Il lavoro esce a pezzi dal rapporto annuale Istat. E Renzi e Padoan continuano a dire che c’è la ripresa ! Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sette milioni di disoccupati, anzi, di senza-lavoro, aumento vertiginoso del part time, rigorosamente involontario, e fuga di cervelli che diventa sempre più intensa. Anche se i professoroni dell’Istat usano eufemismi e giri di parole, è il lavoro il capitolo che più esce con le ossa rotte dal rapporto annuale dell’Istat. Il Bel Paese presenta un quadro che dire drammatico è davvero dire poco. Ci sono contraddizioni e incoerenze del tutto evidenti,che entrano nel lessico della politica con la strana categoria della flessibilità, ma che ci parlano di un paese che nemmeno arranca più. Sembra una comunità trascinata alla deriva su una zattera all’apparenza sicura ma pronta a rovesciarsi alla prima onda atlantica. “Si ignora che siamo a tre milioni di disoccupati di lunga durata e a un tasso di disoccupazione al 12,5%. Questi sono segni che dicono che la ripresa non ha un fondamento strutturale di risoluzione del problema vero del Paese che si chiama disoccupazione”, dice Susanna Camusso, leader della Cgil.

Viene da chiedersi, ma su che statistiche i politici fanno le leggi? Una è quella che riguarda la precarietà. L’Istat certifica che la media della permanenza in un lavoro senza diritti è di cinque anni. E quindi che senso ha, come fa il Jobs act, imporre un altro tunnel afflittivo di tre anni? Misteri del renzismo. Ma non è finita. L’altro dato interessante è quello che riguarda il part time. Aumenta in modo costante. ”L’unica forma di lavoro che continua a crescere quasi ininterrottamente dall’inizio della crisi è proprio il part time”, che raggiunge 4 milioni di lavoratori nel 2014 (il 18% del totale e 784 mila in più che nel 2008). Nel 63,3% dei casi è part time involontario, un livello molto superiore alla media Ue (24,4%). Possibile che a nessuno sia venuto in mente che in realtà si tratta di lavoro nero? No! E sapete perché? Perché gli stessi professoroni dell’Istat hanno certificato che il lavoro nero è al 12,6 per cento! Ah, se lo dicono loro! A leggere questi numeri viene davvero da pensare che la matematica sia tornata ad essere una “opinione”. Va detto che qui viene esibita una valutazione molto “statistica” del lavoro, e quindi molto lontana dalla realtà. Basti pensare che prima della crisi le valutazioni comuni nelle ricerche, anche delle varie commissioni di inchiesta parlamentari, parlavano di un tasso di lavoro nero tra un quinto e un quarto del pil.

Un altro fenomeno in crescita è la ‘fuga dei cervelli’, anche se l’Istat usa la formula ‘mobilità intellettuale’. “Tre mila dottori di ricerca del 2008 e 2010 (il 12,9%) vivono abitualmente all’estero” spiega l’Istat nel rapporto annuale, sottolineando: “La mobilità verso l’estero è superiore di quasi sei punti a quella della precedente indagine (7% dei dottori di ricerca delle coorti 2004 e 2006)”. Guardando alle specializzazioni, la spinta ad andare fuori confine risulta
più forte per fisici, matematici e informatici.

La Cgil affonda il Def di Renzi e ritira fuori la bandierina della patrimoniale Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Una imposta sulle grandi ricchezze finanziarie, l’aumento della tassazione sulle successioni almeno a livello europeo e l’utilizzo dei fondi pensione per gli investimenti di cui ha bisogno l’Italia. Sono le proposte della Cgil presentate dal segretario generale, Susanna Camusso, come critica “in positivo” del Def firmato dal Governo Renzi. Per il momento la risposta politica di Corso d’Italia è tutta qui. Eppure nella “pars destruens” il Def dell’ex sindaco di Firenze viene fatto letteralmente a pezzi dalla Cgil. A cominciare da quello che è il tema più importante, l’occupazione.

