L’esercito dell’Unione europea da: www.resistenze.org


Cassad | cassad-eng.livejournal.comresistir.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

08/03/2015

Brevi considerazioni sull’esercito comune europeo, con il quale gli europei tentano di “spaventare” la Russia oggi.

Il fondamento di questa proposta consiste principalmente nel desiderio che gli europei hanno di uscire dal fitto abbraccio americano. Gli Usa si assicurano il controllo militare attraverso le strutture Nato. Gli Stati Uniti, oltre ad avere un’ampia partecipazione nelle strutture dell’alleanza, che è stata vista come lo strumento di perseguimento degli interessi nazionali americani nel libro di Brzezinski, hanno una serie di leve di influenza sulle “decisioni collettive” attraverso i loro satelliti europei, in particolare attraverso i satelliti dell’Europa orientale, che vengono coscientemente contrapposti alla “vecchia Europa”, che cerca di modellare l’unione amorfa in qualcosa di simile ad un impero unito europeo o qualsiasi altra cosa essi vogliano ottenere alla fine. Nonostante i vari progetti, nel panorama politico l’Ue rimane una formazione piuttosto frammentata, dove la discordia e l’indecisione si accentuano nei momenti di crisi.

Senza avere lo status di completo soggetto militare e politico all’interno dei confini della esistente dipendenza dagli Usa, vari progetti di centralizzazione di strutture militari e politiche vagano all’interno dell’establishment europeo. Tuttavia, gli anni passano ma invece di un esercito comune europeo esiste ancora un’insieme di eserciti con diversi gradi di prontezza al combattimento ed una sovrastruttura Nato che formalmente li combina in un singolo sistema. Ma anche la questione della creazione di una forza comune di reazione rapida si sviluppa molto lentamente.

È assolutamente evidente che i padroni europei vorrebbero avere un proprio esercito, che sarebbe controllato esclusivamente da Bruxelles e fuori dall’influenza della Nato. Tuttavia, sorgono tutta una serie di questioni che sono difficilmente risolvibili per l’Ue in questa fase. Inoltre, per l’Unione europea si tratta di un problema molto costoso nelle condizioni della crisi economica che incombe (si può ricordare come gli eserciti europei che hanno partecipato all’aggressione contro la Libia abbiano dovuto implorare gli americani in quanto avevano esaurito le proprie scorte di missili e munizioni di precisione), ma anche principalmente per la dipendenza delle strutture europee dall’alleanza controllata dagli Usa, che in sostanza svolge un compito di definizione degli obiettivi militari per l’Unione europea, grazie alla quale alcuni dei membri dell’alleanza finiscono sul carro dei vincitori delle future aggressioni americane.

Ciò ha già giocato uno scherzo crudele all’Ue nel caso dell’Ucraina, perché una chiara dipendenza dell’Ue sulle decisioni prese a Washington è stata chiaramente palesata quando l’Ue venne costretta a entrare in conflitto con la Russia in Ucraina. Il ruolo effettivo della Ue in questo processo è finito in secondo piano, in un luogo dove gli esistenti strumenti economici, politici e militari dell’UE hanno fallito nel garantire un proprio scenario al conflitto ucraino. Tristi tentativi di scommettere su Klitschko (che sono stati sarcasticamente commentati dai cinici diplomatici americani) e le minacce di sanzioni alla coda degli Usa apparivano piuttosto deboli, sullo sfondo della salda linea americana, alla quale gli europei sono stati costretti ad integrarsi.

Adesso, come parte del tentativo di esibire un proprio status di soggetto politico, i leader dell’Ue mostrano l’idea di un esercito unito. Tuttavia questa idea dovrebbe preoccupare più gli Usa che la Russia, poiché alla Russia in realtà non cambia molto dal fatto che gli eserciti europei siano combinati insieme nella Nato o uniti in un esercito comune controllato da Bruxelles. Non importa quale unione, qualsiasi guerra tra l’Ue e la Russia culminerà in uno scontro nucleare. Anche una situazione di stallo non-nucleare non promette alcun rapido successo su ciascun fronte. E gli Stati Uniti dovrebbero essere più preoccupati a questo riguardo, perché la perdita di strumenti militari di controllo sugli eserciti europei porterà alla perdita di influenza in Europa e alla fine dell’era delle “coalizioni democratiche guidate dagli Usa”.

