Thyssenkrupp, le critiche Fiom alla sentenza della Cassazione | Autore: redazione da: controlacrisi.org

La Fiom-Cgil valuta “negativamente” la sentenza sulla ThyssenKrupp emessa dalla Cassazione. Il sindacato dei metalmeccanici rileva che “i giudici non hanno reso giustizia ai sette lavoratori morti sul lavoro il 6 dicembre 2007, rinviando a un nuovo processo d’appello la conclusione di un percorso iniziato ormai piu’ di sei anni fa”.
“La sentenza ha derubricato al solo omicidio colposo le responsabilita’ degli imputati – rileva la Fiom -, cancellando l’imputazione di omicidio volontario, come se non ci fosse stato un dolo grave nel momento in cui la ThyssenKrupp e i suoi dirigenti non hanno attivato gli strumenti di prevenzione per la sicurezza pur sapendo quali conseguenze ne sarebbero scaturite”. Il sindacato esprime un giudizio critico “anche sulla nota stampa della Cassazione con la quale si ipotizza, nell’appello che verra’, la possibilita’ dell’aggravio delle pene per gli imputati, come se questo fosse la contropartita di una decisione che minimizza quanto avvenuto. Una toppa che e’ peggio del buco.” “La Fiom si aspettava una sentenza che dichiarasse che quando non vengono attivate le misure e le procedure di sicurezza, la responsabilita’ dell’impresa e dei propri dirigenti e’ totale. In Italia ancora una volta si e’ persa un’occasione di realizzare un’effettiva giustizia per i lavoratori, condannando correttamente il datore di lavoro e i dirigenti dell’impresa”. La Fiom si costituira’ parte civile “in tutti i processi ove si individuano le responsabilita’ delle imprese che, con la mancata applicazione delle norme di sicurezza, determinano la morte dei lavoratori” e ricorda che proprio ieri, contemporaneamente alla seduta della Corte di Cassazione, un lavoratore metalmeccanico e’ morto in un’azienda artigiana a Parma.
Critiche alla sentenza anche da parte del segretario Cgil Susanna Camusso Secondo la leader della Cgil, la sentenza della Cassazione ha commesso l’errore di “ridurre la portata” della sentenza originaria che prevede il reato di strage. ”Fermo restando – ha aggiunto – il rispetto per i familiari delle vittime e per le sentenze, quella della Thyssen e’ una grande strage determinata da non investimenti e da precise condizioni di lavoro, ridurne la portata mi sembra sbagliato”.

Terni, i veleni della Thyssenkrupp stanno uccidendo i quartieri vicini all’impianto Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Nonostante le proteste e gli allarmi denunciati dalla popolazione di Terni la ThyssenKrupp di Terni ancora è in prima fila per il suo “contributo” all’inquinamento e alla salute dei cittadini. Secondo i sindacati, e non solo, si assiste ancora alla dispersione di nichel, cromo, arsenico e altri metalli pesanti nell’area a ridosso dello stabilimento, borgo di Prisciano. I valori ufficiali, registrati dall’Arpa di nichel, cromo e arsenico sono ben sopra la soglia benchmark tedesca (max 15 microgrammi/mq per il nichel; max 4 per l’arsenico).

Il superamento della soglia di 15 microgrammi al metro quadro si è verificato fino a 23 volte rispetto a questa soglia di riferimento e per il cromo anche punte di 2500 microgrammi al metroquadro. Ovviamente, si tratta di livelli che in Germania sono tassativi. Secondo il rapporto “Mal’Aria-Legambiente 2012”, qui c’è il record italiano per cromo prodotto: 968 chilogrammi. Sicuramente ai vertici anche con riferimento al nichel, sebbene la rete di monitoraggio sia molto carente, in quanto alcune centraline sono state disattivate. Per mercurio nell’aria Terni è in seconda posizione; terzi per cadmio. Gli ambientalisti denunciano che non è stata mai eseguita un’analisi delle emissioni diffuse dell’acciaieria, quelle cioè non captate.

“Ormai sono tantissimi i casi di allergie, intolleranze e sensibilizzazioni, senza dimenticare i crescenti casi di tumore, dovuti all’esposizione delle sostanze nocive emesse dall’acciaieria riscontrate tra i cittadini ternani, in special modo gli abitanti del quartiere Prisciano, quello a ridosso dello stabilimento”, scrivono i lavoratori ex-Tk di Torino.

“Se la ThyssenKrupp non vuole produrre senza inquinare i lavoratori e gli abitanti di Terni devono bloccare lo stabilimento – continuano i lavoratori – e impedire che continui questo scempio. Si può fare e l’esempio della dura lotta che hanno fatto i comitati ambientalisti in Campania per impedire l’apertura di nuove discariche di veleni lo dimostra: bloccare le strade, impedire l’approvvigionamento dello stabilimento con blocchi stradali, obbligare l’azienda e le istituzioni a bonificare l’area”.

Oggi la Ast è ancora in mano ai tedeschi di Tk, che proprio in questi giorni hanno mandato una lettera ai dipendenti in cui parlano di “riorganizzazione” dell’attività produttiva.

Nel 2011 TK decide lo scorporo del settore inossidabile, tra cui l’Ast, in un soggetto operativo indipendente, annunciando poi la vendita alla multinazionale finlandese Outokumpu. La Commissione europea approva l’operazione ma, per assicurare il rispetto della normativa sulla concorrenza, la subordina alla nuova cessione degli impianti ternani, riacquistati nuovamente, a sorpresa, proprio dalla ThyssenKrupp, dal febbraio scorso azionista di maggioranza.