Preoccupazione dell’Anpi per le riforme da: comitato anpi nazionale

Preoccupazione dell’Anpi per le riforme

10 luglio 2015

Il Comitato nazionale dell’ANPI esprime “viva preoccupazione per la riduzione degli spazi di democrazia e dell’effettività dei diritti”.

Questo il testo del documento diffuso oggi.

Il Comitato nazionale, nella riunione del 30 giugno 2015, ha preso in esame la situazione delle “riforme“ in Italia, decidendo di esprimere – al termine del dibattito – viva preoccupazione per l’andamento delle cose e per il rischio che gli spazi di democrazia, anziché ampliarsi, finiscano per ridursi, così come di alcuni diritti possa essere ridotta l’effettività; e ciò in un Paese che attraversa ancora una difficile situazione di crisi, non solo economica, ma anche politica e morale.

Sulla legge elettorale, il giudizio dell’ANPI è sempre stato severo e tale resta anche dopo la definitiva approvazione (con la fiducia). La legge, così come è stata approvata, anche a prescindere dalla anomalia dell’entrata in vigore differita al luglio 2016, non appare conforme né al dettato costituzionale né agli interessi di un Paese democratico.

Resta ancora un premio di maggioranza eccessivo e resta la possibilità che, dopo un ballottaggio, esso venga attribuito ad un partito che ha riscosso complessivamente troppo pochi voti per meritare un premio. Resta il problema dei “nominati” anziché eletti, con la possibilità per costoro, di candidarsi in più circoscrizioni. Resta la discussione se sia davvero preferibile assegnare il premio ad una lista anziché ad una coalizione; resta, il fatto che una effettiva, reale e piena rappresentanza non risulta in alcun modo garantita, così come non è garantito un vero esercizio della sovranità popolare.

Questa legge non è utile al Paese e non corrisponde all’interesse dei cittadini. È possibile che sia chiamata ad esprimersi la Corte Costituzionale; oppure che siano gli stessi cittadini a manifestare, nelle forme più opportune, il loro dissenso.

L’ANPI continua a ritenere che questa legge rappresenti un vulnus al sistema democratico, sicuramente da eliminare con sostanziali cambiamenti.

La riforma del Senato.

L’ANPI continua a ritenere che si tratti della sostanziale abolizione di uno dei rami del Parlamento, con cui si elimina un contropotere, essenziale per l’equilibrio previsto dal legislatore costituente. Vi erano modi assai più semplici e meno invasivi per correggere alcuni effetti del cosiddetto bicameralismo perfetto. Si è invece battuta un’altra strada, grave e pericolosa.

Non è solo questione di elezione diretta, pur fondamentale; è anche questione di contenuti, cioè di poteri. Così come sono stati configurati, essi sono troppi per un organismo sostanzialmente delegittimato e contemporaneamente troppo pochi rispetto a quello che occorrerebbe, per ottenere quell’essenziale equilibrio di poteri che è alla base della volontà espressa dalla Costituzione. Oltretutto, se davvero si vuol ridurre il numero dei parlamentari (ma per ragioni di funzionalità e non per venire incontro alla pressione dell’antipolitica) lo si faccia per entrambe le Camere. Tanto più che un Senato di 100 componenti non potrebbe avere un peso determinante anche nell’ipotesi di lavori congiunti con la Camera, così come questa resterebbe strutturata.

L’ANPI confida che si possa ancora correggere quella anomalia giuridico-istituzionale che si va costruendo; ed auspica che il Senato faccia fino in fondo il suo dovere di difesa dei princìpi e dei valori costituzionali.

La riforma della scuola.

Non è concepibile una riforma della scuola effettuata a tamburo battente, con una fretta ingiustificata e contro gran parte del mondo della scuola. L’ANPI ribadisce: che la scuola da rafforzare in primis è quella pubblica, senza escamotage per aggirare i divieti costituzionali; che la scuola non può essere elitaria e differenziata in base a criteri diversi dal merito e dalla qualità; che la scuola ha bisogno di collaborazione e di partecipazione di tutti (studenti, insegnanti, famiglie) e non di centri autoritari, dotati di poteri discrezionali; che la scuola deve rispondere principalmente al suo ruolo ed alla sua missione vera, che è quella di creare, “cittadini” consapevoli ed attivi; che la scuola ha bisogno di valorizzazione delle professionalità, di organici completati e di personale inserito validamente e razionalmente nel quadro generale dell’insegnamento. Una scuola adeguata ai tempi, non può limitare l’insegnamento della storia a poche nozioni, ristrette nel tempo; ma deve aiutare a conoscere il passato, anche il più recente, per capire meglio il presente ed affrontare consapevolmente il futuro; deve, soprattutto, recare un contributo decisivo per indirizzare i giovani verso una cittadinanza attiva.

Solo da una grande ed approfondita discussione pubblica (che del resto era stata promessa, senza poi esito) e da una riflessione collettiva e partecipata, potrebbe nascere una riforma in grado di risolvere gli annosi problemi che tutt’ora affliggono la scuola e la rendono non idonea ad affrontare le grandi sfide del mondo contemporaneo. Allo stato, mancano tutti i presupposti perché si possa parlare di una vera riforma della scuola.

