Ilva, il processo contro morti e veleni inizierà il 20 ottobre. Tutte accolte le richieste di rinvio a giudizio Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Tutte confermate dal Gup le 47 richieste di rinvio a giudizio per il processo “Ambiente Svenduto”,a Taranto. Il processo, che riguarda l’Ilva, e’ nato dall’inchiesta giudiziaria che, il 26 luglio del 2012, porto’ il gip Patrizia Todisco, con l’accusa di disastro ambientale, a sequestrare senza facolta’ d’uso tutta l’area a caldo del siderurgico di Taranto – altiforni, acciaierie, cokerie, parchi minerali -, nonche’ ad effettuare i primi arresti, tra cui quelli dei proprietari dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (Emilio e’ poi morto nell’aprile 2014). Oggi, dunque, dopo un anno di udienza preliminare e anche un tentativo della difesa di alcuni imputati di spostare il processo a Potenza (ma la Cassazione ha rigettato l’istanza), il gup Gilli ha deciso sulla sorte dei 52 imputati. Tra i proscioglimenti di oggi, spicca quello di Lorenzo Nicastro, ex assessore regionale pugliese all’Ambiente, accusato di favoreggiamento verso l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, rinviato invece a giudizio insieme a Nicola Fratoianni. La prima udienza del processo in Corte d’Assise si terra’ ora il 20 ottobre prossimo.
Il rinvio a giudizio riguarda, con imputazioni diverse dalla Procura, 44 persone fisiche e 3 societa’: Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva. Quest’ultima ha anche presentato istanza di patteggiamento che pero’ la Procura, ritenendola non congrua, ha respinto. Tra le persone fisiche ci sono Nicola e Fabio Riva (quest’ultimo si e’ costituito a giugno ed ora e’ in carcere a Taranto) e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, accusati, con altri, di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. L’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, è accusato di concussione aggravata, mentre il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno di omissione di atti di ufficio. Nella lista ci sono amministratori e funzionari pubblici, anche ex, e diversi dirigenti ed ex consulenti Ilva.
“Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l’istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento”, ha commentato il procuratore di Taranto Franco Sebastio. ”Da una parte – ha aggiunto – per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l’angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando – ha osservato Sebastio – che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni
di merito”.
E mentre il verdetto del gup ha posto un primo punto fermo nella vicenda che attiene l’Ilva del passato (gestione Riva), i commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba oggi spiegheranno alle commissioni della Camera quale sara’, o potrebbe essere, l’Ilva del futuro.
Per la parte industriale e’ prevista, tra l’inizio dell’autunno e la fine dell’anno, la costituzione di una newco per l’Ilva, mentre per il risanamento ambientale l’azienda, entro fine mese, dovra’ dimostrare di aver attuato l’80 per cento delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) come previsto da specifico piano normato da un Dpcm di marzo 2014. E’ previsto che il 27 luglio l’Ilva invii la relazione sull’Aia al ministero dell’Ambiente mentre sui lavori saranno Ispra e Arpa Puglia a fare le verifiche.
Il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli ricorda in una sua nota che Taranto è la citta’ dei veleni dove 30 persone ogni anno hanno perso la vita a causa dall’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro. “Ora potra’ cominciare a sperare di avere giustizia”. Il processo “Ambiente svenduto” – aggiunge Bonelli – sarà il più importante nella storia della Repubblica Italiana e mentre a Roma si approvano vergognosamente decreti salva Ilva che espugnano Taranto, noi continuiamo a sollecitare la necessaria conversione industriale per passare da un’economia dei veleni ad un’economia della vita come accaduto in altri paesi europei come ad esempio a Bilbao e Pittsburgh”. Bonelli cosi’ conclude: “Per noi Verdi che siamo costituiti come parte civile nel processo Ambiente Svenduto, Taranto non e’ un caso isolato: bisogna liberare l’Italia dai veleni e dalla corruzione che sono due facce dello stesso problema”.

Amianto all’Ilva, ventisette condanne contro i dirigenti Iri e Ilva. Fiom: “Conto alla rovescia sulla liquidità”| Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Ventisette condanne e un’assoluzione: e’ la sentenza emessa oggi a Taranto a conclusione del processo per i lavoratori dell’Ilva morti a seguito dell’esposizione all’amianto. I casi di decesso sono 15 e si sono verificati nell’arco di tempo che va dal 2004 al 2010, quindi gestione sia pubblica che privata dell’azienda siderurgica, tant’e’ che sono imputati di omicidio colposo i vertici aziendali delle due fasi societarie.