È del tutto naturale che la Russia condannerà tutti i movimenti militari in Europa e che gli Usa insisteranno sulla supremazia delle strutture della Nato al fine di non lasciare che gli europei si sgancino. Quindi, è improbabile che nei prossimi anni l’Europa sarà in grado di sgusciare via dai dettami della struttura atlantica. Tuttavia, si deve rilevare che la dimostrazione di forza degli apparati militari è diventata un segnale chiaro negli ultimi tempi.

Ucraina, nonostante l’accordo Mosca-Kiev, la Nato fa partire le esercitazioni Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La Nato ottiene l’obiettivo di piazzare le proprie truppe a due passi dalla Russia. Proprio nel giorno in cui sembra aprirsi un piccolo spiraglio per la soluzione diplomatica con i “sette punti” dell’accordo raggiunto da Putin e Poroshenko, i nazisti al potere a Kiev annunciano di aver aperto le porte a un’esercitazione militare congiunta nella regione occidentale ucraina di Lvov a metà settembre. A ‘Rapid Trident’, oltre agli Stati Uniti, parteciperanno altri Paesi tra cui l’Italia. L’esercitazione, spiegano le fonti ufficiali ucraine su Twitter, si terrà all’interno del programma Nato ‘Partnership for Peace’ e coinvolgerà 1.200 militari di 11 Paesi. L’esercitazione ‘Rapid Trident’ si tiene in Ucraina dal 2006 per promuovere la stabilità nella regione e rafforzare la comunicazione tra la Nato e i membri della Partnership for Peace.

La vicenda Ucraina, dovesse sfuggire di mano, potrebbe incendiare tutta la regione. Un segnale preciso in questa direzione è arrivato da Dalia Grybauskaite, presidente della Lituania che, a nome dei paesi baltici, ha rivolto una a Barack Obama in cui dice di considerare l’Ucraina una sorta di fronte. Obama ha fatto una tappa in Estonia per un significativo summit con i leader delle repubbliche ex sovietiche che si sentono direttamente “minacciate dalle mire espansionistiche russe”.

Il Pentagono ha precisato che il suo contingente sarà preso dalla 173/ma Brigata aerotrasportata di base a Vicenza. Tutto questo, ovviamente, al netto delle decisioni che verranno prese oggi al vertice Nato in Galles (a cui parteciperà Obama), che dovrà decidere con molta probabilità di una forza di intervento rapida. La “de-escalation” così tanto cara all’Italia viene quindi messa da parte. Patetica la dichiarazione del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che di fronte alle commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, ha detto che le esercitazioni non devono essere intese come un elemento di pressione verso la Russia.

Intanto, il premier ucraino, il ‘filo-occidentale’ Arseni Iatseniuk, che ha stigmatizzato i “sette punti” raggiunti tra Mosca e Kiev, intende costruire un nuovo muro nel cuore dell’Europa, “una vera frontiera con la Russia”. L’idea, dal forte sapore di propaganda elettorale, non e’ nuova in Ucraina. Il primo a proporla, lo scorso giugno, e’ stato il controverso oligarca ucraino Igor Kolomoiski, nominato pochi mesi prima governatore della regione di Dnipropetrovsk dalla nuova leadership europeista di Kiev. Il magnate, considerato il quarto uomo piu’ ricco del Paese con una fortuna stimata in 1,8 mld di dollari, aveva presentato alla presidenza ucraina un progetto per realizzare una recinzione metallica con filo spinato lunga 1920 km e alta 2, lungo la frontiera tra la Russia e le regioni ucraine di Donetsk, Lugansk e Kharkiv. La ‘Grande muraglia’ ucraina, nelle sue intenzioni, doveva essere dotata in alcune zone anche di alta tensione, campi minati e trincee. Un’opera “da 100 milioni di dollari”, “realizzabile in sei mesi”, “efficace contro l’ingresso di uomini e mezzi militari dalla Russia”.

