Neofascisti, la Cassazione conferma condanna per apologia del fascismo. Plauso del Prc.| Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La Cassazione ha confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound – che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando ‘presente’ – rilevando che “nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe”. “L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose”, scrive la Prima sezione penale della Suprema Corte nella sentenza 37577
(presidente Arturo Cortese, relatore Raffaello Magi). Con questa risposta, gli ‘ermellini’ hanno respinto la tesi degli imputati – Andrea B., con precedenti, e Mirko G. – che sostenevano l’assenza di “lesivita’” dei comportamenti da loro tenuti e la necessita’ di ‘depenalizzare’ i retaggi del reato di opinione per via del “mutato clima politico” e delle norme internazionali sulla libera manifestazione delle opinioni.

E’ stato cosi’ confermato il verdetto emesso il 31 maggio 2012 dalla Corte di Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che aveva a sua volta convalidato la decisione di primo grado del Tribunale di Bolzano del 26 aprile 2011 emessa con rito abbreviato. Il raduno neofascista si era svolto a Bolzano il dieci febbraio 2009 in memoria delle vittime delle foibe. Ad Andrea B. sono stati inflitti due mesi di reclusione e 300 euro di multa, a Mirko G. venti giorni di reclusione e 140 euro
di multa, pena sostituita con complessivi 760 euro di multa.

Paolo Ferrero, segretario del Prc dichiara: “Un plauso alla sentenza della Cassazione che riconosce una cosa che diciamo da anni cioè che ci sono rigurgiti neofascisti sdoganati dal revisionismo storico dilagante purtroppo non solo a destra ma anche nel centro sinistra. Il problema della ridefinizione del fascismo come esterno al perimetro della democrazia e quindi dell’antifascismo come religione civile va ribadito oggi più che mai”.

Giudiziaria, processo Sebastiano Scuto: la Cassazione sancisce la mafiosità dell’imprenditore da: l’urlo

Marco Benanti

E intanto sui media arriva qualche imprecisione…

di Marco Benanti

 

Malgrado qualche leggerissima inesattezza –sicuramente in buona fede- che rimbalza dai media catanesi, com’ è andata a Sebastiano Scuto, l’ ex “re dei supermercati” di Sicilia? Ieri la Cassazione ha annullato davvero la sua condanna per mafia?

Andiamo ai fatti: la sesta sezione della Cassazione ha sentenziato l’annullamento della sentenza d’appello (condanna a 12 anni per associazione mafiosa e confisca dei beni)  “limitatamente al punto 2-bis del capo a) dell’imputazione”. Tradotto: annullamento –con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Catania per un nuovo giudizio- limitatamente ai contestati rapporti con la mafia palermitana con l’apertura di centri commerciali in quell’area geografica. Ma la Cassazione non ha per nulla annullato la sentenza d’appello sul punto del reato di associazione mafiosa, con le aggravanti dell’associazione armata e del reinvestimento nel circuito economico. Insomma, Scuto è un mafioso: sentenza di Cassazione.

Per quanto riguarda la confisca, invece, l’annullamento –senza rinvio- della Suprema Corte riguarda quanto disposto in base all’articolo 12 sexies, cioè l’intestazione fittizia di beni; e per quanto disposto in base all’articolo 416 bis, comma 7, ovvero la confisca per i condannati di mafia. Ma per questo ultimo ci vorrà adesso un nuovo giudizio.

C’è anche da ricordare che vanno avanti, parallelamente, a questo processo, le misure di prevenzione: di recente, la Procura Generale ha chiesto la confisca di tutti i beni.

La Cassazione ha altresì dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale contro l’assoluzione del maresciallo Orazio Castro e per Scuto contro l’assoluzione per la presunta estorsione alla Zappalà: l’Accusa è entrata nel merito, quindi, giustamente la Suprema Corte, che giudica solo sulla legittimità, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha anche rigettato il ricorso di Scuto per altri punti contestati, fra cui l’avocazione del procedimento. Già, perché in una prima fase la Procura della Repubblica di Catania voleva archiviare la posizione dell’imprenditore, che successivamente fu arrestato. Di qui, un conflitto, risolto con l’avocazione della Procura Generale. E un nuovo arresto per Scuto, poi scarcerato per motivi di salute.

