Legge di Stabilità, pensionati in piazza per tre giorni la prossima settimana Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Sale l’indignazione dei pensionati contro la legge di stabilità. I sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e ilp-Uil, che si sono riuniti in assemblea, hanno infatti deciso di indire presidi per il 3-4-5 dicembre prossimi in piazza del Pantheon a Roma e il 9 e il 16 dicembre davanti al Parlamento.Le Organizzazioni sindacali, in questo modo, “chiedono al governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche di modificare profondamente la legge proprio nel momento in cui approda alla Camera dopo essere uscita dal Senato con misure che penalizzano ancora una volta i pensionati italiani”.

Spi-Fnp-Uilp ritengono che la legge di stabilità “debba contenere una adeguata rivalutazione delle pensioni e la tutela del loro potere d’acquisto, l’alleggerimento del peso fiscale e interventi su welfare, sanità e non autosufficienza”.

Critiche al Governo anche dalla segretaria nazionale della Cgil, Serena Sorrentino. Per la sindacalista ”il Parlamento su fisco e lavoro deve migliorare il testo della Legge di Stabilita”’. In particolare, evidenzia, ”per il Sud, andrebbe garantita la possibilita’ di spendere da subito i fondi strutturali 2014/20 per promuovere sviluppo e non aspettare il 2017 quando ci accorgeremo che sara’ troppo tardi”. La Cgil sottolinea come di fronte alle nuove cifre dell’Istat sull occupazione ”non e’ comprensibile l’ottimismo del ministro del Lavoro in assenza di scelte straordinarie”. Le recenti misure per l’occupazione giovanile a parere di Sorrentino ”si scontrano con il fatto che le imprese hanno diminuito la propensione alle assunzioni, in particolare a tempo indeterminato. Gli incentivi possono aiutare – spiega Sorrentino – se tarati su quelle categorie, come gli over29 e over50, che stanno soffrendo di piu’, ma in generale bisogna far ripartire l’economia reale”.

C’è la legge di stabilità ma manca la politica economica | Autore: roberto romano da: controlacrisi.org

 

Finalmente abbiamo la legge di stabilità. Saranno in molti a sostenere che il percorso politico della nuova maggioranza si è finalmente delineato. Adesso sarà possibile adottare tutti i provvedimenti che permettono al paese di uscire dalle secche in cui si è trovato in questi ultimi anni, e guidare la ripresa economica con tutti i provvedimenti necessari. Se da un punto di vista politico è possibile sostenere la maggiore coerenza dell’attuale maggioranza, la politica economica e pubblica che si manifesta con la “nuova” legge di stabilità è, forse, il vero manifesto della “nuova” politica economica.

Proviamo a farci una domanda semplice: la politica economica del governo è quella di sostenere…….? Nessuno saprebbe dare una risposta univoca. Qualcuno risponderebbe il lavoro via cuneo fiscale; altri l’edilizia via ecobonus; si potrebbe proseguire facendo riferimento alle infrastrutture e ai nuovi investimenti; se proprio si vuole esagerare possiamo considerare il nuovo fondo SIA, cioè il sostegno all’inclusione attiva. Si potrebbe anche declinare la nuova IUC (imposta unica comunale), in sostituzione della vecchia IMU. Se vogliamo esagerare possiamo considerare la possibilità per le banche e le assicurazioni di dedurre in 5 anni le predite legate alle sofferenze.

L’elenco potrebbe continuare per molte altre voci, ma il senso dell’elenco è quello di denunciare l’assenza di una politica economica di qualsiasi colore. Inoltre, le principali misure di politica economica, quelle che metteranno realmente le mani nelle nostre tasche e nelle tasche dello stato, sono annunciate senza che si possa discutere della loro utilità. Al massimo è concesso il vincolo “politico”, quello legislativo è chiedere troppo, di destinare i risparmi della spending review alla riduzione del cuneo fiscale. Al netto dell’effetto marginale del provvedimento in essere, è necessario conoscere che il fisco interviene sempre a margine dei redditi pattuiti nel mercato, realizzando, quindi, una distribuzione marginale dello stesso reddito. Chiedere al fisco di risolvere i problemi di crescita, distribuzione di reddito e produttività, per non parlare di nuovo lavoro, è la più grande menzogna di questi ultimi 20 anni, ma comoda per dissipare il vasto patrimonio di conoscenze che potrebbero facilitare l’uscita dalla crisi, senza essere per forza keynesiani.