Alla tematica del lavoro – sul quale peraltro l’ANPI si è più volte espressa – sarà dedicata una riflessione specifica, in relazione alla sua particolare rilevanza (art. 1 della Costituzione) e complessità.

In ogni caso, una stagione di riforme è possibile e necessaria. Ma essa può essere realizzata solo con la più ampia partecipazione dei cittadini, con effettivi confronti con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze di categoria, nell’ambito di una rigorosa volontà di dare finalmente attuazione alla Costituzione repubblicana, soprattutto nella parte inerente ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e dei cittadini e delle cittadine nel loro complesso.

Scrutini, il 90% dei docenti sciopera contro il Ddl Scuola da: ilmanifesto

Il fronte dello sciopero. Lazio, Lombardia, Emilia romagna, l’adesione è altissima. Un duro colpo a Renzi e alla sua visione della società: solo il 38% di chi si astiene è iscritto ai sindacati. Le ragioni della mobilitazione: contro il «preside-manager» e la chiamata diretta

La marea del «No» alla riforma della scuola del par­tito demo­cra­tico si è alzata. I primi dati dell’adesione allo scio­pero uni­ta­rio degli scru­tini indetto da Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals, e poi da Cobas, Uni­co­bas, Usb, Cub, atte­stano un gigan­te­sco con­senso dell’opposizione con­tro Renzi. Nelle prime due gior­nate di scio­pero in Emilia-Romagna e in Molise, e nella prima gior­nata nel Lazio e in Lom­bar­dia, circa il 90% degli scru­tini sono stati bloc­cati in maniera com­patta. A Bolo­gna, dove con­ti­nua lo scio­pero della fame a staf­fetta tra docenti, stu­denti e geni­tori con­tro il Ddl, la Flc-Cgil con­ferma l’adesione allo scio­pero in mol­tis­sime scuole secon­da­rie di secondo grado. Quasi tutti gli scru­tini pro­gram­mati sono stati rinviati.

Piero Ber­noc­chi dei Cobas prova a trat­teg­giare un primo bilan­cio: «Gli iscritti ai vari sin­da­cati della scuola non supe­rano il 38% — afferma — e in que­sti giorni solo il 10% dei docenti ha col­la­bo­rato, svol­gendo gli scru­tini, all’eutanasia della pro­pria pro­fes­sione». Le ragioni di un’eccedenza rispetto al per­so­nale sco­la­stico sin­da­ca­liz­zato ven­gono spie­gate così dal lea­der dei Cobas: «La scia­gu­rata pro­spet­tiva di un pre­side padrone che assume, licen­zia, pre­mia e puni­sce a suo insin­da­ca­bile giu­di­zio è il motivo pre­va­lente dell’attuale mobi­li­ta­zione». Viene espressa anche una pre­oc­cu­pa­zione rispetto alla dege­ne­ra­zione della pro­fes­sio­na­lità del diri­gente sco­la­stico: «La con­ces­sione dei super-poteri distrug­ge­rebbe ogni col­le­gia­lità negli isti­tuti e un pro­fi­cuo lavoro comune — con­ti­nua Ber­noc­chi — La nostra impres­sione pre­va­lente è che la mag­gio­ranza dei pre­sidi non voglia que­sti super-poteri e ne com­prenda l’inapplicabilità e la negatività».

Le ipo­tesi di emen­da­menti pro­po­ste dal Pd non sem­pli­fi­cano la situa­zione Anzi. C’è la pos­si­bi­lità che siano costretti a cam­biare sede ogni tre o sei anni. Un’ipotesi che demo­li­rebbe i loro pro­getti sulle scuole dirette. La scuola ver­rebbe tra­sfor­mata in una comu­nità iper-verticistica diretta dal Miur. Una pro­spet­tiva che non piace a nessuno.

Il pas­sag­gio a vuoto del governo ieri in com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali al Senato, dov’è stato boc­ciato un parere di costi­tu­zio­na­lità del Ddl, ha rin­vi­go­rito l’opposizione negli isti­tuti, stu­denti e tra i sin­da­cati. «La scuola è il primo tema sul quale il governo arre­tra — afferma Danilo Lam­pis (Unione degli stu­denti) –Auspi­chiamo che si con­ti­nui a osteg­giare il Ddl, c’è biso­gno di uno scatto di sin­cera demo­cra­zia per fer­mare l’autoritarismo del governo». Quanto all’«apertura» di Renzi sul Ddl, da discu­tere nei cir­coli Pd e non con la scuola e sin­da­cati, le rea­zioni sono ispi­rate al prin­ci­pio: «Fac­cia pure, non andrà da nes­suna parte». Di chia­mata diretta dei docenti, que­sto è il punto, i sin­da­cati non ne vogliono sen­tire parlare.

