“Più forti della repressione”. A Torino sfilano diecimila No Tav. I sindaci dal palco: “Costi esorbitanti e oscuri” Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Nonostante la pioggia e i ripetuti tentativi di bloccaggio da parte delle forze dell’ordine alle stazioni di treni e metropolitane, la manifestazione No Tav a Torino ha visto una vera e propria partecipazione di massa. Tanto che anche alcuni esponenti M5S alla fine dicono che è stata una giornata in cui hanno dimostrato di essere “più forti della repressione”. In piazza Castello, dove alla fine il corteo ha trovato il suo capolinea, i sindaci della Valsusa hanno letto una delibera approvata in una trentina di Comuni in cui si punta il dito contro i costi dell’opera. Ieri il Cipe ha approvato il progetto definitivo dei 17 chilometri della tratta nazionale della Sezione Trasnsfrontaliera, pari ad una spesa, a carico dell’Italia, di 1,6 miliardi (quota che può scendere a 960 milioni se la Ue concederà il 40% del contributo). All’inizio della prossima settimana a Parigi verrà costituito il soggetto promotore che avrà l’incarico di realizzare e gestire la Torino-Lione, martedì si terrà il summit tra i governi di Italia e Francia che chiuderanno il dossier per la richiesta del cofinanziamento comunitario.

La protesta e’ stata indetta per ribadire il No alla Torino-Lione e le numerose irregolarità delle procedure dell’opera che, sembrano essere state del tutto “ignorate” dal Cipe, naturalmente.
In piazza hanno sventolato le tradizionali bandiere con il treno crociato, bandiere di Rifondazione comunista (con Paolo Ferrero che è stato presente al corteo), Cub, Fiom, Legambiente e altri. “Magistrati e giornalisti, siete voi i terroristi” gridano alcuni riferendosi alle accuse di terrorismo contestate ad alcuni attivisti. In piazza anche un trenino con le sagome dei pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, che si occupano delle inchieste legate al Tav, e il cartello “No Tav pericolosi terroristi? Ma non fateci ridere”. In coda alla manifestazioine è stato sistemato lo spezzone composto dal mondo antagonista. Il gruppo di un centinaio di antagonisti arrivato a Torino, con un treno da Milano bloccato dalle forze dell’ordine a Novara, quando la manifestazione No
Tav era ormai conclusa, ha dato comunque vita a un corteo improvvisato.

“Mi sembra una manifestazione ben partecipata – dice Sandro Plano, sindaco di Susa – che ci dice che questo tema resta vivo nella coscienza della Valle. Chiediamo – spiega – che i soldi per la Tav siano dirottati su scuola, assetto idrogeologico, treni per i pendolari, sanità, universita’ e ricerca”. “Siamo qui per le ultime decisioni della giustizia nei confronti degli attvisiti, ma anche per ribadire la nostra contrarieta’ a un’opera inutile”, ha aggiunto Perino.
La manifestazione si e’ svolta poi senza tensioni lungo tutto il percorso. Qualche uovo e’ stato lanciato contro la Caserma dei Carabinieri in via Cernaia. “Oggi in piazza a Torino – si legge in una nota firmata da M5S – abbiamo ribadito un concetto che dovrebbe essere condiviso da ogni buon amministratore del nostro Paese. Il Tav non serve, se non alle solite lobbies politico-economiche. E dietro questi interessi si celano gli appetiti delle mafie, come dimostrato dalle recenti inchieste della magistratura”. “La lotta alla grande opera inutile – conclude il M5S – non si ferma certo qua. Continueremo ad opporci a questo scempio nelle istituzioni cos come in prima linea sul territorio”.

