Ora Matteo Salvini è il leader di CasaPound da: l’espresso

Dopo piazza del Popolo Salvini torna a Roma. Ecco una cronaca dal teatro Brancaccio, dove i militanti della formazione di destra, tutti incamiciati, hanno salutato la loro nuova guida

DI LUCA SAPPINO

12 maggio 2015

Ora Matteo Salvini è il leader di CasaPound
Questo anticipo di amministrative ha messo di buon umoreMatteo Salvini, questo è sicuro. Triplicare i voti di Forza Italia, lasciando al palo Silvio Berlusconi, sotto il 5 per cento, è cosa non da poco. Se poi ci aggiungete che CasaPound elegge e bene un consigliere a Bolzano (Andrea Bonazza, più un altro piazzato in una lista civica), capite perché l’umore è alto al teatro Brancaccio, a Roma, dove il leader della Lega riunisce l’esperimento di “Noi con Salvini” e i militanti della destra romana.

«Con i ragazzi della Lega, abbiamo un ottimo rapporto» spiega proprio Bonazza, felice per la sua elezione, che arriva compresa di primato: è il più votato nel centrodestra bolzanino. Bonazza sintetizza così l’amalgama verde e nera, che riempie ordinatissima il teatro, a due passi dalla sede di CasaPound, quella che gli occupanti tengono proprio a chiamare «l’ambasciata d’Italia all’Esquilino».

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Lo ha dichiarato Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, al termine dell’evento al Teatro Brancaccio di Roma dal titolo “Noi con Salvini”, parlando del progetto di Bruxelles, che approderà in Commissione europea mercoledì prossimo, sulla possibilità di dividere i migrati tra i diversi stati europei in base al prodotto interno lordo(video di Fabio Butera e Angela Nittoli)
Pochi striscioni, pochi cori. È la prima cosa che si nota. Non ci sono le iconiche magliette di CasaPound, con i versi degli Zeta zero alfa, neanche un «Nel dubbio mena»: guardando bene si riesce solo a trovare un banalissimo «Italia, risorgi, combatti, vinci», e un «Picchia il vip», che possiamo immaginare abbia passato la censura solo perché nelle intenzioni dovrebbe esser smaccatamente goliardico.

Neanche del simbolo di CasaPound c’è traccia, d’altronde. All’ingresso c’è solo un tricolore tenuto teso, orizzontale, da due hostess: è un cesto delle offerte molto patriottico. Le bandiere, per il resto, sono quasi tutte blu. Niente verde, niente nero. Al centro c’è il simbolo elettorale, disegnato per l’occasione della liaison con la Lega. “Sovranità” è il nome; il simbolo sono tre spighe di grano, ben dorato. Sul fondo azzurro uno si aspetterebbe di vedere il profilo di Latina, una qualche palude da bonificare, e invece niente. Anche qui, delusione.

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Amministrative: la Lega di Salvini raddoppia, Forza Italia ko

A Trento è il secondo partito dopo il Pd. Berlusconi crolla: a Bolzano prende il 3,6 per cento e si piazza nono, tra la “Lista per Benussi sindaco”, e “Io sto con Bolzano-fuer Bozen Gennaccaro”. Il centrosinistra vince al primo turno a Trento, va a ballottaggio a Bolzano. Affluenza in crollo

Si vedono persino poche ragnatele tatuate sui gomiti, che erano un must insieme alla collanina con la celtica. Qualche Spqr e molte porzioni di gladiatori, le cui gambe spuntano dalle polo ben stirate e dalle maniche delle camicie tenute a metà avambraccio. L’unico striscione, “Renzi e Marino a casa”, non ha neanche un carattere spigoloso, una qualche S mussoliniana.

