unione degli Studenti che invita al boicottaggio dei test Invalsi.

A meno di un mese di distanza dal test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso, martedì 13 maggio 2014 verranno somministrati i test INVALSI alle studentesse e agli studenti frequentanti il secondo anno di scuola superiore. I test INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema d’Istruzione e formazione) sono prodotti annualmente dall’omonimo ente di ricerca che, grazie al D.L. n.286 dipende economicamente e politicamente dal MIUR, gestisce il Sistema Nazionale di Valutazione, prepara e somministra su base censuaria  i test INVALSI.  A marzo 2013 il Consiglio dei Ministri di un governo dimissionario ha approvato un Regolamento riguardante il Servizio Nazionale di Valutazione istituito nel 2004, attraverso cui: l’INVALSI  consoliderà il proprio ruolo centrale; i test INVALSI verranno introdotti nell’esame di maturità (quest’anno somministrati come indagine campionaria, mentre, a partire dal prossimo anno, faranno punteggio per l’esame di maturità e serviranno come test d’ammissione all’università); e verranno individuati Ispettori Esterni che si occuperanno di visite sul campo nelle scuole.
È di duplice natura il fine per il quale il MIUR si avvale dei test INVALSI: da una parte per costruire un preciso modello di scuola antidemocratico, escludente e nozionistico, attraverso una valutazione che fissa gli obiettivi minimi e massimi in termini di “qualità”, dall’altra parte per giustificare le politiche del MIUR stesso, senza potervi incidere realmente. E’, infatti,  interessante notare come al generale calo della qualità dell’istruzione, registrato dai test, siano seguite politiche di tagli trasversali e di smantellamento della scuola pubblica.
Secondo l’Ente di ricerca la finalità dei test sarebbe valutare il sistema scolastico. Eppure, l’INVALSI è l’unico Istituto in Europa a svolgere i test su base censuaria e non campionaria, facendo oltretutto  ammontare i costi a 14 milioni di euro l’anno per la loro somministrazione.  Una cifra inaccettabile se solo si pensa al susseguirsi di tagli trasversali al diritto allo studio, alle condizioni disastrose in cui si trovano l’edilizia scolastica e la scuola pubblica in generale.
valutati-non-schedatiI vari governi che si sono susseguiti in questi anni, sia di destra che di sinistra, hanno fatto sì che l’intero sistema scolastico venisse sottoposto alle leggi aziendalistiche del mercato, pensando che in questo modo la scuola potesse divenire più efficiente. La retorica esasperata della necessità di parametri scientifici che vadano a verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti oltre che a fallire nel proprio intento, soffoca la didattica, le attitudini e  le capacità individuali degli studenti che nei test INVALSI non trovano riscontro. Lo strapotere  assunto dall’INVALSI e la preparazione ossessiva di cui necessitano i test hanno svolto la funzione di promuovere sottobanco una vera e propria “riforma della didattica”. Infatti, a causa del pericoloso meccanismo di premialità che il MIUR intende mettere in campo a seguito dei risultati del test e alla conseguente  allocazione di risorse che deriva da tale classificazione delle scuole italiane, i docenti sono sempre più propensi a dedicare una consistente percentuale di ore di didattica all’insegnamento di ciò che è necessario per superare i test. Coloro che ci rimettono maggiormente sono gli studenti, che si vedono sottrarre i momenti più formativi del proprio percorso scolastico, sostituiti da una forte competizione e da un’attenzione eccessiva al voto.
Spesso, di fronte al rifiuto di questo modello di valutazione ci siamo sentiti rispondere che la nostra è solo paura di essere valutati. Al contrario, noi da anni ci facciamo promotori di un’idea alternativa di valutazione, che non sia più utilizzata come mero strumento di controllo e di punizione, bensì come uno strumento di crescita collettiva e individuale, svincolato dalle logiche di mercato e di competitività che ad oggi la contraddistinguono. Pensiamo che si debba inserire nel processo di valutazione modalità quali l’autovalutazione, la valutazione dello studente verso il docente e  la valutazione narrativa, che vedano i percorsi formativi come processi circolari in cui la valutazione metta in luce le lacune e i punti di forza delle metodologie di insegnamento, dello studente o dell’istituto in generale.
I test INVALSI non sono obbligatori né per i docenti né per gli studenti. L’art. 51 comma 2 del D.L. del 9 febbraio 2012 n.5 annovera le prove INVALSI tra le “attività ordinarie”. Pertanto, anche la somministrazione dei test INVALSI deve essere discussa democraticamente nei collegi docenti, nei consigli di classe e nelle assemblee.
I test sono strumenti di valutazione esterna e in alcun caso possono essere ritenuti utili all’attribuzione di voti ordinari agli studenti. La loro valutazione nei registri di classe contraddice la normativa sulla privacy in merito allo svolgimento delle prove (D.L. n.147/2007 convertito con modificazioni dalla legge n.176/2007).
20130509_invalsi_no1Nel caso in cui un professore valuti la tua prova INVALSI o minacci di farlo, in allegato puoi scaricare il modulo della vertenza per impedirglielo.
Il 13 maggio boicotteremo i test INVALSI perché:
– Costosi: ogni anno vengono spesi 14 milioni di euro per la somministrazione dei test, mentre ci viene detto che “non ci sono soldi” per finanziare l’edilizia scolastica o il diritto allo studio;
– Dannosi: producono una didattica nozionistica che considera gli studenti numeri e non persone. I test sono incapaci di valorizzare le intelligenze di tutte e tutti;
– Escludenti: sono basati su un concetto di merito sbagliato che ignora le disuguaglianze socio-economiche profonde che ci sono tra gli studenti;
Antidemocratici: sono costruiti dal MIUR e dall’INVALSI mentre la valutazione dovrebbe essere un tema costantemente discusso e deciso nelle scuole dal basso.
Il 13 maggio non compileremo a testa bassa dei test di cui non condividiamo né la natura né lo scopo ma con scioperi bianchi, blocchi delle lezioni, flash mob e assemblee fuori e dentro le scuole faremo sentire le nostre ragioni! Facciamo appello alle realtà del mondo scuola, agli studenti e ai docenti tutti : fermiamo la standardizzazione dei saperi, rivendichiamo e pratichiamo modelli di altra-valutazione!

