L’abolizione dei concorsi universitari: un dono avvelenato? da. il manifesto

L’abolizione dei concorsi universitari: un dono avvelenato?

Università. “Basta con i concorsi per docenti: valutiamo i risultati degli atenei“: è questo lo slogan che gira con sempre maggiore insistenza in risposta alla pioggia di articoli giornalistici che raccontano misfatti e strascichi giudiziari della prima tornata delle abilitazioni scientifiche. Una soluzione che sembra mettere tutti d’accordo. Liberi tutti: tanto, ci pensa la “valutazione ex-post” a punire i cattivi. Siamo sicuri? Si tratta di una scelta gravida di conseguenze, che i discorsi di questi giorni lasciano, più o meno intenzionalmente, nell’ombra

Si suc­ce­dono in que­sti giorni le dichia­ra­zioni con cui sia il Mini­stro Gian­nini sia, sulle sue orme, il Pre­si­dente del CUN, Andrea LenziDario Braga, invo­cano l’abolizione dei con­corsi per i docenti uni­ver­si­tari, a favore di una valu­ta­zione ex post dell’operato dei reclu­tati. Un’abolizione simile ad una pana­cea, una spe­cie di zat­tera a cui aggrap­parsi per sfug­gire al gorgo delle baro­nie uni­ver­si­ta­rie e por­tare nell’Università il merito. E’ pos­si­bile evi­tare i con­corsi per diven­tare pro­fes­sori e ricer­ca­tori? Si otter­reb­bero dav­vero risul­tati apprez­za­bili? E soprat­tutto, per­ché farlo?

Par­tiamo dall’ultima domanda: da molti anni si aprono perio­di­ca­mente pole­mi­che sulla cor­ret­tezza dei con­corsi uni­ver­si­tari. Un certo numero di casi ripro­ve­voli è ser­vito ad accre­di­tare la fan­to­ma­tica imma­gine dell’ “ordi­na­rio a fine car­riera che non ha scritto una riga in vita sua”, for­giata da Roberto Perotti, e di un’accademia di fan­nul­loni pro­mossi per clien­tele e legami fami­liari. Lo svol­gi­mento dell’ASN, che non è una pro­ce­dura con­cor­suale e che sof­fre di difetti strut­tu­rali deri­vanti da un’architettura mal con­ge­gnata a da cri­teri e para­me­tri ancor peg­gio dise­gnati, ha nuo­va­mente ria­perto il dibat­tito sulle pro­ce­dure di selezione.

Sem­pli­fi­cando molto, si potrebbe dire che la situa­zione stia in que­sti ter­mini: sic­come i con­corsi in Ita­lia tal­volta non fun­zio­nano bene, abo­liamo i con­corsi. Come dire, sic­come agli esami c’è chi copia, abo­liamo gli esami.

Una tesi popo­la­ris­sima, peral­tro, per­ché i con­corsi sono pro­ce­dure selet­tive e a nes­suno piace ritro­varsi escluso. La pie­tanza che ora i policy makers vogliono amman­nirci pre­vede un’abilitazione sem­pli­fi­cata e chia­mate libere da pastoie con­cor­suali. Sem­pli­fi­care l’ASN andrebbe benis­simo. Il punto è cosa si intenda con “sem­pli­fi­cata”: la con­ces­sione a piog­gia del titolo? Di che titolo? Una nor­male patente, non certo per gui­dare una Fer­rari, Gian­nini dixit.