Altro che “recupero dell’occupazione nel prossimo triennio”, sottolinea la Cgil. Il tasso di disoccupazione previsto per il 2015 resta al 12,3%, il doppio di quello pre-crisi, “e non si prevede un recupero dell’occupazione perduta nemmeno al 2019, in cui il tasso di disoccupazione viene programmaticamente previsto al 10,5%”. Colpito e affondato? Colpito, sicuramente. Affondato, si vedrà. Che gli importa a Renzi di un sindacato che continua a sfornare bellissime analisi econometriche in cui addirittura si dice che “il salario sta diminuendo” ma rimane perfettamente immobile sul piano dell’offensiva politica? “Non essendo programmato neanche un aumento significativo dell’occupazione, aumenterà la disuguaglianza nella distribuzione del reddito nazionale a scapito del lavoro e della crescita”. “Sette anni di tagli non hanno avuto effetto sul debito pubblico, non funziona questa logica. La
disoccupazione e’ un elemento che moltiplica il debito, ecco perche’ bisogna partire dall’occupazione”, sottolinea Camusso. La riduzione di fatto del salario ha una immediata e esiziale conseguenza sul Def del bimbotto toscano: saltano tutti i discorsi sulla ripresa della domanda interna. Insomma, siamo davanti alle solite “scommesse” in un quadro in cui “le previsioni del Governo appaiono ancora una volta irrealistiche ed illusorie”. Sull’altro grande tema, quello della riduzione del fisco, le cose vanno addirittura peggio. Tra riduzione delle tax expenditures, e dei trasferimenti a Regioni e Comuni, ci saranno “tagli alla spesa locale e aumenti delle imposte locali”. Senza parlare del fatto che di lotta all’evasione e all’elusione non c’è traccia.Per quanto riguarda la patrimoniale, che nel documento Cgil viene indicata come “Imposta sulle Grandi Ricchezze Finanziarie”, tassando solo il 5% delle famiglie finanziariamente piu’ ricche, con aliquota progressiva per la parte eccedente i 350mila euro, si avrebbe – secondo la Cgil – un gettito potenziale di 10 miliardi di euro l’anno. Dall’aumento della tassa sulle successioni, poi, si potrebbero ricavare 4 miliardi di euro l’anno. La misura prevede l’esenzione per la prima e unica casa dell’erede per cinque anni e l’esenzione entro il limite di 500 mila euro del valore complessivo del patrimonio ereditato; le imposte – ha sottolineato Camusso – andrebbero a colpire le grandi ricchezze, togliendo argomenti a chi in passato ha “invocato la
difesa dell’abitazione dell’anziano per difendere patrimoni di palazzi interi”. Secondo i calcoli della Cgil con i 10 miliardi del gettito potenziale dell’imposta sulle grandi ricchezze si potrebbe finanziare un piano per l’occupazione capace di creare oltre 740 mila nuovi posti di lavoro, aggiuntivi, in tre anni. Quanto all’imposta sulla successione l’idea della Cgil e’ di puntare a uno 0,5% di gettito, da destinare agli investimenti e quindi sempre alla creazione di lavoro.

Disoccupazione ai massimi dal 1977, il tasso tra i giovani vola al 46% e al Sud al 61%. Prc: “Disastro del Paese” da: controlacrisi.org

Nel primo trimestre 2014, con minore intensità, prosegue il calo tendenziale del numero di occupati (-0,9%, pari a -211.000 unità), soprattutto nel Mezzogiorno (-2,8%, pari a -170.000 unità). La riduzione degli uomini (-1,3%, 164.000 unità in meno) si associa a quella più contenuta delle donne (-0,5%, pari a -47.000 unità). Al persistente calo degli occupati di 15-34 anni e dei 35-49enni (rispettivamente -2,3 e -0,8 punti percentuali del tasso di occupazione) continua a contrapporsi la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+1,0 punti).La riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (-199.000 unità) si accompagna alla contenuta flessione di quella straniera (-12.000 unità). In confronto al primo trimestre 2013, il tasso di occupazione degli stranieri segnala una riduzione di 1,6 punti percentuali a fronte di un calo di 0,3 punti di quello degli italiani.

