Caporalato, la Cgil vuole i fatti: «Una Commissione d’inchiesta» Fonte: rassegna

La Flai Cgil chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. La richiesta arriva in un comunicato diffuso oggi (20 agosto), che condanna duramente lo sfruttamento crescente nel lavoro agricolo. “I casi di morti sul lavoro, e le tragedie umane, che si stanno susseguendo in questi giorni in agricoltura denunciano un sistema che non regge più. Essi parlano di caporalato, che è un odioso sistema di collocamento al lavoro e di “servizio all’impresa”, che sa di anni passati e che si pensava non esistesse più. Le denunce della Flai Cgil, che da anni vengono fatte in tutto il paese, hanno portato alla luce questa pratica ripugnante che solo da pochi anni è riconosciuta come reato penale e punita da una legge che, seppure abbiamo fortemente voluto, risulta di difficile applicazione perché non interviene verso le aziende che si servono dei caporali e non tutela i lavoratori, soprattutto se immigrati, nel momento in cui vogliono sporgere denuncia”. Lo dichiara Giovanni Mininni, segretario nazionale Flai Cgil.

“Queste tragedie – spiega il sindacalista – parlano però di un sistema di sfruttamento, di cui il caporalato è solo un aspetto, nel quale sono costretti a cadere i lavoratori agricoli in molte zone del nostro Paese. O si accettano quelle regole (sotto salario, orari di lavoro lunghissimi, tutele e diritti inesistenti) oppure non si lavora. E chi ha bisogno di un reddito per la propria famiglia accetta in silenzio e spesso nella paura. E ciò che accade denuncia un’altra cosa che alla Flai Cgil è stata sempre nota: il caporalato e lo sfruttamento degli operai agricoli non riguarda solo i lavoratori immigrati ma anche gli italiani”.

La Flai quindi prosegue: “Il ministro Martina fa bene a prendere posizione e il caporalato va combattuto in maniera ferma e decisa come la mafia, anche perché la situazione è molto complessa. Oltre a punire chi si serve dei caporali, si devono escludere dai finanziamenti pubblici e della PAC quelle imprese scoperte a sfruttare gli operai agricoli. Inoltre, non esiste un luogo di incontro della domanda e offerta di manodopera in agricoltura e la Rete del Lavoro di Qualità, che pure potrebbe essere un utile strumento di controllo del mercato del lavoro agricolo, rischia di partire monca di quella parte che ancora giace alla Camera nel “Collegato agricolo” e di essere poco efficace se non sarà in grado di espellere le imprese illegali dalla Rete stessa. Perciò chiediamo al ministro che spinga per una rapida approvazione del Collegato agricolo e che alla “Rete” possano iscriversi, e restare iscritte, solo quelle imprese che applicano le leggi ed i contratti di lavoro”.

L’agricoltura italiana, per il sindacato, “è fatta anche da eccellenze dove ci sono imprese che rispettano le regole e subiscono la concorrenza sleale di chi le viola. Perciò, a maggior ragione, questa catena di sfruttamento dei lavoratori va combattuta con tutte le forze possibili di un paese civile e democratico. Senza alcun tentennamento e nessuna ambiguità anche da parte delle istituzioni, di coloro cioè, che devono fare i controlli e portare avanti le denunce. Perché, se un’altra cosa ci dicono questi casi, è proprio il fatto che queste tragedie si consumano in un clima di silenzio, paura ed omertà, nel quale molti sanno e fanno finta di non sapere e molti altri, che sarebbero deputati ai controlli, si sono arresi al fatto che questo sia un sistema che esiste da sempre e che non si possa sconfiggere riportando la legalità”.