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Il segretario della Lega Nord sale sul palco del teatro Brancaccio per l’appuntamento di “Noi con Salvini” con il leader di leader di CasaPound Simone di Stefanovideo di Fabio Butera


L’organizzazione, questa sì, ricorda la passione per testuggini e pratiche militari. Gli avanbracci si stringono ad ogni saluto. Ma è la sicurezza che più colpisce: è in mano a CasaPound e si vede. Nulla è casuale, i ragazzi presidiano ogni porta, ogni colonna. L’ufficio stampa invece è della Lega, ma nulla può quando la testuggine decide che i fotografi devono seguire l’evento dal fondo della sala e questi, contrariati, se ne vanno proprio. Sciopero bianco. Solo l’intervento di un qualche graduato riesce a far applicare una nuova direttiva. È una fortuna, perché altrimenti ci saremmo persi l’immagine di Matteo Salvini che si mette la solita maglietta tributo, questa volta che alliscia la destra, sui Marò.

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Ma veniamo all’affluenza. Roma, si sa, con Salvini non è così generosa. Già a febbraio la manifestazione di piazza del Popolo era andata così così, con la piazza piena a metà, nonostante il palco fosse stato posizionato strategicamente. Il teatro è più semplice, sì, e infatti è pieno, con i suoi 1300 posti. All’ingresso ci sono i cartelloni di Grease, che questa sera non va in scena, e una camion vela col faccione di Salvini. Una decina di camionette della polizia presidiano senza avere molto da fare. «Qui non ci vengono» mi dice un ragazzo, che evidentemente considera l’Esquilino – nonostante i cinesi, e la storia dell’ambasciata in terra straniera – zona “sicura”.

Dentro ci sono i militanti di CasaPound, qualche volto della destra storaciana riconvertito al leghismo, qualche ex An, noto nei consigli municipali romani. «Qui c’è la Roma che non può tollerare che i marò rimangano ancora sequestrati» taglia corto il senatore Raffaele Volpi, braccio destro del leader Salvini, plenipotenziario per l’impresa dello sbarco a Sud. Poi c’è qualche forzista. C’è pure uno che è pure passato per la pattuglia alfaniana, ma tutti hanno la cortesia di non ricordarglielo, anche quando incurnante del pericolo sfotte lo stesso Alfano, dal palco, ed è Marco Pomarici, consigliere comunale a Roma, che fa i saluti e annuncia l’arrivo di Matteo Salvini. La platea a quel punto intona: «Un capitano! C’è solo un Capitano, un capitano… C’è solo un Capitano!». Si sente un solo «Duce!», ma è un attimo: sanno di esser osservati. Grande sventolio di bandiere, coordinato dalla sicurezza. La Lega – insomma – è ufficialmente un movimento personale, personalissimo. Ed è nero, anche se il nero cerca di darsi un contegno: «Crediamo in un solo uomo» dice ancora Pomarici per togliervi ogni dubbio, nel caso lo aveste.