«Se è un espe­diente per fiac­care la pro­te­sta, Renzi sba­glia — afferma Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) — Stralci il decreto sulle assun­zioni dei pre­cari e sul resto del Ddl si prenda tempo per modi­fi­carlo radi­cal­mente. Il testo è anche, per certi versi, inco­sti­tu­zio­nale». «Dubito che ci saranno grandi novità — sostiene Rino Di Meglio (Gilda) — Comun­que se appro­vano la riforma ci daremo da fare per un refe­ren­dum abro­ga­tivo e ci rivol­ge­remo alla corte costi­tu­zio­nale». Sor­ride, invece, Mas­simo Di Menna (Uil scuola), davanti «alla favola dell’ascolto» rac­con­tata da Renzi. «Le ragioni di que­sta pro­te­sta così dif­fusa sono asso­lu­ta­mente chiare, così come sono chiare le pro­po­ste di modi­fica radi­cale dell’impianto. Que­sta “Buona scuola” è una sto­ria nata male che rischia di con­clu­dersi peg­gio». Fran­ce­sco Scrima (Cisl) chiede un nuovo con­fronto con il governo per affron­tare le cri­ti­cità del provvedimento.

L’Unicobas, che ha con­vo­cato pre­sidi di pro­te­sta il 15, 16 e 17 giu­gno in Piazza delle 5 Lune, davanti al Senato, appro­fon­di­sce gli ele­menti dell’«incostituzionalità» riscon­trate ieri anche in com­mis­sione: «C’è una palese dispa­rità di trat­ta­mento sulla tito­la­rità d’istituto tra docenti e per­so­nale Ata — afferma il segre­ta­rio Ste­fano d’Errico — non­chè rispetto al diritto alla per­ma­nenza sul posto di lavoro fra docenti e resto del pub­blico impiego». «Inter­ve­nire per legge su molti isti­tuti eco­no­mici, nor­ma­tivi e di stato giu­ri­dico, signi­fica anche vio­lare uni­la­te­ral­mente, con­tro ogni norma del diritto del lavoro, il con­tratto nazio­nale vigente e tutte le norme poste costi­tu­zio­nal­mente a garan­zia della fun­zione docente in ordine alla sal­va­guar­dia della libertà di inse­gna­mento». Quanto al preside-manager, gli viene attri­buita «una discre­zio­na­lità asso­luta che ricorda quei sistemi tota­li­tari che met­tono i docenti al pro­prio servizio».

Scuola, da oggi gli scioperi degli scrutini. Protesta Flc-Cgil contro le forzature del Governo Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Comincia oggi la serie degli scioperi degli scrutini indetti dai Cobas per protestare contro il disegno di legge sulla scuola attualmente in discussione al Senato. I Cobas hanno convocato lo sciopero degli scrutini (escludendo le classi “terminali”) l’8 e 9 giugno per Emilia-Romagna e Molise; il 9 e il 10 per Lazio e Lombardia; il 10 e l’11 per Puglia, Sicilia e Trentino; l’11 e il 12 per Liguria, Marche, Sardegna, Toscana,Umbria, Campania e Veneto; il 12 e il 13 per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Val d’Aosta; il 17 e il 18 per l’Alto Adige. Uno sciopero è stato dichiarato anche da Flc-Cgil.

Ogni docente potrà scioperare la prima ora di ogni suo scrutinio. Successivamente, la decisione di “sfidare una eventuale precettazione” – si legge in una nota dei Cobas – spettera’ ai lavoratori/trici che decideranno in base alla sorte del Ddl al Senato.
L'”arma decisiva” per bloccare il Ddl di riforma della scuola e’ “il successo plebiscitario dello sciopero degli scrutini”, afferma Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, che si dice “fiducioso” che lo sciopero superera’ quello del 5 maggio, “bloccando almeno il 90% degli scrutini”. Intanto, prosegue a Bologna la protesta anche con uno sciopero della fame a staffetta che partirà alle 15 e si protrarrà fino alle 19 del 13 giugno.
La manifestazione si svolgerà in via Castagnoli sotto gli uffici dell’Ufficio scolastico regionale, 24 ore su 24, per chiedere il ritiro del Ddl scuola. “La scuola pubblica ha fame di uguaglianza – scrivono gli organizzatori dello sciopero a staffetta – di risorse, di diritti, di ascolto”. Di fronte alle scelte del Governo Renzi, proseguono i manifestanti, “non resta che opporre i nostri corpi allo snaturamento selvaggio della più importante istituzione culturale del nostro paese, organo costituzionale della Repubblica come ebbe a definirla Piero Calamandrei: la scuola pubblica così come l’abbiamo conosciuta, gratuita, accogliente, aperta a tutte e tutti, sta per essere cancellata sostituita da un sistema scolastico autoritario, differenziato, diseguale e quindi ingiusto”.
I digiunatori distribuiranno materiale informativo e avranno striscioni da stendere, oltre ad libro per raccogliere opinioni e commenti dei passanti. L’organizzazione punta a garantire la presenza di almeno due digiunatori, anche di notte, e sarà sempre presente un microfono/megafono aperto a disposizione di chi ha avrà qualcosa da dire a sostegno della causa. Sono previste anche piccole iniziative a sostegno della protesta: musica, cori e teatro.

