“Italicum, una legge da pazzi”. Intervista a Massimo Bordin | Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

I quotidiani della giornata di oggi hanno avuto molti interventi circa la discussione sulla legge elettorale italicum, frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi. Michele Ainis, docente presso l’Università di Roma Tre, ha aperto così il suo editoriale per il ‘Corriere della Serra’: «Nel 1978 la legge Basaglia ha chiuso i manicomi. Riapriteli di corsa: c’è un matto pericoloso da internare. È il legislatore schizofrenico, l’essere che comprende in sé il non essere, la volontà che vuole disvuole. In passato ne avevamo avuto già il sospetto, dinanzi a certe leggi strampalate, a certe norme subnormali». Parallelamente su ‘Il Foglio’ nel suo quotidiano trafiletto, Massimo Bordin, giornalista di Radio Radicale, apriva così la sua rubrica: «Il problema della nuova legge elettorale sembra non sia più il suo funzionamento ma la rapidità della sua approvazione. Dobbiamo dotarcene subito e se non ci si riesce si va subito a votare, senza la nuova legge, non perché sia già deciso che si deve votare ma perché la nuova legge è così importante che va fatta prima possibile. Se ci si riflette a mente fredda sembra una cosa da pazzi. Ma c’è di peggio. Il sistema che abbiamo impedisce di scegliere i candidati agli elettori. E’ ritenuto, non a torto, intollerabile. Dunque la nuova legge sanerà questo grave vizio? No, perché le liste saranno bloccate, ma più corte» Di legge elettorale, dunque, di italicum e di premi di maggioranza, ne parliamo proprio con l’autore del trafiletto sopracitato: Massimo Bordin, giornalista – già direttore -, di Radio Radicale.

Sul trafiletto ‘Bordin Line’ che hai su ‘Il Foglio’ hai scritto, in sostanza, che il problema della legge elettorale non è più in merito al suo funzionamento ma circa la rapidità attraverso la quale essa stessa verrà approvata. Giacché ‘Bordin Line’ contiene poche battute potresti spiegare, in maniera più esauriente, cosa intendevi dire?
Io cercavo di dire semplicemente questo, e cioè che la prima aporìa, diciamo così, è la seguente: noi abbiamo preso atto del fatto che questa legge elettorale attuale, quella che il cosiddetto porcellum – peraltro dichiarato già incostituzionale – non è uno strumento adeguato per andare a votare. Di conseguenza siamo in una situazione per la quale non sappiamo bene con quale legge elettorale dobbiamo andare a votare, dal momento che ne abbiamo una ricavata ‘a ritaglio’ sulla sentenza della Corte Costituzionale. Questa è la situazione attuale, cioè: la legge che c’era, che faceva schifo a tutti, non c’è più perché una sentenza della Corte Costituzionale afferma come, in alcune parti, quella legge non è Costituzionale. Quindi, se adesso dovessimo andare a votare, voteremmo con una cosa che non si sa bene quale sia. Perché è qualcosa di ritagliato sulla sentenza della Corte. Allora Wdobbiamo fare assolutamente la nuova legge elettorale” , e questo porta a dire che “la faremo entro un mese” anzi addirittura, mi pare, che oggi si sia detto si sarebbe realizzata entro la fine della settimana. Quindi siamo decisamente a posto! Se, malauguratamente, Renzi non dovesse riuscirci, il governo va minoranza su una questione non propriamente marginale; quindi si crea un clima da elezioni anticipate e, quindi, per fare in fretta una legge elettorale, che ci serve assolutamente, noi andiamo a votare senza la legge elettorale che ci serviva tanto. Ti pare normale?

Per nulla…
Ecco, questo era quello che volevo scrivere nel trafiletto su ‘Il Foglio’ nel limite dei caratteri consentiti. Se poi proprio vogliamo dirla tutta, anche l’italicum che il Presidente del Consiglio Renzi vuole far passare, dopo aver stretto l’accordo con Berlusconi, a ben vedere è una legge da pazzi!