Prima che lo spettacolo cominci, due militanti conversano nel foyer. Sbagliano, questi, nel prevedere la contestazione dei centri sociali romani, «di quelli della Garbatella», soprattutto, già protagonisti nei giorni scorsi di un ironico video per Salvini, che ha visto la partecipazione anche dell’attore Claudio Amendola. «Che poi» nota uno, «il quartiere ha dato i natali a grandi camerati». «Gli amici del mito tuo» continua un secondo rivolto a una terza, evidentemente fan dei Cesaroni, «stanno a veni’ qua…».  Così non è. E ha gioco facile, “il fascista del terzo millennio” Simone DI Stefano, quando è il suo turno, ad esordire con uno sfottò, dal palco: «Avete per caso visto arrivare il signor Amendola?».
Per sentir parlare Matteo Salvini bisogna aspettare un po’. Non molto, in realtà, l’ordine e la disciplina fanno sì che nessuno sfori i tempi degli interventi. Neanche Simone Di Stefano parla più del dovuto, nonostante i cori e lo sventolio di bandiere. Lui è il leader che ha ormai sostituito il fondatore Gianluca Iannone. Anche Iannone gira incamiciato, sia pure a quadri, per il teatro, ma è Di Stefano, con la giacca blu, che rilascia dichiarazioni alla stampa. «Non c’è spazio per i moderati», dice, ma fa tutto un altro effetto con i suoi capelli corti sale e pepe. L’avesse detto Iannone sarebbe suonato ben più minaccioso, testa pelata e barba lunga. Ecco, sì, le barbe, poi, si può notare, sono tante. E con loro, i capelli con la piega e il doppio taglio. Anche i camerati, insomma, hanno la loro fase hipster.
È ancora Di Stefano a spiegare l’unione con Salvini. «Non dobbiamo avere preconcetti» dice ai suoi, sempre applauditissimo. «Ne avevo quando ho visto Pietro Taricone entrare la prima volta a via Napoleone III» ricorda commosso, «ne ho avuti quando ho incontrato per la prima volta Volpi e Salvini». «Mi sbagliavo» dice Di Stefano, «sono due persone rette». «Salvini non è il mostro che vuole dividere l’Italia in due, tre, quattro o cinque parti. Salvini è partito dalle periferie di Milano per andare al Sud a difendere i pescatori». Praticamente è Garibaldi. E l’accoppiata è cosa fatta.
Il leader, ovviamente, chiude. Arriva da Foggia da dove ha twittato contento nonostante sia l’ormai consueta pioggia di uova e ortaggi. Sale sul palco, indossa la maglia, si siede e ascolta, non senza aver prima registrato una comparsata a Piazzapulita, e averne messa in agenda una a Di Martedì, così che al telespettatore non sembri neanche di aver cambiato canale. E poi, siccome è evidentemente un vizio, anche qui non fa un comizio ma inscena un talk show. Due colleghi ad intervistarlo. All’ex cavaliere Berlusconi dice «avessi io 79 anni mi ritirerei a godere dei frutti del mio lavoro» e promette che tornerà a chiedere le primarie: «Non mi metterei mai a capo di una armata brancaleone di centrodestra ma, in ogni caso, il leader della coalizione alternativa a Matteo Renzi lo dovranno scegliere le piazze d’Italia». Ma il bersaglio preferito è sempreAngelino Alfano, anche perché al Sud è lui che va cannibalizzato: «Quando sento per strada qualcuno che dice il suo nome» dice Salvini, carezzando il pelo alla platea, «io mi incazzo, mi mette proprio di cattivo umore».

Salvini al Cara di Mineo: il Carroccio in salsa siciliana. “Basta solidarietà a spese degli italiani” da: il sette e mezzo

