Tagli ai permessi sindacali, nessun risparmio per lo Stato Fonte: rassegna

“Non c’è nessun risparmio. Anzi, c’è un aumento della spesa pubblica perché, a parte per la scuola, per tutti gli altri lavoratori c’è anche il salario accessorio che prima era a carico dei sindacati”. A dirlo è Rossana Dettori, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, parlando ai microfoni di RadioArticolo1 della ormai famosa circolare sui distacchi sindacali che fissa al 1 settembre il rientro nei luoghi di lavoro di 1.500 sindacalisti. “Stupisce il fatto che oggi ne parlino tutti i giornali e i telegiornali – aggiunge Dettori – la notizia era nota dallo scorso 13 giugno. E’ una circolare dovuta, perché il ministero ha l’obbligo di comunicare alle amministrazioni le modalità con cui i lavoratori che erano in distacco tornano sul luogo di lavoro”.

Nessuna novità, dunque, ma restano in piedi le critiche all’operato del governo su questo fronte. “C’è la volontà di Renzi – osserva l’esponente della Fp – di attaccare il sindacato e la Confindustria, in generale i corpi intermedi. Da questa riduzione dei distacchi non c’è risparmio e non c’è novità, e siccome bisogna attaccare i sindacati, non c’è stata discussione. Noi pensiamo che sia sbagliato – aggiunge – perché quei distacchi non ci erano stati regalati, erano all’interno della contrattazione. Se poi non è stata ridotta l’agibilità delle Rsu, non è stata una benevolenza di questo governo, c’è una legge che impediva di farlo”.

Cosa comporterà dal punto di vista pratico la riduzione dei distacchi? “Maggiore fatica per chi resta, ma ci rimboccheremo le maniche. Lavoravamo dieci ore al giorno, ne lavoreremo dodici, ma questo attacco non ridurrà le nostre proposte, anche se faticheremo un po’ di più”. Quanto alla riforma della Pa, “non l’abbiamo vista”, aggiunge la dirigente della Fp. “Non solo nel dl 90, neppure nel disegno di legge c’è qualcosa di innovativo. Da un escutivo di ‘centrosinistra’ ci aspettavamo che si pensasse ai cittadini, non è stato così. Siamo in perfetta continuità con i governi precedenti. La Pa non si parla e continuerà a non parlarsi, c’è un sistema di informatizzazione che non funziona, non sono cambiate le liste di attesa in sanità o le graduatorie degli asili nido”.

Come se non bastasse, torna il fantasma del blocco della contrattazione. “Il sottosegretario Baretta dice che non se ne parla, però non parla nemmeno del rinnovo, sia chiaro che gli 80 euro non possono essere sostitutivi. Brunetta ha iniziato l’era del blocco, continuata poi con Monti e ora con questo governo dal quale mi aspettavo una riduzione delle disuguaglianze, non un aumento. Su questo – conclude – metteremo in campo iniziative non escludendo nulla, perché si ripristini il diritto in questo paese”. (mm) 

Def, i sindacati si accorgono finalmente che c’è il blocco dei contratti del pubblico impiego fino al 2020 Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“E’ fondamentale che il governo trovi le risorse per i contratti del pubblico impiego. Quale statista chiede aiuto ai lavoratori per rivedere la spesa e poi dimentica il giusto diritto ad un rinnovo?”. Anche se con un giorno buono di ritardo (ieri controlacrisi ha pubblicato la protesta dei Cobas), i segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, si sono accorti che il Def contiene il blocco dei contratti pubblici. E in una nota congiunta chiedono al Governo Renzi “un chiarimento immediato”.

Il Def prevede “l’attribuzione dell’indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio contrattuale 2018-2020”. I contratti erano già fermi dal 2010 e il governo Letta aveva deciso un’ulteriore proroga del blocco al 2017. Adesso per effetto del Documento di economia e finanza del governo Renzi potrebbero rimanere congelati per altri 3 anni. Nella versione definitiva del Def trasmessa al Parlamento non è previsto quindi nessuno stanziamento per il rinnovo contrattuale. “La spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche – si legge – è stimata diminuire dello 0,7 per cento circa per il 2014, per poi stabilizzarsi nel triennio successivo e crescere dello 0,3 per cento nel 2018, per effetto dell’attribuzione dell’indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio contrattuale 2018-2020”. Viene confermato anche il blocco del turn over fino al 2017.
“Un ulteriore blocco sarebbe inaccettabile – scrivono i sindacati – e – aggiungono – la nostra risposta non si farebbe attendere”. “I Def hanno sempre colpevolmente omesso la programmazione delle risorse per le retribuzioni del pubblico impiego. Il punto e’ che quelle risorse vanno trovate”, prosegue la nota. “Le lavoratrici e i lavoratori delle pubbliche amministrazioni – viene ricordato – hanno gia’ subito una lunga pausa, perso una parte consistente del loro potere d’acquisto e adesso il famoso differenziale tra pubblico e privato non puo’ essere piu’ utilizzato come un’arma”.
“Rinnoviamo il nostro appello al Governo affinche’ affronti la riforma della pubblica amministrazione e il riordino dei servizi ai cittadini, a partire dalla valorizzazione del lavoro pubblico. Pretendere che gli stessi lavoratori a cui si chiede uno sforzo di modernizzazione ed efficientamento producano risultati mentre si impoveriscono e continuano a veder negate aspettative basilari come un rinnovo di contratti e’ un’inutile ingiustizia alla quale in caso di conferme – concludono i quattro sindacalisti di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa – ci opporremo con tutti i mezzi a nostra disposizione”