Scarica e distribuisci il Volantino NOINVALSI (74)
Scarica e diffondi  le Istruzioni per l’uso contro i test Invalsi (75)
Scarica e fai approvare nei Consigli d’istituto/classe/etc l’ORDINE DEL GIORNO NO INVALSI (281)
Approfondisci! Cos’è il Servizio Nazionale di Valutazione? NUOVO SNV (218)
Approfondisci – Cos’è la Valutazione Narrativa? Scheda valutazione narrativa e Invalsi (17)
Il tuo prof ha valutato la tua prova INVALSI o minaccia di farlo? Scarica qui il modulo della Vertenza Repressione INVALSI (981)
Leggi, stampa e consegna ai docenti la lettera degli studenti contro i test

La Lega della terra costola di Forza nuova Il “dialogo” con gli enti locali, gli uomini, i programmi e le amministrative di maggio Redazione – Osservatorio democratico – 09/05/2014

Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, così si esprimeva il 23 settembre 2013 a Legnago in provincia di Verona: «In Italia moltissimi sono tornati a coltivare il proprio orto, hanno preso dallo zio o dal nonno quello che aveva e se lo stanno iniziando a gestire. C’è una vera e propria rivoluzione in atto». Visto che «l’Italia va verso il baratro», affermava, «l’unica possibilità è il ritorno alla terra». Però ci vuole «una forza politica che spinge questa rivoluzione». Questa forza, aggiungeva Fiore, è la Lega della Terra, a cui prevedeva uno «sviluppo importante».
Nei mesi seguenti la Lega della terra, nata da una costola di Forza Nuova, ha fiancheggiato il movimento “9 dicembre”, che aveva in programma di «fermare l’Italia», insieme ai Forconi e ai Comitati Agricoli di Danilo Calvani (quello che voleva cacciare Presidente della Repubblica e Parlamento e dare «tutto il potere ai militari»). Daniele Spairani, già coordinatore di Forza nuova della Provincia di Pavia e presidente della Lega stessa, nell’occasione dichiarava orgogliosamente che «nessuno tra coloro che scenderà in strada il 9 dicembre, ha le idee così chiare come le nostre per il rilancio e la valorizzazione dell’agricoltura italiana». E citava a dimostrazione di ciò il proprio Piano Agricolo Nazionale, che a suo dire era l’unico progetto organico esistente nel nostro paese.
Il movimento “9 dicembre” in effetti è andato come è andato, ma la Lega della Terra ha sviluppato la sua attività. Nel marzo del 2014 si è costituita come Federazione nell’ambito del Sicel (Sindacato italiano – confederazione europea del lavoro), con presidente il già citato Daniele Spairani. Il Sicel è un sindacato che si autodefinisce «rivoluzionario ma soprattutto libero», che «si riserva di utilizzare tutti i mezzi di lotta sindacale (convenzionali e non) per il raggiungimento dei propri obbiettivi e per tutelare tutti i lavoratori». Al suo vertice, come segretario, Dario Miccheli. Sulle sue pagine di Facebook costui si scaglia contro l’immigrazione portatrice dell’ebola e ospita appelli per ricostruire un movimento «di opposizione di stampo nazional-popolare, identitario, tradizionale e sociale che rialzi la bandiera della Destra politica». Una proposta «che sia tra la gente e con la gente, andando a prendere posto nella politica sindacale che oramai la triplice e la Ugl hanno abbandonato. Una nuova unione politico-sindacale solo di destra, solo sociale». Ma il Sicel firma anche insieme alla Lega della Terra una specie di manifesto in cui si preconizza il «Ritorno al Borgo»: un luogo in cui si possa ricreare «un tessuto sociale, che va dal mondo degli artigiani a quello dei laureati in materie applicabili alla agromensia e a quello zoologico». Una «opportunità per tutti quelli che vogliano aprire attività commerciali che diventeranno necessarie per i nuovi insediati, come il barbiere, il macellaio, ecc.». Insomma, «tutte le arti e i mestieri». Secondo la più “autentica” e “organica” tradizione italiana. E a valorizzare tutto ciò che è “italiano” si dedica in effetti la Lega della Terra. Lo fa con un linguaggio, dei toni e delle immagini