Giudiziaria, processo Sebastiano Scuto: la Cassazione sancisce la mafiosità dell’imprenditore da: l’urlo

Marco Benanti

E intanto sui media arriva qualche imprecisione…

di Marco Benanti

 

Malgrado qualche leggerissima inesattezza –sicuramente in buona fede- che rimbalza dai media catanesi, com’ è andata a Sebastiano Scuto, l’ ex “re dei supermercati” di Sicilia? Ieri la Cassazione ha annullato davvero la sua condanna per mafia?

Andiamo ai fatti: la sesta sezione della Cassazione ha sentenziato l’annullamento della sentenza d’appello (condanna a 12 anni per associazione mafiosa e confisca dei beni)  “limitatamente al punto 2-bis del capo a) dell’imputazione”. Tradotto: annullamento –con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Catania per un nuovo giudizio- limitatamente ai contestati rapporti con la mafia palermitana con l’apertura di centri commerciali in quell’area geografica. Ma la Cassazione non ha per nulla annullato la sentenza d’appello sul punto del reato di associazione mafiosa, con le aggravanti dell’associazione armata e del reinvestimento nel circuito economico. Insomma, Scuto è un mafioso: sentenza di Cassazione.

Per quanto riguarda la confisca, invece, l’annullamento –senza rinvio- della Suprema Corte riguarda quanto disposto in base all’articolo 12 sexies, cioè l’intestazione fittizia di beni; e per quanto disposto in base all’articolo 416 bis, comma 7, ovvero la confisca per i condannati di mafia. Ma per questo ultimo ci vorrà adesso un nuovo giudizio.

C’è anche da ricordare che vanno avanti, parallelamente, a questo processo, le misure di prevenzione: di recente, la Procura Generale ha chiesto la confisca di tutti i beni.

La Cassazione ha altresì dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale contro l’assoluzione del maresciallo Orazio Castro e per Scuto contro l’assoluzione per la presunta estorsione alla Zappalà: l’Accusa è entrata nel merito, quindi, giustamente la Suprema Corte, che giudica solo sulla legittimità, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha anche rigettato il ricorso di Scuto per altri punti contestati, fra cui l’avocazione del procedimento. Già, perché in una prima fase la Procura della Repubblica di Catania voleva archiviare la posizione dell’imprenditore, che successivamente fu arrestato. Di qui, un conflitto, risolto con l’avocazione della Procura Generale. E un nuovo arresto per Scuto, poi scarcerato per motivi di salute.

 Uno dei capitoli del “Caso Catania”, che, malgrado l’ “orchestra della legalità” in funzione a Catania, è sempre vivo. La città ha solo cambiato “pelle”, ma i suoi meccanismi, dalla politica, alla giustizia, ai media, restano pressocchè inalterati. Sono arrivati gli “eredi”?