 Uno dei capitoli del “Caso Catania”, che, malgrado l’ “orchestra della legalità” in funzione a Catania, è sempre vivo. La città ha solo cambiato “pelle”, ma i suoi meccanismi, dalla politica, alla giustizia, ai media, restano pressocchè inalterati. Sono arrivati gli “eredi”?

Altro che Italicum, la Cassazione a Napolitano: tornare subito al voto da: affaritaliani.it

Altro che Italicum, la Cassazione a Napolitano: tornare subito al voto

ESCLUSIVO AFFARITALIANI.IT/ Sentenza clamorosa della Cassazione. Dopo la Consulta, che a gennaio aveva dichiarato incostituzionale l’attuale legge elettorale, arriva il pronunciamento decisivo della Suprema Corte. Che mette nero su bianco una serie di considerazioni che potrebbero portare, secondo gli avvocati che hanno patrocinato la causa, addirittura a una impossibilità da parte del Parlamento a cambiare la legge elettorale

Mercoledì, 30 aprile 2014 –

Sentenza clamorosa della Cassazione. Dopo la Consulta, che a gennaio aveva dichiarato incostituzionale l’attuale legge elettorale, arriva il pronunciamento decisivo della Suprema Corte. Che mette nero su bianco una serie di considerazioni che potrebbero portare, secondo gli avvocati che hanno patrocinato la causa, addirittura a una impossibilità da parte del Parlamento a cambiare la legge elettorale. Insomma, l’Italicum di Renzi potrebbe essere approvato solo a fronte di nuove elezioni. Gli avvocati Aldo Bozzi e Claudio Tani, in una lettera al presidente della Repubblica, scrivono: “Vorremmo attirare la Sua attenzione sulla importantissima recente sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione, n. 8878/14 del 4 aprile 2014, nella quale, con l’efficacia del “giudicato erga omnes ” è stato accertato e dichiarato che “…i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale, per la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi, intrinsecamente alterato dal premio di maggioranza disegnato dal legislatore del 2005, e a causa della impossibilità per i cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento…”.

Dopo questa premessa, arriva la parte decisiva: “Il principio di continuità dello Stato non può legittimare fino alla fine della legislatura le Camere elette in violazione della libertà di voto e che sono il frutto della grave ferita inferta “alla logica della rappresentanza consegnata dalla Costituzione”. Ciò comporterebbe una grave violazione del giudicato costituzionale e di quello della Corte di Cassazione, nonché una persistente inammissibile violazione della Costituzione. Si tratta di pronuncia che è destinata a spiegare i propri effetti proprio per il futuro e che, quindi, non può essere ignorata, poiché ha accertato con forza di giudicato l’avvenuta violazione del diritto di voto di tutti gli elettori italiani, non soltanto dei ricorrenti. Ne consegue che l’attuale Parlamento, stante ” la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, non ha alcuna legittimazione democratica per apportare modifiche alla vigente Costituzione, né per  modificare la legge elettorale risultante dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale. Auspichiamo, pertanto, che Lei, preso atto dell’ineludibile giudicato e dell’obbligo giuridico di darvi pronta attuazione, promuova gli atti necessari affinché il Popolo Italiano sia finalmente messo in grado di “esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale”.

Thyssenkrupp, le critiche Fiom alla sentenza della Cassazione | Autore: redazione da: controlacrisi.org