Quindi, sic­come i con­corsi non fun­zio­nano a causa dei “baroni”, lasciamo fare ai “baroni” quello che vogliono, ovvero con­ce­diamo libertà di chia­mata su bacini di abi­li­tati a piog­gia, affi­dan­doci alla foglia di fico della “valu­ta­zione ex post”. Ma qual­cuno ci vuole spie­gare come dovrebbe fun­zio­nare que­sta “valu­ta­zione ex post”? E, soprat­tutto, qual­cuno crede dav­vero a que­sta bar­zel­letta? Il “liberi tutti” vagheg­giato in que­sti giorni, se dovesse con­cre­tiz­zarsi, ser­virà solo a peg­gio­rare il livello della docenza ita­liana e la valu­ta­zione ex post affi­data, imma­gi­niamo, a indi­ca­tori quan­ti­ta­tivi ela­bo­rati da ANVUR sarà facil­mente aggi­rata da chiun­que abbia un minimo di sale in zucca. I coau­to­raggi sono un’arma potente, e i car­telli cita­zio­nali sono un gioco da ragazzi.

Alla fine, ci tro­ve­remo con una bella sele­zione inversa, che pre­mierà gli indi­vi­dui e i set­tori più abili nell’orchestrare com­por­ta­menti oppor­tu­ni­stici e abusivi.

Peral­tro, allo stato attuale, una valu­ta­zione nega­tiva ex post col­pi­rebbe l’Ateneo e solo in modo limi­tato il sin­golo. Come dire, paga Pan­ta­lone: se si assume un sog­getto poi valu­tato nega­ti­va­mente non sarà lui a subire con­se­guenze, ma l’ateneo, il dipar­ti­mento e così via. Siamo dav­vero sicuri che san­zioni irro­gate alle strut­ture costi­tui­scano un freno suf­fi­ciente a impe­dire il reclu­ta­mento di sog­getti di scarsa qua­lità?
Ma non è solo que­sto il punto.

Oggi i docenti e i ricer­ca­tori uni­ver­si­tari di ruolo appar­ten­gono al per­so­nale pub­blico non con­trat­tua­liz­zato. Le Uni­ver­sità sono con­si­de­rate pub­bli­che ammi­ni­stra­zioni ai sensi dell’art.1, comma 2, del d.lgs. 165/2001.

Per­ciò il reclu­ta­mento della docenza uni­ver­si­ta­ria di ruolo, in quanto accesso al per­so­nale pub­blico, avviene sulla base di un pub­blico concorso.

Come afferma una costante giu­ri­spru­denza costi­tu­zio­nale, le ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che per la prov­vi­sta del pro­prio per­so­nale devono infatti, in via ordi­na­ria, ricor­rere al pub­blico con­corso, in base a quanto chie­dono gli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione.

Sem­pre secondo la giu­ri­spru­denza costi­tu­zio­nale, il con­corso pub­blico con­si­ste non in una gene­rica sele­zione, ma in una sele­zione che rispetti deter­mi­nate con­di­zioni. Innanzi tutto, la natura com­pa­ra­tiva della pro­ce­dura e la sua ido­neità ad accer­tare il pos­sesso delle com­pe­tenze neces­sa­rie ad eser­ci­tare le fun­zioni cor­ri­spon­denti allo spe­ci­fico ruolo che si va a rico­prire. Dun­que, nulla che asso­mi­gli alle pro­ce­dure di abi­li­ta­zione scien­ti­fica nazio­nale né attuale né tanto meno nella forma futura imma­gi­nata dal Mini­stro e dallo stesso CUN.

Solo con una pro­ce­dura com­pa­ra­tiva di sele­zione pub­blica, ido­nea ad assi­cu­rare il reclu­ta­mento dei migliori, si garan­ti­scono l’imparzialità della pub­blica ammi­ni­stra­zione e il suo buon anda­mento, anch’essi prin­cipi enun­ciati nell’art.97 Cost.

Le ecce­zioni, con­sen­tite dallo stesso art.97 Cost., devono, secondo la giu­ri­spru­denza costi­tu­zio­nale, essere sta­bi­lite dalle leggi in modo rigo­roso e solo per sod­di­sfare prov­vi­ste di per­so­nale in per­cen­tuali nume­ri­ca­mente molto limi­tate o per­ché si tratta di eser­ci­tare fun­zioni pecu­liari o per­ché vi sono par­ti­co­lari neces­sità alle quali fare fronte. In quest’ultimo caso, è comun­que neces­sa­rio accer­tare in modo ido­neo le com­pe­tenze, prima dell’accesso, non solo dopo.
Il prin­ci­pio gene­rale, insomma, è quello del pub­blico con­corso.
Alla luce di tutto ciò, vor­remmo fare una domanda a chi sostiene l’opportunità di abo­lire i con­corsi per reclu­tare i docenti uni­ver­si­tari: die­tro la pro­po­sta si nasconde l’intenzione di far uscire il per­so­nale docente uni­ver­si­ta­rio dal per­so­nale pubblico?

