Nigeria. Insegnanti in sciopero protestano per ragazze rapite Scritto da DirittiDistorti

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Insegnanti nigeriani hanno scioperato oggi in tutto il paese per protestare contro il rapimento delle ragazze sequestrate il mese scorso da Boko Haram mentre erano a scuola.

 

Il presidente del Sindacato degli insegnanti della Nigeria, Michael Olukoya, ha detto che la protesta andra’ avanti fino a quando le ragazze non torneranno a casa. Ed ha denunciato la situazione di costante terrore che vive la scuola nigeriana, dopo che Boko Haram ha assassinato 173 insegnanti.

Il sindacato chiede al governo di fare di piu’ per garantire la sicurezza nella scuola e combattere le azioni tese a destabilizzarlo da parte dell’organizzazione terroristica il cui nome e’ “l’educazione occidentale e’ peccato”.

 

Anche questa protesta deve contribuire a non far cadere il silenzio su questa drammatica vicenda.

SABATO 31 MAGGIO, ORE 10.30 PRESIDIO DEI/DELLE MIGRANTI DAVANTI LA PREFETTURA DI BOLOGNA da:coordinamento migranti bologna

CHE COSA FA LA QUESTURA

CON IL TUO PERMESSO DI SOGGIORNO?

 

PRESIDIO DEI/DELLE MIGRANTI

DAVANTI LA PREFETTURA DI BOLOGNA

 

SABATO 31 MAGGIO, ORE 10.30

VIA IV NOVEMBRE 24, BOLOGNA

 

Da molti mesi, lavoratori e lavoratrici migranti hanno ripreso a lottare: hanno scioperato nella logistica, hanno preso parola in diverse assemblee a Bologna e provincia, sono scesi in piazza in migliaia lo scorso primo marzo per dire Basta sfruttamento e No al ricatto del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. All’interno dei giorni di azione #mayofsolidarity promossi dal coordinamento europeo Blockupy, domenica 18 maggio hanno sfilato insieme a precari e studenti italiani per il centro di Bologna per dire No CIE, No CARA, né qui né altrove. Durante la manifestazione diverse voci hanno rotto l’assordante silenzio del nuovo governo che non solo continua a tacere sulla legge Bossi-Fini e sulla cittadinanza, ma anche sul permesso di soggiorno a punti per i migranti che sono entrati in Italia dopo marzo 2012. I/le migranti hanno inoltre denunciato la responsabilità di Prefettura e Questura cittadine nella gestione della legge, annunciando una nuova mobilitazione: saremo di nuovo in piazza, il 31 maggio, contro il modo discrezionale con cui Prefettura e Questura gestiscono il rinnovo dei permessi, la concessione dei permessi CE e delle carte di soggiorno, le pratiche della cittadinanza.

 

NON ACCETTIAMO CHE LA QUESTURA

IN MODO ILLEGITTIMO:

 

– controlli l’estratto conto dei contributi INPS e neghi il rinnovo del permesso nel caso in cui il datore di lavoro non li abbia versati;

 

– continui a rilasciare un permesso per attesa occupazione di solo 6 mesi quando la legge prevede che non sia inferiore a un anno;

 

– non rispetti il termine di 60 giorni per rinnovare un permesso e che il permesso rinnovato parta dalla data di presentazione della domanda di rinnovo;

 

– non rilasci i permessi a tutti coloro che hanno partecipato all’ultima sanatoria;

 

– non rispetti il termine di 730 giorni per la chiusura delle pratiche per ottenere la cittadinanza.

 

 

Coordinamento Migranti, SIM-Scuola d’italiano con migranti Xm24, Sportello medico-legale Xm24, ALMI-Associazione lavoratori marocchini in Italia, Associazione senegalese Cheikh Anta Diop, Comunità pakistana Bologna.

 

 

Per info e adesioni:www.coordinamentomigranti.org coo.migra.bo@gmail.com – 3275782056

Vittorio Rieser, il ricordo di Gianni Marchetto, delegato Fiom e sindacalista Autore: Gianni Marchetto da: controlacrisi.org