No Tav, un secolo e mezzo di condanne per i fatti della Maddalena. Ferrero: “Condannate pure me” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Quarantasette condanne e sei assoluzioni al maxiprocesso di Torino nei confronti degli attivisti No Tav, accusati a vario titolo di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, in seguito agli episodi del 27 giugno e 3 luglio 2011, quando i manifestanti si scontrarono con le forze dell’ordine al cantiere di Chiomonte.
Complessivamente sono state comminate pene per circa 145 anni, un numero inferiore rispetto ai 193 anni chiesti dai pubblici ministeri. La sentenza arriva pochi giorni dopo il definitivo pagamento della maximulta di risarcimento inflitta ad Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair accusati e condannati di aver impedito i sondaggi geognostici di Ltf all’autoporto segusino nel gennaio 2010. Si tratta di 191.966,29 euro piu’ le spese legali per 22.214,11 euro.

Urla “vergogna” si sono sollevate dal pubblico e dagli imputati nell’aula bunker al termine della lettura della sentenza. Le urla sono partite quando gli imputati hanno tentato di leggere una dichiarazione e i giudici hanno lasciato l’aula. Pubblico e imputati haanno comunque proseguito a scandire slogan “liberi tutti” e “ora e sempre resistenza”. Più tardi in una delle vie adiacenti al tribunale c’è stato anche un breve blocco stradale di protesta.

Gli avvocati hanno parlato di “sentenza pesantissima”. Paolo Ferrero, segretario del Prc e assolto che proprio pochi giorni fa ha testimoniato in merito ai fatti del 27 giugno e del 3 luglio 2011, quando fu sgomberata la Maddalena e con gli altri No Tav fu vittima del pesantissimo lancio di lacrimogeni delle forze dell’ordine, ha dichiarato che le condanne sono il segno “di una giustizia che funziona secondo due pesi e due misure e si accanisce in modo spropositato contro chi resiste a un’opera inutile e dannosa”. “La mia solidarietà agli attivisti condannati – ha aggiunto Ferrero -. E’ intollerabile che la Val Susa sia diventato un mero problema di ordine pubblico e repressione della protesta, mentre le ragioni della popolazione restano inascoltate. La lotta contro la Tav continua: condannate anche me”.

“Siamo in presenza di una sentenza politica. Pure in presenza, in taluni casi, di una riduzione complessiva delle pene -rispetto a quelle chieste dal pubblico ministero – sottolinea Ezio Locatelli, segretario del Prc di Torino – quelle comminate dal Tribunale di Torino al maggior parte dei 53 NoTav imputati sono una ingiustizia. Soprattutto sono il frutto di una operazione politica di criminalizzazione della protesta rivolta contro la distruzione di una Valle. La verità è che in tutti questi anni con il brusco irrigidimento delle risposte politiche, la militarizzazione del territorio, l’istituzione delle zone rosse si è voluto scientemente ridurre il conflitto a pura questione di ordine pubblico, a uso della forza, a esercizio dell’azione penale a senso unico”. “La Val Susa è stata trasformata in un laboratorio di repressione – ha aggiunto Locatelli -. Una strategia irresponsabile che ha inasprito i problemi anziché risolverli. Non è giusto che a pagare questa linea di condotta siano i No Tav che hanno protestato. Ai No Tav condannati va la nostra solidarietà. Con la repressione e anni di carcere non si ferma una protesta giusta e sacrosanta che va avanti da 25 anni. La lotta contro lo scempio e lo spreco di un’opera inutile e devastante andrà avanti più che mai in forme partecipate e popolari”.