Si intende insomma pro­muo­vere una sorta di pri­va­tiz­za­zione della docenza? Una con­trat­tua­liz­za­zione del rap­porto di lavoro del docente uni­ver­si­ta­rio? Un suo assog­get­ta­mento alla nor­ma­tiva di diritto privato?

Della fuo­riu­scita dei docenti dal per­so­nale pub­blico non con­trat­tua­liz­zato si è a lungo par­lato nel pas­sato. Una tesi che asso­mi­glia a un fiume car­sico che appare e scom­pare. È que­sta tesi che viene ripro­po­sta, die­tro il velo della popo­lare “abo­li­zione dei con­corsi” o si pensa ad altre solu­zioni, com­pa­ti­bili con il qua­dro costi­tu­zio­nale e con la giu­ri­spru­denza costi­tu­zio­nale? Oppure si vuole fare uscire tout court le uni­ver­sità dal novero delle pub­bli­che amministrazioni?

Tutto que­sto pre­fi­gura un sistema che in Ita­lia mai è stato spe­ri­men­tato e le cui prime spe­ri­men­ta­zioni in altri ambiti (la diri­genza pub­blica) hanno dato esiti nefa­sti. Forse sarebbe bene riflet­tere prima di pren­dere deci­sioni affret­tate. E sarebbe bene che anche i docenti uni­ver­si­tari pren­des­sero coscienza di cosa si può celare die­tro certi facili slogan.

*www​.roars​.it

ANPI news n. 121

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

Appello dell’ANPI per le elezioni amministrative del 25 maggio

 

Per  un’Italia rinnovata, nei valori della Costituzione, dell’antifascismo e della democrazia

 

 

Appello dell’ANPI per le votazioni europee

 

 

 

Pubblichiamo di seguito il testo dell’interpellanza al Presidente del consiglio e ai Ministri degli Affari esteri, della Giustizia e della Difesa – con richiesta di impegno per le esecuzioni delle sentenze emesse dai tribunali italiani sulle stragi del 1943-1945 e per la realizzazione di concreti e consistenti atti di riparazione da parte del Governo tedesco secondo le richieste formulate dall’ANPI e da altre Associazioni –  firmata da deputati di Pd, M5S, Lega Nord, Ncd, Per l’Italia, FI, Sel, Psi, Misto, Sc (…)

 

 

 

 

Il 2 giugno a Modena, su iniziativa di Libertà e Giustizia, con l’adesione dell’ANPI e l’intervento del suo Presidente Carlo Smuraglia:  

Per un’Italia libera e onesta

Manifestazione pubblica

 

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Mi sono già occupato, nella news 120, delle vicende milanesi, inerenti ai clamorosi arresti di una serie di personaggi, accusati di operazioni illegali, nel quadro degli appalti per l’Expo 2015. Si sta  insistendo molto, sulla stampa e in TV, sul confronto con Tangentopoli, sugli elementi di relativa “novità” rispetto al passato, sulle eventuali connessioni politiche e sui pericoli che sta correndo addirittura l’Expo, di fronte a ritardi che stanno ormai diventando notevolissimi e che, certamente, non sono attutiti da questa vicenda giudiziaria(…)

 

 

ANPINEWS N. 121

Il Vaticano trema: Scarano svela ai pm il “sistema Apsa” da: antimafia duemila

scarano-nunzio-webdi AMDuemila – 17 maggio 2014

Monsignor Nunzio Scarano, il sacerdote arrestato per riciclaggio e coinvolto nell’inchiesta per il tentativo di trasferire in Italia soldi dall’estero con la copertura del Vaticano, avrebbe rivelato ai magistrati fatti scottanti legati all’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede) in particolare riguardo la gestione di conti correnti di laici e operazioni finanziarie.

