Gaza, migliaia di israeliani in piazza per chiedere la fine immediata dell’invasione Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Almeno diecimila israeliani hanno manifestato ieri sera a Tel Aviv per chiedere al loro governo di riprendere i negoziati di pace con i palestinesi, dopo l’offensiva militare israeliana a Gaza che ha causato circa 2.000 morti palestinesi e 70 israeliani. A piazza Yitzhak Rabin (dal nome del premier assassinato) il governo ha schierato ingenti forze di polizia per evitare che contro i pacifisti si scatenassero gruppi di contro-manifestanti di estrema destra.

La manifestazione e’ stata organizzata da Meretz, partito d’opposizione di sinistra, da “Pace adesso”, ong ostile alla colonizzazione israeliana nei territori palestinesi, e dal partito comunista Hadash.
“La guerra non finira’ finche’ non ci si parlera’”, “Ebrei e Arabi si rifiutano di essere nemici”, “Si’ a una soluzione politica” sono alcune delle scritte sugli striscioni portati in corteo. E ancora, “Cambiare verso, no verso la guerra ma verso la pace”. Tra gli altri, dal palco ha parlato lo scrittore David Grossman che ha sottolineato l’irrinunciabilità della convivenza con i palestinesi. La leader del partito Meretz Zahava Galon ha accusato il premier Benyamin Netanyahu di “aver trascinato Israele a Gaza, in una guerra che non era inevitabile”.  Secondo la parlamentare laburista Merav Michaeli e’ colpevole inoltre di aver mantenuto a giugno un atteggiamento di chiusura verso il governo di riconciliazione nazionale palestinese, sostenuto da al-Fatah e da Hamas. All’indomani del conflitto, ha aggiunto Michaeli, quello stesso governo e’ adesso il partner di Israele ai colloqui del Cairo.

Al Cairo, intanto, proseguono i contatti per passare dalla tregua alla trattativa. Ci sarebbe l’eventualita’ di una parziale attenuazione dell’embargo su Gaza – con l’Ue che si e’ detta disposta a monitorare l’apertura permanente del valico egiziano di Rafah. I palestinesi, però, pretendono la fine totale dell’0embargo. Intanto, resta escluso dal tavolo il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, che secondo i media avrebbe fatto il punto sulla situazione con al-Ahamad nell’esilio di Doha. Il fronte israeliano e’ silente, con i media che rilanciano le affermazioni di questo o quel rappresentante palestinese.
Il premier Benyamin Netanhayu deve fare i conti con le critiche interne, le accuse della stampa di aver adottato un “atteggiamento supino” verso Hamas, e la nuova fase di ‘raffreddamento’ dei rapporti con Washington, che ha bloccato la fornitura di missili Hellfire.
Quel che appare certo e’ che nelle prossime 48 ore e’ improbabile che si arrivi al disarmo di Hamas – la richiesta numero uno di Israele – o alla fine totale dell’embargo – in cima alle aspirazioni dei palestinesi.