L’esercito dell’Unione europea da: www.resistenze.org


Cassad | cassad-eng.livejournal.comresistir.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

08/03/2015

Brevi considerazioni sull’esercito comune europeo, con il quale gli europei tentano di “spaventare” la Russia oggi.

Il fondamento di questa proposta consiste principalmente nel desiderio che gli europei hanno di uscire dal fitto abbraccio americano. Gli Usa si assicurano il controllo militare attraverso le strutture Nato. Gli Stati Uniti, oltre ad avere un’ampia partecipazione nelle strutture dell’alleanza, che è stata vista come lo strumento di perseguimento degli interessi nazionali americani nel libro di Brzezinski, hanno una serie di leve di influenza sulle “decisioni collettive” attraverso i loro satelliti europei, in particolare attraverso i satelliti dell’Europa orientale, che vengono coscientemente contrapposti alla “vecchia Europa”, che cerca di modellare l’unione amorfa in qualcosa di simile ad un impero unito europeo o qualsiasi altra cosa essi vogliano ottenere alla fine. Nonostante i vari progetti, nel panorama politico l’Ue rimane una formazione piuttosto frammentata, dove la discordia e l’indecisione si accentuano nei momenti di crisi.

Senza avere lo status di completo soggetto militare e politico all’interno dei confini della esistente dipendenza dagli Usa, vari progetti di centralizzazione di strutture militari e politiche vagano all’interno dell’establishment europeo. Tuttavia, gli anni passano ma invece di un esercito comune europeo esiste ancora un’insieme di eserciti con diversi gradi di prontezza al combattimento ed una sovrastruttura Nato che formalmente li combina in un singolo sistema. Ma anche la questione della creazione di una forza comune di reazione rapida si sviluppa molto lentamente.

È assolutamente evidente che i padroni europei vorrebbero avere un proprio esercito, che sarebbe controllato esclusivamente da Bruxelles e fuori dall’influenza della Nato. Tuttavia, sorgono tutta una serie di questioni che sono difficilmente risolvibili per l’Ue in questa fase. Inoltre, per l’Unione europea si tratta di un problema molto costoso nelle condizioni della crisi economica che incombe (si può ricordare come gli eserciti europei che hanno partecipato all’aggressione contro la Libia abbiano dovuto implorare gli americani in quanto avevano esaurito le proprie scorte di missili e munizioni di precisione), ma anche principalmente per la dipendenza delle strutture europee dall’alleanza controllata dagli Usa, che in sostanza svolge un compito di definizione degli obiettivi militari per l’Unione europea, grazie alla quale alcuni dei membri dell’alleanza finiscono sul carro dei vincitori delle future aggressioni americane.

Ciò ha già giocato uno scherzo crudele all’Ue nel caso dell’Ucraina, perché una chiara dipendenza dell’Ue sulle decisioni prese a Washington è stata chiaramente palesata quando l’Ue venne costretta a entrare in conflitto con la Russia in Ucraina. Il ruolo effettivo della Ue in questo processo è finito in secondo piano, in un luogo dove gli esistenti strumenti economici, politici e militari dell’UE hanno fallito nel garantire un proprio scenario al conflitto ucraino. Tristi tentativi di scommettere su Klitschko (che sono stati sarcasticamente commentati dai cinici diplomatici americani) e le minacce di sanzioni alla coda degli Usa apparivano piuttosto deboli, sullo sfondo della salda linea americana, alla quale gli europei sono stati costretti ad integrarsi.

Adesso, come parte del tentativo di esibire un proprio status di soggetto politico, i leader dell’Ue mostrano l’idea di un esercito unito. Tuttavia questa idea dovrebbe preoccupare più gli Usa che la Russia, poiché alla Russia in realtà non cambia molto dal fatto che gli eserciti europei siano combinati insieme nella Nato o uniti in un esercito comune controllato da Bruxelles. Non importa quale unione, qualsiasi guerra tra l’Ue e la Russia culminerà in uno scontro nucleare. Anche una situazione di stallo non-nucleare non promette alcun rapido successo su ciascun fronte. E gli Stati Uniti dovrebbero essere più preoccupati a questo riguardo, perché la perdita di strumenti militari di controllo sugli eserciti europei porterà alla perdita di influenza in Europa e alla fine dell’era delle “coalizioni democratiche guidate dagli Usa”.