No Tav, quindici giorni di proteste e marce contro la repressione | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Una grande manifestazione in occasione del nono anniversario della “liberazione di Venaus”. L’8 dicembre, il Movimento No Tav sarà di nuovo in marcia. Una iniziativa popolare e pacifica come tutti i grandi cortei valsusini. “Le volonta’ di rispondere e di farlo in massa ci sono tutte – dice Francesco Richetto, tra i leader della protesta – e’ necessaria una grande manifestazione ma dobbiamo saper dare una risposta forte dopo le sentenze e, in particolare, dopo quella del processone che vede imputati 53 No Tav. Dobbiamo costruire un percorso di lotta che non dimentica il cantiere”. Saranno, dunque, numerose le iniziative e sara’ rilanciata la rete di solidarieta’ economica poiche’ le ricadute delle sentenze potrebbero essere pesanti anche sotto questo punto di vista.I tempi previsti vedrebbero, per il 17 dicembre, la lettura della sentenza. “Dobbiamo ribadire che noi tutti, a volte, siamo costretti a fare cose illegali ma non per questo siamo dalla parte del torto. Facciamo semplicemente resistenza civile,” sottolinea Alberto Perino, altro leader del movimento. “Noi non possiamo restare indifferenti e non possiamo lasciare che condannino questi nostri compagni di lotta e che le cose passino sotto silenzio – aggiunge Perino – bisogna essere pronti e la prima cosa opportuna e’ un appello a tutte le realta’ che lottano e sono solidali con movimento No Tav perche’, ognuno a casa propria, organizzino un percorso di lotta dalla data che stabiliremo fino a giorno della sentenza”.

L’estate dei “No Tav” non prevede vacanze Fonte: Il Manifesto | Autore: Mauro Ravarino

La bat­ti­tura delle reti del can­tiere è ini­ziata da un pezzo. Un ritmo inces­sante, sem­pre uguale, che rim­bomba nei boschi. Dall’altra parte della recin­zione, la poli­zia blocca il pas­sag­gio del cor­teo che si divide in due. Un gruppo di No Tav appende una ban­diera pale­sti­nese alla grata. Nero, bianco e verde e il trian­golo rosso sulla sini­stra. Non è solo un gesto di soli­da­rietà, ma un gemel­lag­gio ideale con una popo­la­zione che sof­fre da troppo tempo: «Siamo entrambi in lotta, ma per for­tuna il nostro cielo è libero da bombe e mis­sili», sot­to­li­nea Nico­letta Dosio, uno dei volti più noti del movimento.

Que­sta è forse l’immagine sim­bolo della mar­cia popo­lare No Tav che ieri da Gia­glione a Chio­monte ha attra­ver­sato i boschi della val Cla­rea. Un ser­pen­tone cor­poso – qual­che migliaio di per­sone – e, come da tra­di­zione, ete­ro­ge­neo per età ed estra­zione sociale. Ancora una volta, la Val di Susa ha ripe­tuto il suo «no» alla Torino-Lione e un altro «no» alla cri­mi­na­liz­za­zione del movi­mento: «La Val­susa paura non ne ha», è stato lo slo­gan più get­to­nato. Ma soprat­tutto è emersa la voglia di riba­dire la buona salute di un movi­mento più che ventennale.

A Ser­gio Chiam­pa­rino, pre­si­dente della Regione Pie­monte, che aveva detto «basta con la reto­rica del popolo No Tav buono e paci­fico», gli atti­vi­sti hanno rispo­sto: «Si ras­se­gni Chiam­pa­rino. Il popolo No Tav non ha mai smesso di lot­tare e non smet­terà di farlo». Pre­senti in mar­cia diversi con­si­glieri e par­la­men­tari del M5S, tra cui Marco Sci­bona, Laura Castelli e Ivan Della Valle: «La mani­fe­sta­zione paci­fica di oggi è la migliore rispo­sta alle far­ne­ti­ca­zioni di Chiam­pa­rino. Migliaia di cit­ta­dini che mar­ciano insieme per far valere i pro­pri diritti. È que­sto il vero volto del movi­mento No Tav. Adesso chi rac­conta fal­sità sulla Val di Susa e su coloro che la difen­dono deve fare i conti con la realtà».

A metà per­corso, prima del tor­rente Cla­rea, il cor­teo si è diviso in due, a causa del blocco deciso dalle forze dell’ordine. Un gruppo di atti­vi­sti è rima­sto in basso a pre­si­diare le recin­zioni e a bat­tere sulle grate. Lo spez­zone più grande ha pro­se­guito il tra­gitto, arram­pi­can­dosi lungo il sen­tiero che sale verso Ramat in dire­zione Chio­monte. Alcuni No Tav del primo pre­si­dio hanno supe­rato i jer­sey, posti dalla poli­zia, e si sono sdra­iati davanti alle forze dell’ordine schie­rate in assetto anti­som­mossa. «Via, via. La Val­susa non vi vuole. Rispet­tate l’articolo 11 della Costi­tu­zione, non por­ta­teci la guerra qui tra le montagne».