Caro Vittorio,

Ti ho conosciuto personalmente una trentina di anni fa, eravamo su ad Agape nelle valli del Pinerolese. Io ero lì invitato per parlare della condizione dei lavoratori. Siccome ti conoscevo per averti letto, nella mia relazione (lo feci apposta) calcai la mano nella polemica contro la teorizzazione “dell’operaio massa”. Durante una pausa dei lavori, tu mi venisti vicino per complimentarti per la mia relazione. Io ci rimasi di stucco, perché invece ti facevo (sbagliando) un teorico dell’operaio massa.
Tu allori insegnavi all’Università di Modena. Immediatamente dopo ebbi modo di conoscere un uomo curioso, che mi lasciava parlare e mi ascoltava e non tanto per ascoltare, ma dialogava con me, mi faceva delle domande.
Col tempo, con la mia frequentazione all’Ires CGIL, ti conobbi come una persona dotata di una cultura sterminata, arguta, di una ironia che sul serio io ti invidiavo, curiosissima anche di calcio e di bici. Per non dire di “culinaria” e del buon vino. Ricordo una sera a casa tua: litigammo di brutto e tu mi lasciasti solo. Il giorno dopo per farmi perdonare andai dal tabacchino e ti comperai i tuoi sigari. Quando ci vedemmo nel tuo viso era completamente scomparso ogni e qualsiasi traccia del bisticcio della sera prima. Grazie caro Vittorio.
La prima volta che ricordo di averti visto era alla fine degli anni ’60 alla porta 2 della Carrozzeria di Mirafiori, durante il cambio turno delle 14.00. Io ero lì a dare il volantini del PCI. Tu eri con un trench color ocra (molto sbiadito) e stavi discutendo con un gruppo di giovani operai. Un compagno mi disse chi era quel signore con la barbetta e i capelli quasi rossi. Così come ebbi modo di vederti qualche altra volta e di leggere le cose che tu andavi scrivendo. Io (settario anzichenò) ti guardavo un po’ sullo storto. Chi mi fece cambiare idea furono Paolo Franco e Renato Lattes che ti conoscevano. Mi dissero che tu avevi fatto una battaglia vincente tra i “gruppi” per il riconoscimento politico dei Delegati. Altri invece no.
Caro Vittorio, ti ringrazio per aver perso un po’ del tuo tempo nel 1996, per avermi fatto una intervista sulla mia vicenda personale (“Il marchingegno della libertà”), è stata istruttiva anche per me, in quanto mi ha permesso di riflettere sulla mia vicenda personale.
Ti ringrazio per l’aiuto che mi hai dato nella stesura del mio “Operaio sgalfo” nel 2008, specie del tuo commento: “finalmente una storia che può essere un primo tassello di un bilancio critico e autocritico della vicenda della Mirafiori”.
Ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a me e a Beppe Bivanti per la raccolta delle sue “istruzioni la sosia”. La mia e la storia di Beppe (merito tuo) sono ora nel libro “Due storie operaie”.
Un ultimo ringraziamento lo devo per una interlocuzione (abbastanza lunga) che ho avuto con te attorno al binomio PIU’ DEMOCRAZIA = PIU’ PRODUTTIVITA’. Nel senso che mentre andava avanti nelle chiacchere al bar tra noi e su cose scritte che ci scambiavamo, ebbi modo di imparare una storia della Cina Maoista molto diversa da quella (raffazzonata) che io avevo, nel senso che anche tu rileggendola mi dicevi che in fondo in fondo l’unico che ci aveva tentato ad un superamento della divisione del lavoro era stato Mao. E che la PRODUTTIVITA’ DEL LAVORO nel paesi dell’est (“socialisti”) storicamente era sempre aumentata in occasione delle rivolte operaie nei confronti delle burocrazie di partito.
In queste ultime settimane avevo chiesto di te a Vanna (la tua compagna). Mi aveva detto che uscivi raramente da casa. Avevo in mente di venire a trovarti. Non è stato è possibile. Non sai quanto mi dispiace.
Ciao Vittorio. Mi mancherai moltissimo.
Il tuo amico e compagno
Gianni Marchetto

E’ morto Vittorio Rieser, studioso del movimento operaio e grande teorico dell’inchiesta nei luoghi di lavoro | Autore: redazione da: controlacrisi.org

E’ morto Vittorio Rieser, torinese, esponente del movimento studentesco degli anni 60-70 e studioso del movimento operaio. Aveva 75 anni. Fondatore di Quaderni Rossi, e’ stato docente di sociologia industriale all’universita’ di Modena e ricercatore dell’Ires-Cgil di Torino.
“Ha svolto il suo impegno sindacale con generosita’, rigore intellettuale e spirito libertario”, ricorda in una nota la Cgil che lo definisce “un intellettuale raffinato”. Sabato sara’ allestita la camera ardente presso la sede della Cgil torinese, in via Pedrotti dalle 9 alle 11,30. Alle 12 i funerali al Tempio Crematorio del cimitero monumentale.
Con il metodo dell’inchiesta ha studiato e analizzato a fondo le condizioni di vita e di lavoro in fabbrica, la questione operaia e le tematiche relative alla salute e a alla sicurezza in fabbrica. Grande conoscitore del mondo Fiat, uno dei suoi ultimi libri parla della “fabbrica integrata” di Melfi.