“Ci chiediamo: quante morti come Paola o ricoveri come Arcangelo si verificano ancora oggi e passano come infortuni o malori che non sono avvenuti sul lavoro? Se tutto resta nel silenzio e nessuno denuncia, il clima di ricatto e sottomissione nel quale gli operai sono costretti a lavorare non verrà mai sconfitto. È per questi motivi che chiediamo al ministro Martina e al governo l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura perché la complessità del tema coinvolge diversi aspetti istituzionali, sociali ed economici che vanno indagati in maniera approfondita, anche alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni della struttura produttiva agricola del nostro paese”, conclude la Flai.

Morte dei migranti nelle campagne, Flai-Cgil: “Gli imprenditori del settore fanno finta di niente” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Imprenditori sordi alle nostre denunce. La Flai Cgil fa sentire la sua voce dopo la morte del migrante sudanese, probabilmente per infarto, ieri nelle campagne leccesi. “È da maggio che come sindacati – si legge in una nota – sollecitiamo Anicav e Aiipa, le rappresentanze degli industriali della trasformazione del pomodoro e del conserviero, ad attivarsi congiuntamente con il sindacato per predisporre tutti gli interventi necessari atti ad evitare l’utilizzo della manodopera irregolare e lo sfruttamento di migliaia di lavoratori in tutte le aree del Sud Italia. Ma nulla si muove”.La Cgil ricorda che comunque è stato firmato un anno fa un protocollo dove si diceva a chiare lettere che nella fase di coltivazione e raccolta del pomodoro fresco si riscontravano fenomeni di caporalato e utilizzo illegale di manodopera, nonché pratiche di dumping contrattuale con importanti ricadute nella competizione tra operatori. Allora, le parti assunsero la decisione di attivare in prossimità della campagna del pomodoro, tavoli tecnici presso le Prefetture dei bacini di riferimento del pomodoro, al fine di intensificare i controlli e stroncare il caporalato”.
Ma da allora nulla è cambiato, avverte il sindacato dei lavoratori agroalimentari Cgil: “Le aziende industriali della trasformazione: La Doria spa, Princes Industrie alimentari, Franzese spa, Giaguaro spa, La Rosina, Pancrazio spa, Conserve Italia, Mutti e ecc. sono consapevoli di quanto sta avvenendo nei luoghi della raccolta del pomodoro? La campagna del pomodoro 2015 ancora da avviarsi completamente sarà la campagna dello sfruttamento, dei rapporti irregolari, dello schiavismo, di truppe di caporali che mortificano il lavoro e piegano i diritti umani alle loro convenienze e più complessivamente alle convenienze di imprenditori agricoli senza scrupoli”.

“Denunciamo con forza l’indifferenza delle associazioni imprenditoriali – sottolinea il sindacato nella nota- le quali dovrebbero preoccuparsi delle conseguenze commerciali che derivano da questa insensibilità. Il problema si risolve in maniera semplice: non accettate pomodoro raccolto con lo sfruttamento dei lavoratori, negate il mercato alle imprese agricole irregolari”. “Le organizzazioni dei produttori Agriverde, OP Mediterraneo, Apo Foggia, Assofruit, che fanno per debellare il fenomeno? Nulla, tacciono, prendono ingenti finanziamenti dell’Europa, dallo Stato e dalle Regioni. Forse è arrivato il momento di affermare un principio: prendi i finanziamenti che competono se attui norme rigorose sul conferimento dei prodotti agricoli e del pomodoro da parte dei soci se gli stessi dimostrano che la raccolta l’hanno effettuata con manodopera regolare e con tariffe salariali contrattuali”, sottolinea ancora la Cgil. “La campagna 2015 del pomodoro è già iniziata con un morto nei campi a Nardò in provincia di Lecce. La Flai Cgil, tutte le sue strutture, non arretreranno di un centimetro: attiveremo tutte le istituzioni, tutti gli enti preposti alla sicurezza e al rispetto della dignità umana, affinché venga debellato il fenomeno dello sfruttamento e dello schiavismo della manodopera nella raccolta del pomodoro e nei processi di trasformazione industriale”, conclude la Flai.