Il manganello sulla casa | Fonte: il manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Via Veneto. In ventimila alla manifestazione contro piano Casa, Jobs Act e governo Renzi. Centinaia di famiglie occupanti e migliaia di migranti in marcia. Mano pesante delle forze dell’ordine dopo un lancio di petardi. Ferito gravemente ad una mano dall’esplosione di un petardo un 47enne di origini peruviane. Dura la posizione del sindaco Marino che parla di «violenza che colpisce l’intera città» e ringrazia gli agenti: «Ma bisogna affrontare l’emergenza casa». L’11 luglio i movimenti a Torino contro il vertice Ue sulla disoccupazione

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Scarpe, molte scarpe, al ter­mine delle cari­che tra piazza Bar­be­rini e l’imbocco di via del Tri­tone. Mar­cia­piedi dis­se­mi­nati dei kway azzurri del «Blu block» che ha fatto il suo esor­dio a Roma. E poi cen­ti­naia di bot­ti­glie, qui e lì le ban­diere rosse con il ful­mine cer­chiato sim­bolo del movi­mento della casa nella Capi­tale. Si pre­sen­tava così l’asfalto, a pochi minuti dalle cari­che di poli­zia e cara­bi­nieri che hanno spaz­zato via il cor­teo nazio­nale con­tro il «Jobs Act» e il piano casa del governo Renzi.

Quelle che il capo della poli­zia Ales­san­dro Pansa ha defi­nito come «due cari­che di alleg­ge­ri­mento» sono state in realtà dure e ful­mi­nee. Sono ini­ziate da via Bar­be­rini e hanno respinto il cor­teo di 20 mila per­sone par­tito dopo le quat­tro di ieri pome­rig­gio da Porta Pia, sede del mini­stero delle Infra­strut­ture, tito­lare del «piano casa». La seconda carica è stata quella di una tren­tina di agenti della poli­zia pro­ve­niente da Via Veneto, sede del mini­stero del Wel­fare che insieme al lavoro cura il decreto legge che pre­ca­rizza ulte­rior­mente i con­tratti a ter­mine e la legge delega che rifor­merà gli ammor­tiz­za­tori sociali esten­dendo l’Aspi ai cocopro.

La carica ha respinto poco più di un cen­ti­naio di mani­fe­stanti, un blocco vestito in nero e altri due spez­zoni indos­sa­vano il Kway azzurro. L’attesa dello scon­tro è durata più di mezz’ora. La testa del cor­teo com­po­sta da cen­ti­naia di fami­glie, in mag­gio­ranza migranti, è arri­vata dopo le cin­que in una Via Veneto sbar­rata da camio­nette della poli­zia e dei cara­bi­nieri. Dopo un primo lan­cio di ortaggi e uova, la testa è rifluita verso la piazza, men­tre gli altri mani­fe­stanti hanno ini­ziato a lan­ciare petardi pro­vo­cando la rea­zione della polizia.

Una volta ritor­nati in piazza, le forze di poli­zia hanno tra­volto le migliaia di mani­fe­stanti inermi e l’impatto è stato vio­lento, come testi­mo­niano i video pre­senti già ieri sera in rete. È durato poco più di 20 minuti e ha fatto molti feriti tra i mani­fe­stanti. Sette di loro sono stati soc­corsi dall’Ares 118 e tra­spor­tati in vari ospe­dali: il San Gio­vanni, l’Umberto I, il Santo Spi­rito e il Fate­be­ne­fra­telli. Un agente si è fatto medi­care per l’esplosione di una bomba carta. Sei mani­fe­stanti sono stati fer­mati tra via Veneto e piazza Bar­be­rini. In mat­ti­nata, prima del cor­teo, una tren­tina sono stati identificati.

L’episodio più dram­ma­tico è stato quello di un uomo di 47 anni ori­gi­na­rio del Perù che ha perso le dita di una mano a causa dell’esplosione di un petardo. Alcune testi­mo­nianze rife­ri­scono che lo abbia scam­biato per uno dei lacri­mo­geni esplosi durante le cari­che. L’ha ripreso da terra con l’intenzione di allon­ta­narlo, ma gli è esploso in mano. Per lun­ghi, tre­mendi minuti, i mani­fe­stanti e il per­so­nale sani­ta­rio inter­ve­nuto sul posto si sono messi alla ricerca delle dita sal­tate che non sono state tro­vate. È stato tra­spor­tato al Poli­cli­nico Umberto I, for­se­per­derà la mano. Un’immagine scon­vol­gente, tra impre­ca­zioni e dolore, molto lon­tana da quella vetrina inter­na­zio­nale che è diven­tata Via Veneto, sospesa tra menu turi­stici e una lon­tana mitologia.

