Libri & Conflitti. La recensione di UNA BELLA BICI CHE VA | Autore: carlo d’andreis da: controlacrisi.org

Libri & Conflitti. Un’antologia dedicata alla bicicletta Una bella bici che va, a cura di Isabella Borghese (Giulio Perrone editore) con la partecipazione di Stefano Benni, Fulvio Ervas e Andrea Satta, ma anche un progetto antologico che coinvolge autori meno conosciuti. Si tratta di un lavoro che la curatrice ha ideato ispirata da un’affermazione di Margherita Hack: «Non le nascondo che ho sempre pensato che prima la bicicletta era un mezzo indispensabile per andare a scuola, a lavorare. Oggi lo considero un mezzo che richiama la libertà, ecologico, per divertirsi».

L’estratto: Il grande Valerio, di Stefano Benni

Da quando esiste la bicicletta ha sempre avuto una romantica via preferenziale nella letteratura rimanendo protagonista imbattuta – dai suoi successori a motore- nelle pagine dei libri.

Perché è un mezzo che ha una sua personalità, che ti richiede una partecipazione fisica ed emotiva e quindi una complicità che gli altri mezzi di locomozione non meritano. La bicicletta non deve chiedere scusa a nessuno perché è discreta, silenziosa, non inquina. La bicicletta è facile da capire, chiunque può aggiustarla, ognuno è in grado di sollevare la sua, si può portare ovunque e si può lasciare dove si vuole se non si ha il tempo o la voglia di usarla: in cantina, sul terrazzo o vicino al proprio letto. La bici è alla portata di tutti. La bici è Libertà. Ci restituisce consapevolezza, contatto con il mondo, tranquillità, soprattutto in città caotiche dove il trasporto a motore privato – ma ahimè anche pubblico – si è trasformato in una gara a chi è più stronzo.

Incontriamo la bicicletta per la prima volta quasi sempre nell’età in cui diamo un nome alle cose, nell’età in cui apparteniamo a un mondo nel quale non abbiamo proprietà ma solo la voglia di vivere e di scoprire. Una bicicletta con una manutenzione, neanche troppo impegnativa, può accompagnarci per tutta una vita o per varie generazioni restando sempre quella e portando con sè tutte le storie di quelli che l’hanno guidata. Così ognuno di noi ha una storia da raccontare legata a questo che è più di un mezzo di trasporto, ma è un pezzo della nostra memoria e qualche volta della Memoria collettiva.

In “Una bella bici che va” troviamo venticinque di queste storie, alcune estreme e particolari, altre più semplici e quotidiane, ma tutte personali, emozionanti, autentiche, a volte divertenti altre commoventi: “E allora abbiamo Valerio che al rumore delle ruote che girano dice di sentire l’Aida, Sofia ‘Riccioli Rossi’ che scopre di essere donna proprio durante una corsa in bici, la vita di due futuri genitori che non è come andare in tandem ma è salire su due biciclette e così pedalare fianco a fianco, un uomo che lascia tutto e tutti per la sua Graziella e finisce su Chi l’ha visto?; poi c’è chi dalla Germania della Seconda Guerra Mondiale pedala con estrema forza verso la libertà e Dario che appena si mette in sella ripensa alle sue corse per L’Aquila ancora intatta e tutte le volte una lacrima, pesante come una maceria, gli solca il viso. Storie che, tra corse forsennate, cadute rovinose e morbide pedalate, non raccontano solo i momenti in cui si sale in bicicletta, ma pezzi di vita in cui l’amabile due ruote è testimone preziosa”, sintetizza Isabella Borghese, curatrice di questa antologia e autrice di uno dei racconti.

Aprono il volume le tre storie di Stefano Benni, Fulvio Ervas e Andrea Satta, ma anche le altre sono di grande valore; venticinque stili diversi per venticinque tappe di un particolare giro nelle memorie di una variegata Europa. Perché in bicicletta succedono cose, si incontrano sguardi e si intrecciano storie… parola di ciclista.