. Il Sette e Mezzo SALVINI AL CARA DI MINEO: IL CARROCCIO IN SALSA SICILIANA. “BASTA SOLIDARIETÀ A SPESE DEGLI ITALIANI” – Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è sbarcato nuovamente in Sicilia lunedì 16 marzo e ha scelto ancora una volta un luogo simbolo per lanciare dall’isola il suo progetto politico: il Cara di Mineo, il più grande centro per richiedenti asilo d’Europa, 4.000 migranti stipati in una struttura che può contenerne 1.800. Salvini è già stato al Cara il 12 luglio dell’anno scorso ma ci ritorna in un momento in cui il centro menenino è al centro di roventi polemiche dopo l’arresto, i primi di dicembre, del superconsulente Luca Odevaine, coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale, che ha gettato più di un’ombra sulla gestione del villaggio della solidarietà, come è stato ribattezzato il vecchio Residence degli aranci, 403 villette dismesse dai militari statunitensi nel 2011. Sotto accusa anche gli appalti, l’ultimo triennale da 98 milioni di euro, che l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha bollato come illegittimo. Sulla questione il leader della Lega punta il dito su Alfano e Renzi, chiedendo le dimissioni di entrambi: «Renzi e Alfano si dovrebbero dimettere: o vanno in Parlamento a spiegare date e soldi. Più che il ministro degli Interni, che è il burattino, il premier, che sull’immigrazione non spende mai una parola. Dovrebbero spiegare come vengono spesi i soldi». «O Renzi smentisce le indagini, smentisce l’illegittimità degli appalti – ha aggiunto il leader del Carroccio – o si dimette lui, perché di Alfano e dei suoi amici mi interessa poco. È Renzi che deve rispondere personalmente di questa cosa». Ph. Il Sette e Mezzo CON SALVINI GLI EX LOMBARDIANI – Un ottimo trampolino per Salvini che per promuovere il suo progetto ambizioso di legittimarsi come leader di tutto il centrodestra, sfodera tutto il suo armamentario propagandistico sull’immigrazione. Ad accompagnarlo Angelo Attaguile, figlio d’arte del senatore DC Gioacchino, e concittadino di Raffaele Lombardo, l’ex potentissimo presidente della regione, condannato in primo grado a sei anni e otto mesi per concorso esterno. Con Lombardo Attaguile ha fatto tutto il suo percorso politico sino ad approdare nell’ultima legislatura, dopo i guai giudiziari del suo patron, alla Lega Nord, alla quale ha consentito, con la sua adesione, di formare un gruppo autonomo alla Camera. Attaguile guida oggi il movimento “Noi con Salvini”, con la Lega Nord spera di allargare la sua base elettorale e sfondare al Sud. Neanche la pioggia ferma Salvini. A suo agio, circondato da giornalisti, sostenitori, non tantissimi, per lo più imprenditori agricoli delle zone limitrofe , il leader del Carroccio ha superato i cancelli del mega centro. Una visita durata poco più di un ora con al suo fianco l’ormai inseparabile Attaguile. «Centro per Immigrati di Mineo: colazione, pranzo e cena garantiti anche oggi a 3.200 persone immigrati. Gente in giro in bicicletta, a comprare vestiti e ascoltare musica. E voi, non starete mica lavorando..??», posta in diretta Salvini. Provocando, come è solito, e prontamente rilanciando i suoi slogan sui social dal tablet da cui non si separa mai. La campagna elettorale si fa sul territorio ma anche nelle piazze mediatiche Facebook e Twitter in cui Salvini è onnipresente. Ph. Il Sette e Mezzo LA GIOIA DI CHI VA VIA, LA RABBIA DI CHI RESTA – Nella confusione incrociamo una decina di migranti in festa. Dopo più di un anno hanno ricevuto il sospirato permesso di soggiorno e stanno partendo per Roma. Tutta la loro vita in trolley, nei loro occhi la speranza di chi ce l’ha fatta. Non facciamo nemmeno in tempo a prendere la videocamera che non ci sono più. Hanno una fretta matta di scappare dal residence a 5 stelle. Perché mai se hanno colazione, pranzo e cena gratis e tutti comfort? Un mistero a cui forse nemmeno Salvini saprebbe rispondere. E se da una parte c’è chi gioisce per aver ottenuto i documenti necessari per lasciare il campo, così lo chiamano, dall’altra c’è chi racconta un Cara diverso da quello visitato da Salvini. O.O. 35 anni, nigeriano, ci parla di un campo sovraffollato, pieno di problemi. E se come lui, dopo un’attesa snervante di quasi un anno e mezzo, ricevi la negativa sei arrabbiato. Perché, a dispetto di quello che dice Salvini, nel Cara villaggio della solidarietà non vuole restare nessuno. LA TRINACRIA SUL CARROCCIO – Il leader del Carroccio non perde l’opportunità di trovare consensi utilizzando frasi ad effetto: «Gli immigrati che scappano dalla povertà, dalla guerra vera, sono i miei fratelli e vanno accolti – ha detto al suo arrivo – la maggioranza di extracomunitari, però, che arriva come immigrato clandestino, va riportata a casa sua: la solidarietà a spese degli italiani è finita. I razzisti sono quelli che usano i 4 mila migranti del Cara di Mineo per fare i soldi». Sulla Sicilia e sui siciliani la sua idea non cambia, mentre c’è chi è disposto, tra i siciliani, a perdonarlo in cambio di promesse che difficilmente verranno mantenute. «Sei l’ultima nostra speranza – dichiarano dei sostenitori». A protestare una decina di militanti del NCD che esibiscono mutande verdi e cartelli con cui ricordano a Salvini che il Cara è il frutto delle scelte di Maroni. Loro sono contro la chiusura del Cara. E si capisce. Il loro leader siciliano, Giuseppe Castiglione, del Cara menenino è stato soggetto attuatore lasciando poi la presidenza del Consorzio dei comuni che amministra il centro al sindaco di Mineo Anna Aloisi, sempre del NCD. Entrambi sarebbero destinatari, secondo voci insistenti, di avvisi di garanzia circa gli appalti che riguardano proprio il Residence degli Aranci. Ma hanno dichiarato di non saperne nulla. «Non è normale che la Sicilia, – ha concluso Salvini – che ha un tasso di disoccupazione altissimo, faccia arricchire qualcuno con il business dell’immigrazione. Questo centro va chiuso domani mattina». Poi Salvini sale in macchina per continuare il suo tour nella Sicilia terrona. Come sono lontani i tempi in cui da Pontida le camicie verdi tifavano «Forza Etna!». – See more at: http://www.ilsettemezzomagazine.it/salvini-al-cara-di-mineo-il-carroccio-in-salsa-siciliana-basta-solidarieta-a-spese-degli-italiani/#sthash.E89Oyufj.dpuf