“Non è una banca ma fa le cose di un istituto di credito – avrebbe detto ai pm secondo quando riportato da Metropolis – ha conti di persone e distribuisce interessi facendo una sorta di raccolta (e reimpiego) risparmi oltre ad occuparsi dell’amministrazione degli utili derivanti dal patrimonio…”.
Il monsignore, tutt’ora ai domiciliari ha poi parlato della gestione dei conti correnti: “Con delle cifre, che a me non facevano vedere. Però se io torno lì so dove mettere le mani: nel senso che comprendo bene le responsabilità. So che su questi conti correnti, alcuni anche intestati ai Cardinali, c’erano degli interessi. Erano gestiti dai miei diretti superiori, poi c’era Giorgio Stoppa che era un grande manovratore di queste cose qui.. Poi con l’ultimo concistoro di Papa Ratzinger molti di quei conti furono cancellati. Trasferiti su altri istituti bancari, alcuni anche allo Ior”. E poi ancora: “Si poteva fare con un bonifico internazionale, con un assegno circolare una situazione non del tutto trasparente riguardo alla gestione interna del Vaticano, e il motivo per il quale io avevo chiesto anche un’ispezione e la possibilità futura di parlarne con il Santo Padre”. Un sistema che si sviluppava in maniera “capillare” con tano di “vendita di operazioni o di titoli che poi venivano venduti e comprati dalla stessa amministrazione del patrimonio della Santa Sede”. Scarano avrebbe portato anche alcuni esempio indicando ai pm i nomi di alcuni istituti di credito: “Faccio anche un altro esempio molto pratico io tengo 50 miliardi di euro e li tengo presso il… (una banca; ndr) e mi dà l’1%, poi un responsabile Apsa, la cui figlia è sposata con il figlio di un direttore, un presidente di una banca, prende i 50 miliardi e li sposta su quell’altra banca. A me sottobanco cosa ne viene? Questa è una delle cose che accadevano all’interno dell’Amministrazione”. Da quel che racconta Scarano, quindi, l’Apsa avrebbe conti correnti presso importanti banche, messi a nome di grandi istituti finanziari internazionali. “Alcuni conti sono internazionali, tipo Londra, Parigi – conclude – poi c’è questa società in Svizzera e credo che molti fondi siano depositati presso banche svizzere e altre banche di altri Paesi e molto meno in Italia”.

Giornalismo. Premio Ischia alla blogger tunisina Ben Mehnni Scritto da DirittiDistorti

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Lina Ben Mehnni, la blogger tunisina, che ha avuto un ruolo di rilievo nella informazione durante la ‘Primavera araba’, è la vincitrice del Premio Ischia Internazionale di giornalismo, giunto quest’anno alla 35/esima edizione.

 

A Mario Orfeo, direttore del Tg1 e a Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, sono stati assegnati i premi ‘giornalisti dell’anno’ per la tv e per la carta stampata, mentre per la sezione per il giornalismo online il riconoscimento è andato al rinnovato sito ANSA.it.

Il Premio Mediterraneo è stato assegnato a Lucietta Scaraffia per l’inserto mensile ‘Donne Chiesa Mondo’ sull’Osservatore Romano.

Un riconoscimento speciale della Fondazione Giuseppe Valentino é andato ad Antonio Manzo del quotidiano Il Mattino per le interviste realizzate nel corso dell’anno.

La giuria ha ritenuto di segnalare, con una menzione particolare, la redazione del quotidiano L’Ora della Calabria che recentemente é stato chiuso dopo essere stato pesantemente censurato.

La cerimonia di consegna del Premio Ischia quest’anno si svolgerà venerdì 27 giugno a Lacco Ameno e sarà interamente trasmessa da SkyTg24.