La legge di stabilità è la manifestazione plastica della politica italiana: tutti hanno ragione; tutti devono trovare una risposta più o meno plausibile. Nominalmente tutti possono essere riconosciuti, ma la politica economica è qualcosa di più. L’andazzo non è accettabile. Tutti parlano della più grave crisi del capitalismo. Alcuni si spingono a dire che questa crisi è molto peggiore di quella del ventinove, ma la realtà è più stringente: la crisi economica partita nel 2007 per alcuni paesi si è declinata in minore crescita, per altri in stagnazione, per altri ancora in recessione, per i più sfortunati in depressione. L’Italia è l’unico paese europeo, al netto della povera Grecia, che ha vissuto una depressione nel vero senso della parola. 175 mld di euro di minore crescita dell’Italia rispetto alla media europea nel corso di questi ultimi 10 anni, 6 milioni di persone senza lavoro, una riduzione del reddito procapite del 17%, secondo solo a quello della Grecia (meno 14%), potevano suggerire almeno la scelta di chi e di che cosa privilegiare. La politica dovrebbe occuparsi del cosa e del come progettare il futuro. L’attuale governo gestisce male il presente, mentre il futuro è nelle mani del destino. Ma come possiamo lasciare al destino 6 milioni di persone senza lavoro? Come possiamo rinunciare a creare tanto lavoro quanto se ne perde? Come possiamo guardare al futuro se ai giovani neolaureati non offriamo un lavoro coerente con la loro formazione?

Forse un senso nella legge di stabilità e nella nuova maggioranza c’è, ed è nella parodia di Briatore e di Renzi fatta da Crozza suggerita da Nicolò. Non che gli altri siano meglio o peggio, ma sono la fotografia della classe dirigente che rigenera, nei migliori dei casi, se stessa.

Legge di stabilità, prossima settimana le mobilitazioni di Cgil, Cisl e Uil Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Con la prossima settimana entra nel vivo la mobilitazione unitaria, promossa da Cgil Cisl Uil, per cambiare la legge di Stabilita’. A partire da lunedi’ 11 novembre, e fino a venerdi’ 15, tutte le province d’Italia saranno interessate dallo sciopero nazionale proclamato dai sindacati confederali lo scorso 21 ottobre contro la ex legge Finanziaria. Un programma intenso, fatto di quattro ore di sciopero che coinvolgeranno i lavoratori di tutti i settori e che si articoleranno a livello territoriale, con decine di iniziative in programma nei prossimi giorni.
Le rivendicazioni alla base della mobilitazione Cgil Cisl Uil, sintetizzate in una piattaforma, mirano a colpire sprechi e rendite per dare piu’ risorse ai lavoratori e ai pensionati. I sindacati chiedono infatti misure per diminuire le tasse sui lavoratori e sui pensionati, cosi’ come risorse per rivalutare le pensioni, insieme all’adozione di iniziative per affrontare i nodi irrisolti nella Pa e dare efficienza alla spesa pubblica. Il tutto attraverso un dettagliato ventaglio di proposte che mirano, tra le altre cose, al taglio degli sprechi e dei costi della politica. Proposte quindi per cambiare radicalmente la legge di Stabilita’ e dare cosi’ quelle risposte necessarie per far ripartire il Paese. Come ha ricordato, infatti, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il varo della legge di Stabilita’ e’ ‘il banco di prova delle politiche del governo’, ovvero ‘se si danno delle risposte positive, oppure no’. Parallelamente alle iniziative di protesta, sempre dalla prossima settimana prenderanno il via gli incontri tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, con i gruppi parlamentari. Incontri richiesti dagli stessi sindacati per ‘formalizzare’ le critiche alla legge di stabilita’ e sostenere le ragioni, nonche’ le proposte, per un cambiamento necessario al provvedimento che gia’ dalla prossima settimana entrera’ nel vivo dell’iter parlamentare di conversione in legge. Gia’ a partire da lunedi’, infatti, sono in calendario appuntamenti con i gruppi parlamentari di Sel, Pd e Fratelli d’Italia.
Al momento il quadro della mobilitazione che partira’ lunedi’ prossimo – al termine della quale una riunione degli organismi unitari di Cgil, Cisl e Uil valutera’ i risultati ottenuti ed eventuali nuove iniziative da mettere in campo – prevede che in tutte le regioni i lavoratori si fermeranno per 4 ore, con alcune eccezioni territoriali dove la fermata sara’ di 8 ore. Decine le manifestazioni in programma a partire da inizio settimana per arrivare a venerdi’ quando, a Milano, il leader della Cgil, Susanna Camusso, partecipera’ alla manifestazione promossa dai sindacati confederali del capoluogo lombardo in piazza della Scala a partire dalle ore 9.30.