Italia-Russia, il pericoloso gioco delle sanzioni. Lettera degli imprenditori a Squinzi Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sullo schacchiere ucraino, mentre la Nato soffia sullo scontro armato (domani il vertice in Galles con la presenza di Obama) e l’Europa si perde in un complicato puzzle tenuto insieme dalle sanzioni, dall’Italia arriva il grido di allarme degli imprenditori italiani che hanno rapporti economici con la Russia: le sanzioni in atto porteranno un danno immediato di mezzo miliardo alle esportazioni nel solo settore alimentare. Aggiungerne altre non sembra il caso. Il presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi ha chiesto in una lettera al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi di fare ”tutto il possibile” per ”convincere i nostri governanti ad un maggiore equilibrio e ad una piu’ marcata autonomia del nostro Paese” nella crisi ucraina nei confronti di Mosca, per evitare di ”distruggere decenni di lavoro e di investimenti”. Insomma, anche lo schema “europeo” della soluzione diplomatica attraverso il danno economico sembra avere un peso del tutto relativo. Anche perché, come viene fuori dalla lettera degli esportatori, la Russia di Putin sembra molto più attrezzata per una resistenza di lunga durata. Al contrario di paesi come l’Italia così fragili da un punto di vista economico, e che hanno nell’export una sorta di piccolo lumicino per la ripresa.

Inoltre, anche se l’Italia e’ il secondo esportare verso la Russia tra i Paesi Ue, 10,8 miliardi di euro nel 2013, Mosca porta avanti da tempo una politica di ricerca di nuovi partner commerciali e fornitori. “La Russia gia’ oggi importa molto da Kazakhistan e Bielorussia, nell’ambito dell’Unione doganale, e ora puntera’ sul rafforzamento della collaborazione con con i Brics e l’America Latina”. Non solo: ‘perderemo le opportunita’ che i crescenti investimenti nel settore petrolifero garantiranno per i prossimi decenni ai numerosi contrattisti italiani che offrono servizi ed equipment alle numerose societa’ anche straniere che operano in Russia”. Inoltre, secondo la Confindustria Russia, ”l’adozione di misure di sanzionamento delle maggiori banche russe e l’impossibilita’ di ricorrere da parte di queste ultime a linee di finanziamento a lungo termine comportera’ tra le altre cose la difficolta’ di molti nostri colleghi a vedere confermate le lettere di credito”. Secondo Ferlenghi, ”la posizione dell’Europa e, con nostro rammarico, del nostro Governo alimentera’ quel clima di sfiducia e diffidenza che portera’ a contrapposizioni da cui nessuno trarra’ beneficio”.

In base al meccanismo delle sanzioni, in Russia il settore piu’ colpito per ora e’ quello bancario, con grandi istituti di credito che non possono piu’ chiedere prestiti all’estero o emettere obbligazioni sui mercati esteri.
Idem per alcune grosse societa’, come il colosso petrolifero Rosneft, costretto a chiedere l’aiuto dello Stato per rimborsare il suo pesante debito di oltre 30 miliardi di euro. Anche il vice ministro delle finanze, Serghiei Storciak, ha ammesso che ”le sanzioni settoriali, in particolare nel campo delle relazioni finanziarie internazionali, cominciano sicuramente a farsi sentire e si faranno sentire”.

La guerra sta arrivando Autore: Paul Craig Roberts

Segnaliamo un articolo di un commentatore atipico. Trattasi di Paul Craig Roberts, economista, già assistente del Segretario di Stato al Tesoro sotto l’amministrazione Reagan, editorialista del Wall Street Journal e Business Week. Negli ultimi anni ha assunto una posizione critica verso l’esteblishment americano.

La propaganda straordinaria condotta contro la Russia dai governi statunitense e britannico e dai Ministeri della Propaganda, noti come “media occidentali”, ha lo scopo di portare il mondo ad una guerra che nessuno potrà vincere.

I governi europei devono scuotersi dalla noncuranza, perché l’Europa sarà la prima ad essere vaporizzata a causa delle basi missilistiche statunitensi che ospita per garantire la sua “sicurezza”.