Il tormentato percorso della legge si tinge di giallo. Il 3 Giugno mentre il Senato discuteva del DDL “brutta scuola” al Miur si e’ svolta una riunione per dare applicazione alla stessa riforma sulla parte che riguarda l’organico potenziato. Secondo quanto sostiene il sindacato Flc-Cgil, sembra sia stata data l’indicazione agli uffici regionali scolastici di rilevare i fabbisogni di organico per aree omogenee di attivita’, relative classi di concorso e per ambiti territoriali. E dopo quell’incontro sarebbero state emanate circolari da parte di acuni uffici regionali per chiedere ai dirigenti scolastici, previa pronuncia dei collegi dei docenti e sulla base di una scheda di rilevazione, di evidenziare le richieste di organico potenziato sulla base di quanto previsto nel DDL.

“Si tratta di un fatto gravisssimo del quale il MIUR dovra’ rispondere in Parlamento – si legge in una nota firmata dal segretario Flc Domenico Pantaleo – avendo notizie di numerose interrogazioni parlamentari già depositate. Non e’ possibile che mentre e’ in corso la discussione sul DDL, che incontra la radicale opposizione di tutto il mondo della scuola, il MIUR illegittimamente e peraltro appesantendo inutilmente il lavoro delle scuole faccia finta che il disegno di legge sia stato approvato. Chiediamo al MIUR di fare revocare tutte le circolari emanate illegittimamente e siamo pronti a chiamare in giudizio MIUR e direttori degli uffici regionali scolastici. Chiediamo ai collegi dei docenti di non esprimersi, rigettando eventuali richieste di delibere, essendo evidente la forzatura che ha solo l’obiettivo di agevolare l’iter di un disegno di legge inaccettabile e incostituzionale”.

Pensioni, Renzi opta per l’elemosina. Pronta la class action di Codacon. Prc: “Restituzione fino a 5.000 euro” Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Su scuola e pensioni il premier Renzi è costretto a registrare due segni “meno”. Il modo peggiore di imboccare la campagna elettorale per le regionali ormai in pieno svolgimento. Questa mattina ha provato a spiegare agli italiani dai microfoni di “Radio Anch’io” che verranno restituiti solo una parte dei soldi, appena un quinto con molta probabilità. “Stiamo studiando come fare a rispettare la sentenza e, contemporaneamente, l’esigenza di bilancio, sapendo che questi soldi, purtroppo, non andranno – ha precisato il presidente del Consiglio – ai pensionati che prendono 700 euro al mese”.
“Sulle pensioni si prepara l’ennesimo furto da parte del governo. Renzi sta per disattendere la sentenza della Consulta, ormai e’ evidente. Cosi’ come e’ acclarato che il premier e’ l’ennesimo cicisbeo di madama Merkel messo a Palazzo Chigi per ottemperare ai diktat dell’austerity”, tuonano i deputati M5S. I sindacati preferiscono tenere un profilo un po’ più basso. E si capisce perché. La sentenza della Consulta potrebbe essere l’occasione per riaprire un tavolo sulla legge Fornero, come vhiedono da tempo. “Va messa mano alla riforma Fornero per risolvere tante ingiustizie e sulle pensioni la sentenza della Corte deve essere applicata. Anche nella riforma della scuola non vi e’ traccia di un sistema duale efficace”, ha detto a Bolzano il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a margine del convegno sulle strategie sindacali nell’era della globalizzazione. Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, sulle pensioni “serve una scelta chiara: il governo restituisca interamente il maltolto fino a 5000 euro, che deve diventare il tetto massimo per le pensioni”. “In Italia occorre infatti abolire le pensioni d’oro superiori a 5.000 euro al mese – aggiunge Ferrero – così come occorre fare una tassa sulle grandi ricchezze per finanziare il reddito minimo”.
Intanto, il Codacons, l’associazione dei consumatori, punta dritto alla Class Action, a partire da Calabria ed Emilia Romana. L’associazione ha reso noto di avere pubblicato sul suo sito http://www.codacons.it la diffida che i pensionati possono scaricare ed inviare all’Inps. Con questa diffida si chiede di “porre in essere tutti gli adempimenti necessari alla rideterminazione e aggiornamento delle pensioni, cosi’ come mensilmente erogate, secondo l’impianto normativo stabilito dalla normativa in vigore alla data di caducazione della norma censurata con sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale e quindi alla sostanziale rivalutazione e adeguamento dei trattamenti pensionistici in base alla disciplina precedente secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448; altresi’, alla corresponsione, a far tempo dal 1 gennaio 2012, degli arretrati maturati in forza della predetta sentenza n. 70/2015 Corte Cost. nell’importo complessivo maturato fino all’effettivo soddisfo”.