Senza ombra di dubbio pone degli sbarramenti per le forze politiche limitando, di fatto, la libertà democratica…
Ma no, guarda, non ne faccio un problema di libertà democratiche, o di rappresentanza, dico una cosa, però: la semplificazione del sistema politico si può fare in tanti modi. A mio avviso, il modo più semplice dal punto di vista elettorale è il sistema uninominale. Collegi piccoli, candidati che devono avere la residenza del collegio in cui sono candidati, l’elettore li conosce e li può votare, altrimenti non li vota. C’è un rapporto elettore/eletto che è il fattore più importante. Però questo non lo si vuole fare, vabbè.. Ci sono altri sistemi, ognuno adotta il suo, perché poi se si parte da un sistema proporzionale – perché di questo poi si tratta – si deve poter mettere degli altri strumenti che ti consentano comunque la semplificazione, non il marasma di coalizioni troppo grandi o delimitazioni per i piccoli partiti etc. C’è chi mette il premio di maggioranza ma, praticamente, non ce l’ha nessuno perlomeno in Europa. Nei paesi fondatori dell’Europa non ci sono sistemi elettorali con premi di maggioranza, c’è chi usa la soglia di sbarramento ed è il caso della Germania…

Anche se, per le elezioni europee, la Corte Federale Tedesca ha dichiarato incostituzionale quello sbarramento…
Ah sì certo, in quel caso hanno ragione! Tra l’altro non ci si rende conto di un’altra cosa e cioè che per l’Europa noi votiamo un Parlamento che non ha potere legislativo. È un Parlamento con poteri limitati e in questi casi, in genere, il sistema che si usa il proporzionale puro, per dare il massimo della rappresentanza. Ma, comunque, lasciamo perdere il problema del Parlamento Europeo, ritorniamo ai parlamenti nazionali. Francia ed Inghilterra possiedono l’uninominale, i paesi che hanno un sistema proporzionale adottano altri sistemi per avere, comunque, un sistema politico semplificato. In Germania hanno la soglia dello sbarramento al 5%, in Spagna possiedono i collegi piccoli in cui non c’è soglia di sbarramento ma se il collegio è piccolo bisogna che un partito ottenga una percentuale molto alta per avere un eletto. In parole povere, col collegio piccolo, senza – almeno – il 15% non si prende un seggio. Noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo realizzato un sistema che ha i collegi piccoli, la soglia di sbarramento, il premio di maggioranza. Un delirio! Un delirio assoluto!

Attualmente, c’è un parlamentare, tra l’altro ex radicale, che ha combattuto in solitaria mettendosi in sciopero della fame contro il porcellum. Il problema è che Roberto Giachetti si è pronunciato a favore dell’italicum che, però, non sembra così diversa dal porcellum, anzi… Sembra quasi peggiore…
Giachetti ha condotto una battaglia sacrosanta che, poverino, ha condotto da solo. Il problema dell’italicum è che, di fatto, è un sistema proporzionale, non voglio dire antidemocratico, ma certo non valorizza il rapporto elettore/eletto e strozza inutilmente la rappresentanza con una serie di meccanismi di semplificazione mettendoli tutti insieme. Diventa una cosa pazzesca! Debbo dire che anche i parlamentari cinque stelle non hanno tutti i torti nel bollare l’italicum come un sistema elettorale che va anche contro di loro. In fondo è vero: se lamentano il fatto che il sistema elettorale è stato creato ad hoc contro di loro è vero, hanno ragione. La cosa che a me fa rabbia è che si aveva davanti una strada maestra. Si voleva abolire il Senato facendone una Camera delle Regioni? Ci sarebbe da discutere in merito ma, insomma, mettiamo che si riesca ad abolire il Senato oppure si metta in piedi un Bundesrat ‘da operetta’ e resta in piedi solo la Camera, il sistema elettorale era già realizzato, si era anche ridotto il numero dei deputati. Bastava prendere il mattarellum, tagliare del tutto quel 25% di proporzionale; i collegi erano già fatti, prendevano solo i collegi uninominali ed era fatta: sistema uninominale ad un turno con la riduzione del 25% dei deputati, di un quarto dei deputati. Per di più i collegi, grosso modo, erano di 100.000 persone l’uno, – dai 95.000 ai 110.000, non di più -, quindi c’era anche un buon rapporto fra il numero di elettori ed eletto. Una cosa ragionevolissima: c’era una riduzione dei parlamentari del 25% e una situazione che ti dava una governabilità, perché a quel punto, con l’uninominale, non si possono fare coalizioni od altro. Si deve semplificare per forza di cose.

