Roma Capitale, il futuro è in mano ai capitali speculativi senza una forte mobilitazione popolare. Se ne parla domani a Casal Bertone Autore: fabio sebastiani da. Controlacrisi.org

“Roma 2030, una città a misura dei lavoratori, proposte per il cambiamento”. E’ il titolo della conferenza che si terrà oggi 8 maggio alle 16.30 presso i magazzini popolari di Casal Bertone (via Baldassarre Orero, 61) a cura del circolo Prc dei lavoratori Atac. Si tratta del tentativo di mettere insieme gli elementi di una analisi sul futuro socio-economico di Roma e quindi sulla possibilità di produrre proposte concrete che rappresentino una alternativa chiara. Per l’occasione è stato prodotto un documento molto interessante che parte dalla crisi economica e passa per le dinamiche politiche delle varie giunte attraversando anche la vicenda di Mafia Capitale, elemento non certo secondario in uno scenario che vede il governo della città sempre più subordinato ai poteri forti. Nel documento, ovviamente, ci sono anche i capitali dedicati alle proposte, e quindi le basi per un programma che segni la costruzione di una opposizione reale a tutto questo. Qui di seguito due passi centrali stralciati dal documento.

Dove vanno i capitali per fare i profitti
“Nel Lazio gli investimenti si spostano da costruzioni, commercio e turismo, settori tradizionalmente presidiati a Roma e oggi più colpiti dalla crisi, per dirigersi verso due aree ben individuate: quella delle utilities(acqua, energia elettrica, gas, e rifiuti) e quella dei servizi relativi a sanità e istruzione. Ciò perché, leutilities, essendo di fatto dei monopoli, sono meno soggette alle dinamiche concorrenziali e al calo del saggio di profitto e garantiscono prezzi più alti e quindi utili maggiori. La sanità, e più limitatamente l’istruzione, sono altre galline dalle uova d’oro, perché il pubblico non solo garantisce lauti sovvenzionamenti ai privati che vi investono ma continua anche ad accollarsi le attività più onerose e meno vantaggiose economicamente.
Non è un caso, dunque, che i settori economici e politici che contano, a Roma e in Italia, spingano per le privatizzazioni. Il governo di Renzi e Padoan è ben deciso a procedere su questa strada, prevedendo ben 40 miliardi di privatizzazioni tra 2015 e 2018. In realtà, le privatizzazioni più appetibili dal capitale, specie dai «capitalisti de noantri», sono quelle delle utilities, in particolare delle municipalizzate e non certo quelle delle industrie manifatturiere controllate dallo Stato, che faticano a trovare acquirenti. In quest’ultimo settore, infatti, bisogna vedersela con un’agguerrita concorrenza internazionale. Non è un caso che personaggi a Roma molto influenti, come Francesco Gaetano Caltagirone (che ha creato la sua fortuna come «palazzinaro») stiano riconvertendo cospicue fette dei loro interessi in direzione delle utilities. Caltagirone in questi ultimi anni ha incrementato la propria partecipazione in Acea fino al 15,8% del capitale sociale e recentemente ha tentato, sia pure per il momento senza esito, di incrementare ulteriormente la sua quota. Ma le utilities romane e laziali non fanno gola solo ai palazzinari indigeni, sono nel mirino anche delle multinazionali straniere come la francese Suez Environnement che possiede il 12,74% di Acea.
Le privatizzazioni delle municipalizzate rappresentano un aspetto strategico in Italia e in particolare a Roma. La quota maggiore delle imprese a partecipazione pubblica, ed in conseguenza degli addetti, si trova nel Centro Italia e il Lazio, con 430mila addetti, rappresenta da solo il 45% del totale Italia (2012). Quanto possa valere la citta di Roma all’interno del dato complessivo laziale è facile immaginare.

