Trattativa: da Flamia al passato di Mori si scava tra gli archivi dei Servizi da: antimafia duemila

flamia-rosario-sergio-eff-2di AMDuemila – 1Lo scorso dicembre il blitz del pool a Roma

La Procura di Palermo continua a cercare nuovi elementi nell’ambito dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia e quel segmento specifico che riguarda l’accordo segreto stipulato tra i servizi segreti e l’amministrazione penitenziaria per gestire il flusso d’informazioni proveniente dai penitenziari di massima sicurezza noto come Protocollo farfalla. Il 22 dicembre scorso, il giorno in cui a Palermo, in visita informale, giungeva il nuovo procuratore Francesco Lo Voi per fare gli auguri di Natale agli aggiunti e ai sostituti, il pool composto dai magistrati Teresi, Di Matteo, Del Bene e Tartaglia si trovava a Roma nelle sedi dell’Aisi (Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) e del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza). In particolare i magistrati cercavano nuovi documenti sul pentito Sergio Flamia. L’ex boss di Bagheria ha messo a verbale di essere stato per lungo tempo un confidente dei servizi segreti, dai quali per i suoi “servigi” avrebbe ricevuto anche 150 mila euro in contanti, e di aver avuto colloqui con l’intelligence anche quando si trovava agli arresti ed aveva iniziato il proprio percorso di collaborazione. Tra le dichiarazioni fatte ai magistrati anche alcuni presunte rivelazioni su Luigi Ilardo, il confidente che è tra i principali accusatori del generale Mario Mori. Anche per questo motivo la posizione di Flamia è finita al centro delle indagini della Procura e della Procura generale che tra nove giorni sarà impegnata con la riapertura del dibattimento del processo d’appello contro gli ufficiali dell’Arma Mori ed Obinu per la mancata cattura del boss corleonese Bernardo Provenzano.

I pm del pool trattativa sono andati alla ricerca anche di nuove documentazioni sul passato di Mori così come era avvenuto tra febbraio e maggio 2014. Attraverso un lungo e complesso lavoro investigativo, anche all’interno degli archivi dei Servizi, i magistrati hanno accertato che l’ex generale, nel 1973 quando era un giovanissimo carabiniere, venne chiamato al Sid da Federico Marzollo, uomo dell’ex direttore del Servizio Vito Miceli, che sarà in seguito arrestato per cospirazione nell’ambito dell’inchiesta “Rosa dei Venti”.
Mori prese parte a funzioni operative anche in riferimento al terrorismo nero, utilizzando nomi di copertura, tra il ’73 e il ’74. Ma nel 1975, improvvisamente, nonostante le lodi ricevute, l’ufficiale venne allontanato. Diversi documenti vennero mostrati dai pm anche al generale Gianadelio Maletti, latitante dagli anni ’80, interrogato a Johannesburg, in Sudafrica, lo scorso novembre. Maletti in quell’interrogatorio ha parlato di una sorta di Sid parallelo creato con lo scopo di bloccare le indagini sull’estrema destra e sui tentativi di colpo di Stato. Ed è anche sulla scorta di questi nuovi spunti che i pm sono tornati nuovamente a scavare all’interno degli archivi dei servizi.

Mafia: identificato 007 che contattò pentito Flamia da: antimafia duemila

agente-sicurezzadi AMDuemila – 1° ottobre 2014

Palermo. E’ stato identificato uno dei due agenti 007 che incontrava in carcere il pentito Sergio Flamia. I pubblici ministeri di Palermo che indagano sul fatto che all’ex boss mafioso, usato insieme al figlio dai Servizi come confidente, veniva consegnato del denaro stanno cercando di scoprire se ci sia stato un tentativo di controllare la collaborazione con la giustizia di Flamia, le cui dichiarazioni smontano l’impianto accusatorio della Procura nel processo d’appello per favoreggiamento alla mafia a carico dell’ex generale del Ros Mario Mori.
Flamia sostiene che il boss Bernardo Provenzano non avrebbe mai incontrato Luigi Ilardo (perno dell’accusa e confidente ucciso da un commando mafioso prima di diventare a tutti gli effetti collaboratore di giustizia) il giorno in cui Mori avrebbe stoppato il blitz che avrebbe potuto portare all’arresto del padrino perché riteneva lo stesso Ilardo uno “spione”. In una conversazione intercettata in carcere tra Flamia e il figlio, il nome dell’agente – Enzo – viene fuori più volte. Il ragazzo si lamenta di non avere ricevuto più la visita degli 007 e il padre gli risponde che “Enzo”, visto il momento, ha timore perché è sempre sui giornali. I pm hanno controllato i media del periodo, siamo nel 2011, accertando che sulla stampa si parlava del fantomatico signor Franco, 007 che, secondo Massimo Ciancimino, sarebbe stato al corrente della trattativa Stato-mafia e di un misterioso personaggio visto dal pentito Gaspare Spatuzza mentre veniva imbottita di tritolo la 126 usata per la strage di via D’Amelio. “Enzo” è collegato a una delle due vicende? si chiedono gli inquirenti. Dall’inchiesta dei pm su Flamia è venuto fuori, inoltre, il carteggio, noto come Protocollo Farfalla, intercorso, nel 2003-2004 tra l’allora capo del Sisde Mario Mori e altri funzionari dei Servizi che attesta l’esistenza di un accordo con il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. L’accordo avrebbe vincolato al segreto il Dap sulle visite degli 007 a detenuti al 41 bis. Sarebbero 8 i boss che avrebbero ricevuto visite e denaro su conti segreti dei padrini. A quale scopo? si chiedono i pm. I Servizi cercavano informazioni – commettendo comunque illeciti visto che il Dap ha l’obbligo di riferire alla magistratura – o pilotavano collaborazioni? Sul Protocollo Farfalla, però, la Procura di Palermo potrà indagare relativamente visto che si tratta di fatti avvenuti fuori dal capoluogo e comunque in molti casi prescritti.

Fonte ANSA