Come riportato da Tyler Durden di Zero Hedge, la risposta russa alla sentenza extragiudiziale di un corrotto tribunale olandese, che non aveva alcuna giurisdizione sul caso che ha arbitrato, sentenza che ordina al governo russo di pagare 50 miliardi di dollari agli azionisti della Yukos (un’entità corrotta che stava saccheggiando la Russia ed evadendo le tasse), è molto significativa. Quando gli è stato chiesto come la Russia si comporterà riguardo la sentenza, un consigliere del presidente Putin ha risposto: “C’è una guerra che sta arrivando in Europa. Crede davvero che questa sentenza abbia importanza?”

L’Occidente si è coalizzato contro la Russia perché è totalmente corrotto. La ricchezza delle elite è ottenuta non solo depredando i paesi più deboli i cui leader possono essere comprati (per istruirvi su come funziona il saccheggio leggete “Confessions of an Economic Hit Man” di John Perkins*), ma anche derubando i loro stessi cittadini. Le elite americane eccellono nel saccheggio dei loro connazionali e hanno spazzato via gran parte della classe media statunitense nel nuovo 21° secolo.

Al contrario, la Russia è emersa dalla tirannia e da un governo basato sulle menzogne, mentre gli USA e il Regno Unito sono sommersi da una tirannia schermata da menzogne. Le elite occidentali vorrebbero depredare la Russia, un premio succulento, e Putin sbarra loro la strada. La soluzione è sbarazzarsi di lui, come in Ucraina si sono sbarazzati del presidente Yanukovich.

Le elite predatorie e gli egemonisti neoconservatori hanno lo stesso obiettivo: fare della Russia uno stato vassallo. Questo obiettivo unisce gli imperialisti finanziari occidentali con gli imperialisti politici.

Ho raccolto per i lettori la propaganda che viene usata per demonizzare Putin e la Russia. Ma perfino io sono rimasto scioccato dalle strabilianti e aggressive bugie del giornale britannico The Economist del 26 luglio. In copertina c’è il viso di Putin in una ragnatela, e, avete indovinato, il titolo di copertina è “Una rete di bugie” (http://www.economist.com/news/leaders/21608645-vladimir-putins-epic-deceits-have-grave-consequences-his-people-and-outside-world-web?spc=scode&spv=xm&ah=9d7f7ab945510a56fa6d37c30b6f1709 )

Dovete leggere questa propaganda per constatare sia il livello di spazzatura della propaganda occidentale, sia l’evidente spinta verso la guerra. Non viene presentata la minima prova per supportare le accuse estreme dell’Economist e la sua richiesta che l’Occidente smetta di essere conciliante con la Russia e intraprenda le azioni più dure possibili contro Putin.

Questo genere di menzogne incoscienti e di lampante propaganda non ha altro scopo che di condurre il mondo alla guerra. Le elite occidentali e i governi non sono solo totalmente corrotti, sono anche pazzi. Come ho scritto precedentemente, non aspettatevi di vivere ancora a lungo. In questo video, uno dei consiglieri di Putin e alcuni giornalisti russi parlano apertamente dei piani statunitensi per attaccare la Russia: http://financearmageddon.blogspot.co.uk/2014/07/official-warning-u-s-to-hit-russia-with.html

* Confessioni di un sicario dell’economia http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/469

articolo originale: http://www.paulcraigroberts.org/2014/07/28/war-coming-paul-craig-roberts/

REPORTAGE DALLA CRIMEA da: tutti i colori del rosso

di Gulietto Chiesa

 

Note sparse, di chi mancava dalla Crimea da tre anni. Vista quando era ancora Ucraina. Vista oggi è cosa molto diversa. Diversa sotto molti profili. Intanto questo: se dici che la Russia ha annesso la Crimea, ti rispondono, cortesemente, spesso sorridendo: “Siamo tornati a casa”. Se accenni alla guerra in corso nel Donbass, ti rispondono: “Se non avessimo fatto il referendum del 16 maggio [che vide la stragrande maggioranza degli elettori favorevole all’annesione della Crimea alla Russia – NdR], oggi la guerra sarebbe anche qui”.