Mafia capitale
“E’ nelle maglie del complesso processo di esternalizzazione dei servizi comunali, progressivamente realizzatosi in questi anni, anche in funzione del taglio dei trasferimenti agli enti locali da parte dello Stato, che si è realizzata la penetrazione dell’holding criminale, capeggiata dal neo-fascista Carminati. E’ quindi la trasformazione dell’assistenza pubblica in un mercato, il «privato sociale», e la ricerca, quindi, del «profitto» sui fenomeni di marginalità sociale ad aver posto le condizioni per il malaffare.
Il crimine organizzato era, infatti, ben interessato, non a risolvere le cosiddette emergenze, dalle quali come si vedrà ha tratto lauti profitti, quanto a perpetuarle. Il business delle «emergenze» (segnatamente quella abitativa, quella migratoria e quella dei Rom) è dunque figlio delle esternalizzazione dei servizi, a loro volta derivate da una precisa gamma di politiche neo-liberiste, adottate in Italia negli ultimi decenni.
Nel gennaio 2014 gli ispettori della Ragioneria dello Stato, in un rapporto, segnalavano le irregolarità degli appalti che il Comune di Roma aveva garantito a tre cooperative: il consorzio Eriches, il Consorzio casa della solidarietà e la Domus Caritatis. Per rispondere all’emergenza abitativa il Comune, attraverso delibere, convenzioni e proroghe, aveva, infatti, affidato loro quasi 30 milioni di euro l’anno, sebbene l’importo – osservava l’Ispettorato – fosse «largamente superiore al limite previsto dalla legge al di sopra del quale cui il fornitore dovrebbe essere individuato mediante una gara europea». Attraverso le procedure «straordinarie», dettate dalle «emergenze», Salvatore Buzzi – il sodale di Carminati – era quindi riuscito ad assumere il controllo di 2.965 posti letto, destinati ai più deboli della nostra società: richiedenti asilo, minori stranieri non accompagnati, famiglie italiane travolte dalla crisi, senza tetto, madri sole e rom. Come testimoniato dalle intercettazioni pubblicate sui giornali l’holding criminale di Carminati, non a caso, giudicava più profittevole lucrare sulla marginalità sociale che attraverso lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Al sodalizio criminale, capeggiato da Carminati, non era ovviamente estranea, ne era anzi un ganglio fondamentale, una certa imprenditoria romana assai disinvolta in termini di ricerca di profitti facili. Un ruolo chiave – secondo le ricostruzioni circolate – veniva, non a caso, rivestito da Cristiano Guarnera, le cui imprese nel settore edilizio costituivano il perfetto complemento del quadro delineato. Nel 2010 la Giunta Alemanno aveva, infatti, creato un sistema di «assistenza alloggiativa temporanea anche con servizi di accoglienza», grazie al quale il Comune garantiva 24 euro al giorno a persona alla cooperativa destinataria dell’appalto, cui spettava il compito di trovare la casa e di affidarla. E’ così che Guarnera, una volta entrato nel circuito illecito degli appalti pubblici, era riuscito, tra gli altri, ad affittare quattordici appartamenti, in località Selva Candida, nell’ambito del piano per l’emergenza abitativa. In via diretta e senza alcuna procedura di evidenza pubblica sono, quindi, state coinvolte diverse imprese, il cui compito era soddisfare le esigenze connesse al piano di «emergenza abitativa», promosso dall’amministrazione comunale”.

“No a Salvini”, subito dopo il corteo a Roma un’assemblea per i beni pubblici alla “Ex Lavanderia” da: controlacrisi.org autore Fabrizio salvatori

 

L’associazione “Ex Lavanderia” oggi pomeriggio dirà il suo “No” a Salvini anche con una assemblea cittadina che si terrà nei locali del padiglione 31, ex lavanderia del S. Maria della Pietà. Un “Mai con Salvini” con tutta la Roma democratica che oggi pomeriggio comunque scenderà in piazza con il concentramento di piazza Vittorio.”Insieme stiamo costruendo un altro modello di città, una strada di condivisione, un nuovo welfare, un nuovo modello di lavoro e cultura – si legge in un comunicato di “Ex Lavanderia”, che ha aderito al corteo di oggi pomeriggio -. Lo stiamo facendo nei tanti luoghi del patrimonio pubblico e privato lasciati all’abbandono e all’incuria per creare un’occasione speculativa che arricchisce pochi ai danni di un’intera città”.

Un percorso condiviso con la rete sociale DeLiberiamo Roma, con Diritto alla città e con tutti i comitati e le associazioni tematiche e municipali consapevoli che le privatizzazioni, dal patrimonio ai servizi pubblici, sono un’operazione che aggrava il già disastrato bilancio di Roma senza portare benefici ai suoi abitanti.