Nell’industria in senso stretto rallenta il calo tendenziale dell’occupazione (-0,3%, pari a -16.000 unità), cui si associa la nuova marcata contrazione di occupati nelle costruzioni (-4,8%, pari a -76.000 unità). L’occupazione si riduce anche nel terziario (-0,5%, pari a -83.000 unità), ma il calo riguarda solo il Mezzogiorno.

Non si arresta il calo degli occupati a tempo pieno (-1,4%, pari a -255.000 unità rispetto al primo trimestre 2013), che in più di sei casi su dieci riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-1,4%, pari a -169.000 unità). Gli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare (1,1%, pari a +44.000 unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario (il 62,8% dei lavoratori a tempo parziale).

Per il quinto trimestre consecutivo scende il lavoro a termine (-3,1%, pari a -66.000 unità), cui si accompagna per il sesto trimestre la diminuzione dei collaboratori (-5,5%, pari a -21.000 unità).

Il numero dei disoccupati è in ulteriore aumento su base tendenziale (+6,5%, pari a +212.000 unità) e riguarda sia coloro che hanno perso il lavoro sia le persone in cerca del primo impiego. L’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in quasi sei casi su dieci i giovani con meno di 35 anni. Il 58,6% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più (54,8% nel I trimestre 2013).

Il tasso di disoccupazione trimestrale è pari al 13,6%, in crescita di 0,8 punti percentuali su base annua; per gli uomini l’indicatore passa dall’11,9% all’attuale 12,9%; per le donne dal 13,9% al 14,5%. Aumentano i divari territoriali, con l’indicatore nel Nord al 9,5% (+0,3 punti percentuali), nel Centro al 12,3% (+1,0 punti) e nel Mezzogiorno al 21,7% (+1,6 punti).

Nel primo trimestre 2014, dopo tre trimestri di crescita, diminuisce il numero di inattivi 15-64 anni (-0,6%, pari a -92.000 unità). Il calo si concentra nel Centro, alimentato per oltre due terzi dalle donne.

Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, si tratta di “dati disastrosi”, “il primo effetto della Riforma Fornero che ha aumentato a dismisura l’età per andare in pensione”. “Ci dicono che il governo Renzi – prosegue Ferrero – ha centrato l’obiettivo che ha scritto nero su bianco nel Documento Economico e Finanziario. Gli italiani che non lo sanno ma il governo Renzi nel suo documento programmatico ha previsto l’aumento della disoccupazione anche per il prossimo anno. E’ quindi inutile che Poletti faccia il volto preoccupato: il governo sta realizzando i suoi obiettivi, peccato che questi siano un disastro per il paese. Per battere la disoccupazione è necessario rovesciare la politica economica del governo: abolire la riforma Fornero e fare un piano pubblico per il lavoro, usando i soldi che oggi vengono regalati alla speculazione finanziaria.”

Occupazione, Italia maglia nera in Europa (12,7%). E Renzi specula per spingere il Job Act Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Disoccupazione ancora galoppante in Italia. Lo dice l’Istat, che la fissa al 12,7%, e lo sottolinea anche l’Eurostat, che coglie l’Italia in controtendenza rispetto alla media europea, ferma al 12,1%, insieme a Cipro e Grecia: tra gli Stati membri gli incrementi piu’ rilevanti della disoccupazione su base annua si sono registrati a Cipro (da 13,3% a 17,3%), in Italia (da 11,3% a 12,7%) e in Grecia (da 26% a 27,4%). Se lo dice Matteo Renzi che i numeri sono “devastanti” (parole sue) c’è da crederci. Peccato che è così ormai da anni. Che Renzi si sia svegliato adesso lo si deve, evidentemente, alla speculazione montante sul Job Act.Dunque, il tasso di disoccupazione pari al 12,7%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,4 punti nei dodici mesi. Nella stima provvisoria, l’Istat documenta che a novembre 2013 gli occupati sono 22 milioni 292 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-55 mila) e del 2% su base annua (-448 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,4%, secondo l’istituto diminuisce “di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,0 punti rispetto a dodici mesi prima”. Invece il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 254 mila, “aumenta dell’1,8% rispetto al mese precedente (+57 mila) e del 12,1% su base annua (+351 mila). La crescita tendenziale della disoccupazione e’ piu’ forte per gli uomini (+17,2%) che per le donne (+6,1%). Il tasso di disoccupazione e’ pari al 12,7%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,4 punti nei dodici mesi”. Il tasso di disoccupazione resta cosi’ a livelli record dal 1977.