che vogliono essere tanto tranquillizzanti quanto suggestive, anche per occultare la propria origine. In questa veste “schiettamente e sanamente rurale” si dà un gran daffare a intavolare rapporti con gli enti locali, un po’ in tutta la penisola, proponendo tra l’altro un marchio d’origine dei prodotti locali agricoli (DeCo), perché, come afferma Nicola Gozzoli, vicepresidente e fondatore della Lega, «la rinascita economica parte dai Comuni». Così a Maser (Treviso) discute dei propri programmi con il Comune e a San Nicandro Garganico (Foggia) partecipa a un incontro con gli esponenti del locale Partito Democratico presso la sede del partito stesso. Per allacciare queste relazioni si presenta con una “Lettera aperta” «a tutte quelle amministrazioni che credono fermamente nell’agricoltura e al fatto che essa possa rappresentare lo strumento più idoneo ad affrontare la crisi e a superarla». Non per nulla, afferma, è stata «premiata nel 2013 come associazione agricola dell’anno» per i suoi meriti nella tutela del Made in Italy.
Con questa faccia “rispettabile” sta anche partecipando alla campagna elettorale delle amministrative del prossimo maggio. A Piadena (CR) Annamaria Panzeri, candidata a sindaco per Forza Nuova, prendendo posizione sul piano di rilancio agricolo, ha proposto non a caso l’attuazione del marchio di origine comunale dei prodotti studiato dalla Lega della Terra. Il che suona come una vera e propria sfida, visto che Piadena è la sede della Lega di Cultura fondata e animata per tanti anni da Mario Lodi. A Pavia, Mauro Manfrinato, candidato sindaco con la lista Ricostruire Pavia, dal canto suo, posta Bella Ciao dei Modena City Ramblers e subito sotto aggiunge: «Beh, che male c’è se ho letto il Mein Kampf?». Nel suo programma la riapertura delle case chiuse e l’introduzione della moneta pavese. Nella sua squadra compare anche il presidente della Lega della Terra, Daniele Spairani, che in un suo post spiega che «il Fascismo fu grande perché rappresentò la novità e la rottura degli schemi, proiettandosi cioè verso il futuro», prendendosela con l’antifascismo che «continua ad imperversare impunemente nel tessuto sociale, rendendolo insano e caotico». Tifa per lui Nicola Gozzoli, vicepresidente dell’associazione stessa. A Gemona del Friuli, invece, si presenta come candidato sindaco tale Dino Cargnelutti, col sostegno di Terra Domani, gruppo civico nato in seno alla Lega della Terra. In effetti il suo programma amministrativo ricalca esplicitamente quello della Lega della Terra, per uno sviluppo economico sostenibile, la filiera corta per i produttori locali e l’approvazione del progetto De.Co. Dino Cargnelutti ha militato in Forza Nuova e ne La Destra, ma non disdegna di dichiarare anche affinità di pensiero con la Lega Nord. Nella sua squadra figura Dario Calligaro che della Lega della Terra è responsabile della comunicazione. A sostenere la sua campagna elettorale a Gemona nei giorni scorsi si è anche presentato Gabriele Leccisi, vicesegretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, figlio di un padre orgogliosamente rivendicato, Domenico Leccisi, repubblichino, colui che nel 1946 trafugò la salma di Mussolini dal cimitero di Musocco a Milano.
A questo punto, le “sane tradizioni” della Lega della Terra sono chiare. Resta da osservare che il suo nome non è altro che la traduzione letterale di Landbund, il partito agrario tedesco che appoggiò l’ascesa di Adolf Hitler, ma anche ricordare che le immagini idilliache della campagna che sfornano sui suoi siti sono le stesse che illustravano il mito della ruralità nel nazismo, incentrata sul legame fra Suolo e Sangue, Blut und blund, secondo l’ecologia ariana e razzista teorizzata da Walther Darré.
È bene che lo tengano presente tutti coloro che, nelle amministrazioni locali, anche democratiche, si prestano a dialogare con loro sul “ritorno alla terra” e sulla “rinascita del borgo”.