Sono andato al confine con l’Ucraina. Uno dei due passaggi che restano aperti, che porta alla regione di Kherson. Tre mesi fa c’era un hotel, che adesso è rimasto intrappolato tra i reticolati di filo spinato. Un’immensa palude grigia, con le tende dei soldati che guardano le guardie di frontiera. Poche auto, qualche tir. Un chilometro prima di arrivare sull’avamposto c’è ancora un monumento: due cannoni dipinti di verde, entrambi su un basamento con una sola scritta: 1941-1945. I cannoni sono puntati verso l’Ucraina di oggi. Allora da quella parte arrivarono i tedeschi, accompagnati dalle Waffen SS di Stepan Bandera, i cui seguaci siedono oggi al governo di Kiev. Tutto dice che si è aperta una fase che sarà lunga e difficile. Il risultato del referendum è stato travolgente. Per molti anche inatteso. Indietro non si tornerà più. Per lo meno in un futuro prevedibile. La Crimea è di nuovo russa. Qui nessuno ne dubita. Ma i problemi ci sono.

Trasferire da uno Stato a un altro due milioni e mezzo di persone non è cosa semplice. Tutte le banche ucraine hanno tolto le tende. Il passaggio al rublo è in corso, ma richiederà tempo. Le carte Visa e Master Card non funzionano. Gli uffici postali pagano le pensioni, in rubli, ma gli scambi economici si divincolano a fatica. Sulle macchinette che distribuiscono bevande c’è scritto, sulla bandiera tricolore russa: “qui potete mettere i rubli”. Ma intanto l’Europa ha fatto sapere che non concederà vistid’ingresso a passaporti dove c’è scritto “residente in Crimea”. Dunque adesso sono cittadini russi, ma discriminati dall’Ue: vendetta per punirli di avere votato contro Kiev. Gli ucraini di Crimea, i “non russi”, sono in gran parte rimasti. Le loro proprietà sono state rispettate, non hanno perso il loro lavoro. Dunque perché andarsene? Solo gli oligarchi ucraini sono scappati e i loro beni sono stati sequestrati e nazionalizzati. Nel tripudio generale.

Meno entusiasmante l’atteggiamento dei tatàri. Il loro vertice politico, Kurultai, ha gradito poco il “ritorno in Russia”. Kiev aveva lasciato spazio libero alle occupazioni delle terre”. Anche in funzione anti-russa. Adesso temono restrizioni. In viaggio da Simferopoli a Sebastopoli si vedono centinaia, anzi migliaia di casette finte, incomplete, appena tratteggiate. E l’usucapione di massa. “Dopo” verranno costruite sul serio, dai discendenti. Per ora si occupa il territorio. E’ la strategia dei tatari, anche questa è una specie di vendetta. In fondo a deportare i loro nonni furono i sovietici. E i sovietici sono russi, per loro. E non hanno neanche tutti i torti, sebbene i loro nonni ne abbiano avuti non pochi.

Ma una cosa è certa, anche per loro: Putin farà scorrere fiumi di denaro per trasformare questa Crimea in una vetrina. Anche a loro toccherà una parte del ben di Dio. Dunque se ne stanno nelle loro case, attorno alle piccole moschee che punteggiano il panorama attorno a Simferopoli, abbastanza tranquilli. Hanno votato anche loro in molti per il “ritorno in Russia”. Ma bisogna anche dire che i 23 anni “ucraini”, paradossalmente, hanno lasciato intatte molte cose del passato sovietico.

La Crimea appare, a prima vista, come mediamente “più sovietica” della stessa Russia. Qui le strade sono ancora piene di buche e delle Zhigulì e delle Lada. Il turismo è ancora quello dei tempi sovietici. La corruzione ucraina non è stata seconda a quella russa. E ora, quando a settembre ci saranno le elezioni per il nuovo parlamento e gli organi del governo locale, si tratterà di vedere se i crimeani sapranno fermare gli affaristi moscoviti che arriveranno in cerca delle loro fette di torta. Ho tenuto un’affollata conferenza in quello che oggi è il Museo di Tauride. Ottimo museo, collocato nell’edificio, sulla Via Gogol, che fu un tempo sede del Comitato di partito di Simferopoli. Rimasto tale e quale come allora. Il direttore, cortese, mi mostra sorridendo il suo attuale ufficio: era lo studio del Segretario cittadino del Pcus. Stesse pareti rivestite di legno chiaro, stesse poltrone, un po’ lise, stesso odore di socialismo reale. Adesso tutti parlano di modernizzazione, ma non sarà una passeggiata.