L’istituto di statistica rileva inoltre che a novembre “i disoccupati tra i 15-24enni sono 659 mila”, con un’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni, “sulla popolazione in questa fascia di eta’ pari all’11%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 0,4 punti su base annua”.

“Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, e’ pari al 41,6%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4 punti nel confronto tendenziale”.

Secondo un’altra ricerca, di Coldiretti-Inex, infine, sette italiani su dieci (70%) si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro che rappresenta la principale preoccupazione dei cittadini nel 2014. Oltre la meta’ degli italiani, poi, teme per il futuro di non riuscire ad avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia. Se il 42% degli italiani vive infatti senza affanni, il 45 % riesce a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi, mentre il 10% non hanno oggi – precisa la Coldiretti – reddito a sufficienza neanche per l’indispensabile a vivere. Per uscire dalla crisi e sostenere la ripresa la maggioranza degli italiani (54%) considera la produzione di cibo il vero motore dell’economia e il 18% punta sulla moda. Il cibo e la moda – conclude la Coldiretti – sono anche considerati trainanti anche per l’immagine dell’Italia e del Made in Italy all’estero rispettivamente dal 45 e dal 38% degli italiani.

L’Italia del lavoro è in ginocchio Fonte: rassegna

Stipendi bloccati, disoccupazione al galoppo, sempre più poveri e pensioni basse. E’ questa l’Italia del lavoro che emerge dal Rapporto sulla Coesione Sociale del 2013 stilato da Inps, Istat e Ministero del Lavoro.

Giovani disoccupati . Il tasso di disoccupazione nel 2012 ha raggiunto il 10,7%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2011 (4 punti percentuali in più rispetto al 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 35%, con un balzo in avanti rispetto al 2011 di oltre 6 punti percentuali (14 punti dal 2008), e i disoccupati sono 2 milioni 744 mila, 636 mila in più rispetto al 2011. Il tasso di disoccupazione della popolazione straniera si attesta nel 2012 al 14,1% (+2 punti percentuali rispetto al 2011). I valori più alti si registrano al Nord dove il tasso raggiunge il 14,4% (16,3% per la componente femminile).

Pensionati sotto 1000 euro . Quasi un pensionato su due (46,3%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro. Dal 2010 al 2012 il numero di pensionati diminuisce mediamente dello 0,68%, mentre l’importo annuo medio aumenta del 5,4%. Al 31 dicembre 2012 i pensionati sono 16 milioni 594mila; di questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs), il restante 25% riceve pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni Ivs.

Italiani poveri . Nel 2012 si trovava in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (+1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8% degli individui (+2,2 punti): sono i valori massimi dagli inizi della serie storica, del 1997. La povertà assoluta colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). Nel corso degli anni, la condizione d povertà è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, in cui convivono più generazioni. Fra queste ultime una famiglia su tre è relativamente povera e una su cinque lo è in senso assoluto. Un minore ogni cinque vive in una famiglia in condizione di povertà relativa e uno ogni dieci in una famiglia in condizione di povertà assoluta, quest’ultimo valore è più che raddoppiato dal 2005. Segni di miglioramento si registrano invece per la condizione di povertà relativa fra gli anziani.