Il distacco, comunque, tra le forze extraparlamentari, associazioni, comitati e i partiti all’interno del Parlamento è evidente: da una parte si propone un proporzionale puro, dall’altra si sta tentando di imporre un maggioritario molto simile al porcellum…
Attenzione, però, questo che si sta imponendo non è un maggioritario a doppio turno. È una cosa un po’ strana: il sistema di partenza è un proporzionale….

…Che però prevede un premio di maggioranza
Certo, c’è un premio di maggioranza, ma che viene calcolato su base nazionale.

Il punto, infatti, era cercare di capire cosa si stesse discutente alle Camere quando da un lato si propone una cosa e da un lato tutt’altro. Anche perché, dagli extraparlamentari, la critica maggiore nei confronti dell’italicum è rivolta agli sbarramenti.
Ma, sai, gli sbarramenti altri anche lì bisogna vedere. Io, ripeto, non esiste un sistema elettorale al mondo che preveda contemporaneamente una soglia di sbarramento per la posizione dei seggi e nel contempo il premio di maggioranza. Sono due alterazioni della logica aritmetica, mettiamola così. Ce ne può stare uno, ma tutt’e due no! Questo il punto chiave.

“Difendo il proporzionale, il maggioritario è fallito” da l’unità

elezioni-come-si-vota-2013-300x225Mentre si escogitano i più stravaganti modelli di legge elettorale e si svolgono trattative più o meno occulte e trasversali per una legge che incontri il gradimento di (quasi) tutti, restano in ombra due dati di fatto macroscopici e però rigorosamente sottaciuti.

Il primo, molto sgradevole, è che – in realtà – non si cerca una legge equa che rispetti la «volontà popolare» presupposto non trascurabile della nozione stessa di suffragio universale. Ma si cerca quella legge dalla quale ciascuno dei corridori in gara immagina di trarre il maggior vantaggio a danno del concorrente. Donde l’estrema difficoltà, se non impossibilità, di trovare un accordo.

Il secondo è che, mentre si elucubra e si intrecciano ultimatum e si fissano scadenze, la legge invece c’è già. È quella che risulta vigente una volta detratti gli «additivi» di tipo maggioritario che la impeccabile sentenza della Consulta ha dichiarato illegali. Detratti gli additivi chimici, detti anche «premi di maggioranza», ciò che resta è la normativa fondata sul principio proporzionale (cioè sull’articolo 48 della Costituzione) con cui l’Italia repubblicana ha funzionato dal 1946 al 1992. Periodo storico fecondo di risultati positivi, durante il quale furono di norma rappresentati in Parlamento assai meno partiti che non nei vent’anni di «maggioritario» che abbiamo dovuto subire e da cui potremmo finalmente uscire.

Da 20 anni facciamo da cavie a un sistema che non ha dato né riduzione dei partiti né stabilità

L’esperienza di questo ventennio maggioritario ha dimostrato che il famigerato argomento che invoca la «governabilità» a sostegno del trucco maggioritario è del tutto inconsistente. Per un ventennio abbiamo fatto da cavie ad un esperimento in corpore vili: esso ha dimostrato che il maggioritario né riduce il numero di partiti presenti in Parlamento né garantisce maggior durata .ai governi.

Fallisce su entrambi i piani per i quali veniva elogiato e additato come modello e «rimedio unico ai mali». Non è difficile capire il perché di tale fallimento.