Sulla strada per Sebastopoli scorrono i panorami splendidi di una terra ancora in gran parte non coltivata. C’è spazio per altri tre milioni di contadini. Ma l’accompagnatrice mi guarda con aria di rimprovero. “Ma che dice? A noi piacciono i grandi spazi liberi!” Ha ragione lei, penso. E penso anche che quelli di Kiev si sono sparati sui piedi perdendo questa terra davvero meravigliosa. Sebastopoli è un gioiello, ancora tutto ottocentesco. Guai a toccarlo! Un grande edificio in vetrocemento è stato costruito proprio davanti al porto, sollevando proteste di tutta la popolazione. Adesso l’oligarca che lo ha voluto è scappato a Kiev. Ma una cosa è evidente. Qui la Russia c’è sempre stata e non se n’è mai andata. C’era la Flotta e c’è ancora. C’era la storia russa, tutta intera: quella degli zar, quella sovietica. C’era la letteratura russa, di Lev Tolstoi, di Pushkin, di Cekhov. E adesso è pieno di bandiere nazionali russe. Ce ne sono di più di quelle – americane s’intende- che sventolano a Washington.

Qui è venuto, il 9 maggio, il presidente Putin, a posare la corona di fiori al monumento dei caduti russi e ucraini della Grande Guerra Patriottica. E, non a caso, la statua dell’Ammiraglio Nakhimov che si erge al centro della piazza omonima, nel quartiere di Balaklava, gloria della Russia intera, sta proprio di fronte all’arcigno monumento della vittoria sul nazismo. Sul lungomare la gente mangia tranquillamente i “plombir”, i gelati al latte dell’epoca sovietica, invariati, e beve coca cola.

Si vendono magliette che inneggiano alla Russia e a Putin. Passano le navette per turisti, per adesso solo russi, ma si aspettano gli occidentali. Comunque finisca la crisi ucraina (e si spera che finisca), da qui la Russia non tornerà più indietro. Questa è l’unica cosa certa in questa storia piena di incertezze. I tre ubriaconi che firmarono il patto della Beloveshkaja Puscha, la notte dell’8 dicembre 1991, nel quale proclamavano, tra una vodka e l’altra, che “l’entità un tempo nota come Unione Sovietica non esisteva più”, non si resero conto che sollevavano onde che sarebbero arrivate a riva molti anni, anzi decenni, dopo di loro. Si chiamavano Eltsin, Kravchuk,Sushkevic, ma chi se li ricorda più?

Ucraina, sull’orlo della guerra civile. Domani il vertice a quattro. Si apre crisi in Montenegro | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunirà nuovamente sull’Ucraina oggi alle 16 locali, le 22 in Italia. Il tentativo è quello di fare il punto dopo l’assalto di Kiev nelle regioni russofone. La Russia insiste: l’Ucraina e’ “sull’orlo della guerra civile”. Intanto, si apre un altro punto di crisi, sempre sullo stesso tema dell’accerchiamento Nato alla Russia.  Dopo che il premier montenegrino Milo Djukanovic – nel corso di una recente visita a Washington – ha auspicato una rapida integrazione del Montenegro in Nato e Ue, e ha appoggiato le sanzioni decise dall’Unione europea contro Mosca a causa della crisi ucraina, la Russia accusa il Montenegro di “atteggiamento poco amichevole”.

Vladimir Putin nella telefonata avuta ieri sera con Angela Merkel “ha rimarcato che la brutale escalation del conflitto” imputata al blitz militare di Kiev nell’est russofono “ha portato il Paese sull’orlo della guerra civile”. Kiev parla di “operazione antiterrorismo”. I soldati hanno attaccato un campo aereo militare a Kramatorsk e secondo fonti dei filorussi negli scontri ci sono stati quattro morti e due feriti. Anche il ministero della Difesa ucraino ha dato notizie di vittime, senza pero’ fornire cifre. La presidenza a interim ucraina ha poi annunciato che le truppe governative controllano lo scalo. A Slaviansk le locali milizie russofone di auto-difesa hanno denunciato che la citta’ sarebbe circondata e in procinto di subire un assalto. A loro dire a lanciarlo potrebbero essere non gli uomini delle forze speciali regolari, bensi’ attivisti di ‘Pravy Sektor’, la formazione dell’estrema destra ultra-nazionalistica chiamata anche Settore Destro. A questo punto e’ forte il timore di un sanguinoso scontro tra gli attivisti e i soldati di Kiev.