La manifestazione si svolge sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri ed è promossa dalla Fondazione ‘Giuseppe Valentino’ con il sostegno della Regione Campania, assessorato alla Cultura, della Camera di Commercio di Napoli e dell’Istituto per il Credito Sportivo

Più di mille a Bologna: noi attraversiamo i confini, non ci fermerete! da: Coordinamento Migranti Bologna

Il 18 maggio a Bologna hanno sfilato in più di mille, moltissimi migranti, in una manifestazione indetta all’interno dei giorni di azione #mayofsolidarity promossi dal coordinamento Europeo blockupy. Un grande corteo, determinato e forte, che ha vinto la sfida di organizzare il grande protagonismo dei migranti nel centro della città in un giorno festivo. Nelle vie di Bologna è risuonata forte la voce di chi ha scelto da che parte stare, contro i confini dello sfruttamento e le politiche Europee sull’immigrazione. Più volte le tante voci del corteo hanno rilanciato i motivi che ci hanno spinto a scendere in piazza: contro la riapertura del centro di detenzione per migranti (CIE) di via Mattei a Bologna, per la chiusura degli altri centri esistenti dentro e fuori l’Europa, contro la gestione emergenziale delle politiche per l’accoglienza e la chiusura dei CARA, per la fine della legge Bossi-Fini, a partire dalla cancellazione del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Tutte tappe di una lotta centrale e realmente transnazionale. Durante la manifestazione sono state chiaramente indicate le responsabilità del governo Italiano e delle sue emanazioni cittadine, la Questura e la Prefettura, insieme alla denuncia del regime dei confini di Schengen, dei pattugliamenti di Frontex, delle deportazioni e degli accordi di Dublino II sull’asilo. Contro politiche che producono morte lungo i confini esterni dell’Europa, e sfruttamento e precarietà al suo interno per tutti, in piazza è scesa la forza dei migranti e del rifiuto di queste politiche, insieme a tanti lavoratori e lavoratrici, studenti, precarie e i movimenti, le associazioni e forze sindacali che hanno aderito a questa giornata di lotta. Una giornata che si è unita in modo concreto alle altre iniziative che, all’interno delle giornate di azione del #mayofsolidarity, hanno saldato le lotte contro le politiche di austerity e precarizzazione con le lotte dei migranti contro le gerarchie prodotte dal razzismo istituzionale. Una solidarietà senza confini indispensabile per vincere. Da Bologna si leva una voce che dice: noi attraversiamo i confini, noi lottiamo qua, non ci fermerete!

 

 

ENGLISH VERSION:

More than 1000 in Bologna: we cross the borders, you will not stop us!

On May the 18th in Bologna more than 1000 persons, many migrants among them, took part at the demonstration organized within the frame of the mobilization #MayOfSolidarity, promoted by the European coordination Blockupy. A strong and resolute demonstration that won the challenge of organizing a great protagonism of migrant in the center of the city during a holyday. In the streets of Bologna many voices shouted against the borders of exploitation and European immigration policies. Many voices shouted against the re-opening of the detention center (CIE) in Bologna and for the closure of all those existing inside and outside Europe, against the emergency management of welcome politics and for the closure of detention centers for asylum seekers, for the abolition of the Bossi-Fini law and of the link between the labour contract and the residence permit. These are the objectives of a truly central and transnational initiative.

During the demo the responsibilities of the Italian government and its local delegates – Questura and Prefettura – have been pointed out, and it was denounced the border regime of Schengen, the patrols managed by Frontex, deportations and the Dublin II agreement on asylum. Against the politics producing death on the external borders of Europe, and exploitation and precarity for all inside Europe, migrants brought their force into the streets, together with many workers, students, precarious and movements, associations and unions who supported this day of struggle. A day which concretely united, within the frame of #MayOfSolidarity, the struggles against austerity politics and precarization with those of migrants against the hierarchies produced by institutional racism. A solidarity without borders is necessary in order to win. From Bologna a voice raises and says: we cross the borders, here we struggle, you will not stop us!