La rivolta della scuola contro Renzi Fonte: Il ManifestoAutore: Roberto Ciccarelli

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Cin­que­cento mila docenti, pre­cari, stu­denti, geni­tori e per­so­nale sco­la­stico nelle piazze di Aosta, Bari, Cata­nia, Cagliari, Palermo, Milano e Roma (e in altre decine di città in tutto il paese) con­tro la riforma della scuola tar­gata Renzi-Giannini-Pd non fanno arretrare di un mil­li­me­tro il governo. Non è bastata la più grande pro­te­sta della scuola pub­blica dal 2008 (80% ade­renti allo scio­pero gene­rale) per allen­tare la presa sul pro­getto della sua tra­sfor­ma­zione azien­da­li­sta e auto­ri­ta­ria che il par­tito Demo­cra­tico per­se­gue sin dall’approvazione della legge Berlinguer-Zecchino del 2000, quando approvò anche la nor­ma­tiva sulle scuole pari­ta­rie. Ieri, da Bol­zano, il pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi ha rispo­sto così alle richie­ste dei mag­giori sin­da­cati di fer­mare lo’iter di appro­va­zione del Ddl sulla «Buona Scuola», stral­ciare l’assunzione dei 100.701 pre­cari in un decreto e abo­lire la con­te­sta­tis­sima norma sui «presidi-manager»: «Abbiamo intra­preso il per­corso di grandi riforme e andremo avanti con la testa dura» ha detto Renzi che ieri ha pro­po­sto di adot­tare il modello del Sud Tirolo alla scuola italiana.«Coniuga qua­lità e pra­ti­cità» ha detto.

L’ostinazione delle «teste dure» al governo, e delle loro appen­dici nel «par­tito della Nazione» è pre­sto spie­gato: con l’Italicum e il Jobs Act, la riforma della scuola è parte di un tris d’assi che Renzi intende pre­sen­tare prima dell’estate mostrando così il pro­filo com­piuto della sua per­so­nale rivo­lu­zione con­ser­va­trice. «Siamo pronti ad ascol­tare e con­di­vi­dere» ha riba­dito Renzi, fermo restando però il prin­ci­pio dell’«autonomia».
Lo scon­tro sulla scuola verte pro­prio su que­sto con­cetto di «auto­no­mia», la base di tutte le riforme della scuola da quin­dici anni. La riforma Renzi ha avuto il merito di chia­rirlo defi­ni­ti­va­mente: l’«autonomia» è quella del pre­side a capo di una scuola-azienda. La stessa che Renzi ha auspi­cato per sé impo­nendo l’Italicum. I miti fon­da­tori della sua «nar­ra­zione», cioè il deci­sio­ni­smo, l’aziendalismo e la «peda­go­gia del capo», sono al cen­tro di una riforma della scuola che auto­riz­zerà i pre­sidi a «indi­vi­duare» dagli albi ter­ri­to­riali trien­nali i docenti di loro gra­di­mento, intro­du­cendo nella scuola il sistema cor­rut­tivo dello spoil system o quello nepo­ti­stico che governa l’università ita­liana. Un rischio denun­ciato da Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals, Gilda e Cobas (che a Roma erano al Miur e poi in un pre­si­dio a Montecitorio).

Sul senso delle pro­te­ste il governo fa lo gnorri. «Per­ché uno scio­pero di que­ste dimen­sioni non si vedeva da sette anni ?» si è chie­sta ieri la mini­stra dell’Istruzione Gian­nini (Pd), colei che ha defi­nito «squa­dri­sti» i docenti che l’hanno con­te­stata a Bolo­gna e «cor­po­ra­tivi» tutti coloro che si oppon­gono alla sua riforma. Per Gian­nini il pre­side è «un lea­der edu­ca­tivo» e le rico­stru­zioni fatte in que­sti giorni sareb­bero «fan­ta­siose». Le assun­zioni dei docenti pre­cari por­te­ranno «il pre­ca­riato alla sua dimen­sione fisio­lo­gica del 2,5%». Per­cen­tuali senza fon­da­mento, visto che da quelle pre­vi­ste (alla pre­sen­ta­zione della «Buona Scuola» a set­tem­bre erano 148.100) sono stati esclusi almeno altri 100 mila aventi diritto, senza con­tare i pre­cari tra il per­so­nale Ata can­cel­lati dalla «riforma». Affer­ma­zioni che giu­sti­fi­cano la richie­sta di dimis­sioni avan­zata ieri dai sindacati.

La con­flit­tua­lità dei sin­da­cati più rap­pre­sen­ta­tivi della scuola è il pro­dotto di una spinta dal basso da parte dei docenti e dei pre­cari che, dopo mesi di ten­ten­na­menti, li hanno spinti ad una mobi­li­ta­zione tar­diva. Se aves­sero dichia­rato uno scio­pero gene­rale al mese, da otto­bre a oggi, a Renzi avreb­bero sot­tratto tempo e spa­zio per la sua «nar­ra­zione». Non l’hanno fatto e oggi sco­prono il con­flitto. Alcune orga­niz­za­zioni hanno paven­tato il blocco gli scru­tini a giu­gno. Un’azione cla­mo­rosa, se deci­de­ranno di andare fino in fondo. Altra que­stione poli­tica non secon­da­ria è la richie­sta di ritiro del Ddl emersa ieri dal mondo della scuola. Quanto inci­de­ranno sulla deter­mi­na­zione dei sin­da­cati gli emen­da­menti che saranno appro­vati alla Camera su spinta del Pd?