Amianto all’Ilva, ventisette condanne contro i dirigenti Iri e Ilva. Fiom: “Conto alla rovescia sulla liquidità”| Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Ventisette condanne e un’assoluzione: e’ la sentenza emessa oggi a Taranto a conclusione del processo per i lavoratori dell’Ilva morti a seguito dell’esposizione all’amianto. I casi di decesso sono 15 e si sono verificati nell’arco di tempo che va dal 2004 al 2010, quindi gestione sia pubblica che privata dell’azienda siderurgica, tant’e’ che sono imputati di omicidio colposo i vertici aziendali delle due fasi societarie.

L’Ilva e’ stata privatizzata dall’Iri e venduta ai Riva nella primavera del 1995. Nove anni e sei mesi per Sergio Noce e nove anni per Luigi Spallanzani, entrambi direttori dello stabilimento ai tempi dell’Iri. Otto anni e 6 mesi inflitti a Pietro Nardi, dirigente dell’azienda con la gestione pubblica e oggi commissario della Lucchini di Piombino (ma si fa il nome di Nardi anche come successore dell’attuale commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, i cui primi 12 mesi di mandato scadono ai primi di giugno). Sei anni invece per Fabio Riva, figlio di Emilio Riva, e per il quale il pm aveva chiesto 4 anni e 6 mesi. Non c’e’ piu’ tra gli imputati Emilio Riva, scomparso il 30 aprile scorso, e quindi gli imputati del processo sono scesi da 28 a 27, mentre e’ stato assolto Hayao Nakamura, prima consulente dell’Ilva pubblica essendo manager della Nippon Steel, poi divenuto per un breve periodo amministratore delegato della stessa Ilva pubblica.

Deceduti tra il 2004 e il 2010 per contatto con amianto e altri elementi cancerogeni: per l’accusa, e’ unica la matrice dei 15 decessi. Nel processo si sono costituiti parte civile i congiunti delle vittime, l’Osservatorio nazionale Amianto e Contramianto onlus.
“Salutiamo positivamente la notizia della condanna del tribunale di Taranto a 28 ex dirigenti dell’Ilva per le morti causate dall’amianto e da altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico – commenta il segretario del Prc Paolo Ferrero – . Per anni chi ha avvelenato lavoratori, popolazione e territorio ha goduto dell’impunità, finalmente non è più così. Adesso si faccia la piena riconversione ecologica dell’ILVA e la bonifica del territorio. A tal fine è assolutamente necessario l’intervento pubblico, e quindi occorre togliere definitivamente l’ILVA dalle mani della famiglia Riva”.
Tuttavia, a Taranto sta per scoppiare un nuovo caso veleni. Stavolta e’ l’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, a precisare circa i casi di malattia alla tiroide e di tumore verificatisi nell’officina di carpenteria del siderurgico di Taranto e sui quali c’e’ ora un’indagine della Procura.
“Destituita di fondamento – scrive infatti oggi il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato – e’ l’affermazione contenuta nel rapporto del dr. Bondi secondo cui Arpa avrebbe escluso ogni nesso causale tra esposizione lavorativa e incidenza di tumori nei lavoratori del reparto. Cio’ sia perche’ Arpa non ha alcuna competenza in merito e non ha avuto comunque richieste specifiche di supporto sul problema – scrive ancora Assennato – sia perche’ comunque il monitoraggio
ambientale effettuato non puo’ considerarsi adeguato ed esaustivo rispetto al problema”.
La sentenza arriva in un momento drammatico per la situazione economica dell’Ilva. Attualmente l’azienda ha un grave problema di liquidita’ tant’e’ che piu’ volte, nei giorni scorsi, e’ stata evidenziata la necessita’ di un finanziamento ponte di 7-800 milioni per superare l’emergenza visto che per l’aumento di capitale servirebbero dai quattro ai cinque mesi di tempo e l’azienda, oggi, non e’ nelle condizioni di aspettare tanto.
“Il rischio e’ di portare i libri in Tribunale”, dice il leader della Fiom, Maurizio Landini, intervenendo alla assemblea nazionale delle Rsu di Fim, Fiom e Uilm del settore siderurgia e alluminio. “Chiediamo- continua- che, come prevede il decreto di commissariamento, si possa prevedere la presenza transitoria dello Stato a garanzia degli investimenti. Non abbiamo molto tempo. Nelle prossime settimane si deve discutere e capire cose succede. E’ anche aperta la questione dell’assetto proprietario della famiglia Riva che non e’ in grado di dare una prospettiva”. Il punto è l’aumento di capitale, di cui oggi stesso Bondi è andato a parlare con Claudio Riva a Milano.