America Latina, il Piano Condor a giudizio a Roma per la morte di 23 cittadini di origine italiana Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

In America Latina, tra la metà degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 una intera generazione venne annientata dalla feroce repressione guidata da dittatori e strutture militari, per la gran parte guidate dalla Cia. Per quelle morti 20 esponenti dei regimi peruviani, uruguaiani, boliviani e cileni dovranno affrontare un processo davanti al tribunale di Roma. La ragione è molto semplice quanto orrenda: tra quelle decine di migliaia di morti ci sono 23 cittadini di origine italiana. Il gup Alessandro Arturi li ha rinviati a giudizio per il reato di omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona. Nei confronti degli imputati non verrà contestata la strage ma solo per un vizio di procedibilità. Il processo inizierà nell’aula bunker di Rebibbia, davanti alla III corte d’assise. Il gup ha inoltre stralciato la posizione di altri nove, già processati e condannati nei loro paesi d’origine, con trasmissione degli atti al ministero della giustizia per valutare se debbano o meno essere giudicati in Italia.

Il rinvio a giudizio arriva dopo oltre dieci anni di indagini condotte dalla Procura di Roma, dall’aggiunto Giancarlo Capaldo. Una complessa attività investigativa che ha cercato di risalire agli autori del ‘Piano Condor’, l’ accordo di cooperazione portato avanti dalle dittature di sette paesi efinalizzato all’eliminazione di qualunque oppositore al regime (sindacalisti, intellettuali, studenti, operai e esponenti di sinistra).

La chiusura dell’inchiesta risale a tre anni fa e riguardava 140 persone (tra le quali anche 59 argentini, 11 brasiliani e 6 paraguayani) ma problemi burocratici legati alla notifica e la morte di numerosi esponenti delle giunte militari hanno fatto scendere il numero dei soggetti a rischio processo.
Il primo caso di ‘desaparecido’ contemplato nel procedimento avviato a piazzale Clodio, piuttosto anomalo rispetto agli altri perche’ avvenuto prima dell’insediamento della giunta militare in Argentina, è quello legato all’uccisione di Alvaro Daniel Banfi, sequestrato in Argentina il 12 settembre del 1974 e morto un mese e mezzo dopo. L’inchiesta nel dicembre del 2007, porto’ all’emissione di circa 140 richieste di custodia cautelare di cui solo una fu eseguita nei confronti dell’uruguayano Nestor Jorge Fernandez Troccoli, 63 anni, gia’ esponente dei servizi segreti della Marina accusato della morte di sei italiani. Per quest’ultimo la Procura ancora non ha depositato l’atto di chiusura indagini. Nell’elenco degli indagati comparivano anche i nomi dei i dittatori Jorge Rafael Videla (Argentina), Jorge Maria Bordaberry ed il suo successore Gregorio Alvarez (Uruguay), l’ex presidente del Peru’ (1975-80) Francisco Morales e l’ex primo ministro Pedro Richter Prada (1979-80).

Padova, l’assessore che scatena i cani contro i mendicanti da: popoff

Cani alle caviglie, fotosegnalazioni, sequestro in caserma anche se non c’è reato. L’assessore alla sicurezza di Padova è stato denunciato, assieme al suo sindaco, dalle associazioni antirazziste