È del tutto naturale che la Russia condannerà tutti i movimenti militari in Europa e che gli Usa insisteranno sulla supremazia delle strutture della Nato al fine di non lasciare che gli europei si sgancino. Quindi, è improbabile che nei prossimi anni l’Europa sarà in grado di sgusciare via dai dettami della struttura atlantica. Tuttavia, si deve rilevare che la dimostrazione di forza degli apparati militari è diventata un segnale chiaro negli ultimi tempi.

I neo-nazisti ucraini addestrati dagli Usa Fonte: il manifesto | Autore: Manlio Dinucci

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In Ucraina gli Usa ini­zie­ranno in pri­ma­vera l’addestramento e l’armamento della Guar­dia nazio­nale: lo con­ferma uffi­cial­mente il Comando euro­peo degli Stati uniti, pre­ci­sando che il pro­gramma rien­tra nell’iniziativa del Dipar­ti­mento di stato per assi­stere l’Ucraina ad attuare «la difesa interna».

Il finan­zia­mento, già auto­riz­zato dal Con­gresso, viene for­nito da uno spe­ciale Fondo costi­tuito dal Pen­ta­gono e dal Dipar­ti­mento di stato per «for­nire adde­stra­mento ed equi­pag­gia­mento a forze di sicu­rezza stra­niere», così che «i paesi part­ner pos­sano affron­tare sfide impor­tanti per la sicu­rezza nazio­nale degli Usa». La mis­sione di adde­stra­mento in Ucraina serve a «dimo­strare l’impegno Usa per la sicu­rezza del Mar Nero e il valore delle forze Usa schie­rate in posi­zioni avanzate».

Le unità della Guar­dia nazio­nale ucraina, com­pren­denti secondo stime appros­si­ma­tive 45-50mila volon­tari, saranno adde­strate da istrut­tori Usa nel campo mili­tare Yavo­riv presso Lviv (Leo­poli, ndr ) a circa 50 km dal con­fine polacco. La Guar­dia nazio­nale, costi­tuita dal governo di Kiev nel marzo 2014 con un primo finan­zia­mento Usa di 19 milioni di dol­lari, ha incor­po­rato le for­ma­zioni neo­na­zi­ste , già adde­strate da istrut­tori Nato per il «putsch» di Kiev (come mostra una docu­men­ta­zione foto­gra­fica su mili­tanti neo­na­zi­sti adde­strati nel 2006 in Estonia).

I bat­ta­glioni Don­bass, Azov , Aidar, Dnepr-1, Dnepr-2 e altri, che costi­tui­scono la forza d’urto della Guar­dia nazio­nale, sono costi­tuiti da neo­na­zi­sti sia ucraini che di altri paesi euro­pei. Le atro­cità da loro com­messe con­tro i civili di nazio­na­lità russa nell’Ucraina orien­tale sono ampia­mente docu­men­tate da video e testi­mo­nianze (basta digi­tare su Goo­gle «atro­cità dei neo-nazi in Ucraina»). Ma, nono­stante che Amne­sty Inter­na­tio­nal abbia accu­sato il governo di Kiev di essere respon­sa­bile dei cri­mini di guerra com­messi da que­sti bat­ta­glioni, gli Usa hanno con­ti­nuato a soste­nerli, for­nendo loro anche mezzi blin­dati. E ora li poten­ziano con il pro­gramma di adde­stra­mento e arma­mento. Esso rien­tra nell’«Operazione fer­mezza atlan­tica», lan­ciata dal Comando euro­peo degli Stati uniti per «rias­si­cu­rare i nostri alleati, di fronte all’intervento russo in Ucraina, e quale deter­rente per impe­dire che la Rus­sia acqui­sti l’egemonia regionale».