“No a Salvini”, subito dopo il corteo a Roma un’assemblea per i beni pubblici alla “Ex Lavanderia” da: controlacrisi.org autore Fabrizio salvatori

 

L’associazione “Ex Lavanderia” oggi pomeriggio dirà il suo “No” a Salvini anche con una assemblea cittadina che si terrà nei locali del padiglione 31, ex lavanderia del S. Maria della Pietà. Un “Mai con Salvini” con tutta la Roma democratica che oggi pomeriggio comunque scenderà in piazza con il concentramento di piazza Vittorio.”Insieme stiamo costruendo un altro modello di città, una strada di condivisione, un nuovo welfare, un nuovo modello di lavoro e cultura – si legge in un comunicato di “Ex Lavanderia”, che ha aderito al corteo di oggi pomeriggio -. Lo stiamo facendo nei tanti luoghi del patrimonio pubblico e privato lasciati all’abbandono e all’incuria per creare un’occasione speculativa che arricchisce pochi ai danni di un’intera città”.

Un percorso condiviso con la rete sociale DeLiberiamo Roma, con Diritto alla città e con tutti i comitati e le associazioni tematiche e municipali consapevoli che le privatizzazioni, dal patrimonio ai servizi pubblici, sono un’operazione che aggrava il già disastrato bilancio di Roma senza portare benefici ai suoi abitanti.

Questi sono i temi con i quali si tenta di aprire di nuovo la discussione con i cittadini che hanno partecipato alla Campagna “Si può fare” e hanno sottoscritto la delibera per l’uso pubblico del S. Maria della Pietà. “E con questi diciamo insieme a chi scenderà in piazza: “Mai con Salvini”, Roma è di chi condivide percorsi democratici che restituiscano la città ai suoi abitanti”.

Mai con Salvini, al corteo diverse migliaia di persone. Aggressione fascista a un manifestante autore Fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Canotti gonfiabili, striscioni e anche bandiere No tav al corteo che sta sfilando a Roma da qualche minuto. Diverse migliaia di persone hanno urlato “Mai con Renzi. Mai con Salvini. Respingiamoli”, tra cori “Odio la Lega” e “Tutti liberi” riferendosi ai militanti fermati ieri dopo gli scontri con le forze dell’ordine a piazzale Flaminio. Tra gli altri, babndiere del PRc, Diritto ad abitare, Cobas, centri sociali e varie associazioni tra cui l’Anpi. Tutti riuniti sotto la sigla #maiconsalvini, in riferimento alla manifestazione che la Lega sta tenendo attualmente a piazza del Popolo e a cui partecipa anche Casapound. In piazza del Popolo, intanto, sono comparte gigantografie con la foto di Mussolini.

Il corteo anti-Salvini tocchera’ piazza Santa Maria Maggiore, via Cavour e via dei Fori Imperiali, per poi concludersi a Campo de’ Fiori.
Le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno presidiato la piazza e gli sbocchi per evitare che la folla esca dall’itinerario consentito per raggiungere la manifestazione del Carroccio. Lì vicino c’è la sede di Casa Pound.

Un manifestante che stava raggiungendo il corteo è stato aggredito da cinque fascisti mentre scendeva dalla metro a Termini. «Fortunatamente non è grave – ha spiegato uno degli organizzatori -. Dopo essersi medicato ci sta raggiungendo per partecipare alla manifestazione».