Stipendi bloccati . Sempre lo scorso anno, la retribuzione mensile netta è risultata di 1.304 euro per i lavoratori italiani e di 968 euro per gli stranieri. Rispetto al 2011, il salario netto mensile è rimasto quasi stabile per gli italiani (4 euro in più) mentre risulta in calo di 18 euro per gli stranieri, il valore più basso dal 2008. In media, la retribuzione degli uomini italiani è più elevata (1.432 euro) di quella corrisposta alle connazionali (1.146 euro). Il divario retributivo di genere è più accentuato per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.120 euro e le donne soltanto 793. I lavoratori sovra istruiti (cioè in possesso di un titolo di studio più elevato rispetto a quello prevalentemente associato alla professione svolta) sono il 19% circa dei lavoratori italiani mentre la quota supera il 40% fra i lavoratori stranieri e raggiunge il 49% fra le occupate straniere.

Occupati . Nel 2012 gli occupati sono 22 milioni 899 mila, 69 mila in meno rispetto alla media del 2011. Il tasso di occupazione della popolazione 20-64 è pressochè stabile da qualche anno (61% nel 2012, 61,2% nel 2011), ma è sceso di due punti percentuali dal 2008. Il calo più vistoso è quello registrato dal tasso di occupazione per la classe di età 15-24, che dal 2008 ha perso 5,8 punti percentuali, passando dal 24,4 al 18,6%. Gli occupati a tempo determinato sono 2 milioni 375mila, il 13,8% dei lavoratori dipendenti. Si tratta in gran parte di giovani e donne. Gli occupati part-time sono invece 3 milioni 906 mila, il 17,1% dell’occupazione complessiva. In quest’ultimo caso prevale nettamente la componente femminile.

Niente posto fisso . Negli ultimi anni si è ridotta la capacità dell’università di attrarre giovani: il tasso di passaggio (ovvero il rapporto percentuale tra immatricolati all’università e diplomati di scuola secondaria superiore dell’anno scolastico precedente) è sceso al 58,2% nell’anno accademico 2011/2012 dal 73% del 2003/2004, anno di avvio della Riforma dei cicli accademici. Per i giovani, il posto fisso è ormai un miraggio: “Il numero medio di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2013 è diminuito rispetto all’anno precedente (-1,3%). Il fenomeno ha riguardato soprattutto i lavoratori gli under30, diminuiti del 9,4%”.

Disoccupazione, nuovo boom tra i giovani. Commento choc del Governo: “E’ normale” Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Il numero di disoccupati cresce del 9,9% rispetto allo scorso anno e arriva a 3 milioni e 189 mila persone. Oltre un milione sono under 30. L’Istat sottolinea che gli scoraggiati, coloro che non cercano lavoro perché hanno rinunciato, sono 1,9 milioni: una cifra mai raggiunta prima. Il dramma sociale, però, resta il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) che a ottobre è balzato al 41,2%: si tratta del nuovo record storico assoluto.

Secondo i dati Istat, nel terzo trimestre del 2013, per la classe d’età 18-29 anni il tasso di disoccupazione si attesta al 28% (+5,2 punti su base annua), con un numero di disoccupati che giunge a 1 milione 68mila (+17,2%, pari a 157mila unità). In questa classe d’età i disoccupati rappresentano il 14% della popolazione (7 milioni 621 mila). I disoccupati tra 15 e 24 anni sono 663 mila, in aumento dell’1,4% nell’ultimo mese (+9 mila) e del 5,5% rispetto a dodici mesi prima (+35 mila). E la loro incidenza sulla popolazione in questa fascia di eta’ e’ pari all’11,0%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,6 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione risulta invece in rialzo di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,8 punti nel confronto tendenziale. Lapidario e sfrontato il commento del ministro del Lavoro Giovannini. I dati ”non sono sorprendenti. La stabilita’ di occupazione e disoccupazione e’ coerente con il quadro economico. I segnali di risveglio stanno accadendo ora”, ha detto. ”La disoccupazione giovanile aumenta leggermente – spiega a margine di un convegno – nonostante i 15.000 posti di lavoro creati con gli interventi sull’occupazione giovanile.