Il cor­teo si è poi ricom­pat­tato rifluendo verso il tun­nel sotto il Qui­ri­nale, ritor­nando a Porta Pia dove altri mani­fe­stanti si sono fatti medi­care. Sta­notte gli atti­vi­sti hanno per­not­tato nella piazza e sta­mat­tina alle 11 ci sarà un’assemblea. Ano­ny­mous ha riven­di­cato nel frat­tempo l’«oscuramento» del sito del pre­si­dente del Con­si­glio Renzi.

Dura la presa di posi­zione del sin­daco di Roma Marino che ha par­lato di una «vio­lenza che col­pi­sce l’intera città. «Rin­gra­zio le forze dell’ordine per il lavoro svolto, sono vicino agli agenti feriti – ha detto — Mi auguro che si possa tor­nare ad affron­tare in sede di governo l’emergenza casa».

Paolo Di Vetta, dei Bloc­chi pre­cari metro­po­li­tani tra i pro­ta­go­ni­sti della lotta per la casa a Roma, ana­lizza in maniera pro­ble­ma­tica il pas­sag­gio della mani­fe­sta­zione di ieri. Rispetto ai cor­tei con i sin­da­cati di base del 18 e del 19 otto­bre, ieri la par­te­ci­pa­zione è calata, da 70 mila a 20 mila. A suo avviso, il per­corso è «stato costruito in solitudine».

«Non c’è stata la stessa spinta – afferma – il per­corso che allora si era risolto in una mobi­li­ta­zione di due giorni, ieri non ha fun­zio­nato su una gior­nata. C’è da capire se il mec­ca­ni­smo dell’assedio con­vince ancora». In vista del ver­tice euro­peo sulla disoc­cu­pa­zione, pre­vi­sto l’11 luglio a Torino, i movi­menti hanno pre­pa­rato un’agenda fitta di mobilitazioni.

«Biso­gna fare una rifles­sione su come andare avanti e tro­vare un lin­guag­gio comune – con­ti­nua Di Vetta – l’opposizione alle poli­ti­che sociali e del lavoro del governo Renzi coin­volge molti sog­getti, biso­gna ora capire come incon­trare il disa­gio dif­fuso che que­ste poli­ti­che stanno evi­den­te­mente creando».

Di Vetta cri­tica la repres­sione subita nelle ultime set­ti­mane dal movi­mento romano della casa. Agli arre­sti domi­ci­liari, poi rien­trati, per la mani­fe­sta­zione romana del 31 otto­bre 2013 che hanno inte­res­sato espo­nenti dei Bpm e del coor­di­na­mento cit­ta­dino di lotta per la casa, è seguita l’accusa di “asso­cia­zione a delin­quere” ed estor­sione al comi­tato popo­lare di lotta per la casa e all’Angelo Mai. “I nostri per­corsi sono diversi — afferma — ma è in atto un ten­ta­tivo di leg­gere gli stru­menti di orga­niz­za­zione dei movi­menti per la casa come stru­menti di sopruso. E’ un’operazione peri­co­losa da respingere”.

Luca Fagiano, del Coor­di­na­mento cit­ta­dino di lotta per la casa, rico­no­sce il pro­blema anche se il bilan­cio è posi­tivo. «La mani­fe­sta­zione di ieri leg­gia­mola come l’inizio della con­te­sta­zione al governo Renzi che deve cre­scere. Que­sto è un momento carico di illu­sioni pro­dotto dal mirag­gio di posti di lavoro – afferma – Que­sto velo fa squar­ciato. Ora la sfida è farlo capire a tante altre per­sone e allar­gare la mobi­li­ta­zione». «Pra­ti­care l’assedio ha voluto dire farlo — sostiene Gian Marco De Pieri, atti­vi­sta dei Cen­tri Sociali Nordest-Emilia Romagna-Marche — Come tutti i con­flitti sociali fanno male e fanno vedere un altro paese». Al cen­tro resta l’idea di riforma del wel­fare basata su una «redi­stri­bu­zione della ric­chezza con un red­dito di cit­ta­di­nanza svin­co­lato dal lavoro».