Nel qua­dro del cre­scente dispie­ga­mento di forze Usa nell’Europa orien­tale, il Pen­ta­gono ha inviato «esperti mili­tari per accre­scere la capa­cità difen­siva dell’Ucraina» e stan­ziato altri 46 milioni di dol­lari per for­nirle «equi­pag­gia­menti mili­tari, tra cui vei­coli e visori not­turni». Washing­ton sta quindi già armando le forze di Kiev che, anche senza rice­vere armi pesanti dagli Usa, pos­sono pro­cu­rar­sele con i milioni di dol­lari messi a loro disposizione.

Men­tre Ger­ma­nia, Fran­cia e Ita­lia si dicono favo­re­voli a una solu­zione diplo­ma­tica e quindi con­tra­rie alla for­ni­tura di armi a Kiev. Ma allo stesso tempo, al ver­tice di Bru­xel­les, si impe­gnano, insieme a Gran Bre­ta­gna, Spa­gna e Polo­nia, ad assu­mersi i com­piti mag­giori nella for­ma­zione della «Forza di punta» della Nato, nel qua­dro della «Forza di rispo­sta», por­tata da 13mila a 30mila uomini e dotata di sei cen­tri di comando e con­trollo in Esto­nia, Let­to­nia, Litua­nia, Polo­nia, Roma­nia e Bulgaria.

Men­tre gli Usa, in pre­pa­ra­zione del ver­tice di Minsk sull’Ucraina (cui volu­ta­mente non par­te­ci­pano), assi­cu­rano per bocca del segre­ta­rio di Stato che tra gli alleati «non ci sono divi­sioni, siamo tutti d’accordo che non possa esserci una solu­zione mili­tare». Ma allo stesso tempo, adde­strando e armando i neo­na­zi­sti ucraini, gli Usa ali­men­tano le fiamme della guerra nel cuore dell’Europa.

No Muos, il 22 febbraio e il primo marzo ancora in piazza Autore: antonio mazzeo da: controlacrisi.org

 

Svettano spettrali su una collina della riserva naturale di Niscemi le tre mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che guiderà le guerre globali delle forze armate Usa. Anni di mobilitazioni popolari, decine di cortei, sit-in, azioni dirette nonviolente, blocchi stradali, uno sciopero generale autogestito, invasioni di massa di una delle più grandi installazioni della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo, non sono stati sufficienti a impedire la conclusione dei lavori del quarto terminale terrestre di uno dei programmi strategicamente più rilevanti del Pentagono. Politici e ministri di centrodestra e centrosinistra, generali, manager e azionisti del complesso militare, industriale e finanziario nazionale hanno fatto fronte comune con la borghesia mafiosa contro la popolazione siciliana e i numerosi comitati di base locali sorti in opposizione alle logiche di guerra e in difesa della salute, dell’ambiente e del territorio. Le azioni dei militanti No MUOS sono stato brutalmente represse dalle forze dell’ordine, centinaia di giovani e donne sono stati oggetto di vergognosi provvedimenti penali e sono fioccate multe e sanzioni per migliaia di euro. Nell’Isola sempre più fortezza armata, sono stati pesantemente ridotti gli spazi di agibilità politica e democratica e limitati le libertà e i diritti d’espressione.

I governi succedutisi alla guida del paese nell’ultima decade hanno fatto a gara per accontentare qualsivoglia richiesta strategica del partner d’oltreoceano. L’Italia ha contributo alle guerre permanenti in Iraq, Afghanistan e Corno d’Africa; ha autorizzato il trasferimento della brigata aviotrasportata Usa dalla Germania a Vicenza e la creazione della grande base al “Dal Molin”; ha legittimato la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale dei droni; ha trasformato il Nord-Est e la Sicilia in piattaforme avanzate per gli interventi armati di USAFRICOM nel continente africano; ha acquistato i famigerati cacciabombardieri a capacità nucleare F-35; ha spianto la strada al MUOS di Niscemi. Né impavido filo-atlantismo né supina subordinazione allo strapotere economico di Washington quello delle classi dirigenti italiane. Ma solo e semplicemente una logica di scambio ineguale sulla pelle, la salute e le tasche degli italiani, in nome del perseguimento di facili profitti da parte dei produttori bellici di casa nostra – a capitale pubblico e/o privato – come Finmeccanica, Fincantieri, Beretta, Iveco, ecc.. Un do ut des che ha consentito l’apertura del mercato statunitense ai mercanti di morte del Bel Paese, favorendo intrepide e dispendiose alleanze con i giganti del complesso militare industriale Usa. Prima fra tutte Lockheed Martin, poco meno di 50 miliardi di dollari di fatturato l’anno, artefice di fittissime reti d’interessi corruttivi in più di un continente, produttrice del MUOS e degli F-35, nonché partner di Finmeccanica nell’affaire dei cacciabombardieri, del sistema missilistico “anti-missili” MEADS e, da qualche giorno, di un sofisticato sistema di controllo e comunicazioni per il nuovo comando Nato di Bruxelles.