Il miraggio del «premio» di maggioranza infatti incrementa la pulsione a creare partiti sufficientemente grandi per ottenere il «premio»: partiti raffazzonati e compositi che prima o poi si sfasciano al seguito di scontri «di vertice», che, tra l’altro, nulla hanno a che fare con la volontà e i bisogni degli elettori. Partiti raffazzonati di tal genere incrementano la instabilità e approfondiscono la frattura tra società politica e corpo civico.

Un altro effetto deleterio del maggioritario è la cosiddetta corsa alla «conquista del centro» considerata la principale arma per la vittoria. Questo determina il progressivo rassomigliarsi dei partiti, specie di quelli principali. (Colpisce vedere ex «guardiani» del cavaliere di Arcore – quali ad esempio il ministro Lupi, veterano di pubblici talk-show – tramutarsi, quasi, in militanti del Pd: senza troppo sforzo perché nella sostanza le diversità si sono ridotte di molto, al netto s’intende degli scontri personalistici). Né si capirebbe come mai da oltre due anni siamo governati dall’«unione sacra» degli ex-rivali se non ci fosse per l’appunto una sostanziale concordanza sulle cosiddette «cose che contano» (concordanza che viene quotidianamente esaltata).

L’appannamento delle differenze produce il ritrarsi dalla volontà di partecipazione, già solo elettorale, alla politica da parte di un numero crescente di cittadini. L’assemblea regionale siciliana attualmente in carica così come l’attuale sindaco di Roma sono stati eletti da meno della metà degli aventi diritto al voto.

Por mente a questo fenomeno aiuta a comprendere quanto sia vano l’argomento di chi prevede risultati paralizzanti ove si andasse a votare con il sistema da pochi giorni tornato in vigore, cioè col proporzionale. È una previsione arbitraria e vagamente deterrente. Non è possibile infatti prevedere quale sarà il voto di chi finalmente potrà votare non più ricattato dall’estorsivo criterio del «voto utile».

Il ripristino del principio e dell’attuazione pratica del sistema proporzionale – il cui primo demolitore in Italia fu Mussolini con la legge Acerbo del 1923, premessa per la dittatura – potrebbe forse ancora fare a tempo ad arrestare il processo degenerativo dei partiti italiani, ridotti ormai – quale più quale meno – a galassie dai confini incerti e gravitanti intorno a leader presuntamente carismatici sull’onda dell’ingannevole ed effimero meccanismo delle primarie. È umiliante constatare come proprio al nostro Paese, per tanto tempo laboratorio politico importante, sia toccato un esito siffatto.

LUCIANO CANFORA

da l’Unità

Stefano Rodotà: “La Corte non ha deligittimato il Parlamento” da: l’espresso

Il giurista analizza il quadro politico dopo la decisione della Corte costituzionale sul Porcellum: “Sarei più cauto di Napolitano nel dire che non si possa scegliere un sistema proporzionale”. Messaggi di stima con Civati, ma critica le Primarie e non andrà a votare

di Luca Sappino

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Stefano Rodotà: La Corte non ha deligittimato il Parlamento
Stefano Rodotà

 

Il parlamento «è legittimo», spiace per Forza Italia e 5 Stelle. La Corte avrebbe compiuto una «scelta politica e invasiva» non intervenendo sul Porcellum. E però, «sarei più cauto di Napolitano nel dire che non si possa scegliere un sistema proporzionale». Stefano Rodotà commenta il dibattito di queste ore: «Non è vero», dice, «che il proporzionale ci condanna alle larghe intese». Poi, sulle primarie del Pd: «non andrò a votare. Con Civati messaggi di stima».

Professore, lei dice che la Corte ha fatto «correttamente» la sua parte. Il professor D’Alimonte invece parla di «intervento invasivo». Gasparri si dice stupito, dall’indiscrezione secondo cui la Corte avrebbe valutato di sancire anche il ritorno al Mattarellum: «non sapevo avesse potere legislativo», ha detto…
«Io invece confermo e sono un po’ sbalordito dal professor D’Alimonte, studioso serissimo, che sa perfettamente che dal 2008 c’era un vizio di costituzionalità nella nostra legge elettorale e che questo doveva essere eliminato. La Corte non ha fatto nessun intervento manipolativo e anzi, se si fosse tirata indietro – come in molti auspicavano – sì, in quel caso, sarebbe stata una scelta politica e invasiva».