“Una bella bici che va” Aa.vv.
a cura di Isabella Borghese

Giulio Perrone editore 
175 pagine,
14,00 euro
ISBN 978-88-6004-329-0

“Il grande Valerio”: il racconto inedito di Stefano Benni domani a Roma da: controlacrisi.org

Libri & Conflitti. Sarà presentata domani a Roma, Una bella bici che va, Aa. Vv. a cura di Isabella Borghese: martedì 8 aprile, ore 18,00 Libreria ARION piazza Santa Maria Liberatrice, 23/25 Roma. Presenta Stefano Gallerani, critico di Alias – partecipano Andrea Satta, voce dei Têtes de Bois – Giovanni Battistuzzi, del collettivo della Ciclofficina La Strada

Un’antologia dedicata alla bicicletta Una bella bici che va, a cura di Isabella Borghese (Giulio Perrone editore) con la partecipazione di Stefano Benni, Fulvio Ervas e Andrea Satta, ma anche un progetto antologico che coinvolge autori meno conosciuti. Si tratta di un lavoro che la curatrice ha ideato ispirata da un’affermazione di Margherita Hack: «Non le nascondo che ho sempre pensato che prima la bicicletta era un mezzo indispensabile per andare a scuola, a lavorare. Oggi lo considero un mezzo che richiama la libertà, ecologico, per divertirsi». Ma una bella bici che va non è solo l’opportunità di leggere storie “a pedali”, diventa anche l’occasione di ricordare che questo mezzo si sta imponendo nei nostri territori, laddove si va in bici nonostante le nostre città non siano esattamente a misura di bicicletta. Ed è così l’opportunità di ricordare che nel 2012 la vendita di biciclette nel nostro Paese ha superato quella delle macchine: 1.606.000 bici contro 1.450.000 automobili; e che nel 2013 i ciclisti urbani – chi usa dunque la bicicletta nel quotidiano – hanno superato i cinque milioni.

Per Controlacrisi Il grande Valerio, di Stefano Benni 

Valerio ha ottantasei anni. E’ l’ultimo riparatore di biciclette del centro di Bologna. Bologna è in gran parte una città di ricchi, viziati e motorizzati, quando si rompe una bicicletta se ne compra un’altra. Ma tanti non hanno i soldi per farlo, e anche se hanno delle biciclette vecchie, vanno da Valerio. Che impreca, bestemmia, dice che quella bici è un rottame, e non si può aggiustare. Ma alla fine lo fa.

E così, tanti anni fa, mentre facevo aggiustare una mia bicicletta, ho conosciuto il mago dei ripara-bici e la sua storia.

Valerio ha fatto la guerra partigiana, è stato ferito, gli hanno ammazzato un fratello. E dopo la guerra si è messo subito a lavorare in una fabbrica di biciclette da corsa. La bici, ripete sempre, è una delle più grandi invenzioni dell’uomo, insieme al camino e alla fisarmonica. E in effetti nel dopoguerra, tutti in Italia andavano in bicicletta, era come avere la macchina, se l’avevi tutti ti invidiavano. E guai a farsela rubare!

Poi sono passati gli anni. C’è stato il boom delle auto. La fabbrica è fallita, Valerio si è sposato e con la moglie ha messo su in piccolo negozio, sotto i portici, nella città vecchia. Ed è diventato subito il più bravo. Noi ragazzi passavamo ore a vederlo lavorare, smontava le biciclette rotte e teneva tutti i pezzi, da una salvava il pedale, da un’altra una ruota, dall’altra la catena e poi riciclava tutto. Non si arrendeva mai, gli portavi una bicicletta distrutta e dopo una settimana l’aveva riparata. E poi raccoglieva le biciclette abbandonate, anche quelle arrugginite, le rimetteva insieme e le rivendeva.

Quando le aveva aggiustate, ci faceva sentire il rumore della ruota che girava bene e dei pedali.

