“Sciopero generale, si apre una fase nuova per sindacato e nuova sinistra”. Intervista a Gianni Rinaldini Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Tra i vari interventi, ieri, dal palco dell’iniziativa dell’Altra Europa in piazza Farnese, c’è stato anche quello di Gianni Rinaldini, ex segretario generale della Fiom. Rinaldini ha parlato della “costruzione di una nuova sinistra” che non sia di pura testimonianza ma come “forza alternativa di governo”. 

Nel tuo discorso dal palco di piazza Farnese hai detto che non si fermeranno con l’abolizione dell’articolo 18. Cosa altro ci aspetta?
Utilizzano la crisi per scagliarsi ad alzo zero contro diritti del lavoro, welfare e Costituzione. E vogliono ridefinire nettamente il ruolo delle organizzazioni sindacali. Dopo l’articolo 18 vogliono abolire il contratto nazionale. E tenteranno di farlo utilizzando l’articolo 8 dell’accordo del 2011. La Confindustria lo ha detto, e scritto, chiaramente. Rimarrà il solo contratto aziendale e quindi un sindacato corporativo e aziendalista. E lavoratori che, come dice Marchionne, saranno messi uno contro l’altro, in una guerra continua.

Questo ha delle precise conseguente per la costruzione del soggetto politico?
Naturale. La sinistra è una costruzione politica. E non nasce dalla spontaneità, proprio perché i lavoratori si trovano nella trappola che ho appena delineato. Le dinamiche possono essere imprevedibili. Per questo dobbiamo costruire una nuova sinistra senza guardare alle riedizioni del passato. Il punto di partenza è che le nuove generazioni fanno i conti con il capitalismo allo stato puro. Nel dopoguerra, invece, c’era un blocco socialista che conteneva, e quindi una socialdemocrazia che si era scavata un solco tra i due.

Molti guardano a una non meglio identificata scissione o divisione del Pd, ma più di tanto che può dare?
E’ finita l’epoca in cui si poteva guardare alle dinamiche del Pd. Nel 2007, vorrei ricordare, da lavoro il loro riferimento diventò il cittadino. E tra le cose che sono finite c’è anche quella del rapporto tra sindacato e partito. Come ha dimostrato Renzi la discussione sulla materia sociale e sul lavoro è tutta interna al Pd. A quel punto cosa serve parlare con la Cgil? Ripartire, però, non significa rifare la stessa storia. Quello che serve oggi è un sindacato democratico e indipendente. E questo è anche un modo per fare spazio al nuovo soggetto politico.

Oggi lo sciopero generale c’è. Il problema è capire dopo il 12 dicembre…
Nel sindacato occorre un profondo rinnovamento. Democrazia interna e apertura verso un’ampia coalizione di soggetti sociali. Di questo serve discutere il giorno dopo lo sciopero generale.

La Cgil ha faticato molto per trovare la strada dello sciopero generale.
Finalmente siamo allo sciopero generale. E’ evidente che si sono sbloccati i rapporti tra sindacato e Pd. Da questo punto di vista non si può mettere in seconda linea il fatto che si apre una fase nuova. E di questo dobbiamo approfittare.