L’Ilva e’ stata privatizzata dall’Iri e venduta ai Riva nella primavera del 1995. Nove anni e sei mesi per Sergio Noce e nove anni per Luigi Spallanzani, entrambi direttori dello stabilimento ai tempi dell’Iri. Otto anni e 6 mesi inflitti a Pietro Nardi, dirigente dell’azienda con la gestione pubblica e oggi commissario della Lucchini di Piombino (ma si fa il nome di Nardi anche come successore dell’attuale commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, i cui primi 12 mesi di mandato scadono ai primi di giugno). Sei anni invece per Fabio Riva, figlio di Emilio Riva, e per il quale il pm aveva chiesto 4 anni e 6 mesi. Non c’e’ piu’ tra gli imputati Emilio Riva, scomparso il 30 aprile scorso, e quindi gli imputati del processo sono scesi da 28 a 27, mentre e’ stato assolto Hayao Nakamura, prima consulente dell’Ilva pubblica essendo manager della Nippon Steel, poi divenuto per un breve periodo amministratore delegato della stessa Ilva pubblica.

Deceduti tra il 2004 e il 2010 per contatto con amianto e altri elementi cancerogeni: per l’accusa, e’ unica la matrice dei 15 decessi. Nel processo si sono costituiti parte civile i congiunti delle vittime, l’Osservatorio nazionale Amianto e Contramianto onlus.
“Salutiamo positivamente la notizia della condanna del tribunale di Taranto a 28 ex dirigenti dell’Ilva per le morti causate dall’amianto e da altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico – commenta il segretario del Prc Paolo Ferrero – . Per anni chi ha avvelenato lavoratori, popolazione e territorio ha goduto dell’impunità, finalmente non è più così. Adesso si faccia la piena riconversione ecologica dell’ILVA e la bonifica del territorio. A tal fine è assolutamente necessario l’intervento pubblico, e quindi occorre togliere definitivamente l’ILVA dalle mani della famiglia Riva”.
Tuttavia, a Taranto sta per scoppiare un nuovo caso veleni. Stavolta e’ l’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, a precisare circa i casi di malattia alla tiroide e di tumore verificatisi nell’officina di carpenteria del siderurgico di Taranto e sui quali c’e’ ora un’indagine della Procura.
“Destituita di fondamento – scrive infatti oggi il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato – e’ l’affermazione contenuta nel rapporto del dr. Bondi secondo cui Arpa avrebbe escluso ogni nesso causale tra esposizione lavorativa e incidenza di tumori nei lavoratori del reparto. Cio’ sia perche’ Arpa non ha alcuna competenza in merito e non ha avuto comunque richieste specifiche di supporto sul problema – scrive ancora Assennato – sia perche’ comunque il monitoraggio
ambientale effettuato non puo’ considerarsi adeguato ed esaustivo rispetto al problema”.
La sentenza arriva in un momento drammatico per la situazione economica dell’Ilva. Attualmente l’azienda ha un grave problema di liquidita’ tant’e’ che piu’ volte, nei giorni scorsi, e’ stata evidenziata la necessita’ di un finanziamento ponte di 7-800 milioni per superare l’emergenza visto che per l’aumento di capitale servirebbero dai quattro ai cinque mesi di tempo e l’azienda, oggi, non e’ nelle condizioni di aspettare tanto.
“Il rischio e’ di portare i libri in Tribunale”, dice il leader della Fiom, Maurizio Landini, intervenendo alla assemblea nazionale delle Rsu di Fim, Fiom e Uilm del settore siderurgia e alluminio. “Chiediamo- continua- che, come prevede il decreto di commissariamento, si possa prevedere la presenza transitoria dello Stato a garanzia degli investimenti. Non abbiamo molto tempo. Nelle prossime settimane si deve discutere e capire cose succede. E’ anche aperta la questione dell’assetto proprietario della famiglia Riva che non e’ in grado di dare una prospettiva”. Il punto è l’aumento di capitale, di cui oggi stesso Bondi è andato a parlare con Claudio Riva a Milano.

Siti industriali, aumento vertiginoso dei casi di tumore. I dati dell’Istituto superiore della Sanità | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Da Casale Monferrato a Taranto, da Gela a Broni: tutti luoghi di morte, o meglio, per dirla con il linguaggio della burocrazia, di ”eccesso” di mortalita’, con ricoveri e casi di tumore. Stiamo parlando dei siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), una lista che il Governo tiene da anni nel cassetto e che esibisce ogni volta che vuole dimostrare di “fare qualcosa” per la salute dei cittadini. In realtà non fa niente. E gli ultimi aggiornamenti, invece, parlano della necessità di interventi urgenti. Anche per cose banali come l’obbligo del registro tumori.

Sono siti a rischio per l’inquinamento ambientale, quasi sempre a causa di distretti produttivi che hanno sparso veleni senza risparmio e, soprattutto, senza controllo. Dove vi e’ stata lavorazione dell’amianto, per esempio, aumentano i casi tumorali di mesotelioma pleurico polmonare.Il Rapporto Sentieri sugli insediamenti a rischio da inquinamento, finanziato dal ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanita’ (ISS) non lascia scampo: gli incrementi di mortalità si stanno innalzando in modo imprevisto.