I baroni regnano sull’università da: l’espresso

I baroni regnano sull’università

Raccomandazioni, scambi di favori, meriti negati, titoli ignorati. 
Il concorsone per scegliere i professori 
è sommerso di ricorsi. Il consiglio di stato ha accolto le proteste di un bocciato e potrebbe annullare l’intera tornata di nomine. Ecco come naufragano gli atenei italiani

di Emiliano Fittipaldi

 
I baroni regnano sull'università
Ah porci!”, esclamò Perpetua. “Ah baroni!”, esclamò don Abbondio». I lanzichenecchi che distrussero la Lombardia nel 1630 Alessandro Manzoni li chiama proprio così, «baroni». Dal latino “baro – baronis”, termine che, dice la Treccani, indicava “il briccone, il farabutto, il furfante”. I mammasantissima delle nostre facoltà non hanno portato la peste come i soldati tedeschi che assediarono Mantova, ma di certo il loro dominio incontrastato ha contribuito a devastare l’università italiana. Dove, al netto delle eccellenze e dei tanti onesti, è sempre più diffuso il morbo del familismo, della raccomandazione e del corporativismo, a scapito del merito, delle capacità dei più bravi, della fatica dei volenterosi.

Per i baroni la strada maestra per mantenere il potere e gestire il reclutamento è, ovviamente, quella di controllare i concorsi. Come dimostra l’inchiesta “Do ut des” della procura di Bari, che sta indagando per associazione a delinquere decine di professori di diritto costituzionale: «Carissimo, consegno un’umile richiesta al pizzino telematico. Ti chiederei il voto per me a Roma… sono poi interessato a due concorsi di fascia due, d’intesa con Giorgio che ha altri interessi. Scusa per la sintesi brutale, ma meglio essere franchi. A buon rendere. Grazie», si legge in una mail che il bocconiano Giuseppe Franco Ferrari ha mandato qualche anno fa a un collega, missiva ora al vaglio della Guardia di Finanza.