Crisi, la Fiom prepara l’autunno caldo. In Cgil si formalizza al direttivo la nuova opposizione interna Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La Fiom prepara le polveri per l’autunno. “Uno sciopero contro le politiche del governo Renzi? “Bisogna pensarci, in quel periodo bisognera’ cambiare delle cose. Se non cambiano sara’ necessario mettere in campo qualsiasi azione adatta a cambiarle, compreso uno sciopero generale”. Nel giorno in cui il Comitato direttivo nazionale della Cgil vara la piattaforma su fisco e pensioni senza sostanziarlo da un preciso programma di lotta, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, lancia un segnale inequivocabile. “Discuteremo e valuteremo, perche’ le cose non stanno andando come dovrebbero”, ha ribadito Landini.
Intanto, proprio nel corso del Direttivo della Cgil è stata formalizzata la nascita della nuova area di opposizione. Si chiamerà “Democrazia e lavoro” e nasce con l’adesione di 18 membri dell’organismo della Cgil. Il 18 terrà la sua prima assemblea nazionale a Roma. La minoranza si forma con apporti vari, di esperienze che si sono via via dissolte e che ora trovano un nuovo luogo comune. I due tronconi portanti sono la ex “Cgil che vogliamo” e “Lavoro e Società”. In più c’è qualche firma di provenienza Fiom. Non c’è sicuramente l’area di Giorgio Cremaschi, “La Cgil è un’altra cosa”.
L’area ha prodotto un lungo documento in cui al primo posto c’è una critica fortissima alla mancanza di democrazia nell’organizzazione sindacale di Corso d’Italia.D&L parte dai contenuti degli emendamenti presentati all’ultimo congresso – previdenza; democrazia; welfare; diritti; contrattazione – a cui va aggiunta l’opposizione al “Testo Unico sulla Rappresentanza. “Il collante che tiene insieme questi obiettivi e che caratterizza il nostro impegno in CGIL è la necessità di un profondo cambiamento nella definizione stessa di questi obiettivi e nella pratica da adottare per la loro realizzazione”, si legge nel documento politico di D&L. “Non è più possibile negare la dimensione e la profondità della crisi della CGIL – scrivono ancora i sindacalisti della minoranza -. L’illusione che l’affannosa ricerca della “sponda istituzionale” fosse sostitutiva della pratica contrattuale e rivendicativa perseguendo nel corso di questi anni la logica del meno peggio, della riduzione del danno, ci ha portato alla cancellazione di tutte le conquiste degli anni 60′ e 70′ senza alcun reale contrasto sociale e che oggi ci consegna un quadro legislativo e contrattuale finalizzato alla aziendalizzazione del Sindacato, al Sindacato di mercato”.

Fiat-Maserati, la ritorsione di Marchionne non spaventa la Fiom: “Inaccettabile”Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Sergio Marchionne non ci sta. Dopo la decisione dei sindacati firmatari degli accordi, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Quadri, di bloccare gli straordinari negli stabilimenti del gruppo per spingere il rinnovo del contratto aziendale, ora l’azienda ha deciso di cancellare direttamente tutti gli straordinari. La decisione arriva dopo la pubblicazione di una lettera dello stesso ad Marchionne sulla Stampa di Torino nella quale polemizzava non tanto contro la protesta dei sindacati “firmatari”, quanto contro lo sciopero della Fiom alla Maserati.

Secondo Marchionne la sfida della competitività della neonata Fca non può tollerare alcun conflitto, né scioperi, né proteste sugli orari di lavoro. Il risultato, che suona quasi come una sorta di ritorsione, è dunque il blocco generalizzato degli straordinari e la sospensione del trasferimento di 500 operai di Mirafiori nel sito di Grugliasco. “Le parole di Marchionne sono inaccettabili perche’ e’ una reazione smisurata. Sembra che si voglia negare in via di principio che, in un’azienda dove c’e’ lavoro, ci possano essere problemi e che questi possano generare iniziative sindacali”, dichiara il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono.

“Non ci sentiamo direttamente chiamati in causa, sembra un avvertimento indirizzato a tutti coloro che potrebbero mettere in campo iniziative alla Maserati o in altri stabilimenti. E’ una visione non moderna dei rapporti di lavoro”, aggiunge Bellono. “La Fiat – osserva – ha preso un granchio in questi anni nel tentativo di impedire l’esistenza della Fiom negli stabilimenti, sarebbe auspicabile che non facesse un errore altrettanto grave fingendo di ignorare i problemi laddove ci sono, come e’ normale che ci siano. Sarebbe utile che il mondo politico intervenisse sulla questione perche’ si sta sempre piu’ allargando al di la’ del mondo Fiat l’idea secondo cui esistono solo gli obiettivi dell’azienda e scompaiono le esigenze e i diritti dei lavoratori”. Intanto, tra i sindacati firmatari, che pochi giorni fa aveva rotto il tavolo delle trattative di fronte alla inadeguatezza delle offerte della Fiat sul salario accessorio, c’è già chi pensa, come la Uil, di tornare ad asssumere “un comportamento responsabile”.

Nelle stesse ore l’amministratore delegato del Lingotto conferma, a Londra, che la quotazione di Fiat Chrysler Automobiles a Wall Street sara’ entro la prima meta’ di ottobre. La tabella di marcia del gruppo procede quindi secondo i tempi stabiliti: entro luglio l’assemblea straordinaria a Torino sulla fusione, poi lo sbarco in Borsa negli Usa. Marchionne, che lavorera’ per convincere gli investitori americani della storia della ‘Cenerentola’ Chrysler, punta a vendere i titoli del Tesoro americano in portafoglio e il 2,5% di Cnh Industrial con un incasso stimato di circa 820 milioni di dollari.