I siti Sin analizzati, però, spiega il direttore del Dipartimento Ambiente-Prevenzione dell’Iss Loredana Musmeci, ”sono stati 18 sul totale di 44, poiche’ si sono potuti prendere in considerazioni solo i siti per i quali sono disponibili i Registri tumori, ad oggi ancora non uniformemente presenti su tutto il territorio nazionale”. La mortalita’ e’ stabile rispetto al Rapporto 2010-11, ha sottolineato l’esperta, ”ma la novita’ di questo rapporto, pubblicato sul sito dell’Associazione italiana di epidemiologia, sta nell’aver analizzato anche altri parametri come, appunto, le schede di dimissioni ospedaliere e l’incidenza generale dei casi di tumore”.

Emerge, avverte, ”un eccesso di morti, ricoveri e tumori in tutti i 18 Sin considerati, con un aumento dei tumori ‘da amianto”’. Dati che evidenziano l’urgenza di azioni mirate poiche’, afferma Musmeci, ”c’e’ un rischio per la salute della popolazione”. Per questo, rileva, ”bisogna procedere quanto prima alle bonifiche ambientali in tutti i siti, anche se va precisato che l’eccesso nei casi di tumori puo’ essere dovuto a piu’ fattori e non solo a quello dell’inquinamento ambientale”.

Il precedente Rapporto 2010 aveva documentato un eccesso di incidenza per cancro in tali aree pari al 9% negli uomini e al 7% nelle donne. Alcuni esempi: nel nuovo rapporto, per il tumore della tiroide in alcuni SIN sono stati rilevati incrementi per quanto riguarda sia l’incidenza (Brescia-Caffaro: + 70% per gli uomini, +56% per le donne; Laghi di Mantova: +74%, +55%; Milazzo: +24%, +40%; Sassuolo-Scandiano: +46%, +30%; Taranto: +58%, +20%) sia i ricoveri ospedalieri. Sempre grazie alle analisi dell’incidenza oncologica e dei ricoverati, inoltre, a Brescia-Caffaro sono stati osservati eccessi per quei tumori che la valutazione della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (IARC) del 2013 associa certamente (melanoma) o probabilmente (tumore della mammella e per i linfomi non-Hodgkin) con i PCB (policlorobifenili), principali contaminanti nel sito. L’incidenza di melanoma, infatti, rivela un eccesso del 27% e del 19% rispettivamente tra gli uomini e le donne, mentre i ricoveri ospedalieri per la medesima malattia fanno registrare un eccesso del 52% nel sesso maschile e del 39% in quello femminile. Ancora: eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano invece nei SIN siciliani di Biancavilla (CT) e Priolo (SR), ma anche nei SIN con aree portuali (Trieste, Taranto, Venezia) e con attivita’ industriali a prevalente vocazione chimica (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste). Nel SIN di Porto Torres (SS), inoltre, si registrano eccessi di mortalita’, incidenza oncologica e ricoveri per malattie respiratorie e tumore del polmone.