 

www.coordinamentomigranti.org

 

La manifestazione è stata sostenuta da/The demo was supported by

Adl Cobas, ALMI – Associazione lavoratori marocchini in Italia, ASD “Il Grinta”, Associazione senegalese Cheikh Anta Diop, Associazione SOS Donna Bologna, Associazione Universo, Atlantide R-esiste!, Casa Madiba Occupata Rimini, Carovana Europea Bruxelles 2014, Casa Bettola Reggio Emilia, Città Migrante Reggio Emilia, Cobas Bologna, Compagnia teatrale cantieri meticci, Comunità pachistana Bologna, Coordinamento Migranti, Cs TPO, Hic Sunt Leones Football antirazzista, Lab AQ 16 Reggio Emilia, Làbas occupato, Laboratorio On the Move, Lab. Paz Project Rimini, Lavoratori e lavoratrici anarchici, Lavoro Insubordinato, RID/CommuniaNetwork, ∫connessioni precarie, Scuola Kalima Tpo, SIM – scuola di italiano con migranti Xm24, Spazio pubblico autogestito Xm24, Sportello medico-legale Xm24, Sportello migrante Tpo, Unione sindacale italiana – Associazione internazionale dei lavoratori; Vag61

Strage della miniera, la magistratura incrimina 24 dirigenti della società. Tre accusati di omicidio | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Sono 24 le persone incriminate dalla magistratura nella vicenda della strage di Soma,la miniera dove hanno trovato la morte più di trecento minatori. Accusate di “negligenza”, tra i fermati figurano diversi dirigenti e responsabili tecnici della societa’ privata che gestisce la miniera, la Soma Komur, fra cui il direttore generale Ramazan Dogru, il direttore finanziario Ali Ulu e il responsabile delle operazioni Akin Celik. Tre dei ventiquattro sono accusati di omicidio, e quindi sono rimasti in carcere.

Secondo alcuni media turchi, i pm potrebbero decidere l’arresto anche del proprietario Alp Gurkan, vicino al partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan. L’offensiva dei magistrati interviene mentre nel Paese rimane forte la collera verso la societa’ e verso il governo Erdogan, accusati di avere giocato con la vita dei minatori non garantendo norme di sicurezza adeguate, per aumentare i profitti. Un anno fa Gurkan si era vantato di aver ridotto da 130 a 24 dollari il costo di una tonnellata di carbone dopo la privatizzazione della miniera.
Nei giorni scorsi migliaia di persone sono scese in piazza a Ankara, Istanbul, Smirne, ma anche a Soma, per denunciare le responsabilita’ del governo. Erdogan ha risposto con pugno di ferro. La polizia e’ intervenuta con brutalita’ contro i manifestanti, usando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma. A Smirne gli agenti hanno perfino tentato di arrestare un bimbo di 10 anni. Soma da ieri e’ blindata. La polizia controlla gli accessi alla citta’. Il governatore ha vietato ogni manifestazione. E ieri sono stati arrestati 15 avvocati venuti da Istanbul per assistere le famiglie delle vittime.

Nonostante le rassicurazioni date nel corso di una conferenza stampa dall’azienda, un minatore ha raccontato che gli ispettori “non andavano oltre i primi 100 metri nella miniera”. In seno al governo, rileva Hurriyet, non ci sono pero’ dimissioni in vista.
Un rapporto preliminare di esperti consegnato ai magistrati citato da Milliyet rileva fra l’altro che nella miniera mancavano spie per le fughe di monossido di carbonio, il killer invisibile che ha Soma ha fatto strage di minatori, e che i soffitti erano in legno e non in metallo. Secondo un minatore, un tecnico aveva avvertito 20 giorni fa la direzione che il sistema elettrico era a rischio: l’esplosione che martedi’ ha dato il via alla strage sarebbe stata provocata da un cortocircuito. Nella miniera non c’era nemmeno una ‘camera sicura’ in caso di incidente. In Europa sono obbligatorie per legge. In Turchia, no. L’opposizione aveva chiesto in parlamento una commissione d’inchiesta sui numerosi incidenti registrati a Soma, bocciata dal partito di Erdogan.
In tutto il Paese si moltiplicano i gesti di solidarieta’. Ieri sera i giocatori del Galatasaray di Roberto Mancini sono scesi in campo indossando i caschi gialli dei minatori di Soma. La star del club Didier Drogba ha donato un milione di euro alle famiglie delle vittime.