Turi Vac­caro, paci­fi­sta di lunga data, ha improv­vi­sato un bal­letto davanti agli agenti. Le ban­diere con il treno cro­ciato e quelle pale­sti­nesi si sono mischiate attorno alle reti, a testi­mo­niare un legame non estem­po­ra­neo. Pochi giorni fa a Bus­so­leno si è svolto un pre­si­dio per Gaza orga­niz­zato dai No Tav e dalla comu­nità araba locale.

La seconda parte del cor­teo ha costeg­giato e supe­rato il can­tiere della Mad­da­lena, dove si sta rea­liz­zando un cuni­colo esplo­ra­tivo della Torino-Lione, arri­vando così in loca­lità Garella, a Chio­monte. Nei boschi della Cla­rea è stata posta una targa in memo­ria di Guc­cio, No Tav e com­pa­gno dei col­let­tivi mila­nesi, morto sui­cida lo scorso inverno.

L’estate No Tav con­ti­nua con il cam­peg­gio che quest’anno non è più a Chio­monte ma a Venaus. L’opposizione all’opera resta alta anche al di là delle Alpi. François-Michel Lam­bert, depu­tato verde e vice pre­si­dente della «Com­mis­sione svi­luppo soste­ni­bile e pia­ni­fi­ca­zione» dell’Assemblea nazio­nale fran­cese, ha recen­te­mente dichia­rato: «Que­sta fol­lia eco­no­mica costa 2 volte più cara del tun­nel sotto la Manica, anche se tra­sporta 3 volte meno merci e 14 volte meno pas­seg­geri. Lo sapete che con solo il 10% dei finan­zia­menti asse­gnati alla Torino-Lione saremmo in grado di moder­niz­zare tutti i treni merci del nostro paese? Pos­siamo dav­vero per­met­terci di spen­dere oggi 26 miliardi di euro anche se c’è già una linea fer­ro­via­ria che segue esat­ta­mente lo stesso per­corso e che pos­siamo rin­no­vare a un costo 100 volte meno caro?».

NO TAV, LO SCRITTORE A PROCESSO PER ISTIGAZIONE AL SABOTAGGIO da: micromega

Erri De Luca: “Difendo la mia libertà di parola, non chiedo di essere assolto”


“C’è immunità o impunità per i corrotti, mentre si vuole intimidire l’opinione pubblica”. Lo scrittore commenta il rinvio a giudizio con l’accusa di istigazione a delinquere per aver sostenuto in un’intervista la liceità dei sabotaggi al cantiere della Tav in Val di Susa. Rischia fino a 5 anni di carcere.

intervista a Erri De Luca, di Ottavia Giustetti, da Repubblica, 10 giugno 2014

«Non sono stupito, me l’aspettavo, e non voglio nemmeno essere assolto. Mi metteranno sul banco degli imputati e ci saprò stare ma solo per difendere la mia libertà di parola». Erri De Luca, il poeta operaio che sfila ai cortei No Tav, ha atteso la decisione del giudice di Torino in Grecia dove aveva «in programma un viaggio che non poteva rimandare».

Ha ricevuto la notizia del rinvio a giudizio dal suo avvocato ma sui social network e sui siti di informazione già tutti ne parlavano. De Luca rinviato a giudizio: risponderà in aula dell’accusa di istigazione al sabotaggio. Lui non è spaventato ma, piuttosto, preoccupato. Non per sé ma per il significato profondo che attribuisce a questo processo.
«Non mi riconosco in questo ruolo di scatenatore di eventi che mi vogliono attribuire visto che non ho alcuna responsabilità politica né collettiva».

Però l’accusano di aver incitato con le sue parole a fatti poi concretamente avvenuti.