SENZA DIRITTO
La riforma Gelmini varata nel 2010 doveva mettere fine agli scandali e modernizzare finalmente gli italici atenei, da tempo in coda a ogni classifica delle eccellenze europee. Ahinoi, non sembra essere andata come si sperava. La nuova abilitazione scientifica nazionale (che ha da poco chiuso la tornata del 2012: i promossi a professori di prima e seconda fascia sono quasi 24 mila, i bocciati circa 35 mila) è stata un flop colossale. Nonostante un costo stimato superiore ai 120 milioni di euro, il concorso ha generato proteste a catena, incredibili favoritismi, migliaia di ricorsi al Tar e – come risulta a “l’Espresso” – anche i primi esposti mandati alle procure.

La lista di presunti abusi basta leggere le accuse che arrivano da ricercatori esclusi, docenti e persino premi Nobel – è impressionante: se in qualche caso sono stati promossi candidati che vantano solo dieci citazioni (in articoli e pubblicazioni varie) a discapito di altri che ne hanno oltre seicento, tre commissari di Storia medioevale avrebbero truccato i propri curriculum attribuendosi monografie mai scritte pur di far parte della “giuria”. A Storia economica, invece, sono stati esclusi specialisti apprezzati in tutto il mondo, ma privi evidentemente dei giusti agganci: un gruppo di dodici studiosi stranieri, tra cui un Nobel, hanno così spedito al ministro Stefania Giannini una lettera indignata in cui si dicono «inquietati» dall’esito delle selezioni. I casi sono decine: da archeologia a biochimica, da architettura a chirurgia, passando per storia economica e latino, quasi in ogni settore sono stati denunciati giudizi incoerenti e comportamenti al limite dell’etica. Che spesso nascondono, sussurrano i ricercatori frustrati, la volontà dei baroni di cooptare, al di là delle reali capacità dei singoli, i predestinati e gli “insider”, cioè i candidati già strutturati nelle facoltà.

Andiamo con ordine, partendo dal concorso di Diritto privato. L’abilitazione è finita sulle pagine di cronaca perché il commissario straniero (il membro Ocse è una delle novità più rilevanti della riforma) parlava solo spagnolo. Come abbia fatto Josè Miguel Embid a leggere e valutare i complessi tomi di diritto prodotti dai candidati è un mistero. “La conoscenza della lingua italiana”, ha spiegato in una nota il ministero dell’Istruzione, “non è prevista dalla legge”. I giudici del Consiglio di Stato si sono però fatti beffe delle giustificazione, hanno accolto un ricorso sul merito e sospeso tutto.

Le stranezze non si contano. Se il commissario Maria Rosaria Rossi, ordinaria a Perugia, prima di essere sorteggiata componente della commissione aveva annunciato di voler sabotare la riforma Gelmini («a chi lavora nell’università spetta ora il compito di operare interstizialmente tra le pieghe della legge e oltre la legge stessa e sperimentare pratiche quotidiane di sabotaggio dell’ideologia che la sostiene», ha ragionato carbonara sul “Manifesto”), il ricercatore napoletano Andrea Lepore è stato promosso anche se il giudizio scritto, inizialmente, sembrava ipotizzare ben altro epilogo: «La qualità della produzione è limitata sotto il profilo dell’originalità e dell’innovatività, nonché per il rigore metodologico… Si rinvengono, tra l’altro, ampie frasi riprodotte alla lettera da lavori di altri autori precedentemente pubblicati». Andrea Lepore, in pratica, è accusato di essere un copione. Da promuovere, però, «all’unanimità».

LA RAGNATELA DEI DOCENTI
Francesco Gazzoni, professore della Sapienza e maestro indiscusso della materia (è suo il manuale di Diritto privato più venduto d’Italia), all’abilitazione nazionale ha dedicato un saggio, intitolato “Cooptazioni: ieri e oggi”: «Il potere accademico è una vera e propria piovra mafiosa», si leggeva sulla rivista online “Judicium” prima che l’articolo fosse repentinamente rimosso. «Cooptare, in sé, non è un male, lo diventa quando la scelta avviene, come sempre avviene, in base a criteri che prescindono dal merito… I professori di università sono novelli Caligola, con in più il fatto di promuovere, all’occorrenza, anche asini patentati in difetto di cavalli».