Secondo Comitas, l’associazione delle piccole e microimprese, li dati Istat sono in relazinoe con i fallimenti delle piccole aziende,”che hanno infatti da sempre creato in Italia il doppio dell’occupazione rispetto alle grandi realtà aziendali. Proprio l’emorragia che ha colpito il settore delle microimprese, dove nei soli primi nove mesi del 2013 si sono registrati 9mila fallimenti, con un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2012, alimenta il fenomeno della disoccupazione, destinato ad aggravarsi nel corso del prossimo anno.

Le cifre sulla disoccupazione rappresentano ”una vergogna per un paese civile”, afferma il Codacons, commentando il nuovo record fatto segnare dal tasso giovanile. Tutti dati che, aggiunge, ”purtroppo, vedono l’Italia avvicinarsi di gran passo alla situazione tragica della Grecia”. Per il Codacons, infatti, ”senza interventi urgenti sul fronte dell’occupazione, del rilancio dei consumi e della pressione fiscale per le imprese, la velocita’ con cui il nostro paese di avvicinera’ alla Grecia subira’ un progressivo incremento”.

Crisi, Governo nel caos della legge di stabilità mentre la disoccupazione nel 2014 sale al 12,4% Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Rimodulazione degli sgravi fiscali per i lavoratori e della nuova tassazione sulla casa, ma anche stabilizzazione del salario di produttivita’, proroga dei precari della P.a. e congelamento dei contributi per le partite Iva, finanziamento della Cig, tassa sui rifiuti: sono questi alcuni dei principali nodi che governo e Parlamento hanno sul tavolo a pochi giorni dall’inizio dell’esame in Senato della Legge di Stabilita’. Intanto, l’Istat fa sapere che la crescita prevista per il 2014 sarà inferiore di un terzo a quanto previsto dal governo. Questo darà un colpo ulteriore ai conti pubblici, per lo meno nella versione del parameto austerity voluta dall’Ue, e aumenterà, sempre secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione al 12,4%.

 

L’agenda della legge di stabilità
Mercoledì il premier Enrico Letta incontrerà il gruppo del Pd e ha dato la propria disponibilità a partecipare alle assemblee degli altri due gruppi della maggioranza, Pdl e Sc.La prima scadenza e’ fissata per giovedi’, termine entro il quale dovranno essere presentati gli emendamenti mentre il voto dovrebbe iniziare non prima di lunedi’ 11 novembre. Proprio in quei giorni dovrebbe esserci la protesta articolata a livello regionale promossa da Cgil, Cisl e Uil. Uno sciopero di quattro ore che non farà male né alle aziende né al Governo. Quello che farà male a Letta sarà piuttosto il caos interno ai partiti. Pd e Pdl ne hanno tanto e non sembrano capire come uscirne fuori. Quale migliore occasione per promettere prebende e favori a questa o quella cordata? Come sempre la questione chiave e’ quella delle coperture e anche qui e’ un fiorire di ipotesi, dalla Google Tax all’incremento della tassazione delle rendite finanziarie.

 

Il Pd rifà i conti
Il segretario del Pd Guglielmo Epifani, intervistato dalla ‘Stampa’ avverte: “Abbiamo calcolato che nel 2014 sono necessari circa 2,5 miliardi in piu'”. E spiega: “Il centrodestra ha la chiara tentazione di fare della legge un banco di prova per forzature politiche. Dobbiamo fare un mezzo miracolo, che consiste nel dare piu’ senso alla manovra, provare a venire incontro a molte delle critiche che le sono piovute addosso e togliere ogni alibi al centrodestra”. Per il Pd una soluzione possibile sarebbe puntare su Google tax e rendite.