Questi sono i temi con i quali si tenta di aprire di nuovo la discussione con i cittadini che hanno partecipato alla Campagna “Si può fare” e hanno sottoscritto la delibera per l’uso pubblico del S. Maria della Pietà. “E con questi diciamo insieme a chi scenderà in piazza: “Mai con Salvini”, Roma è di chi condivide percorsi democratici che restituiscano la città ai suoi abitanti”.

Arresto di Nunzio D’Erme e domiciliari a Marco Bucci: comunicato dell’ANPI Provinciale di Roma

Arresto di Nunzio D’Erme e domiciliari a Marco Bucci: comunicato dell’ANPI Provinciale di Roma

L’ANPI di Roma esprime perplessità per l’arresto del nostro iscritto, Nunzio D’Erme e per i domiciliari a Marco Bucci, per fatti risalenti al maggio 2014. Riteniamo inquietante il provvedimento non solo per la sua portata, ma anche perchè non abbiamo notizie di simili misure adottate nei confronti degli appartenenti di Militia Christi, autori di una grave interruzione durante un dibattito istituzionale sul tema della Omofobia nel VII Municipio.

La città di Roma è stanca di manifestazioni squadristiche e provocazioni di stampo fascista, per le quali, come Anpi, abbiamo chiesto a più riprese il totale rispetto delle Leggi della Repubblica Democratica Italiana, Scelba e Mancino.

Augurando ai due antifascisti la pronta libertà, gli siamo vicini ed esprimiamo la nostra sincera solidarietà.

ANPI di Roma e Provincia

27 settembre 2014

Roma, sfiorata la strage in cantiere. Muore un escavatorista per salvare i suoi compagni | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

E’ un italiano di 40 anni l’operaio che ha perso la vita a Roma ieri pomeriggio in un cantiere edile di via della Stazione Aurelia a Roma. Il quarantenne, secondo quanto è stato ricostruito si trovava alla guida della ruspa all’interno del cantiere dove stava scavando le fondamenta per la costruzione di alcuni villini. Mentre si stavano svolgendo gli scavi e’ crollata una delle pareti in una buca profonda circa tre metri che ha intrappolato tre operai. Due sono stati soccorsi ed estratti quasi immediatamente mentre per il terzo e’ stato necessario il lavoro dei vigili del fuoco. Il quarantenne, che era sceso nella buca nel tentativo di salvare gli altri, invece e’ stato seppellito dal terreno in un secondo smottamento. Dei due feriti, uno e’ stato portato al Policlinico Gemelli in codice rosso per le frattura delle gambe, mentre l’altro all’Aurelia Hospital in codice giallo per trauma toracico.
La squadra stava lavorando alla realizzazione delle opere di urbanizzazione per una lottizzazione sita in via della stazione di Valle Aurelia.
“Ancora una volta un lavoratore delle costruzioni è morto sul lavoro, mentre cercava di migliorare, proprio con il lavoro, le sue condizioni economiche e quelle della sua famiglia”, è il commento di Mario Guerci, segretario generale della Fillea Cgil di Roma e del Lazio.
La Cgil, dopo aver sottolineato la vicinanza alle famiglie, parla di “sordità delle imprese e delle istituzioni”, alle quali il sindacato ha invocato da mesi la sottoscrizione di protocolli sulla legalità e sulla sicurezza. “In attesa che la magistratura ricostruisca i fatti accaduti e individui eventuali responsabilità – conclude la nota – chiediamo alle istituzioni l’apertura immediata di un tavolo, cosi come già richiesto da tempo dalle organizzazioni sindacali delle costruzioni, affinché anche il nostro territorio si doti immediatamente di una legislazione concorrente sugli appalti; che garantisca legalità, trasparenza, certezza dei costi e soprattutto sicurezza per chi lavora”

Comunicato Stampa. Scritte omofobe e naziste alla Chiesa Valdese: solidarietà dell’Anpi alle comunità valdese e gay.

Scritte omofobe e naziste alla Chiesa Valdese: solidarietà dell’Anpi alle comunità valdese e gay.
La società e le istituzioni tornino a stigmatizzare razzismo e intolleranza.