Il luminare fa nomi e cognomi, e se la prende con l’intera commissione di Diritto privato «inidonea a giudicare, essendo priva di autoritas sul piano scientifico». I più bravi, in sintesi, sarebbero stati bocciati perché «non avevano un’adeguata protezione accademica e perché non tutti i commissari erano in grado di leggere e capire i loro titoli». Forse il professore esagera, ma di certo qualche candidato di Diritto privato è stato più fortunato di altri. Come l’avvocato Claudia Irti, che ha scoperto che il presidente della commissione, Salvatore Patti, era stato suo tutor alla tesi di dottorato. Un conflitto di interesse non da poco per il docente, tanto più che è la Irti in persona a rispondere al telefono della sede milanese dello studio Patti: «Sì, sono stata promossa, ma ci tengo a dirle che io non lavoro per il professore. Perché rispondo al telefono del suo studio? È una situazione particolare, a Milano presidio la sede, ma faccio solo da rappresentanza. Il professore si sarebbe dovuto astenere dal giudicarmi? Significa che tutte le persone che collaborano con i membri della commissione non avrebbero dovuto presentare domanda al concorso. Le assicuro che sono tante».

È il sistema, dunque, a permettere che possa accadere di tutto: se Patti, oltre alla Irti, ha potuto valutare i titoli di tre magistrati di Cassazione che potenzialmente possono essere giudici delle sue cause (tutti abilitati), il collega Francesco Prosperi dell’Università di Macerata ha promosso a ordinario il giovane Tommaso Febbrajo, un tempo suo allievo, e figlio dell’ex rettore dell’ateneo dove lo stesso Prosperi insegna.

Non è un caso che il concorso di diritto privato conti già un centinaio di ricorsi al Tar. Un professore associato dell’università di Tor Vergata, Giovanni Bruno, ha già avuto soddisfazione dal Consiglio di Stato. I magistrati hanno accolto alcune censure decisive, tanto che qualcuno ipotizza che l’intero svolgimento dell’abilitazione nazionale sia a rischio: il regolamento ministeriale pubblicato nel 2011 sarebbe illegittimo, perché avrebbe dato alle commissioni un eccesso di discrezionalità nella valutazione dei candidati. Bruno ha pure mandato un esposto alla procura di Roma, accusando Prosperi di non aver partecipato a una delle riunioni in cui si definivano i giudizi: a leggere un programma accademico dell’Università di Macerata, risulta che il 29 novembre 2013 il sociologo abbia partecipato (almeno fino alle 13) a un convegno nelle Marche. Anche un altro candidato trombato, l’avvocato Giuseppe Palazzolo, ha mandato una denuncia ai pm (stavolta a Napoli) in cui chiede il sequestro della piattaforma elettronica usata dai membri della commissione. Già, alcuni candidati avrebbero voluto controllare se i loro giudici hanno davvero letto i loro titoli (mandati in formato elettronico) o abbiano promosso e bocciato alla cieca, senza nemmeno effettuare il download. Il ministero ha rigettato, però, tutte le richieste d’accesso ai tabulati.

«LA CANDIDATA NON È SCEMA»
Nel 1898, in una cronaca del “Corriere della Sera”, si raccontava che il ministro della Pubblica istruzione del governo Pelloux, Guido Baccelli, “impaurito e seccato dagli scandali occorsi nelle commissioni chiamate a giudicare pe’ i concorrenti alle cattedre vacanti d’università, abbia in animo di abbandonare il sistema adottato quest’anno per l’elezione delle commissioni”. Cos’era successo? “Qualche concorrente” spiegava il cronista “non aveva trovato miglior mezzo per riuscire, di domandare la mano di sposa alla figliola di un commissario: il matrimonio si combinava per il dopo concorso; il fidanzato, manco a dirlo, riusciva primo, e festeggiava in un giorno medesimo la cattedra e la moglie”. Dopo centosedici anni e una quindicina di riforme, dopo gli scandali dell’ultimo ventennio (citiamo quelli che travolsero il concorso nazionale del 1993, le inchieste che hanno svelato le appartenenze militari alle cosiddette “scuole” e le tristi vicende dei concorsi locali, dove spesso e volentieri il candidato indigeno vince a mani basse), il legislatore sembra aver toppato anche stavolta. La legge 240, quella della riforma Gelmini, ha sì previsto dei parametri oggettivi che gli aspiranti avrebbero dovuto superare per passare l’esame (le cosiddette “mediane”), ma molti professori hanno deciso come sempre: di testa loro.