Concertone alternativo, anche quest’anno a Taranto il sound delle lotte ribelli | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Lo scorso anno fece un po’ scalpore, per il suo carattere alternativo, e fu un grande successo. Quest’anno ritorna. E ritorna in grande stile. Il Concertone del Primo Maggio a Taranto avrà tutti musicisti di successo. Tra gli altri, ci sara’ anche Fiorella Mannoia. La presenza della Mannoia, che si e’ esibita gia’ l’anno scorso, e’ stata annunciata oggi nel corso di una conferenza stampa che il comitato cittadino “Lavoratori liberi e pensanti”, promotore della manifestazione, ha tenuto stamattina a Taranto. Il concertone verra’ presentato da Luca Barbarossa, Andrea Rivera e dalla giornalista Valentina Petrini, tarantina, della redazione trasmissione “Piazza Pulita” de La7. Tra i musicisti e gli artisti che hanno assicurato la loro presenza a Taranto ci sono Afterhours, Paola Turci, Sud Sound System, Fido Guido e Diodato (quest’ultimo, tarantino, ha partecipato all’ultimo festival di Sanremo nella sezione “Giovani”).
“Taranto e’ un luogo simbolico per tutti gli artisti che, a titolo gratuito, hanno aderito alla seconda edizione dell’1 maggio alternativo all’ormai tradizionale concertone di piazza San Giovanni, a Roma, indetto da Cgil, Cisl e Uil- e’ stato sottolineato – un evento di musica e lotta autofinanziato che, anche quest’anno, si svolgera’ presso il Parco Archeologico delle Mura Greche di Taranto”.Tema del concerto di quest’anno e’ “Si’ ai diritti, no ai ricatti: futuro? Ma quale futuro?” per evidenziare, hanno detto i promotori, come la manifestazione tarantina e’ certo nel segno della musica, “ma soprattutto dell’impegno per costruire una prospettiva di sviluppo senza inquinamento e senza contrasti tra il diritto alla salute e quello al lavoro”.
Nei giorni scorsi il concerto dell’1 maggio tarantino e’ stato presentato a Roma in una conferenza presso il Teatro Valle occupato da parte di Vinicio Capossela. “Per aprire un poco questa nube di veleno che ha oscurato la Magna Grecia – ha detto Capossela spiegando la sua partecipazione – e perche’ il Primo Maggio ci deve ricordare che alla base del lavoro, del diritto al lavoro, c’e’ una lotta, e una lotta e’ diversa da una scampagnata”. Il comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” – nato nell’estate 2012 quando la Magistratura decreto’ il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva – si avvarra’, nell’organizzazione, del direttore artistico Roy Paci, trombettista e cantautore siciliano, residente a Lecce, e dell’attore tarantino Michele Riondino, protagonista di alcune fiction televisive.L’evento iniziera’ alle 15 con Caparezza e proseguira’ fino a dopo le 24. Gia’ dal mattino dell’1, tuttavia, si svolgeranno dibattiti con i movimenti ed e’ stata annunciata anche la presenza del giurista esperto di beni comuni Ugo Mattei e del segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini. Stamani e’ stato anche annunciato che l’1 maggio si chiudera’ la raccolta di firme per la campagna “Rischio Sanitario Taranto” con la quale si chiede il rafforzamento delle strutture ospedaliere locali.

Il magistrato Patrizia Todisco “Personaggio Ambiente 2013” | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

E’ il magistrato Patrizia Todisco, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto e firmataria di numerosi provvedimenti nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva, il ‘Personaggio Ambiente 2013′. La sua nomina ha un prestigio tutto particolare perché è il risultato di una consultazione con voto popolare svoltasi sul web attraverso il sito http://www.personaggioambiente.it.Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina onlus, plaude «con sincera stima e gratitudine» al risultato, parlando di «un riconoscimento meritatissimo per un lavoro estremamente delicato e difficile». Per certi aspetti Patrizia Todisco è più di un magistrato antimafia, dell’antimafia degli anni d’oro. E questo perché è andata controcorrente su tutta la linea, anche contro quei lavoratori, e quelle organizzazioni sindacali, completamente soggiogate dal ricatto del posto di lavoro, minacciato dall’Ilva. E’ stata Patrizia Todisco a disporre il sequestro di beni del gruppo Riva, per equivalente sino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro, ritenuta la somma risparmiata dalla proprieta’ dell’Ilva dal 1995 ad oggi non adeguando gli impianti alla normativa ambientale. Decisione che scatenera’ la reazione dei Riva, con la chiusura di alcuni stabilimenti collegati a Taranto nel nord Italia e la successiva revoca del provvedimento da parte dei giudici di Cassazione. Proprio nel 2014 arriverà al traguardo del processo in aula la prima “tranche” delle inchieste aperte da Todisco.

Il magistrato ha raccolto il 46.9% dei voti in una lista comprendente 19 nomi scelti da un comitato tecnico composto da giornalisti che si occupano dei problemi dell’ambiente, da direttori di riviste di ecologia e green living, nonchè da main blogger di settore.
Il Fondo Antidiossina onlus pur ritenendo “non opportuna questa mobilitazione di massa a colpi di click”, esprime soddisfazione. “Non l’abbiamo osteggiata ma nemmeno incoraggiata – continua – perchè convinti che il rispetto per il ruolo di un magistrato consista nel prendere semplicemente atto del suo lavoro senza trasformarlo in strumento o simbolo di una lotta che dovrebbe vedere la maggioranza assoluta dei tarantini come protagonisti. Il rischio che si corre è chiaro: portare acqua al mulino di chi ha tutto l’interesse a dipingere determinati magistrati come “toghe rosse” o “toghe verdi”, parziali e quindi non credibili. Sarebbe stato molto più serio e coraggioso per il “popolo” tarantino ottenere con le sue forze il riconoscimento di “Personaggio Ambiente” votando in massa al referendum sulla chiusura parziale o totale dell’Ilva. Ma su questo terreno – quello della realtà quotidiana vissuta nelle strade, nelle piazze, nei salotti, nei luoghi di lavoro – c’è ancora tanto da seminare in termini di conoscenza e consapevolezza su quali siano le effettive priorità di Taranto. Un percorso incompleto che non può e non deve accontentarsi di vittorie “virtuali”.