“E’ come ascoltare l’Aida” diceva a occhi chiusi. E aggiungeva: “Anche se tutti adesso vanno coi macchinoni di lusso la bicicletta ha fatto la storia del nostro paese. Guai a dimenticarla”. E quando vedeva le biciclette moderne, quelle con le ruote da cross, gli optional e quaranta cambi, sorrideva. “Va be’, sono belle e costose, ma non hanno niente di veramente nuovo… La bicicletta è sempre quella, tu pedali e la ruota gira. E se pedali forte, gira forte ”.

Ogni anno, andava al giro d’Italia. Prendeva venti giorni di ferie, lui e la moglie si facevano tutte le tappe, spendevano tutto quello che avevano guadagnato e si facevano una bella vacanza. Nella sua piccola bottega, appese al muro c’erano le foto di Coppi, di Anquetil, di Merckx, tutte con l’autografo.

Poi qualche anno fa la moglie di Valerio è morta. E lui ha cominciato a diventare muto e silenzioso. Non scherzava più. Finché un giorno davanti alla bottega ha messo un cartello. “La ditta chiude. Andate a farvele riparare in Cina, che là vanno ancora in bicicletta”.

Ci siamo rimasti malissimo, la voce si è sparsa. Subito è comparso un biglietto, attaccato alla serranda chiusa. “No Valerio ti prego non chiudere”. Poi un altro “ La mia bicicletta ha pianto tutta notte”. E ancora “Valerio sei il Mozart dei riparatori.” E un altro “Guarda che da lassù Coppi ti vede”. Insomma in una settimana la saracinesca della bottega di Valerio era completamente sommersa da centinaia di biglietti di vecchi clienti.

Così poco tempo fa Valerio, a furor di popolo, ha riaperto. Sono andato a trovarlo. Come sempre imprecava perché non trovava i pezzi per riparare una bicicletta vecchia di trent’anni. Mentre eravamo lì è entrato un immigrato, un ragazzo lungo lungo e nero nero.

Ha detto: vorrei una bicicletta usata, ho pochi soldi. Mi serve per andare al lavoro.

– Che lavoro fai?

– L’apprendista meccanico – ha detto il ragazzo.

Valerio l’ha guardato e poi gli ha messo in mano una bicicletta ridipinta di giallo. Stravecchia ma funzionante.

– Quanto mi dai ? – ha chiesto Valerio.

– Ho solo venti euro – ha detto il ragazzo.

– Allora vaffanculo, te la do gratis. Ma non dirlo a nessuno.

Il nero se ne è andato quasi senza crederci.

– Magari col tempo diventa un bravo meccanico – ha detto Valerio – e un giorno forse sarà lui che prenderà il mio posto a riparare le biciclette. Gli italiani non vogliono più fare certi lavori.

– Sarà così – ho detto io – ma bravo come te, nessuno lo diventerà mai.

Anche se abito a Roma, tutte le volte che passo a Bologna, lo vado a trovare Valerio, gli porto un giornale sportivo, e chiacchieriamo un po’, lui mi racconta del giro d’Italia e io gli racconto di quando sono stato in Cina e di quante biciclette ho visto. E non me ne andrei mai da quella botteguccia che odora d’olio e gomma. Valerio è uno dei miei eroi.

BIOGRAFIA CURATRICE
Isabella Borghese, giornalista, ufficio stampa. Responsabile rubrica culturale Libri & Conflitti, di controlacrisi.org. Ideatrice del progetto stylish-editoriale “Livres & Bijoux” (2009), ha pubblicato Dalla sua parte (Edizioni Ensemble, 2013) e ha curato l’antologia Sto qui perché una casa non ce l’ho (Edizioni Ensemble, 2013).

UNA BELLA BICI CHE VA…
Aa.Vv.
a cura di Isabella Borghese
Giulio Perrone editore
Collana Le Nuove Onde
pagine 80
euro 13