La Fiom-Cgil valuta “negativamente” la sentenza sulla ThyssenKrupp emessa dalla Cassazione. Il sindacato dei metalmeccanici rileva che “i giudici non hanno reso giustizia ai sette lavoratori morti sul lavoro il 6 dicembre 2007, rinviando a un nuovo processo d’appello la conclusione di un percorso iniziato ormai piu’ di sei anni fa”.
“La sentenza ha derubricato al solo omicidio colposo le responsabilita’ degli imputati – rileva la Fiom -, cancellando l’imputazione di omicidio volontario, come se non ci fosse stato un dolo grave nel momento in cui la ThyssenKrupp e i suoi dirigenti non hanno attivato gli strumenti di prevenzione per la sicurezza pur sapendo quali conseguenze ne sarebbero scaturite”. Il sindacato esprime un giudizio critico “anche sulla nota stampa della Cassazione con la quale si ipotizza, nell’appello che verra’, la possibilita’ dell’aggravio delle pene per gli imputati, come se questo fosse la contropartita di una decisione che minimizza quanto avvenuto. Una toppa che e’ peggio del buco.” “La Fiom si aspettava una sentenza che dichiarasse che quando non vengono attivate le misure e le procedure di sicurezza, la responsabilita’ dell’impresa e dei propri dirigenti e’ totale. In Italia ancora una volta si e’ persa un’occasione di realizzare un’effettiva giustizia per i lavoratori, condannando correttamente il datore di lavoro e i dirigenti dell’impresa”. La Fiom si costituira’ parte civile “in tutti i processi ove si individuano le responsabilita’ delle imprese che, con la mancata applicazione delle norme di sicurezza, determinano la morte dei lavoratori” e ricorda che proprio ieri, contemporaneamente alla seduta della Corte di Cassazione, un lavoratore metalmeccanico e’ morto in un’azienda artigiana a Parma.
Critiche alla sentenza anche da parte del segretario Cgil Susanna Camusso Secondo la leader della Cgil, la sentenza della Cassazione ha commesso l’errore di “ridurre la portata” della sentenza originaria che prevede il reato di strage. ”Fermo restando – ha aggiunto – il rispetto per i familiari delle vittime e per le sentenze, quella della Thyssen e’ una grande strage determinata da non investimenti e da precise condizioni di lavoro, ridurne la portata mi sembra sbagliato”.

‘Ndrangheta, la Cassazione conferma: “Micciché contattava Dell’Utri per conto dei Piromalli” da: antimafia duemila

dellutri-marcello-web6di AMDuemila – 23 aprile 2014

Aldo Micciché, estradato dal Venezuela in Italia lo scorso settembre, dopo l’arresto nel luglio 2012, ha avuto un “ruolo di contatto tra la ‘ndrina dominante di Gioia Tauro (quella dei Piromalli ndr) e gli ambienti politico istituzionali”. E’ per questo motivo che la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dello stesso ex esponente della Dc, contro la decisione del tribunale del Riesame di Reggio Calabria che ha confermato lo scorso novembre alcune misure coercitive nei suoi confronti. Nelle motivazioni della sentenza i supremi giudici hanno riconosciuto in toto l’ipotesi fatta dalla Dda di Reggio Calabria. Micciché è accusato di “essersi interessato al fine di alleggerire il 41 bis”, ossia il regime del carcere duro “nei confronti del boss Giuseppe Piromalli di Gioia Tauro”. Anche se da tempo all’estero, secondo i giudici è da considerarsi “a più riprese partecipe a pieno titolo del sodalizio mafioso” e per spiegare ciò viene fatto riferimento a diverse intercettazioni, a partire dal settembre 2007, appartenenti all’inchiesta “Cent’anni di storia”.

“Il tribunale – spiegano i giudici della Cassazione – ha rievocato gli esiti delle intercettazioni telefoniche nonchè il tenore di significativi colloqui intercorsi tra il ricorrente, uomo politico in un non recente passato e successivamente trasferitosi in Venezuela, e Gioacchino Arcidiaco, amico di Antonio Piromalli a sua volta figlio di Giuseppe Piromalli, capo riconosciuto della omonima ‘ndrina di Gioia Tauro”.
Tra le  intercettazioni prese in esame si fa riferimento anche ai contatti tra il “faccendiere” e l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri (ora detenuto in ospedale a Beirut, ndr). “Micciché – scrivono i giudici – consiglia Arcidiaco di far valere con forza le nostre ragioni, cioè della ‘ndrina, al cospetto di un importante uomo politico, Marcello Dell’Utri. Riferisce direttamente allo stesso Antonio Piromalli dei contatti intrattenuti o previsti con vari uomini politici (on. Mastella, sen. Tassone, sen. Colombo) nonchè di contatti con non meglio indicati ambienti della massoneria”. Secondo i Supremi giudici proprio alla luce delle risultanze investigative, “la valutazione in ordine al ruolo” di Micciché “quale uomo di contatto” tra il clan Piromalli e “ambienti politico-istituzionali” è “conforme alle risultanze investigative“. Ed è per questo motivo che il ricorso dell’ex latitane è stato dichiarato “inammissibile”.