Un’incomparabile differenza di forze in campo: il Golia a stelle e strisce con i suoi mercenari a Roma e nel governo regionale della Sicilia (fra tutti, gli ultimi due presidenti-governatori, l’“autonomista” Raffaele Lombardo e l’“antimafioso” Rosario Crocetta, più l’intero stato maggiore del Pd isolano); i cento-mille David che non si sono piegati neanche di fronte le intimidazioni e le minacce delle cosche più efferate di Cosa Nostra, le cui imprese sono state chiamate a realizzare le piattaforme di cemento armato per i tralicci e antenne satellitari nella “Sughereta”, in palese violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia. Intorno, l’indifferenza delle forze politiche, sociali e sindacali e i silenzi interessati o le omissioni dei grandi network editoriali e radiotelevisivi. L’esito del primo round del conflitto contro il MUOStro di Niscemi, in fondo, era scontato. Ma le mega-antenne montate (ma non ancora funzionanti) non rappresentano la fine dell’Utopia di una Sicilia ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Quello in atto è uno scontro epocale, per la stessa sopravvivenza della specie umana, mai come adesso minacciata dai folli piani di totale automatizzazione, dronizzazione e robotizzazione dei conflitti armati. Comitati e attivisti sanno bene che la mobilitazione non può che essere a medio e lungo termine e che sarà necessario affiancare il No al MUOS al No ai Droni e il NO alle guerre alle migrazioni scatenate dall’Italia e dall’Unione europea con l’Operazione Mare Nostrum e il trasferimento in Sicilia e a Lampedusa e Pantelleria di un enorme dispositivo militare aeronavale e di velivoli senza pilota anti-migranti. Un impegno a 360 gradi contro militarizzazioni, militarismi e guerre, in rete con tutte le soggettività in lotta contro il neoliberismo, le brutali politiche di austerità e annientamento della spesa sociale e i tagli all’occupazione, all’istruzione e alla sanità.

Il Movimento ha fissato le prossime tappe per la controffensiva No MUOS. Depositato in Parlamento il testo di una mozione per la sospensione immediata del progetto, nei prossimi giorni si rafforzerà il pressing perché finalmente le Camere, in ottemperanza agli articoli 11, 80 e 87 della Costituzione, deliberino contro l’installazione di un sistema di distruzione di massa, di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa. Sabato 22 febbraio, a Caltanissetta, un corteo e un presidio No MUOS ribadiranno il sacrosanto diritto ad opporsi ai piani di morte Usa, Nato e Ue, denunciando altresì il ciclone repressivo scatenato dalle forze di polizia e dall’autorità giudiziaria – dalla Val di Susa a Niscemi – ai danni dei singoli e delle realtà auto-organizzate che si oppongono alle Grandi Opere e ai processi di militarizzazione dei territori. L’appuntamento per tutti, infine, è per sabato 1 marzo ancora una volta a Niscemi, per una manifestazione di fronte la megastazione di radiocomunicazione NRTF e satellitare MUOS. “L’installazione all’interno della riserva naturale di Niscemi è da oltre vent’anni attiva con le sue 46 antenne apportando gravi danni all’ambiente e alla salute delle persone” denunciano i Comitati No MUOS. “Il primo di marzo ci muoveremo ancora una volta tutte e tutti verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite. Determinati come abbiamo imparato ad essere, torneremo a riprenderci ciò che è nostro, sempre più convinti che l’occupazione militare non sia più tollerabile e che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano e non dai disegni geopolitici delle potenze economiche”.