Sanità, i medici di Anaao-Assomed scrivono a Renzi: “Il capitale umano non è importante solo nella scuola” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Da mesi La sentiamo battere sul tasto del capitale umano, leva per risollevare le sorti del nostro Paese: “… se vuoi mettere in moto il paese per i prossimi 30 anni o vai sul capitale umano o non vai da nessuna parte” (iniziativa Pd sulla scuola – 22 febbraio 2015). “I tre punti della riforma saranno il capitale umano, i tagli agli sprechi e gli open data come strumento di trasparenza e innovazione” (30 aprile 2014, a proposito della riforma della Pubblica Amministrazione). “Il capitale umano è l’unico grande strumento con il quale l’Italia uscirà dalla crisi” (27 novembre 2014, convegno della Guardia di Finanza). Come darLe torto?”

Inizia così la lettera dell’Anaao-Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, indirizzata al premier Renzi sulla disastrosa situazione della sanità italiana. “Si sta diffondendo, specie al Sud, una assistenza precaria in una sanità provvisoria – scrivono i medici per bocca del loro portavoce Costantino Troise – una supplentite senza fine garantita da una precarietà esistenziale che Lei ha bene descritto per la scuola”. La lettera è stata scritta dopo il varo della cosiddetta riforma della scuola, che ha posto l’accento, appunto, sul capitale umano. E la sanità?

Di seguito il testo della lettera.

Puntare sul capitale umano è giusto, non solo per il sistema di istruzione, ma anche per quello sanitario, entrambi fondati sul sapere, sul sapere fare e sul sapere essere degli operatori. Ma se la Scuola occupa oggi la prima pagina della politica e dell’informazione, la Sanità fa notizia a poussè periodiche: per la situazione disumana di alcune realtà assistenziali, per i casi, veri o spesso presunti, di malasanità, per l’ininterrotta sequela di quanti continuano ad arraffare quello che possono. Rientra a pieno titolo nei palinsesti della cronaca, o nei dibattiti di approfondimenti di valenza sociale, ma, quasi mai, nella attenzione politica, se non come puro costo da abbattere, lusso che non ci potremmo permettere.Se il cuore della buona scuola sono gli insegnanti, il cuore della sanità migliore sono i medici ed il lavoro dei professionisti. Quelli che nei convegni sono le risorse umane, nei fatti, però, diventano solo costi da tagliare prima e di più degli altri, fattori produttivi, macchine banali prive di ruolo sociale, da tenere sotto controllo in quanto costose e generatrici di costi. Dopo le “cure” dei governi che La hanno preceduto, da Tremonti a Siniscalco, da Monti a Padoa Schioppa, il capitale umano nel Sistema Sanitario, oggi vale quanto le azioni della Lehman Brothers dopo il 15 settembre 2008. Andando sempre più depauperandosi, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, fino ad essere appena sufficiente a mantenere le attività di base e le (continue) emergenze. Alla sfiducia degli operatori si aggiunge la scarsa considerazione di chi avrebbe il compito di valorizzare le risorse umane risultando la demagogia spiccia e gli economisti dei tagli lineari totalmente insensibili a questo obiettivo.
Non si salvano da questa deriva neppure le “risorse fresche”. Oggi i giovani medici sono lasciati nel limbo post-laurea senza possibilità di completare la loro formazione, in uno stato di sotto-occupazione a buon mercato o precariato stabile, nuovo ossimoro della lingua italiana, che mette in discussione la stessa continuità delle cure. Ignorati dal jobs act, vivono uno stato di disagio nel presente e di incertezza sul futuro che li spinge a cambiare Paese. Un regalo da 150.000 euro ai vicini per ogni medico che lascia (solitamente per sempre) il suolo natìo. Una fuga sestuplicata negli ultimi 5 anni.
Un singolare caso di trasformazione transfrontaliera: un capitale umano che le agenzie di rating definirebbero da tripla B, paragonabili ai titoli “spazzatura”, nel proprio paese, che diventa prezioso appena valica il confine.
Si sta diffondendo, specie al Sud, una assistenza precaria in una sanità provvisoria, una supplentite senza fine garantita da una precarietà esistenziale che Lei ha bene descritto per la scuola.
Ha ragione: “bisogna assumerli i precari, per non consentire che uno prima ancora di arrivare in una scuola (o nel nostro caso in un ospedale) abbia già perso tutti gli entusiasmi”.
Certo, la precarietà in Sanità a qualcuno fa comodo. A chi si illude di risparmiare negando diritti e facendo convivere negli stessi spazi fisici, e spesso a fare lo stesso lavoro, stati giuridici ed economici differenti, garantiti e non, con questi ultimi in attesa di un rinnovo di contratti sempre più corti in un precariato sempre più lungo, cui il DPCM in via di pubblicazione non darà soluzione.

Signor Presidente,
è certo vero che “ciò che Sua figlia sarà, dipenderà dagli insegnanti che troverà sulla sua strada”. Ma è altrettanto vero che il suo stato di salute dipenderà dai medici che incontrerà e dal sistema sanitario in cui si troverà ad esigere il suo diritto alla salute. Che non potrà dipendere dal luogo in cui si troverà a vivere e dalle condizioni di lavoro degli operatori. Anche la sanità può contribuire a cambiare l’Italia costituendo anche un formidabile volano per l’economia. A condizione di restituire valore a chi tiene aperti i cancelli della “fabbrica ” garantendo la salvaguardia di un bene prezioso come la salute, con un lavoro gravoso e rischioso che non conosce giorni e notti di pausa. Dove sono le competenze e le capacità del capitale umano a fare la differenza tra la vita e la morte, la salute e la malattia.
A quando la valorizzazione del lavoro professionale svolto all’interno di un servizio sanitario che ha il migliore rapporto in Europa tra costi e risultati, assicurando anche quella coesione sociale che è un vantaggio competitivo in tempi di crisi?