Ancora una volta, dopo l’episodio di pochi giorni fa al Liceo Giulio Cesare, dobbiamo assistere a episodi di intolleranza nella nostra città ad opera dell’estrema destra. Le scritte omofobe e naziste sulla Chiesa Valdese di Piazza Cavour, a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia, sono una grave offesa non solo alle comunità gay e valdese, alle quali esprimiamo tutta la nostra vicinanza, ma anche a tutti i cittadini. La società e le istituzioni dovrebbe tornare a stigmatizzare con forza tali comportamenti. L’Anpi di Roma denuncia la preoccupante deriva etica e morale nata con la passata giunta capitolina e continuerà il proprio impegno, soprattutto nelle scuole, con iniziative culturali, della memoria e dei diritti civili.
Roma, 15 maggio 2014

ANPI Roma – via S. Francesco di Sales 5 – 00165 ROMA

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna Frank da: la repubblica

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna  Frank

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna  Frank
L’adesivo della vergogna

Negli ultimi giorni per le strade della Capitale sono comparsi alcuni adesivi che ritraggono la ragazzina ebrea, morta in un campo di concentramento nazista, con la maglia della Roma. E’ l’ennesimo indegno episodio di antisemitismo che ormai da anni contraddistingue il tifo romano
di MATTEO MONTI

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ROMA – Ennesimo episodio antisemita nel cuore della capitale. Non stupisce che, ancora una volta, il pretesto sia quello calcistico. Negli ultimi giorni, affissi su molti semafori e muri di Roma, sono comparsi alcuni adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia della Roma. L’ulteriore conferma di come i confini tra sport e razzismo si siano fatti sempre più labili, e pericolosi.

Sui muri, sui semafori e sulla segnaletica stradale di molte zone della capitale, alcuni adesivi che ritraggono la ragazzina ebrea, che morì in un campo di sterminio nazista, con la maglietta della Roma. La zona maggiormente colpita è quella di Rione Monti, una delle più centrali della capitale, dove gli adesivi campeggiano tutt’oggi, fortunatamente in numero più esiguo rispetto a quello riscontrabile ad inizio settimana. Lo sdegno si è poi trasformato nella pronta rimozione degli stessi: “Non riusciamo a capire il perché di questo tipo di azioni – hanno dichiarato alcuni commercianti di via Leonina-. Il rione viene riempito quasi quotidianamente di scritte e adesivi, ma mai si era arrivato a tanto. Passanti e turisti restavano impietriti davanti i segnali stradali: le persone sono rimaste impressionate da quel tipo di immagine”. Pronta anche la reazione da parte della Comunità ebraica.

UN PASSATO FATTO DI “STELLE” E DI INSULTI – Era lo scorso 26 maggio, data della finale di Coppa Italia vinta dalla Lazio sui giallorossi grazie alla rete di Lulic. Quelli che

credevano potesse essere l’occasione affinché lo sfottò si limitasse alla supremazia di campo, hanno dovuto fare i conti con messaggi ad alto contenuto offensivo e razzista. Striscioni in curva (“La storia è sempre quella, sul petto vuoi la stella”), accompagnati da scritte sui muri dei quartieri popolari della città: “Romanista ebreo”, “Ecco la tua stella”. La reazione era avvenuta ad un mese di distanza, in occasione della ricorrenza dell’86esimo compleanno della società giallorossa quando alcuni tifosi della Roma avevano lasciato sui muri di Testaccio scritte come “Anna Frank tifa Lazio” e “Laziale sionista”. Molti, purtroppo, i precedenti: 29 aprile 2001, durante il derby Roma-Lazio venne esposto uno striscione indirizzato ai tifosi giallorossi con su scritto “Squadra di negri, curva di ebrei”. Il 29 gennaio 2006, in occasione della gara tra Roma e Livorno, nella settimana di commemorazione della tragedia della Shoah, dalla Curva Sud venne issato uno striscione che provocò le reazioni dell’allora presidente Franco Sensi e delle istituzioni tutte: “Lazio-Livorno: stessa iniziale, stesso forno”. Poi i cori del derby del 16 ottobre 2011, anniversario della deportazione di oltre mille ebrei romani, quando, dalla Curva biancoceleste, si udì inveire contro gli avversari romanisti gli slogan “Giallorosso ebreo” e “As Roma Juden Club”. Ancora. Derby del 29 Novembre 1998, dalla Curva nord, un altro striscione: “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case”. Una lista infinita di offese ad un passato su cui dovrebbe vigere l’imperativo del rispetto e del continuo ricordo, a cui si va ad aggiungere il nuovo episodio a cui hanno assistito sgomenti i cittadini roman