In effetti gli studiosi della “Voce.info” hanno scoperto che per i concorrenti con un profilo scientifico più debole “la conoscenza di un membro della commissione ha migliorato significativamente le chance di successo”. A parità di curriculum, per esempio, in Politica economica “gli insider hanno avuto il 14 per cento di probabilità in più” di passare rispetto a coloro che non frequentano gli atenei, una percentuale che sale al 23 per cento in Scienza delle finanze. Polemiche a go-go anche nella macroarea di Archeologia, dove un gruppo di accademici (tra cui Salvatore Settis, Fausto Zevi ed Ermanno Arslan) hanno scritto una lettera in cui prima attaccano «lo strumento mostruoso delle mediane, ridicolo artifizio blibliometrico che rinuncia alla qualità e fa discendere i giudizi delle quantità», poi se la prendono con i colleghi della commissione, che avrebbero aiutato le scuole più forti «privilegiando alcuni candidati, non sempre di evidente alta qualità, e danneggiato altri, con scelte valutative a dir poco opinabili».

«I talenti sono stati bocciati, i “peggiori” sono stati sistematicamente promossi, anche a Latino» ha attaccato l’ordinario perugino Loriano Zurli. Un meccanismo che non solo è amorale ma anche anti-economico, dal momento che il rilancio dell’università e della ricerca sono fondamentali – secondo tutti gli esperti – per la crescita della ricchezza nazionale.

Se il professore di Biochimica Andrea Bellelli definisce «una farsa» il concorso del suo settore e ricorda che «uno dei cinque commissari sorteggiati pare non avesse le mediane», un gruppo di prof e ricercatori dell’associazione Roars (presieduta da Francesco Sylos Labini) ha sottolineato alcune scellerate scelte dell’Anvur che ha considerato “scientifiche” ben 12.865 riviste tra cui spiccano “Alta Padovana” del Comune di Vigonza, “Delitti di carta” specializzata nella giallistica, “L’annuario del liceo di Rovereto”, il mensile della parrocchia di San Domenico, “Cineforum” e “Stalle da latte”.

Ma è capitato di peggio. A Progettazione architettonica i commissari hanno fatto letteralmente a pezzi alcuni candidati pubblicando online giudizi (leggibili da tutti) in bilico tra ironia e insulto. Il professor Giuseppe Ciorra, ordinario all’università di Camerino, bocciando una ricercatrice a Torino scrive, letteralmente, che «la candidata non è scema, ha dimestichezza con la scena internazionale e rivela curiosità in tutte le direzioni… Incoraggiabile ma non recuperabile, temo». Il collega Benedetto Todaro ha definito una collega associata di Napoli, Emma Buondonno, una «candidata sconcertante, che si impegna volenterosamente in lavori completamente privi del necessario acume critico». Ciorra (che arriva a liquidare un esaminando con un definitivo «sparisca, per favore»), sembra assai più gentile quando si tratta di valutare candidati che conosce di persona. Quando è costretto a bocciare la sua ex dottoranda Rita Giovanna Elmo spiega che lo fa «con dolore umano», mentre non si fa specie nel promuovere (il suo sarà l’unico “sì”) Anna Rita Emili, ricercatore in forza alla sua stessa università poi bocciata da tutti gli altri colleghi. La Emili si può consolare, è in ottima compagnia: la commissione ha fatto fuori i migliori progettisti italiani. Anche stavolta qualcuno si è lagnato con la Giannini: l’Associazione italiana di Architettura e critica «manifesta un totale dissenso contro qualsiasi atteggiamento sessista e maschilista della commissione d’esame volto a schernire le ricercatrici. Suggeriamo ai membri della commissione di mostrare anche più rispetto, in futuro, per la grammatica italiana».

Il barone che sbaglia le congiunzioni, in effetti, è davvero troppo.

Casa pound attaccata e minaccia i cittadini a Novate (MI)

http://www.youreporter.it/video_Casa_pound_attaccata_e_minaccia_i_cittadini_a_Novate_MI