Resta il fatto che gli effetti sono enormi.
«Ma non può certo essere colpa della Corte. La colpa è della politica che per anni non è riuscita a trovare un punto di equilibrio. Era noto a tutti che un sistema che assegna, teoricamente, e poi concretamente in un panorama tripolare, la maggioranza dei seggi a chi magari prende il 20 per cento dei voti, fosse incostituzionale. Chi sostiene che la Corte non avrebbe dovuto intervenire, mi dispiace, ma non sa cos’è il controllo di costituzionalità».

Non è però il maggioritario, in generale, ad essere incompatibile con la Costituzione?
«Questa è la prima volta che la corte si esprime su un sistema elettorale. Ora abbiamo eliminato una zona d’ombra, però la Corte non si è spinta oltre, né nel prescrivere un sistema proporzionale né nell’indicare la soglia per cui sarebbe costituzionalmente compatibile un premio di maggioranza. Non sarebbe d’altronde stato nei suoi poteri».

Napolitano però, al contrario, ha rilanciato per il superamento del proporzionale, definendolo un «imperativo». E’ una forzatura della sentenza sul porcellum?
«Napolitano faceva riferimento al referendum del ‘93. Io, comunque, avrei dei dubbi rispetto al fatto che quel referendum impedisca di fare una legge che sia di tipo proporzionale. A venti anni di distanza sarebbe assolutamente possibile che si scegliesse la via del proporzionale».

Chi vuole superare il proporzionale, dice di voler garantire la stabilità.
«Ma è il solito vincolo della governabilità, che viene sostenuto dicendo quelle che a me sembrano plateali stupidaggini, cioè che nei paesi moderni e maggioritari il giorno stesso delle elezioni si sa chi governerà. Quanti giorni ci stanno mettendo in Germania per fare la coalizione di governo? E in Inghilterra? Si fanno ovunque, questa è la verità, governi di coalizione e non è una tragedia. Bisogna avere più fiducia nei cittadini».

Dicono che saremmo condannati alle larghe intese.
«Io che ho speso contro le larghe intese un momento importante della mia vita, spero non sia così. Si dovrebbero fare alleanze, non per forza le larghe intese».

Forza Italia e 5 Stelle sostengono che il parlamento sia illegittimo e che dovrebbero esser riassegnati almeno i seggi ottenuti da Pd e Sel col premio di maggioranza. Lei che pensa?
«Questo non si può dire. Dal punto di vista formale la Corte stessa ha detto che la sentenza non travolge il parlamento. Se questo può fare, come dice la Corte, la legge elettorale, vuol dire che è legittimo. Il problema è semmai la legittimazione politica di questo parlamento».

Pensa alle riforme costituzionali?
«Penso al tentativo di manipolare l’articolo 138, sì, su cui era previsto il voto martedì. Non penso abbiano legittimazione a sufficienza per cambiare la regola stessa della revisione costituzionale».

E per «superare il bicameralismo», come dice Napolitano? In molti, in queste ore, propongono, insieme alla legge elettorale, di abolire il Senato…
«Bisogna vedere bene le motivazioni della Corte e le modalità con cui si vogliono fare queste modifiche. La mia opinione è però che il contesto è cambiato e l’assoluta libertà di intervento che si era assegnata a questo parlamento andrebbe rivista».

Professore, perdonerà l’off-topic. Voterà alle primarie del Pd?
«Non vado a votare. Io non ho mai votato alle primarie del Pd».

E i suoi messaggi con Civati? 
«Non c’è niente di male, sono attestati di stima. Io non vado però a paracadutarmi dall’esterno in un partito, scegliendone segretario e candidati. Poi, se vuole, può anche leggere in queste mie parole una riflessione critica sul metodo delle primarie».