Signor Presidente,
attendiamo fiduciosi l’hashtag dare speranza alle speranze di giovani e donne e uomini che reclamano semplicemente il diritto a curare con la dignità, l’autonomia e la responsabilità che derivano da un percorso formativo di lunghezza e complessità senza pari e dal ruolo che assegna loro la Costituzione italiana.

Scuola, Renzi contestato a Roma alla kermesse del Pd. Perfino la Cisl dice che la riforma è “una presa in giro”Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La “Buona scuola” è una scatola vuota. Perfino la Cisl lo dice: “E’ una presa in giro”. E ieri la kermesse organizzata a Roma dal Pd con Renzi e Giannini a salmodiare, ne è stata l’ennesima conferma. Inevitabile la contestazione in sala. E anche fuori, con la polizia che ha addirittura fatto alcune identificazioni e portato in Questura due dirigenti sindacali di Usb rei di aver cercato di avvicinarsi alla stampa che gremiva il parterre di Renzi, per consegnare il comunicato sull’iniziativa”. “La Usb – si legge nella nota – chiama tutti alla massima mobilitazione per rompere con questo clima repressivo e respingere i provvedimenti del governo come il Jobs Act, la riforma della scuola e quella della pubblica amministrazione. La prima forte azione di contrasto nazionale – continua – sarà la manifestazione nazionale del 28 febbraio a Milano proprio su questi temi e a cui l’Usb parteciperà in massa”.
All’interno, intanto, anche se erano pochi, gli insegnanti precari si sono fatti sentire. Appena Renzi ha preso la parola per il suo intervento hanno alzato la voce per contestare il premier. “Sono entrato con un regolare accredito, ho ascoltato gli interventi e preso appunti ma quando ho visto che sui contenuti nessuno ha detto nulla, ho chiesto di poter parlare dal palco” ha spiega D.C., insegnante precario in un liceo artistico della periferia romana e impegnato nel Coordinamento lavoratori autoconvocati. “Il premier si è infastidito, ma a noi pare una necessità impellente sapere come si articolerà l’iter di costruzione della riforma, i dettagli del piano di assunzioni, il modello di governance che hanno in mente per la scuola”. “Abbiamo presentato un pacchetto di 80/90 mozioni di collegi di docenti (20-25.000 docenti coinvolti) che segnalavano alcune forti criticità della Buona scuola, in diverse occasioni abbiamo provato a consegnarlo al Governo, ma questa possibilità ci è stata negata” aggiunge Massimo G., insegnante di Lettere in un liceo scientifico, diventato “di ruolo” quest’anno. “Sono un insegnante precario, sono iscritto al Pd e voglio dire la mia davanti a tutti” ha spiegato un altro dei contestatori, aggiungendo: “oggi è andata in scena solo demagogia”.
Sempre fuori, infine, all’angolo tra via Milano e via Palermo, alcuni studenti hanno acceso un fumogeno urlando “La scuola è pubblica e non si tocca”, “chiediamo diritti e ci mandano la polizia”.
Nel suo intervento conclusivo all’iniziativa del Pd “La scuola che cambia, cambia l’Italia” – aperta dall’Inno di Mameli e chiusa dalla Cavalleria Rusticana eseguite dalla Junior orchestra dell’Accademia di S. Cecilia – Renzi ha solo confermato che la prossima settimana sarà presentato un doppio atto normativo (decreto legge e ddl delega). E ha annunciato che in cantiere c’è l’idea di consentire che il 5 per mille possa essere destinato anche alla cultura e alla scuola.

Rossana Dettori (Fp Cgil): «La pubblica amministrazione è nel caos più totale, la reazione sarà durissima»| Fonte: Il Manifesto | Autore: Massimo Franchi

Pubblico impiego. La segretaria generale della Fp Cgil al manifesto: “Dalla ministra Madia solo false promesse e prese in giro. Il governo si contraddice. La mobilitazione sarà durissima, bisogna rinnovare i contratti”«Que­sto governo non ci parla e adesso è arri­vato per­fino a smen­tire se stesso. Non ci stiamo più a essere presi in giro: ci mobi­li­te­remo sicu­ra­mente, spero uni­ta­ria­mente, diver­sa­mente scio­pe­re­remo come sola Cgil». Il giorno dopo l’annuncio della mini­stra Madia sull’ennesimo blocco del con­tratto degli sta­tali, le sue parole suo­nano ancora più bef­farde. E men­tre par­tono gli scio­peri spon­ta­nei, la segre­ta­ria gene­rale della Fp Cgil — Ros­sana Det­tori — spiega le ragioni di una rispo­sta che «dovrà essere all’altezza della cat­ti­ve­ria e della super­fi­cia­lità del governo».