di Checchino Antonini

Accattoni

“Gli accattoni devono capire che l’aria è cambiata. Devono essere consapevoli che, se vengono trovati a chiedere l’elemosina, verranno accompagnati in maniera sistematica al commando dei vigili e lì dovranno rimanerci per qualche ora”. Come dire: “Prendeteli e sequestrateli tutti”. Mentre il nuovo Sindaco di Padova è impegnato a imporre il crocifisso in tutti i luoghi pubblici, raccogliendo “un no grazie” anche da Famiglia Cristiana, il suo braccio destro arriva ad impartire disposizioni a mezzo stampa ai Vigili Urbani contro mendicanti ed ambulanti a prescindere dal fatto che commettano o meno un reato. “L’idea – dice Saia – è quella di portarli al comando, procedere con il foto segnalamento, fare un verbale e tenerli lì il più a lungo possibile. Devono perdere la giornata di “lavoro”, perché questo è il deterrente”.
Avrebbe potuto essere un tory inglese della fine dell’Ottocento, oppure un nazionalsocialista tedesco a Berlino negli anni 20-30. Invece è un assessore ex rautiano, ex finiano, padovano, di questo scorcio di ventunesimo secolo. Assessore alla sicurezza con le idee chiare su chi minacci la sicurezza: gli ultimi, i diseredati, quelli che chiedono l’elemosina, i poveri, ma che renderebbero così a rischio gli elettori di quel tizio da far pensare a un piano di attacco che prevede l’uso di cani e di fotosegnalazioni. E anche di vigili urbani in funzione di commandos contro i poveri. Saia è piuttosto esperto in questo genere di cose perché in una vita precedente è stato assessore alla sicurezza per conto di Alleanza nazionale senza disdegnare la compagnia di gente di Forza nuova. Una vita spesa contro i poveri in nome di quella guerra dei penultimi contro gli ultimi con cui le destre esrteme e non,  cercano di parlare alla pancia delle loro nazioni. In quella vita, prima che una giunta del Pd li ricacciasse all’opposizione senza apprezzabili variazioni sul tema, Saia aveva inventato le Sis, squadre intervento speciale dei pizzardoni padovani col chiodo fisso di terrorizzare i migranti e provocare i centri sociali, mai sciolte dai successori.
Saia e Bigonci, però, non avranno vita facile. Eletti da poco meno di un mese l’Assessore alla Sicurezza ed il Sindaco non hanno fatto che scagliarsi contro la miseria e la poverà “per spingere chi è più povero e in difficoltà sempre più ai margini”, secondo le associazioni antirazziste che ieri hanno presentato un esposto contro i due amministratori proprio rispetto alle dichiarazioni di Saia, “un passato oscuro all’ombra delle formazioni neo-fasciste, su mendicanti e venditori ambulanti”.
“Ma c’è anche una città che, cresce e che sta con gli ultimi e non è disponibile a concedere nepppure un centimetro a chi vuole cancellare i diritti – ha detto Luca Bertolino di Razzismo Stop nella partecipata conferenza stampa delle associazioni – non siamo mai stati zitti quando a governare la città era il centrosinistra di Zanonato, non lo faremo certo oggi con chi vuole usare la povertà per costruire consensi. Risponderemo colpo su colpo nelle piazze, nelle scuole, nelle università e anche nelle aule dei tribunali”.
La denuncia è sta depositata presso la Repubblica nella prima mattinata di venerdì dall’Avv. Aurora D’Agostino su mandato di Razzismo Stop, Antigone, Giuristi Democratici, Avvocato di Strada, Beati i Costruttori di Pace, il Laboratorio Bios e Altragricoltura Nordest. Si tratta di una querela per istigazione a compiere i reati di abuso di potere e sequestro di persona, che chiede al tempo stesso alla magistratura di indagare anche sull’esistenza di direttive nel senso delle dichiarazioni espresse.
Questo tipo di dichiarazioni hanno il primo effetto di dare un senso di impunità e margini di manovra senza limiti a chi dovrebbe invece operare nel rispetto di codici e procedure, come i Vigili Urbani, già in passato resisi responsabili di abusi. E’ evidente che chi viene controllato, senza neppure aver commesso un reato, può al massimo essere identificato, ma non può essere né portato in caserma, né tantomeno fotosegnalato, nè ovviamente trattenuto per ore. E’ il commento di Aurora DAgostino che ha confezionato l’atto.
Giuristi Democratici hanno poi sottolineato come questo tipo di iniziative, che vengono proclamate in nome della legalità e della sicurezza, finiscano in realtà per produrre criminalizzazione di comportamenti che non sono reato ed anzi, diventino poi occasione per compiere reati, come l’abuso di potere ed il sequestro di persona, contro chi è costretto a vivere ai margini.
E anche da Stefano del Laboratorio Bios arriva un messaggio che ribalta l’immagine della città rappresentata dall’amministrazione: “questa denuncia è solo l’inizio di un processo più ampio che vuole fare largo alla città solidale ed accogliente che già esiste e che si allarga, per mettere ai margini invece queste iniziative di stampo razzista e fascista e chi le propone”.

Strage di Lampedusa, agli arresti uno degli organizzatori tratta da: controlacrisi.org

 

Arresto a Lampedusa di un somalo ventiquattrenne accusato di aver partecipato all’organizzazione della traversata di migranti terminata il 3 ottobre, con il naufragio del barcone in cui sono morte persone.

L’uomo è stato messo agli arresti dagli agenti delle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento e del Servizio centrale operativo
di Roma. Apparteneva a un gruppo di miliziani armati. Varie le accusei: “dal sequestro di persona a scopo di estorsione, all’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dalla tratta di persone alla violenza sessuale”.Secondo gli investigatori, che hanno riportato racconti dei superstiti del naufragio, in quel viaggio vari sarebbero stati gli episodi di violenze da parte degli scafisti, come anche gli abusi sulle donne.
Fermato anche un palestinese, che sembrerebbe aver partecipato anche all’organizzazione di un altro sbarco di immigrati, siriani, a proprio Lampedusa.

Sarebbe una delle prima occasioni in cui gli investigatori sono risaliti all’identita’ di uno dei capi della organizzazione criminale
transnazionale che gestisce i flussi migratori illegali tra il Corno d’Africa, il Sahara e la Libia verso le coste della
Sicilia.