Termini Imerese, la chiesa chiama alla mobilitazione per la soluzione del nodo Fiat | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

La Chiesa si mobilita a fianco degli operai della Fiat di Termini Imerese. E lo fa portando la vertenza, che riguarda 1.200 lavoratori, direttamente dentro le parrocchie. Con una lettera ai fedeli, i sacerdoti chiamano a raccolta la comunita’ per lo sciopero generale in programma giovedi’ prossimo a Termini Imerese. “Vi chiediamo di partecipare e di far partecipare le persone che incontrerete – e’ l’appello dei parroci – certi che il Signore non delude le speranze del popolo che lo invoca con fiducia”. Di fronte a una bomba sociale pronta a esplodere, con i lavoratori coperti dalla cassa integrazione fino a giugno, la Chiesa ha deciso di muoversi senza tentennamenti. Con un comunicato congiunto, rivolto “a tutti gli uomini di buona volonta’” i parroci di Termini Imerese sollecitano la mobilitazione, “avendo ascoltato i bisogni di donne e uomini delle nostre comunita’, che ormai giunti allo stremo, danno segni evidenti e inquietanti di sofferenza, la quale in questi ultimi giorni e’ diventata sempre piu’ ingovernabile”.
I preti nella lettera ai fedeli ricordano che il giorno dopo la manifestazione “si svolgera’ un incontro a Roma al ministero dello Sviluppo economico che potrebbe essere decisivo per la risoluzione della vicenda Fiat, madre del progressivo dissesto economico della nostra zona: ormai si e’ alla vigilia del licenziamento dei 1200 operai”.
“La crisi che attanaglia il nostro comprensorio e’ diventata sempre piu’ grave – scrivono i parroci – noi cristiani, siamo chiamati ad agire, ad operare per il bene nostro e dei nostri figli. E’ in gioco il futuro dei nostri paesi, delle nostre famiglie. Non possiamo e non dobbiamo rimanere immobili, senza lavoro non c’e’ futuro”. Alla manifestazione organizzata da Fim Fiom e Uilm, parteciperanno artigiani, commercianti, imprenditori: l’amministrazione comunale ha coinvolto anche le scuole, con delegazioni di studenti in piazza.

Mentre Fiat diventa americana l’indotto di Termini Imerese esplode | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Inizio d’anno drammatico per gli operai della Lear e della Clerprem, aziende dell’ex indotto Fiat di Termini Imerese (Palermo), specializzate nella produzione di sedili e imbottiture. Per i 174 lavoratori sono arrivate le lettere di licenziamento e da ieri hanno ufficialmente perso il loro posto di lavoro. Adesso c’e’ tempo fino al 7 gennaio per l’iscrizione nelle liste di mobilita’. Un epilogo amaro che arriva praticamente in contemporanea con l’annuncio dell’acquisizione da parte della Fiat di Chrysler. Quasi una beffa, per le tute blu di Termini Imerese, abbandonate dal Lingotto.

“Tra i lavoratori c’e’ una profondissima rabbia” dice Roberto Mastrosimone, segretario provinciale della Fiom di Palermo. Ma il destino, secondo il leader sindacale, non e’ segnato solo per la fabbrica del parlermitano, perche’ “senza un cambio di direzione il percorso e’ uguale per tutti. Marchionne chiude stabilimenti in Italia e questo accordo dimostra come l’azienda guardi a scenari diversi. I facili entusiasmi a cui assistiamo oggi – prosegue – sono ridicoli: nel nostro Paese sta scomparendo l’industria automobilistica, un pezzo importante della storia italiana”.

Ma a preoccupare Mastrosimone non e’ solo il futuro dei lavoratori della Lear e della Clerprem, ma anche di tutti gli altri. Lo scorso 5 dicembre, infatti, era arrivato il via libera alla cassa integrazione in deroga per sei mesi, a partire da gennaio, per i circa 200 lavoratori di quattro delle sei aziende dell’indotto Fiat: la Bienne Sud, Servizi e sistemi ambientali, Pellegrini e Manital. “Il 30 giugno, quando scadra’ la cassa integrazione – spiega – rischiano di essere licenziati tutti gli altri. Dalla prossima settimana avvieremo la mobilitazione, perche’ non possiamo piu’ aspettare. Mentre Marchionne annuncia accordi qui noi contiamo i ‘morti'”.

Entro il 15 gennaio al Mise e’ in programma un incontro per il piano di reindustrializzazione dell’area di Termini Imerese. “Ad oggi questo tavolo – conclude Mastrosimone – non ha prodotto nulla. Il Paese e’ privo di una qualsiasi idea di politica industriale e va avanti con un Governo impegnato in difficili equilibrismi politici”. Da qui un appello agli Esecutivi nazionale e regionale perche’ “invecedi ligare mettano a punto una strategia per salvare lo stabilimento di Termini Imerese”.