«Sì, diciamo che hanno utilizzato un trucchetto sofistico che veniva utilizzato già nella scolastica medievale, ma che è facilmente smascherabile. La teoria è: “Post hoc ergo propter hoc”. Significa: “Dopo di questo e perciò in conseguenza di questo”. Mettono in relazione causale due eventi che hanno solo una relazione temporale».

È certo che la frase da lei pronunciata pubblicamente – «la Tav va sabotata» – non abbia ottenuto l’effetto di un invito?

«No, non lo credo. E poi se ci pensa è curioso che abbiano deciso di partire proprio da lì e di dimenticare tutto il resto. È come se la mia intervista fosse diventata l’anno zero della lotta alla Tav, tutto ciò che è successo prima non ha più alcuna rilevanza».

Se si tratta di un trucchetto verrà smascherato in tribunale.

«Il fatto che lo impieghino dimostra l’assenza della sostanza nell’incriminazione».

Non sarà l’anno zero della lotta alla Tav ma il suo processo è l’anno zero di una stagione nuova: a processo non vanno coloro che agiscono alle reti del cantiere ma anche chi la sostiene a parole, pubblicamente.

«È questo lo spartiacque. Segna il momento in cui si vuole incominciare a intimidire l’opinione pubblica e la libertà d’espressione della parola condannandola penalmente. Loro credono che scoraggiando me ne scoraggeranno cento».

Lei però non ha mai rinnegato le sue dichiarazioni. Ora che si tratta di difendersi in aula di tribunale che cosa farà?

«Sono titolare solo di una piccola parola pubblica quindi la difendo, non la uso a sproposito e non la ritiro dopo che qualcuno la contesta. Non sono come questi politici capaci di ritrattare il giorno dopo come se dovessimo tutti continuamente dimenticare. Sono le mie opinioni e le difendo».

Da come parla sembrerebbe quasi che consideri più onorevole una condanna che una assoluzione in questo processo.

«È così, non mi interessa essere assolto, mi interessa esclusivamente difendere la mia libertà di parola. Semplicemente. E intendo a mia volta accusare di abuso, di intimidazione chi mi ha formulato questa incriminazione ».

È un’accusa ai magistrati?

«I magistrati di Torino sono troppo impegnati a perseguitare il movimento No Tav. Ci sono più di mille procedimenti giudiziari a loro carico, evidentemente i giudici trascurano i piani alti. Sarebbe curioso che fenomeni di corruzione, che questa malversazione del denaro pubblico, questo sistema di appalti pilotati e di uomini corrotti che ha mosso Expo e Mose non riguardi anche la Tav. Ma qui si gode di una certa immunità, di impunità, perché i magistrati si occupano di altro».

Perciò lei è sempre convinto che la Tav debba essere sabotata?

«Beninteso».

(10 giugno 2014)

Cgil, al congresso di Torino passa a stragrande maggioranza emendamento No Tav | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Un ordine del giorno critico nei confronti della Tav ha ottenuto, al congresso della Cgil di Torino, 169 voti a favore, piu’ del doppio di quelli contrari (82). Lo rende noto la Fiom. “E’ un risultato straordinario, segno di un nuovo orientamento rispetto al passato di cui tutti dovranno tenere conto, anche in vista delle prossime elezioni regionali”, commenta il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono. Va ricordato che Susanna Camusso nel 2012 si era espressa a favore dell’opera. Intanto, a Torino è ripreso il maxi-processo contro 53 militanti No Tav arrestati nei mesi scorssi. Secondo quanto è emerso dalla testimonianza di Guido Fossore, consigliere comunale di Villar Finocchiaro, fu un “anonimo” da ambienti delle “forze dell’ordine” ad avvertire i No Tav che il 27 giugno 2011 ci sarebbe stato lo sgombero del grande presidio della Maddalena di Chiomonte con “massiccio impiego di lacrimogeni”. Il numero dei presidianti, la notte precedente all’attacco, venne aumentato con una manifestazione e un corteo