Stato-mafia, la Dna: “Strategia criminale contro le indagini palermitane” da: antimafia duemila

tribunale-palermo-3La relazione presentata oggi: “Palermo centro decisionale e operativo di Cosa nostra”
di AMDuemila – 24 febbraio 2015
Roma. “Una strategia criminale volta a destare allarme ed assai probabilmente a tentare di condizionare lo svolgimento delle attività investigative e processuali della Magistratura del distretto di Palermo”. E’ quanto viene percepito dalla Direzione nazionale antimafia, in una relazione presentata oggi (dalla presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi e dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti) sulla lunga serie di atti intimidatori subiti dai magistrati della procura palermitana, in primis dal pool che si occupa del processo trattativa Stato-mafia.

Nello specifico, si parla delle dichiarazioni intercettate in carcere a carico di Totò Riina, “che ha esplicitamente ipotizzato la eliminazione fisica del collega Di Matteo e non ha lesinato parole di minaccia nei confronti di chiunque svolga attività di contrasto allo strapotere di Cosa Nostra”. A queste, per Di Matteo, hanno poi fatto seguito le rivelazioni del pentito Vito Galatolo sull’organizzazione di un piano di morte nei confronti del magistrato, per il quale era stato fatto arrivare l’esplosivo a Palermo. Esplosivo che, nonostante le ricerche condotte nei luoghi indicati dall’ex boss dell’Acquasanta, non è stato ancora trovato.

Palermo è centro di massima vitalità
Cosa Nostra, prosegue la relazione, anche nel 2014 ha continuato a dimostrare una “costante vitalità”, nonostante le diverse operazioni scattate contro le varie famiglie. A cominciare dal Distretto di Palermo. “Tale analisi – si legge ancora – non coincide con indicazioni, anche autorevoli, di altri osservatori del fenomeno mafioso che teorizzano una sorta di “balcanizzazione” dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra e un suo inarrestabile declino”. “Deve peraltro confermarsi – scrive la Dna – che la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l’organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria”.

Torna “di moda” la droga e il gioco
Gli investigatori registrano inoltre una cooperazione di tipo orizzontale tra le famiglie mafiose della città di Palermo,”volta a garantire la continuità della vita dell’organizzazione ed i suoi affari. Tra questi in particolare devono segnalarsi un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei “giochi” sia di natura legale che illegale”. “In tal modo l’organizzazione mafiosa nel suo complesso sembra, in sintesi, aver attraversato e superato, sia pure non senza conseguenze sulla sua operatività, il difficile momento storico dovuto alla fruttuosa opera di contrasto dello Stato ed aver recuperato un suo equilibrio”, conclude la Dna.