Dica la verità: cre­deva dav­vero che il governo Renzi avrebbe rin­no­vato il contratto?

Io ero real­mente con­vinta che que­sto mini­stro potesse sbloc­carlo. Lo aveva detto in più occa­sioni: a noi a pri­ma­vera nell’unico incon­tro fac­cia a fac­cia avuto con lei, lo aveva riba­dito quando l’Istat aveva quan­ti­fi­cato il taglio degli sti­pendi pub­blici par­lando «di sacro­santo diritto al rin­novo con­trat­tuale». Poi invece è par­tito un bal­letto di noti­zie e smen­tite con il mini­stero dell’Economia, con­cluso dalla chiu­sura totale della Madia che ci ha vera­mente stu­pito. False pro­messe, false ras­si­cu­ra­zioni: è troppo chie­dere un governo che sia almeno coerente?

Ciò che ha stu­pito molti è la tem­pi­stica dell’annuncio: nel giorno del varo della riforma della scuola, Madia «copre» la noti­zia di Renzi con un annun­cio che di certo non ha fatto pia­cere a tre milioni di poten­ziali elettori..

Mi sem­bra che nel governo le idee non siano molto chiare: da «una riforma al mese» siamo pas­sati al «passo dopo passo», al «giu­di­ca­teci fra mille giorni». Anzi, sulla riforma della Pa siamo al caos in attesa di 29 decreti attua­tivi, e al pres­sap­po­chi­smo più totale. Basta vedere come è stata gestita la vicenda del taglio dei distac­chi. La cir­co­lare è arri­vata a metà ago­sto e le per­sone dove­vano tor­nare al lavoro il primo set­tem­bre senza che le ammi­ni­stra­zioni fos­sero state avver­tite con pro­blemi gran­dis­simi anche per i nostri che al Sud ave­vano denun­ciato le ammi­ni­stra­zioni in cui dove­vano tor­nare. Il rispar­mio di 150 milioni si è rive­lato una bufala: bene che vada saranno una decina di milioni per gli inse­gnanti che veni­vano sostituiti.

Eppure Madia ricorda che gli 80 euro sono andati anche agli sta­tali e che non ce ne fosse un gran biso­gno visto che ne hanno usu­fruito solo un lavo­ra­tore su quattro…

Il dato mi sem­bra sot­to­sti­mato — gran parte dei lavo­ra­tori della sanità e degli enti locali pren­dono meno di 1.500 euro al mese — ciò che non accetto del ragio­na­mento del mini­stro è che anche se fosse, que­sto non la esi­mia a rin­no­vare i con­tratti, diritto sacro­santo dei lavo­ra­tori. Allar­gando a tutti i com­parti il ragio­na­mento si arri­ve­rebbe all’assurdo: «Visto che abbiamo dato gli 80 euro non rin­no­viamo più nes­sun con­tratto». Una follia.

La rab­bia è già scop­piata e spe­cie i lavo­ra­tori del com­parto sicu­rezza stanno pro­te­stando. Chie­de­rete dero­ghe per loro?

Per noi tutti i lavo­ra­tori hanno diritto al rin­novo del con­tratto. Il solo corpo di Poli­zia ha una con­trat­ta­zione spe­ci­fica e vedremo cosa suc­ce­derà. Per noi l’obiettivo è il rin­novo per tutti e per que­sto ci mobiliteremo.

Sarà scio­pero uni­ta­rio con Cisl e Uil o vi mobi­li­te­rete assieme a tutta la Cgil?

Ho sem­pre lavo­rato per l’unità sin­da­cale per­ché credo fer­ma­mente che sia nell’interesse di tutti i lavo­ra­tori. Le prime dichia­ra­zioni di Cisl Fp e Uilpa mi sem­bra siano per la mobi­li­ta­zione. Dopo le assem­blee sui luo­ghi di lavoro, la pros­sima set­ti­mana ci incon­tre­remo e vedremo se siamo d’accordo sulle forme di pro­te­sta. Se non sarà così, scen­de­remo in piazza come sola Cgil, non pos­siamo più per­met­tere di essere presi in giro.

Il mini­stro Madia ha comun­que con­fer­mato la volontà di rin­novo della parte nor­ma­tiva del con­tratto. Non c’è il rischio che, visto il tenore della riforma, si rischi di peg­gio­rare ancora le con­di­zioni dei lavoratori?

Asso­lu­ta­mente sì. Anche per­ché nel decreto 90 della riforma si sono messe mano a que­stioni come mobi­lità e deman­sio­na­mento che invece sono pro­prie della con­trat­ta­zione. La mobi­lità entro i 50 km per ora può essere appli­cata a tutti i lavo­ra­tori, sul deman­sio­na­mento per for­tuna un emen­da­mento Pd — da noi chie­sto — ha pre­ci­sato che potrà essere solo di un livello: non era specificato.

ANPInews n. 131

UN’ESTATE DA DIMENTICARE:

RIFORMA DEL SENATO, DISOCCUPAZIONE, EUROPA, GUERRE, RIFORMA DELLA SCUOLA, MINACCE MAFIOSE A DON LUIGI CIOTTI

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ANPINEWS N.131