 

Il monito della Cgia di Mestre: “Sbagliate i conti. Italiani più gravati dalle tasse”
Ad entrare a gamba tesa sul Governo è la Cgia di Mestre, che nei giorni scorsi aveva calcolato un aggravio per le famiglie italiane di circa un miliardo. E su questo il presidente Giuseppe Bortolussi si era tirato addosso le critiche del ministro Giovannini. Bortolussi, però non molla: “Se a distanza di quasi 20 giorni dall’approvazione del disegno di legge di Stabilita’ – dice – il ministero dell’Economia e’ costretto, di domenica, a venirci a dire che le famiglie l’anno prossimo risparmieranno 953 milioni di euro, riducendo di quasi la meta’ l’importo indicato il giorno prima dal proprio Vice ministro (Fassina parla di 1 miliardo e settecento milioni, ndr), allora lo stato confusionale in cui versano e’ completo”. Conclude il segretario della Cgia: “Ma se sono cosi’ sicuri che l’anno prossimo pagheremo meno tasse, perche’ stanno discutendo di elevare la no tax area a 9.000 euro? Perche’ sulla Tasi vogliono introdurre le detrazioni e intendono rivedere il taglio del cuneo fiscale per agevolare i redditi piu’ bassi ?”. “La verita’, come abbiamo correttamente denunciato – conclude Bortolussi – e’ che gli italiani pagheranno l’anno prossimo 1 miliardo di tasse in piu’. Buona parte sara’ in capo alle banche, ma e’ evidente che queste le riverseranno sui correntisti, ovvero su famiglie e imprese”.

 

Il ventaglio delle ipotesi
Cuneo: gli sgravi fiscali per i lavoratori sono destinati a cambiare. Varie le opzioni: ridurre gli scaglioni che beneficiano del bonus, far convergere gli ‘sconti’ sulle famiglie numerose, innalzare la no tax area.

 

Salario di produttività: Stabilizzare o perlomeno rifinanziare la tassazione secca al 10% di quelle componenti del reddito da lavoro che corrispondono ad incrementi di efficienza: a
chiederlo e’ soprattutto il Pdl.

 

Partite Iva: il governo vuole ”scongiurare”, dice il viceministro al Tesoro Stefano Fassina, l’aumento previsto dalla Legge Fornero dei contributi per le partita Iva.

 

Precari: decine di migliaia i contratti che scadranno a fine anno. Solo in Sicilia, il decreto legge del Governo ne mette fuori circa ventimila.

 

Cassa integrazione: il governo ha in cantiere da settimane il rifinanziamento per 330 milioni di euro dell’ultima tranche 2013. Come sempre, l’ostacolo e’ quello delle coperture e se dovesse venire rifinanziata per quest’anno la misura dovrebbe entrare in un provvedimento ad hoc.

 

Tassa sulla casa: la nuova tassazione immobiliare, la Tasi, non prevede detrazioni. Si ragiona sulla possibilita’ di fare in modo che a prevederle siano i Comuni, consentendogli al contempo di alzare l’asticella dell’aliquota.

 

Rifiuti: l’altra componente della Service Tax, la Tari, potrebbe essere rivista dopo le critiche di Confcommercio che ha calcolato rincari per le piccole imprese con punte del 650%.

 

Diritto alla casa: il ministro Lupi sta lavorando al Piano casa, che non e’ escluso possa entrare nella Legge di stabilita’ e che prevede l’ulteriore abbassamento della cedolare secca e il voucher affitti per le famiglie in difficolta’ economica.

 

Pensioni: è una delle proposte targate Pd: estendere il contributo di solidarieta’ agli assegni da 100.000 euro per ripristinare l’indicizzazione di quelle medie.

 

Spending review: si lavora per anticipare al 2014 una tranche dei risparmi che arriveranno dalla revisione della spesa con un emendamento alla Legge di Stabilita’.

 

Google tax: tassare i profitti delle multinazionali del Web derivanti dalla pubblicita’ on line sul territorio italiano. La proposta e’ del Pd, gettito previsto: 1 miliardo.

 

Tobin tax:estendere la platea della Tobin Tax a tutti i derivati, ma con una aliquota molto piu’ bassa, allo 0,01%.

 

Rendite finanziarie: tra le fonti di copertura sulle quali si sta ragionando c’e’ l’incremento della tassa sulle rendite finanziarie, che passerebbe dal 20% al 22%.

Investimenti imprese: allo studio la nascita di un Fondo di garanzia in cui coinvolgere anche Cdp per favorire gli investimenti