Machiavelli e il Principe senza popolo Fonte: sbilanciamoci.info | Autore: Valentino Parlato

L’Ue era partita con il favore e il sostegno dei popoli. Ora rischia di essere un Principe senza il sostegno del popolo e sotto il dominio delle lobbies

Scusate, ma quando debbo fare il nome di Machiavelli non posso fare a meno di ricordare e segnalare che i due autori italiani più tradotti nel mondo sono Machiavelli e Collodi. Insomma il Principe e Pinocchio sono le due anime contraddittorie del nostro paese più accreditate all’estero. Ma veniamo alla questione di oggi. «Uno che diventa Principe con il favore del popolo deve mantenerselo amico e ciò gli sarà facile perché il popolo non chiede altro che di non essere oppresso. Ma uno che contro il popolo, diventa Principe con il favore dei potenti, deve prima di ogni altra cosa conquistare il popolo, e ciò gli sarà facile nel momento in cui prenderà il popolo sotto la sua protezione (…..) A un Principe è necessario avere amico il popolo: altrimenti nelle avversità non ha scampo» (Machiavelli, Il Principe, cap. IX) L’Unione Europea, il nuovo desiderato Principe, era partita con il favore e il sostegno dei popoli. Ora rischia di essere un Principe senza il sostegno del popolo e sotto il dominio delle lobbies, della finanza speculativa e delle grandi imprese. Il popolo è uscito di scena. Proviamo a ricordare. L’ unificazione dell’Europa è stata una grande speranza. Unire paesi di grande e storica cultura e tuttavia segnati da sanguinose e ripetute guerre intestine è stato un grande obiettivo. Con questo obiettivo e una grande speranza abbiamo fatto l’euro, la moneta comune, ma non siamo riusciti a fare il Principe, lo stato unitario europeo sostenuto dai popoli europei. C’è solo l’euro: la moneta unitaria senza uno stato unitario e democratico. Siamo alla vigilia della elezione del Parlamento europeo, ma di un Parlamento con poteri assai limitati. Di solito il parlamento elegge il governo, ma con l’Europa non è così. Il governo di fatto resterà in mano alla Troika e, ancora di più, delle lobbies, della grande finanza. Il prossimo 25 di maggio andremo a votare, ma sarà un voto assai leggero per eleggere un Parlamento debole e senza i poteri reali di cui dispongono (anche qui, relativamente) i parlamenti nazionali. Siamo ancora lontani da un reale stato europeo: non avremo un vero Principe e, aggiungo, sarà un Principe lontano dal popolo.

Occupazione in Italia sotto il 60%, si torna ai livelli del 2002, peggio solo la Grecia da: controlacrisi.org

Eurostat fa sapere che l’obiettivo, per l’Italia, di occupare, entro il 2020, il 67% della popolazione lavorativa si va allontanando. Gli italiani tra i 20 e i 64 anni, nel 2013, sono rimasti occupati al 59,8%,in calo rispetto agli anni precedenti, Il Paese torna così indietro di 10 anni, quando registrava, nel 2003. il 60,1% di occupati.Al livello del nostro Paese ci sono – secondo Eurostat – altri 12 paesi dell’Unione europea che, dal 2008, hanno registrato un continuo ribasso del tasso di occupazione.

Solo la Grecia nel 2013 ha perso più dell’Italia: il tasso di occupazione è sceso da 55,3% a 53,2%, perdendo 2,1 punti.