Cimici, conti bancari, pedinamenti I Mazzei inchiodati da Chiaramonte da: livesiciliacatania.it

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CATANIA – Intercettazioni, verifiche bancarie, appostamenti. Quando Antonio Chiaramonte decide di vuotare il sacco nel 2014 la Squadra Mobile mette in campo una serie di attività investigative che portano a chiudere il cerchio sui nomi di usuari e strozzini che avevano messo il cappio al collo al produttore cinematografico. E’ entrato nel vivo il processo a carico di Sebastiano Mazzei e dei sodali ed ex organici al clan Franco Raciti, Sebastiano D’Antona e Lucio Stella, arrestati nell’ambito dell’inchiesta Nero Infinito. L’indagine aveva svelato una duplice organizzazione, una che faceva riferimento ai Ceusi e una ai Carcagnusi, che “vessava” da anni l’imprenditore catanese. All’aula bunker di Bicocca ha parlato l’investigatore Giuseppe Tomarchio della Squadra Mobile che si è occupato del caso.

“Abbiamo analizzato la documentazione bancaria e per quello che ho potuto riscontrare la documentazione dava una certa linearità a quello che Chiaramonte aveva denunciato” – ha affermato il teste rispondendo alle domande del pm Rocco Liguori. Sono almeno “tre i conti correnti” controllati, così come è emerso nel controesame della difesa. Il sostituto commissario illustra nel dettagli anche passaggi dell’inchiesta che riguardano gli imputati che sono già stati condannati dal Gup nel troncone abbreviato Rosario Piacenti, Massimiliano Piacenti e Salvatrice Viola. Nel corso “delle attività tecniche abbiamo intercettato delle conversazioni nel corso della quale la signora Viola, moglie (ormai ex, ndr) di Giovanni Piacenti, aveva dato un appuntamento a Antonio Chiaramonte e al cognato. Allora abbiamo pensato di inviare del personale al Cityper a Ognina”. E sarebbero emersi importanti riscontri. Il poliziotto è preciso sulle attività tecniche.

“Sono state svolte le intercettazioni sulle utenze di Chiaramonte, del cognato, della signora Viola e quella di Rosario Piacenti”. Franco Raciti sarebbe stato captato durante “una conversazione con il cognato della vittima”. Si parla anche delle attività ristorative e delle proprietà immobiliari di Chiaramonte, in particolare di un appartamento che sarebbe stato venduto proprio mentre erano in corso le intercettazioni.

Liguori passa in rassegna i curriculum criminali degli imputati. Franco Raciti “è un uomo di fiducia di Nuccio Mazzei” – spiega Tomarchio. Mentre “Ianu Babbaleccu” è Sebastiano D’Antona, chiamato così “perché probabilmente balbetta ogni tanto”. D’Antona sarebbe passato, almeno da quanto è emerso nell’inchiesta i Vicerè dei Carabinieri, è transitato dai Mazzei ai Laudani. Lucio Stella, infine, è un cugino di Nuccio Mazzei.

Serratissime le domande del difensore di Nuccio Mazzei, Francesco Antille che portano a chiarire che non vi sono riprese e intercettazioni tra “Mazzei e Chiaramonte e tra Franco Raciti e la vittima”. E nemmeno conversazioni captate tra “Raciti e Piacenti (l’esponente dei Ceusi condannato per usura, ndr)”.

Il clou del processo sarà l’esame del testimone di giustizia Antonio Chiaramonte, che da un sito protetto racconterà davanti al Tribunale presieduto da Carmen La Rosa i soprusi subiti da Franco Raciti che avrebbe dovuto assolvere il ruolo di paciere per il debito usuraio di migliaia di euro che il produttore catanese aveva contratto con i “Ceusi” di Picanello. Un vortice dentro un altro vortice. I Mazzei infatti – secondo i racconti del testimone di giustizia, che ormai vive lontano da Catania per motivi di sicurezza – hanno preteso il pagamento di una serie di somme a titolo di estorsione per la “protezione” delle diverse attività gestite da Chiaramonte. A gennaio ci sarà il faccia a faccia (anche se a distanza) tra la vittima e i suoi presunti aguzzini.

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