Per giovedi’,se l’escalation si ferma, e’ in programma il vertice a quattro di Ginevra che dovrebbe vedere riuniti intorno a un tavolo i capi delle diplomazie della stessa Kiev, di Mosca, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico anche con Ban Ki-moon, durante il quale ha chiesto al segretario generale dell’Onu di esprimere una ferma condanna, a nome delle Nazioni Unite e della comunica’ internazionale, di quelle che il presidente russi ha definito azioni “incostituzionali” di Kiev. Ma gli Usa hanno gia’ pubblicamente espresso sostegno all’operazione. Secondo il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, “il governo di Kiev ha la responsabilita’ di far rispettare la legge e l’ordine nel Paese. Le provocazioni nell’est hanno creato una situazione a cui il governo deve rispondere”, ha affermato il portavoce, ribadendo che gli Usa non stanno valutando l’ipotesi di fornire armi all’Ucraina.

Ucraina-Crimea, Russia espulsa dal G8. La Linke chiama Schroeder alla mediazione | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Mentre le truppe russe continuano ad entrare in Crimea, il G7 sanziona Putin annullando il vertice del G8 a Sochi. Non solo, in apertura di contrattazioni il rublo ha perso il 2,5% toccando un nuovo minimo storico a 36,5 rubli per un dollaro mentre l’indice MICEX della borsa di Mosca ha perso oltre il 6% a quota 1.369 punti.
Sull’Ucraina è intervenuta anche la Linke. Katja Kipping e Bernd Riexinger, i due segretari della Linke, e Gregor Gysi capogruppo parlamentare del partito hanno diffuso la seguente dichiarazione in cui chiamano Schroeder, l’ex Cancelliere tedesco a un ruolo di mediazione, insieme all’Onu. Linke chiede alla Germania di “giocare un ruolo positivo” e di non assecondare la Nato.

“Siamo profondamente preoccupati sugli sviluppi in Ucraina. Si deve assolutamente trovare una soluzione diplomatica anche nel conflitto sulla Crimea. La divisione che minaccia il paese va evitata. L’uso della forza non può essere lo strumento della politica in questo conflitto.
Gli interessi in gioco sulla Crimea sono noti e garantiti da un Trattato. Ma non possono essere mantenuti per via militare. Facciamo appello al presidente Putin perché rinunci all’impiego di soldati e di armi. Allo stesso tempo ci appelliamo però al governo transitorio di Kiev affinché operi per evitare l’escalation. La chiamata alla mobilitazione di Vitalij Klitschko non aiuta in questa situazione, al contrario. Il principio da affermare ora è piuttosto: parlare anziché usare le armi. Diplomazia, diplomazia, diplomazia.
Nella soluzione del conflitto la Germania può e deve giocare un ruolo positivo. Il governo federale e le istituzioni dell’Ue si attardano in falsi schemi da guerra fredda. Dobbiamo guadagnare nella Russia un partner affidabile che giochi in Europa un ruolo importante. L’Ue e il governo tedesco devono andare perciò da Putin e cercare il dialogo. L’ex Cancelliere Gerhard Schroeder potrebbe assumersi un compito di mediazione in ragione dei suoi buoni rapporti con il presidente russo. La Russia e Vladimir Putin hanno diritto a essere presi sul serio.
Se la Nato dovesse invece tentare di immischiarsi nel conflitto, il governo federale dovrebbe porre il proprio veto. Deve essere fatta chiarezza tra l’Europa e gli Usa. Nella situazione attuale deve esserci una istituzione con la quale entrambe le parti in Ucraina e in Russia possano e anche vogliano parlare. L’Onu potrebbe assumere questo ruolo, anche l’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan dovrebbe giocare un ruolo importante nella soluzione del conflitto grazie alla sua integrità. Il 1914 è stato l’anno dello scoppio della Prima guerra mondiale e dell’inizio della catastrofe originaria del XX secolo. Nel 1939 la Germania dava inizio alla Seconda guerra mondiale. Una nuova guerra in Europa deve essere evitata con ogni mezzo”.